Scheda libro di "Q" di Luther Blisset

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano-storia

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Data:20.01.2006
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Testo

Q

2 Protagonisti (uniche figure non-storiche):

il narratore, che presenta la vicenda in prima persona, di cui non conosciamo il nome ma soltanto le molteplici identità che di volta in volta si ascrive per sfuggire alle persecuzioni religiose.

Q, misterioso e sfuggente, questo personaggio è l’antagonista del narratore e simbolicamente la sua metà negativa. Si firma con la lettera Q in quanto iniziale del libro filosofico della Bibbia del “Qoelet” in cui troviamo una visione molto cupa e pessimistica della realtà (assoluta vanità del mondo terreno e soprattutto l’obbiedienza cieca al volere di Dio/ protagonista della vicenda, come il personaggio un profeta di sventura).
Egli è una spia di Carafa (futuro Papa Paolo IV), figura di antagonista assoluto

TRAMA
(e divisione in macrosequenze)
PARTE 1
Il romanzo si apre con una catena di flashback: il protagonista ricorda nel 1555 a Istanbul l’intera vicenda, quindi si passa al 1525 dove, dopo essere scampato alla colossale battaglia di Frankenhausen, egli era fuggito con il ferito “Magister” Thomas Muntzer trovando rifugio in una casa disabitata, ma quindi non era riuscito a nasconderlo in tempo ed a salvarlo dalla cattura da parte dei lanzichenecchi al soldo dei principi tedeschi che avevano vinto la battaglia.
A questo punto, con un ulteriore flashback, il narratore ricorda gli anni precedenti, a partire dalla sua permanenza a Wittemberg nel 1517 in contemporanea con l’inizio della predicazione luterana, dove aveva assistito alla nuova ventata di fermento intellettuale e culturale in conseguenza della predicazione di Lutero e del suo aperto scontro con l’autorità cattolica, fermento di cui i due principali protagonisti oltre a Lutero sono Carlostadio (rettore dell’università di Wittemberg) e Melantone (vedi Concilio di Trento sul libro, unica figura luterana presente, collaboratore e amico di Lutero). Dopo la Dieta di Worms, in cui come apprendiamo dalle lettere di Q a Carafa Lutero rifiuta di ritrattare e viene “rapito” al ritorno dai messi di Federico il Savio, elettore di Sassonia, il protagonista assiste ad una situazione in crisi per la realtà di Wittemberg in quando, priva della forta leadership di Lutero l’università locale, dopo un’iniziale gestione da parte del debole Carlostadio (peraltro avversato dallo stesso Lutero ora dalla parte dei principi), perde il proprio prestigio ed anzi viene minacciata dall’insurrezione del movimento di rivolta sociale dei contadini guidato da Thomas Muntzer. Vedendo le proprie speranze in Lutero tradite dall’asservimento di questi ai principi (“Dice che è dovere di ogni cristiano obbedire ciecamente all’autorità, che nessuno può dire di no: lui che ha disobbedito al Papa ed alla Chiesa Romana. Adesso lui è il Papa e nessuno può fiatare.”), il protagonista si unisce a Thomas Muntzer nella sua lunga peregrinazione, come molti contadini delusi da Lutero e bramosi di riscatto sociale, alla compagna di questi Ottilie, ed all’erculeo aiutante del predicatore, Elias.
Dopo un’iniziale diffusione del messaggio della costruzione di una società più umana (tramite i 12 articoli) nella città di Mulhausen, apprendiamo dalle sue lettere a Carafa che anche Q ha preso contatti con Muntzer spacciandosi per un suo seguace ed in realtà fornendogli notizie errate sul conto delle altre forze popolari che sarebbero giunte in suo sostegno in vista dello scontro imminente con l’armata dei principi tedeschi causa il massacro in cui i compagni dei protagonista perdono la vita, e, come apprendiamo all’inizio, Muntzer stesso cade in mano ai lanzichenecchi e muore dopo la tortura proclamando il motto “Omnia sunt communia” (tutte le cose sono di tutti).

