I Dodici abati di Challant, L. Mancinelli

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Data:05.06.2007
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Testo

Analisi del libro, di:
Fabio

“I dodici abati di challant” di Laura Mancinelli

Opera:
Il libro di Laura Mancinelli si può definire un romanzo storico, giacché lei parla di un determinato tempo, il Medioevo (“filtrato”). Infatti, è visto come un periodo di splendore delle corti e dell’importanza della figura della Signora colta e intelligente, nella corte (come in questo caso), senza valutare gli aspetti negativi del periodo.
Il libro strutturato in 21 capitoli presenta numerose figure retoriche, tra cui numerose metafore e paragoni. Inoltre il libro presenta un altro fattore che determina lo stile dell’opera che è l’ironia, per esempio quando descrive gli abati, infatti, ridicolarizza gli aspetti particolari di ognuno. Il libro non è stato apprezzato da tutti e infatti alcuni ribadiscono che: “ha pochi riferimenti sul medioevo”, “più che un racconto storico è un racconto comico, vedendo la descrizione degli abati” e “il libro non mi è piaciuto perché non è realista e non racconta fatti realmente accaduti”.

Autrice:
Laura Mancinelli nasce a Torino nel 1933, dove insegna letteratura alto-tedesca all’università, poiché era appassionata alla letteratura tedesca del Medioevo. Ha intrapreso solo in un secondo momento l’attività di narratrice, imponendosi però subito all’attenzione degli amanti della letteratura per l’originalità dei suoi romanzi. I suoi romanzi possono essere divisi in tre categorie:
1- A sfondo medioevale, come “I dodici abati di Challant”, “Il miracolo di Santa Odilia”, “Principe scalzo”…;
2- A carattere poliziesco, come “Il mistero della sedia a rotelle”, Killer presunto”…;
3- Sul fantasma di Mozart (“Il fantasma di Mozart”);

Contesto storico culturale:
Il libro è ambientato nel Basso Medioevo, cioè tra il 1000 d.C. al 1294 d.C. con la scoperta dell’America. Sono molti i punti che nel testo ci aiutano a capire il tempo della vicenda, il primo è che il potere della Marchesa, così libero ed autoritario, esiste solo in questo periodo. Il secondo è quando nel testo si parla delle finestre, inteso come oggetto, in quanto nei primi anni che si sviluppavano queste corti (IX al X) non esistevano finestre e quindi l’inverno era difficile da superare; mentre nel Basso Medioevo nascono le prime finestre formate da una lamina di rame che sorreggeva i lastroni di vetro, questo permetteva che i camini restavano accesi tutto il giorno e permettevano di riscaldare un luogo così umido e freddo (vedi capitolo “le esequie”, “il filosofo”, “il trovatore” e la figura dell’abate Umidio).

Tema:
Il tema principale è la vita all’interno del castello e i misteriosi decessi degli abati ad ogni visita.
Ambientazione Spazio/Tempo:
La narrazione comprende un periodo di circa un anno: inizia ad autunno inoltrato e termina nell’ottobre dell’anno successivo. La vicenda è ambientata nel castello di Challant, situato tra le colline del nord Italia, presumibilmente in Piemonte, ma vi sono storie che i vari ospiti raccontano alla Marchesa che avvengono in altre città, come Venezia, Parigi, Genova ecc….

