La vita dell'uomo tra predestinazione e libero arbitrio

Materie:Tesina
Categoria:Interdisciplinare
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Testo

Tesina multidisciplinare

Silvia Ditrani
Liceo Classico Zingarelli classe III B anno di corso 2007\2008
Le due strade: Martha Wakeman

In copertina:
Due Strade: Two roads
© Martha Wakeman, New London.
LA VITA DELL’UOMO TRA
PREDESTINAZIONE E LIBERO ARBITRIO

Prefazione

Chi decide la felicità o l’infelicità della vita umana?
Chi decide che a qualcuno spetti una vita breve o una vita lunga?
Perché coloro che vivono una vita giusta spesso sono colpiti dai mali, mentre coloro che conducono una vita volta alle scorrettezze e alla frode molto spesso vengono solo facilitati dal fato e sembrano rimanere impuniti?
E’ già tutto deciso e quindi le nostre azioni non hanno alcun peso, o è tutto completamente in mano nostra?
Queste sono domande che ogni uomo, in qualsiasi tempo sia vissuto, si è posto quando si è trovato a lottare per la sopravvivenza, quando ha provato il dolore, la malattia o la morte, quando ha assistito o ha subito un’ingiustizia.
Domande scontate con risposte non altrettanto scontate che si possono ricondurre genericamente a due principi completamente antitetici: predestinazione e libero arbitrio.
- La predestinazione è definita come la:
“ predisposizione provvidenziale del corso della vita umana e degli avvenimenti della storia, che è propria di Dio”
[cfr. vocabolario della lingua italiana Nicola Zingarelli]
Questa definizione porterebbe a pensare che il concetto di predestinazione sia stato introdotto dal cristianesimo, in realtà sin dai tempi antichi esso era presente sotto forma ad esempio di Tyche (presso i greci), di providentia (presso i latini), per poi diventare in tempi più recenti Divina Provvidenza (secondo la morale cristiana e in particolare manzoniana)

- Il libero arbitrio al contrario è definito come la:
“facoltà dell’uomo di giudicare e operare liberamente le proprie scelte e la propria volontà senza essere condizionato da niente o nessuno”
[cfr. vocabolario della lingua italiana Nicola Zingarelli]
secondo questa concezione perciò l’uomo è libero di scegliere da solo il proprio destino senza essere obbligato a seguire un progetto prestabilito.

In ogni caso non è possibile classificare tempi e culture in cui ha predominato completamente una concezione sull’altra perché all’interno della stessa cultura, e a volte dello stesso autore , sono presenti entrambe in una forma di coesistenza che si configura di volta in volta con connotati diversi.
LETTERATURA GRECA

