Isabel Allende - D'amore e d'ombra

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Data:04.09.2007
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Testo

SCHEDA DI LETTURA: D’AMORE E OMBRA
AUTORE: Isabel Allende
TITOLO: D’amore e ombra
EDITORE: Feltrinelli
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1984
GENERE: Romanzo
TEMPO DELLA STORIA: dittatura del Generale Pinochet (1973-1990)
LUOGO DELLA STORIA: America del Sud (Cile)

SINTESI DELLA TRAMA
Il libro racconta la storia d’amore tra la giornalista Irene Bèltran e il fotografo Francisco Leal, impegnati nel risolvere il mistero della scomparsa di Evangelina Ranquileo, una ragazza che periodicamente ha stati di trance che provocano miracoli.
CIT pag 38: “Un grido acuto e il baccano di stoviglie rotte li avevano avvertiti che succedeva qualcosa dentro la casa. Avevano trovato Evangelina di schiena per terra, appoggiata ai talloni e alla nuca, piegata all’indietro come un arco, vomitando schiuma dalla bocca e circondata da tazze e piatti rotti.
La madre, spaventata, era ricorsa al primo rimedio che le era passato per la testa: le aveva vuotato addosso un secchio d’acqua fredda, ma questo, invece che calmarla, aveva fatto aumentare i segni allarmanti. La schiuma era diventata una bava rosacea quando la giovane si era morsa la lingua, i suoi occhi si erano arrovesciati perdendosi all’infinito, aveva rabbrividito fra una convulsione e l’altra e la stanza si era impregnata d’angoscia e di odore di escrementi. Così violenta era stata la tensione che le grosse pareti di mattoni crudi sembravano vibrare come se un segreto timore ne percorresse le viscere. (…) La crisi era durata pochi minuti ed aveva lasciato Evangelina spossata, la madre e il fratello terrorizzati e la casa a soqquadro.”
Irene e Francisco, intenti ad indagare sui presunti miracoli della ragazza, sono testimoni dell’intervento di un gruppo di militari che vuole prendere Evangelina. La ragazza reagisce violentemente, in uno strato di trance, e ridicolizza il generale che comanda i militari.
Dopo pochi giorni Evangelina viene portata via dalla polizia e viene data per scomparsa.
I due, volenterosi di aiutare la famiglia di Evangelina, si mettono sulle sue tracce, cercando la ragazza, innanzi tutto nel carcere dove era stata rinchiusa, infine alla morgue, rifacendo il percorso che facevano abitualmente i familiari dei desaparecidos, prigionieri politici e persone comuni fatte sparire dai generali delle Forze Armate
La storia, infatti, è ambientata in Cile, durante la dittatura del generale Augusto Pinochet.
Alla fine, con l’aiuto di Pradelio Ranquileo, fratello di Evangelina, ex militare delle Forze Armate che si era rifugiato sulle montagne, scoprono che il luogo dove avrebbero potuto trovare qualche risposta sarebbe stato la miniera abbandonata di Los Ricos.
I due giovani si recano senza esitare alla miniera e lì scoprono, oltre al corpo di Evangelina Ranquileo, i cadaveri di molte altre persone, fatte sparire dal generale.
CIT pag 162: “L’entrata della miniera era un foro aperto nella montagna come una bocca muta che gridava senza voce. Era ostruita da pietre, terra battuta e una mistura di cemento. Ebbero l’impressione che nessuno passava per quei paraggi da molti anni. La solitudine si era istallata definitivamente, cancellando le tracce del sentiero e il ricordo della vita.”
Chiedono allora sostegno e protezione al vescovo che porta alla luce questa scoperta. La notizia si propaga molto velocemente e giungono allora sul posto i parenti dei desaparecidos, per cercare i corpi dei loro cari.
CIT pag 197: “L’orrore venne commentato tra mucchi di verdura e frutta nei mercati, tra alunni e maestri nelle scuole, tra gli operai nelle fabbriche e persino nei chiusi salotti della borghesia, dove per qualcuno fu una sorpresa scoprire che qualcosa funzionava male nel paese. Il mormorio timoroso che per anni si era nascosto dietro le porte e i chiavistelli sbarrati, per la prima volta uscì in strada gridando a gran voce e quel lamento, accresciuto da mille nuovi casi emersi alla luce, scosse tutti gli spiriti.”
Dopo un falso processo al generale, che viene assolto, un attentato fallito ad Irene, ai due giovani non resta altro che percorrere la strada dell’esilio, perché altrimenti non sarebbero stati più al sicuro.
CIT pag 242-243: “Non avrebbe più percorso le strade dell’infanzia, né sentito il dolce accento della lingua creola; non avrebbe visto il profilo dei suoi monti alla sera, non l’avrebbe ninnata il canto dei fiumi, non avrebbe aspirato l’aroma di basilico nella cucina né udito la pioggia che evaporava sul tetto della casa. Non solo perdeva Rosa, la madre, gli amici, il lavoro e il passato. Perdeva la sua patria.”
CIT pag 243-244: “Si sentivano piccoli, soli, vulnerabili, due naviganti persi in un mare di cime e di nuvole, in un silenzio lunare; ma sentivano pure che il loro amore aveva acquisito una nuova e formidabile dimensione che sarebbe stato l’unica fonte di forza nell’esilio.
Nella luce dorata dell’alba si fermarono per guardare la loro terra un ultima volta.
- Ritorneremo?- mormorò Irene.
- Ritorneremo – rispose Francisco.
E, negli anni successivi, quella parola avrebbe costellato i loro destini: ritorneremo, ritorneremo…”

