L'autunno del Rinascimento

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Testo

Autunno del Rinascimento

1548 epoca dell'aristotelismo, si cerca di dare rigorismo alla letteratura che diventa scientifica. Vi è una speculazione sulla poetica di Aristotele, libro attraverso il quale si cerca di regolare i generi e il linguaggio. All'inizio del 500 vi è un movimento che si sviluppa intorno alla poetica di Aristotele, ma essa resta comunque conosciuta limitatamente. Non ha un immediato sviluppo perché era ancora legata a generi che non interessavano e avevano contenuti inconciliabili con il cristianesimo. Dal 1540 diventa fondamentale. Uno dei primi a interessarsene fu Gerardi Cinzio che scrisse un commento a quest'opera soffermandosi sugli aspetti dell'orrore, tipici delle tragedie. Anche Sperone Speroni si interessa a quest'opera ed è massimo rappresentante dell'aristotelismo padovano che passa da filosofico a letterario. Diventa maestro di Torquato Tasso,scrive Canace, modello esemplare di tragedia aristotelica, fatta secondo le regole di Aristotele: essa mostra come, a partire da rigide regole, non si possa ottenere un'opera di successo. Le storie trattate erano lontane dalla sensibilità popolare. Dagli anni '40 iniziano i commenti alla poetica di Aristotele da parte di Maggi, Lombardi, Fracastoro, ma soprattutto Francesco Robertelli, dotto di Udine, che nel 1548 mette in circolazione il primo vero commento alla poetica di Aristotele, dando inizio alla fase scientifica dei commenti. Vengono messe in luce le dottrine cristiane attraverso un'analisi complessa di regole precise. Nel primo rinascimento l'imitazione degli antichi era sufficiente perché l'opera avesse un contenuto morale ed una struttura corretta, mentre nel secondo vengono inserite quelle regole che l'artista non è più in grado di trovare da solo. Secondo Aristotele la poesia non cerca il singolare ma l'universale: l'artista cerca la verità come dovrebbe essere, non com'è; questo perché l'arte letteraria presenta le cose come dovrebbero essere, mentre la storia presenta la verità com'è. La storia fa conoscere soltanto ciò che è accaduto e per questo non è filosoficamente utile tanto quanto l'arte letteraria. L'opera d'arte, in particolare la tragedia, per Aristotele deve avere un effetto morale: deve temperare le passioni.
Aristotele insegna delle norme essenziali per la poesia epica e per la tragedia, riassunte nelle 3unità:
di azione: la tragedia deve essere un organismo coerente e compatto senza elementi che possono distrarre. Unità di tempoe di spazio: serve alla verosimiglianza , la tragedia deve svolgersi nell'arco di 24h e deve avere uno spazio definito, non dispersivo. Queste unità sono il prodotto della volontà di dare delle regole alla letteratura. Era necessario stabilire queste regole perché gli artisti si trovano un'epoca di inquietudine e perché la scoperta dei libri di Aristotele crea entusiasmo. Queste regole sono da attribuirsi + agli aristotelici che ad Aristotele stesso. I principi corrispondono alle esigenze dell'epoca; il problema fondamentale è quello di armonizzare i caratteri principali della tragedia antica con il cristianesimo, in particolare la catarsi(=liberazione), aspetto psicologico morale della tragedia. Secondo Aristotele bisogna rappresentare eleos cai fobos, pietà e paura, per la liberazione di siffatte passioni. Liberare l'uomo dalle paure di Dio contrasta con il cristianesimo; secondo Aristotele sottraendo l'uomo da queste paure egli è costretto a sopportarle razionalmente: per questo motivo bisogna abituarsi alla rappresentazione del male per rafforzare la propria virtù.
