Il problema della violenza nel mondo d'oggi

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Testo

Il problema della violenza nel mondo d’oggi.
Quale contributo possono dare le nuove generazioni alla soluzione di questo problema?

L’uomo non è l’essere perfetto come si è sempre creduto. In lui ci sono molti aspetti negativi. Questi lo rendono imperfetto, anche se è difficile accettarlo. Uno di questi? La violenza!
Quali siano le cause di questo fenomeno non è facile poterle dire, anche perché non si tratta mai di una causa solo, ma di una pluralità di cause.
I meccanismi della violenza scatterebbero in questo modo: ciascuno di noi nelle sue aspirazioni, nei suoi desideri, nelle sue speranze, in quello che ha di più intimo dentro di sé, in quello che ha di più originale ed autentico, deve sottomettersi, accettare molte volte passivamente idee, modi di pensare e di comportarsi, strutture ed istituzioni che ci vengono imposte dalla società. Tale accettazione, necessaria ai fini dell’ordinaria convivenza civile, è sentita dall’individuo stesso come qualcosa di alienante, di frustrante e tale da generare in lui ribellione più o meno palese, fino a giungere alle forme della violenza contro la società e le sue istituzioni, contro gli altri individui, contro se stressi. In quest’ultimo caso si avrebbero la nevrosi e la pazzia, che sono forma di violenza rivolte all’autodistruzione.
La mia generazione è stata reputata tra le più immature e violente degli ultimi trent’anni. Probabilmente, anzi, quasi sicuramente la causa non è da ricercarsi nell’individuo, ma nella società e negli usi e nei costumi, che essa impone. Chi quotidianamente vive in quella vasta area chiamata Occidente e magari si informa, legge e guarda la TV ha la sensazione di essere circondato da un mondo estremamente violento.
La violenza ormai ha perso quasi tutto il suo significato dalle tante volte che si è usata. Oggi veniamo bombardati da tonnellate di messaggi provenienti da tutte le parti del mondo, sia esso reale, inventato o di cartone: quanti dei cartoni animati che hanno allietato le ore della nostra infanzia non avevano una sfumatura violenta? Quasi nessuno. Ed ora, che ormai siamo diventati adolescenti la tecnologia ha apportato tanti altri sfoghi, tra cui i videogames. C’è chi trascorre pomeriggi interi a cercare di giungere ad un trofeo virtuale compiendo stragi, spargimenti di sangue, mozzando braccia e lasciando corpi decapitati girare per lo schermo. Dopo tutto questo sia chiara la risposta al perché tanta violenza tra i giovani. La violenza in tutte le sue forme, penetra nell’inconscio di ognuno di noi ripercuotendosi nella realtà di tutti i giorni in quantità diverse. Fossero però solo i videogiochi ad essere la causa della propensione verso l’aggressività! Se anche si spegne la playstation per rimettere i piedi sul pianeta terra il panorama che si presenta non è certo molto diverso dal mondo virtuale, anzi, è cento volte peggiore, perché quello che succede in televisione nel Tg non è frutto di un programmatore un po’ eccentrico, ma è la realtà nuda e cruda, che non si annulla con un tasto, non svanisce con un clik.
Quando l’11 settembre 2001la edizioni speciali dei telegiornali hanno dato la terribile notizia, quando sono state trasmesse quelle immagini agghiaccianti (che ci avrebbero perseguitato per molto tempo), quanti di noi, lì per lì, sono rimasti impauriti, quanti hanno messo in bilancio l’ ipotesi della Terza Guerra Mondiale?Pochi. Il sentimento comune si descriveva meglio con aggettivi quali silenzio, stupore, spaesatezza e incredulità. D’un tratto Mtv ha spento la musica e ha proiettato un’ immagine del videogame con cui stavo giocando prima?! No, purtroppo non è andata così. Gli aerei erano due boeing, le persone erano reali, il sangue liquido e caldo, la polvere aveva trasformato New York in una Pompei del Ventunesimo secolo. Sembrava che d’un tratto la realtà virtuale, la finzione di Holliwood avessero occupato la realtà quella vera.
