L'assiuolo di Giovanni Pascoli

Materie:Altro
Categoria:Italiano

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Testo

L’assiuolo
di Giovanni Pascoli

Dov’era la luna? chè il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi:
chiù…

Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chiù…

Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento.
Squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
Che forse non s’aprono più?…);
e c’era quel pianto di morte…
chiù…

ANALISI

Data l’assenza di strumenti di decodifica, quali note o apparati didattici, l’analisi riguardante tale poesia è realizzabile unicamente sul piano strutturale (metrica e figure retoriche), escludendo così qualsiasi forma di arricchimento come, ad esempio, accenni storici sulla vita dell’autore, unitamente alla possibilità di studiare le ripercussioni che la vicenda umana dello scrittore possa avere determinato sull’opera stessa. Lo schema metrico è basato su novenari (versi formati da nove sillabe), raggruppati in tre strofe di sette versi ciascuna. La struttura presenta una rima alternata (ABAB CDCD) ed è caratterizzata dalla presenza di un ritornello (chiù…), in rima con il sesto verso di ogni strofa. Tuttavia l’analisi risulta ampia ed interessante soprattutto circa la ricerca e lo studio di figure retoriche. Innanzitutto appare diffuso il ricorso al cosiddetto “enjambement”, ossia la costruzione di periodi su versi differenti (per la precisione, la fine di una frase è riportata nel verso successivo a quello in cui l’enunciato stesso ha inizio). Inoltre sono riscontrabili numerose ricercatezze stilistiche comuni a tutte le strofe, quali:
1) metafora (alba di perla…nebbia di latte…sospiro di vento…): 2° verso di ogni strofa;
2) climax ascendente, finalizzato a creare un effetto di progressione che potenzia l’espressività del discorso tramite la disposizione di termini basata sulla crescente intensità del loro significato (voce…singulto…pianto…): 7° verso d ogni strofa.
In seguito è importante analizzare le figure retoriche specifiche di ogni strofa. Nella prima strofa è inserita una sinestesia, ossia un accostamento di parole che si riferiscono a diversi campi sensoriali (soffi di lampi…), ed una metonimia (nero di nubi…), che determina l’associazione di due termini secondo precise relazioni qualitative (in questo caso è reso concreto un concetto astratto). La seconda strofa è invece costituita da un’anafora, basata sulla ripetizione di una precisa locuzione (sentivo…), e da un’allitterazione, cioè la successione di sostantivi che cominciano e terminano con lo stesso fonema (fru fru tra le fratte…). Nella terza ed ultima strofa sono riscontrabili suoni onomatopeici (squassavano le cavallette i finissimi sistri…), relativamente ai quali è però necessario riportare una breve riflessione. Il sistro è infatti uno strumento musicale a lamine sottilissime, in uso nell’Antico Egitto nel corso di cerimonie magiche e misteriche per richiedere la presenza di una divinità. Poiché attribuito ad Iside, dea dell’Oltretomba, suonare i sistri significa rievocare la morte: sul piano paradigmatico è quindi individuabile una metafora.
Terminata la ricerca di figure retoriche, può risultare utile studiare le singole parole componenti ogni strofa al fine di individuare le vocali predominanti in ogni quartina e ricavare così il messaggio che esse possono trasmettere alla nostra mente. Nella prima strofa, globalmente caratterizzata dalla A e della E, prevale la vocale E nella prima quartina, mentre è riscontrabile un alto numero di A e U nella restante parte: in particolare si verifica contemporaneamente una presenza ed assenza inquietante in quanto si vedono delle scene (presenza), le quali tuttavia non trasmettono alcuna idea di vita (assenza). Nella seconda strofa, invece, a livello generale qualificata da numerose E, spiccano la vocale A e la vocale U, rispettivamente nella prima e seconda quartina. Infine, nella terza strofa è rintracciabile un quantitativo alquanto elevato di E nei primi 4 versi; viceversa, nella seconda quartina, predominano le vocali O e U. Poiché soprattutto costituita dalle I, tale strofa sembra riprodurre il cigolio di una porta che si apre: così si determina però una contraddizione in termini, in quanto la porta descritta nei versi della poesia appare destinata a non essere mai più aperta. L’intera poesia trasmette quindi il senso del dubbio, della ricerca, dell’attesa. Un ulteriore elemento di analisi è sicuramente il titolo. È infatti evidente in esso il ricorso ad un arcaismo, in quanto “Assiolo” sarebbe il termine scientifico necessario per identificare tale animale, circa il quale si ritiene opportuno realizzare una breve descrizione. L’assiolo è un uccello rapace notturno (il quale quindi dorme di giorno e vola di notte), somigliante al gufo ed alla civetta. Caratterizzato da piumaggio nero e grigio, possiede occhi rotondi e presenta due ciuffi di piume ritti sul capo; inoltre tende ad occupare i nidi costruiti da altri uccelli. Il suo verso lamentoso e prolungato è interpretato come segno di cattivo augurio. Al nome scientifico “Assiolo” ed al riferimento arcaico “Assiuolo”, si accompagna il termine folkloristico “Chiù”. È possibile ipotizzare che l’autore abbia scelto tale titolo per i seguenti motivi:
1) per la musicalità della parola (piano del significante);
2) in quanto onomatopeico in confronto ai singoli versi (piano del significante);
3) poiché collegato ai sistri (piano del significato).
Per concludere, è importante studiare brevemente alcuni versi, in relazione al significato globale della poesia, per estrapolarne il messaggio che l’autore era intenzionato a trasmettere. Gli alberi che svettano verso il cielo (il melo ed il mandorlo), sebbene noti e conosciuti, assomigliano a spettri, il cui effetto di timore e la cui aura di paura sono notevolmente potenziati ed amplificati dalla presenza terrificante della luna. Ne deriva quindi un quadro impressionista, il quale rievoca nello spettatore un insieme di immagini, sensazioni, sentimenti ed emozioni che diventano un paesaggio dell’animo, malgrado partano dalla realtà.

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