L'arte è quindi moralmente e filosoficamente utile, in particolare aiuta a rafforzare le virtù dell'uomo e a far fronte ai problemi dell'esistenza. I fini della tragedia sono quindi inconciliabili con il cristianesimo perché essa aiuta a liberare dalle passioni che sono necessarie in ambito cristiano. Maggi cerca di armonizzare queste tendenze traducendo toiuton(=siffatti) diversamente: la paura e la pietà sono lo strumento attraverso il quale l'animo può essere liberato da paure simili a queste. Questa interpretazione risulta debole. Un altro commentatore è Pietro Vettori, il quale ribadisce che Aristotele intende soprattutto pietà e paura. Il problema di fondo resta: il meccanismo strutturale non è conciliabile con la religione cristiana. I casi inesplicabili della tragedia devono farci pensare alle forze trascendenti a cui siamo sottoposti; la tragedia deve porci davanti alla rappresentazione dell'uomo travolto dalle passioni. Bisogna mostrare all'uomo la tragedia dei casi inesplicabili per spingerlo a riflettere sulla condizione umana.
La grave mancanza dell’aristotelismo è l’assenza del realismo: le tragedie non rispecchiano mai vicende reali. Unico interesse è quello della costruzione artificiosa che consente la catarsi.. Il protagonista non deve essere né totalmente buono né totalmente cattivo, perché, ad esempio, se fosse cattivo lo spettatore sarebbe felice nel vederlo afflitto da tragedie, deve commettere un errore di calcolo (amarpia) e deve essere travolto da un destino atroce. Il lieto fine avviene quando una situazione potenzialmente tragica viene risolta da un personaggio che porta ad una conclusione risolutiva:in questo caso viene meno il genere letterario che si trasforma in qualcosa di intermedio tra tragedia e commedia(es. Ancesti di Euripide). La tragedia no può essere costruita in modo fedele ad Aristotele ed essere efficace perché: 1 ha una precettistica che non rispecchia la verità; 2 ha una struttura troppo rigida; 3 è dovuta a regole datate in base al periodo storico. Le esigenze di aristotelismo letterario e controriforma sono comuni: la catarsi, l'utilità dell'arte e il realismo filosofico, due piani distinti, uno laico ed uno religioso, finiscono per incontrarsi.
Piccolomini + Minturno.
P è di scuola padovana aristotelica traduce la poetica in volgare con uno stile molto chiaro. Pur stimando Aristotele, critica le unità di tempo e spazio, che considera inutili , non di azione, perché crede che quest'ultima abbia una sua ratio ma non debba essere imposta come regola. Critica Aristotele quando sostiene che non ci possono essere i buoni perseguitati: la personalità deve essere intermedia. La rappresentazione per essere realistica deve prevedere il male anche per l'assolutamente buono e l'assolutamente cattivo. La provvidenza c'è ma è imperscrutabile. La sua grandezza sta nel non ripudiare la poetica di Aristotele ma di contestualizzarla: cerca di interpretarlo, completarlo e migliorarlo. Antonio Sebastiano Minturno scrive nel 1559 De poeta, dedicata alla letteratura volgare e latina e Arte poetica nel 63, un dialogo sulla funzione della tragedia. Afferma contro gli aristotelici che il fine della tragedia è farci rendere conto della fragilità della condizione umana . Dice che non bisogna tanto temperare le passioni quanto rendersi conto che l’uomo è sensibile e fragile, quindi l’unico conforto è la moralità. L'uomo travolto dal male si comporta con razionalità e rispetto per la verità e in questo modo trova conforto. In questo periodo vi è una ricerca di regole obbiettive che consentano all'arte di passare da sentimentale a razionalistico-scientifica.
Castelvetro + Scaligero.
