i malavoglia

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Testo

I MALAVOGLIA
DI
Giovanni Verga
PREFAZIONE
Questo racconto и lo studio sincero e spassionato del come probabilmente devono nascere e svilupparsi nelle piщ umili condizioni, le prime irrequietudini pel benessere; e quale perturbazione debba arrecare in una famigliuola vissuta fino allora relativamente felice, la vaga bramosia dell'ignoto, l'accorgersi che non si sta bene, o che si potrebbe star meglio.
Il movente dell'attivitа umana che produce la fiumana del progresso и preso qui alle sue sorgenti, nelle proporzioni piщ modeste e materiali. Il meccanismo delle passioni che la determinano in quelle basse sfere и meno complicato, e potrа quindi osservarsi con maggior precisione. Basta lasciare al quadro le sue tinte schiette e tranquille, e il suo disegno semplice. Man mano che cotesta ricerca del meglio di cui l'uomo и travagliato cresce e si dilata, tende anche ad elevarsi, e segue il suo moto ascendente nelle classi sociali. Nei Malavoglia non и ancora che la lotta pei bisogni materiali. Soddisfatti questi, la ricerca diviene aviditа di ricchezze, e si incarnerа in un tipo borghese, Mastro-don Gesualdo, incorniciato nel quadro ancora ristretto di una piccola cittа di provincia, ma del quale i colori cominceranno ad essere piщ vivaci, e il disegno a farsi piщ ampio e variato. Poi diventerа vanitа aristocratica nella Duchessa di Leyra; e ambizione nell'Onorevole Scipioni, per arrivare all'Uomo di lusso, il quale riunisce tutte coteste bramosie, tutte coteste vanitа, tutte coteste ambizioni, per comprenderle e soffrirne, se le sente nel sangue, e ne и consunto. A misura che la sfera dell'azione umana si allarga, il congegno delle passioni va complicandosi; i tipi si disegnano certamente meno originali, ma piщ curiosi, per la sottile influenza che esercita sui caratteri l'educazione, ed anche tutto quello che ci puт essere di artificiale nella civiltа. Persino il linguaggio tende ad individualizzarsi, ad arricchirsi di tutte le mezze tinte dei mezzi sentimenti, di tutti gli artifici della parola onde dar rilievo all'idea, in un'epoca che impone come regola di buon gusto un eguale formalismo per mascherare un'uniformitа di sentimenti e d'idee. Perchй la riproduzione artistica di cotesti quadri sia esatta, bisogna seguire scrupolosamente le norme di questa analisi; esser sinceri per dimostrare la veritа, giacchй la forma и cosм inerente al soggetto, quanto ogni parte del soggetto stesso и necessaria alla spiegazione dell'argomento generale.
Il cammino fatale, incessante, spesso faticoso e febbrile che segue l'umanitа per raggiungere la conquista del progresso, и grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme, da lontano. Nella luce gloriosa che l'accompagna dileguansi le irrequietudini, le aviditа, l'egoismo, tutte le passioni, tutti i vizi che si trasformano in virtщ, tutte le debolezze che aiutano l'immane lavoro, tutte le contraddizioni, dal cui attrito sviluppasi la luce della veritа. Il risultato umanitario copre quanto c'и di meschino negli interessi particolari che lo producono; li giustifica quasi come mezzi necessari a stimolare l'attivitа dell'individuo cooperante inconscio a beneficio di tutti. Ogni movente di cotesto lavorio universale, dalla ricerca del benessere materiale, alle piщ elevate ambizioni, и legittimato dal solo fatto della sua opportunitа a raggiungere lo scopo del movimento incessante; e quando si conosce dove vada questa immensa corrente dell'attivitа umana, non si domanda al certo come ci va. Solo l'osservatore, travolto anch'esso dalla fiumana, guardandosi attorno, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire piщ presto, ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti, i vincitori d'oggi, affrettati anch'essi, avidi anch'essi d'arrivare, e che saranno sorpassati domani.
I Malavoglia, Mastro-don Gesualdo, la Duchessa de Leyra, l'Onorevole Scipioni, l'Uomo di lusso sono altrettanti vinti che la corrente ha deposti sulla riva, dopo averli travolti e annegati, ciascuno colle stimate del suo peccato, che avrebbero dovuto essere lo sfolgorare della sua virtщ. Ciascuno, dal piщ umile al piщ elevato, ha avuta la sua parte nella lotta per l'esistenza, pel benessere, per l'ambizione - dall'umile pescatore al nuovo arricchito - alla intrusa nelle alte classi - all'uomo dall'ingegno e dalle volontа robuste, il quale si sente la forza di dominare gli altri uomini; di prendersi da sй quella parte di considerazione pubblica che il pregiudizio sociale gli nega per la sua nascita illegale; di fare la legge, lui nato fuori della legge - all'artista che crede di seguire il suo ideale seguendo un'altra forma dell'ambizione. Chi osserva questo spettacolo non ha il diritto di giudicarlo; и giа molto se riesce a trarsi un istante fuori del campo della lotta per studiarla senza passione, e rendere la scena nettamente, coi colori adatti, tale da dare la rappresentazione della realtа com'и stata, o come avrebbe dovuto essere.
Milano, 19 gennaio 1881
CAPITOLO I
Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n'erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all'opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev'essere. Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poichй da che il mondo era mondo, all'Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull'acqua, e delle tegole al sole. Adesso a Trezza non rimanevano che i Malavoglia di padron 'Ntoni, quelli della casa del nespolo, e della Provvidenza ch'era ammarrata sul greto, sotto il lavatoio, accanto alla Concetta dello zio Cola, e alla paranza di padron Fortunato Cipolla.
Le burrasche che avevano disperso di qua e di lа gli altri Malavoglia, erano passate senza far gran danno sulla casa del nespolo e sulla barca ammarrata sotto il lavatoio; e padron 'Ntoni, per spiegare il miracolo, soleva dire, mostrando il pugno chiuso - un pugno che sembrava fatto di legno di noce - Per menare il remo bisogna che le cinque dita s'aiutino l'un l'altro.
Diceva pure: - Gli uomini son fatti come le dita della mano: il dito grosso deve far da dito grosso, e il dito piccolo deve far da dito piccolo.
E la famigliuola di padron 'Ntoni era realmente disposta come le dita della mano. Prima veniva lui, il dito grosso, che comandava le feste e le quarant'ore; poi suo figlio Bastiano, Bastianazzo, perchй era grande e grosso quanto il San Cristoforo che c'era dipinto sotto l'arco della pescheria della cittа; e cosм grande e grosso com'era filava diritto alla manovra comandata, e non si sarebbe soffiato il naso se suo padre non gli avesse detto "soffiati il naso" tanto che s'era tolta in moglie la Longa quando gli avevano detto "pigliatela". Poi veniva la Longa, una piccina che badava a tessere, salare le acciughe, e far figliuoli, da buona massaia; infine i nipoti, in ordine di anzianitа: 'Ntoni il maggiore, un bighellone di vent'anni, che si buscava tutt'ora qualche scappellotto dal nonno, e qualche pedata piщ giщ per rimettere l'equilibrio, quando lo scappellotto era stato troppo forte; Luca, "che aveva piщ giudizio del grande" ripeteva il nonno; Mena (Filomena) soprannominata "Sant'Agata" perchй stava sempre al telaio, e si suol dire "donna di telaio, gallina di pollaio, e triglia di gennaio"; Alessi (Alessio) un moccioso tutto suo nonno colui!; e Lia (Rosalia) ancora nй carne nй pesce. - Alla domenica, quando entravano in chiesa, l'uno dietro l'altro, pareva una processione.
Padron 'Ntoni sapeva anche certi motti e proverbi che aveva sentito dagli antichi: "Perchй il motto degli antichi mai mentм": - "Senza pilota barca non cammina" - "Per far da papa bisogna saper far da sagrestano" - oppure - "Fa il mestiere che sai, che se non arricchisci camperai" - "Contentati di quel che t'ha fatto tuo padre; se non altro non sarai un birbante" ed altre sentenze giudiziose.
Ecco perchй la casa del nespolo prosperava, e padron 'Ntoni passava per testa quadra, al punto che a Trezza l'avrebbero fatto consigliere comunale, se don Silvestro, il segretario, il quale la sapeva lunga, non avesse predicato che era un codino marcio, un reazionario di quelli che proteggono i Borboni, e che cospirava pel ritorno di Franceschello, onde poter spadroneggiare nel villaggio, come spadroneggiava in casa propria.
Padron 'Ntoni invece non lo conosceva neanche di vista Franceschello, e badava agli affari suoi, e soleva dire: "Chi ha carico di casa non puт dormire quando vuole" perchй "chi comanda ha da dar conto".
