La società nella Grecia antica

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Testo

LA CIVILTà ELLENISTICA
Con il termine Magna Grecia si indica l’insieme delle colonie della Grecia insieme al proprio territorio. Le principali colonie greche furono: Siracusa, Napoli, Paestum, Cuma, Sibari, Crotoni, Agrigento e anche in Francia (Marsiglia). La Magna Grecia fu opera di Alessandro Magno, figlio di Filippo I, re di Macedonia. Egli aveva fin dalla gioventù il desiderio di costruire un impero universale la cui anima fosse la cultura greca. Da ciò derivò in seguito l’ellenismo, ossia la fusione della cultura greca con quella orientale. Esso ha avuto sviluppi originali in filosofia, arte, religione, storia. Il regno ellenico comprendeva la Persia, l’Egitto, l’India, l’Italia Meridionale, la Macedonia, il Vicino Oriente, il Caucaso… insomma, era il più grande impero che la storia avesse mai visto.
Plutarco scrisse un ritratto di Alessandro: egli aveva un forte desiderio di grandezza ma un animo generoso. Aveva tanta ammirazione per il filosofo greco Diogene e per l’Iliade. Si fece ammirare persino dai suoi rivali ad esempio Dario, re di Persia. Infatti Alessandro, quando il re fu fatto prigioniero accolse con cortesia la moglie a la figlia. Il difetto più grande di Alessandro fu l’ira: un giorno arrivò a tal punto da uccidere Clito, amico fraterno. Quando si accorse della sciocchezza fatta cercò di suicidarsi e l’avrebbe fatto se i presenti non l’avessero fermato. Quando egli morì, la madre di Dario pianse la sua morte non meno di quella del figlio.

LA CULTURA GRECA
- Unità culturale dei greci
I greci sono stati gli inventori della polis e anche se geograficamente dispersi e politicamente divisi, i greci conservavano, profondamente radicata, la coscienza di appartenere ad un’unica civiltà, che manifestarono con l’unità della lingua, con la letteratura, l’arte, la religione e la filosofia. Di quest’ ultima fu esponente maggiore Esiodo che, nel suo poema Teogonia, racconta che il mondo ha avuto origine da un’oscura realtà primigenia, Chaos, il quale generò Urano (il Cielo) e Gea (la Terra); questa a sua volta generò la coppia Crono-Rea. Il primo era il tempo, la seconda era la durata dl tempo. Insieme essi generarono molti dei ma Crono li ingoiava tutti... fu necessario l’arrivo di Zeus che spodestò il padre e lo costrinse a vomitare tutti i figli. A questo punto Zeus divise il mondo in tre regni: quello del Cielo e dei fenomeni atmosferici che tenne per se, il regno delle acque che assegnò al fratello Poseidone, e al fratello Ade il regno degli inferi. Per poter entrare nell’Ade bisognava avere una sepoltura, altrimenti le anime avrebbero vagato senza pace per lunghissimo tempo. Superate le porte dell’Ade, i defunti varcavano le acque dello Stinge, il fiume dell’odio. Questo a sua volta sfociava nel Cogito, il fiume dei lamenti che formava il fiume Acheronte dove il barcaiolo Caronte traghettava le anime solo se avevano sotto la lingua una moneta di bronzo che egli prendeva per ricompensa. Arrivati sulla riva opposta, si trovava Cèrbero, il cane infernale a sette teste che era il guardiano dell’Ade e impediva a chiunque vi entrava di uscirne. Questa era la religione dei greci. Essi s’imponevano anche dei vincoli religiosi. Ogni polis aveva un suo patrono, ma si festeggiavano anche delle feste nazionali dette panelleniche. Centri di culto panellenico erano Delfi e Delo. A Delfi l’oracolo veniva annunciata dalla sacerdotessa Pythia. Altri importanti santuari erano a Dodona dove dava gli oracoli il dio Zeus e a Eupidauro dove si trovava Asclepio. Intorno a questi santuari si svolgevano le suddette feste panelleniche, le quali avevano il momento centrale nella celebrazione degli agoni, ovvero di gare non solo atletiche ma anche delle arti. Gli agoni panellenici più importanti venivano celebrati ogni 4 anni ad Olimpia, in onore di Zeus. Gli agoni olimpici del 776 a. C. ci forniscono la data accertata di tutta la storia greca. Tra i giochi più importanti si ricordano il lancio del disco, del giavellotto, il tiro con l’arco, il salto in lungo, la corsa e la lotta.
Vi era inoltre la letteratura elemento caratteristico della Grecia. La letteratura greca infatti nacque con l’Iliade e l’Odissea, poemi famosissimi scritti da Omero. Questi poemi toccarono subito i vertici dell’arte. L’Iliade ricorda la grande espansione greca nel mediterraneo; l’Odissea esalta la sete di conoscenza e l’infaticabile tenacia di Ulisse. Poco dopo Omero, non va dimenticato Esiodo che, oltre a dar vita alla religione, propose norme di vita, provvide a dare guida e conforto agli uomini travagliati dalle miserie dell’età del ferro. Inoltre si sviluppò la poesia lirica, che esaltava le imprese degli dei e degli eroi e, accompagnata dal suono della lira, rallegrava i banchetti, confortava i riti funebri, augurava bene alle nozze, esaltava lo spirito agonistico e rammentava la fugacità della vita. Fra i grandi poeti lirici ricordiamo Saffo e Pindaro, poi Tirteo, Solone e Bacchilide.
LA COSTITUZIONE ATENIESE
Il governo ateniese, all’origine della polis, era così strutturato: vi era un’assemblea di tutto il popolo, chiamata ecclesia che aveva la funzione di eleggere 9 capi, chiamati arconti scelti tra i nobili proprietari di terre, gli eupatridi. Di questi uno era il basileus, colui al quale vengono affidate le funzioni sacerdotali, uno era il polemarco ed aveva il comando dell’esercito, uno era giudice delle cause civili (epònimo). I rimanenti erano legislatori incaricati di fissare le norme d’applicazione delle leggi. Quando il loro incarico terminava (dopo un anno), essi entravano a far parte del consiglio degli anziani (aeropago). Questa forma di governo si chiama aristocrazia, ovvero “governo dei nobili”

