Il turismo in Italia

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Il turismo in Italia
La domanda turistica complessiva
La fase espansiva del turismo internazionale, iniziata dalla seconda metà del 1993, ha subito nel corso del 1997 e del 1998 un rallentamento a causa dell'indebolimento del processo d’espansione economica, di un tasso di disoccupazione elevato e dalla crisi finanziaria. I dati dell'Omt, per il 1998 evidenziano una crescita dei flussi turistici internazionali limitata e inferiore a quella registrata nel corso dell'anno precedente. L'area del mondo che subito la maggiore stagnazione del turismo internazionale è stata quella dei paesi asiatici e del Pacifico. In Europa gli arrivi nel 1998 sono aumentati del 3% rispetto al 1997 mentre le entrate turistiche sono aumentate del 3,8%. Il dato complessivo europeo è in ogni caso la risultante d’andamenti differente tra i diversi stati. Il 1997 era stato per l'Italia un anno di rallentamento. Nel 1998, si assiste invece ad una nuova ripresa del settore: le presenze turistiche registrate presso gli alberghi e gli esercizi complementari sono stati con un incremento del 2,2%. Nel triennio 1994-1996 le presenze di stranieri erano cresciute molto più di quelle degli italiani, ed erano state le principali fautrici della forte crescita del settore. Andamenti simili sono stati registrati nel 1998 nelle due diverse tipologie di ricettività. Sia negli esercizi alberghieri sia in quelli complementari le presenze globali sono aumentate di circa il 2%; negli esercizi alberghieri è risultata più elevata la crescita della componente italiana, negli esercizi complementari sono le presenze di turisti stranieri a registrare la crescita maggiore. Nella spiegazione di risultati raggiunti dal turismo in Italia una notevole importanza riveste l'andamento del corso dei cambi. Fra le cause principali che hanno determinato la forte espansione del turismo registrata nel triennio 1994-95 vanno individuate, oltre alla positiva evoluzione della congiuntura internazionale e alla crisi politica attraversata, soprattutto il favorevolissimo cambio della lira che ha incanalato turisti stranieri verso l'Italia. Anche il recupero registrato dal settore nel corso del 1998 può in parte essere dipeso dall'andamento dei tassi cambio. Per quanto riguarda la dinamica del settore del 1999, le prime indicazioni evidenziano un incremento del 2%, nonostante l'andamento della stagione estiva condizionata dalla crisi nei Balcani, dalla guerra nel Kosovo e dal maltempo di luglio e agosto. Queste valutazioni trovano conferma nei dati delle indagini condotte dall'Istat su un campione di esercizi alberghieri: secondo tali indagini le presenze alberghiere sono aumentate del 6,6% nella settimana di Pasqua, diminuite del 4,4% e del 3,3% nella seconda settimana di giugno e in quella di ferragosto e nuovamente aumentate del 7,8% nella prima settimana di ottobre. Secondo l'osservatorio del Ciset, considerando gli arrivi di turisti stranieri per il 1999 si stima un tasso di crescita del 2,2%.
L'offerta turistica complessiva
L'evoluzione della ricettività alberghiera
La struttura dell'offerta ricettiva alberghiere italiana, pari a 33.828 esercizi nel 1997, si presenta come una delle più frammentate dell'interno del panorama europeo. Essa si caratterizza per la prevalenza di esercizi alberghieri delle categorie più modeste 1 e 2 stelle che coprono il 56% dell'offerta. Si tratta di imprese a conduzione familiare di piccole e medie dimensioni: il numero di posti letto per esercizio è pari a 22,9 per gli alberghi a una stella e 36,2 per gli alberghi a 2 stelle. Queste imprese hanno caratteristiche strutturali e funzionali che non sono adeguate ai modelli operativi dell'economia post-industriale e del terziario e si trovano ad operare in condizioni critiche a causa della loro troppo gracile impostazione gestionale e finanziaria, della loro incapacità di esplicare un'incisiva azione di marketing e delle loro difficoltà di contatto con il mercato. Da alcuni anni si assiste ad una progressiva diminuzione di esercizi alberghieri: dal 1987 al 1997 la struttura alberghiera ha subito una perdita di 4.286 esercizi, gli esercizi a 1 stella sono passati da 17.741 unità nel 1987 a 8.460 nel 1997. Nello stesso periodo si è invece registrato un forte incremento nella categoria degli alberghi a 3 stelle che sono aumentati di ben 4.712 unità, nella categoria più elevata degli alberghi a 4 stelle sono aumentati con un incremento del 87,4%. La maggior parte degli esercizi alberghieri e dei letti disponibili continua ad essere localizzata nelle regioni del Nord Italia, caratterizzate da una antica vocazione turistica. Altri caratteri strutturali rilevanti sono il numero degli addetti e il numero di unità locali per ogni impresa alberghiera. Gli alberghi italiani occupano in media 5,3 addetti (compreso il titolare), che diventano 6,4 addetti al Centro, 6,1 al Sud e 4,8 al Nord Considerando come ulteriore indice di efficienza globale del settore della destagionalizzazione del consumo turistico va notato che in Italia l'attività ricettiva alberghiera è caratterizzata da una marcata stagionalità. La stagionalità è più elevata al sud che al nord e al centro.
L'evoluzione della ricettività complementare
La consistenza e la struttura degli esercizi complementari è molto varia: le tipologie di alloggio e le modalità di servizio offerto sono molto diverse pur avendo in comune la destinazione ad una clientela vacanziera che rende il comparto più sensibile. In questi ultimi anni è aumentato sia il numero che la capacità ricettiva degli esercizi complementari. Del comparto fanno parte i campeggi e i villaggi turistici, le altre tipologie comprendono gli alloggi agrituristici, gli ostelli per la gioventù, casa per ferie, rifugi alpini, ecc..
L'apporto economico del turismo all'economia del paese
L'importanza del turismo nell'economia non è immediatamente apprezzabile dai dati delle statistiche italiane. L’analisi del settore turistico risulta sacrificata in quanto il turismo può essere osservato e misurato solo in relazione ai beni e servizi consumati dai turisti. Il settore delle attività turistiche non è separato dagli altri settori, ma risulta composto da molte attività che trovano la loro collocazione non differenziata in tutti settori produttivi i quali producono a vantaggio di turisti e di non turisti. Per stimare gli effetti complessivi dei consumi turistici, in termini di produzione effettiva, di valore aggiunto, di occupazione e di importazione, sul sistema economico occorre tener conto dei collegamenti tra i vari settori del sistema stesso coinvolti nella produzione di beni servizi per soddisfare la domanda espressa dai turisti. Va considerata l'interdipendenza tra i settori produttivi il che rende opportuno l'utilizzo di modelli di tipo input-output che consentono di misurare gli effetti diretti indiretti e indotti di una variazione della domanda turistica sul sistema economico. I tre effetti mettono in evidenza il fatto che, se il consumo turistico produce una variazione nel livello di produzione di pari importo, a sua volta, genera ulteriori variazioni nei livelli di produzione.
L'effetto diretto è riferito alla produzione di beni e servizi che hanno consentito di soddisfare direttamente la domanda turistica. Per ottenere l'effetto diretto occorre depurare i consumi turistici delle importazioni direttamente effettuate per soddisfarli.
L'effetto indiretto è relativo alla produzione di beni e servizi impiegati indirettamente, per produrre beni e servizi che soddisfano direttamente la domanda turistica.
L'effetto indotto si riferisce alla produzione attivata dalla domanda, per consumi di tutti coloro che hanno percepito il valore aggiunto generato dalla produzione di turistica. Anche in questo caso si profila un processo moltiplicativo definito keynesiano-leonteviano.
L'apporto del settore turistico all'economia del Paese può essere valutato in termini del contributo che esso fornisce al sostegno e alla crescita dell'occupazione. Considerando gli ormai persistenti problemi di disoccupazione che affliggono l'Italia, questo dato assume un interesse particolare. Nel 1997 il turismo ha contribuito all'occupazione, in modo diretto, con 1.622.000 unità di lavoro e in modo indiretto con 377.000 unità di lavoro. Il contributo complessivo ha rappresentato circa 9% del totale dell'occupazione. Le stime contenuto nell'Ottavo rapporto sul turismo in Italia relativamente al ruolo predominante del turismo nell'economia italiana sono confermate anche dalle cifre rese note dal Dipartimento del turismo per cui nel 1997 il settore turistico registrato un giro di affari di 132 mila miliardi di lire e circa 2 milioni di occupati fra autonomi, stagionali e indipendenti. Tutti i dati esaminati concorrono a supportare l'affermazione ricorrente che attribuisce al turismo un ruolo strategico all'interno del sistema economico italiano essendo uno dei pochi settori in grado di fornire nuove opportunità al disastrato mondo del lavoro e uno dei maggiori produttori di reddito. Se si tiene conto della specifica vocazione e posizione geografica dell'Italia, delle risorse culturali, storiche, artistiche, paesaggistiche ed ambientali che il paese possiede ci si rende facilmente conto che il settore non è ancora valorizzato al massimo della sua potenzialità.
I primordi del turismo
Possiamo distinguere due grandi categorie di domanda turistica: i viaggi e la villeggiatura. A esse corrisponde la fruizione di un particolare insieme di servizi turistici. Nel primo caso la primogenitura spetta ai pellegrinaggi del Due e Trecento e soprattutto al Grand Tour, cioè l'istituzione del viaggio di formazione dei giovani nobiluomini europei che si diffuse in Europa a partire dal Cinquecento. Il concetto di turismo come villeggiatura risale all'impiego del tempo libero delle ville romane, agli sport campestri dei lord inglesi, alle villeggiature in campagna degli aristocratici europei. Si tratta di un turismo che associa all'attrattiva naturale la presenza di svaghi.
Vacanze romane fra mare e campagna
Il concetto di villeggiatura e di ferie era già ben definito in epoca romana; il feriari (l'essere in ferie) e il rusticari (trasferirsi per qualche tempo in campagna). Le mete principali delle vacanze erano la campagna e il mare; la vacanza in campagna rappresentava il momento della serenità, il modo per distaccarsi dai rumori e dalle ansie dei ritmi cittadini; si diffuse soprattutto a partire dal I secolo A. C. Tale vacanza è perfetta sintonia con entrambe le filosofie dominanti: l'epicureismo e lo stoicismo. Secondo l'epicureismo, poiché il mondo è senza scopo e ogni cosa è affidata al caso, l'uomo non può avere altro fine che quello di fuggire il dolore e cercare il piacere. Ancora di più la vacanza in campagna e in sintonia con lo stoicismo, che faceva della virtù la fonte delle libertà dell'uomo: si può godere di una perfetta libertà purché ci si emancipi dai desideri mondani e quindi una vita appartata diventa l'ideale stoico. La vacanza nella villa di campagna rimanda a una visione pacata di villeggiatura, a metà fra l'ozio, cioè la cura di se, e il lavoro. Le ville sono attrezzate per ogni tipo di attività fisica e di cura del corpo: giardini per le passeggiate, vasche con acqua fredda, tiepida e calda per fare il bagno e disposte in modo tale da permettere di prendere il sole. L'abbronzarsi al sole era ritenuto salutare dai romani. La campagna era soprattutto il rifugio delle persone mature. La solitudine, il desiderio di tranquillità, rappresentavano una modalità di utilizzo del tempo libero.
Ben diversa e l'immagine della vacanza al mare, la quale aveva come scopo non tanto la pace interiore quanto il divertimento frenato. Nella seconda metà del I secolo A. C. la costa campana è il centro mondano di villeggiatura più famoso: le città di Baia, Pozzuoli, Bauli, Miseno sono il ritrovo di tutta aristocrazia romana, imperatori compresi. Seneca e Cicerone descrivevano tali stazioni balneari come il luogo della perdizione, degli amori sfrenati, delle esperienze erotiche particolari. Properzio e Tacito descrissero Baia come il luogo dei tradimenti amorosi e loschi intrighi, che spesso culminarono in gravi delitti politici. Anche vacanze al mare si trascorrevano nelle ville, abitualmente si tenevano cene, feste, spettacoli. I luoghi del divertimento collettivo erano rigidamente privati e si accedeva su invito. Tutti i più importanti esponenti della società romana avevano una o più ville nelle località balneari. Diversamente da quelle di campagna, queste ville nacquero come luoghi di piacere, non avevano campi coltivati attorno ed erano costruite in riva al mare, con porticati e moli che si estendevano sino all'acqua. Di giorno era frequente organizzare banchetti in barca o sulla spiaggia, allietati dalla musica. Queste località marittime erano anche dei centri termali. Baia era famosa per le sorgenti calde presenti sia sulle colline che sul litorale. Verso la fine del II secolo a.C. iniziò a svilupparsi un movimento turistico che potremmo definire di tipo culturale: i paesi orientali e la Grecia divennero una vera e propria corrente turistica alimentata da letterati, artisti, uomini politici. Le località preferite erano le città monumentali ( Alessandria, Efeso, Rodi, ecc..) e le famose scuole di Alessandria, della Grecia e dell'Asia minore. Questo movimento turistico fu reso possibile dal confluire di due fattori: la concentrazione di ricchezza a Roma che consentii di intraprendere tali viaggi e la relativa tranquillità che seguì la cosiddetta pax romana. L'amore per i viaggi e per la villeggiatura trovava sostegno in una formidabile rete stradale che collegava Roma e tutto il mondo conosciuto. Lungo tutte le principali vie di comunicazione era possibile sostare presso le stazioni di posta: le mutationes per il cambio di cavalli, costruite a distanza di 6-8 miglia, e le mansiones disposte a circa 30 miglia attrezzate per soste più lunghe con alberghi, locali di ritrovo, botteghe artigiane. Il veicolo più stato per i viaggi lunghi era la raeda, caro a quattro ruote trainato da muli in grado di portare più passeggeri e anche un bagaglio pensante; per i percorsi brevi si utilizzavano i carpenta, cocchi a due ruote trainate da cavallini. Chi non disponeva di mezzi propri li noleggiava di località in località dai cisairii e dai carrucari; il mestiere del noleggiatore era così diffuso da dare vita a corporazioni, con leggi che regolavano il funzionamento del servizio e la concorrenza. Di grande aiuto ai viaggiatori erano gli Itineraria, cioè delle guide viarie che elencavano le stazioni, con le distanze, annotazioni sullo stato delle strade e le notizie essenziali sulle regioni. La guida più importante giunta sino a noi è l'Itinerarium Provinciarum Antonini Augusti, che raccoglie le guide di tutte le 372 strade dell'impero dalla Britannia all'Africa oltre a questi itinerari di tipo descrittivo ne esistono anche in forma di grafici o di cartine, qualcosa di simile alle nostre carte stradali. La villeggiatura resterà un'abitudine romana per tutto il III secolo a.C. con il declino dell'impero le ville si trasformarono da luoghi di piacere i luoghi di difesa.
