l'invidia

Materie:Tema
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TEMA : L’INVIDIA

Innanzitutto, l’invidia non è un bel sentimento, anzi, uno dei sentimenti più dolorosi, che comporta atteggiamenti e pensieri negativi, culminanti nel rancore, nell’odio, nell’ostilità… un sentimento difficile da controllare in quanto si impone inconsciamente e contro la propria volontà.
Agisce cm 1 impulso difensivo, d fronte a qualcuno che possiede qualcosa che l’invidioso brama, e cerca di svalutare l’invidiato allo scopo di riacquistare autostima.
A provare questo sentimento, di cui è difficile liberarsi, erano, una volta, soprattutto le donne nei confronti degli uomini, per le libertà di cui questi ultimi godevano, al contrario delle donne. Questo tipo di invidia sembra oggi scomparsa, date le conquiste sociali femminili avvenute negli ultimi cinquanta anni.
C’è anche da dire che l’invidia è sempre stata considerata un vizio, un impulso che manifestandosi spesso in una persona, ne determina quasi una dipendenza nello svalutare gli altri.
Purtroppo l’invidia non si limita soltanto a un insieme di pensieri negativi, ma anche a una serie di atteggiamenti tesi a danneggiare le persone che l’invidioso ritiene migliori o più fortunate di sé.
Scattano così una serie di azioni, deplorevoli il più delle volte, che ostacolano un altro in ogni sua iniziativa.
Il rancore dell’invidioso non è per niente placato nel vedere che il soggetto invidiato resta indifferente di fronte a manifestazioni di odio, anzi aumenta nel constatare che la propria rabbia non genera turbamento nell’altro, e non lo danneggia.
Da ciò emerge quanto questo sentimento sia meschino e subdolo, tanto che risulta naturale il fatto che nessuno ammetta di provarlo.
È più frequente osservare e analizzare l’invidia altrui che non la propria, anche se si tratta di un sentimento antico e arcaico, collocato da Dante nella seconda balza del Purgatorio, e rappresentato come un macigno che i penitenti devono portare sulle spalle.
L’esempio più significante, che riflette l’insieme o il susseguirsi di stati d’animo che portano all’invidia, lo troviamo nella Bibbia : Lucifero, l’angelo più bello e risplendente, voleva diventare come Dio. In Genesi 37 troviamo un altro esempio di invidia, e leggiamo che Giuseppe era il prediletto di suo padre Giacobbe perché era il figlio della sua vecchiaia. Ciò causò non poche amarezze ai suoi fratelli, che architettarono un piano per ucciderlo.
L’invidioso, comportandosi in modo antipatico e disdicevole, può seriamente ostacolare il suo benessere e quello degli altri.
Tutto però risiede nel modo di gestire l’invidia: si può decidere di portarla al limite, aggradendo l’invidiato, o di controllarla, gestirla e col tempo liberarsene.
Inutile tentare di negare che tutti noi l’abbiamo provata, perché l’invidia è uno dei sentimenti più comuni, e anche quello meno ammesso.
Con l’invidia si ha quel senso di rammarico, a volte divorante, che tormenta i pensieri di chi vede in qualcun altro un pregio, un qualcosa in più, per questo si pensa che sia un sentimento caratteristico delle donne.
Spesso si sentono commenti sull’amicizia tra donne divergenti, e si pensa che sia un’amicizia solo in apparenza, la solidarietà sembra essere una prerogativa maschile. Sono gli uomini a fare squadra, a stare in gruppo, e a volte vengono anche giudicati da noi donne come superficiali e animati da un forte spirito di competizione.
La cosa peggiore è che l’invidia colpisce a occhi bendati, travolge chiunque, grandi e piccoli, anziani e adolescenti, personalità diverse che, in modo altrettanto differente, si confrontano con questo sentimento non proprio nobile.
L’unica certezza è che l’invidia non conosce limiti : si può individuare il momento in cui ha avuto origine, ma non si è certi se avrà termine.

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