Il Cinquecento

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Testo

La prima metà del ‘500
Il 1492 è lo spartiacque di due periodi ed è un anno molto importante sia per la conquista dell’America, ma anche per la morte di Lorenzo il magnifico che fa passare il primato letterario da Firenze a Roma con una serie di pontefici mecenati quali Giulio II, Leone X e Clemente VII.
Anche l’anno 1527 è molti importante, perchè è l’anno del sacco di Roma che costringe papa Clemente VII a fuggire da Roma e a rifugiarsi in Caste Sant’Angelo con molti cittadini a suo seguito.
Tale periodo prende il nome di rinascimento maturo al quale seguirà il manierismo dome il suffisso di tale parola (-ismo) ha una sfumatura negativa, dato che questo è un momento di forte crisi perchè sono gli anni più cupi e più tormentati dove si ha solo un’imitazione artificiosa dei momenti precedentemente stabiliti; tale epoca però è anche l’epoca della scoperta di nuovi territori, della circumnavigazione dell’Afrca e del globo che viene compiuta da Magellano tra il 1519 ed il 1522.
Tutti questi viaggi ebbero notevoli ripercussioni in ambito scientifico ed economico (colonialismo).
Il modo così si amplia e non èpiù relegato alle terre fino ad allora conosciute, ma sperimente un’universalità che cambia la storia e la percezione antropologica, anche se tutto ciò suggerisce un’idea di dominio sulla natura, dove la conoscenza di tutto l’orbe permetterebbe all’uomo di dominare la natura.
Tutto il periodo è segnato dal 1527, un momento scioccante per la storia perchè mostra la fragilità e l’instabilità dell’Italia e che segnerà anche un abbandono per i letterati.
Si apre dunque un periodo iniziato con la discesa di Carlo VIII, dove l’Italia trema per le conquiste ad opera dei Francesi e degli Spagnoli, sopratutto per Carlo V, tanto che la penisola perde la propria indipendenza.un altro evento imprtante è il 1545, anno dell’inizio della controriforma e quindi del Concilio di Trento.
La nascita di nuove tematiche letterarie
Nascono nuove tematiche letterarie oltre quelle già esistenti le quali scaturiscono sopratutto da eventi storici:
• Il tempo;
• La fama e la gloria;
• La sorte chiamata latinamente fortuna;
• La guerra come momento di disorientamento;
• Comincia a livello letterario un periodo di profondo pessimismo, che attraversa tutta la letteratura, dove si ha un ripensamento su se stessi da parte degli intellettuali;
• Una nuova tematica emerge dall’introduzione delle armi da fuoco nell’esercito. Nei dialoghi di Ariosto, come in quello tra Orlando ed Agricane, il corpo a corpo fa sì che tra i due combattenti ci sia un rapporto particolare, umano, e parlano tra di loro come se ci fosse stata sempre una pace antica. Le armi da fuoco invece separano dal nemico così che il codice d’onore non è più valido e la cavalleria diminuisce d’importanza e i nobili cavalieri passano completamente in secondo piano. Tutto ciò contribuisce a far sviluppare il mito del cavaliere nell’ambito letterario ed un desiderio di ritorno degli antichi valori della cavalleria.
Così l’importanza dell’introdzione delle armi da fuoco è evidente in molti letterati del temp che affrontano il problema dato che ciò tocca profondamente la civiltà del tempo.
• La scoperta dell’America e la circumnaigazione cambiano la concezione della storia, e quindi il confronto con l’altro emerge come uno dei nuovi temi, a differenza di quanto era stato nella letteratura umanistica e medievale dove era stato sempre in secondo piano come tema (a differenza della letteratura graca).
L’alto quindi è il selvaggio d’America, oppure il nero d’Africa: è iniziato in questo periodo il commercio degli schiavi ed è nata anche la domanda “l’altro che è diverso da me, ma la mia stessa dignità oppure è inferiore a me?”. Gli europei si ritengono i dominatori del modo e ritengono che i neri d’America siano inferiori. Solamente Russeau sosterrà il mito del buon selvaggio. Prevale così la credenza che la conquista sia una cosa legittima insieme allo sfruttamento degli indios. Lo stesso Ariosto descrivendo la conquista dell’America dirà che essa era una necessità vera e propria dettata da un disegno provvidenziale di Dio, mentre Tasso attrubirà agli indigeni il compimento di atti terribili quali il cannibalismo e l’idolatria.
Il ruolo del letterato
Dopo la crisi della corte si aprono nuove vie per la figura del letterato.
• Da precettore di corte diventa o trasforma il prorprio modo di agire in modod da diventare precettore sociale che indica sia alla corte che al popolo dei modelli da seguire con una certa autorità (come Baldassar Castiglione che scrive il cortigiano che è il modello da seguire per il cortigiano e la corte).
La speranza è il recupero dell’intellettuale che abbia una certa importanza a livello delle corti, per esempio il trattato di Castiglione quando esce è già superato se guardiamo la realtà storica.
• Una volta che gli intellettuali non possono più godere del mecenatismo di corte devono trovarsi dei nuovi mecenati, come ad esempio lo è la Curia Romana che viene nuovamente clericizzata dopo la laicizzazione: i letterati pur cercando da principio di rimanere staccati dalla curia, ora non possono più farlo.
• Questa via appartiene esclusivamente agli intellettuali di Firenze, città che gode di uno statuto speciale data la tradizione laica della curia, legata alla repubblica fiorentina. I modelli di tali letterati sono Machavelli e Gucciardini, anche se con la morte di Lorenzo il Magnifico era stato sancito il declino di Firenze come ciclo naturale, facendo sorgere altri centri importanti.
Tra i primi centri culturali che si vanno sostituendo a Firenze c’è Venezia che diventa importante grazie alla presenza di numerose stamperie che sono centri culturali vei e propri sopratutto perchè nel ‘500 molti intellettuali diventano loro stessi degli editori, come Pietro Aretino che possiede una stamperia. La stamperia per eccellenza tuttavia rimane quella di Aldo Manunzio che rimane un centro culturale di prima importanza per la cultura europea dato che stampa numerosissimi testi, come quelli di Lutero.
Anche Padova diventa importantissima, grazie alla sua università dato che una delle vie da intraprendere per gli intellettuali era proprio quella di intraprendere una carriera univeristaria, basti pensare a Pomponazzi.
Lo sviluppo della stampe, la grande diffusione della cultura, ma anche una certa uniformità che prima non esisteva, che nasce sopratutto dalla grafia e dall’uso della punteggiatura (Pietro Bembo aveva introdotto il punto e virgola e l’apostrofo) fanno sorgere una questione riguardo alla lingua, sopratutto la questione su quale deve essere la lingua ufficiale.

