immaginario collettivo, figura dell'artista e pubblico nella seconda metà dell' 800

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Testo

Letteratura Europea nella seconda metà del 900
PIANO LETTERARIO: subito dopo il 1848, Flaubert e Baudelaire anticipano le tendenze che pochi anni dopo s’impongono con il Naturalismo e con il Simbolismo, mentre in Italia le loro posizioni vengono accolte e propagandate dal movimento della Scapigliatura.
PIANO STORICO: durante questo periodo si vede il passaggio in Europa da una borghesia liberista a una imperialista. In una prima fase, che va dal 1849 al 1873, si assiste a un forte sviluppo economico promosso da una borghesia fedele ai principi del liberismo. Questo tipo di borghesia entra in crisi al momento della grande depressione( 1873-1895). l’economia europea tenta di uscire dalla depressione con una politica imperialistica: si formano grandi concentrazioni industriali monopolistiche che limitano la libera concorrenza; si creano nuovi mercati attraverso un’accentuazione della espansione colonialistica. Verso la fine dell’Ottocento, l’imperialismo economico è una nuova realtà, che costituisce la base dell’avvio della seconda rivoluzione industriale.
La parola IMPERIALISMO indica la politica aggressiva degli Stati europei, la cui guida è nelle mani del potere monopolistico e del ceto militare, e diretta alla conquista di nuove colonie in Africa e in Asia.
CAMPO LETTERARIO: le due tendenze dominanti di questo periodo sono il Naturalismo e il Simbolismo. Nel Naturalismo viene meno la partecipazione romantica ai destini della società: lo scrittore diventa uno specialista che osserva in modo distaccato e neutrale i meccanismi sociali, limitandosi a descriverli. Nel Simbolismo questo processo di estraneità si converte in una progressiva specializzazione linguistica, che fa della poesia un linguaggio assoluto.
Naturalismo e Simbolismo nascono in Francia a poca distanza l’uno dall’altro.
Il termine “Naturalismo” è dovuto alla concezione deterministica che ispira questa poetica: l’uomo è determinato dalla natura. Evidente è l’influenza del positivismo filosofico e del darwinismo.
Il termine “Simbolismo” rinvia a una poetica in cui si procede per simboli: attraverso l’intuizione il poeta rivela nei particolari l’universale, nel finito l’infinito.
Il simbolismo prende poi il sopravvento e domina tra il 1890 e il 1905. In questi anni il Simbolismo confluisce nel Decadentismo.
Il Decadentismo trova il suo manifesto in Francia con il romanzo di Huysmans Controcorrente; mentre in Italia si afferma solo a partire da Il piacere di D’Annunzio.
Il termine “Decadentismo” implica un’idea di decadenza, di tramonto della civiltà. Alle origini si trattava di un termine negativo, utilizzato per indicare la decadenza della borghesia liberale e del Romanticismo, e comporta un giudizio morale di condanna alla corruzione morale delle tendenze artistiche e letterarie affermatesi in Europa a partire dagli anni Ottanta.
Il Decadentismo fa dell’estetismo, cioè del culto della bellezza, la sua principale parola d’ordine e dell’irrazionalismo la sua ideologia privilegiata: il poeta rivelerebbe una verità superiore concepiti in modo del tutto sottratti alla razionalità.
I decadenti respingono il positivismo opponendosi così al Naturalismo. Sul piano politico, appoggiano le nascenti ideologie nazionaliste e imperialistiche.
Questo periodo termina poi con l’ingresso nel 1904 in Germania dell’Espressionismo, corrente letteraria molto distante dal Decadentismo.
IDEOLOGIE, TRASFORMAZIONI DELL’IMMAGINARIO, TEMI DELLA LETTERATURA
L’Ottocento è il periodo della modernità. Numerose invenzioni (telefono, treno, automobile) trasformano il modo di vivere lo spazio e il tempo.
Il rapporto con il mondo e la natura si fa sempre più mediato e indiretto. La stessa natura tende a diventare artificiale, a trasformarsi in una seconda natura creata dall’uomo. Baudelaire pone al centro della sua riflessione e della sua poesia questa radicale alterazione dell’esistenza, questo profondo cambiamento della qualità della vita. La sua poesia rappresenta la realtà alienante di un mondo artificiale in cui la natura è scomparsa ed è finita ogni possibilità d’incanto e di corrispondenza tra io e mondo.
