Il Romanticismo Tedesco

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IL ROMANTICISMO TEDESCO

Si può propriamente affermare che il Romanticismo nasce in Germania.
Già nel corso del Settecento gli intellettuali dell’area germanica avevano manifestato una certa insofferenza dovuta alla situazione che si stava venendo a creare con la progressiva evoluzione in senso industriale del sistema economico – sociale, evoluzione che stava cominciando ad emarginarli e a scalzarli dal ruolo centrale che avevano sempre rivestito.
Allora comincia a formarsi, in polemica con il razionalismo settecentesco, una nuova corrente che vede la sua prima formulazione nel movimento dello Sturm und Drang, ovvero “Tempesta e Impeto”, denominazione desunta dall’omonima tragedia di Max Klinger.
Questo movimento contiene già la matrice del Romanticismo stesso, anche se inizialmente è interpretato principalmente come anti-illuminismo e anti-classicismo.
Si contrappone dunque alla ragione il sentimento, al materialismo l’idealismo, lo storicismo all’antistoricismo, e l’individualismo, inteso come valorizzazione dell’unicità del “genio creatore”, al rispetto dei canoni e l’omologazione stilistica tipica del classicismo.
Oltre al già citato Max Klinger, i principali esponenti di questo movimento, che sviluppano lo Sturm und Drang fino ad elaborare il romanticismo vero e proprio, sono Johann Herder, Friedrich Schiller, il celeberrimo Johann Wolfgang Goethe, e altre due scuole di letterati e filosofi gravitanti intorno alle città di Jena e di Heidelberg.

Tra questi mi sembra doveroso spendere qualche parola su GOETHE(1749 – 1832).
Il pensiero di Goethe risente molto dell’influenza dell’ossianesimo (I Canti di Ossian di James Macpherson), e della figura di Herder.
In età giovanile aderisce allo Sturm und Drang: questa è la cosiddetta fase titanica del suo pensiero, la fase in cui si concentra sulla ribellione dell’individuo contro la Natura, un po’, se vogliamo, come il titanismo di Leopardi.
In seguito ad una delusione amorosa, nel 1774 scrive “I dolori del giovane Werther”, un romanzo epistolare che influenzerà molto la composizione de “Le Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Foscolo.
Quest’opera ebbe un grande successo e permise a Goethe di entrare a pieno diritto nell’ambiente dei grandi autori in campo internazionale.
Sullo slancio di questo successo Goethe, nel ’74, inizia a scrivere la prima versione del Faust. Da notare che alla versione definitiva di quest’opera sarebbe giunto solo dopo 58 anni.
Fin qui dobbiamo precisare che il carattere di Goethe non è particolarmente impetuoso o irruente. Anche nell’età del titanismo, Goethe raramente raggiunge la veemenza che caratterizza numerosi altri autori romantici. Rispetto agli altri romantici, Goethe preferisce toni più soffusi (il che va inteso sempre in maniera relativa dato che la sua prima opera importante si conclude con un suicidio).
Comunque un viaggio in Italia avvenuto nel 1786 contribuisce a smussare ulteriormente i caratteri della sua poetica il che lo avrebbe portato, con il tempo, a raggiungere un certo equilibrio tra le istanze romantiche e il bisogno classico di equilibrio e di armonia.
Un’opera importante di questo periodo è il Torquato Tasso, nel quale si manifesta il contrasto tra la folle tendenza all’eccesso del Tasso e il bisogno di equilibrio della società a lui contemporanea.
Mentre in Europa imperversava la Rivoluzione Francese, Goethe lavora intensamente al Faust.
Nel frattempo muore l’amico Schiller, altro autore che come lui aveva rinnegato l’eccesso impetuoso che stava caratterizzando il movimento romantico in Germania.
La conseguenza è che Goethe, che ormai ha raggiunto uno stadio di pacata sensibilità, si sente sempre più estraneo alla sua patria. In questo periodo scrive anche le “Affinità elettive”.
Con l’inizio dell’età della Restaurazione, Goethe si dedica alla poesia orientale, subendo il fascino del misticismo tipico di quella cultura.
Pochi mesi prima della morte, nel 1831, porta a termine il Faust, quello che è universalmente riconosciuto il suo capolavoro.
Il Faust riprende una leggenda medioevale, quella di un uomo che, per sete di conoscenza e di assoluto, stringe un patto con diavolo vendendogli l’anima. Tuttavia, proprio mentre sta per morire e cadere nella dannazione eterna, viene salvato dagli angeli per volontà di Dio.
La domanda da porsi sul Faust è: l’incolmabile sete di conoscenza di Faust è considerata da Goethe un eccesso di superbia, per intenderci alla stregua dell’Ulisse dantesco che valica le colonne d’Ercole, oppure uno slancio coraggioso di chi è disposto a qualunque sacrificio in nome del sapere?
Probabilmente la risposta è la seconda; anche perché è interessante valutare che questa stessa storia era stata oggetto di un dramma rinascimentale, il “Doctor Faustus” di Cristopher Marlowe, che però si concludeva con l’immagine di Faustus che, punito per la sua superbia, svanisce tra le fiamme dell’inferno.
Il fatto che Goethe abbia voluto salvare Faust dimostra quanto la mentalità Romantica sia diversa da quella rinascimentale. La tensione verso l’assoluto, questo grande desiderio di raggiungere l’infinito anche se siamo coscienti che questo è impossibile per la nostra natura finita, è visto come un atto di estremo eroismo, come massima sublimazione dell’animo umano.