L’arte figurativa è eccellente ed ha più successo in Italia rispetto a quella letteraria. In Italia non fu vietata letteratura e teatro, in Inghilterra si. Negli altri paesi europei infatti, soprattutto in quelli protestanti, l'arte era rifiutata. Varchi, aristotelico, sostiene che la letteratura non sia meno efficace della filosofia per quanto riguarda la virtù. Il gusto resta lo stesso, cambierà con il manierismo, c’è + decoro. Gli autori + importanti furono Castelvetro e Scaligero. S aveva lavorato in Francia ed era venuto a contatto con il calvinismo trovando giustificazioni politiche; la sua letteratura, regolata e arbitraria dal punto di vista morale, consentirà ai francesi di plasmare la loro letteratura attraverso la poetica di Aristotele rendendola classica. Ad es. Racine e Cornei imposteranno loro tragedie sulla poetica di Aristotele secondo interpretazione di Scaligero. La poesia è parte della morale, serve a giovare, ha funzione didascalica. C: l’arte è utile all’intrattenimento. Entrambi si giustificano con Aristotele ma in realtà mostrano eccessi e di scrupolo moralistico da una parte ed eccessi di intrattenimento dall'altra. In Italia la tragedia fallisce perché c’è un sistema fisso che rende più importante lo svolgimento della trama che il contenuto ed il personaggio è tipizzato, privo di personalità. Si esclude la riflessione sui drammi della vita perché quello che importa è la struttura. Il contenuto è quindi inutile e lontano dalla sensibilità popolare, la trama è inventata. L'imitazione dei classici + le regole di Aristotele fa si che il Rinascimento non abbia una sua vera tragedia: essa manca perché non si guarda allo spirito dei classici ma alla forma fedele alla precettistica di Aristotele.

Situazione italiana.
Non ci furono grandi produzioni, tolto Orlando, perché si imitano male i classici. Ci si basa su Canace di Speroni, una storia di incesto e drammi familiari che, dopo lo spannung a metà dell'opera, in conclusione si risolvono. Mancano riflessioni sulla vita e passioni vere. Queste storie non piacevano ai contemporanei che attribuivano l'insuccesso delle opere ad un allontanamento dal modello aristotelico e quindi cercavano di costruire opere strutturalmente sempre più fedeli alle regole di Aristotele. L'errore era seguire scrupolosamente le regole che facevano diventare scientifica la tragedia, motivo x cui questo genere fallisce. X essere efficace la tragedia deve esprimere passioni comuni al popolo concentrandosi sugli aspetti psicologici dei personaggi. Il linguaggio italiano inoltre era poco comunicativo,fisso, innaturale, artificioso.
In Italia la Controriforma non aveva interferito sui letterati, i quali, non curanti della critica situazione del Nord Europa, continuano sulla strada della classicità scrivendo poemetti in latino: questo da un lato rappresenta un pregio perché vi è rispetto per la moralità, dall'altro è un difetto perché si rischia di chiudersi rispetto al resto del mondo. La mentalità del tempo, mescolanza tra umanesimo, rinascimento e controriforma, è rappresentata da Giovanni della Casa nel Galateo, espressione di questo limite della mentalità italiana. Tra gli autori + rappresentativi c’è Giovan Battista Gelli, che manifesta la consueta fiducia per la ragione, la cultura umanistica, la saggezza e la temperanza. Scrive Circe, un’operetta dove Ulisse parla ai compagni trasformati in animale cercando di persuaderli a tornare uomini(allegoria del superamento di quella condizione per tornare alla razionalità). Questi si rifiutano: idea pessimistica dell'umanità, Circe li ha trasformati in ciò che