Giambattista Vico

Materie:Altro
Categoria:Italiano

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Testo

Giambattista Vico
Il pensiero di Giambattista Vico contrasta con il razionalismo e l’interesse per le scienze naturali e sperimentali tipiche del suo tempo. Egli vivrà misconosciuto e isolato. Vico nasce a Napoli nel 1668. Estraneo agli ambienti colti e aristocratici,il filosofo avrà vita difficile oltre che per l’incomprensione dei contemporanei,sia per le precarie condizioni di salute e le costanti difficoltà economiche. Dopo aver compiuto scarsi studi regolari ed essersi iscritto nel 1685 ai corsi universitari di diritto solo per compiacere il padre,il giovane si procura una vastissima cultura da autodidatta. A causa delle necessità economiche,si trasferisce a Vatolla nel Cilento,come precettore dei figli del marchese Domenico Rocca. Vico torna a Napoli nel 1695 e vive stentatamente impartendo lezioni di retorica e grammatica. Grazie al successo in un concorso,ottiene poi la nomina di lettore d’eloquenza presso l’Università,ma non avrà mai la cattedra di diritto cui aspira. Nel 1695 sposa Teresa Destito, di umili origini e forse analfabeta,che gli darà otto figli. Nel 1710 lo scrittore entra nell’Accademia dell’Arcadia. Nel 1735 è nominato storiografo regio del nuovo sovrano,Carlo di Borbone;gli ultimi anni sono impegnati dalla revisione del suo capolavoro,la Scienza nuova e tormentati da un’interminabile serie di malattie,che costringono il filosofo a ritirarsi dall’insegnamento due anni prima della morte avvenuta nel 1744. Giambattista Vico è autore di opere sia in latino che in volgare.
La scienza nuova:storicismo e critica del razionalismo
L’elaborazione della Scienza Nuova occupa gli ultimi venti anni della vita dell’autore;Vico ne stende tre redazioni. Le concezioni espresse nel capolavoro di Vico riflettono la sostanziale atipicità del suo pensiero,che per talune importanti concezioni si colloca al di fuori della tendenza razionalista. La scienza nuova è composta da cinque libri scritti in lingua italiana,preceduti da una Spiegazione della dipintura allegorica,ossia dei disegni che sintetizzano il contenuto dell’opera:in tale Spiegazione Vico sintetizza i principi essenziali della propria filosofia.
Il primo libro inizia con una tavola cronologica,vera e propria tabella che rappresenta con annotazioni,lo sviluppo della storia dei popoli dal diluvio universale alla seconda guerra punica. Segue la sezione Degli elementi,in cui l’autore elenca 114 assiomi filosofici certi. Vico sostiene che le uniche verità possono essere scoperte nell’ambito della storia,di cui è artefice l’uomo e non nell’ambito della natura,di cui il solo conoscitore è il suo creatore Dio.
Il secondo libro è intitolato Della sapienza poetica:l’autore vi esalta il ruolo della fantasia e della poesia che nasce dall’immaginazione e non dalla ragione. Secondo il filosofo poesia e senso religioso sono le facoltà che permettono all’uomo di superare lo stadio ferino e di passare alla civiltà.
Il terzo libro è interamente dedicato alla Discoverta del vero Omero:i poemi omerici sono considerati il frutto della civiltà di un intero popolo e non creazione di un singolo autore.
Il quarto e il quinto libro espongono la celebre tesi dei corsi e ricorsi storici,secondo cui tutte le civiltà si sviluppano secondo un ritmo ciclico e ternario. Nella storia dell’uomo si possono individuare tre distinti e ricorrenti momenti di sviluppo:l’età degli dei,basata sul mito e sulla religione che permettono il superamento delle paure istintive della bestialità primitiva;l’età degli eroi,basata sulla fantasia,la passione e la forza;l’età dell’uomo,fondato sull’uso della ragione. Concluso il ciclo,le civiltà tendono a precipitare di nuovo nello stadio primitivo. Il cammino umano è un processo circolare,che richiede la capacità delle civiltà di riprendere un nuovo corso dopo aver raggiunto il culmine ed essere ricadute negli stadi inferiori.
Nella Conclusione dell’opera Vico ricava dalla propria teoria i principi di un’eterna repubblica naturale.