- Dall’aristocrazia alla timocrazia
Il sistema aristocratico, apparentemente in ordine, in realtà era ricco d’abusi e violenze da parte di chi governava. Ciò era dato soprattutto dal fatto che le leggi non erano scritte. A tale mancanza dapprima provvide Draconte che però non risolse i problemi dello stato ma modificò solo le leggi riguardanti l’assassinio.
Poi, nel 594 a. C. Solone operò la prima riforma organica. In particolare voleva togliere le condizioni di miseria dei cittadini più poveri e stabilire all’interno delle classi superiori un equilibrio che mettesse fine ai conflitti. Il primo problema lo risolse con l’annullamento dei debiti che aveva ridotto in schiavitù molti cittadini e il secondo fu risolto spezzando il monopolio politico degli eupatridi senza tuttavia toglierli dal potere. Egli ordinò allora la popolazione in quattro classi secondo il reddito agricolo come illustrato nello schema sotto. Solo gli appartenenti alle prime due classi potevano diventare arconti, la terza classe poteva sperare nelle cariche minori e militavano nella cavalleria pesante. Gli ultimi non avevano nessun ruolo politico. Si formò inoltre un altro tipo d’assemblea, l’eliea, di tutti i cittadini che si radunavano per udire gli appelli contro i verdetti dei magistrati. Questo potere basato sul reddito, la timocrazia, si basava su un’idea fondamentale: che chi possiede di più deve dare di più. Ad esempio, infatti, i nobili presenti nel servizio militare dovevano provvedere a proprie spese gli armamenti e tutto il necessario.
1°classse 2°classe 3°classe 4°classe

