l'intellettuale e il principe

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Testo

Scheda “il principe e l’intellettuale”
In generale concezione dell’intellettuale nel Rinascimento: diretto interlocutore del principe/signore, una delle figure centrali della vita di corte, ordinata secondo una specifica gerarchia, che impone quindi ruoli e funzioni precise. Il cortigiano dunque è colui che possiede il sapere, gentiluomo e esperto non solo di armi ma anche di arte e lettere. Importante comunicazione con il principe. Il principe rappresenta invece l’uomo di governo che deve mostrare l’efficacia del suo governo e garantire il benessere collettivo.
William Shakespeare: “King Lear”
Nella tragedia la figura dell’intellettuale/cortigiano si identifica in quella del Matto. (Anche Kent all’inizio accusa implicitamente Lear di follia e premette il destino del re. Questa follia/sciocchezza iniziale non permette di vedere al di là delle apparenze, da questa follia nascerà la follia vera e propria che renderà però il re saggio).
-È il personaggio più saggio dell’opera. Egli sbeffeggia quasi il re per fargli intendere i propi errori e la sua follia (rif. Atto I scena IV riga 105 in cui il berretto è il simbolo della follia e 147 “Tutti gli altri tuoi titoli li hai dati via; con quello invece ci sei nato).
-Ha la funzione di consigliare il re come gli altri intellettuali ma, diversamente dagli altri autori, la sua libertà di critica non è limitata.
-Il Matto è intellettuale. Il fatto è testimoniato dai molti riferimenti culturali a artisti o in campo naturale/scientifico, conosce le lettere. (rif.Atto I scena IV riga 214 “il cuculo e il passero…” Atto III scena II riga 80/95 a Plauto? E Chaucer e storia inglese Atto III scena IV riga 182/184 a ciclo di Carlo Magno)
-Il Matto rappresenta la follia di Lear e la sua derivante saggezza (rif. Atto III scena IV. Vicenda di Gloucester che raggiunge il re nel granaio e vuole separare il re e Poor Tom poiché anche lui è “cieco” e fermo alle apparenze”: La follia del re, ora uomo tra gli altri uomini, lo rende appunto saggio).
-Antitesi tra il re (che dovrebbe essere savio) matto e il Matto savio (rif. Atto III scena II riga 40 p.131. “Non vedi? Sua Grazia e una brachetta, ossia un savio e un matto”. Sconvolgimento della realtà (Edmund, figlio bastardo diventa nobile e ricco, il male è al potere, il re è folle, Edgar, nobile, è ridotto a mendicante, Gloucester viene accecato, Cordelia viene disonorata…)
-Ribaltamento dei ruoli. Esempio i travestimenti non sono simboli di inganno ma rivelano invece la vera natura dell’uomo.
-Il Matto si identifica o sostituisce Cordelia nella sua funzione di coscienza (rif. Atto V scena III riga 305. il re porta il cadavere di Cordelia e dice “e il mio povero matto è impiccato”, questo indica anche che il re ha preso coscienza dei suoi errori ed ha conquistato la saggezza, in questo caso il Matto rappresenta la pazzia vera e propria che viene impiccata)
-Ad un certo punto il Matto scompare a simboleggiare il fatto che il re ha finalmente capito e vede al di là delle apparenze, dunque il Fool nella sua funzione di guida per la verità non serve più (Atto III scena IV riga 28/36 “Poveri, nudi, miserabili…).
-Nel sub-plot della vicenda di Gloucester, si ripete la vicenda di Lear. Infatti il duca fa gli stessi errori del re, giudica male i figli e dunque non va al di là delle apparenze. Come Lear, atteaverso una disgrazia, diventa saggio. Come un contrappasso Gloucester viene accecato e subito dopo egli “apre gli occhi” alla verità. Il ruolo dell’intellettuale, come il Fool e Cordelia, si trova in Edgar
-Edmund incarna il principe ideale secondo la dottrina di Machiavelli (rif. Atto I scena II riga 189 “Avrò terre, se non per nascita, per virtù del mio ingegno: per me ogni mezzo è lecito che si adatti al mio fine”).
Niccolò Machiavelli
-L’intellettuale è colui che, condividendo la sua idea di potere e di politica indipendente dalla morale, consiglia il principe sul modo di realizzare uno Stato e su come mantenerne il controllo.
-Il principe è savio e segue solo la Ragion di Stato non la moralità. Il dovere del principe è mantenere lo Stato. (rif.diciottesimo capitolo pag.348 golpe e lione). La virtù del principe sta nell’abilità di fare fronte alla Fortuna. Il principe di Machiavelli nasce come una necessità storica, che risolve i problemi.
-In tutte le corti rinascimentali l’intellettuale ha la funzione di sostenere idee non necessariamente sue ma che assecondino il principe. Dunque non può criticare. A questo punto l’intellettuale deve scegliere tra
Separarsi dal potere e rinunciare a Godere di onori, benefici, considerazione,
ricchezze e benefici ma essere fama, ma rinunciare alla possibilità di influire
libero di dire ciò che pensa sulla realtà politica che lo circonda se non
(anche se non esattamente così). assecondando il principe e rinunciando alla
propria libertà intellettuale.
-L’intellettuale soggiogato dal potere però non sarà mai “grande”
-Machiavelli è intellettuale di corte, costretto ad adulare i signori per poter influire sulla vita politica (rif.Adulazione di Lorenzo pag.321/322 e esortazione finale ai De Medici). Tuttavia almeno riesce a dire ciò che pensa).
-Scrive nel principe consigli per il principe per rientrare nella vita politica ma in realtà nei “Discorsi” egli rivela di ritenere migliore la istituzione repubblicana.
-Nella Mandragola il suo pensiero si una società marcia e corrotta viene mascherato dalla commedia, che lascia però l’amaro in bocca. Nicia si ritiene furbo e fortunato perché crede di essere consigliato da intellettuali (Rif. Callimaco travestito da medico, il travestimento è metafora anche della falsità della società, Licurgo e perfino il prete Timoteo, che in quanto uomo del clero, possiede la cultura).
-Dunque il rapporto tra intelletuale e principe non è sempre veritiero ma più spesso mistificatorio.