Con le nuove scoperte geografiche l’uomo conosce l’intero pianteta, dove l’uomo si crede in grado di dominarlo, tanto che accanto all’uomo di scienza c’è l’uomo mago capace di dominare le forze della natura. Lo stesso Pico della Mirandola sosteneva tale ruolo della scienza, che diventa anche la conoscenza delle radici legata all’esperienza e all’osservazione delle leggi della natura, cioè dei suoi principi immutabili ed eterni, che però sfuggono al controllo umano.
Il cosmo e l’essere umano sono il risultato del dominio dell’armonia che si crea mediante legami stretti tra l’uomo ed il cosmo, tanto da far diventare lo stesso uomo una sotra di microcosmo, dove per modificare l’uno dei due (cosmo e uomo) basta modificare l’altro.
Si ha un fortissimo impulso sia della medicina sia dell’antatomia che sono esercitate in maniera più o meno pubblica, che fa sì che si potenzi l’aspetto che lega la medicina all’alchimia: Paracelso, che può essere considerato il padre della chimica moderna usava l’alchimia per curare i propri pazienti.
Evbbero un forte impulso anche gli studi astrologici, che permettono un passaggio all’astrologia, data l’idea stessa che l’uomo possa dominare le forze della natura: ciò fa sì che si applichino anche in astronomia le leggi matematiche. L’esempio di tale applicazione è Niccolò Copernico che grazie all’applicazione delle leggi matematiche dimostra l’invalidità della teoria geocentrica di Euclide, che non è spiegabile su basi matematiche.
Tutto ciò compromette la visione dell’uomo nell’universo dato che egli è costretto a passare in secondo piano. Lo stesso Copernico accorgendosi di quanto le sue teorie fossero potenzialmente inaccettabili non le fece pubblicare subito, ma solo nel 1543.

