Il deserto dei tartari Dino Buzzati

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Testo

AUTORE: Dino Buzzati

TITOLO: Il deserto dei Tartari

EDITORE: Rizzoli

NUMERO DI PAGINE: 233

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1940

“Lassù era passata la sua esistenza segregata dal mondo, per aspettare il nemico egli si era tormentato più di trent’ anni e adesso che gli stranieri arrivavano, adesso lo cacciavano via.”
Il libro di Buzzati “Il deserto dei Tartari” posso dire che sia uno dei più bei libri che io abbia mai letto.
Qualcuno può sì dire che sia angoscioso e pessimista, ma come pochi altri scrittori Buzzati riesce a illuminare i suoi lettori sulla velocità e sul senso della vita.
In effetti,il tenente Giovanni Drogo, ufficiale di fresca nomina, viene comandato presso la sperduta fortezza Bastiani, in difesa di un’ importante frontiera.”Sì, adesso egli era ufficiale, avrebbe avuto soldi, le donne lo avrebbero forse guardato…” Lì, ai confini col deserto, prima dell’ idea di andarsene al più presto, poi obbligato a restare,il protagonista si affeziona alla Fortezza tanto da farne la sua nuova casa. Attendendo per tutta la vita un nemico che sembra non dover mai attaccare, assistendo al lento e inequivocabile declino della sua nuova dimora ormai quasi lasciata a se stessa, Drogo si accorge che il tempo di vita rimastogli è breve, e i suoi sogni sempre più difficili da realizzare. Svanite per la vecchiaia tutte le ambizioni, sopraffatto dalla malattia, e scatenatasi la tanto sperata guerra, egli deve sottostare alla decisione dell’ex amico Simeoni di esser trasferito in città. Resosi conto che la sua ora era ormai guinta, Drogo decide di passare la notte in una locanda, nella quale, solo e tradito dagli amici, sulle note di un pianoforte, aspetta serenamente la fine.“-Povero Drogo- si disse, e capiva come ciò fosse debole, ma dopo tutto egli era solo al mondo, e fuor che lui stesso nessun altro lo amava” .“ Il Deserto dei Tartari” è un'efficace metafora sulla vita come ricerca di vana gloria, incentrata sull’ inequivocabile scorrere del tempo e sull’inevitabile solitudine della vita .
In effetti Drogo si accorge troppo tardi che anche se per lui, rinchiuso nella Fortezza, il tempo sembrava non passare mai, in città, gli amici, i parenti e i conoscenti andavano avanti per la loro strada dimenticandosi della sua esistenza. "Nessuno in tutta la Fortezza pensava a lui, e non solo nella fortezza, probabilmente anche in tutto il mondo non c’era un’anima che pensasse a Drogo.".
“Il deserto dei Tarari” non è un libro di facile comprensione ma aiuta il lettore a capire lo scopo della vita, e nello stesso tempo a prepararlo ad un possibile fallimento. Geniale il gioco di specchi fatto col dialogo tra il capitano Ortiz e Drogo, e tra il capitan Drogo e il tenente Moro. “ esattamente come in quel giorno, pensò, con la differenza che le parti erano cambiate e adesso era lui, Drogo, il vecchio capitano che saliva per la centesima volta alla Fortezza Bastiani, mantre il tenente nuovo era un certo Moro, persona sconosciuta”.
Anche se triste, amaro e pessimista il libro di Buzzati lascia un messaggio profondo, finale commovente.

“Tutto è nato nella redazione del Corriere della Sera-dice Buzzati in un’ intervista-. ci ho lavorato tutte le notti dal 1933 al 1939, ed era un lavoro piuttosto pesante e monotono, e i mesi passavano, passavano gli anni e io mi chiedevo se sarebbe andata avanti sempre così, se le speranze, i sogni inevitabili quando si è giovani, si sarebbero atrofizzati a poco a poco, se la grande occasione sarebbe venuta o no; intorno a me vedevo uomini, alcuni della mia età, altri molto più anziani, i quali andavano, andavano, trasportati dallo stesso lento fiume e mi domandavo se anch'io un giorno non mi sarei trovato nelle stesse condizioni dei colleghi dai capelli bianchi già alla vigilia della pensione, colleghi oscuri che non avrebbero lasciato dietro di sé che un pallido ricordo destinato presto a svanire"

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