Dalla Scapigliatura a Ungaretti

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

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Testo

GLI SCRITTORI SCAPIGLIATI.
Le ragioni di un movimento ribelle.
L'origine del termine “scapigliatura”. La scapigliatura rappresenta il primo movimento letterario, figurativo e musicale dell'Italia unita. Questo movimento attivo nel decennio 1860 – 70 e proviene dal titolo di un romanzo di Cletto Arrighi “La scapigliatura e il 6 febbraio”, il cui termine “scapigliatura” era sinonimo di bohème (in francese), ovvero quei giovani tra i 20 / 35 anni, che conducevano una vita libera e ribelle, al di fuori degli schemi della società borghese.
Le ragioni del disagio dell'intellettuale. L'atteggiamento ribelle degli scapigliati affondava le proprie radici nella delusione post – risorgimentale: l'Italia unita appariva diversa rispetto allo Stato sognato per lunghi anni. La borghesia, che ha svolto un ruolo fondamentale nelle battaglie risorgimentali, mostrava di essersi ripiegata su posizioni conservatrici e proprio contro la società borghese, dei suoi costumi e della sua cultura, rivolsero polemica. Nell'Italia unita, l'arte perse la centralità, ciò che contava erano le banche e le imprese industriali (come afferma Verga nella prefazione a “Eva”), contro il quale polemizzava Praga in “Preludio”, infatti, lo scrittore avvertiva un senso di disagio, non occupando più un ruolo centrale all'interno della società e sentendosi rifiutato dal mondo contemporaneo, s'identificava spesso con figure di emarginati e di “diversi”.
L'ambiente milanese e quello piemontese. La Scapigliatura si è diffusa sopratutto a Milano, nella città più moderna d'Italia, il centro più avanzato sulla strada dello sviluppo industriale ed economico. Intellettuali e scrittori del periodo furono: Emilio Praga, i fratelli Arrigo e Camillo Boito, Igino Ugo Tarchetti. In questa città, dove Verga trascorse gli anni più importanti per la propria formazione, fiorirono riviste, che divennero punto di riferimento, come il mensile “Figaro” (diretto da Arrigo Boito ed Emilio Praga), “Lo Scapigliato” (di Cesare Tronconi) e il “Gazzettino Rosa” (pubblicato nel 1868). Anche in Piemonte si sviluppò questo movimento e l'esponente principale fu Giovanni Faldella.
La critica della società contemporanea.
La polemica antiborghese. La “rivolta” degli scapigliati, irrealizzabile e solo raramente accompagnata da posizioni politiche conseguenti, si manifestò in diverse forme, coinvolgendo le scelte di vita e quelle letterarie. L'atteggiamento polemico nei confronti della borghesia e del suo moralismo portò alcuni scrittori (Tracchetti e Praga), a condurre una vita dissoluta e sregolata, da veri e propri bohémien, tra alcool e droga, miseria e malattia.
Il rifiuto dei modelli letterari tradizionali. La polemica nei confronti della società contemporanea fu condotta sul un piano culturale. La polemica letteraria consisteva in una presa di distanza dal romanzo storico di Manzoni (e dai manzoniani) e dal sentimentalismo tardo – romantico di poeti come Prati e Aleardi. I modelli erano:
* gli esponenti del Romanticismo tedesco (privilegio dei temi del mistero, dell'orrore e del fantastico);
* lo scrittore americano Edgar Allan Poe (autore di racconti incentrati sul motivo della paura, del terrore, dell'angoscia e del mistero che circonda l'uomo);
* il poeta francese Charles Baudelaire fu punto di riferimento non solo per il “maledettismo” della sua biografia, ma anche per aver affrontato i temi del peccato, della degradazione della vita moderna, del disagio del poeta a muoversi nella società contemporanea, della vicinanza tra bellezza e disfacimento fisico, tra amore e morte.
L'impegno in diversi campi dell'arte. Gli Scapigliati rifiutavano l'idea di una netta divisione tra le varie forme artistiche espressive, tendendo a coniugare tra loro arti diverse: Praga si distinse come pittore oltre che a poeta, Arrigo scrisse versi ma si dedicava alla musica. A questo movimento si avvicinò l'artista più importante del periodo: il pittore Tranquillo Cremona.
La rappresentazione del reale. Gli scapigliati concentrarono l'attenzione su esperienze individuali e soggettive, coltivando il culo del demoniaco, del “brutto”, de blasfemo, descrivendo amori morbosi e immondi, esasperando i contorni del reale.
La scelta della disarmonia stilistica. La polemica contro la precedente tradizione letteraria non riguardava solo scelte tematiche anche il carattere stilistico e formale. Sono esemplari le esperienze di:
* Carlo Dossi, con il suo “pastiche” linguistico, mescolava termini aulici ed espressioni dialettali, forestierismi e neologismi;
* Giovanni Faldella, con lo stesso intento polemico nei confronti dell'uniformità del toscano letterario assunto come lingua “ufficiale” dell'Italia unita, intrecciava nei suoi testi narrativi la tradizione letteraria del '300 e del '500 con il toscano moderno e con espressioni piemontesi.
Sono stati definiti appunto gli stilisti della Scapigliatura.
Cletto Arrighi e l'origine del termine “scapigliatura”.
Cletto Arrighi nacque a Milano nel 1830 e scrisse un romanzo pubblicato nel 1862 “La scapigliatura e il 6 febbraio”. In questo testo la tematica politica e quella amorosa s'intrecciano (consuetudine tipica del Romanticismo e ad esempio delle “Ultime lettere di Jacopo Ortis”): il protagonista Emilio è un giovane animato da ideali risorgimentali e partecipa alla rivolta mazziniana scoppiata a Milano il 6 febbraio 1853 e miseramente fallita. Il romanzo è ricordato perché Arrighi utilizza per la prima volta il termine “scapigliatura” per indicare una tendenza (biografica prima che letteraria) che si stava sviluppando a Milano in quegli anni. Arrighi ha descritto fin dal 1858 il ritratto dello “scapigliato”, un giovane tra i 20 / 35 anni, indipendente e libero, intelligente e ingegnoso, inquieto e turbolento, povero e ribelle nei confronti di un'esistenza comoda e senza pericoli.
Gli autori e i testi.
Emilio Praga.
* L'autore e le opere.
Praga è nato in provincia di Milano (Gorla) nel 1839 ed incarna la figura perfetta dello scapigliato. Nella prima giovinezza viaggiò a lungo in Europa ed ebbe la possibilità di apprezzare “I fiori del male” di Baudelaire. Rientrato in Italia, in seguito alla morte del padre e al fallimento della sua azienda, condusse una vita dissoluta e infelice, dandosi all'alcol e morendo di tisi all'età di 36 anni nel 1875. La sua attività di pittore affiancò quella di poeta. Quatto sono le sue raccolte di versi: Tavolozza, 1862; Penombre, 1864, è la più significativa poiché predomina il “maledettismo”, il gusto del macabro e delle tinte fosche, la volontà di provocazione che si concretizza nella rappresentazione degli aspetti cupi e perversi della realtà; Fiabe e leggende, 1867; Trasparenze, postuma 1878.
REALISMO, NATURALISMO, VERISMO.
Dal realismo romantico al romanzo sociale.
Il realismo come componente del Romanticismo. La tendenza al realismo in narrativa caratterizza l'800: nella prima metà del secolo, il realismo è una delle componenti fondamentali del Romanticismo, come è dimostrato dai “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni e dai romanzi di Stendhal e Balzac.
La tendenza all'indagine sociale. Con Balzac, il realismo romantico si definisce più spiccatamene sociale: lui iniziò ad indagare anche le dinamiche che regolano i rapporti tra i diversi ceti, a mettere a nudo mentalità e scale di valori peculiari di ogni strato sociale, ad attribuire a ogni personaggio le motivazioni ad agire e le aspirazioni tipiche della classe a cui appartiene. Nasce una sorta di sottogenere del romanzo, denominato “sociale”, ebbe successo nella metà del secolo in Francia e nel resto d'Europa ed i suoi grandi interpreti furono Dickens e Flaubert.
Oggettività e impersonalità in Flaubert. Il romanzo realista europeo dell'800 tende ad una rappresentazione oggettiva, non idealizzata, dai rapporti sociali e delle conflittualità che comportano. In Flaubert, al canone dell'oggettività si affianca quello dell'impersonalità, secondo il quale il narratore si deve astenere dal manifestare la propria concezione del mondo e le proprie opinione attraverso commenti, giudizi, valutazioni. A Flaubert guarderanno come a un maestro e un precursore del Naturalismo francese nel secondo 800.
L'influsso del pensiero positivista.
I principi della filosofia positivista. L'affermazione del realismo nel romanzo europeo nella metà del secolo è legata all'inizio della diffusione di un pensiero filosofico: il Positivismo, basato sulla fiducia nella scienza e nel progresso. Tra 1830 – 1842, il filosofo Auguste Compte, caposcuola di questo pensiero, pubblicò in sei volumi “Corso di filosofia positiva” nel quale sosteneva che nello sviluppo del pensiero umano, e della società e delle istituzioni, sono individuabili tre stadi:
* quello teologico, in cui l'uomo trova le spiegazioni di ciò che accade in cause di tipo divino;
* quello metafisico o astratto, in cui le cause sono individuate in entità astratte ma non più divine;
* quello positivo o scientifico, che non si era ancora realizzato e si sarebbe basato sulla scoperta delle leggi che stanno alla base della realtà e della vita umana.
Le teorie evoluzioniste. Nel 1860, il pensiero positivista riceve un nuovo impulso. In Francia sono riprese e valorizzate le opere e le teorie di Compte e appaiono nuovi contributi dello scienziato Claude Bernand. La nuova fase di diffusione dello spirito scientifico è collegata all'opera di due inglesi:
* all'elaborazione della teoria evoluzionista dello scienziato Charles Darwin (“L'origine delle specie per selezione naturale”), che riguarda solo il campo biologico e che si fonda su due principi:
° le piccole variazioni organiche che si verificano a intervalli irregolari negli esseri viventi e che si dimostrano vantaggiose per gli organismi;
° la selezione naturale, in base alla quale nella “lotta” per la vita riescono a sopravvivere gli individui nei quali si siano manifestate variazioni organiche favorevoli.
* alle riflessioni di Herbert Spencer, si propone di spiegare l'evoluzione e il perfezionamento costante dell'intero universo, dal “semplice al complesso”.
La sintonia tra mentalità scientifica e realismo letterario. Il pensiero positivista risulterà dominante per tutta la seconda metà dell'800 (in particolare tra 1860 – 90). La pubblicazione contemporanea del libro di Darwin e “Madame Bauvary” di Flaubert non è casuale: è il segno che fede nel metodo scientifico ed esigenza di una poetica realista sempre più rigorosa procedono di pari passo e che i tempi sono maturi per l'ulteriore svolta naturalista. Si assiste nel 1850 al fiorire di una letteratura legata alla realtà: in Inghilterra Charles Dickens descrive l'impatto traumatico della realtà cittadina e capitalistica sui suoi personaggi, mentre in Russia maturano le esperienze di Lev Tolstoj e di Fedor Dostoevskij.
Dalle scienze alla letteratura: il Naturalismo.
Origine e significato del termine. Con il termine Naturalismo è dedicata la produzione narrativa francese che si afferma nella seconda metà dell'800. L'aggettivo “naturalista” fu utilizzato nel 1858 dal critico letterario Taine, in un saggio dedicato a Balzac apparso sul “Journal des débats”. Tra 1830 – 1850 Balzac pubblicò un centinaio di romanzi che presentavano la società francese di fronte l'avvento del capitalismo e raccolse molte di queste opere sotto il titolo complessivo di “Commedia umana”.
La lezione di Flaubert. Il saggio di Taine dedicato a Balzac è pubblicato un anno dopo l'edizione di “Madame Bauvary”, romanzo di Flaubert il primo esempio di superamento del Romanticismo e fu il primo a teorizzare il principio dell'impersonalità e dell'oggettività (poetica realista). Il romanziere realista, a differenza di quello romantico, deve rinunciare a confessarsi e ad esprimere ai lettori i propri giudizi intorno ai fatti raccontati; deve rappresentare oggettivamente la realtà eclissandosi (“L'artista deve essere nella sua opera come Dio nella creazione, invisibile e onnipotente” scrisse Flaubert nel 1857).
Gli esponenti del Naturalismo. Flaubert diventa punto di riferimento per gli scrittori francesi che daranno vita al Naturalismo come movimento letterario. Tra questi devono essere ricordati:
* i fratelli Jules e Edmond de Goncourt, che nella prefazione a “Germinie Lacerteux” contrappongo ai romanzi falsi dei romantici, il romanzo vero dei naturalisi;
* Guy de Maupassant;
* Émile Zola.
Il metodo di Zola. Zola fu il maggior esponente del Naturalismo, nei suoi romanzi si basa sul metodo sperimentale fissato da Bernard in campo scientifico, che egli traspone in ambito letterario: lo scrittore, come lo scienziato, parte dell'osservazione dei fatti, sviluppa un'ipotesi capace di spiegare gli atteggiamenti e i caratteri dell'individuo e procede infine a una verifica “sperimentale”, cercando conforme alla sua teoria, come è fatto negli esperimenti di laboratorio. Il romanzo, come spiega nel “Romanzo sperimentale”, si presenta come il “verbale” di un esperimento che il romanziere ripete sotto gli occhi del pubblico.
I caratteri del romanzo naturalista. Il romanzo naturalista, in particola quello di Zola, è dominato da tre caratteristiche principali:
* l'oggettività: il romanziere non inventa con la propria fantasia, non finge, ma riporta fedelmente ciò che vede nella realtà che lo circonda. I romanzi sono dei ”documenti umani”. Zola, per scrivere i suoi testi, trascorreva giornate a prendere appunti, annotando glia spetti degli ambienti e degli individui che avrebbe poi fatto rivivere sulla pagina narrativa;
* il determinismo: le vicende umane non seguono precorsi imprevedibili, ma si sviluppando seguendo alcune leggi, secondo un procedimento causa effetto. La vita e il carattere dell'uomo possono essere determinate dalla stirpe a cui appartiene, dall'ambiente sociale e del periodo storico in cui vive;
