L'Innominato

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Testo

L’INNOMINATO
Il primo accento all’innominato compare nel corso del cap. XVIII, quando a don Rodrigo viene in mente di ricorrere all’aiuto di un tale… un uomo o un diavolo per rapire Lucia.
La presentazione indiretta vale a connotarlo come un personaggio demoniaco e leggendario, posto su un piano “superumano”.
- Figura di un “superuomo”, che si afferma per il suo individualismo assoluto, per l’inadattabilità sociale (che può ricordare la situazione di Lodovico)
- Indomabile volontà, indipendenza e libertà d’azione
- Volontà di supremazia e di comando
- Circondato da un senso di mistero: Manzoni esprime l’eccezionalità del personaggio con un’ambientazione prevalentemente oscura e notturna e con la rappresentazione indiretta delle sue imprese
Fra storia ed invenzione
Il personaggio dell’innominato, anche se i vari riferimenti non sono espliciti, richiama una figura realmente esistita, quella di Francesco Bernardino Visconti, grande feudatario protagonista di clamorose vicende, che, ad un certo punto delle sua vita, fece l’esperienza di una conversione religiosa.
Tuttavia l’insufficienza di notizie storiche spinge il Manzoni a costruire la figura con la forza della sua immaginazione artistica, seguendo non tanto il criterio di verosimiglianza storica, quanto la coerenza con il dramma del personaggio.
Rapporto individuo-società
- Rifiuta le regole del gioco proprie della società seicentesca basata sull’arbitrio dei potenti
- Si pone al di fuori di tale società volontariamente, assumendo un atteggiamento eroico e volitivo
→ costituisce un elemento di preoccupazione per il governo
→ si procura numerosi nemici fra i potenti
→ si ritira in uno sdegnoso isolamento, contrapponendosi a don Rodrigo, il quale non
vuole fare il tiranno salvatico, non vuole rinunciare alle comodità e ai privilegi che
la sua condizione sociali gli consente (Si capirà in seguito, però, che la solitudine
tremenda di cui si parla, non è la solitudine dell’uomo tra gli uomini, ma la
solitudine dell’uomo davanti a Dio)
Funzione strutturale nell’intreccio
Ai fini dell’intreccio, l’innominato è uno dei personaggi di maggior rilievo.
Egli assolve la funzione di rovesciare la situazione di Lucia e di conseguenza lo svolgimento dell’intero racconto.
Entra in scena come aiutante di don Rodrigo
Diretto rapporto con la sua vittima: avverte, tramite lei, l’effetto
misterioso della Grazia divina che opera in lui, trasformando il
penoso disagio che da tempo lo tormentava (l’uggia delle
scelleratezze”) in ricerca di una vita rinnovata

CONVERSIONE
Si tratta, al principio, di una crisi naturale, del disagio di un “superuomo” che avverte la perdita di senso della propria vita.
L’intera vicenda dell’innominato è presentata come un dramma della volontà, una volontà indomita che gradualmente si accorge di essere inefficace ed inutile ed entra in crisi.
Momento di massima tensione nel confronto con Lucia: il dialogo tra i due suscita nell’innominato il terrore del sovrannaturale ed il sentimento di un incombente giudizio divino lo rende improvvisamente debole e disarmato.
Il confronto tra le pene di Lucia e quelle dell’innominato nelle stesse ore, chiarisce la diversa posizione dei due personaggi:
Innominato Lucia
Non sa a chi raccomandarsi Può opporre alla sventura la propria
innocenza e fortezza d’animo
Gli balena l’idea della morte Confusa, spaventata, può trovare
volontaria, consona al suo carattere conforto nella fede di Dio e nella
impulsivo e risoluto preghiera che si conclude con il
voto
Lo frenano l’immaginare il suo cadavere abbandonato e le parole di Lucia:
“Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia!”
La speranza di riscattarsi con un’azione coraggiosa e bonaria (la liberazione della sua vittima) è il primo segnale di un cambiamento nell’animo del personaggio.
Incontro con il cardinale Federigo Borromeo (cap. XXIII)
L’incontro tra i due è un momento di alta poesia.
Prima parte:
Il cardinale lo accoglie calorosamente, gli va incontro premuroso e sereno.
I due rimangono l’uno di fronte all’altro in silenzio: ambedue sono immersi nei loro sentimenti e si osservano a vicenda in quell’atmosfera di ansia profonda che li circonda.
Innominato Cardinale Borromeo
Due sentimenti si contrappongono: Si riempie di forza col suo
speranza di trovare pace interiore e portamento maestoso
paura di trovarsi in una situazione
a lui nuova, quella del pentimento
Colpito nel il cardinale addolorato
di non essere stato lui ad andare
incontro all’altro ma viceversa
Sente, finalmente, che di fronte Aspetta serenamente una
a lui c’è qualcuno che non lo teme confessione, aspetta che
l’Innominato gli parli del suo
cambiamento, del fatto che ora
ha scoperto Dio
“Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se Bellissima la risposta del cardinale:
lo sentissi! Dov’è questo Dio?” “Voi me lo domandate? Voi? E chi
→ non si è ancora convertito del tutto più di voi l ’ha vicino? Non ve lo
ma ha voglia di credere sentite in cuore, che v’opprime, che
v’agita, che non vi lascia stare e
nello stesso tempo vi attira, vi fa
presentire una speranza di quiete, di
consolazione, d’una consolazione
che sarà piena, immensa subito che
voi lo riconosciate, lo confessiate,
l’imploriate?”
→ parole dotate di forza e solennità
uniche, no falsa religiosità.
Seconda parte:
Meno forte della prima → Le parole del cardinale sanno più di una predica, di un’orazione
(fa largo uso di espressioni bibliche, ad esempio “Lasciamo le novantanove pecorelle, sono sicure sul monte; io voglio stare ora con quella che era smarrita”).
MA, anche se intrisa di religiosità, contiene il culmine della conversione:
gli occhi di questo uomo malvagio si gonfiano di lacrime e non vuole porgere al cardinale la propria mano perché troppo impura e malvagia
→ Attraverso il pianto riconquista una dimensione umana, che gli consente di recuperare il valore vero della parola, con la quale formula il desiderio di liberare Lucia (il linguaggio diviene segno di riacquistata libertà nell’espressione così come nell’azione)
Tuttavia Manzoni non esita a creare un contrasto tra i due: “Le sue lacrime ardenti cadevano sulla porpora incontaminata di Federigo, e le mani incolpevoli di questo stingevano affettuosamente quelle membra, premevano quella casacca, avvezza a portar l’armi della violenza e del tradimenti” (uso dell’aggettivazione molto importante)