Ma noi non siamo rimasti stupiti più di tanto. Quella scena, quelle urla, gli eroi e i morti, il sangue e il fuoco li avevamo già visti chissà in quante scene, in quanti livelli di gioco. Ma poi lentamente la realtà si è fatta sentire. Ma noi eravamo preparati psicologicamente. Quale sarebbe stata la reazione conseguente all’abbattimento della statua della libertà mezzo secolo fa? Tragedia. Faceva scalpore, nel paese, quando qualcuno veniva investito, è meglio no n immaginare cosa sarebbe accaduto alla notizia di cinquemila morti. Certo, il paragone è esagerato, ma il confronto è evidente. Siamo circondati da computer, da jpg, doc, mp3, txt e quanto altro. La paura dello scrittore fantascientifico di vent’anni fa era quella della nascita di un robot, di una macchina in grado di dominare sul suo creatore, sull’uomo. Oggi la fiaba è un’ altra: che non sia la macchina a scaldarsi di sentimento, ma l’uomo a raffreddarsi fino a diventare egli stesso macchina al pari delle sue invenzioni. Fantascienza sempre più vicina alla realtà. A mio avviso, le nostre aspettative di sicurezza sono aumentate, così come il desiderio di condurre una vita lunga e piacevole. E d’altra parte l fine delle
ideologie, l’indebolimento delle fedi religiose, fanno si che ci sentiamo piuttosto disorientati nei confronti delle norme e dei valori da abbracciare durante l’esistenza. Tutti finiamo per ometterci ad un edonismo spicciolo, ad una ricerca ossessiva del piacere e del divertimento immediato, ai soldi, alla carriera, al potere. E perciò tendiamo a rimuovere, con un’aggressività che a volte sconfina nel crimine, ogni ostacolo che si frappone alla realizzazione dei nostri desideri. Queste sono secondo me le radici più evidenti della violenza quotidiana. Inoltre, la violenza prospera su un terreno di eccessiva tolleranza. Per cui il crimine gode di eccessive giustificazioni, si cerca sempre un alibi alle azioni, che so: i traumi infantili, l’esclusione sociale, la famiglia, la scuola, la società. Non che questi alibi siano del tutto falsi, soltanto che ciascuno di noi deve essere chiamato a rispondere, a sentirsi responsabile delle proprie azioni. Altrimenti non si spiega, come, date le medesime circostanze, c’è chi delinque e chi no. Il concetto di “responsabilità” deve tornare a far parte del vocabolario della società. Ed anche quello di “repressione”. La società, chi è preposto all’ordine pubblico, non può tollerare i comportamenti violenti, anche quelli di minore entità. Certamente, la repressione non basta. Difendersi dai delinquenti non è l’unico mezzo per bonificare la società. Occorre intervenire soprattutto nella fase educativa, nelle scuole, in famiglia, nelle agenzie di socializzazione in genere, affinché i comportamenti violenti e provocatori vengano scoraggiati e puniti. La scuola, ad esempio, ha tollerato (e tollera) il cosiddetto “bullismo”. Bisogna avere il coraggio di trasmettere valori etici ed estetici diversi dalla sopraffazione dell’altro. Bisogna che la società, in genere, smetta di premiare i comportamenti violenti. Ed è necessario, altresì, arginare e ridurre le ingiustizie e le ineguaglianze sociali. E bisogna anche rendersi consapevoli che la violenza, essendo una delle possibilità dell’essere umano e del suo comportamento, potrà essere arginata, ma non eliminata del tutto e che la vita di ciascuno di noi, malgrado le sempre maggiori sicurezze, continuerà ad essere una faccenda rischiosa. Ci sono ragazzi, oggi, che vivono all’interno di microprocessori, che si chiudono il mondo alle spalle per rinchiudersi in quello virtuale dove, per quanto impressionante, triste, solo, violento e sporco di sangue sia, non ci si imbatterà mai in sentimenti, né in materia tangibile, né in pericoli effettivi, riassunto in una parola: realtà. Gli psicologi si preoccupano, scrivono libri di migliaia di pagine, fanno congressi e convention che durano mesi, ma poi alla fine è sempre la playstation che vince. Non importa se i suoi joystick stanno portando per mano verso il gelo un’intera generazione, non importa che per migliaia di morti non si versino lacrime, non importa che si ignori cosa siano i DOC, non importa se si confonde Bin Laden con un nuovo personaggio dei Pokemon, l’importante è che ci si diverta. E se il mondo fuori dalla finestra di questi adolescenti che accoltellano i genitori crolla, loro si spostano, loro schiacciano un bottone e tutto torna nero, off, spento.

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