* il valore morale del romanzo: il romanziere che si attiene al metodo sperimentale, limitando a presentare delle situazione senza trarre conclusioni ed esprimere giudizi, offre ai legislatori e a coloro che rivestono un ruolo di guida politica la possibilità d'intervenire per migliorare la società, favorendo o cancellando gli aspetti negativi della realtà che il romanziere ha documentato.
Il Verismo.
La variante italiana al naturalismo. In Italia non si diffonde il romanzo sperimentale, nonostante l'influenza di Zola e altri naturalisti, letti e studiati dagli scrittori che daranno vita alla versione italiana del Naturalismo: il Verismo. L'attenzione nei confronti di Zola è testimoniata dai saggi e dalle conferenze che allo scrittore francese dedica il critico letterario Francesco De Santis e dall'articolo di Luigi Capuana (dedicato al romanzo “L'assomoir” di Zola e apparso sul “Corriere della Sera” nel 1877).
Milano e Firenze i centri più vivaci. Milano e Firenze sono i centri in cui è più acceso e intenso il dibattito tra l'arte e il vero.
* A Firenze i principi positivisti sono divulgati da Pasquale Billari, che con la prolusione universitaria scrive di fatto il manifesto del Positivismo italiano e il dibattito diventa intenso per quanto riguarda le arti figurative, grazie al gruppo di pittori macchiaioli.
* A Milano, principale centro dell'industria culturale e dell'editoria giornalistica, soggiorneranno i principali esponenti del Verismo (Luigi Capuana, Giovanni Verga e Federico De Roberto, tutti e tre originari della provincia di Catania).
I caratteri del Verismo. Il Verismo abbandona alcuni elementi del Naturalismo. In Italia viene meno la fiducia nel progresso, che stava alla base del Positivismo e che Verga, nella prefazione a “I Malavoglia” descriverò come una “fiumana” che nella sua marcia stravolge i più deboli, qui vinti “che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravventi”. Alcuni elementi del Naturalismo francese caratterizzano anche l Verismo e sono:
* la centralità del documento umano, per quanto riguarda la materia da trattare, infatti, lo scrittore si limiterà a riportare sulla pagina scritta i documenti che ha tratto dall'osservazione della realtà;
* l'impersonalità come metodo, nel presentare i documenti umani raccolti, lo scrittore cercherà di “eclissarsi”, di scomparire, di non far trasparire il suo pensiero e giudizio, di rimanere fedele all'oggettività.
I macchiaioli.
Tra 1850 – 60 si forma a Firenze la scuola pittorica dei macchiaioli, la quale rappresenta un aspetto anche se minore del realismo europeo il quale si diffonde anche nel campo delle arti, oltre che in ambito letterario. Il nome macchiaioli è utilizzato nella “Gazzetta del popolo” per indicare in modo ironico e dispregiativo alcuni pittori che avevo presentato ad una mostra del 1861 certi studi di paese intitolati “Macchie” perché dipinti a macchie di colore. Successivamente il nome indicò tutti i pittori toscani di tendenza realistica e veristica che dipingevano nella secondo metà dell'800. I pittori macchiaioli si riunivano per discutere di arte. L'artista doveva farsi interprete del proprio tempo e i suoi quadri dovevano avere come oggetto “il vero com'è e come si presenta”. È evidente il legame tra questo movimento e il Verismo letterario, tanto che i principi ai quali si rifacevano i macchiaioli corrispondevano a quelli promossi da Verga e Capuana: attenzione alla rappresentazione della natura, immediatezza di impressioni, sincerità.
Naturalismo francese e Verismo italiano.
* Le affinità si registrano nella definizione dei soggetti da descrivere e dei fatti da raccontare, nella scelta del genere letterario, nei principi su cui basarsi la narrazione. I due movimenti credono sia opportuno parlare degli aspetti poco piacevoli della realtà e degli strati sociali da sempre esclusi ed emarginati dalla letteratura; sostengono un'arte fondati sui criteri della ricerca scientifica, in linea ai principi del Positivismo, e quindi insistono sul principio dell'impersonalità; nel ritrarre la realtà sviluppando una concezione antiromantica della letteratura e prediligono il romanzo come genere, poiché è capace di rappresentare la vita “vissuta”.
* Le differenze.
1. I naturalisti si attengono scrupolosamente al rigore scientifico e mirano a distaccasi dalla materia narrata per dare ai loro scritti il carattere di documento oggettivo. i Veristi accarezzano l'idea di comporre un'opera che dia l'impressione “d'essersi fatta da se”, ma lasciano trapelare la propria adesione al destino dei personaggi.
2. I naturalisti sentono di essere espressione di una società che, credendo nel progresso, ha una visione ottimistica della realtà; rivolgendo l'attenzione al mondo dei bassifondi di Parigi; ritraggono individui travolti dal vizio e dalla miseria in una condizione di degradazione esistenziale. I Veristi guardano alla realtà post – unitaria del meridione italiano: si trovano di fronte i problemi irrisolti di una società ferma e chiusa nell'arretratezza, indifferente a prospettive di riscatto; perciò le loro opere, ignorate a lungo dal potere e dall'opinione pubblica, sono caratterizzate da una visione fatalistica. I Veristi presentano una certa ambiguità nell'atteggiamento verso la realtà: da un lato mostrano di provare pietà nei confronti di coloro che sono sconfitti dalla vita, dall'altro rivelano un'ammirazione per quell'esistenza “primitiva”, non ancora toccata dal progresso.
APPUNTI.
Alla fine del XIX secolo (1860 – 70) in Francia si sviluppò una corrente letteraria nuova: il Positivismo.
Si vennero a caratterizzare alcune elementi ben precisi:
- industrializzazione e progresso (che non avviene contemporaneamente in tutti i paesi);
- ascesa della borghesia liberale (che aveano come miti il denaro, l'intraprendenza, l'attività economica e il profitto) a differenza egli scapigliati, che contrastano la civiltà delle banche e delle imprese industriali;
- urbanesimo, c'è un allargamento del proletariato e sviluppo dell'ideologia che interpreta i problemi del proletariato (si studia l'aggravarsi delle condizioni sociali);
Il positivismo presiede il Naturalismo (in Francia) e il Verismo (in Italia).
I principali esponenti del positivismo furono 3:
- Auguste Compte, ha un approccia sulla realtà di tipi scientifico: le leggi scientifiche sono riportate sul sociale, la borghesia trova la conferma di un cambiamento ottimista verso il progresso e anche della società;
- Darwin, scopre che ci sono delle piccole variazioni nella scienza e che la lotta per la vita induce a fare una selezione: quelli forti vincono e sopravvivono e di conseguenza i deboli soccombono sempre;
- Taine, il determinismo (rapporto causa – effetto) vale anche per la vita sociale e va oltre i fatti della coscienza umana, esiste il determinismo psicologico che rivisita tutti i rapporti in base all'eredità e alla razza, all'ambiente sociale e al momento storico.
Ecco quindi che svilupparono 3 teorie:
- positivismo sociale (Compte);
- teoria dell'evoluzione (Darwin);
- concezione deterministica (Taine);
Il Naturalismo nasce in Francia nella seconda metà dell'800.
I presupposti del naturalismo provengono dal realismo di Manzoni.
Balzac, principale esponente, indaga sulla mentalità dando origine al romanzo sociale (M.me Bauvary = superamento del romanticismo). Altri autori furono Dickens (GB) e Flaubert (Francia).
Il Verismo è un fenomeno tipicamente italiano. Luigi Capuana fu fondatore del movimento verista e nacque il dibattito tra l'arte e il vero.
I principali autori del movimento furono per la maggior parte intellettuali del Sud Italia, che già conoscevano il positivismo: Gorizia Delesdda, Matilde Serao, Federico de Roberto e Giovanni Verga, i quali osservano la loro realtà e trattano diversi temi tipici della loro condizione sociale (presa di coscienza dei problemi post unitari, brigantaggio e leva obbligatoria).
Il risorgimento aumentò il distacco tra paese reale e legare, si voleva applicare a tutta l'Italia le leggi che dettava il Piemonte.
Il romanzo storico sentimentale è in declino.
La poetica del verismo si basa sulla creazione di un documento della realtà umana, in base ai fatti conosciuti e vissuti.
Ci sono dei temi che rimandano al naturalismo, ma esistono anche consistenti divergenze:
NATURALISMO
VERISMO
Campo d'indagine.
Ambiente urbano (analisi scientifica dei casi psicologici).
Ambiente contadino, pastorale, un ambiente di mare (pescatori), ma si crede all'ereditarietà.
Fine
Inchiesta sociale.
Non inchiesta sociale, non si ha un fine politico.
Fede incondizionata nel progresso che porta all'ottimismo.
Rassegnazione e fatalismo.
GIOVANNI VERGA.
Vita e Opere.
Gli anni giovanili. Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 da un'agiata famiglia di proprietari terrieri e a 16 anni terminò il suo primo romanzo “Amore e patria”, ambientato nell'epoca della rivoluzione americana e rimasto inedito. Nel 1858, per assecondare il desiderio del padre, si iscrisse alla facoltà di Legge dell'università di Catania. Nel 1860, in occasione dello sbarco in Sicilia di Garibaldi, si arruolò nella Guardia Nazionale e nel 1861, a spese della famiglia, pubblicò il romanzo storico “I carbonari della montagna”. Lasciata l'università, continuò a scrivere romanzi: pubblicò nel 1863 “Sulle lagune” e nel 1866 “Una peccatrice”.
Il soggiorno a Firenze e Milano. Nel 1869 si trasferì a Firenze (capitale provvisoria del Regno d'Italia dal 1865) incontrò Capuana, frequentò gli ambienti intellettuali in cui discuteva di Positivismo e Naturalismo e scrisse il suo primo libro “Storia di una capinera”, pubblicato in rivista nel 1870. Nel 1872 si trasferì a Milano, la città più moderna della penisola, dove frequentò il gruppo degli scapigliati, continuò a scrivere romanzi e racconti: pubblicò i romanzi “Eva” nel 1873, “Eros” nel 1874 “Tigre reale” nel 1875 e il racconto “Nedda” nel 1874 con il sottotitolo “bozzetto siciliano”.
Il progetto del “Ciclo dei vinti” e “Fantasticheria”. Il 21 aprile 1878, scrisse una lettera, all'avvocato e amico catanese Salvatore Paolo Verdura, in cui espose il progetto di un ciclo di cinque romanzi raccolti sotto il titolo complessivo di “Marea” poi abbandonato a favore di “Ciclo dei vinti”, e l'anno successivo sul “Fanfulla della domenica” fu pubblicata la novella “Fantasticheria”, un'anticipazione delle tematiche dei luoghi e dei personaggi che saranno presenti nel romanzo “I Malavoglia”.
Gli anni della massima creatività. Tra il 1879 – 89, fu il periodo più significativo della produzione narrativa, Verga scrisse e pubblicò i primi del “Ciclo dei vinti”, “I Malavoglia” nel 1881 e “Mastro – don Gesualdo” nel 1889 e diede alle stampe la raccolte di novelle, “Vita dei campi” nel 1880 e “Novelle rusticane” nel 1883. Oltre ad incontrare Zola in un viaggio in Francia nel maggio del 1882, pubblicò “Il marito di Elena” nel 1882, e le raccolte di novelle “Per le vie” nel 1883, “Drammi intimi” nel 1884, “Vagabondaggio” nel 1887, “i ricordi del capitano d'Arce” nel 1891 e “Don Candeloro e C.i.” nel 1894.
L'interesse per il teatro. Verga iniziò l'attività teatrale, caratterizzata dalla riduzione per la scena di novelle già scritte: nel 1884 fu rappresentata a Torino “Cavalleria rusticana” e negli anni successivi “In portineria” nel 1885 e “La Lupa” nel 1896.
Gli ultimi anni a Catania. Nel 1893 tornò a Catania, nel 1906 pubblicò il suo ultimo romanzo “Dal tuo al mio”, nel 1920 fu nominato senatore del Regno di Giolitti e morì nel 1922. Nel 1919 fu pubblicato un volume dedicato all'opera verghiana scritto scritto da Luigi Russo.
Dai salotti mondani della Sicilia dei “vinti”.
L'opera narrativa si divide in 3 fasi.
La prima fase della produzione.
1857 – 1875. Periodo in cui Verga appare legato al Romanticismo e alle tematiche tipiche degli ambienti scapigliati con i quali è entrato in contatto durante il lungo soggiorno milanese. Desideroso di raggiungere il successo, scrive romanzi che vanno incontro agli interessi del pubblico e che ruotano intorno a due temi fondamentali:
- quello storico – patriottico (“Amore e patria” e “I carbonari della montagna”);
- quello dell'amore – passione che attraversa tutti già altri romanzi di questo primo periodo, in cui sono descritti ambienti cittadini e mondani, salotti aristocratici, personaggi appartenenti alle più elevate classi sociali che conducono vite dissipate.
Al termine di questo periodo, Verga scrive e pubblica “Nedda”, “bozzetto siciliano” che racconta la patetica storia di una bracciante alla quale muoiono la madre, il fidanzato e la figlioletta. Questo racconto si ricollega alla letteratura campagnola (o “rusticana”) risorgimentale, che aveva esaltato i valori sani della campagna contrapponendoli ai disvalori della città, che rappresenta il momento di passaggio dalla descrizione di ambienti aristocratici e di salotti cittadini alla rappresentazione dell'umile mondo contadino. Sarebbe sbagliato ritenere “Nedda” la novella che segna la “conversione” di Verga al Verismo. Il Verismo non è una questione di argomenti, ma di metodo: lo scrittore verista non è tale se descrive il mondo degli umili, ma è tale se, nella narrazione, fa tacere la propria voce e lascia parlare i fatti e i personaggi.
La seconda fase.
1879 – 1889. Nella seconda fase si concentra la parte più significativa della produzione di Verga. Il fastidio nei confronti della società aristocratica della vita mondana delle città, già emerso nella prefazione ad “Eva”, porta Verga ad abbandonare il mondo aristocratico e a concepire il “Ciclo dei vinti”, una serie di 5 romanzi dedicati a personaggi che, ai vari livelli sociali, sono sconfitti nel desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita. Comporrà due romanzi del ciclo: “I Malavoglia” nel 1881 e “Mastro – don Gesualdo” nel 1889, trai i quali colloca anche “Il marito di Elena” nel 1882, riportandoci agli ambienti mondani delle metropoli e che riecheggia motivi della “Madame Bovary” di Flaubert. Compone anche le novelle, raccolte in “Vita dei campi” del 1880, “Novelle rusticane” del 1883 e “Per le vie” del 1883. è la stagione del Verga verista che rappresenta storie ambientate in Sicilia, a partire da “fantasticheria” scritta nel 1878 e pubblicata nel 1879.