La poetica e l’estetica rinascimentale propone tre caratteri fondamentali:
• Carattere elitario dell’arte che si rifaceva a modelli classici;
• imitazione: non era un concetto nuovo, perchè già Poliziano lo aveva affrontato, anche se al concetto di imitazionedei classici si unisce l’imitazione della natura in modo tale da unire il passato insieme al presente;
• perfezione: è uno dei caratteri ispiratori dell’arte del ‘500 che ricerca l’equilibrio, l’armonia e la proporzione tra le parti per comunicare il semso di compiutezza e stabilità, basti bensare al fatto che la maggio parte delle opere umanistiche non erano state compiute.
Questi dunque erano i caratteri che muovevano l’arte: era necessario stabilire l’insieme di norme universalmente valide alle quali attenersi. Tale ricerca fa proliferare una lunghissima serie di trattati sull’arte e sui generi letterari che si attengono a dei precetti, come la gerarchia dei generi letterari e dove un testo centrale diventa la Poetica di Aristotele.

La Poetica
È l’insieme delle norme che regolano la perfezione. La più importante in assoluto è sicuramente stata quella di Aristotele che aveva stabilito la gerarchia dei generi letterari e le loro caratteristiche.
Si mettono in evidenza:
• i caratteri distintivi della poesia;
• le finalità della poesia che sono essenzialmente due, cioè l’encomio (già presente in Boiardo) e la finalità morale, cioè l’insegnamento, che prevarrà sopratutto durante la controriforma.
• Le regole dei generi letterari considerati superiori e quindi più importanti come il poema eroico (non cavalleresco), dove il modello è Omero, che era già stato riconosciuto come modello da Aristotele, e la tragedia, che viene riscoperta come genere letterario, grazie alla riscoperta del teatro.
Nella tragedia tra l’altro vengono ribadite le tre unità aristoteliche di tempo, luogo ed azione, che consistono essenzialemente nel fatto che tutte le azioni si svolgono in un medesimo luogo (sopratutto l’agorà), che nel rinascimeno corrisponde ad una stessa città oppure ad una stessa casa; tutti questi avvenimenti si svolgono nell’arco di 24 ore, anche se attraverso il coro il personaggio può effettuare dei fleshback, dove tutte le vicende fanno capo a quelle compiute dal protagonista.
L’arte
Con la nascita dell’idea dell’homo faber fortunae suae, chi meglio dell’artista poteva diventare il modello dell’uomo che cura il proprio destino; egli diventa infatti una figura emblematica ed un simbolo; tale suo aspetto fa siffondere una lunga serie di biografie di artisti, tra le quali quelle più famose sono le 50 biografie scritte dal Vasari.
Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, Roma diventa il centro culturale per eccellenza sopratutto grazie alla presenza di vari artisti, tra i quali basti nominare Michelangelo e Raffaello, i quali lavorano nel logo dove le arti figurative e architettoniche raggiungono il loro apice, San Pietro.
L’arte essendo aristocratica ed elitaria non comunicava l’intento primario dell’autore/artista, il cui intento non era più quello di suscitare passioni, ma di suscitare un dominio di se, della repressione delle passioni e del senso della misura, così che la perfezione e l’armonia diventano le finalità dell’opera d’arte. Si riprende la calocagatia, cioè si legano inscindibilmentela bellezza e la morale. Non si ha dunque più l’idea del pudore, ma solo di bellezza e di perfezione delle forme, simbolo del valore morale dell’uomo.
Il 1520 sarà un momento decisivo, sopratutto per la morte di Raffaello, dato che sono gli stessi anni in cui si avrà una forte crisi del classicismo, che sarà seguita dallo shock del sacco di Roma, e dalla nascita del manierismo che privilegia le forme soggettive che non si attengono ai canoni della bellezza, ma che mostrano un turbamento con posizioni innaturali, con tratti del volto che perdono la loro umanità, la bizzarria e la stranezza del corpo umano... Si vuole la fuga dalla realtà presente che è l’oppoto della stabilità e della perfezione.

