La famiglia Manzoni

Materie:Scheda libro
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Testo

Esponi le principali sequenze del romanzo “ La famiglia Manzoni ” di N. Ginzburg, evidenzia i personaggi che ti hanno particolarmente colpito. Quale idea ti sei fatto del Manzoni scrittore e del Manzoni uomo; qual è la tecnica usata dalla Ginzburg nel narrare la storia di questa famiglia.
Il romanzo inizia con un ampia descrizione di Giulia Beccaria: aveva i capelli rossi e gli occhi celesti. Nacque a Milano nel 1762; il padre Giulio Beccaria era di famiglia nobile, la madre invece Teresa de Blasco era figlia d’un colonnello. Il padre scrisse in età giovanissima un libro che gli diede molta fortuna, Dei delitti e delle pene. Giulia aveva una sorella più piccola Marietta; la madre si era ammalata, ma tuttavia continuava a viaggiare. Nel 1774 Teresa muore lasciando i figli con il padre. Nella sua giovinezza Giulia era una donna bellissima, robusta e intelligente. Ebbe subito contrasti con il padre; poi s’innamorò di Giovanni Verri, ma alla fine dovette sposarsi con Don Pietro Manzoni. Questo era un matrimonio combinato, infatti Giulia nella casa insieme al marito stava male. Tre anni dopo il matrimonio mise al mondo un bambino, Alessandro. Il bambino venne subito mandato a una balia; inseguito venne messo in un collegio. Intanto il matrimonio stava andando in rovina, allora Giulia si trasferisce a Parigi insieme all’amante Carlo Imbonati. Con Carlo Giulia si sente finalmente felice e scrive una lettera a Pietro Verri raccontandoli la situazione in famiglia che c’era quando era a casa di Pietro Manzoni. Pochi anni dopo muore Marietta. Intanto a Parigi Giulia conobbe il filosofo Fauriel e l’amica Sophie de Condorcet che, essendo molto gelosa di Giulia, era fredda nei suoi confronti. Tuttavia quando Giulia fu colpita dalla disgrazia, ebbe da Sophie un grosso sostegno; morì Carlo Imbonati per una colica biliare. Imbonati prima di morire aveva fatto un testamento il quale diceva che Giulia Beccaria Manzoni era l’erede universale. Dopo la morte di Carlo Imbonati, Giulia si sente sola e chiama a Parigi il figlio Alessandro, che era appena uscito dal collegio dei padri Somaschi. Alessandro a Parigi strinse amicizia con Fauriel e scrive la sua prima opera, In morte di Carlo Imbonati, dedicato alla madre.
Dopo la descrizione di Giulia Beccaria, il romanzo continua descrivendo Enrichetta Blondel e la storia con Alessandro Manzoni.
Enrichetta viene rappresentata come una ragazza giovane,piccola, bionda e graziosa; appartiene a una famiglia di calvinisti che inseguito avranno contrasti con la figlia, a causa della sua conversione di fede cattolica. Alessandro, poco dopo avere incontrato Enrichetta, dal Belvedere sul Lago dov’era ospite di amici, scrive a Fauriel per descrivere Enrichetta. Quando il matrimonio è imminente, Alessandro invia un'altra lettera a Fauriel. Enrichetta e Alessandro si sposarono a Milano nel Febbraio. I due partirono per Parigi insieme a Giulia Beccaria; portarono alla Mainsonnette Enrichetta, dove viene presentata a Sophie e a Fauriel. Sophie de Condorcet le era antipatica, con Fauriel non osava discorrere temendo di non essere abbastanza colta; si sentiva impacciata, spaesata e persa. Aveva nostalgia dell’Italia. Giulia e Alessandro invece a Parigi stavano bene.
Nel dicembre, venne al mondo la figlia primogenita di Alessandro e Enrichetta; la denunciarono allo stato civile Fauriel e un suo amico. Fu chiamata Giulia Claudia.