La passione per le terme
Fra le abitudini romane merita una trattazione più dettagliata la passione per le terme. I romani avevano appreso dei greci l'uso del bagno, in un primo tempo presente solamente nelle case private dei ricchi; dal II secolo A. C. Si era diffusa la moda dei bagni pubblici. Essi erano dati e appalto a un impresario il quale riscuoteva il biglietto d'ingresso, piuttosto contenuto. La moda delle terme permise a regime imperiale di abituare a una maggiore igiene la gran parte della popolazione, il bagno divenne un momento di svago accessibile anche ai più umili, alcuni imperatori ne fecero costruire di gratuite per il popolo; erano presenti anche strutture private molto costose. Il bagno era un piacere e nello stesso tempo una cura per il corpo. Le terme erano affiancate da palestre attrezzate per la ginnastica, terminata l'attività sportiva si passava alla sauna e poi al bagno prima in acqua calda e poi in acqua fredda. La grande fama delle terme romane e delle città di villeggiatura nate attorno agli stabilimenti era dovuta al fatto che essi si presentavano come luoghi di ritrovo e di divertimento, che affiancavano alle strutture sportive giardini per le passeggiate, biblioteche, musei. Fra uomini e donne non esisteva alcuna separazione gli spogliatoi sé nelle vasche. Anche se il bagno termale era ritenuto una pratica abituale e le cure e i piaceri del corpo non venivano mai riferiti alla sfera dell'immoralità, tale promiscuità fu all'origine di molti scandali, alcuni imperatori cercarono di intervenire assegnando orari differenti per il bagno delle donne è quello di uomini. Nei pressi dei monumenti termali sorgessero molte osterie e locande frequentate da bagnanti desiderosi di eccedere con l'alcool o in cerca di dolce compagnia. Non a tutti la rumorosa vitalità dei bagni procuravano gioia. Con la diffusione del Cristianesimo si chiuse l'epoca dei bagni: alla cura del corpo e al mito della bellezza si sostituì il primato dello spirito. Questa nuova visione del rapporto fra spirito e corpo portò alla condanna delle pratiche termali. La pratica del bagno rigenerante, di svago non scomparve del tutto, ma venne rinchiusa nei postriboli. La decadenza di questo svago può essere infatti inserita in quel generale fenomeno di ruralizzazione della vita quotidiana che caratterizzò i secoli successivi. Il bagno a fini terapeutici o di divertimento sopravvisse fra le classi popolari, le sorgenti e le acque con proprietà curative continuarono ad essere frequentate da quelle fasce di popolazione che ancora risentivano dell'influenza dei miti pagani. La religione, che in un primo tempo aveva condannato tale pratica, lentamente la fece propria arricchendola del simbolismo cristiano: la cura del corpo venne identificata con la purificazione dell'anima, e i riti termali le abluzioni e altro divennero il singolo dell'espiazione dei peccati. Il cristianesimo era penetrato anche nei miti più profondi della cultura popolare. Nel corso del 300 iniziarono a comparire anche trattati medici sugli effetti terapeutici dell'idroterapia (cure fatte con l'acqua semplice) e della crenoterapia (cure con le acque minerali). Progressivamente le stazioni termali ritornarono a far parte delle pratiche sociali lecite, non più luoghi di piacere e di ritrovo, ma luoghi per la terapia.
La nascita del turismo religioso
La prima forma di turismo ad essere praticata nelle diverse civiltà umane è stato il viaggio a scopo religioso: forme di pellegrinaggio sono state presenti in tutte le società antiche. Nelle prime grandi civiltà della storia il potere religioso e politico erano strettamente connessi e le grandi città attiravano migliaia di pellegrini in visita sia dei luoghi sacri sia dei rappresentanti del potere. Nell'antica Grecia erano presenti numerosissimi altari e oracoli, tutti mete di pellegrinaggio; l'altare di Argos nel Peloponneso e quello di Zeus a Dodona, ma il più famoso di tutti era l'oracolo di Apollo a Delfi. Il turismo religioso è stato istituzionalizzato in tutte le grandi religioni, dall'induismo al buddismo, dal Cristianesimo all’islam. Il viaggio religioso assume la nuova funzione di diffondere in tutto il mondo la fede cristiana. Nella lunga storia del pellegrinaggio cristiano tre mete hanno assunto un valore fondamentale: Gerusalemme, per la presenza del Santo Sepolcro; Roma, la città del martirio gli apostoli Paolo e Pietro; Santiago di Compostela che ospita la tomba di San Giacomo maggiore. Il pellegrinaggio verso Gerusalemme conobbe una grande diffusione nel IV secolo, quando cessarono le persecuzioni e il cristianesimo divenne la religione degli imperatori. Nei secoli successi il cammino per Gerusalemme inizia a essere intrapreso anche da aristocratici e semplici fedeli. Nell'XI secolo, con l'inizio delle crociate, la tipologia del pellegrino cambiò radicalmente. Dopo il 1244, quando i crociati persero Gerusalemme, raggiungere la Terra Santa diventa sempre più pericoloso. I cattolici riprenderanno i viaggi verso Gerusalemme solamente nel XIX secolo. Attorno al IV secolo si possono datare anche i primi pellegrinaggi verso Roma: all'inizio si trattò di un fenomeno di devozione popolare, ma quando la chiesa di Roma prevalse sulle altre, esso assunse un nuovo significato. Papi e imperatori si impegnarono a organizzare sia gli spazi, costruendo basiliche e infrastrutture, sia i templi; tra il IV e il V secolo la chiesa compose un proprio calendario delle feste che disciplinò l'affluenza dei pellegrini. Le mete più importanti erano le catacombe e i numerosi santuari e chiese costruite tra il IV e il V secolo. Nella fase iniziale il pellegrinaggio mobilitò soprattutto i residenti di Roma e delle regioni di limitrofe; successivamente si aggiunsero principi, grandi personaggi e imperatori, i cui viaggi avevano sia uno scopo politico o d'affari sia un significato religioso. La terza meta più importante del pellegrinaggio cristiano è Santiago di Compostela, che iniziò ad attirare fedeli a partire dal X secolo. Il successo di questa meta religiosa è legata al culto di San Giacomo maggiore, prima di apostoli, che attorno all'anno mille diventò il protettore di tutta la Spagna. Compostela è il luogo in cui venne ritrovato il sepolcro di San Giacomo, nel XIII secolo esso si propose come il simbolo della lotta contro i mori e divenne meta di pellegrinaggio di coloro che avevano combattuto i musulmani. Nel corso del XVII secolo Santiago cominciò a perdere l'importanza in parte per la presenza di tanti altri corpi di santi in tutta la Spagna, in parte per la perdita delle reliquie nascoste nel 1589 che non vennero più ritrovate. Nel tentativo di riportare al vecchio splendore la meta spagnola i responsabili della cattedrale avviarono un grande intervento di ristrutturazione per adeguare la vecchia struttura al nuovo gusto barocco; da allora in poi la fama di Santiago non si è mai offuscata. Oltre a questi tre fondamentali luoghi di culto, il mondo cristiano ha sviluppato nel corso della sua storia centinaia di mete di pellegrinaggio a seguito della lotta iconoclasta.
L'apogeo del pellegrinaggio cristiano: il medioevo
L'epoca tra il XII e il XIII secolo rappresentò l'apogeo del pellegrinaggio cristiano, sia perché coinvolse una massa crescente di fedeli sia perché questa pratica conquistò un forte prestigio sociale. La comunità cristiana riuscì a impregnare del suo spirito il mondo feudale, l'organizzazione della società, il funzionamento delle istituzioni e l'agire quotidiano avevano tutti un fine trascendente che era la salvezza nel Regno dei cieli. È in questo contesto di primato assoluto della chiesa che va compreso il fenomeno del pellegrinaggio. Esso non era solamente una pratica religiosa, ma una vera e propria istituzione che godeva del riconoscimento sociale: il pellegrinaggio intraprendeva il suo viaggio con l'approvazione di tutta la società. Prima di partire si poteva redigere il testamento nel quale si sceglievano gli eredi e gli amministratori dei propri beni e si indicava la durata dell'assenza superata la quale sarebbe stato considerato morto. Era la chiesa a preoccuparsi che il testamento fosse rispettato e in alcune regioni il clero locale conservava direttamente i beni. Quello medievale fu soprattutto un pellegrinaggio penitenziale chi intraprendeva questo viaggio era motivato dal desiderio di espiare propri peccati e di guadagnarsi così la salvezza eterna. Nel IX secolo comparvero le prime guide, la più conosciuta era l'Itinerario di Einsiedeln, che portava i luoghi di devozione. Dal XII secolo cominciarono a comparire guide più complete, come la Guida dei pellegrini di Santiago che offriva informazioni sulle città, gli ospizi e anche i pericoli presenti lungo le strade che portavano al santuario di San Giacomo, oppure le Mirabilia urbis Romae, che univano agli itinerari religiosi l'indicazione di numerosi luoghi laici. Altrettanto importanti erano i dizionarietti e i libri di frasi utili in ebraico, in greco, in arabo o in turco. La grande epoca dei pellegrinaggi medievali si concluse nel XIV secolo quando essi non vennero imposti per sentenza e quando i viaggi unirono ai motivi religiosi anche ragioni culturali e di puro piacere. I pellegrini si stavano trasformando in semplici viaggiatori.
I luoghi dei pellegrinaggi
La scoperta di una nuova meta di pellegrinaggio è legata ad un evento straordinario come il ritrovamento di reliquie, il verificarsi di apparizioni o la sepoltura di un religioso di grande prestigio; tali eventi sono accompagnati da episodi miracolosi. Il culto delle reliquie si fa risalire al II secolo: durante le persecuzioni i fedeli nascondevano le reliquie, in genere oggetti che erano stati a contatto con il santo o con la pietra della sua tomba per poterle venerare in segreto. Grazie all'acquisto, al ritrovamento e a volte al furto di reliquie nacquero nuovi santuari. Esse rappresentano un importante risorsa economica, perché aumentando il prestigio dei santuari è attirando un numero crescente di pellegrini davano un significativo impulso all'economia del luogo; in molti casi vennero inventate o falsificate. Questo problema, rischiava di minare l'intera credibilità dei luoghi sacri. Tre luoghi sacri devono la loro origine al ritrovamento di una reliquia: il Gargano dove venne rinvenuta l'impronta del piede di San Michele Arcangelo, Loreto dove si trova la casa di Maria, e Santiago di Compostela dove stato rinvenuto il sepolcro di San Giacomo maggiore. Una seconda categoria di eventi in grado di rendere famoso un luogo era la morte di un religioso che in vita avesse acquisito una certa fama. Numerosi sono gli esempi di mete di pellegrinaggio sorte con la sepoltura di religiosi: tra le più famose ricordiamo Tours, dove visse e morì San Martino, Canterbury, che raccoglie le spoglie di San Thomas Becket, Padova, che ospita la tomba di Sant'Antonio, e San Giovanni Rotondo dove si venera Padre Pio. Nel tardo medioevo il pellegrinaggio alle tombe dei santi passò di moda, sostituito delle visite alle statue miracolose dalle apparizioni di Maria. Nel 1830 a Parigi la Madonna apparve ad una novizia per chiederle di diffondere una medaglia, creando così il culto della medaglia miracolosa; pochi anni dopo a La Salette e a Lourdes riapparve trasformando questi due luoghi nelle più amate mete religiose. All'inizio del Novecento, a Fatima, Maria si materializzò davanti ad alcuni bambini per ammonire gli uomini che avevano perduto la fede e per lanciare tre premonizioni, l'ultima delle quali resa pubblica in occasione del giubileo del 2000. Lo sviluppo di una nuova meta presuppone che la notizia si diffonde nel resto del mondo. Per far sopravvivere nel tempo la notorietà di un santuario era necessario l'appoggio sia della Chiesa sia dello Stato. Tutti questi luoghi sono accomunati da un forte intervento di tipo urbanistico e architettonico, mirante a creare le condizioni per ricevere e ospitare un numero crescente di fedeli; ovunque si è proceduto in breve tempo alla realizzazione di una grande basilica potesse ospitare tutti i pellegrini in occasione dei riti religiosi e contemporaneamente si sono sviluppate le prime strutture ricettive.
I giubilei e la riduzione delle pene
Nel corso del XII e XIII secolo i papi avevano aumentato il numero di indulgenze concesse ai pellegrini che visitavano le chiese di Roma; a coloro che partecipavano alle crociate veniva concessa l'indulgenza plenaria, cioè il perdono di tutti peccati. Con la fine delle crociate nel 1291 si fece strada l'idea di legare l'indulgenza plenaria ad un evento straordinario creato dalla chiesa stessa: fu Papa Bonifacio VIII a proclamare il primo giubileo nel 1300. Esso venne preceduto da numerosi lavori per la sistemazione delle strade di accesso a Roma, allo scopo di facilitare l'arrivo di personaggi importanti e richiamò in Italia circa 200.000 fedeli. Questo primo giubileo ebbe però anche un forte significato politico, venne proclamato in una fase di grandi tensioni fra la chiesa, che voleva affermare il proprio potere spirituale universale sull'autorità temporale dei vari regnanti europei, e nascenti stati nazionali, che stavano costruendo la propria individualità. Il giubileo del 1300 fu uno dei trionfi del papato medievale e da esso Bonifacio VIII trasse nuova fiducia nella propria potenza: arrivarono anche donne e bambini spesso provenendo da molto lontano. Il grande afflusso di viaggiatori pose seri problemi organizzativi soprattutto per l'approvvigionamento di cibo, questo primo giubileo si rivelò un grande affare per osti, banchieri, speziali e pittori. Il secondo giubileo si tenne nel 1350 durante il papato di Clemente VI: anche in quest'occasione affluirono a Roma migliaia di donne, bambini, poveri e ricchi, ma comparve una prima significativa differenziazione di censo. Un giubileo importante fu quello del 1450 perché quella proclamato in un momento di debolezza della chiesa cattolica. Tra il 1575 e il 1675 si registrò una nuova fioritura del pellegrinaggio romano: era iniziata l'epoca della controriforma, cioè della risposta della chiesa cattolica alla diffusione del protestantesimo. Questi giubilei assunsero una particolare valenza religiosa e politica per la chiesa romana. Nel Seicento venne pubblicata anche una guida delle chiese e delle reliquie che proponeva non solo la storia dei santi ma anche le modalità attraverso le quali essere avevano raggiunto Roma. L'anno sacro era scandito da due cerimonie principali: l'apertura e la chiusura della porta santa. Tra questi due principali momenti si collocavano decine di riti ordinari che venivano celebrati con una ricercatezza scenografica e una intensità particolari, trasformando Roma in una sorta di palcoscenico permanente dell'evento religioso. Le grandi cerimonie erano una delle attrattive del viaggio, i mesi di maggior affluenza coincidevano con le festività del calendario liturgico. Dalla fine del Seicento alla metà del Settecento il fascino dei giubilei si appannò: vi fu un forte calo numerico di pellegrini. Nel corso dell'Ottocento si tenne solamente il giubileo del 1825. La sua organizzazione fu molto facilitata dalla rete stradale realizzata nel periodo napoleonico e dall'apertura di due nuovi valichi alpini: il Moncenisio e il Sempione; inoltre gli alberghi erano ormai divenuti piuttosto confortevoli. Tuttavia esso fu un giubileo di tono minore che non riuscì ad attirare pellegrini stranieri. Il giubileo successivo venne proclamato nel 1900, quando già Roma faceva parte del regno d'Italia. Per il papa rappresentò l'occasione per riaffermare la cristianità di Roma. I giubilei del novecento appartengono ad una nuova epoca turistica: i viaggi sono organizzati da agenzie di viaggio, si può raggiungere Roma in treno, in pullman o in aereo; la durata del pellegrinaggio è molto breve e concilia con l'attività lavorativa. Per quanto riguarda l'alloggio, le confraternite vengono sostituite da appositi comitati e da istituti religiosi. L'aspetto più importante dei giubilei del novecento è il progressivo coinvolgimento dei fedeli di tutti i continenti e la crescente spiritualizzazione dell'evento. L'ultimo giubileo è quello del 2000, dal punto di vista religioso le innovazioni rilevanti riguardano il nuovo significato dell'indulgenza plenaria, poiché nell'anno santo del 2000 è il pontefice a chiedere perdono per tutti peccati presenti e passati della chiesa.