PARTE 2
Sfuggito a Frankenhausen cambiando identità ed attraversando i bivacchi dei lanzichenecchi, il protagonista apprende da una lettera trovata sul corpo di Muntzer inviatagli da Q dell’esistenza di questo traditore, che tuttavia non riesce ad identificare. Con un nuovo salto temporale ritroviamo il protagonista, tredici anni dopo, nel 1538, accolto ad Anversa nelle Fiandre dopo una fuga precipitosa in una comunità anabattista/ebraica di modello patriarcale/familiare presieduta dal vecchio Eloi, a cui il narratore racconta gli eventi trascorsi dalla sua fuga da Frankenhausen fino al momento presente. Dopo essersi salvato egli si era unito al movimento anabattista, attratto dall’incredibile comunanza di valori con il movimento di Muntzer ed aveva salvato da una rissa il predicatore Jan Matthys, capo del movimento.
Rinominato “Gert dal pozzo” in seguito ad una sua uscita da un pozzo dove si era nascosto con cui aveva sorpreso gli assalito di Matthys, il protagonista assiste così alla diffusione del movimento anabattista, all’utilizzo della stampa per la diffusione dei manifesti idealistici del movimento ed alla conquista con un’insurrezione programmata della città di Munster dove dopo un’iniziale tentativo di organizzazione, le violenze ed i saccheggi precipitano il dominio anabattista nel più totale caos organizzativo, vista anche l’assenza dell’idealista Matthys e di un capo del movimento.
Il folle attore teatrale e buffone Jan di Leida, collaboratore del protagonista come anche Heinrich Gresbeck (importante, già presente nel movimento di Muntzer, tenere a mente), visto il vuoto di potere cerca di acquisire sempre maggiore autorità fino a quando, dopo il ritorno di Matthys, questi non impone la propria autorità in modo tirannico come sovrano assoluto infrangendo gli ideali protocomunisti del movimento e provocando forti massacri repressivi anche contro i luterani. Dopo la discordia, che, come apprendiamo dalle sue lettere a Carafa, Q provvede a seminare nascosto nell’ombra del movimento anabattista, il fanatico Matthys, predicando l’avvento della fine del mondo per Pasqua, tiene fede alla sua parola tentando una carica forte del favore divino contro l’enorme esercito assediante che da qualche tempo si oppone militarmente per volere dei principi al disegno di redistribuzione dei beni interno alla città, e muore.
Dopo una breve reggenza del folle e sanguinario Jan di Leida(inizialmente benvisto per la demagogia popolaresca e volgare nelle sue esposizione teatrali/giullaresche), che convinto di essere un profeta e di parlare con Dio riduce alla fame ed alla schiavitù l’intera città compresa la parte anabattista, il protagonista provvede a tentare di rovesciare l’autoproclamatosi tiranno e nel caos, avvertite da Q tramite una lettera al comandante nemico, irrompono in città le truppe nemiche sterminando i rivoltosi e ponendo fine al tormentato dominio popolare anabattista di modello comunista (a tratti anarchico) denominato Regno di Sion.
Il protagonista, fuggito, raggiunge la comunità pacifica di modello anabattista/ebraico nelle Fiandre che abbiamo visto all’inizio della sequenza, dove narra la vicenda.

PARTE 3

Incitato da un altro ospite della comunità, da cui apprende nuovamente l’esistenza di una spia che, dopo aver incassato dalla comunità locale dei banchieri imperiali Fugger una grossa quantità di denaro si è diretto proprio a Munster causando la sua precedente sconfitta, il protagonista prende parte ad una colossale truffa burocratica a danno dei Fugger. Intanto Q, a Viterbo, spia Reginald Pole e le frange del clero più aperte al dialogo per volere del conservatore Carafa, tenendo tuttavia d’occhio la comunità anabattista di Eloi nelle Fiandre ed individuando una colossale truffa in corso ai danni dei Fugger.
Mentre per effetto del delatore queste realtà cadono sotto i colpi della persecuzione della Santa Inquisizione, il protagonista sfugge un’ennesima volta prendendo parte al tentativo di diffusione dell’opera di simpatie protestanti del frate cattolico Fra Benedetto da Mantova, “Il beneficio di Cristo” nella repubblica di Venezia.
Ha così inizio la lunga predicazione del protagonista per l’Italia, e contemporaneamente il suo costante utilizzo delle stamperie veneziane per veicolare le idee abbracciate da una parte dalla chiesa quali Reginald Pole e Morone ed avversata da Carafa e dal morente papa Paolo III.
Intanto Q opera a vantaggio di Carafa informandolo costantemente sulle posizioni dei cardinali del Concilio in fase di avvio a Trento.

