Il lungo cammino verso la democrazia

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Testo

Loredana Bernasconi 5 a iter
Ambito storico politico
Argomento Democrazia: utopia o realtà?
TITOLO: il lungo cammino verso la democrazia perfetta
DESTINAZIONE EDITORIALE: l’Espresso

La parola democrazia è nata nel passato, ma compresa e soprattutto attuata solo in tempi recenti. È infatti una parola di origine greca composta da DEMOS popolo e KRATIA potere, quindi “potere al popolo”.
Questo significa che non ci sono più i sudditi, ma cittadini a cui non viene imposto nulla, ma ogni decisione viene presa di comune accordo. Un concetto giusto e perfetto, ma che nell’antica Grecia veniva interpretato con la mentalità dell’epoca, dove il “popolo” era composto solo da adulti, esclusivamente di sesso maschile, liberi, ossia non schiavi.
La storia è piena di lotte e ribellioni che avevano come scopo quello di raggiungere la sovranità popolare, ma bisogna arrivare fino al XIX e soprattutto al XX secolo per vedere “Democrazia” interpretata nel vero senso della parola. Come afferma Norberto Bobbio “Democrazia vuol dire oggi, prima di tutto, dare lo stato ai cittadini, colmare per quanto è possibile il distacco fra individuo e Stato, riportare insomma lo Stato al livello degli uomini…, dando agli individui gli obblighi e le responsabilità del cittadino”.
È infatti in quel periodo che nascono le prime Repubbliche, come quella della Francia che l’ha raggiunta dopo la sanguinosa rivoluzione francese (1789) nel 1792 e che si basava su concetti, divenuti fondamentali: Liberté, Egalitè, Fraternitè; concetti validi e fatti proprio dalle Repubbliche successive, che hanno adottato le teorie democratiche che, come sostiene ancora Bobbio “vedono nello Stato una volontà dominante da rendere meno oppressivo, allargandone la base sino a farla coincidere con la volontà di tutti. La premessa fondamentale da cui partono è l’uguaglianza naturale di tutti gli uomini”.
Ma ancora nel Novecento il concetto di Democrazia ha bisogno che trascorrano altri anni, altre guerre e che scorra altro sangue affinché dalla teoria si passi alla pratica vera e propria. Mi riferisco ai totalitarismi: al nazismo, al fascismo ed anche al comunismo crollato solo nel 1989 con la caduta del muro di Berlino. Sotto questi regimi l’uomo non aveva più il diritto né di parola né di pensiero, non era nemmeno chiamato a partecipare attivamente alla vita politica dello Stato in cui viveva, mentre la Democrazia significa anche partecipare .
Anche in questo caso è molto significativo quanto afferma Bobbio: “la Democrazia deve far sentire ad ogni individuo cosciente gli obblighi e la responsabilità del cittadino” e ancora “ solo l’uomo libero è responsabile”.
L’Italia, liberata dal fascismo, decise di istituire la democrazia con il referendum del 1946, quando ci furono le prime e vere elezioni democratiche e uomini e donne chiamati al voto scelsero la Repubblica parlamentare, più alta rappresentanza della Democrazia.
Tutti gli aventi diritto eleggono i loro rappresentanti, che poi costituiranno il Parlamento.
H. Kelsen scrive “l’essenza della Democrazia non risiede solo nell’onnipotenza della maggioranza, ma nel continuo compromesso fra le parti che la maggioranza e la minoranza rappresentano nel Parlamento”. Ma ancora adesso la nostra Democrazia non ha raggiunto la perfezione, messa a dura prova soprattutto dalla mancanza di lavoro.
Nell’articolo 1 della Costituzione italiana, il testo fondamentale su cui si basa la nostra Democrazia, si legge che l’Italia è “una Repubblica Democratica fondata sul lavoro”.
Ma oggi trovare lavoro è uno dei problemi più grandi che investe il nostro paese, limitando, in questo modo, la stessa democrazia. Lo spiega bene il costituzionalista S. Rodotà “la precarietà impone sudditanza, non fa nascere legami stabili,… fa riemergere le clausole che impegnano le donne a non avere figli…l’incertezza del futuro impedisce il libero sviluppo della personalità di cui la costituzione italiana parla nell’articolo 2”. In sostanza, come afferma Rodotà, la mancanza di lavoro potrebbe rendere vano quanto sancito nell’articolo 2, ovvero che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, e se lo Stato non riesce in questo, ha fallito.

Esempio



  


  1. francesca

    tema argomentativo sulla democrazia e dittatura


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