L'epoca dei "grandturisti"
Dal Quattrocento le trasformazioni culturali che portarono prima all'umanesimo poi al Rinascimento, diffusero una diversa concezione dell'individuo, nella quale l'arte, la cultura, la scienza acquisirono un nuovo ruolo. Questa rivoluzione culturale cambiò il modo di fare turismo: gli itinerari dei viaggi si allontanarono da santuari e luoghi sacri per toccare le città d'arte dell'Europa centrale e mediterranea, i nuovi viaggi non avevano più come obiettivo le indulgenze, ma quello di ricevere una formazione culturale. Tra il 1500 e il 1800 la moda del Grand Tour si diffuse progressivamente. L'opinione pubblica inglese riteneva il Grand Tour un aspetto della superiorità di un paese in cui i giovani venivano formati per essere cittadini del mondo. Il giovane studente veniva affiancato durante il viaggio da uno o più tutori che dovevano guidarne l'apprendimento culturale; per rendere più piacevole il soggiorno schiere di servi erano a disposizione di qualsiasi viaggiatore in tutte le città d'Europa. Nel corso dei secoli, il Grand Tour modificò parte delle sue caratteristiche: all'inizio aveva in genere una durata che andava dai tre ai quattro anni. Era necessario fermarsi per lungo tempo nei nuovi paesi se si voleva imparare la lingua. Nella seconda metà del seicento accanto a Grand Tour si diffuse anche la nuova pratica di un lungo soggiorno nei collegi di educazione riservati ai nobili; moltissimi furono gli studenti di lingua tedesca che si iscrissero. Nel corso del settecento l'Italia e il Mediterraneo assunsero agli occhi dei aristocratici europei la connotazione di un'aria in ritardo dello sviluppo civile ed economico. Questa convinzione non segnò la fine del flusso turistico anzi settecento fu il secolo in cui l'Italia conquistò il primo posto delle preferenze dei grandturisti. L'aspetto della formazione culturale passò in secondo piano: il viaggio di piacere offriva la possibilità di vedere ambienti naturali inconsueti, diversi da quelli del paese di origine. Si ridusse la durata che difficilmente supera i 4 mesi, e cambiò la fascia di età, riguardando non più ragazzi di 20-30 anni ma uomini sui 30-40 anni. Anche lo status sociale di chi si metteva in viaggio non fu più lo stesso: ai giovani aristocratici o alto borghesi si erano affiancati scrittori, artisti, filosofi e rappresentanti delle classi medie. La diffusione dei viaggi fu facilitata dal miglioramento di tutta una serie di tecniche nella costruzione delle navi e nella realizzazione di mappe dettagliate. Nell'ottocento il sistema di trasporto cambiò radicalmente grazie l'introduzione delle ferrovie e dell'imbarcazione a vapore. Sino al 1830-40 si viaggiò soprattutto a cavallo e per recarsi da Londra a Roma occorrevano 3-4 settimane. I ricchi cercavano di viaggiare in modo più confortevole, ma non potevano ottenere una maggiore velocità. Oggi, assistiamo alla diffusione di una nuova tipologia di Gran Tour a scopo educativo: si tratta dei soggiorni presso l'università straniere, con modalità molto simili a quelle che a metà seicento portarono verso le Università di Padova, Bologna e di tante altre città i giovani aristocratici di tutta Europa. Per la prima volta anche gli studenti italiani partecipavano a tale movimento.
L’Italia: un paese a turismo diffuso
Lo sviluppo del turismo in Italia si presta a due tipi di considerazione. La prima è relativa al primato che il nostro paese ha saputo conquistare nella vendita di servizi turistici. L'Italia è un paese con un'antichissima tradizione turistica, nel corso dei secoli è stata attraversata da ogni tipo di viaggiatori: i pellegrini, i grandturisti, gli aristocratici inglesi e il ceto medio tedesco. Questo le ha permesso di costruire nel tempo un offerta molto diversificata. Il turismo in oltre ha contribuito al riequilibrio della bilancia dei pagamenti durante il decollo economico. La seconda considerazione riguarda il rapporto fra l'Italia e la modernizzazione del settore turistico. Anche in Italia il turismo termale e quello culturale conobbero una rinascita e un primo sviluppo tra medioevo Rinascimento contemporaneamente ai paesi più ricchi.
L'Italia dal Grand Tour al turismo culturale
L'Italia è sempre stata una tradizionale meta turistica già dall'epoca dei pellegrinaggi. Il viaggio in Italia iniziava a Genova o a Torino, per poi toccare Firenze e Siena; il periodo delle festività natalizie e del primo dell'anno si trascorreva a Roma, subito dopo si partiva per l'estremo sud, cioè Napoli. Solamente dalla seconda metà del settecento inizia la rivalutazione e l'inserimento dell'Italia meridionale negli itinerari abituali del Grand Tour. La scoperta del sud è guidata da tre nuove motivazioni di viaggio: l'amore per il paesaggio, l'interesse antropologico per un popolo considerato primitivo e la passione per l'archeologia e le città morte. Con la passione per le città perdute il viaggio in Italia cominciò a spingersi sino alla Sicilia dei tempi greci, che gli anni 70 del XVIII secolo conquistò una sua centralità turistica del mezzogiorno. A metà ottocento l'intera penisola si era ormai rivelata ai viaggiatori.
L'invenzione delle città d'acqua: la falsa partenza del Trecento
Parallelamente a pellegrinaggi e Grand Tour si era sviluppato anche il turismo termale. Tra il 1300 e il 1400 si verificò una generale rifioritura del rito termale. Personaggi famosi, artisti e uomini di potere ripresero a frequentare questa località per motivi terapeutici, papa Bonifacio VIII sperimentò le acque di Fiuggi per curare i propri malanni. In Toscana avevano raggiunto un certo splendore le terme di Montecatini, di Bagni, di Pisa; in Emilia Romagna, Porretta era fra le più rinomate mete del tempo, nel Lazio erano rinomati soprattutto di bagni di Viterbo. Questa seconda giovinezza delle località termali riconfermò la caratteristica urbana del soggiorno termale. Attorno alle terme di Petriolo si sviluppò un intero villaggio con tanto di palazzo comunale, chiesa, alberghi e abitazioni. Lo sviluppo della cittadina era stato facilitato da tutta una serie di privilegi fiscali concessi a chi edificava case e alberghi presso i bagni. Anche se le motivazioni di tipo terapeutico predominavano, il divertimento divenne presto importante. La rinascita urbana delle terme durò circa due secoli.
Lo sviluppo del turismo moderno in un paese ritardatario
In Italia la prima forma di turismo moderno fu quella termale, che conobbe il suo massimo sviluppo con un secolo di ritardo rispetto alle principali località inglesi. La triade composta da grand hotel, strutture per i divertimenti, stabilimento termale- monumentale divenne il tratto distintivo delle località di successo: chi non si adeguò rimase fuori dei circuiti internazionali. La storia delle località termali presenta dei tratti comuni: un'amministrazione locale disposta a fare investimenti per dotare le città di strutture ricreative e di un assetto urbanistico adatto al consumo di tempo libero (piazze, viali alberati, prati), un ceto imprenditoriale locale o straniero disposto a investire (alberghi, teatri, sale da gioco), il consolidamento di uno stretto legame con l'università in grado di garantire un elevato e adeguato prestigio alle cure mediche. In altre parole lo sviluppo delle cittadine termali richieste una convergenza fra investimenti nel settore medico, in quello edile - urbanistico e in strutture per l'intrattenimento. A Montecatini vennero realizzati gli investimenti essenziali, quali il risanamento delle acque per eliminare il problema della malaria e la creazione di nuove e più moderne strutture termali. Nella seconda metà dell'ottocento, i grandi alberghi, il kursaal, i viali alberati, i giardini, le numerosissime pensioni, trasformeranno questa piccola cittadina nella prima stazione termale d'Italia capace di attirare una numerosissima società italiana e straniera e di tutte le classi sociali. All'inizio dell'ottocento si ampliarono gli stabilimenti termali e si cercò inoltre di potenziare l'offerta ricettiva.
Un bilancio alla vigilia della prima guerra mondiale
All'inizio del novecento le terme stavano vivendo il loro periodo d'oro, il turismo balneare poteva già contare su una clientela affezionata mentre quello montano muoveva i primi passi. L'unificazione del paese e lo sviluppo della rete ferroviaria erano stati due momenti importanti per la crescita del settore: la prima perché, oltre ad eliminare le numerose barriere doganali aveva posto fine alla turbolenza dei decenni precedenti; il secondo perché, aveva consentito un afflusso ben maggiore di clienti. Il treno fu importante nella fase successiva dello sviluppo, quando per rendere redditizi gli investimenti realizzati si rese necessario un afflusso di ospiti ben maggiore. Nel 1903 l'albergo più economico di Sanremo, comprendendo anche pranzo e cena, non costava meno di 8 lire al giorno, mentre a Viareggio, Rimini e Capri 7 lire potevano bastare; nello stesso anno della remunerazione giornaliera media degli operai non raggiungeva le 2 lire. Le prime località a raggiungere una certa dimensione turistica furono quelle che si inserirono nei circuiti internazionali, come Sanremo e Lido di Venezia, oltre alle città della cultura. La bilancia dei pagamenti segnalava quanto questo settore fosse importante per riequilibrare i conti economici del paese. La promozione del settore fu lasciata alla libera iniziativa degli imprenditori privati, all'operato delle associazioni volontarie e all'impegno delle società ferroviaria. La Società per le strade ferrate della Sicilia nel 1897 aveva istituito speciali tariffe per comitive a carrozze complete, era riuscita a far passare da Siracusa i viaggiatori provenienti dalla Gran Bretagna e diretti verso Malta, infine aveva curato la pubblicazione delle prime guide e dei primi cartelloni pubblicitari. La nuova società delle Ferrovie dello Stato nel 1907 ideò e curò la prima guida regionale italiana.
Turismo termale
La Belle Epoque rappresentò il momento di maggiore splendore delle località termali italiane, non tanto in termini di visitatori quanto per l'immagine di centri del loisir. Non si trattò però di una crescita che coinvolse in modo omogeneo tutti i centri termali esistenti. Nel 1907 la capitale, per il significativo tasso di crescita registrato, è Montecatini. Salsomaggiore nel volgere di 70 anni si trasformò da povero villaggio dipendente dall'estrazione del sale in centro di grande fascino. Questo rapido successo fu il frutto di una convergenza di molteplici fattori favorevoli: la vicinanza geografica nonché la capacità di creare un collegamento diretto con Milano, uno dei principali centri generatori domanda il cui contesto sociale ed economico favorire gli investimenti in attrezzature turistica, una pubblica amministrazione interventista, il legame con l'università di Parma.
Il turismo montano
Solamente nella seconda metà dell'ottocento le prime località italiane avevano avviato un percorso di sviluppo che aveva portato al successo i centri alpini austriaci e francesi. La prima regione italiana interessata dal fenomeno fu la Valle d'Aosta che partecipò alla grande corsa alle scalate delle Alpi occidentali. I versanti italiani del Monte Bianco, del Cervino e del Monte Rosa furono tutti scalati pur se con un certo ritardo. Gli anni d'oro dell'alpinismo italiano si possono collocare fra il 1855 e il 1885. L'alpinismo contribuì a inventare percorsi di viaggi alternativi a quelli del Grand Tour e a porre all'attenzione dei viaggiatori la montagna. La prima metà dell'ottocento aveva inserito la Val d'Aosta nei circuiti turistici degli alpinisti europei, senza però che la regione avesse saputo o potuto trarne un grande giovamento economico. Dagli anni 60 dell'ottocento vennero costruiti i primi alberghi dotati dei moderni comfort che presto allontanarono i tristi ricordi delle vecchie locande, ebbe inizio un'opera di promozione dell'immagine regionale. Per il lancio delle località montane fu molto importante la realizzazione di un sistema viario e ferroviario, grazie al quale le vallate divennero raggiungibili con una certa facilità. Ai primi dell'ottocento vennero completate importanti arterie stradali sul versante occidentale, quelle del Sempione, del Moncenisio e del Monginevro. Gli sport invernali si diffusero nel nostro paese solamente nel novecento e proprio nell'anno 1900 a Cortina si svolse la prima gara di sci.
Il turismo balneare
È solamente all'inizio dell'ottocento che alcune località cominciarono a realizzare piccoli stabilimenti balneari: Viareggio, Rimini, Livorno, Alghero, Cagliari. Le prime aree costiere a essere interessate dal turismo balneare furono quelle ligure, il lido di Venezia, infine alcune città sul mare, come Palermo e Napoli, interessate dal turismo internazionale per il patrimonio artistico e le bellezze paesaggistiche. Le caratteristiche del turismo sanremese furono del tutto simili a quelle di Nizza: nacquero vere e proprie colonie straniere con ville, grandi alberghi, impianti sportivi e ricreativi riservati, negozi, banche. Il turismo non rimase un corpo estraneo, le amministrazioni locali diedero un contributo importante per modernizzare la città e adeguarne le infrastrutture al nuovo ruolo di centro turistico internazionale: in tempi rapidissimi venne realizzato l'acquedotto, una nuova rete di fognature, si organizzò la pulitura delle strade. I privati dal canto loro si impegnarono nelle strutture ricettive e ricreative. Sino allo scoppio della prima guerra mondiale lo sviluppo del sanremese continuò senza soste, tanto che i grandi alberghi e le numerosissime ville ospitavano un numero di villeggianti superiore alla popolazione residente. La prima località di villeggiatura a contare su una clientela italiana e a basare il suo sviluppo sulle vacanze estive i mari caldi fu invece Viareggio. Di sviluppo vero e proprio si può parlare soprattutto dall'inaugurazione nel 1861 di un tratto ferroviario, la Viareggio- Pisa; negli ultimi trent'anni dell'ottocento gli stabilimenti balneari si moltiplicarono. Scendendo verso sud lungo la costa tirrenica si incontrava una sola area interessata dal turismo balneare: la costiera sorrentino-amalfitana. Capri e Sorrento si erano già delineati come centri turistici. Capri era un'isola poverissima, dal 1840 la fama dell'isola crebbe rapidamente; lo sviluppo di Capri fu molto simile a quello di tante altre località balneari. Si trasformò in una vera e propria colonia di stranieri.
Il periodo fra le due guerre
Nel periodo fra le due guerre iniziò a maturare una maggiore consapevolezza del ruolo che il turismo poteva svolgere nell'economia nazionale. Nel 1919 venne costituito l'Enit, l'Ente nazionale dell'industrie turistiche, che rappresentò il primo intervento dello Stato. L'esigenza di un organismo pubblico era stata sottolineata da molti; vi erano vaste aree del paese assolutamente prive di alberghi degni di questo nome, soprattutto nel mezzogiorno d'Italia e in Sicilia. L'Italia doveva organizzarsi rendendo usufruibili le proprie bellezze artistiche. Nel primo decennio di vita l'Enit fu piuttosto attivo, promosse la creazione di scuole pratiche per il turismo. Il primato per l'apertura di una scuola alberghiera spettava al Touring club che nel 1914 aveva avviato a Milano una scuola alberghiera, poi chiusa per lo scoppio della guerra. L'altro importante intervento sulla formazione di un Consorzio italiano per gli uffici di viaggio e turismo, con il compito di associare e coordinare le iniziative di enti, società e ditte coinvolte nell'attività turistica attraverso la gestione di uffici viaggi sia in Italia sia all'estero. Il terzo importante intervento riguardò l'avvio delle statistiche sul turismo; le rilevazioni dell'Enit mostrarono nel corso degli anni Venti un flusso di circa 6 milioni di turisti italiani distribuiti in varie località. Dopo la guerra, la temuta interruzione degli arrivi non si verificò e superate le difficoltà dei primi anni, i turisti tedeschi tornarono a costituire il flusso principale verso l'Italia, seguiti da inglesi e nordamericani; la guerra non spezzò i flussi che si erano consolidati in precedenza.