La Grazia, ossia la misericordia di Dio, attraverso le parole e la presenza di Lucia prima, del cardinale Federigo poi, aiuta l’innominato a risolvere la sua drammatica conflittualità. La luce dello Spirito, passando dalle profondità del cuore, si traduce in azioni ispirate a nuovi valori.
- Rappresenta la possibilità, legata all’intervento della Grazia, del recupero positivo di una personalità che ha stravolto nel male i talenti che il creatore le ha affidato (tema presente anche nel Cinque Maggio)
- Proprio perché concepisce la conversione come armonico rapporto fra fede e ragione, tra libera volontà umana e grazia divina, Manzoni non segna una brusca frattura fra l’uomo vecchio e l’uomo nuovo
La guerra diviene occasione, sul piano narrativo e su quello morale, di mostrare come l’energia e la capacità di azione dell’Innominato si traducano in capacità operosa, in spirito d’iniziativa, animato dalla non violenza (“Lui intanto non istava mai fermo, dentro e fuori del castello”) → l’immagine che ne deriva è quella di un uomo eccezionale: se nel male aveva saputo destare negli altri anche un certo rispetto per il suo vivere al di sopra di ogni conformismo, adesso la sua grandezza trascende alla misura umana ed ogni sua opera acquista valore di esempio.
Confronto con gli altri personaggi
Il ruolo del personaggio viene ancora meglio chiarito dal confronto con gli altri protagonisti del romanzo, che gli possono essere accostati per affinità o differenza:
1. Cardinale Borromeo
Innominato
Anch’egli assolve una funzione di
rovesciamento, in quanto artefice in
prima persona della conversione
dell’Innominato e organizzatore
concreto della liberazione di Lucia
Presentato come una personalità eccezionale nel bene, opposto ai conformismi della società civile
Impersona un modo opposto all’innominato di manifestare il rapporto con il divino → confronto lineare e solare
→ confronto oscuro, travagliato, contraddittorio e sofferto
2. Don Rodrigo
Funzione di ingigantire per contrasto la figura dell’innominato
Affine a lui in quanto appartenente alla categoria dei potenti e dei soprafattori
Vive però nel compromesso che l’altro ha rifiutato: non ha il coraggio delle proprie scelte negative, nemmeno di portare a fondo l’infame passione per Lucia → è un debole
E’ l unico personaggio di cui non ci viene fatta una vera e propria descrizione
→ M. vuole sottolineare la sua pochezza interiore, a differenza dell’acuta e attenta analisi che invece ci offre nella descrizione del dramma dell’I. Vuole sottolineare che i grandi uomini sono tali proprio poiché consapevoli della propria precarietà di
uomini, che li fa sentire piccoli e insignificanti rispetto a Dio
Egli serba, pur nella sua posizione di ribelle, qualcosa di regale essendo sempre stato fedele a se stesso e avendo sempre difeso con coraggio estremo anche cause ingiuste.
E’ grande anche nel male, superiore alla bassa malavita di Don Rodrigo.
E’ un animo negato a ogni compromesso incapace di vie di mezzo
3. Fra Cristoforo
Anch’egli ha vissuto, nella sua giovinezza, l’individualismo e l’isolamento da parte dei nobili che lo consideravano inferiore in quanto figlio di mercante
Per malinteso senso della giustizia è divenuto difensore degli oppressi, macchiandosi però di violenza
Anche lui mantiene nella sua nuova vita lo spirito ardente e l’impegno nell’azione
Diversa però è la natura della sua conversione: egli si guadagna giorno per giorno la libertà dalle costrizioni della società seicentesca, accettando per amore la sudditanza alla severa legge francescana
→ Conversione interna alla scelta della vita religiosa
Per l’Innominato, invece, la conversione diviene recupero della sua grandezza umana e contribuisce ad elevarlo al di
sopra del pensare e del sentire comune
→ Conversione legata all’esigenza di ridare un senso a quella volontà impetuosa e a quella imperturbata costanza che gli vengono riconosciute
4. Don Abbondio
Negato all’azione
Anti-eroe del piccolo individualismo
Colto dallo scrittore con la precisione delle forme e delle cose naturali
Dotato di libertà d’azione, d’indipendenza
Emblema dell’individualismo
Associato alla notte, alla solitudine, al silenzio, all’indeterminato
Il personaggio consente all’autore di affrontare il tema del rapporto fra la libera scelta dell’uomo e l’azione della Grazia di cui egli stesso ha avuto l’esperienza: egli, infatti, rivive, trasferendola in una figura ideale, la propria conversione religiosa, conversione che è frutto di un lungo sentire e meditare.

Esempio



  


  1. Filippo

    Crisi dell' innominato

  2. Francesca

    Testo argomentativo sul personaggio del innominato Liceo scientifico


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