Personaggi:
I nobili del castello:
1. Marchesa Isabella d’Aquitania, bellissima e spregiudicata segue le sue passioni fino ad oltrepassare i limiti imposti dall’amore cortese. Ella ama circondarsi d’intelletuali, impegnati nei più vari rami del sapere. Tiene in poca considerazione gli ammonimenti degli abati e si dimostra sempre molto coraggiosa. Per queste ragioni diventa l’oggetto del desiderio di gran parte dei castellani, creando cosi un intreccio di gelosie e avventure. Al termine della vicenda viene identificata dal più intransigente degli abati (l’abate Idebrando) qual’è la causa delle strane avventure nel castello.
2. Duca di Franchino di Mantova, era biondo, esile, con gli occhi azzurri. E perpetuamente innamorato, anche se non sapeva amare (come nel suo matrimonio con Eleonora di Challant). Ora si compiaceva della sua condizione di vedovo, perché il nero del lutto gli donava. Firmando l’accettazione del testamento del vecchio Challant si condannava però alla castità, e dodici abati lo sorvegliavano a vista.
3. Venafro, i suoi capelli erano neri e corti, i baffi nei, gli occhi pure incredulamente neri. Nessuno sapeva nulla di lui, se non che la sua origine doveva avere qualcosa a che vedere con la bellissima e leggendaria Isabella d’Aquitania. Da dove venisse, nessuno lo sapeva. Il mistero, ed il raro sorriso sulle labbra, contrastavano con quella parentela illustre in cui la nobiltà della nascita gareggiava con l’impareggiabile libertà dei costumi. Si dimostra sempre estremamente fedele alla Marchesa con la quale condivide l’interesse per la cultura. La sera si ritira sempre nella sua stanza, in cima alla torre, per compilare il suo erbario.
4. I dodici abati incaricati di controllare il duca e preservare la sua castità, sono:
- Umidio, che a causa dell’età soffriva di numerosi acciacchi, cercava di alleviare le sue sofferenze con delle erbe, queste lo porteranno alla morte, a causa di eccessive dosi;
- Nevoso, giovane d’anni e assai robusto e corpacciuto, ma pigro e amante della comodità, la quale lo porterà a “schiantarsi” in un fiume;
- Clerio, un vecchietto malato e freddoloso, perennemente alla ricerca del caldo del camino, morirà schiacciato dalla padella dei Challant che si trovava appesa vicino al camino della cucina;
- Foscolo, è un prete saccente e autoritario che vede in Cicco il figlio del peccato, viene ucciso da una torre degli scacchi, che madonna Maravì aveva scagliato dalla finestra, in quanto pensava che fosse qualcun’altro.
- Mistal, andrà via dal castello perché innamorato della marchesa;
- Leonzio, è un prete dai capelli rossi e dalla pelle rossa, con gli occhi divergenti, a cui piacciono molto le donne. Mentre rincorreva la sua amata, l’abate urta un cespuglio di rose, morendo soffocato;
- Torchiato, verboso e zoppicante, non perde occasione per “rispondere” alla Marchesa sui suoi facili costumi. Morirà durante una festa al castello, per aver troppo mangiato e bevuto;
- Malbruno, si ammala ai lombi durante una vendemmia. Muore per aver esagerato con la cura consigliata da Ser Goffredo;
- Santoro, è un omino silenzioso e in apparenza modesto, tanto da non fare accorgere i cortigiani della sua esistenza, il suo scopo sarebbe di convertire la marchesa alla vera fede. Non riuscendoci parte;
- Prudenzio, è un abate giovane e gentile, sempre pronto a sorridere per sedurre le donne di corte e proprio per questo morirà;
- Idebrando, è l’ultimo abate che rimane al castello dopo la scomparsa degli altri undici; accusa la marchesa e tutti i cortigiani di essere infedeli e minaccia di bruciare il castello, azione che compie la sera stessa, trovando, però, la morte al rogo;
- Ipocondrio, è alto e soffre di bile; sostiene che un bambino non dovrebbe possedere un flauto, perché la musica e la danza portano solo alla perdizione; muore cadendo dalla più alta cinta di mura del castello, mentre cercava di prendere il bambino che gli sfuggiva suonando il flauto.
Le persone accolte al castello:
5. Enrico di Morrazione, inventore, giunge al castello, su di un carro montato su una slitta e tirato da due cavalli, per vendere i suoi manufatti. Era un uomo alto e magro, vestito di una palandrana verde. Costui lascerà all’abate Nevoso una slitta a molla, dove incapace di usarla morirà;
6. Il Filosofo, arriva al castello su un cavallo, indossava un mantello che lo copriva interamente e anche un cappellaccio a punta, che portano di solito gli studenti, ornato da due penne lunghissime e ondeggianti: una verde-gialla di galletto e una candidissima di cigno. Laureato alla Sorbona di Parigi, viene scacciato dalla città accusato d’eresia, poiché con il suo pensiero e con le basi d’Abelardo, filosofo eretico anch’esso, aveva, in un certo qual modo, dato come altresì valida la dottrina di Maometto;
7. La saggia Pretessa, vestiva con una lunga cappa intessuta di piume, che dal capo, cui si adattava con una specie di cappuccio, scendeva sino hai piedi avvolgendo nella sua ampiezza il robusto corpo della pretessa e nascondendone i capelli fulvi e crespi. Viene chiamata dai Challant per esorcizzare il camino della cucina;
8. Goffredo da Salerno, era uomo di mezza età, dal volto bello, ricoperto in parte da una folta barba; lisci capelli castani ricoprivano parte della fronte. Studioso di medicina, era stato accusato d’eresia per aver voluto iniziare la pratica dei trapianti sull’uomo;
9. Madonna Maravì, è una donna di corte che è giunta lì dal Regno angioino; s’innamora di ser Goffredo solo che l’amore non è ricambiato. Così lei prese la torre degli scacchi e pensando che fosse ser Goffredo, la lancia contro di lui, ma in seguito si accorge che è l’abate Foscolo;
10. Il mercante di Venezia, un uomo di buone maniere capace di vendere con astuzia le proprie merci;
11. Cicco, è il bambino di circa 2-3 anni che la pretessa affida alla marchesa; è molto vivace e si affeziona subito al gatto Mirò ed a Venafro e costui lo porta sempre con sé;
12. Il trovatore, bello di carnagione, occhi azzurri e capelli biondi, di lui s’innamora subito la Marchesa, grazie alla sua maestria con la musica;
13. Un Astrologo, giunge al castello una sera d’estate accompagnato dalla marchesa, che lo aveva incontrato durante la solita uscita a cavallo; egli le prediceva che il suo castello verrà conquistato dai Savoia.

