La gita a Tindari di Andrea Camilleri

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Data:04.04.2006
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Testo

SCHEDA LIBRO

Autore: Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925)
Titolo: La gita a Tindari (ed. Sellerio – 2000, Palermo)
Genere: Romanzo poliziesco con approfondimento psicologico
Argomento: Attraverso un’indagine travagliata ma attenta a non scartare le prime sensazioni, il commissario Montalbano e i suoi collaboratori riescono a venire a capo di un’organizzazione criminale che ha stretti contatti con la mafia internazionale.
Trama: Il commissario Montalbano, avvia le indagini riguardanti il caso dell’assassinio di un ragazzo, e contemporaneamente della misteriosa scomparsa di una coppia di anziani coniugi. L’unica connessione tra i due casi consiste nella residenza delle persone, che abitavano nello stesso palazzo. I coniugi erano stati visti l’ultima volta in pubblico durante una loro gita a Tindari, in seguito alla quale non si erano più avute notizie di loro.
Montalbano prosegue con le sue indagini, nel corso delle quali sono ritrovati i corpi dei due pensionati che, dopo essere stati assassinati, erano stati rinchiusi in un cascinale al quale era poi stato appiccato il fuoco. In questo modo, se tutto fosse andato secondo i piani degli assassini dei due corpi non sarebbe rimasta traccia e nessuno avrebbe mai saputo niente. Successivamente il vecchio boss mafioso don Balduccio Sinagra contatta Montalbano e fa in modo che il protagonista arrivi nel luogo dove don Balduccio ha fatto assassinare il nipote Japichinu. Così facendo il vecchio boss ha la speranza che il commissario attribuisca ingenuamente la responsabilità del delitto ai nemici di Sinagra. Montalbano intuisce però che si tratta di una trappola e riesce a non caderci e a non rimanere coinvolto.
Unendo gli indizi raccolti a files informatici e cassette modificate appartenuti al giovane assassinato, il commissario Montalbano riesce poi finalmente a ricostruire la vicenda per intero.
Proprio a Vigàta era situata una delle basi di una nuova mafia internazionale dedita al contrabbando di organi. Questa organizzazione, ramificata in tutto il mondo, operava per lo più tramite Internet. La base di Vigàta era in una casupola di piccole dimensioni di proprietà dei coniugi ammazzati, che affittavano la casa all’organizzazione mafiosa. Il giovane, esperto di computer, lavorava per l’organizzazione, così come ne era entrato a far parte anche Japichinu Sinagra, diventando un rivale e un pericolo per il nonno che lo fece eliminare. Il dottor Ingrò era a suo modo coinvolto in quanto costretto dalla mafia a operare trapianti illegali per ripagare i suoi debiti con l’organizzazione.
La moglie Vania era invece all’oscuro di tutta la faccenda e nel momento in cui viene alla luce la sua relazione con il giovane la donna diventa una bomba ad orologeria per la mafia. Diventa quindi necessario smantellare la base di Vigàta e far sparire i coinvolti. Vengono dunque eliminati i ganci più pericolosi e Vania viene rimpatriata per non far ricadere i sospetti sul chirurgo e su una sua eventuale vendetta contro la moglie e il suo amante.
Montalbano riesce quindi ad ingannare il chirurgo e a farlo confessare davanti al Questore. Temendo la possibilità di eventuali interventi della mafia per nascondere la confessione o ritorsioni contro lo stesso Montalbano, il commissario ha poi cura di tenere il suo nome fuori dal caso e di far pubblicare la notizia della confessione da un suo amico giornalista.
Tempo: nonostante l’autore non voglia fare alcun riferimento a fatti o personaggi, si comprende da molti dettagli (come la “Fiat Punto” che segue l’autobus o lo scànnaro usato da De Cicco per la foto) che il romanzo è ambientato alla fine degli anni Novanta, al fine di rendere la scena più vicina al lettore contemporaneo. La vicenda è emozionante perché tutto succede nell’arco di qualche settimana.
Struttura del romanzo: non sono presenti casi particolari di analessi o prolessi, in quanto sta nelle intenzioni dell’autore non rivelare dettagli sugli sviluppi, né arricchire con richiami al passato che appesantirebbero la trama e determinerebbero un calo di suspense. Inoltre, si rileva un’assenza di ellissi: l’autore segue l’azione del protagonista e crea un emozionante susseguirsi di vicende e colpi di scena.
Luogo: Montalbano lavora a Vigàta, un paese siciliano in provincia di Montelusa, non molto lontano da Montereale e da Marinella, dove abita il protagonista, e invece piuttosto distante dalle citate città di Trapani e Messina e il santuario di Tindari. L’autore vuole creare una toponomastica di fantasia che tuttavia abbia dei punti di riferimento reali e suggerisca luoghi realmente esistenti.
Protagonista: Salvo Montalbano, commissario di provincia dotato di lucida capacità di giudizio su fatti e persone; è caratteristico soprattutto il suo carattere sanguigno e schietto e si apprezza la sua erudizione e la sua creatività; tuttavia si riscontra in lui una certà ritrosità nei confronti della tecnologia e della modernità; rimane, invece, attaccato al suo ulivo saraceno (i cui rami “parevano addannarsi per quella magarìa che li aveva congelati, "canditi", come avrebbe detto Montale”), allo “sciauro, l’odore del porto di Vigata” e ai piatti a base di pesce che consuma senza parlare.
