L'uomo dal fiore in bocca

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Data:10.12.2007
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Testo

L’uomo dal fiore in bocca

Pubblicata nel 1923, “L’uomo dal fiore in bocca”, è una commedia in un solo atto presentata inizialmente dallo scrittore Luigi Pirandello sotto il nome di “La morte addosso”. L’opera, breve ma intensa e significativa, ripropone al lettore il luogo comune secondo cui alcuni beni si apprezzano solo nel momento del bisogno e nel momento in cui rischiano irrimediabilmente d’esser persi. E’ questo in breve il tema di fondo dell’opera: un uomo, dall’identità sconosciuta e irrilevante, scopre inaspettatamente d’esser vittima di un epitelioma, un male che lo condanna a morte. Egli lo descrive con minuzia; il suo nome è più dolce di una caramella, e ben si adatterebbe ad un fiore; si tratta però di un fiore maligno che gli è spuntato su un labbro e che lo costringe a pochi mesi di vita. Ma l'uomo non è disperato, non si lascia morire prima del tempo, non vive con angoscia i suoi ultimi giorni e vive la vita guardando la realtà con un’altra mentalità. Da questo momento il suo comportamento subisce un cambiamento repentino e deciso: il suo modo di vedere il mondo, d’osservare la propria vita e quella degli altri cambia radicalmente; ogni accadimento banale e ripetitivo del quotidiano diventa improvvisamente di spaventosa e vitale importanza. Si rende conto che questi momenti saranno gli ultimi che potrà vivere e godere, ed è questa consapevolezza che lo porta ad attaccarsi incondizionatamente ad essi ed a giudicarli preziosi quanto importanti.

La scena si svolge in un caffè notturno di un piccolo paesino sconosciuto, dove l’uomo dal fiore in bocca e l’avventore, i due comprimari protagonisti, sono seduti ad un tavolino. L’avventore, un uomo comune, che la monotonia e la banalità della vita quotidiana hanno reso piatto e vuoto, dichiara “di aver perso per un minuto il treno” e adesso si ritrova nell’oscurità del paesino in attesa che faccia giorno per ripartire col treno successivo. E’ in questa realistica circostanza che incontra l’uomo dal fiore in bocca, col quale resta a dialogare tutta la notte.
Dai guai familiari esposti dall’avventore, l'Uomo dal fiore in bocca prende subito spunto per iniziare una serie di riflessioni sull'esistenza, sull’importanza della quotidianità e dei dettagli delle cose. Ciò che all'inizio potrebbe sembrare nient'altro che una fissazione maniacale per i particolari, che lo porta a fare una minuziosa descrizione del modo di incartare gli oggetti da parte dei ragazzi dei negozi e della disposizione dei mobili delle sale d’aspetto dei dottori, si rivela in itinere qualcosa di molto più profondo e tragico: l'unico punto di contatto con la vita rimasto all’uomo prima di morire Le immagini normali, le vetrine dei negozi, la gente per strada, diventano il simbolo stesso della vita che scorre; essa scorre per tutti, anche e soprattutto per coloro che, colpevolmente, non si fermano ad assaporarne ogni dettaglio, anche quello apparentemente più insignificante. Solo quando è troppo tardi si rendono conto della vera essenza della vita e della sua fugace bellezza, e solo allora quell’ingordigia della vita che avrebbero dovuto sempre possedere, gli si manifesta in tutta la sua prepotenza. Il protagonista si trova proprio in questa situazione, solo di fronte alla morte; sola è anche sua moglie, il cui capo appare solamente due volte di sfuggita da dietro un cantone nel corso della commedia. Nel protagonista è viva una fortissima contraddizione: da un lato egli prova una profonda pietà per quella donna, che non ha altra colpa che quella di volergli stare accanto fino alla fine dei suoi giorni; dall'altro però, non può tollerare, per via della sua nuova visione del mondo, quella che lui stesso definisce la “macabra ferocia del suo comportamento”. Egli da una parte detesta la moglie perché questa vorrebbe tenerlo in casa con sé, accudendolo fino alla morte, non facendogli mancare nulla e negandogli, inevitabilmente, quel gusto della vita che egli ora va cercando in tutte le piccole cose di ogni giorno. Dall’altro lato però il suo profondo legame con questa è espressamente reso noto dalla continua ricerca della sua ombra, della sua presenza. Su questo scenario di pietà e dolore si conclude lentamente la vicenda, rappresentata idealmente dalle ultime parole dell'Uomo, chiaro segno di un'estrema volontà di attaccamento alla vita e di speranza, tramite il proprio permanere nella memoria altrui. La gran voglia dell’uomo di conoscere la vita al punto di immaginarla trova riscontro nelle battute conclusive del protagonista che rivolgendosi all’avventore, afferma: " E mi faccia un piacere, domattina, quando arriverà. Mi figuro che il paesello disterà un poco dalla stazione. All'alba, lei può fare la strada a piedi. Il primo cespuglietto d'erba su la proda. Ne conti i fili per me. Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò. Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando. Buona notte, caro signore.”

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