La LLLLLunico ordine in un universo senza regole
Nella cultura greca in età ellenistica l’uomo greco, proiettato di colpo in un universo sterminato e caotico popolato da popoli di tutte le razze, avverte la crisi delle certezze da cui era stato finora sostenuto: per questo tende a chiudersi in se stesso e a cercare nella propria interiorità l’equilibrio perduto.
Questa nuova visione dell’esistenza, in cui l’uomo cerca un equilibrio tra dimensione individuale e dimensione universale, fra caso e necessità, fra imprevedibilità del futuro e aspirazioni a prevenire gli inattesi colpi della sorte, si concretizza in una figura che sta a metà tra personificazione divina e categoria psicologica: la .
LaLLLLL, la Sorte, il Caso, il cui nome si riallaccia alla radice del verbo ,,,,,,,,,,,,”accadere per caso ”, “avere in sorte”, compare come figura divina, figlia di Oceano in Esiodo insieme alla sorella Eudore “quella dei bei doni, l’Abbondanza”.
In età ellenistica quindi, la finisce con l’essere considerata, in quanto espressione della incertezza che domina le vicende umane, l’unico elemento certo in un universo senza regole. In un ambito diverso, ma non meno significativo, il teatro greco e comico dimostrano chiaramente come l’idea di un intervento superiore imprevedibile, positivo o negativo, nelle vicende umane, dovesse essere molto radicato nell’immaginario collettivo, non solo popolare.
La LLLL nelle commedie di Menandro
Già nella tragedia euripidea, il tema della ,,,, configurata come una serie di coincidenze casuali strettamente collegate alla soluzione dell’intreccio, assumeva un importanza notevole;nella commedia di Menandro questo tema si sviluppa e si approfondisce, fino a dar vita a un personaggio vero e proprio, che rivendica per se una parte predominante nella trama, come accade nell’Aspis e negli Epitrepontes.
Nell’Aspis la dea stessa vanta la sua potenza, sottolineando quanto sia vano l’affannarsi degli uomini se ella non vuole che i loro sforzi si concludano felicemente. Ciò risalta con la massima evidenza nella vicenda di Smicrine che, accecato dell’avidità di denaro, tenta d’impedire con ogni mezzo che il progetto iniziale si realizzi, purtroppo però egli non ha dalla sua parte l’appoggio della che, con una serie di avvenimenti all’apparenza del tutto indipendenti tra loro, ha già preparato il terreno perché tutto ritorni “al punto di partenza”, trasformando capricciosamente le certezze in errori e deludendo ogni più astuto sforzo dell’uomo teso a dominare il corso degli eventi, del quale ella sola si proclama orgogliosamente signora e padrona.
Pur senza interventi così diretti, il ruolo della PPPP è comunque rilevante anche nelle altre opere di Menandro.
Nel Dyskolos, l’improvvisa caduta di Cnemone nel pozzo è l’avvenimento casuale che provoca la oooooooo, il cambiamento di carattere del misantropo e, conseguentemente, dà l’avvio ai fatti che conducono al lieto fine, coronato dal matrimonio tra il giovane Sostrato e la figlia di Cnemone.
Negli Epitrepontes, allo stesso modo, lo scioglimento dell’intricata vicenda prende il via dal fatto che l’anello, lasciato al neonato come segno di riconoscimento, viene fortuitamente visto dallo schiavo Onesimo, che lo identifica come un oggetto di proprietà del suo padrone Carisio, padre del neonato esposto. Nella Perikeiromene, infine, la cieca casualità degli eventi si personifica in modo ancor più significativo nel personaggio di l’ ”Ignoranza” una figura divina che nel suo modus operandi ha molto in comune con la hhhhh, in quanto mette in risalto le limitate capacità di conoscenza della mente umana e la facilità con cui si creano, di conseguenza, equivoci e false verità. Tuttavia, l’innegabile pessimismo di questa concezione esistenziale appare mitigato, almeno in Menandro, dalla dimostrazione che gli interventi diuuuuu e hanno pur sempre il fine positivo di condurre alla scoperta della verità e al trionfo della giustizia. Un’attenta lettura del nostro poeta rivela infatti che egli, pur convinto dell’intervento potente e imprevedibile della nelle vicende umane, non perde mai la fiducia nella fondamentale bontà degli uomini e perciò non abbandona la speranza in un futuro migliore del presente.
L’influsso della LLLLLnella storiografia
Con un ruolo diverso ma pur sempre importante, la CCCC non manca di certo in un altro genere letterario che ha avuto larga fortuna in età ellenistica: la storiografia.
Uno dei più celebri storiografi di questo periodo è Polibio (nato a Megalopoli tra il 205 e il 203 a.c. e morto nel 124-118 a.c.) , egli si propone di realizzare opere con un metodo prettamente pragmatico che narrino la storia dei fatti universali abbandonando il vecchio stile della narrazione ricca di effetti drammatici in favore di un criterio di ricerca della realtà oggettiva. In questo senso, ci si aspetterebbe una decisa presa di posizione negativa, circa la presenza della figura semidivina della Tyche nelle vicende umane, e ciò per più ragioni: innanzi tutto per l’impostazione pragmatica della sua opera, poi per l’evidente assenza in lui di una fede negli dei; infine per la precedente esperienza tucididea verso la quale lo storico di Megalopoli era ampiamente debitore. Quest’ ultima infatti, col suo antropocentrismo, aveva indicato un percorso decisamente laico all’indagine storiografica, senza contare che per altro verso il mestiere stesso dello storico, imponendogli un contatto diretto con i fatti, gli creava le migliori condizioni per verificare come dietro quelli vi fossero solo motivazioni precise e complete, ampiamente riconducibili alla sfera dell’umano. D’altronde la presenza della si pone in modo contraddittorio rispetto all’impostazione laica e tucididea dell’opera polibiana, al cui interno si riscontra sull’argomento una sconcertante oscillazione di pensiero, che in certi casi sembra assegnare a questa entità un ruolo decisivo, mentre in altri pare volerla relegare nel mondo delle varie credenze popolari.
Qualche esempio:
“La sorte suole risolvere contrariamente a ogni previsione i fatti più importanti”
(Polibio; Historiae 2, 70,2)