Se Parigi è la capitale della modernità, Milano è l’unica che può corrisponderle.
Milano è la città dell’Esposizione nazionale inaugurata nel 1881. Queste esposizioni esaltavano l’ideologia principale della modernità,quella del progresso. L’Ottocento è infatti il secolo in cui il progresso diventa senso comune. Essa ruota intorno a punti cardine:
• Il nuovo e il giovane sono portatori di un valore positivo, mentre ciò che è vecchio appare arretrato;
• Il miglioramento materiale dipendente dalle scoperte scientifiche coincide con quello intellettuale e spirituale;
• Tutto il mondo partecipa allo sviluppo che è sostanzialmente unitario, cosicché le parti più arretrate del pianeta dovranno necessariamente seguirne l’esempio di quelle più avanzate.
In questo periodo influiscono le idee filosofiche ereditate dall’Illuminismo, le teorie del fondatore del positivismo (1830-1842), Comte, e le concezioni evoluzionistiche elaborate da Darwin.
A formare il nuovo senso comune contribuiscono anche le ideologie dell’imperialismo, che giustificano il colonialismo nel nome del progresso.
Si diffonde una mentalità realistica e materialistica; essa è portata avanti dalla nuova borghesia imperialista e positivistica, ma trova accettazione anche nel nascente movimento operaio.
Tra i letterati, questo movimento crea una scissione tra i favorevoli e i contrari: il rovescio oscuro del progresso è, per esempio, al centro della riflessione di Baudelaire, Verga condivide sia l’idea di un progresso visto come evoluzione naturale, ma poi dedica il suo interesse a coloro che ne sono le vittime; Pirandello, al contrario, irride il senso comune di chi vede tali applicazioni della scienza e della tecnologia la possibilità di una maggiore felicità per l’uomo.
L’industrializzazione e lo sviluppo della tecnologia potevano essere visti come una minaccia per il mondo umanistico. Emblematico per alcuni autori è l’immagine del treno che modifica sia il consueto panorama delle campagne, sconvolgendo con le sue corse ad alta velocità, sia lo scenario cittadino, in cui la stazione ferroviaria diventa formicolante luogo d’incontri. Il treno può diventare simbolo positivo del progresso, ma può essere raffigurato anche come un mostro orribile che travolge i sentimenti e l’interiorità dell’uomo: per Carducci può essere immagine positiva, ma anche negativa, mentre in Verga il treno rappresenta costantemente l’indifferenza dei ricchi borghesi nei confronti dei contadini siciliani.
L’immagine che caratterizza il periodo è il treno, la velocità.
Per quanto riguarda il progresso, troviamo lo sviluppo tecnologico, la velocità. Il treno rappresenta perfettamente questi concetti.
Inoltre, tra il 1830 e il 1842, Comte elabora la teoria del postivismo, che rappresenta l’immaginario del periodo, e cioè una concezione materialistica che afferma che: se la scienza è vera conoscenza, anche la vita umana può essere filtrata attraverso questo punto di vita.
Questo positivismo sostiene che la vera conoscenza viene attraverso il sapere scientifico e la sperimentazione, la scienza è vera conoscenza.
Prevede anche una concezione progressiva della storia, il futuro è meglio del passato.
Questa visione del mondo, prevede una visione empiristica, materialistica e deterministica.
Il determinismo è una modalità di guardare il mondo, le cose vengono determinate dai fattori che la compongono. Il determinismo crea una necessità di causa-effetto che si estende anche nella società, nell’universo umano (date certe cause, ottieni certi effetti); nasce la psicologia e la sociologia.
Darwin elabora invece la teoria dell’evoluzionismo, cioè la selezione naturale, la lotta per l’esistenza.
Un altro aspetto del moderno è il protagonismo delle masse, con le sue idee politiche, la folla diventa la protagonista della vita cittadina.
Il ceto intellettuale si trova di fronte all’esigenza di prendere una posizione netta di adesione o rifiuto nei confronti di un movimento che si proponeva l’obiettivo di un nuovo assetto complessivo della società.