Turismo balneare
Negli anni Trenta si consolidano tre diverse caratterizzazioni dell'offerta: la mete del turismo internazionale (la costa ligure, la costa amalfitana, Taormina), le mete del turismo estivo italiano (costa tirrenica e costa adriatica), le località dove si era sviluppato solamente il turismo domenicale dei residenti. La Riviera ligure era particolarmente attenta al turismo inglese anche per quanto riguarda l'organizzazione delle attività sportive e ricreative: il British club con sale per bridge, sale di lettura e saloni per feste, concerti e altro, che era l'abituale ritrovo della colonia inglese. Oltre alla Riviera ligure e quella amalfitana vi erano poi Taormina e il lido di Venezia che attiravano parte dell'alta società internazionale grazia al loro patrimonio artistico: non erano solamente mete di villeggiatura ma anche di viaggi culturali. Il turismo internazionale è negli anni Trenta quello più danaroso. Non a caso i grand hotel più prestigiosi e costosi si trovavano a lido di Venezia, Taormina, Sanremo e Rapallo. È proprio la domanda turistica delle classi medie italiane a caratterizzare lo sviluppo di un secondo gruppo di cittadine balneari. Il sud del paese offriva un panorama molto meno vario, escludendo Taormina e Mondello tutto il resto non presentava alcun insediamento turistico. Diverse località erano frequentate durante la stagione estiva ma solo da residenti della zona, anche perché mancavano del tutto quelle strutture e attrezzature che potevano richiamare clientela da fuori. Lungo l'Adriatico si contavano solamente 5 centri balneari con appena 36 alberghi e pensioni; ancora più desolante era la situazione sulla costa ionica, difficilmente si incontravano località con più di un albergo; il litorale sardo era poi dal punto di vista balneare in gran parte ignorato e non sfruttato.
Turismo montano e lacuale
Nel periodo fra le due guerre il turismo montano conobbe un primo significativo sviluppo: la Val d'Aosta passò dai 73 alberghi ai 156, mentre il Trentino Alto Adige ne contava alcune centinaia. La trasformazione più importante riguardò il turismo invernale. Il primato spetta a Cortina che costruì il primo tratto di funivia bifune del 1926, vennero poi quelle del Sestriere, dell'Alpe di Suisi e di Breuil. Irrilevante era il flusso turistico nelle località dell'Appennino. Un'ultima annotazione va fatta per il turismo lacuale, concentrato nella cosiddetta regione dei laghi (Maggiore, di Varese, di Como, di Iseo, di Garda). Esso non vantava nel suo complesso un flusso turistico molto consistente, ma diverse località erano molto famose e con una clientela prevalentemente straniera.
Turismo termale
Nel periodo fra le due guerre le terme si proposero sempre più come luogo di cura, mentre l'aspetto ludico e ricreativo passò in secondo piano. Il termalismo sociale rappresentò un'occasione di sviluppo in un contesto in cui la villeggiatura nelle città d'acqua aveva perso parte del suo fascino presso alta società. Le stazioni idrominerali e termali erano numerose, ma di piccole dimensioni; in genere frequentate da italiani. Negli anni Venti e Trenta il turismo non era più un fenomeno di elite e aveva acquisito una maggiore importanza economica; non si può ancora parlare però di turismo di massa. Solo la classe medio - alta poteva permettersi una vacanza perché quindici giorni in una pensione costavano almeno 280 lire a persona. I motivi che hanno favorito lo sviluppo della domanda interna sono tre. Il primo riguarda il processo di industrializzazione, che il paese avviato negli ultimi decenni dell'ottocento. Una seconda serie di ragioni va ricollegata all'attività di promozione dello Stato che si intensificò un negli anni Trenta con la realizzazione di diverse iniziative. La terza causa legata proprio alla disponibilità di tempo libero. Nel periodo fra le due guerre l'orario di lavoro si ridusse e finalmente anche il ceto medio poté aprirsi all'ozio. Le due condizioni essenziali anche oggi per poter fare vacanza sono la disponibilità di tempo e il possesso di denaro.
Lo sviluppo del secondo dopoguerra
Nel 1994 l'Italia si collocava ancora al terzo posto nella graduatoria mondiale delle entrate valutarie per turismo, molto distanziata dagli Stati Uniti, ha subito alle spalle della Francia. Questa sua capacità competitiva dipendeva da una dotazione di risorse naturali e artistiche non comuni, che permise al paese di proporsi per ogni tipo di turismo moderno. I flussi importanti per il nostro paese erano costituiti dagli austriaci, i francesi, gli svizzeri, e poi molto distanziati inglesi e statunitensi. Le diverse provenienze corrispondevano anche a differenti tipi di domanda: i tedeschi si sistemavano spesso in ostelli per la gioventù, case per ferie, istituti religiosi o campeggi; mentre gli americani, appartenenti ad una fascia di reddito superiore, alloggiavano negli alberghi di prima categoria. Diversa erano anche le mete: i tedeschi e gli austriaci sceglievano le località alpine o della costa, gli americani preferivano i viaggi culturali e sceglievano i centri turistici più affermati.
Turismo balneare
La forza dell'Italia di quegli anni, fu nella sua capacità di creare prima degli altri un livello minimo di strutture turistiche e di presentarsi sul mercato con un'offerta ricettiva molto diversificata, in grado di soddisfare le tante fasce di reddito. Nuove coste si stavano affacciando sul mercato turistico cercando di occupare il segmento medio - basso. La diffusione dell'aereo permetteva di superare gli svantaggi legati alla minore accessibilità di molte località, la nuova mappa dell'Europa costruita con i voli charter vedeva l'Italia non più in una posizione centrale, ma alla stessa distanza delle isole greche o della costa spagnola. A queste cause strutturali si aggiungeva anche una certa insoddisfazione da parte dei turisti stranieri per il livello qualitativo degli alberghi italiani. Negli anni Settanta si verificò un forte rallentamento nella crescita degli arrivi di stranieri tutto il Mediterraneo, di operatori turistici e gli amministratori pubblici avviarono un lungo e laborioso lavoro di ristrutturazione dell'offerta alberghiera. La ristrutturazione non eliminò l'altro elemento di debolezza dell'organizzazione turistica italiana, vale a dire il fatto di basarsi su imprese di piccole e medie dimensioni. Questa caratteristica comportava due svantaggi: una scarsa forza contrattuale a fronte di tour operator sempre più grandi, dall'altro l'impossibilità di sostenere elevate spese per il marketing. Si cercò anche di intensificare l'associazionismo, cioè lo sviluppo di aggregazione volontaria con varie configurazioni e funzioni.
Turismo montano
Il turismo balneare è stato sicuramente il grande protagonista del secondo dopoguerra; ma anche la montagna ha conosciuto una notevole crescita. Tutte le località sciistiche investirono in impianti di risalita sempre più confortevoli: un esempio, è la Via Lattea in Piemonte e il Dolomiti Superski del Trentino. La crescita del turismo montano stimolò la concentrazione di grandi investimenti in queste aree per creare strutture ricettive adeguate: in un primo tempo si trattò soprattutto di alberghi, ma successivamente si passò alla seconde case.
Turismo culturale
Quello che si è caratterizzato per la crescita più lenta è stato il turismo culturale. Nell'epoca d'oro della vacanza sole- mare- spiaggia, le presenze nelle più importanti città d'arte italiane rimasero piuttosto contenute. Fra le possibili risposte all'insoddisfacente andamento del turismo culturale nel secondo dopoguerra va annoverata una gestione dei beni culturali che non sia mai orientata al soddisfacimento della domanda e la mancanza di una politica integrata, capace di raccogliere tutti i vari aspetti dell'offerta turistico- culturale. Gli anni Novanta hanno rappresentato un momento di ulteriore crescita. A sostenere la forte crescita del settore ha concorso della domanda interna: infatti negli anni Cinquanta e Sessanta le vacanze entrarono a far parte delle abitudini delle famiglie italiane e da un turismo che coinvolgeva solo le fasce medio - alte si passò così al turismo di massa. Anche gli operai, che ormai godevano tutti di ferie retribuite, divennero clienti delle località balneari o montane. Gli italiani che andavano in vacanza erano quindi ben tre volte quelli degli anni Trenta. Il forte aumento del reddito nazionale si accompagnò a una rapida urbanizzazione, con formazione di grandi agglomerati urbani. Lo stile di vita urbano incentivava il desiderio di fare villeggiatura. Il secondo aspetto da considerare è la stabilità della domanda interna di servizi turistici. Il terzo elemento di novità che ha caratterizzato la domanda interna di turismo è stato l'aumento dell'interscambio regionale o la tendenza a uscire dalle regioni di provenienza. Nel complesso, a fronte di una domanda sia interna sia esterna in continua crescita, il nostro paese ha cercato di cogliere le opportunità a essa legate attraverso una molteplicità di iniziative di piccola dimensione, a volte in modo disordinato. Le imprese di riferimento del settore sono state quelle di tipo familiare.
La tecnologia nell’industria dell’ospitalità
Introduzione
Il dibattito "high tech" o "high touch" è sempre più che mai attuale in un sistema nel quale si vanno affermando innovazione tecnologiche in grado di provocare cambiamenti nel modo di operare e servire i propri clienti.
Definizione di " tecnologia" applicata all'industria dell'ospitalità
David Kirk definisce la tecnologia come: " la teoria e la pratica della scienza applicata", o come: "la totalità dei mezzi e delle conoscenze utilizzate per fornire prodotti o servizi necessari al sostentamento e al comfort degli esseri umani". Per l'applicazione di tecnologie all'industria dell'ospitalità si deve tenere in considerazione sia il concetto di sostentamento, in relazione ai benefici che l'azienda trae, sia quello di comfort, inteso come aumento del livello di servizio offerto al cliente. Possiamo classificare le tecnologie in:
• Tecnologie costruttive: la progettazione, la costruzione, l'arredo e la manutenzione della struttura in grado di fornire al cliente le caratteristiche fisiche (interne ed esterne) di sicurezza, comfort, ecc.. Si fa un riferimento particolare alle nuove esigenze di strutture multifunzionali in grado di soddisfare oltre alle tradizionali esigenze di alloggio e ristorazione altre funzioni quali i meetings, il fitness, ecc..
• Tecnologie per la gestione ambientale: il controllo dell'ambiente interno alla struttura ricettiva. Gli aspetti da tenere in considerazione includono: la progettazione iniziale, l'utilizzo dell'energia, delle risorse idriche, dei materiali per la costruzione e la manutenzione dell'impianto.
• Tecnologie per la ristorazione: la produzione, la conservazione e il servizio al cliente di alimenti e bevande.
• Information technology: l'uso dei sistemi informatici per massimizzare i benefici dell'organizzazione e del cliente.
La funzione della tecnologia nell'industria alberghiera
La tecnologia può assolvere numerose funzioni all'interno dell'organizzazione ricettiva. Le più importanti sono:
• Funzione produttività: l'uso della tecnologia può generare miglioramenti nella produttività aziendale attraverso una più ottimale gestione delle risorse umane, delle attrezzature e del capitale.
• Funzione di supporto alle decisioni: l'utilizzo di tecnologie informatiche costituisce un supporto nel processo decisionale.
• Funzione di sviluppo delle risorse umane
• Funzione di marketing: l'insieme di servizi derivanti dall'introduzione di tecnologie interattive nelle camere servizi rappresentano una ulteriore opportunità di vendita in grado di generare vantaggio rispetto ai concorrenti e aumentare i profitti.
L'impiantistica
Il percorso verso l'allineamento qualitativo dell'industria alberghiera corre su una fitta rete impiantistica che richiede qualità elevata e programmi definiti. Negli ultimi due decenni la struttura ricettiva si può considerare come una piccola centrale a elevata concentrazione impiantistica. Fitti tessuti elettrici hanno il compito di alimentare ogni aspetto della permanenza del cliente in hotel, vi sono: illuminazione naturale e di emergenza, climatizzazione, telefoni e interfonici, servizi radio, televisori, produzione e distribuzione di acqua calda, cottura e conservazione di cibi e bevande, ascensori, montacarichi, piscine e saune, palestre e solarium, impianti sportivi esterni. Poi ancora, quasi nascosti, una serie di impianti più sofisticati e precisi, destinati a garantire la prevenzione, la protezione e il controllo con i sistemi antintrusione e antirapina, difesa del patrimonio, delle auto, ecc..
Criteri di progettazione per l'aggiornamento tecnologico
Un problema generale che investe l'intera progettazione dell'edificio alberghiero predisposto all'aggiornamento tecnologico è quello dell'elevata necessità di spazi degli impianti, sia per alloggiare le centrali di produzione, trasformazione e misura dell'energia, sia per i dorsali di distribuzione e sia per i terminali utilizzatori. Queste necessità devono essere presenti nella formulazione del progetto iniziale. Tra i fattori che incidono sulla necessità di migliorare gli impianti tecnologici negli alberghi ci sono i nuovi vincoli normativi che ci spingono all'adeguamento con gli altri paesi della comunità europea, ma anche le necessità di generale vantaggi competitivi attraverso il miglioramento dei servizi erogati. Non possiamo dimenticare che il cliente, disposto a spendere il proprio danaro purché "ricambiato" dalla qualità nel servizio; nelle tecnologie messe a sua disposizione deve immediatamente identificare l'utilità, l'utilizzo dell'essere facile e con istruzioni chiare.
Tecnologia e risparmio energetico
Uno dei costi maggiormente incisivi nei budget di un albergo è rappresentato dal consumo di energia elettrica, indispensabile per funzioni quali l'illuminazione, il riscaldamento, il condizionamento, la preparazione e la conservazione dei cibi, l'utilizzo di attrezzature di lavaggio, frigobar, ecc.. A proposito di acqua sanitaria e condizionamento una tecnologia molto interessante per l'imprenditore alberghiero è sicuramente la cogenerazione. Essa permette di ottenere una consistente riduzione dei costi energetici dell' hotel, senza che ciò si traduca in una diminuzione del livello di servizio offerto. La cogenerazione consiste nella produzione simultanea di energia elettrica e calore ottenuta con un'unica macchina alimentata da un combustibile tradizionale. L'energia liberata dal combustibile azione un motore alternativo collegato direttamente ad un generatore elettrico. Gli impianti di cogenerazione consentono di sfruttare al meglio il potere calorifico del combustibile, con rendimenti complessivi superiori al 90%, garantiscono un chiaro risparmio energetico. Il costo degli impianti di cogenerazione è superiore a quello degli impianti tradizionali ma il maggiore investimento iniziale può essere recuperato in periodi di tempo piuttosto limitati.
La tecnologia informatica e la gestione dell' hotel
Le operazioni di gestione di un hotel diventano sempre più complesse: soddisfare le esigenze di comfort e sicurezza degli ospiti e ottimizzare il tempo di lavoro del personale, contenere la dispersione di risorse, sono problematiche con le quali l'albergatore fa i conti quotidianamente. Sono in parte già utilizzati, ma diventeranno sempre più diffusi anche nella realtà italiana, sistemi computerizzati per la gestione e il controllo di tutte le funzioni dell' hotel. Oltre al computer, sono protagonisti di questa innovazione una serie di terminali periferici intelligenti, dotati di microprocessori che permettono di svolgere le funzioni stabilite. Il campo d'azione dei sistemi informatizzati è vasto ma fra le funzionalità principali spiccano:
• gestione dello "stato delle camere": la possibilità di controllare tramite videoterminale lo stato corrente dell'ambiente considerato (se libero, occupato, da riordinare,ecc..), l'indicazione dei giorni di permanenza dell'ospite, la segnalazione del personale di servizio;
• gestione dei "servizi generali di camera": il consenso all'utilizzo di particolari utenze o apparecchi, la chiamata del personale di servizio, la notifica sul video di messaggi per il cliente, la gestione della cassaforte, l'allarme in bagno,ecc..;
• gestione di allarme, controlli di sicurezza e impianti: il sistema permette di controllare in maniera integrata i rilevatori di incendio, di visualizzare sul video terminale gli impianti antincendio, di gestire apertura e chiusura delle porte di taglia fuoco, di organizzare i segnali di evacuazione.
