Il cavaliere inesistente

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano
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Data:26.04.2006
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Testo

Italo Calvino: “Il Cavaliere inesistente”
Riassunto :
Suor Teodora e' intenta a scontare la sua penitenza affidatale dalla badessa , che consiste nello scrivere un libro. Allora la monaca incomincia a narrare.
Tra i paladini di Carlomagno , ve ne è uno, di nome Agilulfo, che non esiste. Nonostante questo impedimento, Agilulfo è di gran lunga il miglior soldato che l'esercito francese abbia. Non esistendo il cavaliere non ha bisogno di mangiare e tantomeno di dormire, infatti, di notte vaga per l'accampamento correggendo con pignoleria ogni disfunzione all'interno dell'esercito. Una notte, vagando tra i padiglioni, s’imbatté in un giovane cavaliere, di nome Rambaldo, il quale gli chiese come potesse trovare sul campo di battaglia l'Argalifo Isoarre, per ucciderlo e vendicare la morte di suo padre. Il paladino con la consueta fermezza gli indicò di recarsi in un padiglione dove avrebbero esaudito la sua richiesta. Rambaldo rimase molto colpito dalla sicurezza di Agilulfo e da subito ebbe stima di lui. Ma conoscendo meglio la vita nell'accampamento rimase molto deluso, in quanto la immaginava assai diversa. Infatti i componenti dell'esercito svolgevano i loro lavori con malavoglia, ma ugualmente spinto dall'orgoglio di vendicare suo padre il giorno seguente si presentò sul campo di battaglia, deciso a raggiungere il suo scopo. Dopo averlo raggiunto, anche se in modo poco onorevole, sulla strada del ritorno cadde in una imboscata di due cavalieri arabi, dalla quale fu salvato da un misterioso cavaliere, che non si fece riconoscere. Rincorsolo lo vide spogliarsi dell'armatura vicino a un torrente e scoprì che era in realtà si trattava di una donna. I compagni gli dissero che si trattava di Bradamante, una coraggiosa donna dal carattere scontroso, e per la quale Rambaldo se ne invaghì subito. Rambaldo vagando per l'accampamento incontrò Torrismondo, un altro giovane cavaliere, anch'egli deluso dal vero aspetto della guerra. Questo, durante il pranzo, accusò Agilulfo di non potersi fregiare del titolo di cavaliere, in quanto la donna da lui salvata dai briganti quindici anni prima, in realtà non era vergine, e quindi ad Agilulfo sarebbe spettato solamente un riconoscimento anziché il titolo di cavaliere. Torrismondo, inoltre, affermò di essere figlio di quella donna, e così, negando di essere figlio dei duchi di Cornovaglia respinse anch'egli il titolo di cavaliere, che invece gli sarebbe spettato se avesse dimostrato di essere figlio dei cavalieri del San Gral. Carlomagno invitò i due interessati a fornire delle prove per sostenere le loro tesi. I due allora partirono alla ricerca delle testimonianze che avrebbero chiarificato la loro situazione. Bradamante, sconvolta dalla notizia, si preparò rapidamente a partire per inseguire Agilulfo, del quale era pazzamente innamorata, e anche Rambaldo partì, che per lo stesso motivo rincorreva la donna. Agilulfo giunse al monastero dove Sofronia, donna da lui salvata, si era rifugiata dopo l'incontro con il paladino, ma trovatolo distrutto, seppe da un contadino che tutte le suore erano state rapite dai saraceni e portate in Marocco. Così il cavaliere s’imbarcò su una nave e partì alla volta del Marocco deciso a ritrovare la donna. La nave però durante il viaggio si scontrò con una balena e naufragò. Ma Agilulfo, affondato a causa del peso della corazza, camminando sul fondale del mare giunse in Marocco, dove scoprì che Sofronia era stata promessa in sposa al Saladino di quella regione. Con abilità liberò la donna e con lei si imbarcò per la Francia su di una nave, che, ugualmente alla prima naufragò. Agilulfo riuscì a portare in salvo la donna e lasciandola in una grotta a riposare e corse da Carlomagno e riferirgli il ritrovamento. Contemporaneamente Torrismondo aveva raggiunto i cavalieri del San Gral e deluso dai loro comportamenti e dalle loro ideologie viaggiò per le nazioni senza una meta. Giunto in una grotta, vi trovò una donna, e, folgorato dalla sua bellezza se ne invaghì. Giunti alla grotta, Agilulfo e Carlomagno rimasero sbigottiti alla vista dei due: Agilulfo fuggì disperato per aver perso il suo onore, rincorso dal riconoscente Rambaldo, che cercava di riferirgli la verità. Sofronia non era infatti la madre di Torrismondo, fuggito anch'egli per non poter sopportare l'umiliazione di aver provocato un incesto, ma bensì la sorellastra; la verità infatti era stata nascosta dai genitori dei due. Così Torrismondo poté sposare Sofronia e trasferirsi con lei in una terra assegnatagli da Carlomagno, ma Rambaldo non riuscì a raggiungere Agilulfo, che abbandonando la sua armatura svanì nel nulla. Rambaldo viaggiò per anni in cerca di Bradamante e infine la trovò in un convento, in cui era entrata con il nome di Suor Teodora.
Calvino presenta la storia di Agilulfo, un cavaliere pignolo che nella sua fredda armatura lascia trasparire il suo attaccamento e il valore che egli dà al titolo di cavaliere. La storia narrata da Suor Teodora, presenta un linguaggio molto semplice e di facile comprensione; inoltre le descrizioni dei luoghi e delle cose non sono minuziose e dettagliate, ma lasciano, invece, una libera immaginazione al lettore.
Il libro, a mio parere, è coinvolgente sia per la sua semplicità che per la storia intrecciata dei personaggi; ed è proprio per questo che leggere questo libro non risulterà noioso ma bensì interessante.

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