Nel dicembre 1863, 'Ntoni, il maggiore dei nipoti, era stato chiamato per la leva di mare. Padron 'Ntoni allora era corso dai pezzi grossi del paese, che son quelli che possono aiutarci. Ma don Giammaria, il vicario, gli avea risposto che gli stava bene, e questo era il frutto di quella rivoluzione di satanasso che avevano fatto collo sciorinare il fazzoletto tricolore dal campanile. Invece don Franco lo speziale si metteva a ridere fra i peli della barbona, e gli giurava fregandosi le mani che se arrivavano a mettere assieme un po' di repubblica, tutti quelli della leva e delle tasse li avrebbero presi a calci nel sedere, chй soldati non ce ne sarebbero stati piщ, e invece tutti sarebbero andati alla guerra, se bisognava. Allora padron 'Ntoni lo pregava e lo strapregava per l'amor di Dio di fargliela presto la repubblica, prima che suo nipote 'Ntoni andasse soldato, come se don Franco ce l'avesse in tasca; tanto che lo speziale finм coll'andare in collera. Allora don Silvestro il segretario si smascellava dalle risa a quei discorsi, e finalmente disse lui che con un certo gruzzoletto fatto scivolare in tasca a tale e tal altra persona che sapeva lui, avrebbero saputo trovare a suo nipote un difetto da riformarlo. Per disgrazia il ragazzo era fatto con coscienza, come se ne fabbricano ancora ad Aci Trezza, e il dottore della leva, quando si vide dinanzi quel pezzo di giovanotto, gli disse che aveva il difetto di esser piantato come un pilastro su quei piedacci che sembravano pale di ficodindia; ma i piedi fatti a pala di ficodindia ci stanno meglio degli stivalini stretti sul ponte di una corazzata, in certe giornataccie; e perciт si presero 'Ntoni senza dire "permettete". La Longa, mentre i coscritti erano condotti in quartiere, trottando trafelata accanto al passo lungo del figliuolo, gli andava raccomandando di tenersi sempre sul petto l'abitino della Madonna, e di mandare le notizie ogni volta che tornava qualche conoscente dalla cittа, che poi gli avrebbero mandati i soldi per la carta.
Il nonno, da uomo, non diceva nulla; ma si sentiva un gruppo nella gola anch'esso, ed evitava di guardare in faccia la nuora, quasi ce l'avesse con lei. Cosм se ne tornarono ad Aci Trezza zitti zitti e a capo chino. Bastianazzo, che si era sbrigato in fretta dal disarmare la Provvidenza, per andare ad aspettarli in capo alla via, come li vide comparire a quel modo, mogi mogi e colle scarpe in mano, non ebbe animo di aprir bocca, e se ne tornт a casa con loro. La Longa corse subito a cacciarsi in cucina, quasi avesse furia di trovarsi a quattr'occhi colle vecchie stoviglie, e padron 'Ntoni disse al figliuolo:
- Va a dirle qualche cosa, a quella poveretta; non ne puт piщ.
Il giorno dopo tornarono tutti alla stazione di Aci Castello per veder passare il convoglio dei coscritti che andavano a Messina, e aspettarono piщ di un'ora, pigiati dalla folla, dietro lo stecconato. Finalmente giunse il treno, e si videro tutti quei ragazzi che annaspavano, col capo fuori dagli sportelli, come fanno i buoi quando sono condotti alla fiera. I canti, le risate e il baccano erano tali che sembrava la festa di Trecastagni, e nella ressa e nel frastuono ci si dimenticava perfino quello stringimento di cuore che si aveva prima.
- Addio 'Ntoni! - Addio mamma! - Addio! ricordati! ricordati! - Lм presso, sull'argine della via, c'era la Sara di comare Tudda, a mietere l'erba pel vitello; ma comare Venera la Zuppidda andava soffiando che c'era venuta per salutare 'Ntoni di padron 'Ntoni, col quale si parlavano dal muro dell'orto, li aveva visti lei, con quegli occhi che dovevano mangiarseli i vermi. Certo и che 'Ntoni salutт la Sara colla mano, ed ella rimase colla falce in pugno a guardare finchй il treno non si mosse. Alla Longa, l'era parso rubato a lei quel saluto; e molto tempo dopo, ogni volta che incontrava la Sara di comare Tudda, nella piazza o al lavatoio, le voltava le spalle.
Poi il treno era partito fischiando e strepitando in modo da mangiarsi i canti e gli addii. E dopo che i curiosi si furono dileguati, non rimasero che alcune donnicciuole, e qualche povero diavolo, che si tenevano ancora stretti ai pali dello stecconato, senza saper perchй. Quindi a poco a poco si sbrancarono anch'essi, e padron 'Ntoni, indovinando che la nuora dovesse avere la bocca amara, le pagт due centesimi di acqua col limone.
Comare Venera la Zuppidda, per confortare comare la Longa, le andava dicendo: - Ora mettetevi il cuore in pace, che per cinque anni bisogna fare come se vostro figlio fosse morto, e non pensarci piщ.
Ma pure ci pensavano sempre, nella casa del nespolo, o per certa scodella che le veniva tutti i giorni sotto mano alla Longa nell'apparecchiare il deschetto, o a proposito di certa ganza che 'Ntoni sapeva fare meglio di ogni altro alla funicella della vela, e quando si trattava di serrare una scotta tesa come una corda di violino, o di alare una parommella che ci sarebbe voluto l'argano. Il nonno ansimando cogli ohi! ooohi! intercalava - Qui ci vorrebbe 'Ntoni - oppure - Vi pare che io abbia il polso di quel ragazzo? La madre, mentre ribatteva il pettine sul telaio - uno! due! tre! - pensava a quel bum bum della macchina che le aveva portato via il figliuolo, e le era rimasto sul cuore, in quel gran sbalordimento, e le picchiava ancora dentro il petto, - uno! due! tre!
Il nonno poi aveva certi singolari argomenti per confortarsi, e per confortare gli altri: - Del resto volete che vel dica? Un po' di soldato gli farа bene a quel ragazzo; chй il suo paio di braccia gli piaceva meglio di portarsele a spasso la domenica, anzichй servirsene a buscarsi il pane.
Oppure: - Quando avrа provato il pane salato che si mangia altrove, non si lagnerа piщ della minestra di casa sua.
Finalmente arrivт da Napoli la prima lettera di 'Ntoni, che mise in rivoluzione tutto il vicinato. Diceva che le donne, in quelle parti lа, scopavano le strade colle gonnelle di seta, e che sul molo c'era il teatro di Pulcinella, e si vendevano delle pizze, a due centesimi, di quelle che mangiano i signori, e senza soldi non ci si poteva stare, e non era come a Trezza, dove se non si andava all'osteria della Santuzza non si sapeva come spendere un baiocco. - Mandiamogli dei soldi per comperarsi le pizze, al goloso! brontolava padron 'Ntoni; giа lui non ci ha colpa, и fatto cosм; и fatto come i merluzzi, che abboccherebbero un chiodo arrugginito. Se non l'avessi tenuto a battesimo su queste braccia, direi che don Giammaria gli ha messo in bocca dello zucchero invece di sale.
La Mangiacarrubbe, quando al lavatoio c'era anche Sara di comare Tudda, tornava a dire:
- Sicuro! le donne vestite di seta aspettavano apposta 'Ntoni di padron 'Ntoni per rubarselo; che non ne avevano visti mai dei cetriuoli laggiщ!
Le altre si tenevano i fianchi dal ridere, e d'allora in poi le ragazze inacidite lo chiamarono "cetriuolo".
'Ntoni aveva mandato anche il suo ritratto, l'avevano visto tutte le ragazze del lavatoio, come la Sara di comare Tudda lo faceva passare di mano in mano, sotto il grembiule, e la Mangiacarrubbe schiattava dalla gelosia. Pareva San Michele Arcangelo in carne ed ossa, con quei piedi posati sul tappeto, e quella cortina sul capo, come quella della Madonna dell'Ognina, cosм bello, lisciato e ripulito che non l'avrebbe riconosciuto piщ la mamma che l'aveva fatto; e la povera Longa non si saziava di guardare il tappeto e la cortina e quella colonna contro cui il suo ragazzo stava ritto impalato, grattando colla mano la spalliera di una bella poltrona; e ringraziava Dio e i santi che avevano messo il suo figliuolo in mezzo a tutte quelle galanterie. Ella teneva il ritratto sul canterano, sotto la campana del Buon Pastore - che gli diceva le avemarie - andava dicendo la Zuppidda, e si credeva di averci un tesoro sul canterano, mentre suor Mariangela la Santuzza ce ne aveva un altro, tal quale chi voleva vederlo, che glielo aveva regalato compare Mariano Cinghialenta, e lo teneva inchiodato sul banco dell'osteria, dietro i bicchieri.