essenzialmente erano, cioè uomini che preferivano abbandonarsi agli istinti e restare ignoranti. Ulisse riesce a convincere un elefante che da uomo era stato filosofo. Piccolomini crede che l'uomo abbia bisogno della razionalità e della filosofia. Lo studio e lo sforzo morale nel perfezionamento quotidiano sono la strada per la corretta formazione. Il rischio è la chiusura nei confronti della novità, del cambiamento: vedi Galileo. Michelle de Montaigne appartiene alla stessa tradizione culturale di Piccolomini ma il suo atteggiamento è diverso perché è influenzato dalla lontananza da Roma. In lui c'è un atteggiamento riformistico condizionato ma la sua romanità è condizionata dal fatto che vive in Francia. Scrive saggi tra '70 e '90: essi trattano di fiducia nella ragione. Prese parte alle guerre di religione e scelse la parte cattolica. Imparò il latino prima del francese. È diffidente verso Biblicismo e fideismo protestante, ne parla in modo autobiografico nei suoi saggi poiché le riflessioni sono basate sulla sua personale esperienza. I temi non sono mai superficiali, manifestano la sua saggezza umanistica, sono basati su equilibrio e ragionevolezza, e sono: fortuna, sorte, amicizia...oltre ai classici cita Ariosto e Petrarca. La saggezza si acquisisce con il perfezionamento giornaliero, non con la grazia(contro Lutero) È importante l’insegnamento come tradizione del passaggio del sapere da colui che sa a colui che non sa.. Riflette sulla reciproca influenza di anima e corpo. Tende a utilizzare lo scetticismo in modo strategico per porsi in modo umile nei confronti di chi gli può insegnare qualcosa. Nel saggio Apologia di Raymond Sebond Montaigne coglie degli aspetti che sfrutta, esprimendo il suo scetticismo, per avvalorare la sua tesi che l'uomo è consapevole di essere debole nei confronti della verità e che bisogna rendersi conto dei propri limiti. “Che cosa posso sapere” è una frase a lui attribuita per esprimere il concetto che l'uomo può sapere molto poco e questo deve spingerlo ad un miglioramento.

Manierismo.
È un concetto ripreso dall'arte figurativa, l’imitazione della maniera dell’autore. Ciò che nel rinascimento è moderato, nel manierismo viene accresciuto e costruito. Si imita la maniera dei grandi autori approfondendola, con risultati artificiosi e innaturali. L’arte è semplice imitazione della realtà. L’artista non si ispira + alla realtà ma a qualcosa di ideale, supera la natura, diventa + interessante e + bella. L'effetto che l'artista vuole ottenere è la meraviglia. La storia paradigma di questa essenza è quella dell'autore che prende 7 donne e ne rappresenta le parti migliori per creare l'ideale di bellezza. Si passa dal realismo all'idealismo. Federico Zuccari sostiene che l’artista si debba svincolare dalla realtà. L’artista diventa quindi attento al proprio concetto di realtà. Manierismo è il nome x tutta l’atmosfera culturale mentre concettismo è in letteratura. Gabriello Chiabrera è un manierista che utilizza il patetismo, cioè l’idealizzazione eroica attraverso un classicismo affettato. C’è una scoperta verso la sublimazione del gesto eroico. Rompe le idee di Petrarca, riprende autori classici, in particolare Pindaro per la poesia. Il suo limite è che la sua poesia è celebrativa, occasionale, non ha un vero centro. Egli è il primo che cerca di tradurre in forme volgari la metrica quantitativa in accentuativa, cerca cioè di trasformare la metrica italiana in quella classica. Il manierismo finirà o nei drammi pastorali o nei racconti eroici e quindi nei melodrammi, generi comunque fallimentari.
Telesio + Campanella.