Vico filosofo e letterato
Alla base del pensiero della Scienza nuova sta il principio secondo il quale è possibile conoscere solo ciò che è stato realizzato dall’uomo. Perciò l’uomo non può conoscere,ma solo descrivere,il mondo della natura:il suo campo di conoscenza privilegiato sarà il mondo della storia in quanto la storia è opera sua. Vico intende per storia non le particolari vicende di questo o quel popolo,di questo o quel paese,ma il divenire dell’umanità intera attraverso i secoli. Egli crede di individuare un itinerario comune a tutti gli uomini,orientato da una forza divina e provvidenziale che trasforma gli aspetti umani negativi in spinte generatrici di evoluzione e di sviluppo. Cosi dalla ferocia si genera la milizia,cioè il coraggio;dall’avarizia la mercatanzia,l’iniziativa economica;dall’ambizione la corte cioè l’attività politica.
Scienza nuova è quella da lui proposta per giungere alla conoscenza del cammino dell’umanità. In tale scienza coesistono e si integrano filologia e filosofia. La filologia analizza tutti quelli che egli chiama rottami del remoto passato,cioè gli elementi di conoscenza sopravvissuti al tempo e rinvenibili nei più antichi documenti a nostra conoscenza:la Bibbia,i poemi omerici,i miti greco-romani. Questi elementi rappresentano il certo,i dati che spetta al filosofo interpretare per giungere alla conoscenza del vero. La filologia senza la filosofia produrrebbe solo una raccolta di materiale;la filosofia senza la filologia non avrebbe supporti e sarebbe pura fantasticheria. Vico studia la remotissima età preistorica,quella che maggiormente lo interessa e lo affascina;e individua tre momenti successivi nel divenire dell’umanità:l’età degli esseri primitivi fortemente istintivi;l’età caratterizzata dal prevalere della fantasia generatrice di miti,che sono solo lettura in chiave fantastica e poetica della realtà;l’età degli uomini,in cui trionfa la razionalità. A questo punto il ciclo si conclude,per riaprirsi con una nuova barbarie,secondo la legge dei corsi e dei ricorsi. I tre momenti in parte si compenetrano ed intrecciano. Cosi Vico dichiara con suggestiva immagine che la favella poetica si manifesta a lungo dentro il tempo istorico. Il divenire dell’umanità ha il suo corrispettivo nello sviluppo degli individui,che passano dall’età del senso e dell’istinto a quella della fantasia a quella del raziocinio. Secondo l’autore della scienza nuova la poesia nasce dalla fantasia e dalle potenti passioni. Vico vede nel linguaggio poetico un interpretazione mitica ed emotiva della realtà,che è stata quella delle età eroiche e che rimane alternativa a quella razionale. Anche nello stile personale e nel linguaggio,Vico si contrappone all’ideale linguistico della Francia cartesiana. Il linguaggi di Vico non è puro né netto:non mira alla chiarezza ma presenta un’oscurità più tipica dell’espressione poetica che di quella filosofica;lo stile è denso e contratto;è inoltre fortemente metaforico. Nato da una faticosa conquista,esso s’incarna in una complicata strutturazione dei periodi e in un accavallarsi a volte disordinato dei pensieri che si presentano alla mente dello scrittore. Dal linguaggio vichiano nascono pagine potenti,soprattutto quando si tratta di quell’età preistorica che affascina la mente dello scrittore. Solo il periodare delle parti strutturate più razionalmente,come le degnità,si sottrae a tali caratteristiche di ambiguità,che hanno procurato all’autore accaniti detrattori e entusiasti ammiratori.

Esempio



  


  1. Giulia

    ciao sto cercando appunti esaustivi , che spieghino meglio i libri che compongono la scienza nuova di Vico .Sto preparando l'esame di filosofia teoretica alla facoltà di scienze umani sociali di Bergamo.


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