Ma dopo un po' di tempo 'Ntoni aveva pescato un camerata che sapeva di lettere, e si sfogava a lagnarsi della vitaccia di bordo, della disciplina, dei superiori, del riso lungo e delle scarpe strette. - Una lettera che non valeva i venti centesimi della posta! borbottava padron 'Ntoni. La Longa se la prendeva con quegli sgorbj, che sembravano ami di pesceluna, e non potevano dir nulla di buono. Bastianazzo dimenava il capo e faceva segno di no, che cosм non andava bene, e se fosse stato in lui ci avrebbe messo sempre delle cose allegre, da far ridere il cuore agli altri, lм sulla carta, - e vi appuntava un dito grosso come un regolo da forcola - se non altro per compassione della Longa, la quale, poveretta, non si dava pace, e sembrava una gatta che avesse perso i gattini. Padron 'Ntoni andava di nascosto a farsi leggere la lettera dallo speziale, e poi da don Giammaria, che era del partito contrario, affine di sentire le due campane, e quando si persuadeva che era scritto proprio cosм, ripeteva con Bastianazzo, e con la moglie di lui:
- Non ve lo dico io che quel ragazzo avrebbe dovuto nascer ricco, come il figlio di padron Cipolla, per stare a grattarsi la pancia senza far nulla!
Intanto l'annata era scarsa e il pesce bisognava darlo per l'anima dei morti, ora che i cristiani avevano imparato a mangiar carne anche il venerdм come tanti turchi. Per giunta le braccia rimaste a casa non bastavano piщ al governo della barca, e alle volte bisognava prendere a giornata Menico della Locca, o qualchedun altro. Il re faceva cosм, che i ragazzi se li pigliava per la leva quando erano atti a buscarsi il pane; ma sinchй erano di peso alla famiglia, avevano a tirarli su per soldati; e bisognava pensare ancora che la Mena entrava nei diciassett'anni, e cominciava a far voltare i giovanotti quando andava a messa. "L'uomo и il fuoco, e la donna и la stoppa: viene il diavolo e soffia". Perciт si doveva aiutarsi colle mani e coi piedi per mandare avanti quella barca della casa del nespolo.
Padron 'Ntoni adunque, per menare avanti la barca, aveva combinato con lo zio Crocifisso Campana di legno un negozio di certi lupini da comprare a credenza per venderli a Riposto, dove compare Cinghialenta aveva detto che c'era un bastimento di Trieste a pigliar carico. Veramente i lupini erano un po' avariati; ma non ce n'erano altri a Trezza, e quel furbaccio di Campana di legno sapea pure che la Provvidenza se la mangiava inutilmente il sole e l'acqua, dov'era ammarrata sotto il lavatoio, senza far nulla; perciт si ostinava a fare il minchione. - Eh? non vi conviene? lasciateli! Ma un centesimo di meno non posso, in coscienza! che l'anima ho da darla a Dio! - e dimenava il capo che pareva una campana senza batacchio davvero. Questo discorso avveniva sulla porta della chiesa dell'Ognina, la prima domenica di settembre, che era stata la festa della Madonna, con gran concorso di tutti i paesi vicini; e c'era anche compare Agostino Piedipapera, il quale colle sue barzellette riuscм a farli mettere d'accordo sulle due onze e dieci a salma, da pagarsi "col violino" a tanto il mese. Allo zio Crocifisso gli finiva sempre cosм, che gli facevano chinare il capo per forza, come Peppinino, perchй aveva il maledetto vizio di non sapere dir di no. - Giа! voi non sapete dir di no, quando vi conviene, sghignazzava Piedipapera. Voi siete come le... e disse come.
Allorchй la Longa seppe del negozio dei lupini, dopo cena, mentre si chiacchierava coi gomiti sulla tovaglia, rimase a bocca aperta; come se quella grossa somma di quarant'onze se la sentisse sullo stomaco. Ma le donne hanno il cuore piccino, e padron 'Ntoni dovette spiegarle che se il negozio andava bene c'era del pane per l'inverno, e gli orecchini per Mena, e Bastiano avrebbe potuto andare e venire in una settimana da Riposto, con Menico della Locca. Bastiano intanto smoccolava la candela senza dir nulla. Cosм fu risoluto il negozio dei lupini, e il viaggio della Provvidenza che era la piщ vecchia delle barche del villaggio, ma aveva il nome di buon augurio. Maruzza se ne sentiva sempre il cuore nero, ma non apriva bocca, perchй non era affar suo, e si affaccendava zitta zitta a mettere in ordine la barca e ogni cosa pel viaggio, il pane fresco, l'orciolino coll'olio, le cipolle, il cappotto foderato di pelle, sotto la pedagna e nella scaffetta.
Gli uomini avevano avuto un gran da fare tutto il giorno, con quell'usuraio dello zio Crocifisso, il quale aveva venduto la gatta nel sacco, e i lupini erano avariati. Campana di legno diceva che lui non ne sapeva nulla, come и vero Iddio! "Quel ch'и di patto non и d'inganno"; che l'anima lui non doveva darla ai porci! e Piedipapera schiamazzava e bestemmiava come un ossesso per metterli d'accordo, giurando e spergiurando che un caso simile non gli era capitato da che era vivo; e cacciava le mani nel mucchio dei lupini e li mostrava a Dio e alla Madonna, chiamandoli a testimoni. Infine, rosso, scalmanato, fuori di sй, fece una proposta disperata, e la piantт in faccia allo zio Crocifisso rimminchionito, e ai Malavoglia coi sacchi in mano: - Lа! pagateli a Natale, invece di pagarli a tanto al mese, e ci avrete un risparmio di un tarм a salma! La finite ora, santo diavolone? - E cominciт ad insaccare: - In nome di Dio, e uno!
La Provvidenza partм il sabato verso sera, e doveva esser suonata l'avemaria, sebbene la campana non si fosse udita, perchй mastro Cirino il sagrestano era andato a portare un paio di stivaletti nuovi a don Silvestro il segretario; in quell'ora le ragazze facevano come uno stormo di passere attorno alla fontana, e la stella della sera era giа bella e lucente, che pareva una lanterna appesa all'antenna della Provvidenza. Maruzza colla bambina in collo se ne stava sulla riva, senza dir nulla, intanto che suo marito sbrogliava la vela, e la Provvidenza si dondolava sulle onde rotte dai fariglioni come un'anitroccola. - "Scirocco chiaro e tramontana scura, mettiti in mare senza paura", diceva padron 'Ntoni dalla riva, guardando verso la montagna tutta nera di nubi.
Menico della Locca, il quale era nella Provvidenza con Bastianazzo, gridava qualche cosa che il mare si mangiт. - Dice che i denari potete mandarli a sua madre, la Locca, perchй suo fratello и senza lavoro; aggiunse Bastianazzo, e questa fu l'ultima sua parola che si udм.

CAPITOLO 2
Per tutto il paese non si parlava d'altro che del negozio dei lupini, e come la Longa se ne tornava a casa colla Lia in collo, le comari si affacciavano sull'uscio per vederla passare.
- Un affar d'oro! - vociava Piedipapera, arrancando colla gamba storta dietro a padron 'Ntoni, il quale era andato a sedersi sugli scalini della chiesa, accanto a padron Fortunato Cipolla, e al fratello di Menico della Locca che stavano a prendere il fresco. - Lo zio Crocifisso strillava come se gli strappassero le penne mastre, ma non bisogna badarci, perchй delle penne ne ha molte, il vecchio. - Eh! s'и lavorato! potete dirlo anche voi, padron 'Ntoni! - ma per padron 'Ntoni ei si sarebbe buttato dall'alto del fariglione, com'и vero Iddio! e a lui lo zio Crocifisso gli dava retta, perchй egli era il mestolo della pentola, una pentola grossa, in cui bollivano piщ di duecento onze all'anno! Campana di legno non sapeva soffiarsi il naso senza di lui.
Il figlio della Locca udendo parlare delle ricchezze dello zio Crocifisso, il quale a lui gli era zio davvero, perchй era fratello della Locca, si sentiva gonfiare in petto una gran tenerezza pel parentado.
- Noi siamo parenti, ripeteva. Quando vado a giornata da lui mi dа mezza paga, e senza vino, perchй siamo parenti.
Piedipapera sghignazzava.
- Lo fa per tuo bene, per non farti ubbriacare, e per lasciarti piщ ricco quando creperа.