Per quanto riguarda il GRUPPO DI JENA, precisiamo subito che questo è da considerare la principale scuola romantica tedesca.
Gli intellettuali gravitanti attorno a questo gruppo sono principalmente il filosofo Schelling, i letterati August e Friedrich Schlegel e il poeta Novalis, che fondano la rivista Athenaum.
Schelling è particolarmente legato alla visione della natura come manifestazione del divino, e diviene quindi fondatore della filosofia della natura in Germania. La natura, infatti, mostra una struttura complessa che attesta la presenza di una forza organizzatrice che opera finalisticamente. La Natura dunque è fondamento dell’Assoluto, ma l’unico mezzo che l’uomo ha per cogliere l’Assoluto è l’arte, ovvero l’attività produttiva del genio creatore. Da notare che le arti che il romanticismo predilige, in genere, non sono le arti figurative o l’architettura e la scultura, ma la musica e la poesia. La poesia in quanto, attraverso le parole, riesce ad esprimere una sfera abbastanza ampia di stati d’animo pur mantenendosi dell’ambito dell’astratto.
Tuttavia ci sono emozioni e sensazioni che nemmeno le parole possono esprimere, e a questa carenza supplisce la musica, l’arte dell’inesprimibile.
August Schlegel, così come suo fratello Friedrich, è importante soprattutto in quanto teorico del movimento. Uno tra i suoi saggi più significativi, “Lezioni sull’arte e sulla letteratura drammatica”, tra l’altro, influenzerà considerevolmente il Manzoni.
Nel corpus delle sue opere, Schlegel enuncia gli intenti e i caratteri del Romanticismo letterario, che egli dichiara volto a costituire una poesia universale progressiva, che presenta come tema caratterizzante e totalizzante il contrasto tra finito e aspirazione all’infinito.
Friedrich Schlegel