Nasce dalla paura della folla una tendenza a studiarne la psicologia e i comportamenti. Questo interesse per la folla non è casuale. Risulta infatti assai avanzata la nascita di una società di massa, a cui corrisponde un’opinione pubblica vasta, articolata e complessa. Essa talora si organizza in partiti.
Si moltiplicano tematiche di evasione nell’esotico, in un mondo incontaminato dove la borghesia non è ancora arrivata.
Per quanto riguarda la città/folla, si assiste a un processo di urbanizzazione, la massa si sposta dalla campagna alla città.
Nell’immaginario entra la folla, la massa, ma soprattutto la città, il contatto con la natura è sempre più debole, si rafforza quello con la città.
Più importante è la nascita di una massa organizzata che porta a due correnti: l’anarchismo e il socialismo.
Alla classe borghese si contrappone il proletariato, la massa, coloro che lavorano in fabbrica e non hanno niente se non la prole.
Nasce quindi il marxismo, che sostiene che ci sarà un periodo in cui il proletariato deterrà il potere.
Nel 1871, la comune parigina ha l’obiettivo di imporre una nuova società, con a capo il proletariato. Con i suoi attentati anarchici, terrorizza la borghesia che è insicura.
Un’altra ragione di disorientamento all’interno della borghesia è costituita dall’emergere della questione femminile. In una società di massa la donna gode di una libertà prima sconosciuta.
In questo periodo di progresso anche il ruolo della donna cambia. La donna ha l’alternativa di emanciparsi (economicamente), di non dipendere più dall’uomo, infatti comincia a lavorare in fabbrica.
Da una parte porta allo sviluppo del femminismo, dall’altra la borghesia comincia a temere la donna. Salta l’idea del matrimonio programmato.
L’uomo entra in crisi, la letteratura passa attraverso un periodo di crisi della virilità, infatti spesso parliamo di anti-eroi.
Anche in campo letterario sempre più numerose diventano le scrittrici che spesso assumono una funzione di primo piano nel dibattito letterario.
Il progetto di emancipazione femminile che comincia a profilarsi fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del ‘900 sconvolge il dominante immaginario maschile, abituato alla rassicurante scissione fra donna-angelo della casa e donna-prostituta.
Sul piano politico, il movimento delle suffragette inglesi ha inizio solo nel 1904.
La paura della donna, della sua autonomia e capacità di determinazione, è al centro del romanzo Il trionfo della morte di D’Annunzio, dove la donna è per il protagonista la Nemica e lo sdoppiamento fra l’immagine sacra della donna-sorella e della donna-madre da un lato e quella profana della donna-amante dall’altra giunge a esiti drammatici.
Come possiamo vedere dal testo di “Casa di bambole”, Nora, stanca di essere la bambola del marito e del padre, lascia tutto, il marito, la casa e i bambini per poter crescere. La preoccupazione del marito e l’opinione della gente, non il bene della moglie.
LA FIGURA DELL’ARTISTA NELL’IMMAGINARIO E NELLA REALTA’
Nelle società capitalisticamente più avanzate il poeta o l’artista fa esperienza della folla e diventa uno della folla. Subisce un processo di massificazione. Perde la propria funzione privilegiata; gli artisti devono riconoscere che l’arte ha perso la sua centralità in un mondo in cui contano solo le banche e le imprese industriali. Inoltre la borghesizzazione del ruolo costringe l’intellettuale a vendere sul mercato i prodotti del proprio lavoro e trasforma l’arte in merce. Si può parlare dunque di una perdita dell’aura da parte dell’arte e di una perdita dell’aureola da parte dello scrittore. Si chiama perdita dell’aura la perdita di sacralità e d’incanto subita dai prodotti estetici; si chiama perdita dell’aureola l’analoga perdita di sacralità subita dalla figura dell’artista.
In questo periodo, si avvia un parallelo fra la figura del poeta e quello della prostituta che costruirà un vero e proprio topos della letteratura e dell’arte all’avanguardia. Come la prostituta, anche il poeta vende ciò che non dovrebbe essere venduto: la donna vende l’amore, lo scrittore l’arte.
