Il giovane Holden: scheda libro

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Data:08.06.2005
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Testo

Giornalino della scuola
Il giovane Holden
Autore: Jerome David Salinger (1919 - ?)
Titolo originale: The Catcher in the Rye
Pubblicato nel 1951
Traduzione italiana di Adriana Motti
Holden Caulfield, un sedicenne americano, sta trascorrendo gli ultimi giorni nell’Istituto superiore di Pencey, in Pennsylvania, da dove è stato espulso, in quanto aveva fatto fiasco in quattro materie e non si applicava e le solite storie (pag. 6 v. 6). Mentre la maggior parte degli studenti sta assistendo ad una partita di rugby, Holden decide di andare a salutare il suo professore di storia, il vecchio Spencer. La sera Holden, dopo essere uscito con due ragazzi dell’istituto, aspetta il ritorno del suo compagno di stanza, Stradlater, che è uscito con la migliore amica di Holden, Jane Gallagher. Holden prova per la ragazza un forte sentimento. Quando Stradlater dice vagamente di averla stantuffata (pag. 49 v. 30), i due iniziano a picchiarsi. Holden ha la peggio e decide allora di andarsene subito dalla scuola, restando in albergo a New York fino a quando i suoi genitori non avrebbero saputo dell’espulsione dalla scuola. Holden è infatti cosciente dell’amarezza che procurerà ai suoi genitori quando lo scopriranno. Prende allora il primo treno per New York e si stabilisce all’Edmont, un albergo economico, ma pieno di pervertiti e di sudicioni (pag. 70 v. 11). Decide poi di uscire; dopo aver preso un aperitivo con tre ragazze in una sala dell’albergo e dopo

essere stato in un locale nel quale andava sempre con suo fratello maggiore D.B. , vive una brutta avventura con una prostituta e il suo protettore, da cui viene picchiato. Successivamente Holden telefona a una sua vecchia amica, Sally, e fissa un appuntamento con lei. Aspettando che arrivi l’orario dell’incontro, Holden compra un disco per la sua sorellina Phoebe, a cui è molto legato. Incontra poi Sally, con la quale si sfoga; i due finiscono per litigare e Holden se ne va. Per non passare la serata da solo, chiama Carl Luce, un ragazzo che aveva incontrato a Whooton. Holden e Luce vanno a prendere un aperitivo ma Carl ad un certo punto se ne deve andare e lascia Holden da solo. Il sedicenne continua a bere, finché non si ubriaca. Passa poi da Central Park, dove gli cade il disco per Phoebe. Si ruppe in cinquanta pezzi a dir poco (pag. 176 v. 35). Holden decide allora di passare a casa per salutare la sorellina. Phoebe è contentissima di rivedere il fratello, ma intuisce presto che è stato espulso nuovamente dalla scuola. Al ritorno dei genitori, Holden scappa e Phoebe per aiutarlo gli presta dei soldi. Holden passa poi la notte da un suo ex professore, il migliore che abbia mai avuto: il professor Antolini. Il ragazzo scappa però all’alba, poiché si sveglia mentre il professore gli stava accarezzando la testa. Holden decide allora di andarsene da tutto e da tutti. Avrebbe detto addio solo alla sorellina. Ma anche in questo caso la vecchia Phoebe si riconfermerà figura di riferimento per il giovane Holden.
È un testo narrativo. C’è una prevalenza di periodo brevi: ciò velocizza il ritmo narrativo. Prevale la paratassi, le descrizioni sono spesso brevi ed