Le potenzialità dei sistemi computerizzati di gestione appaiono subito come essi siano in grado di soddisfare una delle esigenze maggiormente sentite dagli operatori alberghieri: fornire agli ospiti il giusto grado di comfort tenendo un occhio vigile al contenimento dei costi. La possibilità offerta da sistemi di questo tipo è quella di fornire alle camere il giusto livello di temperatura, calore o raffreddamento nei momenti di effettiva necessità, cioè solo quando gli ambienti sono abitati. Una delle soluzioni più avanzate permette di impostare una temperatura di risparmio a camera libera e una di comfort a camera occupata. Al momento del check-in la temperatura della camera assegnata all'ospite in arrivo si modifica, e passa dallo stato di mantenimento al clima considerato ottimale. Al comfort dell'ospite si aggiunge il vantaggio rappresentato dal contenimento del costo dell'energia. Un altro aspetto importante in materia di risparmio energetico è che il sistema agisce anche sull'impianto elettrico: se il cliente si allontana dalla stanza lasciando accese le luci, si spengono automaticamente dopo alcuni minuti.
La tecnologia delle "grandi cucine"
Tra i molteplici macchinari utilizzati nella "grande ristorazione", alcuni rappresentano classici strumenti di lavorazione; esistono inoltre apparecchiature totalmente innovative non solo perché permettono di velocizzare alcune funzioni, ma soprattutto perché rappresentano gli strumenti idonei ad un approccio diverso verso i tradizionali criteri del cucinare. In questo ambito si collocano i forni misti, concepiti per offrire in un'unica apparecchiatura la più completa serie di cotture specialistiche (cottura convenzionale ad aria calda, a vapore, misto aria calda e vapore acqueo), e altre funzioni collaterali come la rigenerazione dei prodotti refrigerati, l'unificazione programmata, la cottura lenta. I modelli più avanzati sono dotati di pannelli digitali attraverso i quali selezionare il tipo e la modalità di cottura richiesti e controllarne l'efficacia con precisione estrema. Nella scelta del forno sarà utile ricordare che esistono modelli con sportello di apertura su carrello, con movimento dal basso verso l'alto e altri con apertura a cerniera. Tra i sistemi di cottura in via di grande diffusione si segnalano le piastre a induzione. I vantaggi delle piastre a induzione sono individuabili nel fatto che il consumo cessa nel momento in cui si toglie il recipiente stesso dal piano di cottura, nel fatto che non essendoci dispersione di calore l'ambiente di lavoro risulta meno caldo, nell'igiene e nella praticità di pulizia., nei limitatissimi rischi di bruciature e ustioni, nell'assenza di eventuali esplosioni o intossicazioni da ossido di carbonio. Questi piani di cottura funzionano ad elettricità. Un'altra tecnologia in via di affermazione nelle moderne strutture di ristorazione è quella per la creazione del sottovuoto. Cucinando sottovuoto si salvaguardano le caratteristiche degli alimenti, tanto da rendere quasi inutile l'aggiunta di ulteriore aromi. Le macchine per il sottovuoto più recenti permettono di visualizzare mediante un display il valore di vuoto desiderato e di arrestare (grazie a un sensore) la pompa solo quando il valore impostato viene raggiunto. La tecnologia permette di ottenere risultati elevati in termini di prestazioni, robustezza e affidabilità anche in un'altro settore delle grandi cucine: il lavaggio. Sul mercato esistono macchinari in grado di assicurare ottimi livelli di igienicità, sicurezza per l'operatore e facilità di manodopera.
L'impatto della tecnologia sulle risorse umane
Il processo di produzione è stato espresso con il concetto di "servuzione", cioè produzione integrata e indissolubile delle fasi di produzione, erogazione e consumo del servizio. Il sistema di produzione del servizio di ospitalità riflette al suo interno una composizione articolata su tre elementi, collegati:
• supporto materiale;
• servizio;
• personale.
Quando si parla di supporto materiale ci si riferisce agli "strumenti indispensabili al servizio e all'ambiente in cui il servizio si svolge". Nel sistema produttivo tipico dei servizi, il personale, la clientela e la struttura si combinano in maniera sistemica tante relazioni di due tipi:
• relazioni di interfaccia: interscambio tra personale di contatto e personale di "retrovia" e tra personale di contatto e clientela;
• l'azione di sostegno: interscambio tra personale di "retrovia" e supporto materiale e tra personale di contatto e supporto materiale.
La distinzione tra funzione di interfaccia e di sostegno è indispensabile per comprendere il ruolo ricoperto da ciascun componente dell'organigramma di una struttura ricettiva, le competenze specifiche per ogni posizione. In relazione all'applicazione della tecnologia emergono alcuni aspetti:
• l'uso della tecnologia è in grado di incidere sia sull'operazione di supporto, sia su quelle di interfaccia;
• l'introduzione di nuove tecnologie incide direttamente o indirettamente su tutte le aree produttive aziendali, ma a nostro parere gli effetti maggiori si manifestano sul reparto ristorazione e su quella di riferimento.
Il reparto ristorazione
L'innovazione tecnologica nelle macchine per la grande ristorazione e in grado di provocare una vera e propria "rivoluzione" nell'intero processo produttivo del reparto. In passato lo schema di preparazione dei pasti era estremamente semplice: dalla preparazione si passava alla distribuzione.
Addestramento e formazione
Più di un esperto del settore sostiene che l'aumento dell'importanza della tecnologia provochi negli addetti un effetto di "de-skilling", ovvero di perdita delle "competenze caratteristiche". Le nuove competenze richieste sono:
• imparare ad utilizzare le nuove tecnologie, alle quali si può rispondere con un programma di addestramento che potrebbe essere gestito dagli stessi fornitori;
• si erano necessarie quando implicano una trasformazione radicale del processo produttivo e della mentalità dell'impresa.
Le professioni nel settore turismo
Il settore turismo è al centro delle attenzioni per le sue capacità di creare ricchezza ed occupazione. Questo interesse, impone ai soggetti che producono turismo una crescita culturale e l'acquisizione di una nuova e maggiore consapevolezza del ruolo che essi ricoprono. Il momento del contatto tra produttore e consumatore condiziona fortemente le modalità e le procedure operative, fino a divenire la fase centrale. Le modalità con cui soggetti aziendali utilizzano gli oggetti dell'azienda, rappresenta il contenuto stesso della prestazione aziendale. Comportamento organizzativo e prodotto consumato coincidono nelle produzioni turistiche. La professionalità delle risorse umane è un elemento centrale per la definizione del livello quantitativo della produzione. Le flessibilità e le abilità personali sono poi "strategiche" ai fini di una corretta impostazione del rapporto di consumo, in considerazione del fatto che il prodotto è caratterizzato dalla immaterialità e dalla mancanza di un oggetto fisico sul quale i consumatori possono commisurare la qualità ed il livello di soddisfazione delle loro aspettative.
Orientamento al cliente ed orientamento al prodotto
La cultura turistica ha condizionato l'impostazione delle modalità produttive di beni e servizi turistici, privilegiando le necessità di contenimento e controllo dei costi e del controllo organizzativo interno. Il prodotto può essere realizzato sulla base di standard produttivi, trasferibili nel tempo e nello spazio, ed indipendentemente dal soggetto che in quel momento li realizza. Gli standard sono indicazioni rigide e chiare, che descrivono un valore oggettivo e che vengono decise a livelli gerarchici ed organizzativi superiori agli addetti alla realizzazione e al confezionamento della produzione. Il mutare delle condizioni ambientali, ha imposto una diversa cultura produttiva che privilegia la centralità del consumatore e delle sue necessità. Non più da necessità gestionali a produzione possibile, ma da produzione richiesta a remunerazione dei fattori. Per poter realizzare un prodotto valido è necessario spostare la centralità del ciclo produttivo dalla considerazione delle caratteristiche oggettive del prodotto all'utilità soggettiva, cioè l'utilità che un cliente riesce a realizzare dalla sua utilizzazione. Nel caso di centralità del cliente, la richiesta si trasforma in uno stimolo all'apprendimento, trasformando l'azienda in un organismo dinamico che è disposto a modificare continuamente il proprio modo di operare nel vincolo imposto dalle necessità gestionali, concretizzando l'apprendimento in un nuovo modo di produrre un bene o un servizio. La capacità di apprendimento continuo rappresenta per l'azienda la migliore assicurazione di sopravvivenza sul mercato, perché garantisce all'interno la presenza di una gamma di comportamenti coerenti e la necessaria esperienza per leggere ed interpretare anche i segnali che provengono dall'esterno e di cui i consumatori finali sono i principali fornitori. L'apprendimento aziendale e le conseguenti modificazioni nel comportamento produttivo, non possono essere totalmente automatiche, ma rappresentano un'applicazione di carattere manageriale, che deve essere distribuita su più livelli di responsabilità. Il meccanismo di delega è un elemento essenziale per governare il processo di cambiamento.
Le fasi di sviluppo dei servizi turistici
La produzione di servizi turistici si sviluppa secondo un ciclo composto da sette fasi distinte, ma collegate. Alcune di queste sono caratterizzate dalla presenza fisica e dalla partecipazione produttiva del consumatore finale, che ne condiziona ed indirizza la realizzazione verso una determinata prestazione, altre riguardano l'impostazione delle attività produttive. Il ciclo produttivo può essere scomposto in sette fasi fra loro coordinate: l'avvio, il contatto, l’erogazione, l'accoglienza, la vendita, il consumo, l'allontanamento e il feedback.
Processo di erogazione consumo
Descrizione dei contenuti delle fasi
Fase iniziale
Nella fase iniziale sono contenute tutte quelle attività rivolte allo studio del mercato, della concorrenza e delle caratteristiche del segmento del mercato.
Fase di avvicinamento
In questa fase sono inserite tutte le attività rivolte a favorire l’avvicinamento del consumatore all’offerta dell’impresa; quali la scelta dei canali di distribuzione.
Fase di arrivo al punto fisico di erogazione
La fase di arrivo al punto fisico di erogazione comprende la programmazione e realizzazione dei servizi di felicitazione in grado di favorire l’avvicinamento fisico del consumatore ai punti di erogazione del servizio.
Fase di accoglienza
Nella fase di accoglienza trovano collocazione le attività in grado di predisporre positivamente il consumatore alle successive fasi di acquisto e consumo.
Fase di acquisto
Nella fase di acquisto sono considerate tutte le attività volte a concretizzare l’acquisto del servizio da parte del consumatore.
Fase di consumo
In tale ambito vengono collocati i compiti diretti alla erogazione del servizio e le attività di supporto necessarie per migliorare il rapporto di consumo del cliente con l’azienda.
Fase di feedback
La fase di allontanamento riguarda sia attività di carattere amministrativo, sia attività di marketing. La fase di allontanamento chiude e contemporaneamente inizia il ciclo del servizio.
a) le fasi sono fra loro concatenate
Ogni fase di sviluppo crea i presupposti per la realizzazione delle fasi successive. Tale concatenazione può essere vista come un insieme di momenti di acquisto e di cessione del valore prodotto che potrà essere reimpiegato ed utilizzato nello sviluppo del processo come una normale materia prima;
b) il processo è circolare
La funzione di controllo è delegata ad ogni livello gerarchico dell'organizzazione. Il feedback è quindi continuo sia all'interno delle singole fasi, sia tra fase e fase. Il vertice del processo di controllo della coerenza produttiva è collocato al livello della direzione d'impresa che ha il compito dell'elaborazione dei dati provenienti dall'esterno ed dall'interno per la definizione delle nuove strategie e tattiche di impresa;
c) il consumatore ha una visione parziale del processo produttivo
Il consumatore è presente in gran parte delle fasi di sviluppo della produzione ma è pienamente cosciente delle operazioni della "front line" o delle aree immediatamente successive.
Al termine del processo il risultato atteso è la soddisfazione del cliente, determinata dal confronto tra il valore di atteso dall'acquisto dei servizi e il valore percepito al momento del loro consumo. Il momento della valutazione del prodotto da parte del consumatore finale, è il punto strategico nel quale si misura l'effettivo gradimento del pubblico di quanto venduto dalle aziende. Tale valutazione dipende dal valore atteso dalla prestazione ed il valore effettivamente percepito al momento dell'acquisto. Nella realtà operativa si possono verificare diverse situazioni:
a) se il rapporto è positivo, il valore percepito è coerente con gli obiettivi gestionali e organizzativi dell'azienda. Il cliente è probabilmente molto soddisfatto e vi sono alte probabilità di ritorno e fidelizzazione;
b) se il rapporto è negativo, il valore percepito non è coerente con gli obiettivi del processo produttivo. Le probabilità di perdita definitiva del cliente sono probabilmente elevate con un forte deterioramento dell'immagine aziendale.
Il valore percepito dipende dalla combinazione di un numero elevato di fattori in parte oggettivi (disponibilità, coerenza, qualità della struttura); in parte soggettivi (disponibilità, adattabilità, competenze tecniche). In tutte le tipologie di servizio di personale addetto ha un ruolo di primo piano. Il consumatore non si limita perciò ad acquistare, ma interagisce con l'addetto sino alla completa erogazione partecipando attivamente e fornendo a sua volta informazioni all'organizzazione. Il cliente finale è quindi "produzione- fornitore- consumatore" allo stesso tempo. Quanto più elevati saranno i livelli di partecipazione, maggiori saranno le possibilità di successo aziendale.
Il sistema delle variabili nelle imprese dell'area turismo ed ospitalità
Gli elementi del sistema
Il sistema turistico è sempre più al centro di un continuo processo di cambiamento e di innovazione che interessano la struttura economica e sociale della nazione. I rapporti che lo legano agli altri settori produttivi e alla domanda di prodotti turisti sono profondamente cambiati soprattutto da un punto di vista culturale. Il turismo è divenuto attività "necessaria". L'ambiente produttivo delle imprese turistiche è caratterizzato da tre livelli di relazioni. Il primo livello comprende l'ambiente esterno all'impresa sui cui componenti l'azienda non ha possibilità di incidere direttamente in maniera significativa; tali elementi sono: fattori economici; fattori sociali; fattori politici; fattori tecnologici. Il secondo livello dei descrittori definisce l'ambiente operativo dell'azienda in cui si instaura un processo di relazioni e di reciproci condizionamenti di vario tipo; i fattori che descrivono quest'ambiente sono: clienti, fornitori, gruppi di interesse, enti di normazione, concorrenti. L'ultimo livello riguarda l'ambiente interno su cui l'impresa ha un controllo diretto e la cui azione ed apporto alla produzione è conosciuto e chiaro nelle sue capacità operative; tale livello comprende: struttura, tecnologia, personale, cultura, politiche. Il considerare l'ambiente esterno come una variabile dell'organizzazione significa che il sistema organizzativo dell'impresa è in continua variazione proprio perché il contesto in cui essa opera è mutevole.