Compare Piedipapera si divertiva a sparlare di questo e di quello, come capitava; ma cosм di cuore, e senza malizia, che non c'era verso di pigliarsela in criminale. - Massaro Filippo и passato due volte dinanzi all'osteria, diceva pure, e aspetta che la Santuzza gli faccia segno di andarla a raggiungere nella stalla, per dirsi insieme il santo rosario.
Oppure al figlio della Locca:
- Tuo zio Crocifisso cerca di rubarle la chiusa, a tua cugina la Vespa; vuol pagargliela la metа di quel che vale, col darle ad intendere che la sposerа. Ma se la Vespa riesce a farsi rubare qualche cos'altra, potrai pulirti la bocca della speranza dell'ereditа, e ci perdi i soldi e il vino che non ti ha dato.
Allora si misero a quistionare, perchй padron 'Ntoni sosteneva che lo zio Crocifisso alla fin fine era cristiano, e non aveva dato ai cani il suo giudizio, per andare a sposare la figliuola di suo fratello.
- Come c'entra il cristiano e il turco? ribatteva Piedipapera. И un pazzo, volete dire. Lui и ricco come un maiale, mentre la Vespa non possiede altro che quella chiusa grande quanto un fazzoletto da naso.
- Lo dite a me che ci ho a limite la vigna, disse allora padron Cipolla gonfiandosi come un tacchino.
- Li chiamate vigna quei quattro fichidindia? rispose Piedipapera.
- In mezzo ai fichidindia ci sono le viti, e se San Francesco ci manderа una buona pioggia, lo vedrete poi che mosto darа. Il sole oggi si coricт insaccato - acqua o vento.
- "Quando il sole si corica insaccato si aspetta il vento di ponente", aggiunse padron 'Ntoni.
Piedipapera non poteva soffrire quello sputasentenze di padron Cipolla, il quale perchй era ricco si credeva di saper tutto lui, e di dar a bere le corbellerie a chi non aveva denari.
- Chi la vuol cotta e chi la vuol cruda, conchiuse. Padron Cipolla aspetta l'acqua per la sua vigna, e voi il ponente in poppa alla Provvidenza. Lo sapete il proverbio "Mare crespo, vento fresco". Stasera le stelle sono lucenti, e a mezzanotte cambierа il vento; sentite la buffata?
Sulla strada si udivano passare lentamente dei carri.
- Notte e giorno c'и sempre gente che va attorno per il mondo, osservт poi compare Cipolla.
E adesso che non si vedeva piщ nй mare nй campagna, sembrava che non ci fosse al mondo altro che Trezza, e ognuno pensava dove potevano andare quei carri a quell'ora.
- Prima di mezzanotte la Provvidenza avrа girato il Capo dei Mulini, disse padron 'Ntoni, e il vento fresco non le darа piщ noia.
Padron 'Ntoni non pensava ad altro che alla Provvidenza, e quando non parlava delle cose sue non diceva nulla, e alla conversazione ci stava come un manico di scopa.
- Voi dovreste andare a mettervi con quelli della spezieria, che discorrono del re e del papa; gli diceva perciт Piedipapera. Colа ci fareste bella figura anche voi! li sentite come gridano?
- Questo и don Giammaria, disse il figlio della Locca, che litiga collo speziale.
Lo speziale teneva conversazione sull'uscio della bottega, al fresco, col vicario e qualchedun altro. Come sapeva di lettere leggeva la gazzetta, e la faceva leggere agli altri, e ci aveva anche la Storia della Rivoluzione francese, che se la teneva lа, a portata di mano, sotto il mortaio di cristallo, perciт quistionavano tutto il giorno con don Giammaria, il vicario, per passare il tempo, e ci pigliavano delle malattie dalla bile; ma non avrebbero potuto stare un giorno senza vedersi. Il sabato poi, quando arrivava il giornale, don Franco spingevasi sino ad accendere mezz'ora, ed anche un'ora di candela, a rischio di farsi sgridare dalla moglie, onde spiattellare le sue idee, e non andare a letto a mo' dei bruti, come compare Cipolla, o compare Malavoglia. L'estate poi non c'era neppur bisogno della candela, giacchй si poteva star sull'uscio, sotto il lampione, quando mastro Cirino l'accendeva, e qualche volta veniva don Michele, il brigadiere delle guardie doganali; e anche don Silvestro, il segretario comunale, tornando dalla vigna, si fermava un momento.
Allora don Franco diceva, fregandosi le mani, che pareva un piccolo Parlamento, e andava a piantarsi dietro il banco, pettinandosi colle dita la barbona, con certo sorriso furbo che pareva si volesse mangiare qualcuno a colezione, e alle volte si lasciava scappare sottovoce delle mezze parole dinanzi alla gente, rizzandosi sulle gambette, e si vedeva che la sapeva piщ lunga degli altri, tanto che don Giammaria non poteva patirlo e ci si mangiava il fegato, e gli sputava in faccia parole latine. Don Silvestro, lui, si divertiva a vedere come si guastavano il sangue per raddrizzare le gambe ai cani, senza guadagnarci un centesimo; egli almeno non era arrabbiato come loro, e per questo, dicevano in paese, possedeva le piщ belle chiuse di Trezza, - dove era venuto senza scarpe ai piedi - aggiungeva Piedipapera. Ei li aizzava l'un contro l'altro, e rideva a crepapancia con degli Ah! ah! ah! che sembrava una gallina.
- Ecco don Silvestro che fa l'uovo, osservт il figlio della Locca.
- Don Silvestro fa le uova d'oro, laggiщ al Municipio, rispose Piedipapera.
- Uhm! - sputт fuori padron Fortunato - pezzenterie! comare Zuppidda non gli ha voluto dare la figliuola.
- Vuol dire che mastro Turi Zuppiddu preferisce le uova delle sue galline; rispose padron 'Ntoni.
E padron Cipolla disse di sм col capo.
- "'Ntroi 'ntroi, ciascuno coi pari suoi", aggiunse padron Malavoglia.
Piedipapera allora ribattй che se don Silvestro si fosse contentato di stare coi suoi pari a quest'ora ci avrebbe la zappa in mano invece della penna.
- Che ce la dareste voi vostra nipote Mena? disse alfin padron Cipolla volgendosi a padron 'Ntoni.
- "Ognuno all'arte sua, e il lupo alle pecore".
Padron Cipolla continuava a dir di sм col capo, tanto piщ che fra lui e padron 'Ntoni c'era stata qualche parola di maritar la Mena con suo figlio Brasi, e se il negozio dei lupini andava bene, la Mena avrebbe avuto la sua dote in contante, e l'affare si sarebbe conchiuso presto.
- "La ragazza com'и educata, e la stoppa com'и filata", disse infin padron Malavoglia, e padron Cipolla confermт che tutti lo sapevano in paese che la Longa aveva saputo educarla la figliuola, e ognuno che passava per la stradicciuola a quell'ora udendo il colpettare del telaio di Sant'Agata diceva che l'olio della candela non lo perdeva, comare Maruzza.
La Longa, com'era tornata a casa, aveva acceso il lume, e s'era messa coll'arcolaio sul ballatoio, a riempire certi cannelli che le servivano per l'ordito della settimana.
- Comare Mena non si vede, ma si sente, e sta al telaio notte e giorno, come Sant'Agata, dicevano le vicine.
- Le ragazze devono avvezzarsi a quel modo, rispondeva Maruzza, invece di stare alla finestra. "A donna alla finestra non far festa".
- Certune perт collo stare alla finestra un marito se lo pescano, fra tanti che passano; osservт la cugina Anna dall'uscio dirimpetto.
La cugina Anna aveva ragione da vendere; perchй quel bietolone di suo figlio Rocco si era lasciato irretire dentro le gonnelle della Mangiacarrubbe, una di quelle che stanno alla finestra colla faccia tosta.