Il 2 Aprile del 1810 Alessandro e Enrichetta assistono al matrimonio di Napoleone con Maria Teresa d’Austria. All’improvviso furono fatti esplodere dei mortaretti, la folla prese paura, tutti corsero di qua e di là in disordine. Alessandro non vide più la moglie al suo fianco, sembra avesse avuto un malessere allora si rifugiò dentro la chiesa di san Rocco. Qui Manzoni per la prima volta prega. Inseguito tutti e tre diventarono cattolici: Alessandro, Enrichetta e Donna Giulia.
Dopo la conversione di Enrichetta, i rapporti con i genitori si guastarono. La famiglia Manzoni fu seguita dall’abate Degola e inseguito dall’abate Tosi. Il 15 agosto donna Giulia prende la prima eucaristia e nell’inverno muore il padre di Enrichetta.
L’esistenza di Enrichetta trascorre fra questi quattro punti: il matrimonio, la maternità, la malattia e la fede. I Manzoni intanto presero casa a Milano, senza abbandonare Brusuglio, passavano li gran parte dell’anno. Nel settembre a Brusuglio nacque una bambina, a cui fu messo il nome di Vittoria Luigia Maria; nacque immatura, e visse un giorno solo. Inseguito alla disgrazia, dopo qualche anno Enrichetta da al mondo un figlio, Pietro. Nell’inverno Manzoni dopo un lungo silenzio scrive a Fauriel per parlargli del figlio. Nel suo soggiorno a Parigi, Foscolo va a far visita a Manzoni, ma viene accolto non molto bene da donna Giulia. Enrichetta era di nuovo in cinta, nel luglio venne al mondo Maria Cristina; anche dopo la sua nascita Manzoni scrive a Fauriel per parlargli della figlia appena nata. Nel giugno Manzoni continua a scrivere a Fauriel descrivendo il suo stato. Il canonico Tosi insiste perché Manzoni porti a termine Le Osservazioni sulla morale cattolica. Manzoni era intento a scrivere Il conte di Carmagnola, ma aveva il desiderio di partire per Parigi, il progetto piacque molto a Donna Giulia, ma non piacque a Enrichetta; intanto il canonico Tosi dopo che il progetto sfumò, perché non furono concessi i passaporti a tutti, fu contentissimo. Il canonico temeva che la sua fede in Francia, si sarebbe persa. Nel 1919 la famiglia diventa più grande, Enrichetta da alla luce Enrico; intanto Manzoni termina e pubblica Il conte di Carmagnola, grazie all’aiuto dello zio Giulio Beccaria riesce a distribuire alcune copie. L’opera e dedicata all’amico Fauriel che, la tradusse in francese. Nell’aprile Manzoni inizia la Trama di Fermo e Lucia. Intanto dopo esser nata Clara che morirà due anni dopo; Enrichetta dopo una lunga gravidanza mette alla luce Vittoria; in questo periodo Manzoni e immerso nello scrivere l’Adelchi, lo pubblica, in Italia, nel novembre. Era dedicato a Enrichetta.
In questo punto del romanzo la Ginzburg si accinge a descrivere Fauriel come un bell’uomo colto e filosofo. Giulietta la figlioccia aveva già quattordici anni. Fauriel e Manzoni anche se distanti rimasero sempre in contatto tramite lettere. Fauriel abitava a Parigi insieme a Sophie de Condorcet, dopo la morte di Sophie, Il filosofo si sposò con Mary Clarke.
Dopo una visita a Brusuglio, Fauriel parte per Firenze dove lo aspettavano le due Clarke. Inseguito trascorse l’estate a Brusuglio, ma partì subito per Tolosa per sue ricerche di studio, lì scrisse a Mary Carke.
Nel marzo del 1826, Enrichetta ebbe un maschio che fu chiamato Filippo. Intanto Giulietta continuava a scrivere lettere al padrino Fauriel; durante il soggiorno a Firenze, il Manzoni termina i Promessi Sposi, vengono pubblicati anche in Francia con il titolo Les fiancès. Nel 1830 Enrichetta mette al mondo un'altra figlia Matilde. Nel Marzo 1831 arriva in casa Manzoni Massimo d’Azeglio. Aveva allora trentatre anni, da poco aveva perduto il padre; era venuto a trovare Manzoni per due motivi precisi: parlare del suo romanzo storico e vedere com’era la figlia primogenita. Del romanzo non osò parlare; chiese invece Giulietta in moglie. La figlia in un primo momento non accettò, ma dopo una dura corte e dopo esser stata convinta dalla nonna, il 21 maggio si sposarono. Giulietta mise al mondo Rina, al proposito Enrichetta scrive una lettera a Vittoria per avvertirla del fatto. Da qualche anno Enrichetta si sentiva male, per guarire aveva dovuto fare molti salassi, ma non gli diedero un esito positivo,morì nel giorno di Natale, alle otto di sera. Manzoni scrisse l’epigrafe per la sua tomba. Poi andarono tutti a Gessate, dallo zio Giulio Beccaria. Dallo zio Donna Giulia scrive a Vittoria e l’avvisa della morte della madre.