essenziali. C’è una focalizzazione interna fissa ed un narratore interno onnisciente. Il registro è colloquiale e il lessico quotidiano.
Holden Caulfield, il protagonista del libro, è un ragazzo di sedici anni. Lui stesso si definisce un po’ pazzo: giuro davanti a Dio che sono pazzo. Lo riconosco (pag. 142 v. 33/34). Infatti cambia improvvisamente idea su molte cose. È un ragazzo fragile, sensibile: non riesce ad integrarsi in un mondo che giudica troppo falso. Holden infatti rimpiange l’infanzia che a poco a poco si vede sfuggire di mano; teme l’avvicinarsi dell’età adulta che percepisce falsa e piena di apparenze. Spesso, per superare momenti di angoscia, si rifugia nella bugie, in quanto soltanto in questo modo può attutire il dolore che la realtà riesce a provocare in lui. Io sono il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra. È spaventoso (pag. 20 v. 1/2).
Il senso di questo libro sta probabilmente tutto nel titolo originale, “The Catcher in the Rye”. Letteralmente significa “l’acchiappatore nella segale” e deriva da un’espressione modificata di una poesia di Robert Burns. La poesia in verità dice: se scendi tra i campi di segale e ti viene incontro qualcuno. Invece Holden crede che dica: e ti prende al volo qualcuno. E quando se ne accorge capisce anche il motivo per cui ha modificato questo verso della poesia: Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzini che fanno una partita in quell’immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c’è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo far altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per

cadere dal dirupo (pag. 198 v. 20/26). Attraverso questa metafora si capisce che il sogno di Holden è di proteggere l’innocenza dei bambini dal mondo ipocrita degli adulti. Il simbolo della purezza dell’infanzia è proprio Phoebe. La sorellina riveste un ruolo di primaria importanza per Holden: è l’unica che riesce a capirlo. Spesso infatti Holden, per questa sua saggezza, la definisce la vecchia Phoebe. Altra ruolo molto importante nella vita del ragazzo, lo ricopre sicuramente il fratellino morto di leucemia ad appena 12 anni, Allie. Holden pensa continuamente a lui: non riesce a spiegarsi come un bambino così pieno di vita possa essere stroncato da una malattia incurabile. Mantiene vivo il suo ricordo soprattutto grazie al guantone da baseball, su cui il bambino aveva scritto una poesia su ogni dito, e alla propria mano, rimasta inabile dopo la frattura che si era procurato per la disperazione della morte di Allie. La perdita del fratellino ha segnato molto Holden, ed è forse uno dei principali motivi del disgusto che spesso prova per la vita.
Sicuramente nel 1951, quando uscì, il romanzo era davvero nuovo e rivoluzionario. Il giovane Holden innanzitutto fu innovativo per la continuità impressionante del gergo giovanile. Dall’inizio alla fine del romanzo Salinger utilizza sapientemente un linguaggio nuovo, che si distacca dalla tradizione letteraria americana antecedente. L’originalità di questo suo linguaggio è sbalorditiva, se si pensa che fu scritto negli anni ’50. Probabilmente il registro basso, mimetico di Salinger era una forma di rifiuto del perbenismo borghese e letterario.

Leggendolo oggi, la carica di novità risulta assorbita dai numerosissimi imitatori che seguirono. Insomma, nel nostro contesto storico, ormai è diventato un classico scrivere del solito adolescente ribelle, che sta vivendo la comune crisi dell’età di mezzo, e che è arrabbiato con il mondo intero. Mi rendo conto che scrivere di queste tematiche cinquanta anni fa era sicuramente nuovo ed originale, ma leggendolo adesso mi è sembrato un po’ banale. Sinceramente mi innervosisco, a sentire tutti questi adolescenti che non fanno altro che piangersi addosso. Non è certo piagnucolando che si può cambiare il mondo. Bisogna rimboccarsi le maniche e darsi da fare, cominciando con le piccole cose. Ne ho una sola di vita: non posso sprecarla continuando a lamentarmi di quanto va male il mondo. Devo rendermi conto di quanto è preziosa ed apprezzarla: secondo Epicuro solo la consapevolezza della finitezza rende possibile la gioia della vita.
Bellori Chiara 3°A

Esempio



  


  1. filippo

    scheda libro ben fatta giovane holden


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