Comare Grazia Piedipapera, sentendo che nella strada c'era conversazione, si affacciт anch'essa sull'uscio, col grembiule gonfio delle fave che stava sgusciando, e se la pigliava coi topi che le avevano bucherellato il sacco come un colabrodo, e pareva che l'avessero fatto apposta, come se ci avessero il giudizio dei cristiani; cosм il discorso si fece generale, perchй alla Maruzza gliene avevano fatto tanto del danno, quelle bestie scomunicate! La cugina Anna ne aveva la casa piena, da che gli era morto il gatto, una bestia che valeva tant'oro, ed era morto di una pedata di compare Tino. - I gatti grigi sono i migliori, per acchiappare i topi, e andrebbero a scovarli in una cruna di ago. - Ai gatti non conveniva aprire l'uscio di notte, perchй una vecchia di Aci Sant'Antonio l'avevano ammazzata cosм, che i ladri le avevano rubato il gatto tre giorni avanti, e poi glielo avevano riportato mezzo morto di fame a miagolare dietro l'uscio; e la povera donna non sentendosi il cuore di lasciar la bestiola sulla strada a quell'ora, aveva aperto l'uscio, e cosм s'era ficcati i ladri in casa. Al giorno d'oggi i mariuoli ne inventano di ogni specie per fare i loro tiri; e a Trezza si vedevano delle facce che non si erano mai viste sugli scogli, col pretesto d'andare a pescare, e arraffavano la biancheria messa ad asciugare, se capitava. Alla povera Nunziata le avevano rubato in quel modo un lenzuolo nuovo. Povera ragazza! rubare a lei che lavorava per dar pane a tutti quei fratellini che suo padre le aveva lasciato sulle spalle, quando l'aveva piantata per andare a cercar fortuna ad Alessandria d'Egitto! - Nunziata era come la cugina Anna, quando l'era morto il marito, e le aveva lasciato quella nidiata di figliuoli, che Rocco, il piщ grandicello, non le arrivava alle ginocchia. Poi alla cugina Anna le era toccato di tirar su quel fannullone per vederselo rubare dalla Mangiacarrubbe.
In mezzo a quel chiacchierio saltт su la Zuppidda, la moglie di mastro Turi il calafato, la quale stava in fondo alla straduccia, e compariva sempre all'improvviso, per dire la sua come il diavolo nella litania, chй nessuno s'accorgeva di dove fosse sbucata.
- Del resto, venne a brontolare, vostro figlio Rocco non vi ha aiutata neppur lui, chй se si и buscato un soldo и andato subito a berlo all'osteria.
La Zuppidda sapeva tutto quello che succedeva in paese e per questo raccontavano che andava tutto il giorno in giro a piedi scalzi, a far la spia, col pretesto del suo fuso, che lo teneva sempre in aria perchй non frullasse sui sassi. Ella diceva sempre la veritа come il santo evangelio, questo era il suo vizio, e perciт la gente che non amava sentirsela cantare, l'accusava di essere una lingua d'inferno, di quelle che lasciano la bava. - "Bocca amara sputa fiele"; ed ella ci aveva la bocca amara davvero per quella sua Barbara che non aveva potuto maritare, tanto era superba e sgarbata, e con tutto ciт voleva dargli il figlio di Vittorio Emanuele.
- Bel pezzo, la Mangiacarrubbe, seguitava, una sfacciata che si и fatto passare tutto il paese sotto la finestra "A donna alla finestra non far festa", e Vanni Pizzuto le portava in regalo i fichidindia rubati a massaro Filippo l'ortolano, e se li mangiavano insieme nella vigna, sotto il mandorlo, li aveva visti lei. - E Peppi Naso, il beccaio, dopo che gli spuntт la gelosia di compare Mariano Cinghialenta, il carrettiere, andava a buttarle dietro l'uscio tutte le corna delle bestie che macellava, sicchй dicevano che andava a pettinarsi sotto la finestra della Mangiacarrubbe.
Quel cuor contento della cugina Anna invece la prendeva allegra. - Don Giammaria dice che fate peccato mortale a sparlar del prossimo!
- Don Giammaria dovrebbe piuttosto far la predica a sua sorella donna Rosolina, rispose la Zuppidda, e non lasciarle far la ragazzetta con don Silvestro, quando passa, e con don Michele il brigadiere, che ci ha la rabbia del marito, con tutti quegli anni e quella carne che ci ha addosso, la poveraccia!
- Alla volontа di Dio! concluse la cugina Anna. Quando и morto mio marito, Rocco non era piщ alto di questa conocchia e le sue sorelline erano tutte minori di lui. Forse che mi son perduta d'animo per questo? Ai guai ci si fa il callo, e poi ci aiutan a lavorare. Le mie figliuole faranno come ho fatto io, e finchй ci saranno le pietre al lavatoio avremo di che vivere. Guardate la Nunziata, ora ella ha piщ giudizio di una vecchietta, e si aiuta a tirar su quei piccini che pare li abbia fatti lei.
- E dove и la Nunziata che non si vede ancora? domandт la Longa a un mucchio di monelli cenciosi, messi a piagnucolare sulla soglia della casuccia lм di faccia, i quali al sentir parlare della sorella alzarono gli strilli in coro.
- L'ho vista che andava sulla sciara a fare due fasci di ginestre, e c'era pure vostro figlio Alessi che l'accompagnava, rispose la cugina Anna.
I bambini stettero a sentire, e poi si rimisero a pigolare tutti in una volta, e il piщ grandicello, appollaiato su di un gran sasso, rispose dopo un pezzetto:
- Non lo so dov'и.
Le vicine avevano fatto come le lumache quando piove, e lungo la straduccia non si udiva che un continuo chiacchierio da un uscio all'altro. Persino la finestra di compare Alfio Mosca, quello del carro dell'asino, era aperta, e ne usciva un gran fumo di ginestre. La Mena aveva lasciato il telaio e s'era affacciata al ballatoio anch'essa.
- Oh! sant'Agata! esclamarono le vicine; e tutte le facevano festa.
- Che non ci pensate a maritar la vostra Mena? chiedeva sottovoce la Zuppidda a comare Maruzza. Oramai deve compire diciotto anni a Pasqua, lo so perchй и nata l'anno del terremoto, come mia figlia Barbara. Chi vuol pigliarsi mia figlia Barbara, prima deve piacere a me.
In questo momento si udм un fruscio di frasche per la via, e arrivarono Alessi e la Nunziata, che non si vedevano sotto i fasci di ginestre, tanto erano piccini.
- Oh! la Nunziata! esclamarono le vicine. Che non avevi paura a quest'ora nella sciara?
- C'ero anch'io, rispose Alessi.
- Ho fatto tardi con comare Anna al lavatoio, e poi non ci avevo legna per il focolare.
La ragazzina accese il lume, e si mise lesta lesta ad apparecchiare ogni cosa per la cena, mentre i suoi fratellini le andavano dietro per la stanzuccia, che pareva una chioccia coi suoi pulcini. Alessi s'era scaricato del suo fascio, e stava a guardare dall'uscio, serio serio, e colle mani nelle tasche.
- O Nunziata! le gridт Mena dal ballatoio; quando avrai messo la pentola a bollire, vieni un po' qua.
Nunziata lasciт Alessi a custodire il focolare, e corse ad appollaiarsi sul ballatoio, accanto alla sant'Agata, per godersi il suo riposo anche lei, colle mani in mano.
- Compar Alfio Mosca sta facendo cuocere le fave; osservт la Nunziata dopo un po'.
- Egli и come te, poveraccio! che non avete nessuno in casa che vi faccia trovare la minestra alla sera, quando tornate stanchi.
- Sм, и vero, e sa pure cucire e si fa il bucato da sй, e si rattoppa le camicie - la Nunziata sapeva ogni cosa che faceva il vicino Alfio, e conosceva la sua casa come la pianta della mano; - Adesso, diceva, va a prender la legna; ora sta governando il suo asino - e si vedeva il lume nel cortile, e sotto la tettoia. Sant'Agata rideva, e la Nunziata diceva che per essere preciso come una donna a compare Alfio gli mancava soltanto la gonnella.
- Cosм, conchiudeva Mena, quando si mariterа, sua moglie andrа attorno col carro dell'asino, e lui resterа in casa ad allevare i figliuoli.
Le mamme, in crocchio nella strada, discorrevano anch'esse di Alfio Mosca, che fino la Vespa giurava di non averlo voluto per marito, diceva la Zuppidda, perchй la Vespa aveva la sua brava chiusa, e se voleva maritarsi non prendeva uno il quale non possedeva altro che un carro da asino: "carro cataletto" dice il proverbio. Ella ha gettato gli occhi su di suo zio Campana di legno, la furbaccia!
Le ragazze fra di loro prendevano le parti di Mosca, contro quella brutta Vespaccia; e la Nunziata poi si sentiva il cuore gonfio dal disprezzo che gettavano su di compare Alfio, pel solo motivo che era povero, e non aveva nessuno al mondo, e tutto a un tratto disse a Mena: - Se fossi grande io me lo piglierei, se me lo dessero.
La Mena stava per dire anche lei qualche cosa; ma cambiт subito discorso.
- Che ci vai tu alla cittа, per la festa dei Morti?
- No, non ci vado perchй non posso lasciar la casa sola.
- Noi ci andremo, se il negozio dei lupini va bene; l'ha detto il nonno.
Poi ci pensт su, e soggiunse:
- Compar Alfio ci suole andare anche lui, a vendere le sue noci.
E tacquero entrambe, pensando alla festa dei Morti, dove compar Alfio andava a vendere le sue noci.
