Il Principe di Machiavelli

Materie:Tema
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Testo

Pamela Chiaro 4^Fla Montebelluna, 23 ottobre 2006

TEMA D’ITALIANO
Il Principe: una figura politica nuova, una personalità forte capace di prendere in mano l’Italia in crisi. Nascita di un pensiero politico innovativo, perché? Analizzando l’opera più importante di Machiavelli fai emergere le differenze con il passato, il dialogo con le altre figure (e opere) a lui contemporanee e ipotizza l’importanza che ha avuto nel futuro un pensiero così particolare.
Machiavelli, un realismo che parla anche a noi.

Niccolò Machiavelli, nato a Firenze nel 1469, fu uno dei più acuti osservatori della sua epoca: egli seppe immortalare nelle sue opere la chiara immagine di un’Italia in crisi; questa era infatti attraversata da gravi problemi su più fronti: dal punto di vista politico era estremamente instabile, deframmentata in una serie di stati cittadini e regionali deboli, e così era anche dal punto di vista militare, in quanto gli eserciti erano formati da mercenari e compagnie di ventura; vi era poi un’accentuata decadenza morale.
La grandezza di questo personaggio sta nel fatto che egli non si limitò a riportare nei suoi scritti pure concezioni di teoria politica, che sarebbero probabilmente risultate inapplicabili nella realtà; ma al contrario, propose delle autentiche soluzioni, che avevano il chiaro intento di incidere significativamente e concretamente sulla situazione politica e militare del tempo.
L’opera in cui culminò il pensiero machiavellico fu “Il Principe”. In tale trattato l’autore espone le proprie convinzioni sottolineando l’assoluta necessità di un intervento radicale in grado di risollevare le sorti di un paese devastato dalla crisi. Secondo Machiavelli la sola figura in grado di fare ciò è appunto il Principe. Per delineare le caratteristiche di tale personaggio l’autore si ispira al duca Cesare Borgia, detto il Valentino, incontrato durante la sua attività di ambasciatore; era questo un uomo energico ed astuto, privo di scrupoli nel perseguire i propri scopi. E sono esattamente questi i requisiti fondamentali che per Machiavelli il Principe deve avere: egli dev’essere dotato di una personalità forte ed è tenuto a rispondere in maniera adeguata alle esigenze dello Stato, sapendo anche rinunciare ai propri valori e alle virtù morali qualora essi rappresentino un ostacolo per l’integrità statale. Ad esempio, affrontando la questione dell’atteggiamento del Principe nei confronti dei sudditi, Machiavelli afferma che l’ideale sarebbe un personaggio amato e contemporaneamente temuto; tuttavia questo è pressoché impossibile, e la scelta più conveniente per il Principe sarebbe quella di essere temuto dai propri sudditi, in quanto ciò gli permetterebbe una più sicura detenzione del potere. Machiavelli, in sintesi, sconvolge l’immaginario comune, all’interno del quale il Principe era visto come un “cavaliere”, un uomo dalla grande nobiltà d’animo, obbligato a mantenere a qualunque costo la parola data, clemente, garante della giustizia, ed antepone ad esso un personaggio astuto, mentitore, abile manovratore della realtà che lo circonda.
Proprio in questo risiedono l’innovazione e l’eccezionale concretezza di Machiavelli: egli dimostra di saper guardare oltre le rigide leggi morali tipiche del suo tempo ed il suo pensiero si allontana dall’utopico e irrealizzabile modello di stato decantato da autori precedenti, rivelandosi invece straordinariamente e strettamente connesso alla realtà.
Quindi, nonostante l’immagine evocata dal Principe di Machiavelli venga spesso associata a quella di un uomo cinico, immorale e privo di scrupoli, bisogna tener presente che l’autore nella stesura del trattato prende come punto di riferimento la reale situazione che gli si presenta attorno; oltre alla crisi, ciò che colpisce Machiavelli è la mancanza di ideali: secondo lui si erano persi quei valori, come l’amore per la patria ed il senso dell’onore, che stavano alla base di una convivenza civile. I cittadini avevano invece assunto una atteggiamento di rinuncia, di arrendevolezza di fronte alle forze esterne. Per Machiavelli, che aveva chiaramente una grande fiducia nella capacità umana di cambiare il corso degli eventi storici, tutto ciò era inaccettabile e si rendeva necessario un intervento estremo, violento e radicale. Egli, con la sua opera, vuole fornire un valido programma politico a chiunque decida di prendere in mano le redini del potere, ed è fuori dai suoi intenti una giustificazione morale dei mezzi suggeriti.
Lo scopo di Machiavelli si rispecchia anche nello stile dell’opera, che è chiaro e diretto, poiché diretta doveva essere l’applicazione dei suoi concetti alla realtà.
Sinteticamente, il pensiero di Machiavelli aspira ad uno stato stabile, unito, governato da una figura politica forte e capace, dotata di volontà d’azione. Queste caratteristiche permetterebbero al Principe di imporsi sugli altri governanti italiani, creando nella Penisola una situazione di pace ed integrità in grado di scoraggiare qualunque minaccia straniera.
Leggendo tutto ciò, appare chiara la differenza tra Machiavelli ed altre figure a lui contemporanee quali Ariosto e Tasso: mentre il primo aveva scelto un percorso che gli permise di conoscere ambasciatori, politici, principi e di studiare a fondo il succedersi degli eventi, questi ultimi rappresentano la tipica figura dell’intellettuale cortigiano del Rinascimento. Vivevano quindi in un ambiente chiuso, che non permetteva loro di avere un lucido contatto con la realtà e di osservare i cambiamenti del mondo in cui vivevano. Questa chiusura si riflette nelle loro principali opere, rispettivamente L’Orlando Furioso e La Gerusalemme Liberata, poemi epici e cavallereschi che rispondevano ai canoni classicistici dell’epoca.
In conclusione il nuovo modo di pensare introdotto da Machiavelli è probabilmente il primo segno nel corso della storia dell’avvio verso la scienza politica come la intendiamo noi oggi: con le sue affermazioni egli dimostrò chiaramente il desiderio di formulare una disciplina che studiasse le regole dell'arte di governare badando esclusivamente all'efficacia di tali regole indipendentemente da ogni ammonimento religioso o morale; oserei in un certo senso affermare che egli introdusse il concetto di “laico” nel proprio pensiero, ed è questo un evento di eccezionale importanza: nei secoli avvenire questo concetto condizionerà la politica di molti stati, nei quali la Chiesa non avrà più alcuna ingerenza negli affari di stato.

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