Novalis è sicuramente la figura più carismatica del gruppo di Jena. A Novalis dobbiamo una celebre definizione di Romanticismo: "Quando conferiamo al comune un senso più elevato, all'ordinario un aspetto misterioso, al noto la dignità dell'ignoto, al finito un'apparenza infinita allora io lo romanticizzo".
La poesia costituisce l’unico conforto della sua breve e tormentata vita, e per questo motivo, anche se morì a meno di trent’anni, ha lasciato un corpus di opere abbastanza consistente.
Novalis concepisce la poesia nel suo significato etimologico, dal verbo greco , fare: la poesia dunque non descrive solo la realtà, la crea, in quanto è il prodotto dello spirito, ed è lo spirito, secondo Fichte, a dare forma alla realtà. La poesia é il reale, é la realtà assoluta. Questo é il nocciolo della mia filosofia
Il genio poetico, dunque, si riconosce come onnipotente, in quanto è in grado di trasformare il mondo con la sua volontà e fantasia.
Novalis però ammette che non è solo il genio poetico a creare la natura, ma anche l’operare scientifico.
Ogni invenzione tecnica è la scoperta dell’unità morale tra spirito umano e forze della natura.
Inoltre dal punto di vista prettamente filosofico, Novalis opera un paragone tra la contemporanea filosofia kant-fichtiana dell’Io penso e l’antico pensiero magico e alchimista del Rinascimento.
Kant e Fichte hanno rinnovato, secondo Novalis, l’idea di una corrispondenza e di una sumpatia tra l’io e il mondo, come se ogni cosa fosse parte del tutto. Per questo motivo a proposito di Novalis si parla di idealismo magico.
La sua opera è caratterizzata da toni prettamente scuri, tra i quali sono dominanti i temi della malattia e della morte, espressi simbolicamente dalla notte.
Tra le sue opere più importanti, infatti, c’è una raccolta di poesie intitolata Inni alla notte, dedicata alla morte di Sophie von Kuhn, di cui era innamorato e che era morta di tisi proprio dopo il fidanzamento.
In questa raccolta trova espressione il sentimento romantico della natura; essa viene celebrata nel suo lato notturno e malinconico, nel quale l’uomo diviene cosciente della propria mortalità ma allo stesso tempo anche del suo destino immortale, in quanto malattia e morte non sono altro, per il poeta, che un modo per avvicinarsi a Dio.
Ne I discepoli di Sais, Novalis rinnova il mito di Narciso. Al discepolo negligente che disobbedisce alla dea Sais, personificazione della Natura, e la guarda in volto, appare semplicemente l’immagine di sé stesso.
E’ un riferimento al panteismo.
Infine il romanzo incompiuto Heinrich von Ofterdinger esalta l'unità magica del visibile e dell'invisibile attraverso la poesia, evocata nel simbolo del «fiore azzurro».
I Frammenti di Novalis costituiscono una sorta di riflessione filosofica in cui il poeta rilegge in chiave romantica ogni aspetto della realtà e della vita umana.
E’ interessante soprattutto che in molti dei frammenti Novalis presenta delle intuizioni filosofiche che saranno poi riprese e ampliate dai più grandi filosofi dell’Ottocento tedesco.

I fratelli Schlegel sono entrambi importanti trattatisti.
• August, il maggiore, è importante soprattutto per le sue Lezioni sull’arte e letteratura drammatica, che presentano il romanticismo come poesia universale progressiva, in quanto è caratterizzata dalla contrapposizione dialettica tra finito ed infinito, ed è soltanto questo senso di incompletezza che permettere di procedere nella storia, perché il senso di incompletezza si traduce in una grande tensione (Sensucht, per l’appunto). La poesia classica, invece, avendo raggiunto un sereno equilibrio, viene considerata arida, in quanto è chiusa a qualsiasi progresso.
• Di grande rilievo risulta l’opera filosofica di Friedrich Schlegel. In un saggio giovanile Sullo studio della poesia greca distingue poesia oggettiva e poesia interessante, riprendendo una distinzione fatta da Schiller. Per legittimare la poesia interessante, cioè quella moderna, Schlegel ritiene che essa non si debba semplicemente contrapporre a quella oggettiva, ma che possa recuperare i valori dell’oggettività senza diventare essa stessa arida. Si tratterebbe, dunque, di una poesia trascendentale, di una poesia della poesia, che ricomporrebbe la frattura tra oggettività classica e sensibilità e grandezza romantica. Un altro merito importante di Friedrich Schlegel è quello di teorizzare il concetto di ironia, termine utilizzato, nell’estetica romantica, per indicare il senso di inadeguatezza tra l’infinità dell’artista creatore, concepito come soggetto assoluto, e la finitezza dell’opera d’arte fenomenica. Il commento ironico appare allora come l'urto improvviso che rivela la possibilità di considerare le cose sotto un'altra luce, liberando la sguardo dalla prigionia del luogo comune.

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