Nell’estate del 1834 morì anche Giulietta, fu sepolta a Brusuglio. Manzoni scrisse l’epigrafe anche per la sua tomba. Un anno Dopo la morte di Giulietta Massimo d’Azeglio si risposò. La precocità di questo matrimonio parve a Manzoni oltraggiosa. Più tardi Vittoria fu tolta dal collegio di Lodi e messa nel Monastero, a Milano. Nel gennaio Manzoni si risposò con Teresa Borri; Teresa con Donna Giulia non andarono mai d’accordo. Oltre ad Alessandro si sposò Sofia con Lodovico trotti e Cristina con Cristoforo Baroggi. Nell’estate del 1841s’era ammalata Cristina. Da poco le era nata una bambina che aveva chiamato Enrichetta. Fu malata per tutto l’inverno; nell’aprile Vittoria uscì dal collegio e venne a stare da Cristina, ma morì nel mese di Maggio. Allora Vittoria andò ad abitare da Sofia, che dopo qualche anno morì anche lei.
Teresa Borri era nata a Brivio, in Brianza e aveva sposato molto giovane, il conte Stefano Decio Stampa. I due ebbero un figlio, Giuseppe Stefano. Dopo il parto Teresa e il conte avevano deciso di fare un viaggio, ma al suo ritorno, Stefano Decio peggiorò e morì nel dicembre. Intanto, Stefanino cresceva, Teresa lesse i Promessi Sposi, e restò affascinata. Manzoni in quel periodo stava lavorando una revisione dei Promessi Sposi; Sofia mise alla luce il suo primo figlio Antonio, a seguire anche Cristina, ma mise al mondo un femminuccia che chiamò Enrichetta. Intanto Donna Giulia dopo aver sofferto una malattia lunghissima e sofferente, morì a Luglio. Manzoni dovette scrivere un epigrafe, per la tomba della madre. Dopo la morte di Giulia la famiglia si trasferì per qualche giorno nella villa dei Trotti. Ormai più che ventenne Filippo si sposò; la moglie si chiamava Emilia Redaelli. Ebbero una bambina, che fu chiamata Enrichetta. Intanto a Parigi Fauriel morì a settantadue anni. L’anno prima aveva avuto un incidente. Morì solo; con Mary Clarke si scrivevano sempre, con Manzoni non si scrivevano più da lunghi anni, e non s’erano mai rivisti. Inseguito in Agosto morì anche la madre di Teresa. Dopo questa sventura, Alessandro e Teresa decisero di andare a Lesa, ma il viaggio sfumò a causa di un tumore che colpì a Teresa. In casa Manzoni fu chiamato il dottore che le fece dei salassi. A un tratto s’accorsero tutti che aveva le doglie del parto. La donna partorì due gemelle, una morì subito dopo il parto e l’altra nacque morta. Per questa disgrazia Manzoni mise una ciocca di capelli della bambina dentro una busta.
Intanto le figlie di Manzoni Vittoria e Matilde crescevano. Nell’estate del ’41 Vittoria aveva diciannove anni e Matilde ne aveva undici. La più grande lasciò definitivamente il collegio; la più piccola vi restò.