L'ultima fase. Dopo la pubblicazione di Mastro – don Gesualdo, Verga continua a scrivere racconti, tornando ad ambientarli nella metropoli di Milano, opere teatrali, tratte da novelle, e un romanzo “Dal tuo al mio”, incentrato sul tema della “roba”, che i proprietari difendono da coloro che tentano d'insidiarla.
Principi e tecniche della poetica verghiana.
Opere narrative e formulazioni teoriche. Gli elementi fondamentali del suo Verismo coincidono con alcuni testi narrativi o con prefazioni e lettere di dedica che precedono racconti e romanzi. Sono 3 i testi in cui Verga illustra i principi che stanno alla base della sua narrativa.
“Fantasticheria”. La novella (del 1878, pubblicata nel 1879) fa parte della raccolta “Vita dei campi”, in cui teorizza l'ideale dell'ostrica: i miseri pescatori di Aci trezza sono attaccati alle loro case e alla loro terra come le ostriche a uno scoglio; se si allontana dal gruppo, sono divorati dal mondo e sono sconfitti. Per descrivere la vita di questi attori plebei è necessari abbassarsi al loro livello, guardando la realtà dal loro angolo visuale. Lo scrittore verista deve descrivere la realtà con gli occhi dei suoi protagonisti.
La prefazione all'”Amante di Gramigna”. La prefazione alla novella è indirizza in forma di lettera a Salvatore Farina. Verga presenta in queste pagina e in due principi teorici della sua narrativa, secondo i quali il racconto deve presentare dei “documenti umani” (oggettività) e lo scrittore deve riferire i fatti senza far avvertire la propria presenza, deve “eclissarsi”: il trionfo del romanzo si avrà solo quando la mano dell'artista sarà invisibile e l'opera sembra essersi fatta da sé (impersonalità).
La prefazione ai “Malavoglia”. Questa prefazione si propone di presentare “Ciclo dei vinti”. Ritorna il tema dell'oggettività dell'arte (racconto come studio sincero e spassionato) ed è precisata la sua posizione di fronte all'idea del continuo progresso dell'umanità che caratterizzava il Positivismo e il Naturalismo francese: la “fiumana del progresso” è maestosa se guardata da lontano, ma in realtà, travolge e getta ai margini i più deboli e a un occhio più attento rivela tutta la sua brutalità.
L'assunzione della visione del mondo dei personaggi. Per raggiungere gli obbiettivi teorici, Verga utilizza alcune tecniche stilistiche. Tramonta la figura del narratore onnisciente, che conosce tutto, guida dall'alto la narrazione e presenta al lettore personaggi e vicende, aggiungendo commenti e impressioni personali. Con Verga, il punto di vista narrativo coincide con quello dei personaggi: il narratore rinuncia a manifestare i propri sentimenti, secondo la tecnica della regressione. La vita di uomini e donne del popolo non è presentata con distacco; gli umili sono protagonisti e la presentazione dei personaggi e degli avvenimenti è popolare, non più borghese. Nel presentare le storie, lo scrittore deve annullarsi e assumere la prospettiva, la cultura, il modo di vedere le cose dei suoi personaggi. Verga elabora la teoria della forma inerente al soggetto: forma narrativa (lessico e sintassi) deve adattarsi al soggetto presentato. Non significa ricorrere al dialetto nella rappresentazione dei ceti sociali più bassi: l'uso del dialetto sarebbe andato contro i suoi ideali politici, ma rischiava di relegare la sua opera all'interno della Sicilia. Nei romanzi e racconti ambienti in Sicilia, lo scrittore sceglie di utilizzare un linguaggio semplice, immediato, quotidiano per avvicinarsi a quello adoperato realmente. Per “eclissarsi”, Verga fa parlare molto ai suoi personaggi, tramite il discorso indiretto libero (discorso non contento all'interno delle virgolette che racchiudono i discorsi diretti), ma riferisce fedelmente le parole dei personaggi, riuscendo a nascondersi e a fare in modo che la storia sembri al lettore essersi fatta da sé.
I testi.
* Le Novelle.
° Le raccolte, le ambientazioni, i temi.
Si possono individuare 3 raccolte di novelle significative:
- Vita dei campi (1880), è la premessa ai “Malavoglia”, “Fantasticheria” è un'anticipazione del primo romanzo del “Ciclo dei vinti” presentando in sintesi la storia della famiglia di pescatori di Aci Trezza, “La Lupa, Rosso Malpelo e Jeli il pastore” appartenenti ai deboli che restano per via, degli uomini che divengono vittime della società contemporanea basata sulla corsa verso il benessere;
- Novelle rusticane (dicembre 1882, ma con data 1883), che raccontano la vita della campagna siciliana, dal punto di vista economico - sociale , “La Roba, Malaria, Pane Nero, Libertà”, in cui sono presentati i drammi dell'avidità e della miseria, il mito della “roba”, della casa, dell'onore che dominano la realtà sociale ed economica della Sicilia;
- Per le vie (1883), sono presentate delle storie cittadine che hanno come protagonisti figure povere della plebe (vagabondi, prostitute, malavitosi) e che si propongono di offrire un quadro dell'epoca e degli ambienti più degradati della metropoli.
* I Malavoglia.
° Da “Fantasticheria” ai “Malavoglia”.
Pubblicato nel 1881 dopo una serie di tappe:
- Nel 1875 Verga parla di un “bozzetto marinaresco” intitolato “Padron 'Ntoni”;
- Nel febbraio 1878 Verga scrive la novella “Fantasticheria”, pubblicata e raccolta in “Vita dei campi”nel 1879, che rappresenta l'anticipazione al romanzo per la trama e per la visione della sconfitta di coloro che tentano di mutare e di migliorare la propria condizione economica.
- Il 21 aprile 1878 Verga scrive un'implorante lettera al suo amico Salvatore Paolo Verdura e ciò segna il passaggio dai “Malavoglia” come romanzo a sé stante ai “Malavoglia” come storia inserita in un ciclo. Verga scrive di lavorare al primo dei cinque romanzi che saranno raccolti sotto il titolo di “Marea”, che poi diventerà, nella prefazione ai “Malavoglia”, il “Ciclo dei vinti”.
Il romanzo fu scritto a Milano, lontano dagli ambienti siciliani, ma rappresenta un insuccesso del quale l'autore ne parla all'amico Capuana in una lettera dell'11 aprile 1881.
° l pessimismo di Verga: i “vinti” e la “fiumana del progresso”.
Il tema del Positivismo, base filosofica del Naturalismo, è la fiducia nel progresso: la storia dell'uomo e degli altri esseri viventi è la storia di una incessante evoluzione. e di un continuo miglioramento. Verga contrappone il suo pessimismo, non nega l'esistenza di una fiumana del progresso, ma sottolinea come questo moto sia “grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme, da lontano”, e dimostri il suo lato drammatico se osservato da vicino. La fiumana procede a ritmo incessante, i più deboli sono travolti, gettati ai margini, restano per strada, calpestati da coloro che sono dietro, che voglio superarli e che successivamente saranno travolti. L'attenzione si concentra su questi “vinti” appartenenti a diverse classi sociali, uomini sconfitti nelle loro diverse aspirazioni. I “vinti” saranno protagonisti di 5 storie, delle quali solo le prime saranno effettivamente scritte:
- i “Malavoglia”, umili pescatori, che lottano per i bisogni materiali e per riuscire a procurarsi il pane, e la loro rovina inizia quando tentano di migliorare la propria esistenza.
- “Mastro – don Gesualdo”, appartenente ad una classe sociale superiore a quella dei Malavoglia, quella dei proprietari terrieri arricchiti, sarà sconfitto nel momento in cui tenta di elevare la propria posizione sociale sposandosi una nobile;
- “La duchessa di Leyra”, già nobile e la sconfitta accompagnerà le sue vanità aristocratiche;
- “L'onorevole Scipioni”, che sarà vinto nelle sue crescenti ambizioni di successo;
- Il protagonista dell' “Uomo di lusso”.
° La vicenda dei “Malavoglia”.
“Malavoglia” è il soprannome dato alla famiglia Toscano guidata dal vecchio Padron 'Ntoni, composta dal figlio Bastiano (Bastianazzo) e la moglie (la Longa) e dai nipoti 'Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Questa famiglia di Aci Trezza conducono serenamente la loro misera vita fino al giorno in cui sorge il desiderio di migliorare la propria condizione economica acquistando a credito un carico di lupini da rivendere ad un prezzo più alto in un altro paese siciliano. La casa dei Malavoglia è travolta dalla rovina, la barca (con nome significativo di “Provvidenza”) naufraga nella tempesta portando con se il carico di lupini e Bastianazzo. L'affare di lupini coindice con l'eseprienza compitua dal giovane 'Ntoni che si trasferire a Napoli per il servizio militare ed entra in contatto con una società diversa da quella di Aci Trezza. Il vecchio e il giovane 'Ntoni avvertono diversamente il sorgere delle prime irrequietudini del benessere, ma la stessa malattia che contagia entrambi porta alla sconfitta:
- il vecchio decide di tentare il miglioramento della condizione familiare tramite la vendita di lupini, ma a causa dell'indebitamento per il carico di lupini la famiglia deve abbandonare la casa del nespolo.
- il giovane non riesce ad adeguarsi alla vita del pescatore e sogna di fare fortuna accettando anche a contrabbandare, ma una notte ferisce un brigadiere e fu incarcerato.
Mena e Alessi sono riusciti a forza a ricomprare la casa del nespolo, ma padron 'Ntoni è morto lontano dal suo nido e il giovane non può rimanere in una casa che ha contribuito a rovinare, decise di lasciare il paese per cercare fortuna, ciò significava farsi divorare dal mondo che è vorace., anche Lia ha abbandonato il paese e si è persa nella città.
° La Sicilia e l'unificazione italiana.
La storia si svolge all'indomani dell'unità d'Italia tra il 1863 e il 1877. Non sono frequenti i riferimenti alla realtà contemporanea (morte di Luca avvenuta nella battaglia di Lissa nel 1866, III guerra d'indipendenza), ma non mancano accenni alla realtà del Sud d'Italia e della Sicilia dopo l'unificazione. Emerge la distanza tra gli abitanti di Aci Trezza e il nuovo Stato unitario, che fa sentire la sua presenza solo quando si tratta di istituire la leva obbligatoria o di imporre nuove tasse. Per questo l'unificazione non sembra ci sia stata, poiché non ha cambiato le condizioni di vita della Sicilia.
° Uno “studio sincero e spassionato” la tecnica narrativa di Verga.
Nella lettera a Verdura, nella prefazione alla novella “L'amante di Gramigna” e in Fantasticheria, Verga ha insistito sul carattere oggettivo della sua narrativa presentando documenti umani senza che la presenza del narratore sia avvertita dal lettore. Lo scrittore ribadisce che la storia che presenterà vuole essere uno “studio sincero e spassionato”, la sincerità rimanda all'idea di un'arte oggettiva restando coerente con la verità, la mancanza di passione sottolinea l'impersonalità, l'eclissi dello scrittore, che non vuole comunicare i proprio sentimenti. Il tentativo di raggiungere l'oggettività e l'impersonalità, di fare in modo che l'opera si sia fatta da sé, viene perseguito tramite:
- la regressione, che consiste nel guardare e presentare la realtà dei fati descritti con gli occhi del personaggio abbassandosi ai loro livelli;
- la coralità, scrittore, per intervenire il meno possibile, fa parlare i paesani di Aci Trezza utilizzano il discorso diretto e l'indiretto libero che riporta una frase del protagonista senza l'uso di virgolette; il romanzo ha un carattere corale, non presenza solo il punto di vista del narratore, ma i molteplici punti di vista degli abitanti di Aci Trezza.
° Il ciclo della “Marea”: lettera a Salvatore Paolo Verdura.
Il 21 aprile 1878 Verga invita all'amico Salvatore Paolo Verdura una lettera che annuncia il proposito di scrivere una serie di romanzi sotto il titoli di “Marea”. Questo titoli, poi sostituito da “Ciclo dei vinti”, rimanda all'idea della “fiumana del progresso” che, come una marea, travolge i più deboli.
1° Padron 'Ntoni; = “Malvoglia”
2° Mastro – don Gesualdo; = “Mastro - don Gesualdo”
3° La Duchessa di Gargantas; = “La Duchessa di Leyra”
4° L'Onorevole Scipioni;
5° L'Uomo di lusso.
Nel testo ricorrono concessi precisati soprattutto nella prefazione ai Malavoglia:
- il desiderio di rappresentare la lotta per la vita;
- l'idea di onda immensa che diventerà, nei Malavoglia, la fiumana del progresso;
- il proposito di scrivere 5 romanzi (“La Duchessa di Leyra” della prefazione ai “Malavoglia” è intitolata “La Duchessa di Gargantas”);
- la volontà di raggiungere la sincerità dell'arte.
RIASSUNTO “I MALAVOGLIA”.
La storia è ambientata all'indomani dell'Unità di Italia (tra 1863 – 1877). Presso il piccolo paesi no di Aci Trezza nel catanese vive una famiglia di pescatori: i Toscano, soprannominati Malavoglia.
Il patriarca è Padron 'Ntoni, vedovo, che vive presso la casa del nespolo insieme al figlio Bastianazzo, sposato la Longa, e i suoi nipotini 'Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia.
Il principale mezzo di sostentamento è la "Provvidenza" (piccola imbarcazione utilizzata per la pesca).
Ben presto 'Ntoni, il maggiore dei nipoti, parte per la leva militare a Napoli ed entra in contatto con una società diversa da Aci Trezza.
Per far fronte alla mancanza e migliorare le condizioni economiche, padron 'Ntoni tenta un affare comprando una grossa partita di lupini, il cui carico, affidato al figlio Bastianazzo perché li vendere in un paesino vicino Aci Trezza ad un prezzo maggiore. Nel viaggio però la barca fa naufragio, il carico finisce in mare e Bastianazzo annega. A seguito di questa sfortunata avventura, la famiglia si ritroverà con una triplice disgrazia: il debito dei lupini, la Provvidenza da riparare e la perdita di Bastianazzo e quindi di un membro importante della famiglia.
Il nonno e i nipoti, rimasti soli, devono mettersi a lavorare come pescatori, per racimolare i soldi necessari. Tornato del servizio militare, 'Ntoni tornerà molto malvolentieri alla vita da pescatore e non rappresenterà alcun sostegno alla situazione economica.
Luca, il più volenteroso dei nipoti, fu richiamato alla armi per lo scoppio della guerra con l’Austria, muore nella battaglia di Lissa (III guerra d'indipendenza, Custoza = guerra per via terra) nel 1866.
Il debito causerà alla famiglia la perdita della Casa del nespolo e la famiglia andrà peggiorando fino a raggiungere livelli umilianti.
La famiglia stessa sembra sfasciarsi: ‘Ntoni decide di partire per far ricchezze, ma una volta tornato ancora più impoverito si dà al contrabbando, finché non finisce in galera per aver accoltellato il Brigadiere, Lia fugge di casa e si abbandona mestiere della prostituta.
Infine anche il vecchio nonno, stanco e malato, muore in ospedale senza riuscire a rivedere la sua vecchia casa.
A ricomprare la “la casa del nespolo” e a continuare la famiglia di pescatori resta Alessi e Mena. Quando 'Ntoni, uscito di prigione, torna al paese, si rende conto di non poter restare a causa del suo passato di detenuto.
* Mastro – Don Gesualdo.
° Genesi e contenuti dell'opera.
Apparso a puntate sulla “Nuova Antologia” tra luglio e dicembre 1888 e pubblicato nel 1889. L'attenzione è concentrata su una classe sociale più elevata rispetto ai “Malavoglia”. Gesualdo è un uomo che grazie alla sua intelligenza e intraprendenza è riuscito a far fortuna. Dopo aver fatto il muratore (mastro) ha comprato terre e bestiame moltiplicando le sue ricchezze e la sua roba, acquisendo il titolo di don, assegnato ai cittadini benestanti. Divenuto ricco, cercò di avanzare socialmente e sposò Bianca Trao, nobile decaduta. In questa aspirazione risulta vinto. Abbandonata la fedele serva Diodata, legata al padrone da un autentico sentimento di affetto; non sarà amato dalla moglie e sarà disprezzato dalla figlia Isabella. Ha dedicato la sua vita all'accumulo della roba e il suo patrimonio sarà sperperato dal genero, il duca di Leyra. Ha trascorso la sua vita nei suoi campi e tra i suo bestiame, e morirà solo in una stanza dell'elegante palazzo dei Leyra a Palermo, comprendendo che la roba più importante è la vita che lo sta abbandonando.
° Un confronto.
“I MALAVOGLIA”
“MASTRO DON - GESUALDO”
- Rappresentazione di un'unica realtà sociale.
- Tutto il paese sembrava divenire protagonista della storia.
- è presente la possibilità di riscatto e coloro che si accontentano della loro umile condizione, Alessia e Mena, riescono a riacquistare la casa e condurre una vita serena.
- la coralità è raggiunta facendo parlare i paesani di Aci Trezza utilizzano il discorso diretto e l'indiretto libero che riporta una frase del protagonista senza l'uso di virgolette; non presenza solo il punto di vista del narratore, ma i molteplici punti di vista degli abitanti di Aci Trezza.
- Descrizione di vari ambienti, oltre al mondo popolare nel quale era vissuto Gesualdo, quando non era ancora don, è presentata una realtà della borghesia terriera e il mondo dell'aristocrazia nel quale ha fatto il suo ingresso la figlia Isabella, che sarebbe dovuta diventare la protagonista del 3° romanzo (“La Duchessa di Leyra”);
- Romanzo concentrato su un'unica figura (Gesualdo Motta).
- Il fallimento e la sconfitta di Gesualdo non appaiono rimediabili e e la morte solitaria rappresenta il culmine della sua tragedia.
- L'impersonalità è raggiunta con una tecnica diversa, alla coralità del primo romanzo del “Ciclo dei vinti” si sostituiscono i vari punti di vista dei diversi personaggi, per cui la realtà è presentata da diverse prospettive e consente a Verga di scomparire, eclissarsi.