- Lo zio Crocifisso, con quell'aria di Peppinino se la mette in tasca la Vespa! ripigliava la cugina Anna.
- Questo vorrebbe lei! rispose di botto la Zuppidda, la Vespa non vorrebbe altro, che se la mettesse in tasca! Ella gli и sempre per casa, come il gatto, col pretesto di portargli i buoni bocconi, e il vecchio non dice di no, tanto piщ che non gli costa nulla. Ella lo ingrassa come un maiale, quando gli si vuol fare la festa. Ve lo dico io, la Vespa vuole entrargli in tasca!
Ognuna diceva la sua dello zio Crocifisso, il quale piagnucolava sempre, e si lamentava come Cristo in mezzo ai ladroni, e intanto aveva denari a palate, chй la Zuppidda, un giorno che il vecchio era malato, aveva vista una cassa grande cosм sotto il letto.
La Longa si sentiva sullo stomaco il debito delle quarant'onze dei lupini, e cambiт discorso, perchй le orecchie ci sentono anche al buio, e lo zio Crocifisso si udiva discorrere con don Giammaria, mentre passavano per la piazza, lм vicino, tanto che la Zuppidda interruppe i vituperi che stava dicendo di lui per salutarlo.
Don Silvestro rideva come una gallina, e quel modo di ridere faceva montare la mosca al naso allo speziale, il quale per altro di pazienza non ne aveva mai avuta, e la lasciava agli asini e a quelli che non volevano fare la rivoluzione un'altra volta.
- Giа, voi non ne avete mai avuta, perchй non sapreste dove metterla! gli gridava don Giammaria; e don Franco, ch'era piccino, ci si arrabbiava e accompagnava il prete con parolacce che si sentivano da un capo all'altro della piazza, allo scuro. Campana di legno, duro come un sasso, si stringeva nelle spalle, e badava ripetere che a lui non gliene importava, e attendeva ai fatti suoi. - Come se non fossero fatti vostri quelli della Confraternita della Buona Morte, che nessuno paga piщ un soldo! gli diceva don Giammaria. - La gente, quando si tratta di cavare i denari di tasca, diventa una manica di protestanti, peggio dello speziale, e vi lascia tenere la cassa della Confraternita per farvi ballare i sorci, che и una vera porcheria!
Don Franco dalla sua bottega sghignazzava alle loro spalle a voce alta, cercando d'imitare la risata di don Silvestro che faceva andare in bestia la gente. Ma lo speziale era della setta, e si sapeva; e don Giammaria gli gridava dalla piazza:
- I denari li trovereste, se si trattasse di scuole e di lampioni!
Lo speziale stette zitto, perchй si era affacciata sua moglie alla finestra; e lo zio Crocifisso, quando fu abbastanza lontano da non temere che l'udisse don Silvestro il segretario, il quale si beccava anche quel po' di stipendio di maestro elementare:
- A me non me ne importa - ripeteva - Ma ai miei tempi non c'erano tanti lampioni, nй tante scuole; non si faceva bere l'asino per forza, e si stava meglio.
- A scuola non ci siete stato voi; eppure i vostri affari ve li sapete fare.
- E il mio catechismo lo so, aggiunse lo zio Crocifisso per non restare in debito.
Nel calore della disputa don Giammaria aveva perso il battuto, sul quale avrebbe attraversato la piazza anche ad occhi chiusi, e stava per rompersi il collo, e lasciar scappare, Dio perdoni, una parola grossa.
- Almeno l'accendessero, i loro lumi!
- Al giorno d'oggi bisogna badare ai fatti propri, conchiuse lo zio Crocifisso.
Don Giammaria andava tirandolo per la manica del giubbone per dire corna di questo e di quell'altro, in mezzo alla piazza, all'oscuro; del lumaio che rubava l'olio, di don Silvestro che chiudeva un occhio, e del sindaco "Giufа", che si lasciava menare per il naso. Mastro Cirino, ora che era impiegato del comune, faceva il sagrestano come Giuda, che suonava l'angelus quando non aveva nulla da fare, e il vino per la messa lo comperava di quello che aveva bevuto sulla croce Gesщ Crocifisso, ch'era un vero sacrilegio. Campana di legno diceva sempre di sм col capo per abitudine, sebbene non si vedessero in faccia, e don Giammaria, come li passava a rassegna ad uno ad uno diceva: - Costui и un ladro - quello и un birbante - quell'altro и un giacobino. - Lo sentite Piedipapera che sta discorrendo con padron Malavoglia e padron Cipolla? Un altro della setta, colui! un arruffapopolo, con quella gamba storta! - E quando lo vedeva arrancare per la piazza faceva il giro lungo, e lo seguiva con occhi sospettosi, per scovare cosa stesse macchinando con quell'andatura. - Quello lа ha il piede del diavolo! borbottava. - Lo zio Crocifisso si stringeva nelle spalle, e tornava a ripetere che egli era un galantuomo, e non voleva entrarci. Padron Cipolla, un altro sciocco, un pallone di vento colui! che si lasciava abbindolare da Piedipapera... ed anche padron 'Ntoni, ci sarebbe cascato anche lui!... Bisogna aspettarsi tutto, al giorno d'oggi!
- Chi и galantuomo bada ai fatti suoi, ripeteva lo zio Crocifisso.
Invece compare Tino, seduto come un presidente, sugli scalini della chiesa, sputava sentenze: - Sentite a me; prima della rivoluzione era tutt'altra cosa. Adesso i pesci sono maliziati, ve lo dico io!
- No; le acciughe sentono il grecale ventiquattr'ore prima di arrivare, riprendeva padron 'Ntoni; и sempre stato cosм; l'acciuga и un pesce che ha piщ giudizio del tonno. Ora di lа del Capo dei Mulini, li scopano dal mare tutti in una volta, colle reti fitte.
- Ve lo dico io cos'и! ripigliт compare Fortunato. Sono quei maledetti vapori che vanno e vengono, e battono l'acqua colle loro ruote. Cosa volete, i pesci si spaventano e non si fanno piщ vedere. Ecco cos'и.
Il figlio della Locca stava ad ascoltare a bocca aperta, e si grattava il capo. - Bravo! disse poi. Cosм pesci non se ne troverebbero piщ nemmeno a Siracusa nй a Messina, dove vanno i vapori. Invece li portano di lа a quintali colla ferrovia.
- Insomma sbrigatevela voi! esclamт allora padron Cipolla indispettito, io me ne lavo le mani, e non me ne importa un fico, giacchй ci ho le mie chiuse e le mie vigne che mi danno il pane.
E Piedipapera assestт uno scapaccione al figlio della Locca, per insegnargli l'educazione. - Bestia! quando parlano i piщ vecchi di te sta zitto.
Il ragazzaccio allora se ne andт strillando e dandosi dei pugni nella testa, che tutti lo pigliavano per minchione perchй era figlio della Locca. E padron 'Ntoni col naso in aria, osservт: - Se il maestrale non si mette prima della mezzanotte, la Provvidenza avrа tempo di girare il Capo.
Dall'alto del campanile caddero lenti lenti dei rintocchi sonori. - Un'ora di notte! osservт padron Cipolla.
Padron 'Ntoni si fece la croce e rispose:
- Pace ai vivi e riposo ai morti.
- Don Giammaria ha i vermicelli fritti per la cena stasera; osservт Piedipapera fiutando verso le finestre della parrocchia.
Don Giammaria, passando lм vicino per andare a casa, salutт anche Piedipapera, perchй ai tempi che corrono bisogna tenersi amici quelle buone lane; e compare Tino, che aveva tuttora l'acquolina in bocca, gli gridт dietro:
- Eh! vermicelli fritti stasera, don Giammaria!
- Lo sentite! anche quello che mangio! borbottava don Giammaria fra i denti; fanno anche la spia ai servi di Dio per contar loro i bocconi! Tutto in odio alla chiesa! - e incontrandosi naso a naso con don Michele, il brigadiere delle guardie doganali, il quale andava attorno colla pistola sullo stomaco, e i calzoni dentro gli stivali, in cerca di contrabbandieri: - A questi altri non glielo fanno il conto di quel che mangiano.
- Questi qui mi piacciono! rispondeva Campana di legno: questi qui che stanno a guardia della roba dei galantuomini mi piacciono!
- Se gli dessero l'imbeccata sarebbe della setta anche lui! diceva fra di sй don Giammaria picchiando all'uscio di casa. Tutti una manica di ladri! e continuт a borbottare, col picchiatoio in mano, seguendo con occhio sospettoso i passi del brigadiere che si dileguavano nel buio, verso l'osteria, e rimuginando perchй andasse a guardarli dalla parte dell'osteria gl'interessi dei galantuomini colui!