La lingua
La diffusione della stampa fa sì che nasca un’uniformità grafica, grammatica e di punteggiatura: il ‘500 però e anche il periodo in cui sorge una conoscenza di un’unità culturale e nazionale. Questi due caratteri esigono un’uniformità linguistica.
Il latino era una lingua relegata a certi ambiti, come quello ecclesiastico (era necessario in questo periodo mantenere il latino perchè c’era bisogno di dare una risposta al testo protestante) oppure quello universitario, dato che il latino era sempre rimasto la lingua delle scienze, sopratutto per quanto riguardava i trattati scientifici. Era la lingua anche del diritto e di tutto ciò che lo pertiene.
Nel ‘500 si tenta di codificare un volgare che fosse accettato comunemente da tutti, ma sopratutto in modo da separlo dal latino.
Come risposta sorgono delle lingue dove il latino ed il volgare non sono separati:
• Maccheronico: su una base latina si inseriscono parole ed espressioni del volgare.
• Pedantesco: volgare nel quale si inseriscono latinismi (contrario del maccheronico).
La questione della lingua vera e propria si basa sullo scontro di tre principali posizioni che nascono a Venezia che al tempo era il maggiore centro editoriale:
• Machiavelli: ne “il discorso intorno alla nostra lingua” propone il fiorentino parlato da rendere la lingua comunemente accettare dato che la lingua che bisogna parlare deve avere una capacità comunicativa immediata.
• Baldassar Castiglione con il Cortigiano e Gian Giorgio Trissino con il Castellano propongono come modello linguistico per le corti nelle quali essi lavorano una lingua con alla base il toscano sul quale innestano i volgari delle corti, creando un ibridismo linguistico.
• Pietro Bembo: nel 1525 scrive le “Prose della volgar lingua”, un dialogo in tre libri nel quale sostiene la separazione della lingua letteraria da quella parlata. Nella lingua letteraria sostiene come modello per la prosa Boccaccio, mente per la poesia Petrarca. Egli prevalse.
Le prose della volgar lingua
I protagonisti di quet’ opera sono quattro personaggi realmente esistiti, ma che al tempo erano già morti. L’utilizzo di tali personaggi mostra la volontà di Bembo di retrodatare l’opera in modo da scrivere un dialogo verosimile e da poter esprimere la propria posizione, pur non attaccando di persona chi non voleva corrispondere le sue posizioni.
Carlo Bembo sostiene la posizione di Pietro, mentre Giuliano de Medici (morto nel 1516) sostiene la posizione di Machiavelli. Carlo è contro Giuliano e li spiega perchè ci deve essere una distinzione e come mai si devono scegliere dei modelli alti come Petrarca e Boccaccio.
È importante il fatto che Bembo non si riferisca direttamente a Machavelli per esprimere la propria posizione, dato che in questo modo si esprime più liberamente, ma riferirsi a Machavelli è più facile attraverso Giuliano dato che quest’ultimo era un Medici, corte della quale faceva parte Machiavelli.
La posizione di Bembo fu quella più ovvia perchè era quella più vicina ai canoni rinascimentali della letteratura dove oltre a risolvere il problema dell’unificazione della lingua si crea anche un modello letterario vero e proprio.

La letteratura è una cultura elitaria, ecco perchè la lingua utilizzata non può essere la stessa di quella parlata: il letterato deve rivolgersi ad una cerchia d’elite che lo possa comprendere fino in fondo. L’intellettuale inoltre deve avere un ruolo preciso, cioè quello di precettore sociale dato che per la sua cultura è in grado di guidare il volgo (la moltitudine), che non è in grado di distinguereciò che è bene da ciò che è male.
Egli ha come compito quello di utilizzare una lingua che oramai non esiste più, ma che è compresa da un’elite culturale che ha un valore di eternità tipico del periodo umanistico e rinascimentale (eternizzare le cose ed i valori veri).
Il modello di Bembo si affermò in maniera decisiva, ma ebbe anche dei risultati negativi:
• Manierismo: imposizione di un modello fa sì che la riproduzione divenisse meccanica, il rischio dal quale Poliziano voleva metter in guardia;
• Fissità linguistica: nasce dall’imitazione di questi modelli che riproponevano una lingua non parlata; l’imitazione pedissequa fa sì che non ci fu più nessuna imitazione da parte degli autori più mediocri.
Il modello istaurato da Bembo si afferma sopratutto per la poesia, dato che per la prosa il modello linguistico di Boccaccio rimase meno seguito, sopratutto in maniera meno rigorosa.
Nel ‘500 c’è una riscoperta del teatro, sopratutto della commedia che si rifà a modelli come Plauto e Terenzio, dove il linguaggio non è sempre alto dato che proprio per essere una commedia, un’opera ha bisogno di un linguaggio quotidiano come la novella.
I novellatori si rifanno a Boccaccio, ma affermno che egli aveva introdotto alti dialetti ed altre lingue quando era stato necessario.
Gli stessi trattati politici di Machavelli non si atterranno mai alla prosa di Boccaccio, ma saranno liberi e spregiudicati rispetto ai modelli più rigorosi.
Dal punto di vista metrico prevale il sonetto per il quale il modello sono i sonetti del Canzoniere di Petrarca.