DAL SIMBOLISMO AL DECADENTISMO.
La poesia simbolista.
Baudelaire e la nascita della poesia moderna. Per comprendere le caratteristiche e i temi tipici del Decadentismo. È necessario risalire alle tendenza del gusto che precedono e preannunciano il movimento, che si è affermato in Europa tra la fine dell'800 e i primi del 900. La nascita della poesia moderna è collegata alla pubblicazione della raccolta poetica “I fiori del male” di Charles Baudelaire nel 1857, anno dell'edizione di “Madame Bovary” di Flaubert, il romanzo che preannuncia il Naturalismo. Dopo la metà dell'800, in clima realista, fu pubblicato un testo che il poeta inglese Eliot definì il più grande esempio di poesia moderna.
La nuova funzione della letteratura e dell'intellettuale. Baudelaire esprimeva attraverso i componimenti raccolti nei “Fiori del male” il disagio del poeta nella società moderna: privo della funzione di guida illuminata del genere umano, il poeta non è più compreso dal pubblico borghese, è guardato con indifferenza e irriso per l'impaccio con il quale si muovo nella società moderna. La sua esistenza è dominata da sofferenza e malinconia: la noia (lo “spleen”) appare il sentimento fondante della sua vita. Se sono cambiati il rapporto del poeta con il pubblico e la sua funzione nella società, anche la poesia deve rinnovarsi: Baudelaire non mira a imitare e riprodurre una realtà che, a differenza di quanto sosteneva il Positivismo, non appare più decifrabile in ogni suo aspetto e regolata da precise leggi scientifiche. Se il mondo circostante è pervaso dal mistero, la poesia dovrà cercare di esprimere questo mistero, attraverso la parola, evocando e scoprendo le corrispondenze tra le cose (“Corrispondenze” è appunto il titolo di uno dei testi fondamentali di Baudelaire).
Dalla rivoluzione di Baudelaire ai “poeti maledetti”. La lezione di Baudelaire fu ripresa in Francia dai poeti simbolisti. Se il manifesto del Simbolismo fu pubblicato da Jean Moréas sul quotidiano “Le Figaro” nel 1886, già nel 1860 – 70 furono gettate le basi della nuova poetica da Paul Verlain, Arthur Rimbaud e Stéphane Mallarmé. Questi poeti, che nel 1874 pubblicarono l'antologia intitolata “I poeti maledetti”, cercavano con il mondo circostante un rapporto puramente sensoriale, non mediato dalla ragione.
L'origine del Decadentismo.
Il Simbolismo alle radici del Decadentismo. Il Simbolismo rappresenta la fase iniziale del Decadentismo, la corrente letteraria (anche se non furono estranee anche le altre forme di espressione artistica) che dalla Francia si diffuse in Europa a partire dal 1880 – 90, diversi cenacoli letterari s'impegnarono nella pubblicazione di riviste e nella elaborazione in forma programmatica dei presupposti culturali e delle indicazioni di poetica presenti nelle opere di Baudelaire e dei “poeti maledetti”.
L'amore per la “decadenza”. I temi ereditati e sviluppati vi è la predilezione per l'arte e per la letterature dei periodi considerati di decadenza. Si trattava di un atteggiamento provocatorio e anticonformistico che esprimeva il proposito di una concezione aristocratica della cultura. Negli ambienti culturali del tempo il periodo di decadenza erano richiamati in termini spregiativi, solo per trovare affinità con aspetti di decadenza della civiltà contemporanea. Gli eredi dei “poeti maledetti” riconoscevano all'arte dei periodi di decadenza un livello di raffinatezza e di sensibilità superiore a quello raggiunto dall'arte dei celebrati periodi di splendore.
L'origine del termine “Decadentismo”. Nel 1883 Verlaine pubblicò la poesia Languere e l'anno successivo Huysmans pubblicò il romanzo “A ritroso”, il cui protagonista preferisce gli scrittori latini della tarda romanità ai classici (Orazio o Virgilio). La critica ufficiale incomincia con qualificare come “decadenti”, con intento denigratorio, i giovani intellettuali dei cenacoli simbolisti, che però fanno parte di una bandiera di quello che doveva essere un termine offensivo, tanto che nel 1886 a Parigi fu ad essere pubblicato il periodico “le Décadent”, da qui origine di “Decadentismo”, che non ebbe fortuna in Francia, in cui si preferiva parlare di Simbolismo, e che con il passare del tempo si è imposto come movimento nella sua dimensione europea.
La coesistenza con il realismo. Il Decadentismo si sviluppa in Europa nell'ultimo ventennio dell'800 e nei primi anni del 900, aggiungendo:
- dal 1880 al 1905 la pubblicazione dei testi fondamentali del Decadentismo s'intreccia con le opere legate al realismo (nel 1881 “I Malavoglia” di Verga e nel 1889 Mastro don Gesualdo di Verga e Il Piacere di D'Annunzio).
- uno stesso poeta conosce evoluzioni e cambiamenti.
Irrazionalismo e mistero.
Il rifiuto del Positivismo. L'irrazionalismo sta alla base della visione del mondo decadente. Viene rifiutato il Positivismo, fondato sulla convinzione che la realtà si presenti come un complesso di fenomeni materiali, regolati da leggi ferree, meccaniche e deterministiche e che quindi la scienza possa dare una spiegazione oggettiva del mondo. L'artista decadente ritiene che la scienza non sia capace di dare una spiegazione della complessa realtà: l'essenza del reale si trova in una dimensione misteriosa ed enigmatica, con la quale è possibile entrare in relazione grazie alle illuminazioni e folgorazioni momentanee o tramite stati abnormi della coscienza.
L'esaltazione della “conoscenza irrazionale”. Acquista importanza la dimensione onirica: attraverso l'irrazionalità del sogno è possibile entrare in contatto con dimensioni segrete del reale con l'essenza della realtà. Altri strati di alterazione della coscienza, indotti all'uso di stupefacenti, consento di superare le barriere della ragione e di vedere il mistero che sta al dir là della apparenze: le droghe sono strumenti per raggiungere stati di estasi che facilitano il contatto con il mondo dell'oltre e che accrescono le facoltà conoscitive e fantastiche.
L'artista “veggente”. Rinunciare alla razionalità significava prendere le distanze da una poesia che procede secondo criteri e discorsi logico – concettuali: l'arte diventa un momento privilegiato della conoscenza. Il poeta, il pittore o il musicista assumono anche la funzione di veggenti che attraverso le loro forme espressive superano i limite alla superficie per entrare in contatto con l'assoluto. L'artista decadente si distingue dalla massa di uomini incapaci di vedere al di là della facciata del reale, l'arte decadente è opera di soggetti aristocratici che si innalzano al di sopra della gente comune.
La parola poetica come suggestione. L'arte non deve rappresentare oggettivamente la realtà e non ha il compito di produrre opere capaci di provocare sensazioni piacevoli grazie alla loro bellezza. L'arte diventa voce del mistero, non deve descrivere, ma alludere alla realtà, non mira ad essere comunicativa e facilmente comprensibile, ma vuole evocare il mistero che circonda l'uomo. La parola poetica non può essere lo strumento della comunicazione logica, ma vuole essere suggestiva e capace di evocare dimensioni irraggiungibili mediante strumenti razionali. Le immagini precise, lasciano il posto al vado e all'indefinito.
La poesia come musica. Lo scrittore decadente privilegia la scelta di parole musicali. La musicalità diventa una delle caratteristiche della poesia e la musica è considerata l'arte suprema.
Caratteri e temi del Decadentismo.
L'espressione di un'età in crisi. Per il Decadentismo appare fondamentale individuare le tecniche che lo contraddistinguono ed è necessario legare la nuova sensibilità al contesto storico nel quale si diffonde e si tratta di un periodo di crisi in cui:
- vengono a meno le certezze legate alla fiducia nella scienza e nel progresso, anche in seguito alla crisi industriale, sviluppata dal 1873 e che viene indicata come “grande depressione”;
- la realtà che circonda l'uomo e il carattere dell'uomo non appaiono regolati da leggi ben precise, il mondo è dominato dal mistero.
I presupposti di poetica.
- Rifiuto della razionalità e della scienza come unico strumento per conoscere la realtà. La realtà appare dominata dal mistero: gli strumenti della logica e le leggi scientifiche non sono sufficienti per poterla comprendere.
- Il carattere soggettivo dell'arte e l'individualismo del poeta. L'artista non riesce più a rappresentare la realtà oggettivamente, ma esprimendo il proprio rapporto con il mondo misterioso che lo circonda. L'artista si distingue dalla massa.
- La centralità del simbolo. La realtà che circonda l'uomo è misteriosa, il poeta può tentare di scandagliare questa realtà in cui gli oggetti non hanno più valore poiché assumono valori simbolici.
- Il tema della malattia e della morte. Il Decadentismo nasce in un'epoca denominata dal senso della fine e della crisi di ogni certezza, quindi non stupisce se i temi sono quelli della malattia e della morte.
- L'estetismo. Il senso di vuoto generato dalla caduta di ideali in cui credere e di certezze alle quali appigliarsi, porta alcuni scrittori a rifugiarsi nel culto della bellezza.
- I miti del superuomo e del santo. Di fronte al senso di vuoto che si percepisce si può reagire anche creando nuovi miti, come quello del superuomo.
I cenacoli letterari e artistici.
Il cenacolo è la riunione degli artisti, ce coincidono un medesimo progetto culturale, e il luogo in cui si ritrovano. I cenacoli dell'800, che nacquero in Francia, si collocano in linea di comunità con i salotti del 700.
La pittura simbolista.
Parlando di Realismo c'è un parallelismo tra letteratura e arte: il tentativo di rappresentare in modo di oggettivo la realtà caratterizzava gli anni dal 1850 al 1880, sia la letteratura verista italiana sia l'arte. Negli ultimi due decenni dell'800, in ambito letterario si diffonde il decadentismo ed entra in crisi l'idea di rappresentare oggettivamente la realtà circostante, anche nel campo della pittura si assiste ad un fenomeno analogo. Il Realismo lascia il posto al Simbolismo: gli oggetti non assumono più un valore, ma si caricano di significato simbolico. L'oggettività del Realismo lascia il posto all'oggettività.