PARTE 4

In questa fase apprendiamo le azioni di Q in modo molto più articolato tramite la presenza di estratti del suo diario e non solo delle sue lettere. Questi focalizza la sua attenzione sulla nuova sporadica diffusione di scritti di simpatie ereticali, tra cui il Beneficio di Cristo e ne notifica la pericolosità a Carafa. Tuttavia, non essendo ancora maturi i tempi per una sporadica repressione dei movimenti pro-luterani nella Chiesa capeggiati da Pole, Q non viene autorizzato a fare altro che a cerca di individuare i responsabili materiali e di “dissuaderli” segretamente con l’aiuto dell’Inquisizione.
Intanto Paolo III muore e gli succede, grazie all’attento operato delle spie di Carafa tra cui Q, non il tanto auspicato Pole quanto il ben più debole e transizionalista Giulio III (Giovanni Maria del Monte) anche a causa del contributo dei cardinali francesi in un primo momento esclusi dal conclave a causa del conflitto tra Carlo V e Francesco I perennemente in corso.
Carafa, sicuro dell’appoggio del debole Papa riesce a sconfiggere Pole al Concilio di Trento ottenendo la scomunica del Beneficio di Cristo e più in generale l’inizio del cosiddetto periodo della Controriforma, contro la spinta più aperta di Pole e Morone. Il protagonista, apprendendo nuovamente l’operato di Q a causa della distruzione del circolo di Eloi e della truffa ai Fugger nelle Fiandre oltre che la diffusa repressione degli agenti suoi e dell’ebreo Pietro Perna, suo socio nel movimento di diffusione del “Beneficio”, e decide di cercare di intercettare il suo sfuggente nemico dopo essersi assicurato una rendita proteggendo il bordello della veneziana “donna Demetra”, creandosi così anche alcuni nemici nella criminalità, rivali di questa attività(tra cui il “Mulo”).
Dopo essersi spacciato per un ex-anabattista (quale in realtà effettivamente era) di nome Tiziano, appariscente in quanto simile al celebre pittore, egli cerca di operare in modo palese con la sua clandestina distribuzione del libro e della predicazione anabattista attirando così l’attenzione di Q per poi intercettarlo. Dopo un lungo inseguimento a distanza per l’Italia della Controriforma (per contesto vedi libro, persecuzioni e caccia alle streghe) Q cerca di contattare il protagonista a Venezia, dove, forte dell’appoggio di molti gestori locali del bordello riesce a catturarlo.
Q non è altri che Heinrich Gresbeck, il suo miglior luogotenente ed amico nel corso della sua permanenza in Germania,ormai minacciato di morte anche dal suo trionfante signore di sempre, Carafa, che non vuole lasciare testimoni del suo disonesto e repressivo operato con l’inquisizione e lo spionaggio nel periodo precedente e contemporaneo al Concilio di Trento.
Q ed il protagonista decidono quindi di allearsi e di favorire la diffusione di un documento che potrebbe riabilitare Pole e la Chiesa moderata pro-luterana e screditare la linea di Carafa cambiando la linea di Giulio III noto con la fama di essere estremamente saggio e prossimo alla santità.
Infatti in queste confessioni, cadute in mano a Q durante l’attività repressiva agli ordini di Carafa durante il concilio di Trento , si testimoniava come l’allora cardinale di Palestrina Giovanni Maria del Monte ora pontefice avesse elogiato l’interessante ed originale punto di vista di fra Benedetto da Mantova espresso nel Beneficio di Cristo addirittura in forma scritta (rendendo così esplicita la forzatura di Carafa nei suoi confronti al momento della scomunica papale di tale opera).
Tuttavia tale documento viene perduto quando il “Mulo” (vedi sopra) decide di provocare un incendio nel bordello del protagonista, provocando la propria morte ad opera di Q ma anche la morte di quest’ultimo con tanto di confessione nel rogo scoppiato.
E così, dopo che il lieto fine è stato nullificato da una sciocca beffa del destino, al protagonista non resta altro che fuggire con l’ebreo Pietro Perna dall’Europa dopo l’elezione al soglio pontificio di Carafa stesso come Paolo IV raggiungendo Istanbul, capitale ottomana dove ricevono ospitalità e dove (vedi inizio del riassunto) l’autore comincia a narrare la storia.

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