Il viaggio di Renzo

Materie:Tema
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Testo

Tema su Renzo
Renzo, dopo la dolorosa separazione da Lucia, inizia il suo cammino di esperienza fuori dal paese natale. Siamo all’11 Novembre e Renzo, arrivato a Milano, la prima cosa che vide fu quella gran macchia del Duomo e si fermò, dimenticando anche i suoi guai, dopo qualche momento vide il suo “Resegone” e si sentì tutto rimescolare il sangue. Poco dopo cominciò a veder campanile, torri e tetti.
S’accostò a un viandante chiedendo informazioni per arrivare al convento dé cappuccini dove sta il padre Bonaventura, il viandante lettovi la lettera, con le indicazione porta orientale, gli indicò la strada. Renzo rimase sorpreso della gentilezza del viandante ma non sapeva che era un giorno straordinario, un giorno, come scrive Manzoni, in cui “le cappe s’inchinano ai farsetti”. Ciò significava che la rivolta presente a Milano aveva ribaltato anche i rapporti sociali.
Fece la strada che gli era sta indicata e arrivò a quella porta, dove da un lato vi era una cosuccia per i gabellino. Renzo passò e nessuno dei gabellino gli badò.
La strada era deserta e andando avanti egli vide per terra strisce bianche, come neve, ma non poteva essere neve perché non era la stagione. Si chinò e capì che era farina. Proseguendo vide, a fianco di una colonna, dei pani. Ne prese due e li mise nelle tasche e un terzo cominciò a mangiarlo. Tutto ciò apparve molto strano a Renzo, poiché non era al conoscenza della rivolta. Poi vide un uomo, una donna e un ragazzotto, che tenevano, chi sacchi di farina e chi gerle con i pani. Renzo andò diritto alla porta prese la lettera e suonò il campanello. Si aprì uno sportellino e comparve un frate, a cui Renzo diede la lettera. Il frate gli disse che doveva aspettare padre Bonaventura in chiesa, perché non c’era.
La città però attrasse Renzo che incuriosito vi andò.
Manzoni apre una lunga parentesi sul tema della folla che occupa quasi per intero il dodicesimo capitolo. La folla è descritta nelle sue reazioni: l’esasperazione infatti porta gli abitanti a invadere le piazze, dopo a saccheggiare i forni, prima il forno delle grucce e in seguito a un forno in piazza del Cordusio.
Renzo arrivato sul luogo di un tumulto segue la folla in piazza del Duomo e al Cordusio. Egli, attraverso le parole dei partecipanti al tumulto, cerca di capire cosa stava succedendo.
Il nostro protagonista pian piano si lascia prendere la mano dagli avvenimenti, così da spettatore passivi nell’assalto ai forni, si è via via coinvolto. Entusiasmato da questi fatti, Renzo, trovatosi in un crocchio di gente, fa un discorsetto mettendo in luce i soprusi e le ingiustizie che commettono in atto i tiranni contro il popolo e per porvi fine propone che bisognava andare avanti così.
Qualcuno lo critica, ma la moltitudine lo applaude, e si concordano di rivedersi l’indomani sulla piazza del Duomo.
Renzo ritenendosi di muoversi tra amici concede tutta la sua fiducia a uno sconosciuto per accompagnarlo in un’osteria. Arrivati all’osteria della “luna piena” dove vi era molta gente. L’oste, al rumore del saliscendi, si alzò e andò incontro ai soprarrivati. Appena vide lo sconosciuto si preoccupò perché era a conoscenza della sua vera identità. Sedutosi Renzo ordinò un fiasco di vino sincero e qualcosa da mangiare. All’osteria Renzo si compromette perché prima mostra allegramente il pane raccolto per strada, in seguito dichiara di aver partecipato ai tumulti. Dopo, nel suo rifiuto all’oste di dichiarare il proprio nome, fa capire che non gli importa delle gride. Alla fine ormai ubriaco dichiara al falso spadaio, Ambrogio Fusella, le sue generalità, e viene portato a letto.
Durante la notte l’oste va a denunciare Renzo alle autorità, dal monologo emerge la vera identità di Ambrogio Fusella, un birro il quale voleva fare di Renzo la sua preda.
La mattina del 12 Novembre, Renzo russava ancora e ai piedi del letto, un uomo vestito di nero con due birri, gridava . Renzo sentendo pronunciare quelle parole si chiese come sapessero il suo nome. Egli voleva delle spiegazioni e il notaio, intimorito dal rumore che la gente faceva giù in strada, si mostrò gentile e affermò che si trattava di pura formalità. Renzo ormai tutto vestito frugando nelle tasche non trovò ne soldi, presi dall’oste, ne la lettera che gli viene riconsegnata dal notaio. Renzo adesso sentiva, vedeva e pensava, da quel momento si nota il risveglio intellettuale di Renzo.
Uscirono dall’osteria, Renzo non credendo alle parole del notaio e cominciò a gridare e una gran folla si radunò, così il notaio e i birri si mescolarono tra la folla e abbandonarono Renzo.
Egli è infondo un uomo come tutti gli altri, con i suoi difetti e le sue debolezze: anche l’ingenuità e la debolezza di Renzo deve essere descritta, poiché un processo di maturazione passa inevitabilmente attraverso un episodio negativo. Il giovane farà tesoro di quest’esperienza, e proseguirà la sua strada verso Bergamo

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