"Il viaggio"

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Categoria:Italiano-storia

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Testo

Il viaggio come metafora
Viaggiare e spostarsi da un luogo all’altro sono cose di tutti i giorni, di tutte le epoche e in tutte le zone geografiche, l’argomento viaggio è conosciuto a livello universale e per le varie civiltà,il viaggio, ha assunto un ruolo fondamentale anche in campo metaforico. Il viaggio è metafora della vita umana, rappresenta il percorso di ogni singolo individuo, dalla nascita alla morte, ultima meta del viaggio dell’uomo.
Esiste un'opera nella letteratura di tutti tempi che riassume i significati concreti e simbolici legati al tema del viaggio: l'Odissea di Omero. Ulisse, protagonista del poema epico, compie un viaggio di ritorno dalla guerra di Troia alla sua patria, Itaca, dove lo aspettano la moglie Penelope e il figlio Telemaco. Il viaggio di Ulisse consiste nell’arrivo, ma soprattutto al superamento di ostacoli e prove alle quali è costantemente sottoposto e questo viaggio diventa soprattutto viaggio di conoscenza.
Il viaggio genera e soddisfa un bisogno di mutamento, un bisogno che le nostre psicologie non studiano molto e cioè sull'effetto del viaggio sul viaggiatore, o meglio sulla sua psiche, sulla sua mente. Ciò, infatti, produce dei cambiamenti sulla concezione dell'io, dell'altro e dei rapporti umani, in altre parole un cambiamento della percezione che il viaggiatore ha di sé e degli oggetti che lo circondano prima, dopo e durante il viaggio. In secondo luogo, la concezione del viaggio e dell'esperienza, così come i suoi effetti sulla mente hanno seguito un'evoluzione nel corso dei secoli, ha portato sia alla radicale trasformazione della percezione di sé e del movimento, sia alla distruzione del rapporto fra viaggio ed esperienza.

La divina commedia e il viaggio di Dante
La divina commedia è il racconto di un viaggio fantastico nell’al di là, compiuto nel corso della settimana santa dell’anno 1300 da Dante stesso, perduto nel mezzo del cammin della sua vita nella foresta oscura del peccato, salvato dal pericolo dall’intercedere della benevola Beatrice. Dante compie un pellegrinaggio nell’altro mondo, guidato prima all’Inferno e in Purgatorio da Virgilio (il grande poeta romano che simboleggia la ragione umana) e poi in Paradiso da Beatrice (che simboleggia la Teologia) e infine da San Bernardo (la libertà). Un viaggio con un significato allegorico, che rappresenta l’itinerario che l’uomo deve percorrere per sfuggire alle passioni terrene e arrivare all’illuminazione delle libertà morali e della fede. Un cammino che va dall’istinto e dall’ignoranza verso la coscienza della verità e della salvezza. Dante ci espone anche la sua concezione dell’al di là attraverso una peregrinazione soprannaturale successivamente all’Inferno, nel Purgatorio e in Paradiso. Una volta giunto alle porte del Paradiso, vede apparire Beatrice al suo arrivo in Paradiso, mentre Virgilio discretamente si eclissa, questo perché è impossibile per l’uomo giungere a Dio con la sola ragione umana, la ragione deve arrivare a un livello più alto, ad una ragione “divina” rappresentata dalla Teologia (da Beatrice).

I grandi viaggi di esplorazione
Alle origini della straordinaria epoca di scoperte geografiche che si aprì con il sec. XIV stanno i fondamentali progressi compiuti nella strumentazione nautica, nelle tecniche di navigazione e nella cartografia. Queste innovazioni poterono essere sfruttate appieno dai portolani, raccolte di dati sui porti e sulle distanze, e grazie alle carte nautiche, disegnate con crescente precisione ad genovesi e catalani.
Nel ‘400 fu prima lo spirito di crociata ad animare le imprese dei portoghesi, ansiosi di raggiungere nel cuore dell’Africa il mitico regno cristiano di Prete Gianni, per farsene un alleato contro gli infedeli del Marocco. Poco meno di un secolo di spedizioni, svelò progressivamente ai portoghesi la costa occidentale fino al Capo di Buona Speranza, che Bartolomeo Diaz doppiò nel 1487. L’impresa di Vasco de Gama, che nel 1498, con quattro navi, raggiunse la costa del Malabar navigando intorno all’Africa, fu il risultato di uno sforzo collettivo condotto da molte generazioni. Il collegamento marittimo con l’India assicurava al Portogallo la possibilità di importare le spezie a un costo assai minore rispetto a quello dei veneziani, grazie all’eliminazione degli intermediari arabi e turchi.
L’impresa di Colombo, nel 1492, è la più gloriosa nella storia delle scoperte geografiche, non solo per le sue conseguenze pratiche, ma per la rottura che essa segnò con la vecchia visione del mondo. Colombo si era convinto che era possibile raggiungere le isole di Cipango (Giappone) e di là sorprendere l’Islam alle spalle seguendo la rotta occidentale. Il suo ideale era quello della riconquista di Gerusalemme alla cristianità: la crociata. Colombo partiva il 3 agosto 1942 da Palos e giungeva il 12 ottobre a un isolotto delle Bahama, San Salvador. Colombo toccò Cuba e Haiti. Il 14 marzo 1493 era di ritorno a Palos. Il mondo fu scosso dalla scoperta di un nuovo mondo, di isole verso “le Indie”; immediatamente si scatenò tra Spagna e Portogallo una polemica che sfociò in un’aperta concorrenza e in una lotta per la signoria e l’evangelizzazione delle nuove terre. Papa Alessandro VI, chiamato a svolgere funzioni di mediatore, stabilì con la bolla Inter coetera del 1493 una linea che passava da polo a polo cento leghe a ovest delle Azzorre: era stabilito che a ovest di quella linea le scoperte sarebbero state della Spagna, a est del Portogallo. Ma Giovanni II del Portogallo non fu soddisfatto e, in seguito alle sue proteste, con il trattato di Tordesillas, si stabilì di spostare la linea più a ovest, a 370 leghe dalle isole del Capo Verde. Ciò permise ai portoghesi di colonizzare uno sterminato territorio, il Brasile. Giovanni Caboto, come Colombo alla ricerca di una via per l’India, esplorava lungo la costa di Terranova, e anch’egli credette di aver raggiunto l’estremità orientale dell’Asia. Fu l’italiano Amerigo Vespucci, per la fama acquistatasi con i suoi viaggi nella parte meridionale del continente, a legargli il proprio nome: America.

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