APPUNTI.
SITUAZIONE E CONTESTO STORICO.
C'era una crisi generale di fine secolo: le fabbriche aumentarono lo sfruttamento e questo portò all'alienazione dell'individuo, alla nevrosi e ci sono situazioni degrado che gli intellettuali avvertirono più degli altri.
A livello politico ci fu la crisi del liberismo a causa dell'imperialismo e del protezionismo. I ceti medi, di cui facevano parte anche gli intellettuali, si sentirono schiacciati dalla società borghese e dal proletariato.
Questa situazione di crisi portò ad una nevrotica indagine di un'identità. Gli intellettuali si ripiegarono su se stessi cercando la realtà dell'interno sconosciuto, cioè l'IO. Fu proprio questo il passaggio dalla ricerca storico – sociale alla ricerca dell'IO.
POSITIVISMO
DECADENTISMO
Filosofia
Studia il contesto storico – sociale.
Ripiegamento degli intellettuali su se stessi: esplorazione dell'IO.
Intellettuale
L'intellettuale crede ciecamente nel progresso.
L'intellettuale è sradicato, è sfiduciato, crea dei miti irrazionalistici.
Tematiche
È popolare e sociale, prende in considerazione gli strati più bassi.
Del primitivo, del barbarico, dell'esotico, del titanico.
Arte
È finalizzata all'utile (come nel neoclassicismo).
È finalizzata a sé stessa (cultura del romanticismo).
INDIVIDUALISMO.
Per i naturalisti non esiste.
Per i romantici è l'eroe che emerge dalla massa e si fa interprete delle esiste della massa stessa.
Per il decadentismo esiste il superuomo che disprezza il popolo perché si sente superiore.
AMORE.
Per i naturalisti è la soddisfazione di un bisogno.
Per i romantici è un passione travolgente.
Per i decadentisti è voluttà morbosa: il primo rifiuto è quello per la loro società contemporanea e il secondo è quello per la sciatteria formale; c'è una ricerca di strumenti, di contenuto stilistico e nuove tecniche espressive che portano ad una lettura di simboli.
Il decadentismo rifiuta l'idea del poeta scienziato, facendolo diventare veggente. È impensabile scrivere nuovi contenuti con vecchi strumenti. La realtà non viene più recepita solo attraverso i sensi della vista e dell'udito, ma attraverso tutti i sensi che ci portano a sinestesie continue.
TECNICHE STILICHE.
* analogia: associare due parole appartenenti ad immagini diverse in cui ci può essere un oggetto da un parte ed uno dall'altra;
* la parola deve perdere il suo significato denotativo e assumere quello connotativo, deve essere magica e creare musicalità;
* la sintassi cambia perché perde tutte le intelaiature logiche in funzione dello sprigionamento della sua energia;
* prevale la paratassi;
* l'aggettivo è utilizzato per cogliere emozioni e per suggerire il mistero, qualcosa di diversi, di magico e di incantatorio;
* c'è molta attenzione per la forma.
Il poeta è colui che sa cogliere quello che gli altri non colgono. Egli rifiuta di descrivere la società fredda, registrata come facevano i naturalisti, ma pone l'attenzione su quell'individualismo che gli altri non sanno cogliere: è l'individualismo che assume forza e che deve uscire allo scoperto, scandagliando il proprio IO nella crisi del presente.
DECADENTISMO.
Fu una corrente letteraria nata in Francia negli ultimo ventennio dell'800. Il temine ebbe inizialmente una connotazione negativa, attribuitagli da certi ambienti culturali per sottolineare la caduta dei valori ottimistici del Positivismo e rilevatisi un fallimento dinanzi ai nuovi problemi sociali comportati dopo l'avvento dell'industrializzazione. Ben presto perse l'intenzione spregiative, ponendosi in relazione al fatto che il giornale sui cui i sostenitore della nuova poetica andavano dibattendo le loro idee recava il titolo “Le Décadent”, in ossequio alla raffinatezza e all'eleganza riconosciuta alla epoche storiche di decadenza.
INTERIORITA', ESTETISMO, SIMBOLI.
La letteratura decadentista rifiuta norme e concezioni. L'artista decadente predilige le esperienze rare, che abbiano il gusto del proibito, tale da rendere l'esistenza inimitabile, egli rifiuta gli schemi delle svolgimento logico e coerente dei concetti e inoltre il poeta decadente scorge nella realtà che lo circonda dei simboli che solo la sua arte può decifrare, rendendolo veggente, cioè decifratore dell'universo interiore.
SIMBOLISMO.
All'interno del Decadentismo, negli ultimi decenni dell'800, si è sviluppata una tendena poetica seconda la quale la realtà è soltanto apparente e comporta significati ben più complessi, ambigui e difficilmente comprensibili. La poesia diviene strumento per indagare il mistero nascosto dietro le apparenze del reale, al di là e al di fuori della logica comune che ne regola rapporti e convenzioni.
TECNICHE ESPRESSIVE.
Anche le tecniche espressive mutuano, c'è una riscoperta della parola, che vale per la sua carica allusiva che l'autore vi ritrova. I termini sono scelti e accostati secondo le modalità con cui il musicista sceglio e accosta i suoni.
AUTORI DECANDETISMO E SIMBOLISMO.
Decadentismo = Huysmans, Wilde, D'Annunzio; Simbolismo = Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Mallarmé, Pascoli.
GIOVANNI PASCOLI.
Vita e opere.
I drammatici anni giovanili. Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna (provincia di Forlì) nel 1855. L'infanzia fu caratterizzata da un trauma che avrebbe influenzato l'intera esistenza e l'opera del poeta: il 10 agosto 1867 il padre Ruggero, amministratore di una fattoria dei principi Torlonia, fu ucciso mentre rientra a casa da Cesena e il delitto rimase impunito. Nel 1868 in seguito alla morte della sorella Margherita e della madre , la famiglia Pascoli si divise. Dopo la morte, nel 1871, del fratello Luigi, Giovanni lasciò il collegio dei padri scolopo di Urbino e avrebbe completato gli studi liceali tra Rimini, Firenze e Cesena. Il fratello Giacomo, morto nel 1876, prese in mano le redini della casa nonostante la sua giovane età, mentre le sorelle Ida e Maria furono accolte da una zia a Sogliano, paese vicino San Mauro, e nel 1874 entrarono in un collegio delle monche agostiniane.
Gli studi bolognesi e l'attività di insegnamento. Nel 1879, grazie ad una borsa di studio, Pascoli s'iscrisse alla facoltà di lettere di Bologna seguendo le lezioni di Carducci. Quelli bolognesi furono gli anni più difficili: in miseria si avvicinò agli ideali socialisti e fu incarcerato per tre mesi per aver espresso la sua solidarietà nei confronti di anarchici che organizzarono una manifestazione in favore di Passanante (attentatore di re Umberto I). Nel 1882 si laureò e iniziò la sua carriera d'insegnante nei licei (di Matera, Livorno e Massa) e di docente universitario (a Messina, Pisa, Bologna come successore di Carducci a partire dal 1906).
La ricerca di un “nido protettivo”. Nel 1885, quando è a Massa, Pascoli chiamò le sorelle per vivere con lui per ricostruire il nido familiare distrutto anni prima. Il matrimonio di Ida nel 1895 fu per Pascoli un nuovo fatto drammatico: l'unità familiare, difficilmente ricomposta, fu una volta infranta dalla sorella, poiché sposandosi usciva dal nido. Prese in affitto la casa di Castelveccho, in provincia di Lucca, nella quale avrebbe trascorso con Maria i periodi lasciati liberi dagli impegni universitari, circondato dalla campagna della Garfagnana. Nella piccola chiesa fu sepolto Pascoli dopo che morì a Bologna nel 1912.
La produzione lirica. La prima raccolta di Pascoli, Myricae, apparve nel 1891 e fu accresciuta negli anni successivi con l'aggiunta di altri componimenti. Seguirono i “Poemetti” nel 1897, i “Canti di Castelvecchio” nel 1903, i “Poemetti conviviali” nel 1904 e le ultime raccolte basate su temi civili e storici. Pascoli scrisse anche poesie in latino raccolti nel volume dei “Carmina”, vinse 13 medaglie d'oro al concorso di poesia latina di Amsterdam.
La opere in prosa. Oltre alle antologie per le scuole, si ricordino le prose raccolte nei volumi “Pensieri e discorsi” (“Il fancillino”) e “Patria e umanità” (“La grande proletaria si è mossa”). Pascoli dedicò anni di studio alla “Divina Commedia” e pubblicò tre volumi di studi danteschi.
Mistero e simboli nella poesia pascoliana.
La varietà stilistica e tematica. Le prime raccolte poetiche presentano tra loro differenze, che vanno nelle direzione di una crescente complessità, sia per ciò che riguarda le scelte formali sia per quanto concerne l'allusività dei testi e il simbolismo.
Il disvelamento delle “essenze celate”. La poesia di Pascoli nasce nell'età di crisi del Positivismo. Caduta la fiducia nella scienza, l'uomo si trova a vivere in un mondo dominato dal mistero e avverte un senso di incertezza e di disagio, dal quale tramite rapide folgorazioni e illuminazioni è possibile penetrare il mistero che ci circonda. Non è più la ragione che permette di decifrare la realtà, di fronte alla quale occorre porsi con la semplicità e la meraviglia di un fanciullo che osserva ogni più piccolo particolare con stupore.
Precisione descrittiva e allusività simbolica. Nella poesia di Pascoli ogni oggetto si carica di un significato ulteriore, rimanda a qualcosa di altro assumendo un valore simbolico. La sua poesia presenta oggetti semplici e domestici, ogni cosa è chiamata per il suo nome. Il poeta non è realista, le cose non hanno lo scopo di rappresentare la realtà così com'è, ma di alludere ad una realtà diversa. Pascoli non ci presenta situazioni certe e determinante, ma sfumate, allusive e spesso misteriose.
Il tema del “nido”. Pascoli ha assistito alla dispersione del proprio nido familiare e tutta la sua esistenza è stata caratterizzata da un costante desiderio di ricomporre il suo nido disperso, tornando a vivere in un universo chiuso e protetto, riscaldato dagli affetti congiunti. Il tema del nido contribuisce a spiegare come rivesta un ruolo centrale la poesia funebre e siano frequenti i colloqui con i propri morti: Pascoli immagina di dialogare con loro per riallacciare un discorso interrotto, di ricomporre un legame spezzato e di ricostruire il nido familiare distrutto. Molti oggetti rimandano al tema del nido e assumono valore simbolico. Sono numerosi i riferimenti agli uccelli e al loro nido, abitazione degli uccelli, che è anche la casa in cui vivono gli uomini (X Agosto).
Il valore simbolico di altri “oggetti pascoliani”. Altri oggetti sono: la siepe (confini più estesi), il muro di casa, la nebbia (nasconde le cose lontane e lo avvolge facendolo sentire sicuro “Nebbia”), i fiori (collegati al tema della morte e al motivo della sessualità “Il gelsomino notturno”). Anche i colori si caricano di valore simbolico: il rosso allude all'eros, l'azzurro è legato alla memoria della madre, il bianco è la morte (bianca la strada che conduce al cimitero, pallido è il colore dei morti)
Le innovazioni linguistiche e metriche.
Le caratteristiche del linguaggio.
Una prima caratteristica è quella di mescolare termini aulici, illustri, letterari con voci semplici, umili, tipiche della vita quotidiana.
Una seconda caratteristica della sua poetica, definita da Contini, evidenzia 3 aspetti:
- agrammaticale / pregrammaticale, ricorso alle onomatopee, suoni che non intendono riprodurre solo un suono della natura e contribuiscono a dare un ritmo al testo poetico, ma si caricano anche di valore simbolico;
- grammaticale, attenzione alla sintassi (prevale la paratassi) , lessico e ortografia;
- postgrammaticale, caratterizzata dalla predilezione per i termini tecnici, definiti linguaggi speciali;
Bigi, gioca su due piani ritmici:
- vicino e scoperto;
- lontano e segreto;
Dissolve le strofe tradizionali e c'è una metrica innovativa (cesure, enjambement, assonanze, allitterazioni, consonanze...).
Le “forzature” della metrica tradizionale. Pascoli tende a distruggere la struttura tradizionale dei versi:
- il periodare si presenta franto, interrotto, singhiozzante e questo tramite le interruzioni provocate dalla punteggiatura (singhiozzi dell'anima);
* il verso tradizionale non è più sufficiente per contenere i pensieri del poeta e spesso un enunciato non si conclude con la fine di un verso ma prosegue in quello successivo (enjambement, ovvero la sfasatura tra metrica e sintassi).
POETICA FANCIULLINO.
1) Natura irrazionale e intuitiva della poesia, il poeta guarda la realtà con stupore e meraviglia, come se fosse la prima volta proprio come un fanciullo.
2) Potere analogico e suggestivo della poesia, il poeta scopre nella poesia delle somiglianze e delle relazioni tra le cose;
3) Poesia come scoperta, la poesia non è un'invenzione ma una scoperta di quei particolari che solo il poeta può vedere;
4) Umili cose, nella poesia non è necessario utilizzare temi grandiosi e illustri, ma si devono utilizzare sopratutto le semplici cose, quotidiane e umili;
5) Simbolismo, il poeta fanciullino scatena la sua immaginazione e carica di simboli i suoi ricordi e le cose.
(ex. Nido vuoto = famiglia distrutta; aratro = solitudine; fiori = sessualità; Campana = preavviso di morte).
6) Uso non strumentale della poesia, il fanciullino non s'intende di politica e di morale, quindi la poesia non ha lo scopo di racchiudere questi temi.
4. I Testi.
* Myricae.
° La vicenda compositiva – editoriale, fonti, contenuti e valore dell'opera.
- Prima edizione nel 1891;
- Seconda edizione nel 1892;
- Terza edizione nel 1894;
- Quarta edizione 1897;
“Myricae” (piccoli arbusti) è il titolo di questa raccolta di poesia e si tratta di una poesia semplice, in cui sono descritti oggetti e situazioni della vita quotidiana, però essi si caricano di un significato simbolico diventando il tramite attraverso il quale il poeta riesce a parlare della condizione esistenziale dell'uomo, dell'angoscia che domina la vita terrena, del mistero che circonda la realtà in cui viviamo. Myricae segna all'allontanamento di Pascoli dal Realismo. Qui il pensiero del poeta va a suo padre morto.
° Il tema funebre.
Il tema funebre (il ricordo dei famigliari morti) acquista centralità già nella prima raccolta ed è legata a due motivi:
- Pascoli affida alla sua opera una funzione riparatrice nei confronti degli eventi traumatici della sua vita, tramite la poesia, il figlio richiama in vita coloro che sono morti e sono stati uccisi per la cattiveria umana;
- il dialogo con i morti è un modo per ricomporre il nido familiare disperso, la morte del padre, della madre porta alla disgregazione della famiglia e Pascoli tornando a dialogare con i propri morti, può stabilire un rapporto che è stato interrotto.
* Canti di Castelvecchio.
Essi sono pubblicati nel 1903 e Pascoli si rivolge a sua madre.