- La tirannide
Purtroppo però, a questa riforma politica, si affiancavano dei malcontenti tra i contadini diseredati e i nobili che volevano più, potere. A questo pensò allora Pisistrato che si fece tiranno della città. Egli lasciò inalterata la costituzione di Solone, esiliò gli oppositori, assunse il comando dell’esercito e fece in modo che l’eponimo fosse una sua persona fidata. Sotto il suo governo, Atene ebbe 30 anni di pace, durante i quali fiorirono le industrie e il commercio e la città si avviò a diventare la città più bella di tutta la Grecia. Alla sua morte Pisistrato lasciò il potere ai suoi due figli, che però non seppero reggere il confronto col padre e per questo furono, uno ucciso e l’altro esiliato.
- La democrazia
Abbattuta la tirannide, gli aristocratici cercarono di riprendere il dominio. Per ben due anni Atene fu insanguinata da una guerra civile, nella quale si fronteggiavano due classi: gli aristocratici e i democratici. La pace fu ristabilita nel 508, quando Clistene diede alla polis un nuovo ordinamento con due intenti precisi: spegnere ogni speranza di rivalsa degli aristocratici e rendere impossibile che un cittadino si facesse tiranno. A questo scopo egli lasciò inalterata la suddivisione di classi ma basò quell’ordinamento sul denaro anziché sulle terre, così anche i commercianti e gli artigiani entravano a far parte delle classi più elevate. Per il secondo scopo, egli istituì un nuovo organo politico: la Bulé. Questa era un consiglio di 500 cittadini che si ritrovavano ogni anno e aveva il compito di discutere degli affari dello stato e di prendere delle decisioni. Per scegliere i cittadini che ne dovevano far parte, Clistene divise la polis in 30 regioni. Ogni anno le regioni, riunite in trittìe o gruppi di tre andavano a costituire 10 pritanìe o tribù. Da ciascuna pritania, sempre per sorteggio, si estraevano 50 cittadini che andavano con gli altri a comporre i 500 della Bulè. L’assemblea non aveva presidente stabile ma ne veniva estratto a sorte uno ogni giorno. I disegni di legge formulati dalla bulè venivano sottoposti all’assemblea popolare, l’Ecclesia, che aveva il potere di approvarli o respingerli. L’assemblea era l’organo sovrano dello stato. Con tale complesso d’istituzioni e d’accorgimenti, Clistene ripose nel popolo la fonte e l’esercizio del potere politico e instaurò in Atene la democrazia. Più tardi fu introdotta una nuova legge, in virtù della quale, se almeno 6000 cittadini esprimevano la volontà di mandare in esilio in cittadino sospetto di voler farsi tiranno, questi veniva cacciato dalla polis senza possibilità d’appello.