Dimensioni aziendali e natura dell’impresa
La maggioranza delle imprese italiane operanti nei diversi comparti del settore turismo sono di medie e piccole dimensioni. Questo dato è rilevante soprattutto se letto tenendo presente la grande spinta che attualmente esiste verso l'internazionalizzazione dei mercati. Le dimensioni aziendali, la natura dell'impresa e il costo del lavoro giocano un ruolo importante nello sforzo di adeguarsi alle nuove condizioni di mercato.
Correlazione fra le strutture organizzative e dimensioni aziendali
Strutture organizzative e dimensioni aziendali sono fra loro strettamente collegate. Man mano che aumentano le dimensioni, aumenta anche il peso di tale variabile; al crescere delle dimensioni aziendali si hanno rilevanti riflessi sull'organico aziendale e sul relativo organigramma. Prendendo ad esempio l'albergo si nota come nella sua configurazione più semplice questa azienda offra due tipi di servizio: alloggio e ristorazione. Negli alberghi più piccoli il cuore dell'impresa è il ricevimento con le sue funzioni di contatto e smistamento della clientela. all'aumentare delle dimensioni queste due funzioni richiedono una struttura organizzativa più complessa; la funzione di reception che nelle aziende di piccola dimensione viene svolta direttamente dai gestori/ proprietari, si integra in sostanza con i compiti della direzione generale. Crescendo le dimensioni, le due funzioni si separano e il direttore viene assorbito dei compiti di carattere generale quali il coordinamento, la definizione delle strategie, il controllo, ecc... abbandonando i compiti di carattere esecutivo. A questo punto si determina la necessità di configurare due organi di medio management: la direzione del servizio alloggio e la direzione del servizio ristorazione. Questo fenomeno è rilevabile anche nella ristorazione esterna ed alberghiera.
L’impatto dell’euro nell’economia dell’azienda turistica
L’euro: un cambiamento storico
Dal I gennaio 1999, undici Paesi dell'UE (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Spagna e Portogallo), designati dal Consiglio Europeo nel maggio del 1998, hanno adottato l'euro come valuta ufficiale. Da tale data fino al 31 dicembre 2001, saranno introdotte le banconote e le monete comunitarie, le quali sostituiranno le divise nazionali nel giro di sei mesi. L'euro rappresenta il punto di arrivo di un lungo processo di integrazione europea. Tale processo è iniziato fin dal secondo dopoguerra quando si incominciò a sentire la necessità di una Europa più unita. Il Consiglio Europeo di Madrid, tenutosi nel dicembre 1995, fissò il calendario di introduzione dell'euro. La tabella di marcia prevedeva le seguenti fasi:
- Scelta dei Paesi partecipanti all'Unione Economica e Monetaria e preparazione all'unificazione. In questa fase si sarebbero dovute prendere le seguenti decisioni:
• quali Paesi avrebbero potuto partecipare all’Uem;
• la data ufficiale di avvio dell’ultima fase dell’Uem ;
• la costituzione della Banca Centrale Europea e del Sistema Europeo delle Banche Centrali;
• la preparazione al cambiamento del settore finanziario e bancario;
• la stimolazione al cambiamento del mondo imprenditoriale.
- Creazione dell’Unione Economica e Monetaria: in tale fase avrebbero dovuto verificarsi:
• L’entrata in vigore dei tassi di conversione, irrevocabili e fissi;
• L’introduzione dell’euro come valuta unica a pieno titolo;
• La contemporanea esistenza delle monete nazionali dei Paesi dell’Uem;
• L’avvio della politica monetaria unica in euro;
• La conversione in euro dei mercati monetari, dei capitali e del commercio estero.
- Ultima fase, nella quale:
• Dovrebbe avvenire l’immissione in circolazione delle banconote e delle monete in euro, per sostituire quelle nazionali, che cesserebbero di avere valore legale dopo sei mesi;
• Tutte le attività e le transazioni dovrebbero essere convertite in euro.
Dal I gennaio 1999 gennaio 1999 è iniziata l'era della moneta unica europea e si è creata un'area monetaria di 291 milioni di abitanti e con il 18% del Prodotto Interno Lordo mondiale. Il nuovo quadro di riferimento per le imprese sarà caratterizzato da una valuta unica e forte, nonché da una maggiore stabilità monetaria all'interno dell'Uem, sia per un tasso d'inflazione più contenuto, sia per i tassi d'interesse più bassi. L'abbassamento generalizzato dei tassi d'interesse aprirà nuove opportunità di finanziamento dei programmi di sviluppo e di investimento, dando la possibilità di attuare strategie di lungo respiro.
L’euro ed il turismo: gli scenari possibili
La moneta unica porterà a dei cambiamenti per gli operatori del turismo. L'Europa rappresenta la metà del mercato mondiale delle vacanze e, per eccellenza, la destinazione privilegiata dei turisti internazionali. I vantaggi, per il turista, di un sistema omogeneo dei prezzi sono indiscutibili: all'interno di Eurolandia, la maggiore trasparenza nel sistema dei prezzi, l'annullamento dei costi per le oscillazioni di cambio e delle relative commissioni, nonché la semplificazione dei pagamenti internazionali, porteranno ad una sostanziale riduzione dei costi del viaggio. I turisti extra UE in viaggio in Europa assisteranno ad una semplificazione delle problematiche legate ai soggiorni all'estero: utilizzando l'unica valuta, essi risparmieranno tempo e denaro. La Thomas Cook, la grande compagnia britannica delle agenzie di viaggio, la quale controlla il 20% del mercato dei cambi turistici in Gran Bretagna, prevede un aumento della domanda vacanziera, a lunga permanenza, verso Paesi Terzi. Il Cebr (Centre for Economics and Business Research) ha condotto uno studio per conto dell'Abta (Association of British Travel Agents), rilevando che:
• si verificherà una penalizzazione degli uffici cambi i quali vedranno ridotto il loro fatturato ad un terzo di quello attuale;
• si registrerà una perdita di competitività dei paesi europei che si affacciano nel Mediterraneo;
• si determinerà un aumento di circa il 30% della domanda week end da parte dei turisti dell'Uem nei paesi europei confinanti.
L'organizzazione Wttc (World Travel and Tourism Council) ha stimato:
• un incremento dei viaggi business e corporate del 9%, entro il primo decennio del 2000;
• una riduzione dei viaggi di piacere tra il 2 ed il 5% entro il 2000.
L'impiego della moneta unica sarà favorevole soprattutto per le imprese turistiche. Per un Tour operator, i costi valutari costituivano il 5% del costo totale di un viaggio organizzato all'estero.
L’euro e le imprese turistiche
I cambiamenti che le agenzie di viaggio, i tour operator, le strutture ricettive e ristorative dovranno affrontare saranno numerosi e complessi, riguarderanno soprattutto le strategie e le politiche di prodotto, di marketing, di comunicazione, di distribuzione e di qualità. I canali attraverso i quali si espleta l'impatto dell'euro sull'economia dell'imprese turistiche sono:
a) la variazione dell'unità di conto, la quale implica interventi in tutti i sistemi ed archivi aziendali che utilizzano una unità di misura a carattere monetario. Le agenzie di viaggio, i tour operator, le strutture ricettive e ristorative, le compagnie aeree e di autonoleggi, devono apportare modifiche sostanziali ai loro sistemi informativi, in maniera tale che le contrattazioni di fornitura di servizi, le tariffe applicate le clientela, le operazioni di finanziamento siano convertite in euro.
b) La fissazione irrevocabile dei tassi di cambio fra gli 11 Paesi dell'Uem determina sostanziali effetti nella gestione finanziaria e dei pagamenti.
c) Le innovazioni e le integrazioni nel sistema dei pagamenti oltre generare economie nei costi, danno un impulso all'accettazione ed all'utilizzo dell'euro come valuta internazionale.
d) L'integrazione completa dei mercati obbligherà le imprese turistiche a rivedere gran parte delle loro strategie di posizionamento del business.
e) Il lungo periodo di doppia circolazione delle valute nazionali e dell'euro, che mette l'impresa di fronte a definitive scelte riguardanti i clienti ed i fornitori e le relazioni con essi instaurate.
Tutte le imprese sono chiamate a rinnovare o ad adeguare le loro strutture all'euro. Le grandi imprese hanno capacità e mezzi per operare nel mercato internazionale: hanno molte probabilità di inserirsi nei mercati finanziari, di intrattenere relazioni commerciali e societarie con l'estero, hanno ampie capacità e risorse di adeguare le loro strutture alla trasformazione in atto in tempi brevi. Le piccole e medie imprese hanno più difficoltà. Nel settore turistico non è possibile definire con esattezza i tempi medi della conversione, in quanto vi sono comportamenti diversi a seconda delle varia tipologie di imprese:
• Le agenzie di viaggio e le imprese alberghiere, per la maggior parte di piccole dimensioni, sono caratterizzate da una spiccata flessibilità.
• Le compagnie aeree potrebbero essere più restie al cambiamento per mantenere quei margini che la discriminazione delle tariffe contente e che non sarebbero possibili con la completa trasparenza dei prezzi espressi in euro.
• I tour operators dovranno gestire i multivalute i cataloghi sino alla stagione 2002.
Nel lungo periodo di transizione, viene lasciata completa libertà agli operatori economici di adeguarsi al passaggio all'euro quando lo desiderano. L'impresa turistica ha tre possibilità:
a) continuare ad operare solo con la moneta nazionale ancora fino al 31/12/2001. La decisione di ritardare l'adozione dell'euro può essere dettata:
• dalla necessità di gestire un elevato numero di pagamenti in contanti;
• dalla speranza di ridurre i costi dell'adeguamento;
• dalla presenza prevalente di clienti "conservatori" e ritardatari nella comprensione e nell'adozione dell'euro;
• dal timore della complessità di gestire due valute.
Il rischio di tale scelta è connesso all'impreparazione dell'azienda nella fase finale della realizzazione dell'Uem.
b) Iniziare ad utilizzare solo la moneta dell'Uem. Tale decisione può derivare da una serie di circostanze:
• la presenza di un numero limitato di transazioni in contanti;
• l'eliminazione delle spese derivanti dall'utilizzo di più valute;
• la volontà di anticipare la concorrenza;
• la presenza di una clientela da qui provenienza è particolarmente dai Paesi dell'Unione.
Il rischio di tale decisione è quello di sostenere anticipatamente i costi della conversione.
c) La duplice contabilizazione in valuta nazionale ed in valuta comunitaria. La decisione in questa direzione può dipendere da una serie di fattori, quali:
• la presenza di una clientela in parte "conservatrice" ed in parte "innovatrice";
• la presenza di una clientela di provenienza geografica mista.
L’euro e l’impresa turistica: economie e diseconomie nei costi
Ogni impresa può decidere i tempi del cambiamento. Attraverso il piano, vanno prese delle decisioni, che possono essere classificate in:
• decisioni strategiche di competizione, riguardano le strategie competitive che permettono di cogliere le opportunità di mercato integrato;
• decisioni di scelta delle alleanze e delle forme societarie; una volta decisa la strategia competitiva, devono essere selezionate le eventuali alleanze ed accordi commerciali e/o produttivi che permettono uno sviluppo orizzontale del proprio business;
• decisioni sull'assetto finanziario dell'impresa;
• decisioni concernenti l'apertura dei canali di informazione e di aggiornamento relativamente all'euro ed alle prospettive dei mercati;
• decisioni volte all'adattamento delle funzioni aziendali, individuando le iniziative da assumere, i cambiamenti da fare, il calendario di attuazione delle decisioni prese, le responsabilità, i costi della trasformazione. Tali interventi vanno attentamente pianificati.
Le funzioni aziendali coinvolte sono:
Area marketing
Questa funzione è soggetta a profondi cambiamenti, poiché i clienti hanno approcci diversi rispetto all'euro. Le strategie di comunicazione sono diverse a seconda del segmento di mercato: le grandi aziende saranno caratterizzate da notevoli transazioni in euro, per i loro viaggi corporate, per i seminari, per i convegni, ecc..; i turisti individuali d'affari trovano dei benefici connessi alla semplificazione dell'euro: eliminazione dei cambi delle valute, trasparenza dei prezzi, ecc.. I turisti nazionali, invece, saranno più restii a pagare in euro. Altra sfida importante è quella di accompagnare il cliente verso l'economia euro, ovvero di aumentare la familiarità nei confronti di questa moneta. Nel lungo periodo la moneta unica influenzerà il comportamento del cliente europeo, guidandolo verso una maggiore consapevolezza nella scelta delle varie offerte, tendenza a sua volta favorita da una standardizzazione dell'offerta. Per talune imprese, tour operators e catene alberghiere il passaggio all'euro è vista con un'occasione per la promozione e/o rilancio dell'immagine. È probabile che si registrerà un aumento delle spese per i maggiori sforzi che dovrà affrontare la funzione marketing per l'allargamento del mercato.
Area approvvigionamento dei servizi
L'introduzione dell'euro imporrà una revisione ed un rinnovamento nelle politiche di approvvigionamento dei servizi. L'effetto immediato del passaggio è l'eliminazione ed attenuazione del rischio di cambio. Nel lungo periodo, per effetto di una maggiore concorrenzialità nel settore degli approvvigionamenti, nell'area euro si assisterà verosimilmente ad una diminuzione dei costi di approvvigionamento e ad una loro minore fluttuazione. La proposta di legislazione europea stabilisce degli interessi di mora automatici, se i pagamenti non vengono effettuati alla scadenza; inoltre, la proposta di legge prevede il diritto per il creditore, dalla scadenza non rispettata o oltre il limite dei 21 giorni, di recuperare tutti costi connessi all'inadempienza.
Area tesoreria e finanza
Gli alberghi e tour operators possono assistere ad una ridotta gestione delle valute e della tesoreria. Nel breve periodo si assisterà:
• ad una diminuzione dei costi e delle commissioni per le transazioni in valuta estera
• ad una riduzione dei costi connessi ai pagamenti ed incassi in forma scritturale;
• ad un ridimensionamento dei fabbisogni di capitale circolante, per effetto delle semplificazioni valutarie.
Area risorse umane
In tale area, si verificherà un impatto fortissimo: si impone, infatti, una adeguata formazione del personale, soprattutto di quello a diretto contatto con la clientela, chiamato a contenere gli effetti che l'euro avrà sul turista, al quale deve essere fornita adeguata e tempestiva assistenza. È certo un incremento dei costi di formazione e di aggiornamento del personale.
Area contabilità
L'euro sta determinando effetti importanti sulle attività di contabilità, di stesura del bilancio, di tenuta dei libri contabili, dei flussi informativi e di gestione del personale. Uno dei principali cambiamenti è connesso all'adeguamento della contabilità e dei bilanci. Nel triennio 1999-2001 le fatture e le ricevute fiscali dovranno essere espresse con la stessa valuta con cui si elabora la contabilità.
Area sistemi informativi
Le imprese dovranno modificare i loro sistemi informativi, che si ricollegano alla raccolta ed alla gestione dei flussi di informazione interni ed esterni. I costi di adeguamento dei sistemi informativi saranno tanto più elevati quanto più tali sistemi sono complessi ed integrati.
L’euro e l’attività di formazione in azienda
Tutto il personale è coinvolto, sebbene in materia diversa sia nei tempi che nei contenuti dell’attività di formazione. Si impone un processo di formazione a due livelli: il primo, attraverso il quale viene messa a punto una campagna informativa che spieghi le ragioni, i tempi e le azioni di adattamento, attraverso incontri, opuscoli e depliant. Una volta terminata la prima fase sono necessari degli interventi più mirati rivolti a quanti sono chiamati a sostenere l’impatto dell’euro sulle varie funzioni aziendali. Questa fase potrebbe basarsi su un approccio modulare di formazione, dove vengono programmati incontri, corsi, briefings, con contenuti specifici a seconda del personale coinvolto:
Top management
Per tale livello dovranno essere organizzati una serie di corsi affinché venga messo nelle effettive condizioni di guidare l’azienda verso il cambiamento.