Breve trama:
Al castello di Challant, dopo la morte del marchese Alfonso, il duca Franchino, che eredita l’amministrazione del castello, e madonna Bianca ( o marchesa Isabella d’Aquitania) accolgono numerosi e svariati ospiti: inizialmente, oltre ai cortigiani, arrivano al castello i dodici abati che devono far rispettare al duca il voto di castità ottenuta dall’eredità. In seguito giunge al castello Venafro, un cavaliere misterioso, e
dal quale momento accadono fatti misteriosi, infatti ogni volta che arrivano nuovi
ospiti un abate muore. Enrico da Morazzone, ad esempio, regala una slitta al cavaliere che ha sua volta la regala all’abate Nevoso, che inesperto muore cadendo in un fiume. Al castello, nonostante queste morti misteriose, giungono anche altri viandanti, che intrattengono gli ospiti con musica o vicende o con l’esposizione delle loro idee, che cambiano profondamente la Marchesa. Lentamente tutti gli abati scompaiono e l’ultimo che rimane, indignato da queste morti e dal comportamento tenuto dalla signora di Challant, impazzisce e appicca un incendio all’interno del castello. Infine tutti i cortigiani sono costretti a trasferirsi alla “Fin du Monde”, l’abitazione di una pretessa, che ha fatto visita più di una volta al castello (la prima per esorcizzare il camino indemoniato e la seconda per vedere come stava Cicco). La Marchesa promette di edificare una casa dove tutte le persone che volevano rimanere con lei, potessero stare, dato che era impossibile ricostruire il castello.

Linguaggio:
L’autrice utilizza nel romanzo un linguaggio tipico del duecento, utilizzando per esempio le espressioni “alli”, “vinegia”, “fue”, “desiata” e “noquizia”. Un'altra caratteristica interessante è la capacità di cambiare linguaggio in ogni tipo di conversazione a differenza della classe sociale. Questo permette anche una conoscenza del personaggio più veloce.

Giudizio:
Il racconto è stato scritto in chiave ironica e verosimile, in base alle credenze e costumi dell’epoca medioevale. Nel libro non ci sono atti d’eroismo come potrebbero essere in altri libri del periodo, ma solo persone umili.
In ogni modo il libro mi è piaciuto, in quanto non corrisponde alle solite tematiche sul medioevo, ma anzi è una storia diversa che esce dagli schemi. Ribadisco anche che l’autrice è stata concisa, ed è riuscita a coinvolgermi nella storia e a non far diventare il libro noioso e interminabile. Infatti, descrive in modo simpatico gli abati, utilizzando l’ironia, anche nelle loro attenzioni per le donne. Oltre a dare una panoramica generale al medioevo, infatti, descrive sia i particolari, per esempio come si veste la Marchesa, le pietanze servite e i lavori delle diverse classi sociali, in cui i nobili di corte si annoiano tutto il giorno, mentre le damigelle o i servi lavorano tutto il giorno, e sia genericamente, come nella descrizione di alcuni personaggi (Venafro, per esempio).

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