L'etica e la morale

Materie:Tema
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Testo

L’etica e la morale
Numerose volte ai telegiornali si è sentito parlare di ciò che è stato reso possibile grazie alle frontiere aperte dalle recenti scoperte in campo medico, ma queste, hanno anche suscitato e continuano a sollevare molte questioni, relative a se sia giusto o se valga la pena procedere.
Uno degli ultimi interrogativi, è se sia lecito fare uso di feti abortiti, per scopi di ricerca: questa questione è nata, poiché l’ematologo a capo del policlinico di Milano, Paolo Rebulla, ha dichiarato che ritiene utile usare prodotti abortivi, con lo scopo di studiare terapie per la cura di malattie degenerative del sistema nervoso, come il morbo di Parkinson e l’Alzheimer.
In Italia, non esistono leggi specifiche che disciplinino questo ambito e ciò lascia ancora aperte numerose discussioni, poiché vanno ad incidere su ambiti morali, etici, religiosi e politici.
Ritengo che ogni tanto sia necessario accantonare i problemi relativi a questi campi, per non impedire la ricerca, in quanto, prima o poi, le cure che eventualmente saranno scoperte, potrebbero migliorare la nostra vita. Molte altre volte, a causa dell’insorgere di questi ostacoli, la scienza non ha potuto portare a compimento dei progetti come, per esempio, la clonazione. Oppure, sempre a causa dell’insorgere di questioni morali, etiche, religiose o politiche, non si è potuto ricorrere né all’eutanasia, né si è potuto
interrompere l’accanimento terapeutico, oppure si continua a contestare l’aborto
volontario, nonostante sia in vigore una legge che lo permetta. Così facendo si costringono le persone a condurre una vita indesiderata e, in alcune situazioni, dolorosa.
In certi casi, come per la clonazione, ritengo sia giusto porsi delle domande e frenare l’evoluzione degli esperimenti, in quanto, non sono strettamente necessari per la sopravvivenza o per il miglioramento delle condizioni degli individui. Inoltre, clonare le persone, potrebbe realmente portare a problemi seri.
Per quel che, invece, riguarda l’accanimento terapeutico, non penso valga la pena continuare a tenere in vita una persona che, a mio avviso, non la si può neanche più considerare tale, essendo attaccata a dei macchinari ed essendo costretta allo stato vegetativo. In questo caso, l’eutanasia ritengo potrebbe essere la soluzione migliore, soprattutto se il paziente desidera cessare le sue sofferenze, come era successo per il caso Welby. Un impedimento simile, secondo me, esiste anche nel caso dell’aborto, con la differenza che è legale, anche se entro condizioni predefinite: “ma perché tutte queste questioni?”, “perché si deve essere costretti a tenere un figlio se, per vari motivi, non lo si vuole?”, “perché si deve rovinare la vita di sé stessi e del nascituro?”. Le domande è giusto porsele: se si ritiene che non sia lecito uccidere un feto, si può non ricorrere
all’aborto. La stessa cosa può essere considerata per l’eutanasia: se la si ritiene sbagliata, nel caso in cui ci si trovi personalmente di fronte alla possibilità di scegliere, non la si accetterà. “ma perché vietarla completamente!?”.
Coloro che dettano legge morale o religiosa, a volte credo che non si rendano conto che in certe situazioni abbiano più ragione coloro che subiscono, piuttosto che coloro che stanno a guardare e che nel frattempo si godono la bella vita.

Silvia Corradi 3^I

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