Il Cavaliere Inesistente

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Testo

IL CAVALIERE INESISTENTE di ITALO CALVINO

NOTIZIE SULL’AUTORE
Nacque a Santiago de Las Vegas (Cuba) nel 1923 da genitori italiani; ma poco dopo la famiglia si trasferì in Italia. Dovette interrompere gli studi a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale prese parte alla lotta partigiana. Al termine del conflitto terminò di studiare: si laureò infatti in letteratura, dopo aver effettuato anche degli studi agrari e scientifici. La sua formazione e la sua ideologia furono rigorosamente laiche. In seguito iniziò la collaborazione con vari giornali ed entrò a far parte della redazione della casa editrice torinese Einaudi, nella quale lavorò per molti anni. Il primo romanzo pubblicato fu “Il sentiero dei nidi di ragno” nel 1947, a cui seguirono i racconti di “Ultimo venne il corvo”. Negli anni ’50 abbandonò la linea realista per dedicarsi ad una linea narrativa più aderente alla sua ispirazione: la tendenza fantastica o combinatoria. Nascono così “Il visconte dimezzato”, “Il barone rampante” e “Il cavaliere inesistente”. Altre sue opere significative sono: “Le cosmocomiche”, “Ti con zero” e “Il castello dei destini incrociati”. Nel 1979 uscì “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, una delle opere più innovative di Calvino, che diventò in breve un best-seller. Poco prima della morte fu invitato a tenere un ciclo di lezioni nelle università americane, ma non fece in tempo ad esporle. Morì infatti nel 1985 a Siena. Tali testi furono raccolti e pubblicati postumi nel 1988 con il titolo di “Lezioni americane”.

SINTESI
La scena si apre sul campo di battaglia dei Franchi, impegnati nell’eterna lotta contro gli infedeli. Fra i molti guerrieri emerge un personaggio piuttosto singolare, chiamato Agilulfo, il quale è un uomo senza corpo. E’ costituito solamente da un’armatura bianca e vuota. Nei primi tempi si presenta al campo il giovane Rambaldo, un ragazzo ingenuo, ma ansioso di entrare nella lotta per vendicare la morte di suo padre. Si scatena una furiosa battaglia, nella quale il giovane deve colpire l’Argalif Isoarre; ma egli non viene “ucciso” in maniera diretta. Invece di essere affrontato in un duello, muore per il solo fatto che Rambaldo lo priva dei suoi occhiali. In seguito il giovane cade in un’imboscata da parte dei soldati mori, ma viene soccorso da un soldato che rimane misterioso. Mossa da curiosità e gratitudine, Rambaldo vuole conoscere il suo salvatore e lo insegue: quando egli si toglie l’armatura scopre di aver di fronte a sé una donna (Bradamante) e ne rimane subito innamorato. Bradamante non è minimamente interessata a lui, perché il suo ideale di uomo è Agilulfo. Durante un banchetto un giovane, Torrismondo, rivela dei fatti inaspettati che sembrano gettare del discredito su Agilulfo. Infatti, avendo egli salvato da alcuni aggressori una ragazza da lui ritenuta vergine, aveva ottenuto la carica di paladino. Torrismondo rivela che questa donna è sua madre e quindi non vergine. Questo getta nel panico il cavaliere, il quale non si sente più degno di essere un soldato di primo livello. Il suo compito è quello di andare a cercare la ragazza per dimostrare che all’epoca dei fatti era ancora vergine. Appena Agilulfo parte viene seguito da Bradamante, infatuata di lui, la quale è inseguita a ruota da Rambaldo, pure infatuato di lei. Contemporaneamente Torrismondo parte per ritrovare suo padre, ovvero i “Il Sacro Ordine dei Cavalieri del San Gral” e per farsi accettare in questo ordine. Egli scopre che la vita che conducono tali uomini non è la più adatta a lui e decide così di ritornare al campo di battaglia. Intanto, dopo varie avventure, il cavaliere dalla bianca armatura trova la donna che cercava, Sofronia, e la riporta nei pressi del campo di battaglia con lo scopo di sapere come stanno realmente le cose. Torrismondo non è figlio di lei, ma è il fratellastro. Fratellastro per modo di dire. Infatti egli è il figlio della regine di Scozia e del Sacro Ordine, mentre Sofronia è figlia del re di Scozia e di una contadina. Da questo conseguono due cose: uno, che l’amore nato tra Torrismondo e Sofronia è libero di crescere, perché tra i due non ci sono vincoli di sangue; due, che Agilulfo è un vero paladino. Purtroppo prima che egli scopra la verità, si era già tolto la vita. La sua bianca armatura viene ceduta per testamento a Rambaldo, che finalmente ottiene l’amore di Bradamante.
Il narratore che ha esposto tutte queste vicende è una suora, la quale solo alla fine rivela di non essere altro che Bradamante.

