La donna e lo sport

Materie:Tema
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Testo

Tema D SPORT Pavan Enrico Classe 4° F

Nella società d’oggi nell’ambito sportivo non si può fare paragone tra il mondo femminile e quello maschile. Mentre lo sportivo maschio è un campione conosciuto e amato a livello mondiale, quasi sempre la sportiva donna è sconosciuta al grande pubblico. Ciò è dovuto all’enorme disparità che si individua tra lo sport maschile e quello femminile, disparità dovuta al dislivello, che esisteva fino agli anni ’60, nella condizione uomo-donna. In quel periodo la donna infatti otteneva il diritto di voto, cominciava ad entrare significativamente nel mondo del lavoro e gettava le basi per un uguaglianza di diritti tra uomo e donna, obbiettivo quasi pienamente raggiunto in questi anni.
Ma la disparità che si è livellata sul piano sociale è rimasta inalterata ,o quasi, sul piano sportivo.
La donna nello sport è infatti stata vista per molto tempo come anormale, perché andava a contrapporsi all’immagine della donna curata e dedita alla famiglia e inoltre si doveva confrontare con il già affermato mondo sportivo maschile.
Ciò ha portato così a identificare la donna sportiva come qualcosa di diverso dall’ordinario. La donna è, per l’uomo, colei che si trucca si fa sempre bella si occupa dei figli e della casa che non c’entra nulla con lo sport. La donna sportiva offre così un’immagine di sé che la estranea dalla normale figura femminile e ciò spesso le fa perdere la sua femminilità. La donna ha sempre incarnato infatti valori quali la grazia, la bellezza e la sensibilità valori che in molti sport non sono presenti.. Lo sport è infatti nato per mettere in evidenza qualità propriamente maschili, basti pensare al calcio la disciplina più seguita al mondo. Lo sport è nato dunque come esaltazione di qualità quali virilità e forza. La donna che pratica dello attività sportiva è quindi una donna virile e ciò la allontana dalla femminilità e la raffigura come qualcosa di anormale. Anche per eliminare questo concetto di anormalità sono nati sport prettamente dedicati alla donna che ha così la possibilità di trovare uno sport più adeguato alle qualità femminili.
Senz’altro la preservazione della propria femminilità non è da trascurare nel motivo del rifiuto dell’attività sportiva da parte della donna. Molto spesso infatti facendo scelte che non si adeguano alla massa si va incontro alla possibilità di un rifiuto e di un esclusione dalla società. Andare contro corrente non è mai facile e per le donne praticare sport può voler dire essere viste come un uomo, un maschiaccio, e molte volte pur di evitare l’esclusione si rinuncia alla propria passione sportiva. Anche perché al giorno d’oggi la figura della donna ideale che ci viene fornita dalla televisione e dalle riviste di moda è quella di una dea curata sotto ogni aspetto sempre elegante e truccata, e soprattutto molto magra, con la muscolatura invisibile. Ed è normale che facendo sport ci si irrobustisca fisicamente e ciò porta una certa virilità nella donna che la società d’oggi non ci fa desiderare di avere.
Lo sport femminile ha subito un enorme evoluzione e sviluppo a partire da cinquant’anni fa fino ad oggi. Un tempo la donna era segregata in casa e era occupata quasi esclusivamente nell’ambito domestico, poi sempre più donne si sono interessate all’attività sportiva, ma a livello agonistico sono pochi gli sport che vedono un ampia partecipazione femminile. Nonostante la notevole crescita gli sport femminili godono di una bassa visibilità, sono infatti pochissime le emittenti televisive che si interessano delle discipline femminili. Oltre alle discipline olimpiche la maggior parte degli sport femminili viene trascurata dai mas media che non vedono motivi di valido interesse nelle competizioni femminili che così vengono penalizzate. Questo disinteresse delle televisioni non favorisce certo l’aumento delle donne che si interessano all’attività sportiva.

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