Il Nazismo

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Il Nazismo

Il termine totalitarismo fu coniato dagli antifascisti italiani già a partire della prima metà degli anni ’20. Successivamente furono gli stessi fascisti, a cominciare da Mussolini, a utilizzarlo con un’accezione positiva per definire la loro aspirazione a una identificazione totale tra stato e società. Come sottolinea la storica Hannah Arendt, paradossalmente lo stato totalitario si configurava come la forma più autentica di democrazia popolare poiché doveva occuparsi del bene comune, del bene di tutta la società e non di un’unica elite. Nel secondo dopoguerra questo vocabolo fu adottato dalla scienza politica e pubblicistica dei paesi occidentali per indicare quella particolare forma di potere assoluto, tipica di una società massificata, che non si limita a controllare la società, ma pretende di trasformarla nel profondo in virtù di un’ideologia onnicomprensiva. I mezzi per realizzare l’utopia totalitaria erano da una parte l’uso combinato del terrore, della propaganda e del monopolio dell’educazione, dall’altra la ricerca di un consenso di massa.

Nella Germania vinta e stremata da cinque lunghi anni di combattimento, la guerra aveva provocato un profondo sconvolgimento. Nel 1919 abbattuta la monarchia, un’assemblea costituente si era riunita a Weimar proclamando la nascita della repubblica in cui si affermò l’egemonia della socialdemocrazia la quale si mostrò ai tedeschi come l’unica forza politica capace di redigere le nuove norme della convivenza civile. La repubblica di Weimar si trovò ben presto di fronte ad enormi difficoltà quali le condizioni economiche e morali del paese e il suo disorientamento politico. Combattuta parallelamente dall’estrema destra nazionalista e militarista (ricordiamo in particolare il putsch di Monaco da parte del partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi di Hitler) e dall’estrema sinistra comunista (il movimento spartachista), essa si trovò paralizzata da un crescente disordine economico e monetario e da una disoccupazione dilagante. In questo frangente la maggioranza dei tedeschi, immiseriti dalla spirale inflazionistica dei prezzi, perse ogni fiducia nella Repubblica e nei partiti che in essa si identificavano abbracciando i nuovi orientamenti nazionalistici. Iniziò dunque l’agonia della repubblica democratica.
Nel 1923, finito in prigione per aver tentato di organizzare un putsch a Monaco, Adolf Hitler era a capo di una minuscola formazione politica, il partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi, dal programma accesamente nazionalista e confusamente demagogico. Ai suoi concittadini provati dalla crisi, Hitler offriva la prospettiva esaltante della riconquista di un primato della nazione tedesca. Al centro dei piani hitleriani c’era un’utopia nazionalista e razzista. Questo è ciò che Hitler afferma nel Mein Kampf: “Se l'ebreo trionfa sui popoli di questa terra, allora la sua corona diverrà la danza di morte per l'umanità, allora questo pianeta tornerà a muoversi nell'etere privo di abitanti, come migliaia di anni fa. Perciò io credo di agire oggi nel nome del Creatore onnipotente; combattendo contro l'ebreo, io mi batto per l'opera del Signore".
Hitler credeva dunque nell’esistenza di una razza ariana superiore e conquistatrice progressivamente inquinatasi per la commistione con le razze inferiori. I caratteri originari dell’arianesimo si erano per lui conservati solo nei popoli nordici in particolare nel popolo tedesco che avrebbe dovuto dunque dominare sull’Europa e sul mondo. Per realizzare questo progetto era necessario dapprima schiacciare i nemici interni, primi fra tutti gli Ebrei considerati, in quanto popolo senza patria, i portatori del virus della dissoluzione morale, responsabili dei misfatti del capitale finanziario e del bolscevismo. Una volta ricostituita la propria unità in un nuovo stato attorno ad un capo in grado di interpretare i bisogni profondi del popolo, i tedeschi avrebbero dovuto respingere le imposizioni di Versailles mirando alla riunione di tutte le etnie di origine tedesca secondo il piano di costruzione della grande Germania, ed espandersi infine verso est alla ricerca dello spazio vitale che avrebbe permesso di far coincidere l’espansione territoriale con la crociata ideologica contro il comunismo.
Un programma estremista e guerrafondaio come quello delineato nel Mein Kampf trovò scarsi consensi nella Germania di Stresemann. Ma con lo scoppio della grande crisi lo scenario cambiò radicalmente. Nelle elezioni del 1930 i nazisti ebbero uno straordinario incremento fino a quando nel 1932 ottennero la maggioranza relativa dei voti. Il presidente Hindenburg ordinò quindi a Hitler di formare il nuovo governo.