Generi letterari del ‘500
• Rinascita del teatro: si ha una forte riscoperta della commedia dove troviamo molte commedie che riprendono Plauto e Terenzio, sopratutto l’intreccio, i meccanicismi della comicità, ma anche dal punto di vista metrico e stilistico. Lo stesso Ariosto scrive le sue prime commedie in prosa, ma poi, ritenendo che ciò sminuisca le sue opere, le ricompone in poesia. Si ha anche una riscoperta della tragedia, che diventa uno dei generi letterari per eccellenza, anche se ancora il teatro reasta legato alla vita di corte non essendoci teatri pubblici.
• Apice del poema eroico: secondo il modello di Omerotale genere letterario parte sempre da un avvenimento storico al quale si lega la vita di diversi eroi. Nasce così una forte differenza tra il poema eroico ed il poema cavalleresco dove si lascia ampia spazio alla fantasia, metre nel poema cavalleresco anche i personaggi sono personaggi storici.
• Trattatistica: questo genere letterario si sviluppa nelle sue due forme: la trattatistica classica che è sotto forma dialogata, e la tattazione diretta della quale fanno parte per esempio i trattati politici di Machiavelli.
• Saggistica: tale genere nasce con Machiavelli e Gucciardini.
• Poesia lirica: come modello c’è sempre il canzoniere di Petrarca, anche se si registrano altre tipologiepoetiche come la poesia Bucolica e la Satira che si rifanno a modelli classici come Virgilio.
Nasce anche la gerarchia dei generi letterari dove sia per la materia trattata che per i personaggi i generi superiori sono:
• Tragedia.
• Trattato filosofico.
• Poema epico.
Ciò però non vuol dire che ebbero maggior fortuna.

Leonardo Da Vinci
Dell’attività letteraria di Leonardo da Vinci fu inportante sopratutto il decennio che passò a Milano, anche se svolse la sua attività sopratutto in Toscana. Il suo periodo Milanese è un periodo di formazione, e non è una formazione umanistica, tanto che egli non conoscerà mai bene nè il latino nè il greco, ma fu una formazione orientata verso la conoscenza delle scienze meccaniche dato che fu allievo del Verrocchio.
La sua formazione porta Leonardo a non comporre nulla in latino, ma ad utilizzare solamente il volgare ricevendo tra l’altro numerose critiche, essendo definito tra le altre cose, homo sanza lettere
Egli stesso però ammette la sua ignoranza per quanto riguarda il latino ed il greco.
Di lui ci rimangono numerosi scritti anche se sono per la maggior parte i suoi appunti personaliscritti riguardo alle sue ricerche scientifiche, naturali, posti intorno ai suoi progetti di ingegneria.
Sino a noi è giunto solamente un trattato completo che riguarda la pittura. Per il resto i suoi appunti erano scritti con un codice di scrittura particolare dato che egli essendo mancino scriveva da destra verso sinista: vivendo nell’epoca umanistica il suo era solo un vezzo, come quello di Pico della Mirandola che parlava al contrario. In parte però ciò era dovuto alla riservatezza, e alla segretezza o la non immediata accessibilità dei suoi appunti. Così nella grande varietà dei suoi impegni la scrittura non aveva un ruolo fondamentale.
Tra i suoi vari appunti ne è stato ritrovato uno nel quale rispone all’accusa di essere in homo sanza lettere: egli aveva una concezione della cultura totalmente antiaristocratica, al contrario degli umanisti. Egli cita Mario, l’homo novus per antonomasia, che come lui era andato contro i patrizi, cioè contro gli aristocratici.
Leonardo in sostanza è un antiumanista e la sua attività intellettuale si basa sulla ripresa di ciò che nell’antichità era già stato scritto. Ciò che si scrive deve venir fuori dall’esperienza: tutto ciò sorge dalle sue convinzioni scientifiche che per un verso anticipano il metodo sperimentale, dato che egli fa le sue ricerche scientifiche a partire dall’osservazione della natura.
Così anche per la risposta alle accuse che gli erano state mosse contro si ricollega alla trattazzione dove sottomette la sua attività letteraria a quella scientifica.
Per rispondere all’accusa si rifà alla storia antica, sottolineando che l’accusa è infondata dato che la stessa conoscenza se ne può servire.