L’arte, per vendersi sul mercato, deve esibirsi in pubblico, sedurlo con le tecniche artificiali che fingono la naturalezza e la spontaneità similmente a quanto fa il clown, o pagliaccio.
La figura del pubblico comincia a essere iscritta nell’opera stessa: questa, per essere venduta, non può prescinderne e deve dunque tenerne presenti le esigenze.
Questi processi si accompagnano a un profondo disagio degli artisti che assistono a un vero e proprio declassamento rispetto al periodo romantico. L’artista non si sente più centrale nella società, ma marginale; sempre più si identifica con figure di emarginati e di diversi. Il personaggio del poeta maledetto, ribelle, emarginato, drogato, folle, vagabondo, entra a far parte dell’immaginario collettivo.
In Italia la percezione di un radicale cambiamento è descritta nel movimento della Scapigliatura. La parola Scapigliatura vuole indicare lo stesso concetto della parola francese “Bohème” che indica una vita irregolare.
Il naturalismo in Francia e il Verismo in Italia nascono dal tentativo di riqualificare la figura dell’intellettuale e dello scrittore trasformandosi in scienziati o in tecnici della letteratura.
In un’organizzazione scientifica della società anche gli scrittori devono cessare di essere letterati e trasformarsi in scienziati capaci di operare sulla base di un metodo rigoroso di ricerca e non più muovendo dalle loro ideologie o dalle loro passioni; è la fine dell’età del Romanticismo.
Da un lato la perdita dell’aureola e la condizione marginale dell’artista possono indurre a un movimento di ribellione e avvicinare lo scrittore alla massa, dall’altro possono invece spingerlo dalla parte opposta, verso un recupero dei tradizionali privilegi e la ricerca di un risarcimento estetico e ideologico, con il conseguente disprezzo per le masse e al rivendicazione della superiorità e dell’eccezionalità dell’esperienza dell’arte.
Tale resistenza e tale restaurazione possono esprimersi secondo due modalità diverse per quanto tra loro non prive di correlazioni e legami. Una è quella del recupero della tradizione e del classicismo e della lotta diretta contro la massificazione e contro il consumismo. L’altra è quella dell’estetismo, della celebrazione del valore assoluto dell’arte, della sua capacità di rivelazione della verità per via intuitiva, magica, panica o mistica.
L’artista diventa un mito che si offre al consumismo di massa mantenendo la propria distinzione e ostentando la propria superiorità e raffinatezza rispetto alle masse. In tal modo, la sua produzione può diventare merce di consumo e la sua vita inimitabile.
L’ORGANIZZANIONE DELLA CULTURA, IL PUBBLICO
In Italia si avvertì un certo ritardo per quanto riguarda il sistema educativo nazionale e il sistema editoriale. Questo ritardo è dovuto al tardivo raggiungimento dell’unità nazionale, all’inconsistenza della borghesia imprenditoriale e all’alto tasso di analfabetizzazione.
In Europa, a metà del secolo, il 60% della popolazione risulta analfabeta; in Italia, nel 1861, il 75% della popolazione era analfabeta.
Ciò spiega l’arretratezza del sistema educativo. L’obbligo di istruzione elementare venne imposto solo nel 1877 con la legge Coppino. Tale sistema era molto più precario nelle campagne che nelle città cosicché nelle prime l’analfabetismo era molto più alto.
Per far fronte al problema educativo, dopo l’Unità si estese la legge Casati. Si creò un sistema scolastico suddiviso in tre gradi: quello elementare affidato ai comuni, quello secondario affidato direttamente allo Stato, mentre l’istruzione superiore dipendeva dalle università.
Nella seconda metà dell’Ottocento, in Italia, convivono e si confrontano due sistemi produttivi in campo editoriale: uno è basato sulla storia e sulla filosofia, sulla letteratura alta e tende a prevalere fino agli anni 70; l’altro è fondato sui generi del romanzo, del teatro, sulla narrativa di consumo e tende a prevalere a partire dagli anni 70.
Il primo sistema editoriale si rivolge a insegnanti, studenti; il secondo a un pubblico sempre più borghese e meno intellettuale.