Sistemi informativi
I collaboratori dovranno essere istruiti nelle decisioni concernenti la gestione del cambiamento.
Contabilità e finanza
Gli addetti assisteranno, nel periodo di transizione, ad una serie di cambiamenti mirati alla tenuta della contabilità, alla stesura dei bilanci, ai cambiamenti nella modulistica, alla fatturazione. Il periodo sarà caratterizzato dalle problematiche tutt’altro che risolvibili in tempi brevi.
Approvvigionamenti dei servizi
Gli addetti in tale area dovranno essere in grado di verificare le implicazioni dell’euro sui rapporti con i fornitori, sul sistema dei prezzi, sui canali di approvvigionamento, ecc..
Front office
Gli addetti al front office dovranno sostenere l’impatto dell’euro sulla domanda, alla quale dovrà essere fornita adeguata assistenza del cambiamento: avrà necessità di formazione di doppia tariffazione , di conversione, delle nuove forme di pagamento. Mentre nel periodo di transizione non è escluso che l’euro porterà a dei cambiamenti anche nelle figure professionali, in futuro saranno necessarie nuove competenze che permettano di gestire una serie di leve strategiche, quali:
- il miglioramento del rapporto qualità/prezzo del prodotto turistico;
- l’apertura di nuove filiali o di punti vendita, per effetto del mercato integrato;
- la sottoscrizione di nuovi accordi con i partners;
- la ricerca di nuove formule di commercializzazione.
Vi saranno dei mutamenti delle competenze professionali, oltre alle qualità ritenute indispensabili quali la capacità di elaborare e di comunicare la visione, della focalizzazione sugli obiettivi prefissati, l’apertura mentale, saranno decisive anche altre qualità: esperienza internazionale, capacità negoziale, capacità strategiche e di marketing globale.
Il viaggio della fede e le mete del turismo religioso in Campania. Storia e architettura dei santuari di Montevergine e Pompei
Premessa
Il viaggio della fede trova un’ampia diffusione a partire dell’Ottocento. Il pellegrinaggio era una pratica di viaggio devozionale di tipo elitario diretto verso quei centri la cui storia era legata all’importanza simbolica dell’evento religioso. A quelle che nell’epoca medievale erano considerate le tappe principali della cristianità, Gerusalemme, Santiago de Compostela, Roma, si aggiungeranno nuovi centri di fede. Ne deriva per questi nuovi luoghi-simbolo della religione una opportunità di sviluppo economico e sociale. Il caso di Lourdes, dove una piccola città di provincia diventa una delle tappe europee più vagheggiate di devozione mariana. La Madonna apparve per la prima volta l’11 febbraio del 1858 a Bernadette Soubirous. Il prodigioso evento dell’apparizione della Madonna nella grotta di Massabielle rappresenta una vera e propria soluzione di continuità nella tradizione del culto devozionale. Per favorire e meglio organizzare lo sviluppo e l’immagine del santuario di Lourdes, nel 1938 nasce a Parigi l’associazione nazionale dei direttori diocesani di pellegrinaggi, che raccoglie la partecipazione di circa 400 operatori di turismo religioso di tutti paesi europei. Si tratta di un coordinamento operativo che ha evidenti riflessi sull’offerta promozionale del complesso sacro di Lourdes. Su questo tema sono da ricordare la Terra di Santa Maria, in Portogallo, dove nel 1917 tre pastorelli, Lucia, Jacinta e Francesco, hanno in visione la Madonna nella città di Fatima. E ancora l’evento di una statua di una Madonna piangente a Medjugorie, che è divenuta una meta di turismo religioso nota negli anni ’80. Nell’Italia dell’Ottocento le mete della devozione, diffuse anche per il crescente affermarsi di una cultura del viaggio sono diverse. Oltre a Roma, capitale della chiesa cattolica, vi sono: Assisi, che rappresenta il luogo della vita e delle opere di San Francesco; Napoli, dove si contempla il miracolo compiuto da San Gennaro; Bari, dove nella città rimodernata da Gioacchino Murat si recano i marinai della penisola per la devozione a San Nicola; Torino, dove è custodita la Sacra Sindone. La Santa Casa di Loreto nelle Marche, Sant’Antonio a Padova, Santa Caterina a Siena, Santa Rita a Cascia e i complessi di Montevergine e di Pompei sono i santuari più visitati in Italia.
I luoghi del pellegrinaggio in Campania
Per i santuari in Campania è possibile individuare itinerari a scala regionale caratterizzati da comuni caratteri socio-culturali. Il santuario di Montevergine e la basilica pontificia di Pompei sono riconosciuti come principali luoghi di fede del territorio campano. A Napoli luoghi di grande devozione sono il santuario di Maria Santissima del Carmine, nei pressi di piazza Mercato, legato all’annuale festa in onore della Madonna che si svolge ogni 16 luglio, quello di Santa Maria di Piedigrotta, che evoca importanti tradizioni marinare nella zona, quello dell’Immacolata alla chiesa del Gesù Nuovo, sede del santuario del beato Giuseppe Moscati. Nella provincia di Napoli di particolare rilievo sono il santuario della Madonna dell’arco, dove l’aspetto devozionale e la festa del lunedì in albis con la processione dei fujenti assume connotati per alcuni versi profani, e le basiliche paleocristiane di San Paolino a Cimatile, tappa fondamentale della cristianità nel territorio nolano. Nel salernitano emerge il maestoso santuario della madonna del Granato, costruito verso la metà del X secolo, e ancora il santuario di Maria Santissima del sacro Monte a Novi Veglia, aperto soltanto d’estate e dove si svolge annualmente una singolare e suggestiva processione. In provincia di Caserta sorge il santuario di Santa Maria dei Lattani, a pochi chilometri dal pittoresco centro di Roccamonfina, fondato nel 1430 da San Giacomo della Marca e San Bernardino da Siena, è affidato attualmente ai frati francescani. Nell’area del Sannio è da ricordare il santuario di Maria Santissima dell’Assunta e San Filippo, da dove parte ogni sette anni la famosa processione dei flagellanti, rito penitenziale tra i più famosi in Italia e di grande interesse antropologico. È da citare in questo sintetico excursus la città di Pietrelcina, che è nota per aver dato i natali a Padre Pio e rappresenta attualmente una delle più frequentata mete religiose, la cui fama cresce con la diffusione dell’iconografia del santo. A Pietrelcina dove ha vissuto il frate, è stata fondata la chiesa della Sacra Famiglia a memoria di una visione che il San Pio aveva avuto in vita.
Montevergine
Il viaggio a Montevergine, nell’ottocento è anche oggetto di vivaci e colorite descrizioni. Il complesso verginiano riceva attenzione anche in epoca fascista, come la basilica pontificia di Pompei dedicata alla Beata Vergine del Rosario o anche l’abbazia della Santissima Trinità di Cava de Tirreni, dichiarate monumenti nazionali e pertanto oggetto di salvaguardia, individuati come mete di eventuali turisti. A Montevergine tra il 1924 e il 1927 viene costruita una funicolare che collega il paese di Mercogliano, situato a valle, con la sede superiore del santuario. Essa rappresenta un simbolo del progresso e della tecnica, di chiara matrice futurista. Sull’adeguamento delle infrastrutture è da ricordare che già in epoca borbonica durante il regno di Ferdinando II, era stata proposta la costruzione di una strada carrabile che collegasse il centro di Mercogliano con il monte Partendo. La fondazione del complesso, retto dalla congregazione benedettina di Montevergine, oggi unita a quella sublacense, fu voluta da San Guglielmo da Vercelli, che si ritirò sul monte intorno al 1119 per un esperienza eremitica. L’impianto di forma basilicale, sorto sui resti di un tempio dedicato a Cibale, era a tre navate divise da pilastri. Fu rifatto nella prima metà del XVII secolo da Giovan Giacomo di Conforto, artista molto attivo a Napoli. L’immagine venerata della Madonna di Montevergine è di ispirazione bizantina e l’interno della chiesa antica presenta numerose opere d’arte; di particolare interesse sono la cappella del Sacramento, con importanti opere trecentesche, e quella della Madonna di Montevergine, il cui interno presente anche dipinti realizzati tra il 1888 e il 1896 da Vincenzo Volpe, attivo e conosciuto pittore dell’ottocento napoletano. Le spoglie di San Guglielmo, poste un tempo in una delle cappelle del versante sinistro dell’antico impianto, oggi sono nella cripta del rinnovato impianto, al disotto della zona presbiteriale. La nuova chiesa, inaugurata nel 1961, viene costruita su un’idea di Florestano Di Fausto. La struttura presenta connotati tipici di un’architettura monumentale di ispirazione razionalista, piuttosto diffusa durante l’epoca fascista a cui il progettista appartiene a pieno titolo, avendo eseguito numerosi edifici per il Ministero gli affari esteri tra il 1924 e il 1932. L’ingegnere Florestano Di Fausto a partire dal 1925 profonde il suo impegno in una febbrile attività costruttiva legata alla sua totale adesione al linguaggio monumentale e funzionale di grandi strutture per il regime fascista. Benito Mussolini lo incaricava del piano di ampliamento della città natale. A questa conversione al modernismo funzionalista corrisponde verso la fine della lunga carriera professionale del Di Fausto, un successivo periodo di attività contraddistinto da incarichi di enti ecclesiastici. A quest’ultima fase della carriera si ricordano: l’esecuzione della casa Generalizia Cistercense a Roma; le idee, non realizzate, per la facciata del santuario di Pompei, nonché la costruzione dell’albergo Rosario; la trasformazione del santuario di Montevergine e delle annesse strutture. L’aspetto monumentale del nuovo santuario di Montevergine, costruito demolendo la navata laterale sinistra della vecchia chiesa, è esaltato dal diffuso uso del travertino per i rivestimenti esterni nonché dalla svettante torre campanaria e dalla maestosa facciata, che denuncia nel volume esterno l’impianto di base a tre navate.
Pompei
Il santuario della Beata Maria Vergine di Pompei sorge per volere e per opera di Bartolo Longo, un avvocato pugliese che, formatosi nel 1872 nella cittadina di Valle di Pompei, per amministrare i beni della contessa Farnararo De Fusco, inventa un luogo di venerazione del tutto nuovo. La nuova Pompei sorge sul culto della Madonna del Rosario, nei pressi del piccolo centro di Valle viene costruito un imponente complesso al posto di una chiesa vecchia e cadente. Da quel momento inizia un’intensa attività di diffusione e promozione dell’icona del Rosario, anche attraverso le riviste periodiche. Accanto al santuario sorgono le Case Operaie, l’Osservatorio, l’Ospizio per i figli dei carcerati, e una fonte termale. Il luogo è servito da una linea ferroviaria e dal 1929 dal tratto autostradale Napoli-Salerno. L’opera del Longo è incessante, e numerose sono le trasformazioni apportate al complesso per soddisfare una domanda di accoglienza cresciuta. Il santuario ha subito numerosi riadattamenti nel corso dell’ultimo secolo. La facciata fu completata nel 1901 e il campanile nel 1925. La chiesa fu ampliata fra il 1934e il 1939, il campanile fu realizzato in granito grigio ed elementi di marmo bianco, con un’armatura metallica interna a castello; è alto circa 80 metri e sostiene un concerto di otto campane. I lavori iniziarono nel 1912 e furono compiuti nel 1925. La prima chiesa era a croce latina, con una sola navata, sormontata da cupola. Dopo i lavori la chiesa è rimasta crociera latina ma a tre navate. Le due navate laterali presentano tre altari per lato e proseguono dietro l’abside in un ambulacro semicircolare con quattro cappelle. La cupola centrale si compone di due tamburi sovrapposti. E proprio le grandi trasformazioni di questi santuari hanno rivestito nel tempo una particolare importanza simbolica sia da un punto di vista religioso che per l’economia. Anche per Pompei negli anni ‘30 del novecento fu redatto un progetto di ampliamento. Si tratta di un allargamento dell’impianto tutti intorno alla pianta originaria che prevede anche la creazione di un ambulacro percorribile.
Il turismo nel Mezzogiorno nel secondo dopoguerra: l’occasione mancata dei voli charter
Per quanto riguarda la nascita e lo sviluppo del settore turistico, l'Italia meridionale ha sofferto di un certo ritardo temporale. Il generale fenomeno di arretratezza non ha riguardato solo l'industria ma ha avuto ripercussioni anche in alcuni comparti dei servizi. L'analisi dei fenomeni turistici può proporre almeno due motivi di tale ritardo: la lontananza dai centri generatori di domanda e una più debole domanda interna. L'esplosione del turismo di massa e la diffusione dei nuovi mezzi di trasporto nel secondo dopoguerra ha coinciso con il successo di nuove località molto lontane dai centri generatori di domanda. La diffusione del turismo al di fuori delle mete tradizionali è stata facilitata dei processi tecnologici compiuti nel settore di aviazione civile, introduzione dei motori a reazione, aerei di dimensione sempre maggiore, e dal successo della formula del volo charter, cioè del trasporto aereo a domanda. Lo sviluppo dell'organizzazione dei voli charter fu ostacolato sino alla fine gli anni '70.
Uno svantaggio antico: la lontananza dai centri generatori di domanda
Per quanto riguarda il settore turistico uno degli svantaggi con il quale il mezzogiorno d'Italia si è dovuto confrontare è sempre stata la lontananza dai centri generatori di domanda. Fra i fattori che hanno ritardato lo sviluppo turistico di quest'area non si deve solo annoverare il minore sviluppo economico ma anche la lontananza dalle zone più ricche dell'Europa. Le regioni come la Sicilia e la Campania vennero inserite nel Grand Tour solamente alla fine del 700. Tra gli svantaggi delle regioni meridionali, a fianco della cattiva rete stradale va annoverato una posizione geografica più periferica. Le località meridionali sulla costa e le isole riuscirono a proporsi sia come mete culturali sia come soggiorni climatici invernali; la scoperta di tali località da parte dei primi viaggiatori stranieri fu una fortunata casualità. Le vicende di Capri e di Taormina sono particolarmente significative. Alla metà dell'ottocento Capri si era già delineata come centro turistico, tanto che i proventi rappresentavano una voce molto importante per la modesta economia locale. Questa isola poverissima inaugura la prima locanda solamente nel 1826: sino ad allora l'ospitalità era stata garantita dalle famiglie ricche. Da quel momento in poi la fama dell'isola crebbe rapidamente, tanto che nel 1840 si costituì la prima struttura ricettiva composta da quattro alberghi. Analogo fu lo sviluppo di Taormina, già nota nel settecento e il patrimonio artistico che l'aveva resa una delle mete preferite dai grandturisti. Cominciarono a svilupparsi molte attività, come le rivendite di bevande varie, che poi si trasformarono in bar e ristoranti, e botteghe di antiquariato. Il tempo libero veniva impiegato con escursioni in carrozza e successivamente in vettura. I tre elementi che vanno evidenziati nello sviluppo di queste località meridionali sono: una condizione iniziale di minore arretratezza rispetto alle zone limitrofe e una discreta presenza di istituzioni economiche; una mentalità abbastanza aperta; una certa consapevolezza del valore delle proprie risorse e quindi una disponibilità a investire per la loro valorizzazione turistica.