TEMPI E LUOGHI
Le vicende si svolgono prevalentemente in Francia, all’epoca dei paladini e di Carlo Magno. Tuttavia né l’epoca né i luoghi sono storicamente ricostruiti. L’autore fa rivivere al lettore un medioevo puramente fantastico e colloca i fatti in castelli, campi di battaglia, foreste, villaggi, conventi stilizzati e irreali. Si è di fronte ai luoghi tipici e caratteristici in cui avvengono le favole. Le vicende avvengono in prevalenza in luoghi aperti: il campo di battaglia, il bosco, il mare. Ci sono però anche delle scene che si svolgono in luoghi chiusi: la narrazione della storia da parte di Suor Teodora nel convento e la notte passata da Priscilla, tanto per fare degli esempi. La storia è ricca di flash back ed è da notare la differenza tra il tempo in cui si svolgono i fatti e il tempo in cui Suor Teodora li racconta.

STILE
Una caratteristica assai evidente nel testo è la precisione quasi geometrica dello stile. Calvino offre un racconto non realistico, parla di cose esistenti solo nella fantasia; eppure descrive le cose come se fossero reali, con abbondanza di particolari. E’ uno stile dunque lucido, chiaro e scorrevole. La lettura è molto piacevole, anche grazie alle riflessioni generali, che l’autore svolge sulla vita di tutti, e grazie all’ironia che emerge in vari momenti del racconto. La voce narrante è quella di una suora, la quale dice ironicamente di non avere molta esperienza del mondo. Ma quando essa rivela di essere Bradamante, ci si rende conto della sua scherzosa finzione. Essa qui non si limita ad esporre gli accadimenti, ma in vari casi si sofferma a riflettere su che cosa significhi scrivere e raccontare. Dietro di lei si sente parlare Calvino, il quale osserva che non sempre la scrittura è cosa facile; non sempre il discorso fluisce e l’ispirazione può venire a mancare, dando allo scrittore momenti di aridità. Scrivere è quindi un esercizio faticoso e assai impegnativo. Ci sono due punti di vista: uno è quello del narratore esterno, l’altro è del narratore interno. Il primo punto di vista è quello di Suor Teodora che racconta le vicende e che quindi si esprime in 3° persona: qui il narratore è esterno. Il secondo è quello di Suor Teodora che si rivolge al lettore, facendo delle riflessioni sullo scrivere, e che quindi si esprime in 1° persona: qui il narratore è interno. Per quanto riguarda il ritmo narrativo, nella prima parte del racconto è piuttosto lento; qui vengono soprattutto presentati i personaggi principali. La seconda parte ha invece un andamento narrativo assai più veloce e quasi concitato. In effetti gli eventi si susseguono rapidamente e ci sono continui rovesciamenti e colpi di scena.

PERSONAGGI PRINCIPALI
Agilulfo, Il protagonista, è il cavaliere inesistente, il quale è una figura vuota, inconsistente, che si tiene in vita solo con la forza di volontà e l’ostinazione. E’ un essere fatto solamente di sforzo e di cervello, amante in modo maniaco della perfezione. Non è molto stimato dagli altri soldati, perché troppo ligio al regolamento; l’unico che lo prende come modello è Rambaldo, affascinato dalla sua fama di abile combattente. Calvino lo descrive così: “…un cavaliere dall’armatura tutta bianca, solo una righina nera correva intorno ai bordi; per il resto era candida, ben tenuta, senza un graffio, ben rifinita in ogni giunto…la voce giungeva metallica da dentro l’elmo chiuso, come se fosse, non una gola, ma l’elmo stesso a vibrare…”
Gurdulù, scudiero di Agilulfo, è un vagabondo al seguito dell’esercito. Egli non ha una precisa coscienza di sé e del mondo: per lui “tutto è zuppa”. Tende inoltre ad identificarsi con tutto ciò che gli sta attorno; questo fatto risulta chiaro dalla molteplicità di nomi con cui viene identificato. A differenza di Agilulfo che sa d’esserci, ma non c’è, egli c’è, ma non sa d’esserci.
Rambaldo è un giovane che per la prima volta affronta delle prove decisive, e di conseguenza è pieno di ingenuità, di ansie e di incertezze. Ma nello stesso tempo possiede un grande desiderio di buttarsi nelle vicende della vita. Egli costruisce la sua personalità attraverso le vicende guerresche in cui è coinvolto e attraverso l’esperienza amorosa. E’ dotato di molta fiducia e perseveranza e impara con queste a non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà. Grazie a questo suo comportamento riesce alla fine a conquistare l’amore della “difficile” Bradamante. Egli si può considerare come il “punto di incontro” tra Gurdulù e Agilulfo. Rambaldo è infatti un essere razionale, come Agilulfo, ma che si lascia guidare anche dal suo cuore e dalle sue emozioni, come fa Gurdulù
Bradamante è una giovane guerriera di straordinaria abilità negli esercizi militari. Ha amato molti cavalieri, ma ora il suo interesse è rivolto esclusivamente verso Agilulfo, perché è un combattente impeccabile. E’ una donna d’azione, quindi, ma non solo questo; in realtà è un personaggio dalla doppia faccia, dalla doppia personalità, in quanto alterna alla vita attiva altri periodi in cui ama ritirarsi a meditare in un convento. E’ proprio a lei che si deve la narrazione degli avvenimenti.
Torrismondo è un giovane che appare malinconico e insicuro, anche perché non ha idee chiare circa la sua nascita. Alla fine l’equivoco di cui è prigioniero viene chiarito (egli non è figlio di Sofronia, ma della regina di Scozia) e il suo amore per Sofronia è libero di sbocciare senza impedimenti.

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