Perт compare Tino lo sapeva perchй don Michele andasse a guardare gl'interessi dei galantuomini dalla parte dell'osteria, chй ci aveva perso delle notti a stare in agguato dietro l'olmo lм vicino per scoprirlo; e soleva dire:
- Ci va per confabulare di nascosto con lo zio Santoro, il padre della Santuzza. Quelli che mangiano il pane del re devono tutti far gli sbirri, e sapere i fatti di ognuno a Trezza e dappertutto, e lo zio Santoro, cosм cieco com'и, che sembra un pipistrello al sole, sulla porta dell'osteria, sa tutto quello che succede in paese, e potrebbe chiamarci per nome ad uno ad uno soltanto a sentirci camminare. Ei non ci sente solo quando massaro Filippo va a recitare il rosario colla Santuzza, ed и un tesoro per fare la guardia, meglio di come se gli avessero messo un fazzoletto sugli occhi.
Maruzza udendo suonare un'ora di notte era rientrata in casa lesta lesta, per stendere la tovaglia sul deschetto; le comari a poco a poco si erano diradate, e come il paese stesso andava addormentandosi, si udiva il mare che russava lм vicino, in fondo alla straduccia, e ogni tanto sbuffava, come uno che si volti e rivolti pel letto. Soltanto laggiщ all'osteria, dove si vedeva il lumicino rosso, continuava il baccano, e si udiva il vociare di Rocco Spatu il quale faceva festa tutti i giorni.
- Compare Rocco ha il cuore contento, disse dopo un pezzetto dalla sua finestra Alfio Mosca, che pareva non ci fosse piщ nessuno.
- Oh siete ancora lа, compare Alfio! rispose Mena, la quale era rimasta sul ballatoio ad aspettare il nonno.
- Sм, sono qua, comare Mena; sto qua a mangiarmi la minestra; perchй quando vi vedo tutti a tavola, col lume, mi pare di non esser tanto solo, che va via anche l'appetito.
- Non ce l'avete il cuore contento voi?
- Eh! ci vogliono tante cose per avere il cuore contento!
Mena non rispose nulla, e dopo un altro po' di silenzio compare Alfio soggiunse:
- Domani vado alla cittа per un carico di sale.
- Che ci andate poi per i Morti? domandт Mena.
- Dio lo sa, quest'anno quelle quattro noci son tutte fradicie.
- Compare Alfio ci va per cercarsi la moglie alla cittа, rispose la Nunziata dall'uscio dirimpetto.
- Che и vero? domandт Mena.
- Eh, comare Mena, se non dovessi far altro, al mio paese ce n'и delle ragazze come dico io, senza andare a cercarle lontano.
- Guardate quante stelle che ammiccano lassщ! rispose Mena dopo un pezzetto. Ei dicono che sono le anime del Purgatorio che se ne vanno in Paradiso.
- Sentite, le disse Alfio dopo che ebbe guardate le stelle anche lui; voi che siete sant'Agata, se vi sognate un terno buono, ditelo a me, che ci giuocherт la camicia, e allora potrт pensarci a prender moglie...
- Buona sera! rispose Mena.
Le stelle ammiccavano piщ forte, quasi s'accendessero, e i tre re scintillavano sui fariglioni colle braccia in croce, come Sant'Andrea. Il mare russava in fondo alla stradicciuola, adagio adagio, e a lunghi intervalli si udiva il rumore di qualche carro che passava nel buio, sobbalzando sui sassi, e andava pel mondo il quale и tanto grande che se uno potesse camminare e camminare sempre, giorno e notte, non arriverebbe mai, e c'era pure della gente che andava pel mondo a quell'ora, e non sapeva nulla di compar Alfio, nй della Provvidenza che era in mare, nй della festa dei Morti; - cosм pensava Mena sul ballatoio aspettando il nonno.
Il nonno s'affacciт ancora due o tre volte sul ballatoio, prima di chiudere l'uscio, a guardare le stelle che luccicavano piщ del dovere, e poi borbottт: - "Mare amaro!".
Rocco Spatu si sgolava sulla porta dell'osteria davanti al lumicino. - "Chi ha il cuor contento sempre canta" conchiuse padron 'Ntoni.
CAPITOLO 3
Dopo la mezzanotte il vento s'era messo a fare il diavolo, come se sul tetto ci fossero tutti i gatti del paese, e a scuotere le imposte. Il mare si udiva muggire attorno ai fariglioni che pareva ci fossero riuniti i buoi della fiera di sant'Alfio, e il giorno era apparso nero peggio dell'anima di Giuda. Insomma una brutta domenica di settembre, di quel settembre traditore che vi lascia andare un colpo di mare fra capo e collo, come una schioppettata fra i fichidindia. Le barche del villaggio erano tirate sulla spiaggia, e bene ammarrate alle grosse pietre sotto il lavatoio; perciт i monelli si divertivano a vociare e fischiare quando si vedeva passare in lontananza qualche vela sbrindellata, in mezzo al vento e alla nebbia, che pareva ci avesse il diavolo in poppa; le donne invece si facevano la croce, quasi vedessero cogli occhi la povera gente che vi era dentro.
Maruzza la Longa non diceva nulla, com'era giusto, ma non poteva star ferma un momento, e andava sempre di qua e di lа, per la casa e pel cortile, che pareva una gallina quando sta per far l'uovo. Gli uomini erano all'osteria, e nella bottega di Pizzuto, o sotto la tettoia del beccaio, a veder piovere, col naso in aria. Sulla riva c'era soltanto padron 'Ntoni, per quel carico di lupini che vi aveva in mare colla Provvidenza e suo figlio Bastianazzo per giunta, e il figlio della Locca, il quale non aveva nulla da perdere lui, e in mare non ci aveva altro che suo fratello Menico, nella barca dei lupini. Padron Fortunato Cipolla, mentre gli facevano la barba, nella bottega di Pizzuto, diceva che non avrebbe dato due baiocchi di Bastianazzo e di Menico della Locca, colla Provvidenza e il carico dei lupini.
- Adesso tutti vogliono fare i negozianti, per arricchire! diceva stringendosi nelle spalle; e poi quando hanno perso la mula vanno cercando la cavezza.
Nella bottega di suor Mariangela la Santuzza c'era folla: quell'ubbriacone di Rocco Spatu, il quale vociava e sputava per dieci; compare Tino Piedipapera, mastro Turi Zuppiddu, compare Mangiacarrubbe, don Michele il brigadiere delle guardie doganali, coi calzoni dentro gli stivali, e la pistola appesa sul ventre, quasi dovesse andare a caccia di contrabbandieri con quel tempaccio, e compare Mariano Cinghialenta. Quell'elefante di mastro Turi Zuppiddu andava distribuendo per ischerzo agli amici dei pugni che avrebbero accoppato un bue, come se ci avesse ancora in mano la malabestia di calafato, e allora compare Cinghialenta si metteva a gridare e bestemmiare, per far vedere che era uomo di fegato e carrettiere.
Lo zio Santoro, raggomitolato sotto quel po' di tettoia, davanti all'uscio, aspettava colla mano stesa che passasse qualcheduno per chiedere la caritа. - Tra tutte e due, padre e figlia, disse compare Turi Zuppiddu, devono buscarne dei bei soldi, con una giornata come questa, e tanta gente che viene all'osteria.
- Bastianazzo Malavoglia sta peggio di lui, a quest'ora, rispose Piedipapera, e mastro Cirino ha un bel suonare la messa; ma i Malavoglia non ci vanno oggi in chiesa; sono in collera con Domeneddio, per quel carico di lupini che ci hanno in mare.
Il vento faceva volare le gonnelle e le foglie secche, sicchй Vanni Pizzuto col rasoio in aria, teneva pel naso quelli a cui faceva la barba, per voltarsi a guardare chi passava, e si metteva il pugno sul fianco, coi capelli arricciati e lustri come la seta; e lo speziale se ne stava sull'uscio della sua bottega, sotto quel cappellaccio che sembrava avesse il paracqua in testa, fingendo aver discorsi grossi con don Silvestro il segretario, perchй sua moglie non lo mandasse in chiesa per forza; e rideva del sotterfugio, fra i peli della barbona, ammiccando alle ragazze che sgambettavano nelle pozzanghere.
- Oggi, andava dicendo Piedipapera, padron 'Ntoni vuol fare il protestante come don Franco lo speziale.
- Se fai di voltarti per guardare quello sfacciato di don Silvestro, ti dт un ceffone qui dove siamo; borbottava la Zuppidda colla figliuola, mentre attraversavano la piazza. - Quello lм non mi piace.