Francesco Guicciardini
-L’intellettuale comincia ad avere una funzione di abbattimento sulle certezze spirituali e politiche del Rinascimento. Più ardito a fare critica, ma non riesce ancora a presentare una visione del tutto nuova e diversa. C’è lo spirito ma non la pratica. Lo testimoniano le frequenti contraddizioni nei Ricordi. Sente insicurezza politica relativa alla crisi.
-Il principe deve avere qualità di temperanza, circospezione, coraggio e deve garantire il benessere comune.
-La sua concezione di intellettuale quindi un po’ diversa da quella di Machiavelli. Egli è meno sotto il controllo del potere rispetto a Machiavelli (rif.Ricordi 32 p.387).
-Nei Ricordi infatti sostiene che i principi giusti siano rarissimi (rif. Ricordi 41 pag.388), anche se subito si contraddice dicendo che tutti gli uomini nascono con natura giusta (rif.Ricordi 134 pag.391).
-Machiavelli consigllia il principe, Guicciardini prende atto della’impotenza dell’intellettuale (separato dal potere)e lo identifica come soggetto isolato, Anche se passò gran parte della sua vita come segretario della curia pontificia. Si sente in lui il clima di cambiamento, diversa concezione da quella medioevale.
Nascono i comuni, istituzioni borghesi più aperte, signorie più aristocratiche.
-Il suo spirito di intellettuale innovativo è frenato dai vincoli di corte che durano ancora e dal suo senso di moralità legato al particulare e all’utile (rif.Ricordi 104 pag.390).
-VS Machiavelli egli osserva ed eventualmente consiglia il principe secondo la “distinzione”, saper agire per il meglio caso per caso non in generale, e il “particulare”, cioè il proprio vantaggio. Non bisogna quindi né agire in generale (rif. Ricordi 41 pag.384) né voltarsi a guardare la storia poiché è sempre diversa dal presente (rif.Ricordi 110 pag.190) in profondo contrasto con Machiavelli.