Lo stretto rapporto fra giornalismo, romanzo e novella offre agli scrittori una nuova possibilità di guadagni.
Nel 1901 nasce la “terza pagina”, dedicata dai quotidiani alla letteratura e alla cultura, che istituzionalizza uno spazio scientifico riservato ai critici e scrittori.
Il lavoro editoriale e la rivista costituiscono una sede di aggregazione che progressivamente si sostituisce al salotto come luogo di incontri e di ritrovo per i letterati.
In genere la discussione tende a spostarsi nei caffé, mentre l’elaborazione delle linee di politica culturale è affidata alle riviste.
Quanto ai giornali, essi non avevano ancora lo sviluppo ei quotidiani francesi o inglesi. L’analfabetismo, la mancanza di un italiano popolare scritto, il ridotto mercato pubblicitario ne limitavano la diffusione. Il pubblico dei giornali era quello dell’opinione pubblica colta, attiva soprattutto in campo politico.
Solo a Milano esiste un’editoria volta alla creazione di un pubblico medio, e solo in questa città può succedere che gli scrittori possano vivere esclusivamente del proprio lavoro.
Il processo di borghesizzazione dell’intellettuale è già in corso: l’intellettuale si trasforma in filosofo, scienziato, romanziere, abbandonando progressivamente la visione totalizzante e universalistica della tradizione umanistica e adattandosi ai ruoli specifici che la società borghese gli ritaglia.
I GENERI LETTERARI E IL PUBBLICO
La produzione libraria europea tende a suddividersi in tre fasce diverse:
1. La più bassa è quella popolare con il romanzo d’appendice (romanzo di largo consumo) o con i romanzi gialli;
2. Una seconda fascia è quella del pubblico medio (formato dalla piccola e media borghesia) con il romanzo realista e naturalista (Zola);
3. Una terza fascia è formata dal pubblico dei poeti simbolisti costituito da un elite molto limitata della classe dirigente.
In certi casi si assiste allo sfondamento di questi confini grazie a opere particolarmente fortunate: ad esempio, i romanzo di De Amicis (Cuore) coinvolgono tutte e tre le fasce di pubblico.
Il fatto più significativo in questo periodo, è rappresentato dalla diffusione di massa del romanzo. Il romanzo diventa il genere dominante, esso condiziona anche gli altri generi, introducendo anche nella poesia motivi realistici.
Pascoli, così come Baudelaire, fa corrispondere a una materia quotidiana e realistica un linguaggio prezioso o raro. Si coglie una differenza fra generi che diventa differenza di poetiche e di pubblico. Il romanzo realista fa ricorso a un linguaggio mimetico che rispecchia l’uso comune e parlato della lingua e punta alla conquista del pubblico medio; la poesia simbolista usa un linguaggio raffinato e analogico che mira a comunicare sensazioni complesse e quindi si rivolge tendenzialmente a un pubblico di specialisti o di cultori esigenti.
In questo caso si realizza una specializzazione lirico-simbolica del linguaggio poetico che si trasforma in linguaggio specifico, distinto da quello della comunicazione e caratterizzato dall’autoriflessività. Si esprimo quindi la condizione di isolamento del poeta e la sua aspirazione a mutare la situazione di scacco e di condanna in un privilegio conoscitivo e in superiorità sociale.
Questa divaricazione di linguaggi poteva trovarsi all’interno di una stessa opera, con esiti di contaminazione sperimentale e espressionistici. Non manca la propensione a portare nella lirica il linguaggio quotidiano e lo stile basso della narrativa e, viceversa, a introdurre nella narrativa il linguaggio prezioso della poesia.
Nel teatro predomina la messa in scena del costume borghese, ruotante intorno al tema della famiglia, dell’adulterio, del ruolo della donna..
Un altro aspetto nuovo del sistema dei generi è la ripresa della novellistica. La diffusione ella novella è favorita dalla scelta fatta da diversi quotidiani di sostituire al romanzo d’appendice un bozzetto o un racconto. Ciò determina le caratteristiche della novella e della sua lunghezza: essa deve diventare breve e agile per adattarsi alla misura del giornale, trattare argomenti attuali ed essere svolta in un linguaggio semplice e accessibile.

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