La Santuzza, all'ultimo tocco di campana, aveva affidata l'osteria a suo padre, e se n'era andata in chiesa, tirandosi dietro gli avventori. Lo zio Santoro, poveretto, era cieco, e non faceva peccato se non andava a messa; cosм non perdevano tempo all'osteria, e dall'uscio poteva tener d'occhio il banco, sebbene non ci vedesse, chй gli avventori li conosceva tutti ad uno ad uno soltanto al sentirli camminare, quando venivano a bere un bicchiere.
- Le calze della Santuzza, osservava Piedipapera, mentre ella camminava sulla punta delle scarpette, come una gattina - le calze della Santuzza, acqua o vento, non le ha viste altri che massaro Filippo l'ortolano; questa и la veritа.
- Ci sono i diavoli per aria! diceva la Santuzza facendosi la croce coll'acqua santa. - Una giornata da far peccati!
La Zuppidda, lм vicino, abburattava avemarie, seduta sulle calcagna, e saettava occhiatacce di qua e di lа, che pareva ce l'avesse con tutto il paese, e a quelli che volevano sentirla ripeteva: - Comare la Longa non ci viene in chiesa, eppure ci ha il marito in mare con questo tempaccio! Poi non bisogna stare a cercare perchй il Signore ci castiga! - Persino la madre di Menico stava in chiesa, sebbene non sapesse far altro che veder volare le mosche!
- Bisogna pregare anche pei peccatori; rispondeva la Santuzza; le anime buone ci sono per questo.
- Sм, come se ne sta pregando la Mangiacarrubbe, col naso dentro la mantellina, e Dio sa che peccatacci fa fare ai giovanotti!
La Santuzza scuoteva il capo, e diceva che mentre si и in chiesa non bisogna sparlare del prossimo - "Chi fa l'oste deve far buon viso a tutti", rispose la Zuppidda, e poi all'orecchio della Vespa: - La Santuzza non vorrebbe si dicesse che vende l'acqua per vino; ma farebbe meglio a non tenere in peccato mortale massaro Filippo l'ortolano, che ha moglie e figliuoli.
- Per me, rispose la Vespa, gliel'ho detto a don Giammaria, che non voglio piщ starci fra le Figlie di Maria se ci lasciano la Santuzza per superiora.
- Allora vuol dire che l'avete trovato il marito? rispose la Zuppidda.
- Io non l'ho trovato il marito, saltт su la Vespa con tanto di pungiglione. Io non sono come quelle che si tirano dietro gli uomini anche in chiesa, colle scarpe verniciate, e quelli altri colla pancia grossa.
Quello della pancia grossa era Brasi, il figlio di padron Cipolla, il quale era il cucco delle mamme e delle ragazze, perchй possedeva vigne ed oliveti.
- Va a vedere se la paranza и bene ammarrata; gli disse suo padre facendosi la croce.
Ciascuno non poteva a meno di pensare che quell'acqua e quel vento erano tutt'oro per i Cipolla; cosм vanno le cose di questo mondo, che i Cipolla, adesso che avevano la paranza bene ammarrata, si fregavano le mani vedendo la burrasca; mentre i Malavoglia diventavano bianchi e si strappavano i capelli, per quel carico di lupini che avevano preso a credenza dallo zio Crocifisso Campana di legno.
- Volete che ve la dica? saltт su la Vespa; la vera disgrazia и toccata allo zio Crocifisso che ha dato i lupini a credenza. "Chi fa credenza senza pegno, perde l'amico, la roba e l'ingegno".
Lo zio Crocifisso se ne stava ginocchioni a piи dell'altare dell'Addolorata, con tanto di rosario in mano, e intuonava le strofette con una voce di naso che avrebbe toccato il cuore a satanasso in persona. Fra un'avemaria e l'altra si parlava del negozio dei lupini, e della Provvidenza che era in mare, e della Longa che rimaneva con cinque figliuoli. - Al giorno d'oggi, disse padron Cipolla, stringendosi nelle spalle, nessuno и contento del suo stato e vuol pigliare il cielo a pugni.
- Il fatto и, conchiuse compare Zuppiddu, che sarа una brutta giornata pei Malavoglia.
- Per me, aggiunse Piedipapera, non vorrei trovarmi nella camicia di compare Bastianazzo.
La sera scese triste e fredda; di tanto in tanto soffiava un buffo di tramontana, e faceva piovere una spruzzatina d'acqua fina e cheta: una di quelle sere in cui, quando si ha la barca al sicuro, colla pancia all'asciutto sulla sabbia, si gode a vedersi fumare la pentola dinanzi, col marmocchio fra le gambe, e sentire le ciabatte della donna per la casa, dietro le spalle. I fannulloni preferivano godersi all'osteria quella domenica che prometteva di durare anche il lunedм, e fin gli stipiti erano allegri della fiamma del focolare, tanto che lo zio Santoro, messo lм fuori colla mano stesa e il mento sui ginocchi, s'era tirato un po' in qua, per scaldarsi la schiena anche lui.
- E' sta meglio di compare Bastianazzo, a quest'ora! ripeteva Rocco Spatu, accendendo la pipa sull'uscio.
E senza pensarci altro mise mano al taschino, e si lasciт andare a fare due centesimi di limosina.
- Tu ci perdi la tua limosina a ringraziare Dio che sei al sicuro, gli disse Piedipapera; per te non c'и pericolo che abbi a fare la fine di compare Bastianazzo.
Tutti si misero a ridere della barzelletta, e poi stettero a guardare dall'uscio il mare nero come la sciara, senza dir altro.
- Padron 'Ntoni и andato tutto il giorno di qua e di lа, come avesse il male della tarantola, e lo speziale gli domandava se faceva la cura del ferro, o andasse a spasso con quel tempaccio, e gli diceva pure: - Bella Provvidenza, eh! padron 'Ntoni! Ma lo speziale и protestante ed ebreo, ognuno lo sapeva.
Il figlio della Locca, che era lм fuori colle mani in tasca perchй non ci aveva un soldo, disse anche lui:
- Lo zio Crocifisso и andato a cercare padron 'Ntoni con Piedipapera, per fargli confessare davanti a testimoni che i lupini glieli aveva dati a credenza.
- Vuol dire che anche lui li vede in pericolo colla Provvidenza.
- Colla Provvidenza c'и andato anche mio fratello Menico, insieme a compare Bastianazzo.
- Bravo! questo dicevamo, che se non torna tuo fratello Menico tu resti il barone della casa.
- C'и andato perchй lo zio Crocifisso voleva pagargli la mezza giornata anche a lui, quando lo mandava colla paranza, e i Malavoglia invece gliela pagavano intiera; rispose il figlio della Locca senza capir nulla; e come gli altri sghignazzavano rimase a bocca aperta.
Sull'imbrunire comare Maruzza coi suoi figlioletti era andata ad aspettare sulla sciara, d'onde si scopriva un bel pezzo di mare, e udendolo urlare a quel modo trasaliva e si grattava il capo senza dir nulla. La piccina piangeva, e quei poveretti, dimenticati sulla sciara, a quell'ora, parevano le anime del purgatorio. Il piangere della bambina le faceva male allo stomaco, alla povera donna, le sembrava quasi un malaugurio; non sapeva che inventare per tranquillarla, e le cantava le canzonette colla voce tremola che sapeva di lagrime anche essa.
Le comari, mentre tornavano dall'osteria coll'orciolino dell'olio, o col fiaschetto del vino, si fermavano a barattare qualche parola con la Longa senza aver l'aria di nulla, e qualche amico di suo marito Bastianazzo, compar Cipolla, per esempio, o compare Mangiacarrubbe, passando dalla sciara per dare un'occhiata verso il mare, e vedere di che umore si addormentasse il vecchio brontolone, andavano a domandare a comare la Longa di suo marito, e stavano un tantino a farle compagnia, fumandole in silenzio la pipa sotto il naso, o parlando sottovoce fra di loro. La poveretta, sgomenta da quelle attenzioni insolite, li guardava in faccia sbigottita, e si stringeva al petto la bimba, come se volessero rubargliela. Finalmente il piщ duro o il piщ compassionevole la prese per un braccio e la condusse a casa. Ella si lasciava condurre, e badava a ripetere: - Oh! Vergine Maria! Oh! Vergine Maria! - I figliuoli la seguivano aggrappandosi alla gonnella, quasi avessero paura che rubassero qualcosa anche a loro. Mentre passavano dinanzi all'osteria, tutti gli avventori si affacciarono sulla porta, in mezzo al gran fumo, e tacquero per vederla passare come fosse giа una cosa curiosa.
- Requiem eternam, biascicava sottovoce lo zio Santoro, quel povero Bastianazzo mi faceva sempre la caritа, quando padron 'Ntoni gli lasciava qualche soldo in tasca.
La poveretta che non sapeva di essere

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