Baldassarre Castiglione
-La figura dell’intellettuale di Castiglione coincide perfettamente con quella dell’uomo di corte, che quindi non mette in discussione né criticaalcun aspetto politico e che gode di eleganza, raffinatezza, cultura che abbelliscono la vita di corte e fanno piacere al principe. La sua funzione è una funzione pedagogica ed è quella di institutore del principe, ovvero di educatore e consigliere.
-Dunque per poter istruire e consigliare il principe correttamente è necessario che si a conoscenza di specifiche nozioni, che Castiglione elenca nel “Cortegiano”.
-Valori principali:
-La Grazia: regola alla quale deve conformarsi il perfetto cortigiano, che da l’idea di
eleganza e raffinatezza secondo cui il cortigiano deve regolarsi nei rapporti con gli
altri, sia esteticamente (rif.pag.75) che culturalmente.
-La Sprezzatura: valore collegato alla grazia che esprime naturalezza, disinvoltura,
ma nello stesso tempo eleganza. È una comunicazione estetica. Ha una funzione
sociale indispensabile per ottenere benefici. (rif. Pag.37)
Questi valori devono essere esercitati secondo la mediocritas, ovvero con misura (rif.pag.75).
-Virtù del conversare soprattutto con il principe.
-Arte delle armi
-Danzare, cantare…sapersi comportare, anche pittura perché e segno di nobiltà
-Essere erudito per conquistare donne e certamente anche far piacere al principe
Dalla cultura si ricava la gloria, poiché si conoscono le vicende di grandi uomini del passato che
invogliano al desiderio di gloria. (Rif.pag.74)
-E’ necessario che il cortigiano sia di famiglia nobile (ancora corte aristocratica), poiché ha un nome e fama da difendere e ha fame di lode, quindi i non nobili non hanno lo stimolo di fare opere buone.
Infatti il suo libro è costituito da un dialogo tra nobilie colti. La nobiltà d’animo e di sangue è legata alla sua visione idealizzata e al suo desiderio di equilibrio e di armonia.

Ludovico Ariosto
-Vede la figura ell’intellettuale come quella di un letterato che trova nella corte l’ambiente sereno e protetto che gli consente di studiare e scrivere le sue opere in tranquillità, dando in cambio ai signori che lo ospitano celebrazioni e lodi. L’intellettuale è uno studioso/artista che si tiene in disparte dalla vita politica e scrive le sue opere.
-Respinge il modello di intellettuale che si occupa di politica. (VS Machiavelli)
-Aspira a una vita serena di studi e rapporti sinceri opponendosi alla figura contraddittoria dell’intellettuale della corte rinascimentale MA se si vuole avere questo tipo di benefici bisogna fare ciò che è gradito al signore (rif. I Satira V.115 pag.242). Nella Satira I si pente di aver venduto la propria “libertà” intellettuale. Durante il suo servizio al cardinale Ippolito egli si era ridotto quasi al rango di un servitore di lusso, per questo rifiuta di rimanere al suo servizio e di seguirlo in Ungheria. Passato al servizio del fratello Alfonso d’Este gli viene commissionato un poema celebrativo per la casa d’Este, l’”Orlando furioso”. Egli accetta ma scrive ciò che vuole dedicando agli Estensi un cortissimo encomio iniziale(rif.Orlando Furioso, I canto pag.435).
-Ariosto dunque è intellettuale complesso che nutre sentimenti di rifiuto verso la corte, infatti nelle sue opere c’è una sottile polemica, con l’ausilio dell’ironia (rif.I canto 3 V.2 pag.435, Satira I vv.10/18,vv.88/90, vv.247→) che mostra le ambivalenze dei comportamenti umani, e deglistessi intellettuali. (Orlando è un cavaliere folle, mentre il cavaliere era considerato il savio per eccellenza).
-Cerca scampo dalla realtà cortigiana rifugiandosi in un universo fantastico e leggendario.
-Spesso la sua scrittura apparentemente non ha linguaggio particolarmente aristocratico poiché Ariosto prende spunto dalla realtà quotidiana. Per questo la sua poesia è anche carica di doppi sensi e parole oscene che ricordano la poesia del Burchiello (rif.v.96, vv.115/117). Un altro aspetto di questa realtà quotidiana riguarda la scrittura dell’Orlando Furioso, infatti non si basa su istituzioni cavalleresche ma su concezioni della realtà quotidiana dei sentimenti come l’amore, i tradimenti, la fedeltà.

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