favola inventata

Materie:Tema
Categoria:Italiano
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Data:21.11.2005
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Testo

Dovete sapere cari nipotini che questa storia
Nelle calde e umide paludi del sudest, viveva una giovane coppia di zanzare: i signori “Zappagghione” . Tutte le mattine si recavano a fare colazione in un posticino appartato vicino la loro casa, che si chiamava FrescaFresia, in cui era possibile mangiare delle ottime frittelle di nettare e del buonissimo orzo caldo. Lulla e Prescio Zappagghione si amavano così tanto che decisero che l’unica cosa che li avrebbe potuti rendere ancora più felici sarebbe stato un piccolo bebè da coccolare, e così di li a poco venne al mondo una piccola zanzarina che chiamarono Nania. Appena nata Nania pesava poco più che un alito di vento ed era così bella e serena che tutti gli abitanti della palude si misero in fila per ammirarla e per portarle un dono. In pochi giorni si formò una lunga fila di inzettini che suscitarono la curiosità della grande rana rossa, terrore degli abitanti della palude Zombalà.
La rana rossa, abitava dentro una caverna buia e maleodorante che le serviva da nascondiglio per catturare gli i coleotteri di cui era ghiotta e per nascondere tutti gli altri insetti che rapiva e che faceva diventare schiavi. La rana rossa era così gelosa delle attenzioni che tutti rivolgevano a Nania che un giorno decise di andare a vedere se la piccola era davvero così bella come dicevano e che se invece fosse stata una piccola e insignificante zanzara l’avrebbe mangiata in un sol boccone. Facendosi largo tra la folla Gronga, così si chiamava la rana, arrivò a casa Zappagghione e con un forte colpo di zampa spalancò la porta della stanzetta di Nania.
Una luce calda e rosea illuminò la brutta e rugosa faccia di Gronga che rimase stupito dalla bellezza raggiante di Nenia. Di sicuro non poteva ingoiare una così bella zanzarina, ma non poteva neanche sopportare che quella famigliola fosse così tanto felice e per dare cmq prova della sua temibile malvagita decise di rapire Lulla nella speranza che riuscisse a dargli un erede bello quanto nenia. Non appena la rana saltò via il gelo avvolse la stanza della piccola nenia che non vedendo più la sua mamma accanto a lei iniziò a piangere e a diventare triste, talmente triste che di quella calda luce che aveva così abbagliato la brutta rana, non ce ne fù più traccia e tutta la palude venne avvolta da un malinconico grigiore. Nania continuò a peggiorare: non mangiava più e non dormiva più e mai un sorriso si poggiava sulle sue labbra e più passavano i giorni e più lei diventava debole. Prescio dovette chiamare il medico della palude, il Dottor Salmonella, che pultroppo dovette costatare che Nania era affetta da una grave malattia e che nel caso in cui la sua mamma non fosse tornata a casa l’unico altro rimedio per cercare di alleviare le sofferenze della piccola sarebbe stato farle bere il nettare degli uomini. Il nettare degli uomini !?!, Dissse prescio, ma è impossibile mai nessuno è riuscito a prendere il nettare e a ritornare a casa sano e salvo e come farà nania se anche io non sarò + con lei?.
Passata la notte Prescio decise che doveva fare qualcosa per la sua piccola e che la cosa migliore da fare sarebbe stato riportare a casa Lulla. E così si costruì una armatura con dei gusci di pistacchi, mise in testa l’elmetto che suo nonno gli aveva regalato per festeggiare la fine della guerra e partì alla volta della spaventosa caverna Giunga.
Lulla era costretta a servire la brutta rana rossa e tutte le volte che si fermava la frustava

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