Jacopo Sannazzaro
Egli non ci interessa per la sua opera letteraria, ma sopratutto per l’influenza che egli esercitò. Egli faceva parte della corte del Regno di Napoli, corte Aragonese.
L’iniziativa culturale nasce dallo scambio di diverse corti in Italia settentrionale. Nel Regno di Napoli la cultura si intreccia con le vicende degli Aragonesi, re mecenati con le loro vicende personali più o meno fortunate.
Sicuramente l’aspetto politico è meno stabile delle corti settentrionali, sopratutto a causa degli scontri tra feudatari, baboni e monarchie. I baroni infatti erano appoggiati dagli stati esterni come i lpapato che si vuole contrapporre alla politica anti ecclesiastica degli Aragonesi, basti pensare alla rivolta dei baroni del 1486.
Così si alternano periodi floridi a quelli di crisi. Il periodo più florido e di maggiore splendore letterario si può situare nel decennio tra il 1442 ed il 1452, anni del regno di Alfonso il Magnanimo che si fece protettore di Antonio Panormita, al qualr si deve la fondazione di un’accademia chiamata Porticus Antoniano. Egli fu protettore di Lorenzo Valla.
Il regno di Ferrante o Ferdinando I fu un regno lungo che durò dal 1458 al 1494: egli fu un grandissmo mecenate e protettore di grandi umanisti quali Giovanni Pontano che guidò l’accademia dopo la morte del Panoramita. Egli fu tanto importante che il nome dell’accademia fu cambiato in Accademia Pontaniana.
Jacopo Sannazzaro fu grande amico oltre che discepolo di Pontano.
La corte avignonese visse periodi di grave crisi altre che alla congiura dei baroni, anche nel 1495 con la discesa di Carlo VIII in Italia, quando il potere degli Aragonesi passò per un anno ai Francesi.
Questo fu l’inizio di un grave periodo di instabilità: dopo un anno Ferrante II riprese il potere che però dura solo fino al 1501 anno in cui il re di Spagna Ferdinando il Cattolico costringe all’esilio Federico I che abdica in suo favore.
Sannazzaro intanto diventa uno degli intellettuali più importanti: Giovanni Pontano, uomo di umili origini, homo novus, che andava fiero di tale fatto, e che lo esaltava nei suoi scritti, era anche un personaggio esuberante, e tanta era la sua esuberanza, quanta era la malinconia di Sannazzaro.
La vena malinconica di Sannazzaro era legata sopratutto alle proprie vicende personali: nobile napoletano che faceva parte della nobiltà dei sedili, cioè quella più vivina al re, ebbe tuttavia una vita difficile segnata da numerose difficoltà economiche causate dalla perdita precoce del padre, ebbe una serie di amori desiderati, ma mai raggiunti completamente, come quello con Carnosina Bonifacio che muore in giovane età.
Ricevette un’educazione classica e ricca; entrò presto nell’accademia Pontiniana con lo pseudonimo di Azio Sincero, e tale pseudonimo è molto importante perchè è lo stesso nome del protagonista della sua opera.
Nasce in un contesto di fedeltà alla casata reale e le rimane fedele fino alla fine, rimanendo al servizio degli Aragonesi , e addirittura quando Federico I abdica e va in esilio, egli lo segue e ritorna a Napoli solamente dopo la morte del re. Federico andò in esilo nel 1501 e morì nel 1505.
Il re aveva regalato a Sannazzaro una villa a Napoli, che sarà molto amata, anche se quando torna a Napoli, vi risiederà solo per un breve periodo di tempo, dato che muore nella casa di Cassanra Marchese, nobildonna della quale era innamorato. Muore nel 1530.
Sannazzaro ricevette una formazione squisitamente umanista: fin dalla giovinezza egli rimase affascinato dalla poesia latina ed ancor di più da quella pastorale lirica delle bucoliche e delle ecloghe. Tale fascino non lo aveva subito solo lui, ma anche molti altri intellettuali.
Egli però non si limitò solamente allo studio di ueste ultime, ma ne ricerca le radici greche in Teocrito e compone una serie di ecloghe in latino ed in volgare.
Il genere bucolico aveva avuto dei prodromi eccellenti in Teocrito ed in Virgilio.

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