Il fenomeno del consumismo sui mercati mondiali

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IL FENOMENO DEL CONSUMISMO SUI MERCATI MONDIALI

Il fenomeno del consumismo (ossia la tendenza ad acquistare in larga misura i beni economici che l’industria moderna immette nel mercato) sta dilagando sempre di più in tutto il mondo, e interessa tutte le generazioni dai più piccoli ai più grandi. Difatti attraverso i mass media, che influenzano soprattutto i bambini (portandoli a volte, come risulta dalla “Federazione medici pediatri”, a problemi di sovrappeso), la gente è invogliata a comprare ogni giorno beni nuovi che soddisfino nuovi desideri e sostituiscano i beni vecchi rendendoli ormai superati, senza permettere che il mercato si saturi.
Gli “oggetti del desiderio” possono essere di diverse tipologie, determinate dall’età e dallo stile di vita. Risulta infatti che gli americani preferiscano oggetti che sembrino offrire un aumento della potenza personale, prime tra tutte le automobili (costruite con motori sempre più potenti), le quali, secondo un’indagine psichiatrica del Middle West, sarebbero soggette a sostituzioni ogni due anni.
Invece da un sondaggio condotto dalla “Stampa” a fine settembre 2005 in tre licei classici italiani (il Berchet di Milano, il Tasso di Roma e l’Umberto I di Napoli) è risultato che al primo posto tra i consumi dei teenagers c’è l’abbigliamento (con una forte preferenza per le firme), seguito dalle uscite di sera con gli amici, e, solo al penultimo posto, dalle ultime tecnologie (cellulari ultra moderni, i-pod, computer ecc), di cui i giovani si informano guardando le vetrine e l’ormai onnipresente televisione.
Comunque, secondo il sociologo Giampaolo Fabris, col passare degli anni il consumatore ha imparato, durante l’acquisto, a selezionare e confrontare i prezzi per spendere bene il proprio denaro, fatto sta che si registra un vertiginoso aumento dell’industria del falso nonostante i numerosi controlli pubblici e privati. Inoltre si preferiscono prodotti di marche poco conosciute che, a parità di qualità, implicano un elevato risparmio (soprattutto nell’ambito gastronomico).
Non mancano poi gli italiani che hanno scelto nuovi stili di vita: una ricerca del Censis ha concluso che il 43% degli intervistati acquista frutta e verdura biologica, il 31% usa cosmetici naturali o acquistati nelle erboristerie, il 21% sceglie cibi etnici e l’86,8% cerca di mangiare cibi sani con un minimo apporto di grassi. Come sostiene Giorgio Dal Fiume, presidente di Ctm-altomercato, c’è stata infatti un’ “evoluzione” dei costumi che ha portato parte della popolazione a scegliere generi con valore anche culturale; perciò anche il fattore etico è diventato un criterio di scelta.
La conseguente nascita di gruppi di acquisto solidali ha favorito l’apertura di un nuovo centro (CamBioLogica) a Roma Sud, grazie a cui otto famiglie fanno la spesa insieme e si spartiscono i prodotti completamente biologici.
Comunque, secondo quello che G. Sartori dichiara nell’Espresso, va smentita la voce che la crisi si ridurrebbe se i paesi più sviluppati consumassero meno: lo sviluppo dei paesi sottosviluppati è fondato su energia “sporca” (carbone, petrolio, foreste bruciate per avere suoli agricoli), che presto “promuoverà” a maggiori inquinatori Cina, India, Indonesia e i Paesi africani.
Riassumendo quindi in poche parole tutto ciò che è stato detto, possiamo concludere con una domanda che sorgerebbe spontanea a chiunque: se questo fenomeno non si arrestasse, o quanto meno non diminuisse, fino a che punto si potrebbe arrivare e quanto questo influirà sulla vita dell’uomo?

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