La chimera

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

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Data:23.01.2006
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Testo

Sebastiano Vassalli, La chimera (1992)
Einaudi, 1992
Einaudi Tascabili, pp. 303
Euro 9,00
Questo è un romanzo sul nulla. Il nulla lasciato da un villaggio che non c’è più, Zardino, sotto la montagna più grande e più importante di questa parte d’Europa, il Monte Rosa. “Il nulla che si vede” d’inverno in questa pianura, quando scompaiono le montagne, il cielo e la pianura diventano un tutto indistinto.
In questo paesaggio è stata sepolta la storia di una strega che il romanzo storico di Sebastiano Vassalli fa riemergere: la storia di Antonia, una ragazza vissuta in queste valli novaresi tra il 1590 e il 1610.
Chi si ricorda oggi — si domanda Vassalli nella premessa al romanzo — del vescovo Carlo Bascapé, del bandito Caccetta, del boia Bernando Sasso, del Canonico Lavagna, dei “risaroli”, dei “camminanti” (ridotti a “vagabondi” dal linguaggio della modernità) del Seicento? Nessuno poi ricordava in queste terre la storia, che pure a suo tempo fece clamore, della “strega di Zardino”, di Antonio, che subì un processo a Novara e una condanna al rogo correndo l’anno del Signore 1600…
«Ho capito che nel presente, non c’è niente che meriti d’essere raccontato», conclude con amarezza Vassalli, a legittimazione della sua riscoperta di questo fatto di stregoneria del Seicento. Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo, bisogna uscire dal rumore e andare in fondo alla notte, sotto il “macigno bianco” (come Dino Campana chiamò il Monte Rosa) che d’inverno non si vede: nel villaggio fantasma di Zardino, nella storia di Antonia. E questo perché quando il tempo si chiuse sui personaggi storici di questa storia e il nulla li riprese, ne restò sepolta, “sfrondata d’ogni romanzo” la storia del mondo.
Il “romanzo storico” di Vassalli ci racconta con grande passione ed efficacia il nostro presente desolato. È un romanzo nichilista ma non cinico, che rende conto — dietro i luoghi comuni della fine delle ideologie e dell’assenza dei valori — dell’assenza di «colui che è l’eco di tutto il nostro vano gridare, che molti tra noi viventi sentono il bisogno di proiettare là dove tutto è buio, per attenuarne la nostra paura».
La notte e il buio sono il fondale di questo romanzo di Vassalli. Eppure non sono un tempo e un luogo eterni: possono essere squarciati da una luce di speranza, seppure solitaria e fuggente. La luce della poesia, infatti, lega quest’opera ad un altro romanzo di Vassalli, La notte della cometa, attraverso l’apparizione insieme “mostruosa” e “profetica” del poeta Dino Campana.
Come ci fa sapere lo stesso Vassalli, Campana, certo senza saperlo, attraversò le valli che videro la vita e la morte della strega di Zardino; vide lo stesso paesaggio, sottratto al nulla della nebbia, e cercò di fissarlo in versi inafferrabili come quell’amore che lui allora stava inseguendo e che non avrebbe mai raggiunto, perché non esisteva… Perché era una chimera!
Ecco i protagonisti del romanzo, che si apre nell’anno 1441, quando Leonardo Sacco, giovane chierico di Casale Monferrato, intraprende un viaggio verso Parigi. Il cammino è lungo e le strade non sono sicure: allo sprovveduto viandante potrà succedere di tutto, persino di ritrovarsi nel porto di La Rochelle, e da lì di imbarcarsi su una grande nave destinata ad attraversare l'Oceano.
Leonardo ha studiato teologia, e c'è una parrocchia che lo aspetta in qualche paesino del Monferrato: il viaggio che sta per iniziare potrebbe cambiare la storia del mondo, e invece cambierà soltanto la sua e quella degli altri membri dell'equipaggio: il capitano Cat, l'uomo di tutte le certezze; il reverendo d'Ulbach con i suoi sogni di un mondo migliore, la Grosse Berthe, sempre pronta a sperimentare le gioie del Libero Amore... A spingerli è la certezza che di là dal mare li attenda la mitica Atlantide, un mondo perfetto dove si potrà vivere felici seguendo gli insegnamenti del Libero Spirito.
La Stella Maris salpa dal porto di La Rochelle un mattino di primavera, e dopo aver visto la terra dei ghiacci e gli orsi Candidi, dopo aver affrontato la fame e le burrasche, dopo aver ascoltato il canto delle Sirene e le voci dell'Aldilà, al trentasettesimo giorno di navigazione i pochi superstiti troveranno davvero un'isola dall'altra parte dell'Oceano, sterminata e selvaggia. Ma i doni della vita nascondono sempre qualche insidia, e non c'è stella che non sia avvelenata.

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