(al empo di Pricle non
saranno eletti ma es-
tratti a sorte)
10 tribù

LA CULTURA DELLA GRECIA CLASSICA
- Struttura del teatro greco
La narrazione di un fatto, di una vicenda per mezzo della recitazione è invenzione greca. Ad Atene si rappresentavano le commedie e le tragedie.
A partire dal V secolo, nacque la cosiddetta commedia antica, caratterizzata da temi d’attualità e dal finale sempre lieto. Gli attori eseguivano giochi sfrenati e a momenti diventavano seri, e avevano una libertà di linguaggio che al giorno d'oggi susciterebbe scalpore. Essi indossavano costumi curiosi e grotteschi. Il più grande commediografo della commedia antica fu Aristofane. A metà secolo poi, subentrò la commedia nuova, che portò in scena personaggi fittizi e intrecci convenzionali. Qui il più grande autore fu Menandro.
Al contrario la tragedia raccontava avvenimenti dall’esito tragico o in ogni caso di morte. Essa offriva uno spettacolo impegnativo, concentrato sui problemi fondamentali dell’esistenza umana, della condotta dell’uomo e del suo destino in rapporto con la potenza degli dei. Per questi motivi la tragedia aveva legami molto stretti con la religione.
- La storiografia
Per secoli i Greci si accontentarono di ciò che narravano i poemi omerici del loro passato. Poi, verso la fine del VI secolo nelle colonie dell’Asia, a contatto con altri popoli, essi cominciarono a sentire il bisogno di conoscere gli altri popoli e confrontare con loro le proprie tradizioni. Apparvero così libri nuovi, che fornivano ogni sorta d’informazioni sui popoli vicini e lontani. Gli autori di questo genere di libri furono detti logografi ovvero compositori in prosa. A metà del V secolo poi, Erodoto cominciò a scrivere con l’intento di narrare le guerre combattute dai greci contro i persiani. Ma, siccome nel corso della narrazione inquadrò le vicende di tutti i popoli, Erodoto si meritò il titolo di “padre della storia”. Qualche decennio più tardi, l’ateniese Tucidide, scrisse la storia della guerra del Peloponneso così che anche lui restasse un gigante della storiografia greca.
- Il pensiero politico
Nel corso della loro storia i greci inventarono e sperimentarono ogni tipo di sistema politico: dalla monarchia all’aristocrazia, dall’oligarchia alla tirannide e, infine alla democrazia. A partire dal V secolo i greci cominciarono ad associare alla condotta politica il concetto di giustizia. Il primo a porre la questione fu Socrate, che sosteneva che la politica dovesse essere guidata dalla ragione e giudicata secondo norme etiche assolute. Il problema fu raccolto poi dal suo allievo Platone. Egli nel suo dialogo “Repubblica”, sostenne che per ogni azione ed istituzione sociale c’è un giudizio fondamentale e pertanto nessuna delle forme di polis esistenti era quella ideale. Il discorso fu continuato da Aristotele che nella sua “Politica” confermò che il governo dei popoli deve ispirarsi all’etica, anche se questa non potrà mai essere conciliata con un sistema politico.
- L’arte
L’architettura greca e anche la scultura e la pittura erano arti pubbliche nel senso più stretto.
I greci volevano innanzitutto più delle loro case, che i templi fossero maestosi, imponenti e ricchi di sculture. Committenti del tempio, delle statue e della pittura era tutta la comunità cittadina che operava attraverso le assemblee, i consigli e i magistrati.
Le mura cittadine erano robuste ma irregolari. L’unico ampio spazio aperto era l’Agorà, la piazza delle assemblee, ma neppure questa presentava una struttura ordinata.
Invece la struttura del tempio obbedì sempre le regole prestabilite. Questo perché esso era l’abitazione delle divinità e, pertanto, non era permesso entrarvi dentro ma si poteva contemplare solo dell’esterno, anche quando erano celebrate delle feste religiose attorno ad esso. Il tempio era un’ampia sala rettangolare, in cui si trovavano la statua del dio ad esso dedicato e vari oggetti votivi. Davanti o intorno all’elemento centrale vi erano delle colonne.
La struttura del tempio era semplice: solide mura o colonne, coronate da coperture piatte. Nella costruzione dei templi gli architetti collaboravano strettamente con gli scultori.
Il disegno architettonico più antico nacque nel Peloponneso e pertanto fu chiamato ordine dorico. Nello stile dorico, le colonne sono possenti e scanalate, sorgono direttamente dal pavimento e sostengono l’architrave e il fregio con capitelli molto semplici. Più tardi nacque l’ordine ionico dove le colonne non poggiano direttamente sul pavimento ma su una base rotonda e modellata; il fusto è più sottile e il capitello è più ornato. Ancora più tardi nacque l’ordine corinzio, che si distingue per la maggiore sottigliezza delle colonne e per il capitello molto ornato.