Matilde stava in collegio con le suore e scriveva molte lettere al padre, invece Vittoria dopo la morte delle sorelle andò a vivere a Genova con tante Louise e la piccola Rina. Vittoria scriveva molto a Pietro, col lui aveva un buon rapporto. Nel gennaio del ’45 Pietro si sposò nella chiesa di San fedele con Giovannina Visconti. Nessuno seppe nulla. Più tardi venne a scoprirlo il padre, ma Manzoni perdonò pienamente il figlio. In quel periodo Manzoni si scriveva con Bista. Nell’estate insieme a Lodovico Trotti, Bista Giorgini s’incontrarono a Milano per stabilire la data e il luogo del matrimonio. Intanto Matilde era ospite di Enrico a Renate. Il matrimonio avvenne dunque a Nervi il 27 settembre.
Nel dicembre del ’46, Teresa fece testamento durante una lunga malattia, dove aveva pensato molto alla morte.
Matilde era ancora a Renate, in quella primavera. Enrico si proponeva di riportarla a Milano, allora la piccola andò a vivere a Lucca con Vittoria e Bista. Intanto Filippo venne preso in ostaggio dagli austriaci, ma ritornò sano e salvo più tardi, verso la meta di giugno. Filippo si sposò con Erminia Catena, ebbero un figlio, Giulio.
Matilde, in quel tempo stava male, aveva sbocchi di sangue. Nell’estate si diffuse il colera; scriveva spesso al padre e desiderava incontrarlo, ma morì il 30 marzo fra le braccia della sorella. Venne sepolta a Siena insieme alla figlia di Vittoria Luisina, morta a causa di una scarlattina. Manzoni mandò un epigrafe per la tomba della figlia. Finalmente Manzoni nell’estate venne in Toscana con Pietro e tutta la famiglia di Pietro. Raggiunsero i Giorgini per qualche giorno, poi partirono per Genova. In quell’autunno muore Lodovico Trotti.
Manzoni ormai era rimasto solo. Stefano a Milano si era ammalato e Teresa dovette raggiungerlo. Intanto le condizioni economiche di Enrico e Filippo peggiorarono. Manzoni aveva saputo in quell’inverno, che volevano farlo senatore, incerto e insicuro chiese consigli a Emilio Broglio. Tuttavia lo fecero senatore, e accettò. In quell’anno Vittoria aveva avuto il suo terzo figlio, un femmina che fu chiamata Matildina, anche la moglie di Enrico, Erminia ebbe il suo ottavo figlio che fu chiamato Lodovico. Da tempo le condizioni di Teresa peggiorarono notevolmente, la donna morì il 23 agosto. Dopo la morte di Teresa, Manzoni e Stefano si divisero. Stefano passò qualche tempo a Torricella e dopo si trasferì in una casa in contrada e si sposò con Elisa Cermelli.
Manzoni andò in Toscana insieme a Pietro, intanto Vittoria e Matilde si trasferirono a Brusuglio
Massimo d’Azeglio morì il 15 gennaio. Dopo aver trascorso un matrimonio felice anche Pietro morì il 28 aprile del ’73. Della morte del figlio non dissero nulla a Manzoni, che ormai vecchio morì il 22 Maggio.
La cosa che mia ha colpito maggiormente è tutta la famiglia. Mi ha colpito molto perchè i Manzoni avevano uno strano modo di curare i parenti, come per esempio quando Giulia si ammalò gli furono fatti dei salassi, oppure quando Teresa stava poco bene andò a Genova per farsi dei bagni.
Alessandro in questo romanzo non è il protagonista, ma si può notare un personaggio molto serio, attento al suo lavoro, ma anche un padre che aiuta e scrive ai figli. In quest’opera appare più il Manzoni scrittore che il Manzoni uomo; infatti viene ripreso soprattutto quando e intento a scrivere e a revisionare i Promessi Sposi e altri romanzi. L’idea che mi sono fatto del Manzoni uomo, è che è una persona molto attento a tutto e che ama molto i figli, ma non lo dimostra perché sta sempre lavorando.
L’autore Natalia Ginzburg, tramite lettere ritrovate riesce a mettere su un romanzo molto interessante, la storia non è narrata in ordine cronologico, ma per personaggio, infatti la Ginzburg riprende più volte certi avvenimenti, descrivendo diversi personaggi; per esempio la morte di Sofia e di Cristina viene descritta quando narra il personaggio di Giulietta, ma viene ripreso e approfondito nel personaggio di Matilde.
Pintus Francesco II A

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