GABRIELE D’ANNUNZIO.
VITA E OPERE.
Nacque a Pescara nel 1863. Esordì con un libro di poesie, Primo Vere, e dimostrò da subito la grande abilità di auto promuovere le sue opere e la sua immagine. Per esempio per attirare l’attenzione su di sé e sul suo libro diffuse la notizia della propria morte.
Nel 1881 si trasferisce a Roma dove si iscrisse a Lettere. Iniziò a frequentare i salotti mondani e a collaborare con i giornali romani. Nel 1882 pubblica la seconda raccolta di poesie, Canto Novo, ispirato da Carducci. La vita romana di D’Annunzio viene descritta nel suo primo romanzo Il Piacere, pubblicato nel 1889, e viene considerato il testo fondamentale dell’estetismo italiano.
Dopo aver abbandonato la moglie e i tre figli, si trasferisce a Napoli, dove collaborò al giornale Il Mattino e fu al centro di alcuni scandali per una relazione con una principessa sposata e venne perseguitato dai creditori. Dal 1896 si legò agli ambienti dell’estetismo fiorentino, collaborò alla rivista Il Marzocco e si innamorò dell’attrice Eleonora Duse, che lo spinse a comporre opere teatrali. Travolto dai debiti, nel 1910 si trasferisce in Francia e rientrò in Italia allo scoppio della prima guerra mondiale. D’Annunzio era un’interventista convinto e voleva l’ingresso dell’Italia nel conflitto per cui si arruolò volontario e fu protagonista del “volo su Vienna”, lanciando volantini che esaltavano l’Italia. Dopo la prima guerra mondiale, con l’esito che negava Istria e la Dalmazia all’Italia, D’Annunzio decise di polemizzare occupando la città di Fiume, ma fu fermato dall’esercito italiano. Si ritirò sul Lago di Garda e morì nel 1938.
POETICA
Scrittore divo: D’Annunzio fu un personaggio modello poiché è riuscito ad esibirsi sia come poeta che come uomo, a costruire la sua immagine di scrittore-divo. Oltre all’interesse letterario, D’Annunzio è interessato anche all’interesse sociologico, assumendo nelle sue opere atteggiamenti aristocratici prendendo distanza dalla massa, ma allo stesso tempo ha dedicato attenzione al suo rapporto con la folla, considerata un’entità da guidare.
Contesto storico: il poeta si colloca nel periodo storico caratterizzato dalla crisi del Positivismo, del Naturalismo e del Verismo) e dall’affermarsi di filosofie irrazionalistiche, che proclamano l’impossibilità di dominare razionalmente la realtà, privilegiando i tempi “decadenti” come la sensualità, l’estetismo e la continua ricerca del piacere.
Il Piacere: la sua pubblicazione nel 1889 segna il distacco dalla poetica verista per aderire all’estetismo decadente, scrivendo quella che sarà la bibbia dell’estetismo italiano. L’estetismo consiste nel privilegiare la bellezza come valore supremo, nel tentativo di raggiungere il piacere, nel desiderio di costruire la propria vita come se fosse un’opera d’arte. Altro tema de Il Piacere è la sensualità, non solo della donna, ma anche della natura e delle parole per cui nella poesia dannunziana i sensi sono i veri protagonisti.
Sentimentalismo: dopo Il Piacere la poetica dannunziana ebbe una svolta che lo porta ad abbandonare i temi dell’estetismo, bellezza e sensualità, per privilegiare il sentimentalismo intimo. È la fase di D’Annunzio ricercatore della bontà e della purezza, caratterizzata ugualmente dalla retorica dannunziana. In questo periodo egli è anche influenzato dai russi Tolstoj e Dostoevskij che effettuano scavi psicologici dei personaggi.
Superuomo: dopo la fase della bontà, prende il sopravvento il mito del superuomo, sotto l’influenza di Nietzsche. Il superuomo è l’artista che ha il diritto di dominare le masse e che si batte contro il le ingiustizie del sistema democratico-parlamentare. La mitologia si basa sul presupposto che non tutti gli uomini sono uguali: alcuni, come il superuomo, sono capaci di innalzarsi sopra le masse.
Panismo: nel 1903 inizia una nuova fase della poetica dannunziana, caratterizzata dal tema del panismo, ovvero il momento quando si assiste la fusione, compenetrazione tra l’uomo e la natura.
Fase notturna: è la fase conclusiva della poetica dannunziana, caratterizzata dalla predilezione per il frammento autobiografico. L’io del poeta si ripiega su se stesso e allo sguardo dello scrittore si affacciano le ombre della vecchiaia e della morte.
Strumento espressivo: D’Annunzio nelle sue poesie è un vero artista nell’usare lo strumento espressivo:
* Utilizza sfumature della lingua italiana prendendo le distanze dai vocabolari dei letterati
* Fonde termini rari e letterari con termini colloquiali e con espressioni tecniche, mescolando arcaismi e tecnicismi
* Presta la massima attenzione al ritmo della sua prosa per rendere la scrittura musicale.
IL PIACERE
Il Piacere venne scritto nel 1888 e pubblicato nel 1889 e risulta il primo romanzo di D’Annunzio e la prima opera significativa del Decadentismo che si collega all’estetismo europeo.
Il protagonista è Andrea Sperelli, un giovane conte che vive a Roma, nel Palazzo Zuccari e trascorre la sua vita divertendosi, tra serate, concerti e amori. Egli appartiene ad una famiglia aristocratica ed è attratto dall’arte, dal culto del bello e dell’estetismo. Ama Elena Muti ma questa lo lascia. Un giorno rimane ferito in un duello e deve trascorrere un periodo nella villa della cugina. Qui incontra Maria Ferres, se ne innamora ma durante una notte d’amore, lui si lascia sfuggire il nome di Elena e viene nuovamente abbandonato.
I fatti narrati si svolgono dal 1884 al 1887 ma non vengono scritti secondo un ordine cronologico. D’Annunzio invece preferisce utilizzare la tecnica del racconto retrospettivo, con passaggi dal presente al passato e viceversa.
Importante è il rapporto ambiguo di attrazione e di repulsione, che lega l’autore-narratore al suo personaggio. Di fronte ad Andrea, D’Annunzio prova repulsione: l’autore è consapevole della vanità di Andrea, della falsità della sua vita, collegata alla ricerca del piacere che alla fine del libro non riuscirà a trovare. Nonostante ciò, D’Annunzio non nasconde il fascino di quella vita così fuori dal comune , che rifiuta ogni norma morale.
LAUDI DEL CIELO E DEL MARE DELLA TERRA E DEGLI EROI
A partire dal 1899, D’Annunzio iniziò a scrivere le poesie che avrebbero formato il ciclo delle Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi. Il titolo indica le tematiche che caratterizzano le poesie e che inseriscono in due filoni:
* Quello delle laudi della natura e della sua divina varietà
* Quello delle laudi dei valori superumani.
Le laudi dovevano dividersi in 7 libri, ma ne vennero scritte solo 5.
APPUNTI.
* D'Annunzio ebbe una relazione con Maria Hardouen di Galles (scirve lo “scandalo di Maggio”, raccontando questa storia d'amore). Dopo essersi sposati, D'Annunzio tesse una relazione con Barbara Leoni, tradendo la moglie, dai cui ha avuto 3 figlio.
* A Napoli incontra una nuova donna del mondo aristocratico, una principessa;
* 1895 = viaggio in Grecia, sullo yacht del giornalista Scargolgio;
* Muove esperienze culturali, entra in contatto con il simbolismo europeo;
* “Vergini delle rocce” = manifesta del superomismo;
* 1898 = fugge da Napoli. Inizia il periodo fiorentino. D'Annunzio sperimenta la vocazione, consistre nel vivere la vita come un'opera d'arte = Esteta = Estetismo;
* 1909 = sommerso dai debiti, decide di fuggire in Francia ad Arcaan, località sull'Atlantico, dove rimane sino al 1915, anno in cui scoppia la grande guerra e ciò costituisce per D'Annunzio, la possibilità di fondere retorica e azione (piano pratico). Viene maturata la concessione dell'artista vate;
* Volò su Vienna = non vi era, all'epoca, un aereo con un serbatoi di benzina tale da poter compiere il viaggio Italia – Austria, Austria – Italia. D'annunzio si fa amico di un ingeniere che realizza un motore tale da poter consentire questo viaggio. Vola pertanto su Vienna, lanciando dei volantini (impresa compiuta all'età di 52 anni).
* 1916 = con un aereo si ferisce ad un occhio di cui perde l'uso.
* Incursioni sino al 1917.
Beffa di Bukkari = Azione navale contro l'Austria, in Croazia.
* Discorso di Quarto (1915) = per aizzare all'intervento;
* Impresa di Fiume;
I gridi di trionfo e l'espressione come “mare nostrum” saranno utilizzate dal fascismo, che nel 1922 sfrutta questi miti dannunziani;
Vengono esaltate le sue gesta eroiche, rilegandolo al Vittoriale (sul lago di Garda) = diventa una sorta di monumento nazionale;
D'Annunzio non ha un ruolo rilevante durante il regime.
Il Fascismo sfrutterà i miti dannunziani pur isolandolo politicamente.