“chi non riesce a rendersi ben conto delle circostanze e delle loro cause[…] suole attribuire agli dei e alla fortuna successi ottenuti invece con la scaltrezza e col senno”
(Polibio; Historiae 10, 5, 8)
Bisogna concludere che tale figura è un tipico prodotto della cultura ellenistica, e se da un lato essa talvolta appare simile ad una sorta di Provvidenza che indirizza gli eventi verso un determinato scopo, in altri casi sembra riflettere l’idea popolare di elemento soprannaturale capace d’intervenire nelle vicende umane ora turbandole ora invece regolandole quando sembrano sfuggire ad ogni controllo, essa è, insomma, l’impalpabile e multiforme elemento cui anche uno storico come Polibio, che dei fatti tende a dare una chiave di lettura razionalistica e laica, attribuisce la responsabilità di quei fenomeni di cui è impossibile scoprire le cause.

LETTERATURA LATINA

Dio, Padre buono che tempra gli uomini
Tratti diversi assume invece nella letteratura latina il concetto di predestinazione: la tyche è sostituita dalla providentia
“Quaesisti me, Lucili, quid ita, si providentia mundus ageretur, multa bonis viris mala acciderent[…]”
“Mi hai chiesto, o Lucilio, per quale motivo se il mondo è governato dalla Provvidenza ai buoni capitino tante disgrazie […]”
(Lucio Anneo Seneca, De Providentia 1-1)
Così esordisce il trattato intitolato De Providentia, primo libro dei Dialoghi di Lucio Anneo Seneca, autore latino, nato a Cordova, in Spagna, tra il 4 e il 2 a.c..
Egli in questo suo trattato affronta il problema del perché le disgrazie tocchino agli uomini onesti e buoni, se esiste la provvidenza divina. Seneca non intende in questa sede dimostrare l'esistenza di Dio e della Provvidenza, di cui è convinto; l'interrogativo che si pone, e a cui cerca di dare risposta, è piuttosto come possa un Dio provvidenziale ammettere l'esistenza del male.
Esiste, a suo avviso, un ordine, una legge eterna che è ovunque e regola gli avvenimenti; e questo mondo non può non avere un custode. Quindi, se la realtà è buona e nient’affatto priva di significato, allora perché capitano disgrazie agli onesti, mentre i disonesti prosperano nel lusso e nella salute? La risposta che Seneca si sente di dare a questo angosciante interrogativo è che la sofferenza è esercizio che Dio ci infligge perché la virtù umana possa esistere e fortificarsi, è cioè una sorta di banco di prova su cui la divinità saggia la tempra umana;
quindi è un bene. Il male, le avversità, il dolore, la sofferenza sono prove a cui l’uomo forte e onesto risponde con fermezza; sono esercizi cui si sottopone anche volentieri, non diversamente dagli atleti, dai soldati, dai gladiatori; perché “senza un avversario la virtù infiacchisce”. E come i padri spartani sono severi coi figli che fanno sudare e anche piangere, così Dio,in qualità di un padre che ama fortemente i figli, vuole che essi siano sottoposti a fatiche, dolori e danni perché acquistino la vera forza.
Sant’ Agostino e la nascita della collaborazione uomo-Dio
Studiando Seneca non si può non notare un certo , anche se ancora indeterminato, tentativo di creare una corrispondenza tra il volere divino e l’agire umano.
Questa corrispondenza è invece trattata con maggiore consapevolezza e approfondimento da un autore posteriore a Seneca, nato nel 324 d.c. a Tagaste nell’Africa romana e noto col nome di Sant’Agostino (morirà nel 430 nella città di Hippo Regius, mentre i vandali la prendono d’ assedio).
Egli, per risolvere gli interrogativi su libertà e predestinazione, offrendo una risposta cristiana fondata sugli scritti biblici, introduce il concetto di grazia.
Questo concetto sarà alla base delle diatribe religiose e teologiche per moltissimo tempo e conferirà un punto di partenza al protestantesimo.
Per quanto riguarda la grazia l’interrogativo principale era se la grazia in relazione alla salvezza fosse un fattore determinante o solo concomitante. Le risposte erano due e seguivano teorie diverse:
1) la grazia è determinante, cioè è Dio stesso che conferendola o non conferendola, fa si che l’uomo sia giusto e raggiunga la salvezza
2) la grazia è concomitante nel senso che la sua concessione da parte di Dio, pur essendo condizione necessaria alla salvezza, non determina la salvezza stessa, che esige il concorso o la cooperazione dell’uomo.
L’ambiguità della posizione agostiniana consiste nel fatto che in essa ci sono degli appigli per entrambe le soluzioni; sorge inoltre spontanea la domanda: la grazia divina è concessa a tutti indistintamente o solo ad alcuni?
Agostino oscilla tra due posizioni opposte: da un lato quella che consiste nell’ammettere che Dio concede a tutti la Grazia sufficiente ad ottenere la salvezza, pur lasciando a tutti la possibilità di perdersi; dall’altro quella che consiste nell’esaltare la potenza della grazia di Dio quale dono gratuito concesso solo ad alcune anime. Tant’ è vero che talora Agostino parla di una grazia che viene distribuita solo agli eletti che Dio ha ab aeterno ”predestinati” alla salvezza.
Come possiamo riscontrare noi tutt’ oggi, mentre il filone ortodosso del cattolicesimo insisterà sulla prima alternativa, il filone protestante (a cominciare dal monaco agostiniano Lutero) preferirà insistere sulla seconda sino a giungere con Calvino alla così detta predestinazione doppia, secondo cui Dio predestina alcuni alla salvezza e altri alla perdizione.
Come possiamo notare quindi in Agostino non esiste una teoria univoca della salvezza, ma c’è un oscillare tra sistemi concettuali opposti anche se si può comunque notare una certa propensione ad affidare a Dio, piuttosto che all’uomo o alla cooperazione uomo-Dio, l’impresa della salvezza.
Tuttavia, proprio su questo punto, la Chiesa si sforzerà di mitigare il dettato di Sant’ Agostino per salvaguardare quello che ha finito per imporsi come uno dei principi vitali e irrinunciabili del cristianesimo: la cooperazione Uomo-Dio, teoria fondata sulla concezione che se la grazia è la condizione che rende fruttuoso il libero arbitrio, quest’ ultimo è la condizione in virtù della quale la grazia è davvero un dono e non una costrizione o una necessità.