I greci ritennero il dorico simbolo di forza, lo ionico simbolo di grazia, il corinzio espressione di singolarità.
La scultura greca, come tutto il resto, era strettamente connessa con la religione.
Gli scultori prediligevano come forma d’arte il nudo. Nell’età arcaica raffiguravano il corpo umano in piedi, diritto, mentre nell’età classica cercarono di cogliere l’armonia nel movimento, come ad esempio il famoso discobolo di Mirone.
I greci inoltre amavano molti il colore e lo applicavano generosamente alle statue e agli edifici; ma è quasi del tutto scomparso sui monumenti che ci restano. Gli unici documenti della pittura greca riguardano la ceramica.
LE CIVILTà DELL’EGEO
Il mare Egeo bagna le coste della penisola ellenica dell’Asia minore. Comunica col Mar Nero e con le Cicladi e le Sporadi. Troviamo anche l’isola di Creta che svolgeva un ruolo particolare in quanto era un anello di congiunzione tra quel mare e l’Egitto. I cretesi furono una grande civiltà che si caratterizzava per l’arte. Ciò ci è testimoniato anche dal sorgere di grandi palazzi a Festo e Cnosso.
Ciascuna città dell’isola fu scossa da rivolte da cittadini e montanari contro i ricchi mercanti durante le quali furono distrutte le città di Cnosso, Festo e Tilisso. L’isola rifiorì 50 anni dopo sotto il dominio di Cnosso: le leggende parleranno del re Minosse che avrebbe costretto gli Ateniesi a pagare un contributo annuo di sette fanciulle e sette fanciulli da dare in pasto al Minotauro, mostro metà uomo e metà toro, che si trovava nel labirinto a Cnosso. Questa leggenda si basa su una realtà storica. Infatti, il palazzo eretto a Cnosso sulle rovine del primo, aveva una pianta complicata che ispirò questa leggenda del labirinto. I cretesi però, nell’XVIII secolo a.C. lasciarono che Micene si impossessasse di Creta, bruciando Cnosso. Ciò segnò la fine della civiltà minoica.
- SPARTA
Ci troviamo nella Laconia, sulla riva destra del fiume eurota. Sparta era letteralmente chiusa nell’entroterra: infatti, l’ambiente fisico-geografico in cui Sparta era situata sembrava spingere naturalmente i suoi abitanti all’autosufficienza e all’isolamento.
Gli spartani erano un popolo di guerrieri e dovettero tenere un permanente ordinamento militare. I Dori vissero a Sparta come una minoranza accampata sul territorio nemico e si diedero una costruzione la cui nota stava nel principio secondo il quale: alle necessità della vita provvedevano le popolazioni soggette. Infatti riservarono unicamente a se stessi la pienezza dei diritti politici. In ogni modo la popolazione di Sparta risultava divisa in tre parti:
- Al vertice stavano gli spartiati, i soli che fossero veri cittadini a pieno diritto
- seguivano i perièci
- E la condizione più bassa spettava agli iloti, veri e propri servi della gleba.
Si era spartiati solo per nascita e non si poteva diventarlo. Ma al contrario si poteva cessare di esserlo se non si era degni di mantenere quel ruolo.
I perièci godevano di diritti civili ma non politici. Avevano in mano le attività industriali e commerciali. Gli iloti coltivavano e amministravano a proprie spese le terre e dovevano anche corrispondere allo stato un’aliquota fissa dei prodotti.
L’ordinamento dello Stato non s basava su un codice scritto ma veniva tramandato oralmente. La struttura era composta da: elemento monarchico, aristocratico e democratico.
L’elemento monarchico era affidato a due re che comandavano gli eserciti e facevano parte del consiglio degli anziani (la gherusia) che costituiva l’elemento aristocratico. Questa assemblea esercitava il potere di elaborare e proporre le leggi. Infine l’elemento democratico era l’Apella, assemblea di tutti i cittadini con età superiore a 30 anni che approvava o respingeva le leggi. L’apella inoltre aveva il compito di eleggere ogni anno 5 efori (magistrati che dovevano sorvegliare e sindacare l’operato della gherusia e degli stessi re in guerra). Il sistema politico di Sparta aveva due scopi fondamentali; assicurare il dominio degli spartani sulle popolazioni soggette e impedire che un cittadino qualsiasi potesse farsi tiranno.
Lo spartiata era innanzitutto soldato, e lo era per tutta la vita, dalla prima giovinezza alla vecchiaia. Il neonato era sottoposto ad una visita di sana costituzione per decidere se allevarlo o lasciarlo morire. Arrivato all’età di 7 anni, in cui poteva fare a meno della madre, era obbligato a lasciare la casa e avviarsi all’indurimento fisico e alla formazione del carattere. La pochissima educazione intellettuale si basava sull’apprendimento a memoria di alcuni passi di Omero e sul canto corale di inni. Lo spartano diventava soldato a 17 anni, ma solo a 30 acquistava la pienezza dei diritti politici ed entrava a far parte dell’Apella. Anche l’educazione delle donne era severa, poiché si voleva che esse diventassero delle mogli degne dei loro soldati. A differenza di tutte le altre donne del mondo greco, le spartane non erano recluse in casa ma s’interessavano alla vita pubblica e si sentivano partecipi della vita allo Stato. Il cittadino spartano doveva provvedere a proprie spese all’armamento, oltre che al mantenimento della sua famiglia.