Personaggi secondari: Livia è la fidanzata di Montalbano ma abita a Boccadasse e si sente troppo trascurata rispetto alle indagini che l’amato affronta con alacrità; Catarella, piuttosto ignorante e caotico ma dotato di un arguto senso pratico, è al centralino del commissariato; il sostituto procuratore Tommaseo, che “guidava come un cane drogato”; Fazio, fedele ma talvolta lento e intrappolato nella sua mente logica e rigorosa (“il suo ciriveddro-computer”), fa parte della squadra di Montalbano, insieme a Gallo o “Galluzzo”; Mimì Augello, il vice dai risvolti complessi e delicati ma indispensabile confidente per Montalbano e “cinghia di trasmissione” della squadra; il giovane assassinato Nenè Sanfilippo, “un picciotteddro poco più che ventino, jeans, giubbotto, codino, orecchino”; il Questore Bonetti-Alderighi che, sebbene usasse un tono perentorio, non aveva mai intimorito Montalbano; gli uccisi coniugi Griffo e il figlio Davide; la portonara della casa dei Griffo; la vedova Lo Mascolo, autrice di due monologhi “di grandissimo effetto”; l’amico giornalista Nicolò Zito, cui Montalbano fa sempre avere gli scoop a condizione che dica quello che lui vuole; i vari anziani che si erano recati a Tindari con i Griffo, e che invadono il commissariato; Beatrice (o “Beba”), la rappresentante di casalinghi “alta, bionda, snella…una di quelle che si vedono sulle copertine delle riviste”; l’avvocato Guttadauro, legale prediletto dai mafiosi, rispetto al cui onore “un verme certamente aveva più senso”; don Balduccio Sinagra, “uno scheletro vestito” che non ha perduto il carisma benchè la nuova mafia faccia vacillare la sua autorità; il “ cinquantino e rusciano” don Saverio Crucillà, “patre spirituale” del nipote di don Balduccio, Japichinu; Ingrid, l’amica svedese di Montalbano, “mai vista na fìmmina accussì fìmmina com’era femmina Ingrid che fosse nello stesso tempo assolutamente non fìmmina”; Vanja Titulescu, trentunenne rumena e sposata con un ricco chirurgo e che “mette le corna” mediante la relazione pericolosa con Nenè Sanfilippo; il direttore delle Poste, “un nano che assomigliava alla bonarma di Re Vittorio Emanuele terzo…un bastardo come tanti ne aveva seminati il Re galantuomo”; il signor Crisafulli, “un impiegato di vecchio stampo…ogni volta che faccio una pratica con tanta velocità, che prima ci volevano mesi e mesi, mi pigliano le vertigini”; la vecchia signorina Baeri, coinquilina della defunta Giuliana di Stefano, sorella della signora Griffo; il professor Ingrò, ultimo anello della catena criminale scoperta da Montalbano.
Istituzioni: quasi assurdo non rilevare la presenza costante della Polizia, la forza che combatte un nemico più che mai forte e radicato in Sicilia, la mafia. Accanto alla Polizia compare la giustizia, rilevante in misura maggiore quando è presentata la figura di don Balduccio: sono ricordati i due maggiori esponenti che vennero sacrificati tredici anni or sono e l’allora capo della Procura “piemontese e in odore di comunismo”.
Temi: il tema centrale è la lotta al crimine; tra le righe, si ritrova l’eterna “questione meridionale” che affligge l’Italia ancora ai giorni nostri e il ritorno ai costumi tradizionali e alle buone abitudini di cui Montalbano cerca di farsi conservatore; tuttavia, il protagonista non riesce a dominare la situazione e l’aprirsi di un nuovo mondo grazie ad Internet e alla tecnologia informatica all’inizio lo sommerge, ma con tenacia ne viene a capo e si rende conto che tutto è poi racchiuso in una logica misteriosa che solo il caro ulivo saraceno è capace di riprodurre.
Rapporto narratore-personaggi: il narratore è onnisciente ma il punto di vista è interno alla narrazione.
Lingua e stile: Camilleri non manca di inserire nella narrazione molti termini e detti in dialetto siciliano (“’u lettu è ‘na gran cosa / si non si dormi, s’arriposa”), facendo uso della sua lingua giocosamente protesa alla ricerca della musica più antica dell’italiano. La narrazione è inoltre ricca di similitudini pittoresche e ironiche (“si aggirava nei due metri per due della guardiola come certi orsi che escono pazzi nella gabbia e si mettono a dondolare”), e di semplici richiami a opere letterarie o erudite citazioni (“per me, per esempio, una rosa è una rosa è una rosa è una rosa”). Per quanto riguarda la forma, l’autore usa un registro colloquiale che avvicina alla dimensione rurale e calorosamente aperta della vicenda.
Giudizio: Questo poliziesco per eccellenza mi ha appassionato molto, soprattutto perchè ad un certo punto i fatti cominciano ad ingarbugliarsi a tal punto da confondere il lettore ed allo stesso tempo da spingerlo ad immedesimarsi nel commissario per cercare di trovare una soluzione al caso. Poi, ad un tratto, tutto torna al suo posto e si riesce a costruire la vicenda partendo da un’ipotetica soluzione che poi si dimostra essere quella autentica. Ho inoltre apprezzato l’approfondita psicologia dei personaggi e la sapiente costruzione retorica e stilistica che mette in risalto gli aspetti o gli stati d’animo più curiosi e veri.

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