"Il barone rampante" (Italo Calvino)

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Testo

Il barone rampante
(Italo Calvino)

L’AUTORE
Italo Calvino nasce a Santiago de Las Vegas (Cuba) il 15 ottobre 1923. Nel 1925 fa ritorno in Italia. Partecipa alla guerra partigiana, esperienza poi trasfusa in uno dei capisaldi della narrativa resistenziale, "Il sentiero dei nidi di ragno" (1947). Successivamente, ha modo di lavorare con vari giornali e riviste, svolgendo anche attività di consulenza editoriale; inoltre, soggiorna a lungo in Francia. Politicamente impegnato nel Partito Comunista Italiano, se ne dissocia dopo un lungo periodo per vari motivi. Tra le sue numerose opere narrative, le più importanti sono: "Il visconte dimezzato", "Il barone rampante", "Il cavaliere inesistente", "La giornata di uno scrutatore", "Le cosmicomiche", "Ti con zero", "Le città invisibili", "Il castello dei destini incrociati", "Se una notte d’inverno un viaggiatore", "Palomar". Nel 1956, dà alle stampe una selezione di "Fiabe italiane", ricavate dai dialetti d’ogni regione; è, pure, autore d’un celebre libro per ragazzi, "Marcovaldo". Dal 1974, collabora per un lustro al "Corriere della Sera" con interventi sulla realtà politica e sociale del paese; dal ‘79, continua questa attività sulle colonne di "Repubblica", sino alla morte, il 19 settembre 1985, mentre è ricoverato all’ospedale di Siena per un ictus.

TRAMA
La vicenda ha inizio il 15 giugno 1767, nella cittadina ligure di Ombrosa. Tutto cominciò quando, il Baroncino Cosimo Piovasco di Rondò, a soli dodici anni, decise, per protesta, di salire su un elce, e di non scendere più. Questa forte dimostrazione di coraggio, era stata causata da numerose controversie del giovane con il padre Arminio e la sorella Battista. I genitori si accorsero ben presto che l’atto del figlio non era solo una ribellione, ma molto di più: Cosimo, infatti, decise che non avrebbe mai più messo piede a terra. Da questa profonda convinzione e testardaggine fu condizionata tutta la sua vita, trascorsa sino al giorno della sua morte sugli alberi. Nei primi giorni della sua nuova vita, saltando da un ramo all’altro, nel giardino dei vicini, Cosimo conobbe Viola, una bimba dispettosa ma intrigante ai suoi occhi, verso la quale provò un sentimento molto forte, che con gli anni divenne amore, nonostante la fanciulla, pochi mesi dopo il loro incontro, partì per il collegio. Continuò il suo lungo viaggio, insieme al cagnolino di Viola, che lo vide spostarsi nel territorio di Ombrosa, saltando di albero in albero, diventando sempre più agile. Cosimo conobbe le bande di ragazzi ladri di frutta, che lo credettero uno strano animale; salvò da una cattura certa e istruì alla lettura il pericoloso brigante Gian dei Brughi, diventandone poi un grande amico; sconfisse pirati, spense incendi; si interessò alle correnti di pensiero europee leggendo svariati testi ed enciclopedie dategli in prestito dal fratello Biagio; conobbe degli esiliati spagnoli costretti a vivere sugli alberi ad Olivabassa, tra cui Ursula, di cui si innamorò ma che fu costretto a lasciare quando ella terminò il periodo di esilio. Trascorse la sua vita interessandosi di tutto ciò che potesse sviluppare la sua cultura, fino a quando un bel giorno tornò l’amata Viola, cresciuta ma non cambiata nel carattere: da quel momento i due trascorsero giornate felici fatte d’incontri amorosi, di litigi e di scontri, che li portarono alla separazione definitiva. Da questa vicenda Cosimo ne uscì distrutto e segnato profondamente, ad un tal punto che si ammalò rischiando la vita. Una volta ripreso entrò a far parte di diverse congregazioni segrete e queste esperienze lo portarono ad entrare attivamente nella vita politica incontrando Napoleone Bonaparte e successivamente lo zar di Russia, partecipando agli scontri nella boscaglia in favore dei francesi; scrisse addirittura un “Progetto di Costituzione per Città Repubblicana con Dichiarazione dei Diritti degli Uomini, delle Donne, dei Bambini, degli Animali Domestici e Selvatici, compresi Uccelli Pesci e Insetti, e delle Piante sia d’Alto Fusto sia Ortaggi ed Erbe”. Ora mai Cosimo non era più in grado di spostarsi agilmente da un albero all’altro, e la vecchiaia si faceva sentire piuttosto pesantemente. La sua fama era dilagata in tutto il territorio europeo. Egli decise così di trascorrere quel poco tempo che gli restava sull’albero al centro della piazza di Ombrosa, fino a quando, un giorno, una mongolfiera passò vicino alla cima dell’albero e Cosimo con un balzo vi si attaccò, facendo perdere per sempre le sue tracce.

PERSONAGGI
Cosimo: è il protagonista, la sua caratteristica principale è quella della coerenza, infatti non cambierà mai idea sulla sua decisione di ribellione. Da un certo punto di vista la sua scelta può essere interpretata come una fuga, un modo di difendersi dalla vita “terrena” che lo contraria, e, dall’altra parte, come un modo per farsi notare e per far sentire la propria voce al mondo intero.
Era esile, con le gambe arcuate e le braccia lunghe, molto agile, ingegnoso e testardo.
Il giorno che ebbe inizio la sua avventura era vestito elegantemente, col tricorno sul capo, lo spadino e le leghette, ma in questa maniera si vestirà solamente nelle occasioni più importanti a cui parteciperà sempre dagli alberi. Il suo abbigliamento abituale era composto da pelli di animali, da lui cacciati.

Viola: dapprima bambina con la quale Cosimo giocava e dopo donna della quale si innamorerà e con la quale vivrà una complicata ed intensa relazione, ostacolata da più incomprensioni.
Viola è un personaggio egocentrico, estroverso e imprevedibile, in grado di mettere in imbarazzo chiunque, come ha fatto con Cosimo.

Altri personaggi: il fratello Biagio (narratore interno alla storia), la madre, il padre, la sorella, lo zio naturale, l’abate Fauchelafleur, Ursula, Gian dei Bruti, il bibliotecario, la popolazione di Ombrosa in generale, Napoleone Bonaparte e lo Zar di Russia.

COMMENTO
Il linguaggio di questo libro è abbastanza scorrevole, privo di lunghe descrizioni o riflessioni, tranne in alcuni punti dove ci sono lunghe descrizioni del paesaggio. L’autore usa solamente il discorso diretto, il libro è scritto principalmente in terza persona, con un narratore interno (il fratello Biagio), che sembra dare un tono più veritiero all'assurdità del racconto.
Ho trovato questo libro molto interessante, sia dal punto di vista della storia sia dal punto di vista metaforico: infatti, le cose che mi hanno colpito maggiormente sono la situazione insolita su cui si basa la vicenda, cioè la vita di un uomo sugli alberi, il modo in cui il protagonista cerca di adattarsi a questa vita e i tentativi che fa per vivere civilmente anche in una condizione che non è umana; ma soprattutto la metafora che si nasconde dietro questo racconto, il distaccamento e la solitudine di ogni uomo nei confronti della realtà e dei propri simili.

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