LETTERATURA ITALIANA
La concezione manzoniana della Divina Provvidenza
Nonostante la concezione della cooperazione uomo-Dio a partire da Sant’ Agostino sia diventata per la Chiesa uno dei suoi principi irrinunciabili, si assiste con Manzoni ad un ritorno deciso alla visione secondo la quale tutta l’umanità è soggiogata dal peccato e dalle sofferenze e solo Dio può salvarla concedendole la propria Grazia che comunque non è data a tutti ma solo ad una ristretta cerchia di predestinati (cfr. 1° concetto di Grazia per Sant’ Agostino poi ripreso dal protestantesimo). Questo concetto di predestinazione insieme alla convinzione che il progetto di Dio non è conoscibile dalla mente umana fanno leva su Manzoni che delinea la sua credenza e ne impernia le sue opere.
Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785 e muore nella città natia nel 1873, dapprima calvinista, si avvicinerà in seguito alla fede cristiana che diventerà poi uno dei capisaldi della sua vita e permeerà tutte le sue opere.
La poetica manzoniana è egregiamente espressa nel suo più grande capolavoro: “I Promessi Sposi “ un riuscito romanzo storico che narra le vicende di due giovani: Renzo e Lucia. Questi due umili lavoratori desiderano coronare il proprio sogno d’amore sposandosi ma i loro progetti sono sconvolti da un fattore esterno e incontrollabile: la Divina Provvidenza che irrompe nelle loro vite e li fa ricongiungere solo dopo tante fatiche e tante vicissitudini. Durante il travagliato distacco, infatti, i due innamorati incontreranno persone, vivranno situazioni di cui al momento persino il lettore fatica a comprendere la funzione che possono avere nella storia, ma che alla fine si rivelano tutti tasselli di un più grande e inconoscibile progetto divino controllato dalla Provvidenza;
Per Manzoni la Provvidenza Divina interviene prontamente, in qualità di Provvida Sventura, per salvare l’uomo buono, di fede, sofferente, dai mali della storia e dai mali ontologici ed è sempre attiva per il bene dell’umanità e, in modo particolare, per quella parte di umanità che è costituita dagli oppressi. Già nelle tragedie, come ad esempio “Il Conte di Carmagnola” o “L’Adelchi”, la Provvida Sventura che interviene a salvare gli oppressi dalle dinastie di oppressori: nel caso di Adelchi e della sorella Ermengarda è “provvidenziale” già che essi godano della possibilità della sofferenza, che siano potuti passare dalla parte degli oppressori a quella degli oppressi: è il progetto divino che dà ristoro a questi con la morte, dopo aver patito tanta sofferenza.
E’ alla luce di quanto detto che si afferma il concetto di eterogenesi dei fini : gli uomini riescono a raggiungere ciò che desiderano non grazie a se stessi ma solo a causa della Divina Provvidenza che ha voluto così. Risulta, alla luce di tutto ciò, spontaneo domandarsi dove sia finito il tanto agognato libero arbitrio cristiano. Manzoni non da risposta.
LETTERATURA INGLESE
Thomas Hardy’ s fate
La visione cristiana manzoniana tutta pervasa dal cieco ottimismo nella Provvidenza come ordine divino col quale Dio regola il creato e determina lo sviluppo della storia è sostituita dal fosco pessimismo di Thomas Hardy che introduce la visione della vita umana gestita dal Fat cioè la legge eterna ed ineluttabile che determina irrazionalmente ed in modo cieco e capriccioso la vita dell’universo.