L’occasione per una prima stretta repressiva fu offerta dall’incendio appiccato al Reichstag di cui fu addossata la responsabilità ai comunisti. Ciò fornì ai nazisti il pretesto per scatenare una sanguinosa repressione contro le opposizioni mettendo in pratica una serie di misure eccezionali che limitavano i diritti civili. Hitler mirava all’abolizione del Parlamento difatti il Reichstag appena eletto lo assecondò approvando una legge suicida che gli conferiva pieni poteri e fu quindi facile di lì a breve varare una legge in cui si proclamava che il Partito nazionalsocialista era l’unico consentito in Germania. Hitler aveva così realizzato la prima parte del suo programma di politica interna: doveva ora disfarsi sia dell’ala estremista del nazismo sia della vecchia destra. Nella notte del 30 giugno 1934, la notte dei lunghi coltelli, reparti delle SS massacrarono i capi dell’ala sinistra del partito per assicurarsi il sostegno della casta militare e dei gruppi imprenditoriali. In seguito alla morte di Hinderburg Hitler aggiunse alla carica di cancelliere quella di capo dello stato e di capo supremo delle forze armate, assumendo il titolo di fuhrer. Nasceva quindi il Terzo Reich nel quale si realizzava pienamente quel principio del capo che costituiva un punto cardine della dottrina nazista.
Per combattere la cosiddetta infezione ebraica, nel settembre del ’35 la discriminazione fu ufficialmente sancita dalle leggi di Norimberga che tolsero agli Ebrei la parità dei diritti: furono privati di ogni diritto di cittadinanza ed esclusi dal diritto di voto e dagli impieghi pubblici, dall’esercizio di professioni liberali, dal commercio, dalle banche, dall’editoria; venivano inoltre proibiti i matrimoni misti tra Ebrei e Tedeschi. Dal 1938 la persecuzione antisemita divenne ancora più brutale, si diffuse la pratica dell’arianizzazione dei beni ebraici a favore del Partito nazista. Nella notte tra il 9 e il 10 novembre (la notte dei cristalli) in Germania si svolse la più dura e violenta manifestazione di antisemitismo che l’Europa avesse visto.
Ma perché tanto astio nei confronti della popolazione ebraica?
Gli Ebrei erano allora in Germania una ristretta minoranza circa 500.000 su una popolazione di oltre 60 milioni di abitanti, ma erano concentrati in prevalenza nelle grandi città e pur non facendo parte della classe dirigente tradizionale, occupavano le zone medio-alte della scala sociale: erano perlopiù commercianti, liberi professionisti, molti di essi detenevano posizioni di prestigio nell’industria e nell’alta finanza. I motivi razzisti celavano dunque motivazioni di natura economica: l’industria tedesca aveva bisogno di denaro e le banche erano in gran parte controllate da Ebrei, inoltre molti proprietari terrieri che avevano ipotecato i loro beni avevano creditori ebrei: l’eliminazione degli Ebrei avrebbe risolto i problemi di queste categorie. A questo proposito Hitler, riuscì a risvegliare sentimenti di ostilità nei confronti di questa minoranza attivamente inserita nella comunità nazionale.
In questo frangente fecero la loro comparsa i campi di concentramento, emblema di quella schiavitù degli inferiori ritenuta come la premessa all’emancipazione e alla felicità degli eletti, nei quali durante l’intero arco del regime nazista furono deportati da otto a dieci milioni di individui; il 90% di essi fu ucciso soprattutto dopo che Hitler nel 1942 varò la soluzione finale ordinando lo sterminio sistematico di tutti gli ebrei.
Inoltre dobbiamo sottolineare il fatto che i progetti hitleriani di costruzione di una Grande Germania e di espansione verso Oriente rappresentarono una delle principali cause dello scoppio della Seconda Guerra mondiale. Il declino dal nazismo camminò di pari passo con l’avanzata degli anglo-americani che, sbarcati il 6 giugno 1944 in Normandia sotto il comando di Eisenhower, seppero nel giro di poche settimane travolgere le linee difensive tedesche . Tra marzo e aprile 1945 l’azione congiunta dei sovietici da oriente e degli alleati da occidente accerchiò la Germania: la soluzione finale fu il suicidio di Hitler.

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