- LA GRECIA
Ci troviamo sulla punta meridionale della penisola balcanica. Si protende nel Mediterraneo ed è bagnata dallo Ionio e dall’Egeo. I caratteri fisico-geografici del bacino Egeo ebbero grande influenza sulla storia greca:
- La scarsità e l’aridità del terreno favorirono industria e commercio.
- La padronanza del mare portò alla Magna Grecia
- La difficoltà di comunicazioni interne negò la costituzione di uno stato unitario.
Del periodo di formazione della civiltà greca sappiamo molto poco. A partire dal X secolo due grandi creazioni preannunciarono l’emergere del mondo greco: lo stile geometrico nella ceramica e la poesia epica. I greci costruirono una comunità etnica, religiosa e culturale. I santuari di Delo, Delfi e Olimpia o testimoniano. Con la caduta della potenza achea, le popolazioni greche sorsero in piccole comunità che per difendersi meglio si raggrupparono secondo un processo detto “sinecismo” ovvero più villaggi unirono con lo scopo di aiutarsi con l’istituzione di un governo comune. Questa unione di case divenne una cittadella che disponeva di un tempio e di un luogo di riunione (agorà). Attorno ad essa si raccolse un agglomerato urbano che diede vita alle città-stato o polis. Ciascuna di esse aveva lo scopo di costruire un’unità di intenti e di cuori. Infatti, per i cittadini era più importante l’unione spirituale di quella topografica. Il cittadino non aveva bisogno di armi in quanto la sua migliore difesa erano il rispetto e la solidarietà. Alle armi si ricorreva tutti insieme e solo per combattere nemici esterni e solo in caso di necessità. I greci non riuscirono a costituire uno stato unitario forse per colpa della formazione geografica del territorio che non permetteva comunicazioni interne… però, come spiega anche Aristotele, forse anche perché i greci erano convinti che si poteva mantenere la pace solo entro i piccoli confini della polis. Fu questo pensiero la debolezza dei greci di fronte alle grandi potenze straniere.
- Le guerre persiane e del Peloponneso
Nonostante l’espansione delle polis, il territorio greco non era sufficiente a mantenere tutti gli abitanti: molti di essi si trasferiscono o sulle sponde orientali del Mar Egeo dove prosperavano città greche fondate molti decenni prima oppure sulle coste della penisola italiana e della Sicilia, dove crearono nuove colonie (Magna Grecia).
In Oriente i greci erano da tempo in contatto con il potente impero persiano, il cui re Dario, alla fine del VI secolo a. C. impose pesanti tasse alle colonie greche dell’Asia Minore che egli aveva sottomesso. Nel 499 a. C. le colonie si ribellarono e nel 494 Mileto fu distrutta da Dario. Nel 490 ebbe luogo la prima guerra persiana, con la vittoria greca di Maratona. Nel 480 la seconda guerra persiana diede di nuova la vittoria ai greci guidati da Temistocle a Salamina.
A questo punto la vittoria sui persiani assegna ad Atene il predominio dell’intera Grecia (lega di Delo, 447). Nel 461 Pericle fu eletto stratego e mantenne questo ruolo fino alla morte nel 429, portando la città al massimo splendore. Sparta e altre città greche del Peloponneso, mal sopportando l’egemonia di Atene la dichiararono guerra (guerra del Peloponneso: 431-404) e la sconfissero. A sua volta la vittoriosa Sparta subì l’attacco di Tebe che per breve tempo dominò la Grecia.
- Pericle
Facendosi eleggere stratego di anno in anno, Pericle guidò la vita politica di Atene dal 446 al 429 a. C. per tutto il tempo che fu a capo della città, Atene godette di pace. Pericle tenne sempre la misura giusta e tutelò perfettamente la sicurezza della gente. Con lui la città raggiunse il vertice della sua potenza. Il governo che instaurò era una formalmente una democrazia, ma in realtà era il governo di un principe. L’opera di Pericle fu ispirata da una grande idea: fare di Atene il centro culturale e il polo di attrazione di tutto il mondo greco. Pericle dedicò molto impegno alla costruzione del Partenone, il tempio onorato alla dea Atena e all’acropoli, l’altare del primo. Fiorirono le industrie, il commercio, le arti e anche la musica, il canto, il teatro. Con Pericle, l’imperialismo militare ed economico di Atene si tramutò in una splendida egemonia culturale ed artistica. Pericle fu l’anima di Atene nella stessa età in cui Atene divenne l’anima della Grecia.

Esempio



  


  1. sara

    importanza dell'amicizia nella cultura greca antica


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