Hardy’ s long life makes him both a Victorian writer and a modern one. Born in Dorset in 1840, as a boy Thomas Hardy lived close to the land and rural life which were to be inspiration of much of his work. His formal education was limited and he was to large extent self-taught. His father, a mason and a small builder, apprenticed him at the age of sixteen to an architect. Later Hardy practise architecture in London before returning to Dorset. He began writing poetry but none was published. So he turned to fiction and in a few years achieved popularity and also economic independence. After his first popular success Hardy began to write only and He married Emma Gifford and settled in Dorset.
His most important works are “Tess of the d’ Urmbervilles“(1981), that is a finest study of female character, and “Jude the Obscure” (1891).
Hardy’ s wife died in 1912, this event produced some of his finest poems, and two years later Hardy married Florance Emily Dugdale, who became his biographer after his death in 1928. Both marriages were childless.
Most of Hardy’ s novels are set in the countryside and show his affection for the vanishing agricultural world in the face of increasing urbanisation. A deep pessimism permeates all his work. But, while in his earlier novels he tends to lament the universe’ s indifference to man, in Tess, and later novels he recognises that man - made laws are partly responsible for the unhappiness and sufferings inflicted on the individual. Tess is also an indictment of the abject treatment of women in general-and lower class women in particulary - in Victorian society.
In the novels the narrator, who is also the author’s mouthpiece, does not believe in the existence of a loving God and has a pessimistic and fatalistic outlook on life; the forces which govern the world seem to enjoy inflicting endless suffering on a helpless and harmless creature like Tess. Hardy uses a suggestive technique to show how her destiny is predetermined by fate: throughout the novel the tragic outcome of her story is anticipated by premonitory incidents, for example the ominous ones of her wedding date.
FILOSOFIA
L’ angoscia,
tragica conseguenza dell’assenza di predeterminazione
Se la divina provvidenza non esistesse e cioè l’uomo fosse completamente libero di scegliere, libero dalla Tyche come entità che governa irrazionalmente gli eventi umani, libero dalla Providentia latina che giustificava i mali degli uomini affermando che questi sono mandati per temprarli, libero dalla visione cristiana della collaborazione uomo-Dio, libero cioè da qualsiasi tipo di fattore trascendente che determina la propria vita l’uomo come reagirebbe?
Secondo il filosofo Kierkegaard (1813-1855) ogni atto, ogni evento dipende dalla libera scelta del singolo, come' è evidente nella scelta dei modelli di vita e soprattutto nella scelta religiosa, che non avviene sulla base di una giustificazione razionale, di un ragionamento, ma come puro salto che il singolo compie in assoluta libertà.
Nell’assenza di predeterminazione si apre all’uomo la possibilità della libertà, una possibilità assoluta, senza limiti, insieme possibilità di tutto e possibilità di nulla. Alla vertigine che l’uomo sperimenta di fronte alle infinite possibilità di scelta in cui consiste la sua libertà, Kierkegaard da il nome di angoscia, che non è la paura di questo o di quello, bensì lo smarrimento di fronte all’aprirsi di un campo di possibilità dagli esiti ignoti, per cui il singolo non può prevedere se la sua azione ha una possibilità di successo o se invece è destinata allo scacco. Se tutto è possibile, è come se niente fosse possibile (in quanto niente è assicurato); di qui il senso di precarietà che invade l’uomo.
