Il giorno della civetta, Sciascia.

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Testo

Liceo classico statale sez. Scient. Ann. 10/12/06
Matteo Fracchia 2° Scient.B

Scheda libro, Il giorno della civetta

CITAZIONE BIBLIOGRAFICA
Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, Adelphi Edizioni, Milano, 1993

CENNI SULL’ AUTORE
Leonardo Sciascia nasce a Recalmuto, l’8 gennaio 1921. La madre viene da una famiglia di artigiani, il padre è impiegato in una delle miniere di zolfo della zona. Nel 1935 si trasferisce a Caltanissetta con la famiglia e si iscrive all’Istituto Magistrale "IX Maggio", nel quale insegna Vitaliano Brancati. Il maestro diventa per Sciascia un modello da seguire.
Nel 1956 esce il primo libro di rilievo Le parrocchie di Ragalpetra, a cui seguono nell’autunno del ’58 i tre racconti della raccolta Gli zii di Sicilia: La zia d’America, Il quarantotto e La morte di Stalin. Del 1961 è invece Il giorno della civetta, il romanzo sulla mafia che porterà a Sciascia la maggior parte della sua celebrità.
Più tardi si avrà A ciascuno il suo (1966), un libro bene accolto dagli intellettuali e Morte dell’Inquisitore (1967). Nel 1974, nel clima del referendum sul divorzio e della sconfitta politica dei cattolici, nasce Todo modo. Lo scrittore pubblica ancora parecchi romanzi prima della sua morte avvenuta a Palermo il 20 novembre 1989.

COLLOCAZIONE SPAZIO-TEMPORALE
La storia si svolge in provincia di Siracusa, in Sicilia, intorno al 1960

ANALISI DEI PERSONAGGI:

CAPITANO BELLODI: è il protagonista della vicenda. E’ un giovane alto e di colorito chiaro. E’ determinato, intuitivo, coraggioso ad affrontare un inchiesta contro la mafia. E’ il comandante dei carabinieri.

DON MARIANO ARENA: Don Mariano è un boss mafioso, nonostante da alcuni è visto come un galantuomo tutto casa e parrocchia con tanti malanni e croci addosso. Uomo che conosce il mondo, dal suo punto di vista gli uomini sono divisi in cinque categorie.

IL MARESCIALLO: Maresciallo dei carabinieri aiuta Bellodi nelle indagini fungendo da traduttore dei termini dialettali.

DIEGO MARCHICA: arrestato e assolto più volte per insufficienza di prove, è un oppositore. Viene riconosciuto come l’esecutore materiale del delitto del Colasberna. E’ soprannominato Zecchinetta, la zecchinetta è un famoso gioco d’azzardo siciliano.

PERSONAGGI MARGINALI: Colasberna, Pizzico.

GENERE: Il giorno della civetta un romanzo giallo poiché la trama è incentrata su una serie di omicidi.

ANALISI DEL LINGUAGGIO: Il romanzo presenta spesso termini del tipico dialetto siciliano.

TRAMA: La storia inizia con il fatto che fa partire la vicenda: l’ omicidio di Colasberna. L’omicidio avviene nei pressi di un autobus. L’autista chiama subito il maresciallo che arrivato sul luogo del delitto comincia a fare domande ai testimoni pur non raccogliendo informazioni utili.
Dopo qualche giorno di indagini accurate,il capitano chiamò il confidente della polizia, un certo Parrinieddu, per avere delle informazioni utili sull’omicidio di Colasberna.
All’inizio dell’interrogazione il confidente non voleva parlare, ma Bellodi lo convinse e Parrinieddu menzionò due nomi: Pizzuco e La Rosa.
Da cinque giorni era scomparso un certo Nicolosi e guarda caso quest’uomo abitava nella via dove era stato ucciso Colasberna e quindi poteva avere visto l’assassino, il quale poteva rapirlo perché non testimoniasse l’accaduto alla polizia; così aveva pensato Bellodi.
Il capitano decise di interrogare la vedova di Nicolosi, la quale raccontò che dopo essere uscito rientrò in casa per prendere le sigarette e disse che aveva visto passare una persona di cui la vedova all’inizio non ricordava il disse che si chiamava Zicchinetta.
Successivamente Bellodi scoprì il vero nome di Zicchinetta: Diego Marchica.
Parrinieddu fu trovato deceduto sull’uscio della propria casa. Prima della morte il confidente aveva mandato una lettera al capitano in cui c’era scritto che i colpevoli degli omicidi erano Pizzuco e un certo Mariano Arena, pertanto questi furono arrestati. Dopo 24 ore Arena, il Marchica e il Pizzuco furono portati al Comando Compagnia e furono interrogati.
Contemporaneamente il tenente interrogava in un’altra stanza il Pizzuco.Il secondo uscì per primo e il brigadiere portò il verbale al capitano che stava interrogando il Marchica.
Diego Marchica confessò che era stato il Pizzuco ad aver detto di uccidere il Colasberna. Durante l’ interrogazione di Pizzuco arrivò una telefonata che disse che era stata trovata l’arma del delitto nel paese vicino dove poteva esserci anche il corpo del Nicolosi.
Dopo essersi recato sul posto, il capitano disse di iniziare le ricerche del corpo di Nicolosi. Dopo qualche minuto fu trovato il corpo.
Il capitano Bellodi volle interrogare Arena e lo fece: fu una lunga chiaccherata che si concluse con un niente; Mariano non aveva confessato niente di tutto quello che gli chiese il capitano.
Alla fine fu discusso tutto alla Camera dei Deputati.
Intanto il capitano Bellodi, prese un mese di vacanza in Emilia. Lesse poi la lettera del brigadiere dalla Sicilia: diceva che Arena era stato assolto come se non fosse successo niente, mentre il Pizzuco era stato incriminato per detenzione abusiva di armi e poi il Marchica: è stato il suo alibi a”sfasciare”tutto. Infatti dicevano che lui si trovava a fare il giardiniere a Km di distanza dal delitto da un dottore molto conosciuto e aveva confessato in quel modo perché aveva sentito il falso verbale e allora voleva infamare il Pizzuco. Così il Colasberna e il Parrineddu non si sa chi l’hanno uccisi mentre il Nicolosi fu ucciso per un delitto passionale: da sua moglie e dal suo amante. Così per questa grande sconfitta Bellodi non ebbe più il coraggio di tornare in Sicilia.

FINE O SCOPO DELL’AUTORE
L’ autore vuole mettere in rilievo il problema della Mafia.

COMMENTO PERSONALE
Mi piacciono molto i romanzi gialli. Questo libro è stato un po’ noioso in certe parti del racconto. Pur essendo noioso è un libro significativo e che mi ha lasciato riflettere molto sulle condizioni di disagio della gente siciliana che convive involontariamente con la mafia.
Secondo me una nota di riguardo dovrebbe andare all’autore che ha avuto il coraggio di scrivere un libro su un tema così delicato, considerando poi che è stato pubblicato intorno al 1961, epoca di dominio mafioso. Infatti lo stesso Sciascia dichiara di aver dovuto riscrivere molte pagine per non ferire la suscettibilità di alcuni personaggi influenti.

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