POESIA CREPUSCOLARE E FUTURISMO.
PERIODO DELLE AVANGUARDIE, I primi 20 anni del Novecento vengono definiti come il periodo delle avanguardie, poiché si assiste in Europa a manifestazioni di rottura con il passato. I poeti manifestavano la propria volontà di superare l’arte dell’800, sia il realismo e l’oggettività, sia il decadentismo e l’estetismo. Il 900 si apre con un periodo di grandi crisi e di conseguenza discendono due opposte tendenze: quella ribelle che cerca di trasformare e rinnovare la cultura, e quella intimistica che conduce lo scrittore a ripiegarsi su se stesso alla ricerca di qualcosa di privato.
ESPERIENZE ITALIANE. Futurismo e Crepuscolarismo maturano nella stessa fase storica.
Nel 1909 Marinetti pubblica il Manifesto del Futurismo, quel movimento che vuole rompere i ponti con la tradizione passata, ed esalta la civiltà moderna delle macchine e della velocità. La poesia crepuscolare, pur non essendo un movimento organizzato, prende le distanze dalla figura del poeta vate di D’Annunzio (cioè la figura del poeta che ricopre il ruolo di uomo pubblico). Pur mantenendo un legame più stretto con il passato, anche il Crepuscolarismo non rappresenta l’ultima fase della poesia ottocentesca. I testi fondamentali della poesia crepuscolare furono le Poesie scritte col lapis di Moretti e I Colloqui di Gozzano.
POESIA CREPUSCOLARE, Il termine crepuscolare venne utilizzato per la prima volta dal critico Borgese in un articolo su “la Stampa” intitolato Poesia Crepuscolare. Borgese usava questo termine in senso dispregiativo per indicare la poesia di quegli autori (Moretti, Chiaves e Martini) che rappresentava ormai il tramonto della “splendida giornata lirica” rappresentata dalle opere di Carducci, Pascoli e D’Annunzio. Questi tre poeti annoiati “non hanno nulla da dire o fare” se non comporre versi.
Per la poesia crepuscolare, che non si tratta veramente di un movimento organizzato ma una tendenza del gusto, non esiste un manifesto che indichi i principi e i temi fondamentali. Esistono tre gruppi diversi di crepuscolarismo: quello romano (Corazzini), torinese (Gozzano) e romagnolo (Moretti). Nonostante le diversità dei vari poeti, le loro esperienze sono caratterizzate da elementi in comune:
* La fuga nel passato: infatti mentre il futurismo propone una fuga dal presente verso il futuro, i crepuscolari esprimono il proprio disagio nei confronti del presente attraverso una fuga verso il passato;
* Il rifiuto della figura del poeta vate: infatti con D’Annunzio, il poeta aveva assunto il ruolo di guida nella società, mentre i crepuscolari rifiutano questo ruolo poiché il poeta ha perso la funzione politica e sociale e può solo esprimere il dolore e la solitudine;
* Uso di toni pacati e intimistici, conseguenza del rifiuto della figura del poeta vate;
* Utilizzo di oggetti non caricati di simbolismi;
* Utilizzo di temi antieroici e non più temi caratterizzati da grandi ideali;
* Dal punto di vista formale, il linguaggio è prosastico, si avvicina alla prosa, attraverso l’uso di una lingua colloquiale e quotidiana. Viene scardinata la metrica tradizionale attraverso la predilezione del verso libero.
FUTURISMO: è un movimento organizzato fondato da Marinetti, il quale nel 21 febbraio del 1909 pubblicò su Le Figaro, il Manifesto di Fondazione, nel quale venivano spiegate le idee e le tematiche fondamentali:
* La rottura nei confronti della tradizione, attraverso il superamento del passato. Il futurismo vuole rinnovare la cultura e per far ciò deve eliminare tutto ciò che appartiene alla tradizione, insieme musei, biblioteche e ai loro rappresentanti, come professori e archeologi
* Il culto della civiltà industriale, con le sue macchine e le sue invenzioni, e gli elementi fondamentali dell’epoca: il movimento e la velocità.
* L’esaltazione della violenza e della guerra, l’unica azione capace di ripulire la società.
Nel 1912 Marinetti pubblicò il Manifesto tecnico della letteratura futurista elencandone i principi fondamentali:
* la simultaneità, cioè lo scrittore deve saper esprimere con immediatezza quello che ha intuito
* le parole in libertà, cioè scrivere le parole senza preoccuparsi della metrica e della punteggiatura
* l’uso dell’analogia senza il “come”, cioè lo scrittore deve ricorrere a paragoni tra cose diverse accostando direttamente le due parole senza il “come”.
SERATE FUTURISTE. Per divulgare le teorie del movimento, Marinetti promosse numerose serate futuriste in diverse città. Lo spettacolo prevedeva la recita di testi poetici del movimento futurista. Il pubblico, sentendosi provocato e offeso, si divideva in due schieramenti: chi sosteneva le parole degli esponenti, e chi insultava i giovani e lanciava contro di loro vari oggetti. La serata si concludeva solitamente con una rissa e con l’intervento della polizia, e di conseguenza i fatti finivano sulle prime pagine dei giornali fornendo ai futuristi una grande pubblicità gratuita.
UNDICI REGOLE DEL MANIFESTO TECNICO:
* bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso
* si deve usare il verbo all’infinito, perché si adatti al sostantivo e non lo sottoponga all’io dello scrittore.
* bisogna abolire l’aggettivo
* si deve abolire l’avverbio
* ogni sostantivo deve avere il suo doppio, cioè deve essere seguito, senza congiunzione, dal sostantivo che è legato per analogia
* bisogna abolire la punteggiatura ed impiegare segni matematici e musicali
* bisogna usare gradazioni di analogie sempre più vaste
* non devono essere usate categorie di immagini
* utilizzare la catena delle analogie per dare movimenti successivi, formando strette reti di immagini.
* bisogna disporre le immagine disponendole secondo un maximum di disordine
* bisogna distruggere nella letteratura l’io, cioè tutta la psicologia, sostituendolo con l’ossessione lirica della materia.
ITALO SVEVO
VITA E OPERE: il vero nome di Italo Svevo fu Ettore Schmitz e nacque a Trieste nel 1861 da una famiglia ebraica della borghesia mercantile. A quell’epoca a Trieste convivevano etnie e culture diverse, soprattutto quella italiana, nazionalità della madre, e tedesca, nazionalità del padre. Lo pseudonimo Italo Svevo infatti deriva dal desiderio di far fondere due diverse culture nella sua formazione letterale: quella italiana e quella sveva, cioè tedesca.
Con lo scopo di proseguire l’attività commerciale del padre, Svevo studiò in collegio e nell’ITC di Trieste, nonostante avesse già manifestato il suo interesse per la letteratura. Tuttavia, in seguito al fallimento dell’impresa, finì per lavorare in banca, ma continuava a trascorrere il tempo libero in biblioteca. In questo periodo infatti scrisse il primo romanzo, Una Vita, che descriveva la propria esistenza attraverso il protagonista impiegato di banca. Questo romanzo, come il secondo Senilità, passò inosservato.
Nel 1896 sposò Lavinia Veneziani e andò a lavorare nell’impresa del suocero. In questo periodo, dove l’unica cosa che importava era il valore economico, Svevo decise di non pubblicare più niente fino al 1923, anno della pubblicazione del suo romanzo più famoso, La Coscienza di Zeno.
Nei 25 anni di silenzio Svevo continuava a scrivere racconti e pagine di diario e furono particolarmente importanti l’incontro con Joyce e le lettura delle opere di Freud e con la psicoanalisi.
Con lo scoppio della prima guerra mondiale, la fabbrica dove lavorava venne chiusa, per cui Svevo iniziò a scrivere la Coscienza. Grazie a Joyce, che fece conoscere il romanzo a dei critici francesi e a Montale, il quale pubblicò un Omaggio a Italo Svevo, lo scrittore iniziò a diventare famoso e lavorò ad un quarto romanzo rimasto incompiuto a causa della sua morte in un incidente automobilistico nel 1928.
INETTITUDINE, MALATTIA VECCHIAIA.
Svevo affermava di aver scritto un romanzo solo per sottolineare i punti di contatto che legano Una Vita, Senilità e La Coscienza di Zeno.
Inettitudine: è l’elemento fondamentale che lega i tre romanzi e che riguarda il carattere dei tre protagonisti. Alfonso (Una Vita), Emilio (Senilità) e Zeno (La Coscienza) appartengono alla famiglia degli inetti, uomini incapaci di inserirsi nella realtà circostante, troppo deboli per lottare e si sentono tagliati fuori dalla vita. Sono gli antieroi e sono privi di grandi ideali.
Nei tre romanzi si ripete la coppia inetto/non inetto, incapace di vivere/capace di lottare. Al primo gruppo appartengono i tre protagonisti, Alfonso, Emilio e Zeno; al secondo gruppo invece Macario, lo scultore Balli e Guido, i tre personaggi capaci di muoversi e di vivere nella realtà.
I tre protagonisti tuttavia reagiscono in modo diverso alla loro inettitudine: Alfonso finisce per uccidersi; Zeno guarda la realtà con ironia e sorride di fronte ai suoi problemi. Emilio invece si trova al centro: non si pone in modo drammatico come Emilio ma non riesce a sorridere per la propria inettitudine.
Allontanamento dal realismo: nonostante gli elementi e i temi comuni si può vedere un’evoluzione nella narrativa sveviana che si allontana progressivamente dal romanzo naturalista. Una Vita presenta ancora elementi del romanzo naturalista e realista (le precise descrizioni dell’ambiente lavorativo, la miseria della casa, il mondo dell’alta borghesia). Questi elementi romantici scompariranno nella Coscienza, sostituiti dall’indagine interiore del protagonista.
Malattia: è un altro tema centrale dei romanzi di Svevo. In Una Vita, la malattia è un malessere fisico, anche se Alfonso inizia a capire del carattere psicologico del suo disagio esistenziale. Emilio in Senilità si sente vecchio e la sua vecchiaia è mentale e psicologica. Con Zeno invece, attraverso i principi della psicoanalisi, la malattia non è più fisica ma psicofisica: per cui il disagio dell’inetto si manifesta con il malessere fisico.
IL CASO SVEVO.
Dopo l’insuccesso dei primi due romanzi, Svevo riuscì a rompere il silenzio sia in Italia che in Francia grazie a Joyce e a Montale, pubblicando La Coscienza di Zeno. Joyce aveva fatto incontrare Svevo con due importanti critici francesi che manifestarono da subito il loro entusiasmo per il romanzo; Montale invece aveva pubblicato un Omaggio a Italo Svevo dopo aver letto il suo romanzo.
Tuttavia molti scrittori e intellettuali erano ancora ostili nei confronti di Svevo, sia per motivi ideologici sia per motivi formali:
* Ideologici perché a quel tempo l’Italia, dominata dal fascismo, e caratterizzata dal culto del superuomo e dell’estetismo, non accettava le scritture di un ebreo.
* Formali perché i letterati non accettavano lo scrivere male di Svevo e la sua scrittura poco scorrevole e impura, poiché quel periodo era importante la prosa d’arte, una scrittura perfetta e levigata.
UNA VITA.
Una Vita venne iniziato nel 1877 e pubblicato nel 1892. il protagonista è Alfonso Nitti, un inetto impiegato di banca che non riesce a muoversi nella vita reale. Alfonso potrebbe approfittare del fatto che la figlia del proprietario di banca sia interessata a lui per cambiare vita. Alfonso però ritorna in campagna per assistere alla madre morente e una volta ritornato in città, Annetta si sta per sposare con Macario. Alfonso chiede un incontro con la ragazza, ma interviene il fratello che lo sfida a duello ma la sera prima Alfonso si uccide.
Temi: Una Vita mantiene i temi che precedono gli altri due romanzi ovvero:
* L’inettitudine del personaggio principale
* La presenza di un personaggio contrapposto al protagonista
* Il tema della malattia
* L’analisi psicologica e interiore del personaggio principale
* Nonostante ciò Una Vita presenta anche tematiche legate al romanzo realista:
* Una Vita si apre e si chiude con due lettere e secondo il Naturalismo e Verismo, queste erano due documenti umani attraverso i quali il narratore fa parlare i suoi personaggi
* Le vicende seguono un ordine logico e cronologico: logico poiché finisce con il suicidio di Alfonso; cronologico poiché gli eventi sono descritti seguendo l’ordine in cui sono accaduti
* Gli ambienti vengono descritti minuziosamente
* Il tema della scalata sociale.
SENILITA’.
È il secondo romanzo di Svevo e venne pubblicato nel 1898. Dal titolo si potrebbe pensare che il romanzo tratti il tema della vecchiaia. In realtà la senilità del protagonista non è anagrafica ma psicologica: Emilio è un impiegato di banca che vive una vita grigia senza i piaceri e senza felicità. Anche qui il protagonista è un inetto: non è capace di vivere ed è frustato dai suoi sogni di carriera e di amore. Si innamora di Angiolina,una prostituta, ma lui la vede come una donna angelo. Una volta conclusa la sua storia d’amore, finisce con questa anche la breve parentesi di vitalità nell’esistenza del protagonista, che riprende la sua vita insipida di una volta.
Temi: Senilità presenta ancora dei temi già presenti in Una Vita:
* Inettitudine del protagonista
* La contrapposizione del protagonista inetto con lo scultore Balli, un uomo forte e fortunato con le donne che riesce a muoversi nella realtà.
* A differenza di quanto accade in Una Vita, in Senilità mancano le descrizioni accurate dell’ambiente circostante. Infatti qui l’ambiente viene mostrato attraverso le sensazioni dei protagonisti. Si nota quindi il vero interesse di Svevo: quello di puntare all’interiorità psicologica dei suoi personaggi.
COSCIENZA DI ZENO.
Periodo di silenzio: il terzo romanzo venne pubblicato nel 1923, venticinque anni dopo Senilità. Questo periodo, definito “di silenzio”, è tuttavia importante per la stesura finale della Coscienza. Durante questi anni infatti avvenirono 4 fatti di rilievo:
* La scrittura dell’io: infatti Svevo rinuncia alla letteratura, ma continua a scrivere su pagine di diario, che di conseguenza gli permettono di scavare nella propria interiorità e nella sua coscienza.
* L’incontro con Joyce nel 1905. Lo scrittore irlandese infatti lo incoraggia a continuare l’attività di romanziere e dopo la pubblicazione della Coscienza farà conoscere le sue opere in Francia
* La conoscenza delle teorie di Freud, fondatore della psicoanalisi.
* Lo scoppio della guerra, che blocca tutte le attività commerciali, per cui Svevo ebbe tempo libero per riflettere e per scrivere il nuovo romanzo.
Memoriale: Svevo immagina che Zeno compili una autobiografia su invito del suo psicanalista, che è convinto di potersene servire a scopi terapeutici. Zeno però, per antipatia, decide di sospendere la cura per cui il dottore si vendica pubblicando le memorie del paziente.
Per cui la Coscienza, a differenza dei primi due romanzi che erano scritti in terza persona, si presenta come un memoriale redatto in prima persona, dove vengono inseriti i momenti fondamentali della vita. Inoltre un’ differenza sta nella narrazione dei fatti, qui non più raccontati in ordine cronologico, ma vengono inserite oscillazioni temporali, date dall’attualità e la memoria.. Qui sta il definitivo superamento del romanzo verista e naturalista.
Ironia: Zeno è un inetto e come tale non riesce a muoversi con disinvoltura nella realtà circostante. Anche la sua vita amorosa non è rosa e fiori: vorrebbe sposare Ada, ma lei rifiuta; decide di chiedere la mano ad Alberta, ma anche lei lo respinge. Alla fine sposerà Augusta, la più brutta. Zeno, a differenza di Emilio e Alfonso, capisce di non poter seguire i percorsi sperati, per cui si lascia vivere e si abbandona al suo destino. Infatti alla fine Zeno impara a sorridere sulla propria inettitudine ed è pienamente consapevole di essa.
Malattia: anche il tema della malattia viene ripreso e approfondito. La malattia qui non corrisponde più ad un reale male fisico, ma è causato da un disagio interiore, provocato anche dall’aver trascurato il padre alla sua morte. Inoltre nella Coscienza, la malattia non riguarda solo l’individuo, ma tutto il genere umano. Tutta l’umanità è malata, e Zeno immagina che un giorno un uomo inventerà un ordigno micidiale che distruggerà la terra liberandola dalla malattia.
LUIGI PIRANDELLO.
VITA E OPERE: nacque nel 1867 a Caos, in Sicilia, da una famiglia agiata. Il padre, proprietario di una miniera di zolfo, rivestì un ruolo importante nella vita di Luigi. Infatti il padre, autoritario e violento, rifiutava l’idea che suo figlio fosse attratto dalla letteratura e che non volesse continuare la sua attività imprenditoriale. Di conseguenza, il personaggio del padre violento veniva riprese anche nelle sue opere. Nel 1882 la famiglia, per problemi economica, emigrò a Palermo dove Luigi si iscrisse a Lettere e Legge. Successivamente continuò gli studi a Roma e a Bonn.
Successivamente ritorna a Roma dove inizia a frequentare gli ambienti letterari italiani e fece amicizia con Capuana. Qui compose l’Esclusa, il suo primo romanzo.
Su proposta del padre, sposò la figlia di un ricco mercante di zolfo e si stabilì a Roma, dove ottenne l’incarico di insegnante e pubblicò la prima raccolta di novelle. Successivamente fondò anche un giornale letterario, Ariel.
Dal ‘900 la sua attività letteraria divenne frenetica: pubblicò nel 1904 Il Fu Mattia Pascal, romanzo che ottenne molto successo, e scrisse alcuni testi teorici, come l’Umorismo, nel quale spiegava la sua concezione della letteratura.
Gli anni della guerra furono dolorosi per il poeta, che perse i due figli sul fronte e sua moglie venne rinchiusa il un manicomio. Ma questo periodo fu anche il più fiorente per la produzione teatrale, tanto che Pirandello divenne famoso in tutta Italia e all’estero. Inoltre a teatro conobbe l’attrice Marta Abba di cui si innamorò.
In questo periodo Pirandello aderì al movimento fascista di Mussolini, continuò a scrivere commedie, novelle e romanzi. Nel 1934 ricevette il premio Nobel per la Letteratura e morì a Roma nel 1936.
PRODUZIONE LETTERARIA ARTICOLATA.
Novelle: inizialmente Pirandello progettò la pubblicazione di una serie di volumi, Novelle per un anno, in cui avrebbe dovuto raccogliere 365 novelle, una per ogni giorno. Tuttavia il progetto non fu terminato e pubblicò 15 volumi contenenti 15 novelle.
Le novelle presentano un’ampia gamma di personaggi strani ed assurdi che vivono in luoghi diversi. I temi presenti sono: la mancanza di certezze, la disarmonia della realtà, il caos che domina la vita e la solitudine dell’uomo. Inoltre, essendo state scritte in un arco di tempo molto ampio, le novelle permettono di vedere l’itinerario narrativo del poeta: le prime sono legate al realismo, le ultime invece se ne distaccano totalmente.
Romanzi: tra il 1893 e il 1926, Pirandello scrisse sette romanzi, tra cui L’Esclusa (1901), Il Fu Mattia Pascal (1904) e Uno, Nessuno e Centomila (1926).
L’Esclusa rappresenta un importante momento di superamento della narrativa realista: infatti nonostante vengano ancora descritti in modo minuzioso i paesaggi, la trama e le azioni dei protagonisti non rispondono più a criteri logici.
Teatro: l’intensa attività teatrale inizia soprattutto nel 1916 e si può dividere in 3 fasi:
* Primo periodo, dove Pirandello continua ad essere legato al teatro regionale, redigendo testi in dialetto siculo.
* Periodo centrale, è il periodo fondamentale dove venne scritta Cos’ è (Se vi Pare), che segna il totale distacco dal teatro regionale e verista. Qui Pirandello porta in scena la borghesia e attraverso i personaggi, può comunicare al pubblico le sue idee
* Ultimo periodo, che è caratterizzato dal teatro dei miti.
* Il teatro pirandelliano è fatto di idee: infatti l’autore vuole presentare al pubblico la sua filosofia di vita. I temi quindi sono gli stessi dei romanzi: la solitudine dell’uomo, la mancanza di certezze assolute, il contrasto tra realtà e finzione. Il compito di Pirandello è quello di mettere a nudo il volto dell’uomo che è nascosto dietro ad una maschera.
TEMI E VISIONE DEL MONDO.
Filosofia: le opere di Pirandello assumono un carattere filosofico: ogni testo ha la funzione di trasmettere al lettore la visione della vita e la filosofia di Pirandello.
Crisi e disagio: Pirandello nelle sue opere descrive una situazione di crisi individuale, che è connessa alle crisi storiche e politiche dell’epoca. Infatti ciò è generato dall’unificazione italiana: chi aveva combattuto per uno stato unitario, si trova di fronte alla delusione nel dover accettare che lo stato non si occupa dei problemi del sud.
Dall’inizio della stesura della produzione pirandelliana dal 1893 fino alla fine della sua morte nel 1936 si può notare il distacco progressivo dai principi e dalle caratteristiche della letteratura realista.
Temi: sia nelle novelle che nei romanzi e nei testi teatrali si possono trovare dei temi fondamentali:
* Relativismo: secondo l’autore, ogni uomo vende la realtà da una prospettiva diversa per cui esistono molteplici verità. Le certezze assolute quindi lasciano il posto al relativismo: ogni realtà è relativa e risulta valida solo per il singolo soggetto.
* Casualità: le vicende umane non seguono una logica precisa ma sono dominate dal caso.
* Disgregazione dell’io individuale: l’uomo non è una figura uguale per tutti, ma è visto in modo diverso da tutti coloro che lo guardano, per cui alla fine l’uomo sarà per essere nessuno.
* Vita vista come una commedia: la vita è teatrale e i protagonisti della vita sono gli uomini che indossano una maschera.
* Maschera e il volto: l’uomo vive una lacerazione: è costretto ad indossare una maschera per poter stare nella società. Ma la maschera è una finzione e togliersi la maschera significa da una parte recuperare l’autenticità, ma dall’altra vuol dire autoescludersi dalla vita.
NOVELLE PER UN ANNO.
A partire dagli anni 20 Pirandello decide una sistemazione definitiva per la sua produzione novellistica, dividendole in 15 raccolte per 15 novelle. I temi delle novelle sono: la famiglia, l’ipocrisia, l’impossibilità di avere un’identità autentica, il disagio dell’uomo tra maschera e io autentico.
Infine si possono distinguere le novelle d’ambiente siciliano da quelle d’ambiente cittadino.
1. Novelle siciliane: Pirandello non si sofferma sulle condizioni di vita della società siciliana, come avrebbe voluto il realismo, ma privilegia invece il mondo interiore e psicologico dei personaggi
2. Novelle cittadine: Pirandello narra la realtà di un uomo in crisi, prigioniero della maschera, che si ritrova da solo di fronte al vuoto esistenziale.
L’UMORISMO SECONDO PIRANDELLO.
Nel 1908 Pirandello pubblica un saggio intitolato L’Umorismo che rappresenta il suo testo teorico più importante. L’umorismo è la capacità di cogliere criticamente la contraddizione del contrario attraverso la riflessione sul motivo che si cela dietro le apparenze. Nel testo, l’autore spiega quindi cosa significa per lui essere un umorista e cosa lo contraddistingue dal comico:
* il comico si limita a osservare la superficie delle cose e delle situazioni e, di fronte ad una circostanza che appare in contrasto con la realtà, sorride; il comico avverte solo il contrario e ride.
* l’umorista invece, dopo aver sorriso va al di là delle apparenze e tenta di capire il motivo per cui quella persona si trova in quella condizione che è contraria a quella che invece dovrebbe essere, per cui l’umorista esprime il sentimento del contrario.
IL FU MATTIA PASCAL.
Il Fu Mattia Pascal venne pubblicato a puntate sulla Nuova Antologia nel 1904 e successivamente fu pubblicato in volume lo stesso anno. È considerato il romanzo della perdita dell’identità: il personaggio ha perso ogni certezza e sa solamente il suo nome, ma successivamente anche questa piccola certezza sparisce. L’identità secondo il romanzo è la condizione necessaria per esistere: chi rinuncia a questa è automaticamente escluso dalla vita sociale. È anche il romanzo della casualità: ogni vicenda umana infatti non segue un percorso lineare e logico. Gli avvenimenti si succedono in modo totalmente causale.
Viene introdotto il tema dell’oltre: al di là della realtà esiste una realtà misteriosa che sta oltre e l’uomo moderno è consapevole dell’esistenza di questa nuova realtà e perciò diventa inquieto.
Per cui Il Fu Mattia Pascal è anche il romanzo della crisi dell’uomo moderno. La crisi è collegata alle vicende storiche e politiche: il periodo dove è inserita la vicenda è quello che segue la caduta delle certezze del Positivismo e quello successivo all’Italia unita, attraversata dai disagi.
Trama: Mattia Pascal è un inetto, incapace di gestire il patrimonio del padre, che viene rubato da un amministratore ladro. Si innamora di Olivia, ma si sposa Romilda ed è costretto a vivere con la suocera acida. Dopo l’ennesima litigata, Mattia decide di andare a Montecarlo dove vince alla roulette una somma ingente. Mentre ritorna a casa apprende dal giornale che la famiglia lo ha riconosciuto dal corpo di un cadavere. Decide così di cogliere l’occasione per cambiare vita: cambia nome e diventa Adriano Meis e va a vivere a Roma. Successivamente si rende conto che è impossibile vivere sotto una falsa identità. Finge quindi il suicidio di Adriano per poter ritornare a casa. Qui però si rende conto che tutti lo hanno dimenticato: concluderà il resto dei suoi giorni portando i fiori sulla sua tomba, rispondendo ai curiosi che chiedono chi sia: il sono il fu Mattia Pascal. L’epilogo è per lui la solitudine e ritrova la sua identità nella tomba.