L’angoscia è tipica di un essere libero come l’uomo, ovvero di un essere la cui libertà è finita, condizionata dalla situazione, cioè dalle condizioni in cui si trova ad operare senza sapere che cosa accadrà.
Nello sviluppare la tematica dell’angoscia come elemento costitutiva dell’esistenza umana, Kierkegaard evoca una figura di riferimento : Adamo. Il peccato, quello di Adamo come quello di ogni altro uomo, rappresenta una rottura rispetto alla condizione di innocenza, ma che cos’è l’innocenza? L’innocenza è ignoranza, è lo stato in cui l’uomo vive ancora inconsapevole del bene e del male. Nell’ignoranza di ciò che può e non può fare, Adamo coglie il suo potere nella forma di pura possibilità, e appunto nel sentimento che viene dato all’uomo dalla libertà di potere, consiste l’angoscia la quale scuote l’innocenza.
L’angoscia, il nulla o l’assenza di ogni determinazione, la vertigine della libertà pongono l’uomo di fronte alla scelta, alla possibilità di infrangere il divieto e dunque di peccare. Con il peccato Adamo esce dall’innocenza, diventa consapevole di se e avvia la sua esperienza di uomo, dove l’angoscia viene a configurarsi come possibilità del bene e del male. L’angoscia dunque è la condizione che precede la scelta.
CONCLUSIONE
Risulta quindi evidente che anche il libero arbitrio pone l’uomo di fronte a non pochi problemi: se l’uomo è completamente slegato da qualsiasi fattore trascendente e quindi ogni sua azione ha un peso determinante per il suo futuro, non solo, come ci dice Kierkegaard, egli è inevitabilmente condannato all’angoscia ma si rende anche conto che l’unica persona da biasimare per i mali che avvengono nel mondo non è altro che se stesso. Questo non può far altro che condurre l’uomo verso una vita infelice.
Di contro, se tutto è predestinato, come abbiamo visto con la Tyche greca, con la Providentia latina, o con la Divina Provvidenza manzoniana, l’uomo rischia di ricadere nel nichilismo, ovvero di credere che qualsiasi azione compia non ci siano ripercussioni all’interno di un più grande e inconoscibile progetto divino e questo lo porta a non vivere pienamente e consapevolmente la sua vita di uomo.
A conti fatti dunque così come ci suggerisce la mediocritas di oraziana memoria posizioni eccessivamente estremiste non giovano all’ uomo che invece ha bisogno di sentirsi determinante per la propria vita ma allo stesso tempo di avere Qualcuno sopra di sè a cui imputare gioie e dolori che vive, quindi solo la concezione cristiana di collaborazione uomo-Dio introdotta dalla filosofia Agostiniana sembra offrire per il momento la risposta più efficace ai più antichi interrogativi umani:
Chi decide la felicità o l’infelicità della vita umana?
Chi decide che a qualcuno spetti una vita breve o una vita lunga?
Perché coloro che vivono una vita giusta spesso sono colpiti dai mali, mentre coloro che conducono una vita volta alle scorrettezze e alla frode molto spesso vengono solo facilitati dal fato e sembrano rimanere impuniti?
Alla luce di quanto detto la risposta è semplice: è l’uomo che con le proprie azioni che determina la propria vita e il mondo che lo circonda tuttavia bisogna sempre ricordare che a volte capitano situazioni che ci rendono la vita difficile. Come reagire? Un consiglio efficace, e ancora tremendamente attuale ci è stato dato più di duemila anni fa dal greco Terenzio che ha affermato:
”La vita degli uomini è come quando giochi ai dadi: se al lancio non ti capita il tiro che ti fa più comodo, devi correggere con la tua abilità quello che ti è capitato per caso ”
(Terenzio, Adelphoe !)
FINE
Bibliografia
- Storia e antologia della letteratura greca di Ida Biondi
D’Anna 2004