DESCRIZIONE DEI PERSONAGGI PRINCIPALI
IRENE BELTRAN
Irene fa la giornalista in una rivista femminile, una delle poche non toccate dalla censura.
La mamma Beatriz, è proprietaria di una casa di cura per anziani, “La Volontà di Dio”, situata sopra casa sua, e il padre è fuggito quando lei era ancora giovane.
La famiglia prima era agiata, ma dopo la fuga-scomparsa del padre i guadagni erano bruscamente calati.
CIT pag 125: “Irene Beltran era stata una bambina viziata, figlia unica di genitori agiati, protetta dai contatti con il mondo e persino dalle inquietudini del suo stesso cuore. Lusinghe, vezzi, carezze, scuola inglese per signorine, università cattolica, molta cautela con le notizie della stampa e della televisione, c’è così tanta cattiveria e violenza, è meglio tenerla al margine da queste cose, dovrà già soffrire in seguito, è inevitabile, ma lasciamo che passi un infanzia felice, dormi pure bimba mia che la tua mamma veglia.”
Fino alle vicende di Evangelina, Irene aveva vissuto in una dimensione che non teneva conto dell’esterno, credendo che in fondo la dittatura non fosse una cosa così cattiva, mentre con il passare del tempo cresce interiormente e comincia a rendersi conto della barbarie che si sta sviluppando intorno a lei.
CIT pag 125: “- E adesso, amica mia, raccontami perché sei triste.
- Perché finora ho vissuto sognando e ho paura di svegliarmi.”
E’ fidanzata con Gustavo Morante, militare delle Forze Armate e si vorrebbe sposare con lui, ma entra nella sua vita Francisco, di cui si innamora e con il quale partecipa a tutte le avventure.
CIT pag 53: “Non potevano fare a meno l’uno dell’altra, si erano abituati a stare insieme durante il lavoro e nel tempo libero, inventando diversi pretesti per non separarsi. Spartivano le giornate stupiti della frequenza dei loro incontri. Amavano la stessa musica, leggevano gli stessi poeti, preferivano il vino bianco secco, ridevano all’unisono, si commuovevano per medesime ingiustizie e arrossivano dinanzi alle stesse vergogne.”
FRANCISCO LEAL
Francisco è un fotografo laureato in psicologia. La sua famiglia è di umili origini e lui trascorre la sua giovinezza in tranquillità, tra le idee politiche contro la dittatura del padre (aveva una stamperia clandestina in cucina) e le coccole della madre. Ha due fratelli, e con uno in particolare, Josè, ha un rapporto speciale di amicizia e complicità.
CIT pag 88: “I Leal avevano percorso le strade dell’esilio, si erano adattati alla povertà, avevano cercato lavoro, si erano fatti degli amici e si erano istallati all’altra estremità del mondo superando la paralisi iniziale di chi perde le proprie radici. Avevano dato alla luce una nuova forza, nata dalla sofferenza e dal bisogno.”
Con il fratello infatti, che è un prete, collabora per aiutare i più bisognosi e inoltre offre segretamente aiuto agli esiliati.
CIT pag 104: “Francisco non indietreggiava nel momento di affrontare la violenza, era un anello di quella lunga catena umana che si muoveva nella clandestinità e lui conosceva la dittatura dietro le quinte. Nessuno sospettava il suo traffico di rifugiati, di messaggi, di denaro proveniente da misteriose fonti, di nomi, dati e prove accumulati per spedirle all’estero se un giorno qualcuno avesse deciso di scriverne la storia. Ma la repressione non l’aveva ancora toccato, riusciva a scivolare sfiorandola appena, sempre sul bordo dell’abisso.”
Conosce Irene Beltran quando, cercando lavoro come fotografo, giunge alla redazione del giornale dove lei lavora. Tra i due c’è subito intesa, e la loro intensa amicizia si trasforma poi in un’appassionante storia d’amore.
CIT pag 97: “Si sentiva irrimediabilmente attratto verso di lei, in sua presenza si esacerbavano tutti i suoi sensi e il suo spirito si colmava di allegria. Irene lo divertiva, lo affascinava. Sotto la sua apparenza volubile, incosciente e persino candida c’era un essenza senza macchia, come il cuore di un frutto in attesa del suo tempo di maturazione.”
EVANGELINA RANQUILEO
Evangelina è una ragazza dalle facoltà medianiche, le sue trance richiamano sempre tanti fedeli che giungono fino alla sua casa per chiedere miracoli.
La famiglia di Evangelina è una famiglia povera, che vive del lavoro dei campi, ma è la madre a dirigere la casa poiché il padre spesso è fuori città con i circhi di passaggio.
Evangelina alla nascita è stata scambiata all’ospedale ma la famiglia Ranquileo l’ha sempre trattata come una di loro.