I momenti di crisi vengono rappresentati da Telesio, Campanella e Bruno. Si cerca di unire filosofia aristotelica a filosofia tomista. I limiti del sistema aristotelico sono due: 1 impossibilità di dare un taglio personale; 2 la spiegazione della natura e del cosmo è ancora legata alla filosofia di Aristotele. Il problema è far diventare questi autori dei principi di autorità. Telesio si accosta alla natura, x lui retta da un sistema meccanicistico, come anche l’anima e la morale. Rifiuta la pretesa di Aristotele di applicare regole metafisiche alla fisica: compie però l’errore opposto, cioè spiega in termini fisici ciò che non riguardava la scienza, cioè anima e morale, usando forze del caldo e del freddo. Campanella si scontra con il sistema, cerca di allontanarsi da Aristotele ed avvicinarsi a Platone. Fu perseguitato per i suoi progetti politici: cerca di creare una monarchia nazionale di tipo cesaropapista cercando l’appoggio di altri centri del potere politico. Fu accusato di eresia. Si finse matto x essere risparmiato e fu condannato al carcere a vita a 32 anni. Scrisse in carcere “la città del sole”, di base platonica: la società è comunista, i figli sono di tutti, le donne ne fanno parte, gli accoppiamenti sono controllati, a capo c’è un sacerdote, si crede in una religione naturale, cioè credenza dei popoli verso concetti cm giustizia. Crede che Dio sia infinito e decida da solo di autolimitarsi nella creazione del mondo: visione influenzata dalla Cabala ebraica, segue la teoria dello tzimtzum, tendenza di Dio ad autolimitarsi: Dio è causa di tutto ma poiché è anche amore si limita per creare il mondo. Ma la sua è una filosofia razionale e c’è un’eliminazione del libero arbitrio; non è una filosofia moderna, tende a riproporre una filosofia sincretista e medievale, per questo è in ritardo storicamente perché c’erano già Cartesio e Galileo.

Bruno.
Bruno (1548-1600) porta all’estremo la crisi e rifiuta la metafisica di Aristotele e la distinzione tra mondo celeste e sublunare. Nel mondo c’è razionalità ma non aristotelica, che porterà all’idealismo. Se Dio è infinito, l’uomo, sua manifestazione, lo è comunque. Trascendenza e immanenza insieme. L’anima è manifestazione di Dio, distinta dall’uomo. Scrive due opere: eroici furori, dove l’uomo ritrova Dio e si divinizza lui stesso, dove bisogna trovare la propria individualità nella molteplicità del mondo; lo spaccio della bestia trionfante, dove si esalta l’importanza della filosofia: la razionalità è indispensabile all’uomo x capire i suoi limiti. Il raggiungimento del divino è x pochi. La filosofia religiosa di Bruno ha carattere medievale e prevede prima attenzione alla razionalità, poi ascesi verso Dio attraverso un carattere mistico. Veicola una gnosi opposta alla filosofia cristiana e per questo viene denunciato da Mocenigo e successivamente processato dall'inquisizione e mandato al rogo. Fu importante la condanna dell'inquisizione al pensiero di Bruno che altrimenti non si sarebbe diffuso.

Inghilterra – Italia.
Il Rinascimento si diffonde anche in Europa, soprattutto in Inghilterra e Spagna. In Inghilterra c’era stata una diffusione di umanesimo italiano, fermata però dopo la crisi anglicana: c’era pessimismo e sfiducia verso l’uomo. Qui si diffonde il puritanesimo e prevalgono gli elementi religiosi. In letteratura si diffondono inni religiosi ed opere allegoriche. Il teatro veniva condannato dai puritani perché considerato immorale. Elisabetta lo proteggerà poiché si rende conto che è uno strumento di propaganda (panem et circenses). Il teatro produce centinaia di drammi, tra i quali quelli di Shakespeare. È un teatro di caratteri umanistici, non vi sono semplici storie e ottusi precetti aristotelici: viene rappresentata la vita reale, gli uomini vengono rappresentati nei loro vizzi e virtù. Due opere importanti: Amleto, dramma dell’anima con personaggi a tutto tondo; Re Lear, tragedia che mostra il dolore e la sofferenza: contemplazione della vita fatta da uno spirito umanistico. S esclude la solita idea del premiare il bene e condannare il male: il mondo è visto in modo autonomo, la vera coscienza religiosa è quella che esclude il premio dato al buono e la punizione al cattivo, nella sua commedia non c'è nessun deus ex machina. La sua grandezza sta nel rappresentare bene e male in termini oggettivi. Shakespeare e Cervantes sono rappresentativi di quello spirito che in Italia si è deteriorato.

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