- Studia humanitas di Angelo Roncoroni, Roberto Gazich, Elio Marinoni ed Elena Sada
Carlo Signorelli editore 2002
- Opera di Giovanna Garbarino
Paravia 2003

- L’attività letteraria in Italia di Giuseppe Petronio
Palumbo 2004

- I libri di Diàlogos di Ciuffi, Gallo Luppi, Vigorelli, Zanette
INDICE
Prefazione ......................................................................................................pag. 3
Letteratura greca
- la llll unico ordine in un universo senza regole …………………… 5
- il ruolo della iiiii nelle commedie di Menandro…………………… 6
- l’influsso della lllll nella storiografia…………………………………….. 7
Letteratura latina
- Dio, Padre buono che tempra l’uomo………………………………………… 9
- Sant’Agostino e la nascita della collaborazione uomo- Dio…. 10
Letteratura Italiana
La concezione manzoniana della Divina Provvidenza…………………………. 12
Letteratura inglese
- Thomas Hardy’s fate…………………………………………………………………... 14
Filosofia
- l’angoscia: tragica conseguenza dell’assenza
di predeterminazione………………………………………………………………….. 15

Conclusione………………………………………………………………………………………………… 18
Bibliografia………………………………………………………………………………………………… 20
2

Esempio



  


  1. Jessica

    andare oltre i limiti - tesina

  2. Ilaria

    Tema interessante ed originale


Come usare