Guido i vorrei che tu Lapo ed io

Materie:Appunti
Categoria:Italiano

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Testo

Analisi del testo.

Composto negli anni giovanili, il sonetto di Dante Alighieri “Guido, i’vorrei che tu Lapo ed io” si presenta come uno dei sonetti più famosi del noto poeta.
Dante si rivolge a due suoi amici poeti Guido Cavalcanti e Lapo Gianni per esprimere un sogno spensierato di evasione ed amicizia. Un sogno che lo porta per mare a bordo di un vascello dove né una tempesta né qualsiasi altra calamità può fermarlo…. Una magia che si può compiere grazie all’onnipotente forza del desiderio che non trova ostacoli e che può superare i limiti della vita reale. Qui i poeti e le loro mogli, conversando sempre d’amore, sono felice anche grazie all’aiuto del buon mago che li fa navigare su una nave incantata. Il sonetto, che oltre al plazer provenzale riprende elementi della narrativa arturiana in lingua d’oïl (la nave incantata di Merlino), riassume alcune delle tematiche che caratterizzano quella cerchia di poeti che successivamente saranno designati come “stilnovisti”.
Si evince quindi il tema di un’amicizia esclusiva, riservata a pochi spiriti eletti, isolati dai condizionamenti della vita reale. La situazione immaginata nel sonetto è infatti ambientata in un contesto del tutto fantastico (non a caso ricorre due volte, ai vv. 7 e 12, l’avverbio «sempre»), al quale fa riscontro uno spazio indeterminato e privo di confini (un mare attraversato magicamente, con un vascello che si muove secondo il proprio volere e a dispetto degli agenti atmosferici).
Un ideale quindi di perfetta concordia (v. 7) e in cui l’appagamento della voglia «di stare insieme» produce un sentimento di felicità sempre maggiore.
Il soggetto del desiderio è in primo piano all’inizio («i’ vorrei») e ritorna fortemente anche alla fine («i’ credo», v. 14); la parte centrale risulta invece occupata dagli oggetti del desiderio.
Il ritmo è spesso ternario («tu e Lapo ed io», v. 1; «e monna Vanna e monna Lagia poi / con quella ch’è sul numer de le trenta», vv. 9-10). Non sembra azzardato leggere, anche in questi elementi di strutturazione e di ritmo, alcuni richiami simbolici: il numero tre, l’unità del molteplice e la circolarità della struttura richiamano infatti un modello di vita perfetta, chiusa in se stessa e non bisognosa di un confronto con il mondo esterno.
Il sonetto rappresenta insomma «l’ideale vita basata sulla concordia di pochi», al riparo dalle tempeste della realtà.
Non manca poi il tema amoroso («e quivi ragionar sempre d’amore», v. 12), che emerge con prepotenza nell’ultima terzina.
Tutti temi tipici della poesia cortese e stilnovista dove una piccola cerchia di poeti è orgogliosa della proprio superiorità spirituale a cui seguono l’amicizia intellettuale e l’amore anch’esso spirituale…il sonetto rievoca nella mente di chi lo legge un’atmosfera magica e favolosa (immagini del mare, della tempesta, del buon incantatore che li proietta lontano dai loro ideali, in un mondo perennemente sereno).
Il tema sognante del componimento è dato da scelte stilistiche che danno fluidità e naturalezza:
l’apostrofo all’inizio del componimento; il ricorrere all’uso di parole che si riferiscono al desiderio (vorrei) e al suo appagamento; la costruzione del periodo molto complessa.
Queste scelte stilistiche si accompagnano con il ritmo all’inizio lento, poi sempre più veloce a causa del susseguirsi di vocaboli brevissimi.

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