LA NUOVA POESIA.
Il contesto storico – culturale.
Tra autori rappresentativi di un'epoca. La poesia degli anni che seguono la prima guerra mondiale si distinguono 3 autori: Saba, Ungaretti e Montale.
Saba. L'esperienza di Saba è originale e per molti aspetti isolata: in un periodo in cui fiorisce una poesia allusiva, che attribuisce importanza alla parola pura capace di evocare piuttosto che di descrivere, il poeta riunisce e nel Canzoniere le sue composizioni semplici, dedicata a tematiche e a oggetti quotidiani con un linguaggio onesto, legato alla realtà. Le polemiche della avanguardie storiche (in Italia del Futurismo) sembrano non lasciare la traccia della sua opera: ma il Canzoniere, nonostante i legami con la tradizione, si presenta come un testo novecentesco, concentrato sullo scandaglio interiore del poeta. Presentare oggetti reali e situazioni semplici non significa per Saba comporre testi realisti: su questi oggetti e fatti, il poeta riversa le proprie nevrosi, rivelando una conoscenza delle teorie psicoanalitiche di Freud.
Ungaretti. Negli anni della prima guerra mondiale nasce la poesia di Ungaretti: è nelle trincee che il poeta compone la maggior parte dei testi raccolti successivamente in Allegria. Di fronte alla morte e alla distruzione, l'uomo avverte la precarietà della propria situazione e sente un forte attaccamento alla vita. Ungaretti si presenta come un uomo di pena: il dolore caratterizza la sua esistenza, legata alla tradizione e presenta caratteri innovativi (formatosi lontano dall'Italia, è nato in Egitto e ha studiato a Parigi) e grazie ai contatti con le avanguardie europee e italiane dimostrò che era possibile rompere i ponti con la tradizione, rifiutare la metrica e le forme tradizionali, frantumare i versi, e isolare le parole dalla pagina bianca.
UMBERTO SABA
VITA: Saba nacque a Trieste nel 1883. Sua madre era di origine ebraica e suo padre l’abbandonò prima di nascere. Il poeta lo rincontrerà da adulto ma decise di rifiutare il cognome Poli, preferendo lo pseudonimo “Saba” (pane in ebraico o nome della nutrice Peppa Sabaz).
Studiò prima a Trieste e poi a Pisa, frequentando anche i salotti letterari fiorentini mentre nel 1908 prestò il servizio militare a Salerno. Nel 1909 sposa Carolina e aprì a Trieste una libreria antiquaria. Nel 1911 pubblicò il suo primo volume di Poesie, che verranno poi raggruppate nel Canzoniere del 1921. Negli anni della seconda guerra mondiale, per fuggire alle persecuzioni contro gli ebrei, si rifugiò prima a Parigi e poi a Firenze. Successivamente venne ricoverato in una clinica a Gorizia per motivi psichiatrici, dove morì nel 1957.
CANZONIERE.
L’esperienza di Saba tra le due guerre risulta particolare, e le caratteristiche della sua concezione le si possono trovare nel testo teorico “Quello che resta da fare ai Poeti”, dove Saba dichiarava che ai poeti resta da fare la poesia onesta, cioè una poesia capace di esprimere con sincerità la condizione esistenziale dell’uomo e la realtà quotidiana. Perciò nelle sue poesie si trovano conseguenze sia per quanto riguarda il contenuto che la forma:
1. il poeta deve scandagliare di continuo la sua anima interiore, di conseguenza diventa importante la psicoanalisi per Saba, data la vicinanza di Trieste con la cultura dell’Europa centrale e delle teorie di Freud.
2. Saba presenta non una realtà straordinaria, ma la realtà di tutti gli uomini di tutti i giorni
3. Dal punto di vista formale, Saba è un conservatore: dato che la poesia è onesta, anche il linguaggio deve essere onesto. Per cui le parole non vengono scelte a seconda della loro musicalità o per le loro capacità suggestive, ma vengono usate per descrivere concretamente la realtà. Saba utilizza nel Canzoniere, un linguaggio familiare, preferendo le strutture tradizionali al verso libero.
Il Canzoniere raccoglie le poesie dal 1900 al 1956 di conseguenza si presenta come il romanzo della vita del poeta e permette a Saba di ripercorrere le varie tappe fondamentali ed esistenziali dell’autore.
GIUSEPPE UNGARETTI.
VITA: Ungaretti nacque nel 1888 ad Alessandria d’Egitto, dove il padre era emigrato per lavorare al canale di Suez. Rimase in Egitto sino al 1912, dopo di che si trasferì a Parigi, dove entrò in contatto con le avanguardie europee e italiane. La formazione di Ungaretti, avvenuta lontano dall’Italia, lo portò a pubblicare i primi testi sulla rivista del Futurismo italiano “Lacerba”.
Allo scoppio della guerra, da convinto interventista, il poeta si arruolò a Milano e da queste esperienze nascono le sue più famose poesie, che verranno raccolte nel 1919 ne L’Allegria. In questi anni compone Fiumi, dove vengono ricordati i quattro corsi d’acqua dell’esistenza di Ungaretti fino alla guerra: il Serchio è il fiume dei genitori, il Nilo è quello della sua infanzia, la Senna è il fiume della sua maturazione culturale mentre l’Isonzo è il fiume dove si trova nel momento in cui scrive, durante la guerra.
Il dopoguerra corrisponde per il poeta il ritorno all’ordine. Dal punto di vista politico aderisce al fascismo; dal punto di vista letterario ritorna a rivolgersi alla tradizione poetica italiana.
Nel 1920 si sposa con Jeanne Dupoix e si trasferisce a Roma sino al 1936, quando decide di andare a San Paolo del Brasile per insegnare letteratura italiana all’Università. In questo periodo succedono però due eventi drammatici che colpirono il poeta: la morte del fratello e del figlioletto. Ungaretti morì a Roma nel 1970.
L’ALLEGRIA.
Cinque sezioni: L’Allegria riunisce le poesie scritte dal 1914 al 1919 e viene suddivisa in 5 sezioni:
* Ultime, che raccoglie i testi scritti dal 1914 al 1915, dedicati alla descrizione della vita milanese ed egiziana.
* Il porto sepolto, che raccoglie i testi composti durante la prima guerra mondiale ed è una sorta di diario di trincea, dove vengono indicati il luogo e la data degli avvenimenti scritti
* Naufragi, che riunisce i testi del 1916-17, descrive ancora eventi della guerra mischiati con ricordi sereni
* Girovago, comprende i testi scritti alla fine della guerra nel 1918
* Prime, raccoglie i testi del 1919 che preannunciano l’evoluzione della poesia ungarettiana.
Temi: l’Allegria nasce dall’esperienza bellica del poeta. Ungaretti, che inizialmente aveva preso posizioni interventiste, si rende conto che la guerra è crudele e che provoca morte, distruzione e traumi. I temi dell’Allegria sono:
* La fragilità umana: di fronte alla guerra l’uomo percepisce la sua fragilità. Il soldato è come una foglia appesa all’albero in autunno, pronta a cadere al primo lieve soffio di vento.
* La solitudine umana: di fronte alla morte, l’uomo è solo.
* La lacerazione interiore dell’individuo: Ungaretti è un uomo che non potrà mai dimenticare la distruzione interna ed esterna provocata dalla guerra.
* Il bisogno di fratellanza e il legame alla vita: i soldati, di fronte alla morte, sentono la necessitò di una parola, di un gesto umano e di chiamarsi fratelli.
Forma e linguaggio: dal punto di vista formale, Ungaretti rifiuta le strutture metriche tradizionali preferendo il libero verso. La punteggiatura viene completamente eliminata e i versi sono caratterizzati da spazi bianchi che fungono da pause per evidenziare al meglio le parole
Dal punto di vista linguistico, il poeta sceglie parole pure capaci di evocare impressioni piuttosto che descrivere con precisione gli eventi. Le parole vengono isolate nel verso in modo da acquisire maggior valore.

Esempio



  


  1. Leah

    I've already crveieed mine - and read it. Think it would be a brilliant book if you were just starting out in the 'business', but can't say I learned anything new really.Della makes it all sounds so easy, but it isn't for most of us. Not many writers have the 'X' factor like she does - her stories have moved me tears in the past!

  2. giulia

    ripasso per interrogazione italiano