DESCRIZIONE LUOGHI PRINCIPALI
L’intera vicenda si svolge in Cile, nei paesi e nelle città vicini alla Cordigliera della Ande.
Quello che emerge dalle poche descrizioni è l’immagine di una regione divisa in due, con confini invisibili: da una parte i ricchi che vivono negli agi; dall’altra parte dei muri i quartieri più poveri dove la gente spesso non riesce a sopravvivere.
CIT pag 153: “(…) riuscì a godersi l’attraente spettacolo della città in primavera, delle strade pulite, dei muri dipinti di recente, della gente cortese e disciplinata, tutte cose di cui bisognava ringraziare l’autorità, che esercitavano controllo e vicinanza. Osservò le vetrine dei negozi zeppe di merci esotiche mai messe in vendita nel paese, i lussuosi edifici con piscine circondate da palme nane sugli attici, chiocciole di cemento in cui si aprivano botteghe stravaganti per i nuovi ricchi e alti muri che nascondevano le zone della povertà, dove la vita trascorreva fuori dell’ordine del tempo e delle leggi di Dio. Dinanzi all’impossibilità di eliminare la miseria, si era proibito di parlarne.”
CIT pag 154: “Mediante una legge di segregazione non scritta, ma nota a tutti, funzionavano due paesi sullo stesso territorio nazionale, l’uno dell’elite dorata e potente, e l’altro della massa emarginata e silenziosa.”
FRASE CHE PIU’ MI HA COLPITO
“Tendete solo al presente. Non sciupate energia piangendo sul passato o sognando il domani.
La nostalgia consuma e annienta, è il vizio degli esiliati.” (pag 234)
Questa frase, detta dal professor Leal, padre di Francisco prima che i due giovani intraprendano la strada dell’esilio è quella che mi ha colpito di più.
Infatti in questa frase emerge tutta la nostalgia della madrepatria del professore, che aveva lasciato la sua Spagna con la famiglia per cercare una vita migliore.
Con il suo monito, infatti, cerca di non far fare al figlio a ad Irene, l’errore che ha commesso lui, cioè quello di logorarsi nella nostalgia.
Il padre di Francesco riesce così a dare un ultimo insegnamento al figlio, che percorrerà le strade, già percorse dal padre, dell’esilio.
COMMENTO
Questo libro mi è piaciuto poiché presenta un tema molto “pericoloso” come i desaparecidos del Sud America, in modo molto schietto e reale, senza giri di parole. La trama è molto movimentata e quindi la lettura scorre veloce e piacevole, senza eccessive descrizioni, o comunque se sono presenti sono molto scorrevoli.
Ci sono molti personaggi anche se a mio parere forse l’autrice non riesce a controllarli tutti e di alcuni si perdono per strada le vicende (non sappiamo che fine fa Pradelio).
Riesce comunque bene a raccontare le vicende e gli stati d’animo provati, forse anche perché, come scritto all’inizio, è tratto da una storia vera.
E’ un bel libro che consiglierei di leggere, soprattutto a quelle persone che vogliono sapere un po’ di storia dal punto di vista della popolazione e delle ripercussioni dirette della dittatura, che porta ad uno sconvolgimento di realtà sociali già consolidate (i soldati sono costretti a catturare ed a uccidere i loro vicini di casa).

Scheda di lettura: D’amore e ombra 1/2

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