Il problema della lontananza dai centri generatori di domanda ritornò in primo piano con il lento passaggio dal turismo d'elite a quello del ceto medio e successivamente a quello di massa. A seguito di tali trasformazione i tempi di percorrenza per raggiungere le località turistiche e il costo del viaggio divennero più importanti. Nella prima metà del novecento, nell'Italia meridionale, il settore turistico mostro notevoli segnali di arretratezza, soprattutto relativamente alle nuove pratiche, come i soggiorni termali o quelli balneari. Solamente l'area napoletano- sorrentina poteva vantare un grande sviluppo delle nuove forme turistiche.
L’affermarsi del turismo di massa: un’opportunità di catching up per i paesi periferici?
Tra le tante definizioni di turismo di massa elaborate nel corso del secondo dopoguerra predilige quella proposta da Burkart e Medlik: "il turismo di massa si riferisce alla partecipazione al turismo di un numero elevato di persone, che ha caratterizzato i paesi sviluppati nel XX secolo. Turismo di massa è una nozione essenzialmente quantitativa, basata sulla proporzione di popolazione che fa turismo". L'offerta turistica americana si è caratterizzata da sempre per la presenza di grandi società private che hanno guidato la formazione di bacini turistici integrati di dimensione regionale. La Francia ha seguito un modello basato sulla presenza di imprese di piccola e media dimensione sul coordinamento e l'intervento dell'amministrazione pubblica. L'Italia ha seguito modello incentrato sulla piccola e media impresa, sulla presenza di una rete diffusa di associazioni e su amministrazioni pubbliche. Secondo Shaw e Williams, il turismo di massa è nato nel Nord America negli anni '20 e '30, stimolato dalla diffusione delle ferie retribuite e dall'automobile: inizialmente si è trattato di un turismo interno, il cosiddetto American outdoor. Negli anni '50 esso si è sviluppato anche in Europa, sostenuto dalla forte crescita economica, e verso gli anni '60 esso ha assunto una dimensione internazionale. Agli anni '70 si fa risalire l'inserimento di Africa, Asia e Australia fra le principalmente mete. Alla diffusione del turismo di massa ha contribuito la trasformazione del settore dei trasporti; se il costo di viaggi non fosse sceso in modo così marcato e la velocità non fosse aumentata, la diffusione internazionale del turismo non si sarebbe verificata. L'automobile e l'aereo divennero il simbolo delle vacanze di massa. Grazie alla diffusione di viaggi aerei, il turismo di massa si estese alle località lontane dai centri generatori di domanda, che divennero raggiungibili con viaggi brevi e non troppo costosi. Sulla progressiva riduzione dei costi di viaggi aerei influirono sia il progresso tecnologico sia l’affermarsi di una nuova modalità organizzativa, il volo charter. Per le regioni meridionali d'Europa e dell'Africa la rivoluzione portata dalla diffusione dei voli aerei rappresentò la prima vera occasione di ridurre lo svantaggio della lontananza. Negli anni 1955-1970 regioni molto importanti dal punto di vista turistico come la Campania e la Sicilia registrarono un peggioramento delle loro prestazioni, mentre altre, come la Puglia e la Sardegna, riuscirono a mantenere la loro posizione. Complessivamente in queste regioni il settore turistico, pur mostrando un andamento positivo, non riuscì ad avviare alcun processo di catching up nei confronti delle aree di più antica vocazione turistica. Nel 1950 la Sicilia ospitò agenti turistici scandinavi i quali si impegnarono a condurre una campagna a favore dei viaggi in Sicilia; a seguito dei contratti stipulati fra le agenzie scandinave e alcuni alberghi siciliani, numerose comitive dei turisti raggiunsero Palermo, Agrigento, Siracusa e Taormina.
Perché non volano i charter
Sino al 1960 la ferrovia e i mezzi su gomma restarono le modalità prevalenti, mentre la via d'acqua non rappresentò mai un'alternativa significativa, perché collegava aree troppo povere per generare flussi turistici significativi. Anche se nel 1966 gli arrivi in aereo avevano sorpassato quelli per ferrovia, la loro percentuale restava piuttosto bassa: l'automobile era in assoluto il mezzo preferito gli stranieri. La maggior parte dei turisti stranieri non faceva ricorso a tour operator o agenzie di viaggio. Nel corso degli anni '60 stato ed enti locali si impegnarono nella realizzazione o nella ristrutturazione di aeroporti a Reggio Calabria, Brindisi, Bari, Palermo, Catania; in Sicilia nel 1960 venne costituita la società Alis allo scopo di offrire collegamenti veloci tra le più importanti località della regione. Mentre nel 1969 stanziò un contributo per 500 voli charter provenienti dai paesi del Nord Europa. Solo dal 1962, anche per il trasporto a domanda, cominciarono ad essere disponibili dati statistici più precisi, dei quali emergevano due caratteristiche precise: lo scarso sviluppo dei voli charter e la preferenza da essi accordata alle mete turistiche tradizionali. Il trasporto a domanda restò una percentuale molto bassa sui voli internazionali sino gli anni '90. Nel nostro paese il trasporto a domanda era esercitato da compagnie aeree straniere. Per quanto riguarda i servizi interni, i voli charter restarono praticamente inesistenti. Nel 1959 un articolo pubblicato sulla rivista "Politica dei trasporti" indicava tra le principali cause del mancato sviluppo dei voli charter sia il monopolio Alitalia per tutti i voli di linea, sia una sorta di diritto di veto che essa nei fatti esercitava sulle autorizzazioni prolungate per i voli charter su nuove linee.
Conclusioni: la mancanza di una visione strategica
Le vicende italiane del trasporto a domanda si prestano a due considerazioni di carattere generale. La prima riguarda le forme assunte dall'intervento pubblico a favore dello sviluppo del settore turistico nel sud. Il fatto che il divario fra nord-centro da una parte e sud dall'altra non fosse limitato alle attività industriali ma riguardasse anche il turismo. Tra il 1950 e il 1961 le principali realizzazioni in campo turistico riguardavano la viabilità e la valorizzazione del patrimonio culturale. Nella categoria turistica, che rientravano investimenti di varia natura: acquedotti, studi archeologici, beni culturali. Con la legge 717 del 1965 si cercò di incentivare la creazione di un'offerta ricettiva variegata, in grado di accogliere diverse fasce di turisti; essa prevedeva la concessione di mutui a tasso agevolato, l'ampliamento e l'adattamento di immobili a uso di alberghi, di pensioni e numerose altre tipologie ricettive. Queste agevolazioni restarono in vigore fino al 1976. La seconda considerazione riguarda l'utilizzo delle infrastrutture. La crescita troppo contenuta del trasporto a domanda non nasceva da un'insufficiente dotazione degli scali meridionali, ma era il frutto di precise strategie di settore messe a punto dal governo centrale e dalla compagnia di bandiera. Per superare tali limiti sarebbe stato sufficiente l'adozione di una diversa forma di mercato perché avrebbe concesso uno spazio mangiano allo sviluppo dei voli charter.
Rimini e il turismo di massa: il modello dell’Emilia-Romagna
Il modello di sviluppo turistico antiteco è Rimini, il suo sviluppo, si fonda, dapprima sul turismo locale e successivamente su quello internazionale. La sua clientela non può essere più lontana dall'elite internazionale, poiché è composta in gran parte del ceto medio italiano e da stranieri di origine tedesca. Non fu alcuna grande società di capitali a segnare il destino turistico di Rimini bensì una miriade di piccole imprese familiari. È l'esempio più significativo di turismo di massa incentrato sulla ricettività alberghiera. Nell'Ottocento Rimini era un'area agricola con antichissime tradizioni di insediamento urbano che viveva dei proventi dell'agricoltura. Si contava qualche attività manifatturiera: filatura della fretta, una fabbrica di vetri e cristalli, una di fiammiferi. Il cuore economico della zona restava l'agricoltura che occupava il 71% della popolazione. Il 3 luglio 1843 i conti Baldini aprirono lo Stabilimento Privilegiato di Bagni Marittimi di Rimini, con 6 camerini, collegato alla città con una vettura a cavalli. La gestione dei bagni, che forniva un servizio di qualità e quindi a prezzi elevati, soffrì subito di problemi finanziari. L'iniziativa era ormai sull'orlo del fallimento quando nel 1869 intervenne il comune di Rimini che avviò un piano di investimenti con la costruzione del Kursaa, di una nuova piattaforma con camerini, dello stabilimento idroterapico. In pratica il comune si sostituì ai privati nella realizzazione delle strutture balneare di base. Oltre all'amministrazione comunale, l'altro protagonista dell'esordio turistico riminese divenne la Cassa di Risparmio di Rimini. Uno dei problemi della città turistica riminese era legato alla mancanza di strutture ricettive: nel 1882 i villini erano meno di una trentina, mentre Sanremo nello stesso periodo ne contava 160. Una risposta a tale problema arrivò nel 1885, con la lottizzazione dell'area costiera da parte del comune che, dopo aver acquisito i terreni dal demanio, cominciò a venderli a basso prezzo ai privati per la realizzazione di ville e villini. La società riminese maturò presto la consapevolezza che oltre alle strutture balneari e ricettive occorresse anche elaborare proposte per la gestione del tempo libero. Nel 1885 nacque la Società riminese per i divertimenti allo scopo di rendere sempre più allettante l'offerta turistica. Lo Stabilimento dei Bagni e il Grand Hotel furono sino gli anni trenta più fonte di debiti che di profitti, tanto che il comune fu nuovamente costretto ad assumerne la gestione per evitarne il fallimento. Il turismo di lusso a Rimini non riusciva essere redditizio. Di sviluppo vero e proprio si potrà parlare del periodo fra le due guerre; nacquero rapidamente nuovi alberghi e pensioni, grazie anche al successo della formula tutto compreso. Nel secondo dopoguerra si realizzò l'ulteriore sviluppo di strutture ricettive di piccole dimensioni e a gestione familiare, che predicando prezzi contenuti, si rivolsero a una clientela di reddito medio-basso. Così negli anni 50 Rimini divenne la città delle pensioni costruite una accanto all'altra.
Sardegna: il successo pianificato della Costa Smeralda
La costruzione degli insediamenti turistici in Costa Smeralda riveste un interesse che va ben oltre la storia del turismo per almeno tre motivi: si tratta di insediamento completamente pianificato su una vasta area; in secondo luogo ha riguardato una regione con una scarsissima cultura turistica; infine, ha rappresentato un investimento di grandi dimensione ma molto peculiare in un'area economicamente arretrata. Il promotore dell'operazione Costa Smeralda fu un consorzio di privati guidato da Karim Aga Khan IV, che in questa operazione impegnò il proprio capitale finanziario e tecnico. Il progetto nacque in modo del tutto casuale quando dopo aver comperato una vasta estensione di territorio nel nord della Sardegna, si rese conto che questa non sarebbe mai potuta diventare il luogo di una sua seconda casa perché occorreva quasi un giorno di viaggio per raggiungerla. Il consorzio raccolse tutti gli acquirenti di terreni nella zona e controllo promozionale, sviluppo e gestione, assumendo una funzione centrale visto che attribuì a sé molti compiti; dal coordinamento di tutti gli strumenti urbanistici, l'organizzazione dei servizi di interesse comune, alla disciplina delle costruzioni edilizie all'esecuzione di opere e utilizzo del marchio Costa Smeralda. Tutte le costruzioni dovevano confermare ed esaltare l'aspetto naturalistico, e nessuno doveva danneggiare le particolari situazioni panoramiche e le formazioni geologiche di cui la zona è ricca. Il progetto venne calato in una regione con una tradizione turistica quasi inesistente; Alghero era un centro di animazione in virtù delle feste da ballo organizzate ogni domenica; il collegamento fra Alghero e Sassari era garantito dalla linea ferroviaria. Del tutto assenti erano strutture ricettive, a metà 800 la situazione era a dir poco tragica. Nel periodo fra le due guerre l'amministrazione comunale di Alghero cercò di migliorare gli standard abitativi emanando norme di carattere igienico per gli affittacamere e cercando anche di evitare eccessivi rialzi dei prezzi, ma la situazione delle strutture ricettive restava drammatica. Tra i primi a intuire le potenzialità turistiche della Sardegna, fu il giovane Club Mediterranee, che nel 1955 realizzò il suo primo villaggio sull'isola, e l'agenzia di viaggi inglese Horizon Holidays, che dal 1954 la incluse nei propri voli charter diretti in Corsica. La Sardegna è una delle regioni meno densamente popolate di Italia ed è caratterizzata da un territorio molto inospitale, in gran parte roccioso e con la presenza di qualche area paludosa. Queste caratteristiche del territorio hanno influito sull'attività agricola che si è concentrata sulla pastorizia e che solamente in poche zone ha sviluppato la coltivazioni di viti, ortaggi e cereali; una certa ricchezza era prodotta dalle sugherete. Il progetto Costa Smeralda ha generato l'esternalità (pubblicità a livello internazionale, nuove professionalità, rete di infrastrutture) grazie alle quali il turismo si è progressivamente diffuso anche nel resto dell'isola.
Modelli europei e mondiali per il turismo italiano: la “Rivista di viaggi” della Thomas Cook (1926-1938)
La Tho’s Cook & Son. L’iniziativa di una rivista per il pubblico italiano
Con evidente contrapposizione di classi, tra nobili perditempo nei loro eterni viaggi in treni di lusso e località di villeggiatura e gli onesti lavoratori, ci si presenta un mondo dell'Italia fascista in cui le differenze contano. La situazione descritta in un film sembrerebbe l'ideale contenitore del destinatario della "Rivista di viaggi" della Thomas Cook pubblicata dal 1926 al 1938. La rivista sorge sull'onda della forte crescita del settore degli anni 1920-1926, ma già nel 1926 denuncia i primi sintomi della crisi. Con stile immediato, sul modello giornalistico di tipo inglese, e con linguaggio di ampia comunicazione, fruibile a vari livelli culturali, elegante senza sdolcinature, dà al lettore la sensazione di essere non oggetto di una trattativa commerciale, ma di un mondo di servizi che lo valorizza, e sollecita l'ispirazione a standard sociali e culturali più elevati, grazie ad un uso efficace della pubblicità. La sua caratteristica fondamentale è quella di essere l'organo di una ditta all'avanguardia nel settore fondata nell'ottocento. Importante supporto è fornito dall'intensa attività editoriale; "The Excursionist", pubblicato dal 1851, per dare informazioni sulle combinazioni di viaggio per visitare la grande esposizione di Hyde Park del 1902, oltre le notizie di viaggi, contiene articoli illustrati di carattere descrittivo. Nel 1930 giornali simili alla Cook sono in vari paesi. La maggior parte delle notizie, strutturate sull'esistenza di quest'azienda privata, coinvolgono fatti, argomenti, persone, eventi politici, culturali, religiosi. Le riviste offrono ampia gamma di dati, statistici e descrittivi, in merito all'esistenza di servizi che coprono non solo il turismo, ma le necessità del mondo culturale, industriale e commerciale. Una lettura della rubrica "Informazioni turistiche" ci fornisce notizie di mostre, fiere, esposizioni, eventi mondani, apertura di nuove strade e tratti ferroviari, stazioni marittime, eventi sportivi, pubblicità di alberghi, luoghi famosi, ecc.. La pubblicità esalta i mezzi di locomozione quali il treno a elettricità, l'auto, le moderne navi, gli aerei, con descrizioni che accrescono il piacere alle comodità, alla velocità possibile in auto, a carattere eroico del volo. A tali esigenze rispondono le tre forme di servizi che la Compagnia delle Carrozze con letti offre ai viaggiatori: carrozze con letti, carrozze ristorante e pullman, tutti con diverse tipologie, dal prodotto di lusso ai posti letto per la seconda terza classe. I treni con carrozze letto uniscono il nord al sud. Le sedi Cook, con tutti i servizi di informazione, biglietteria, forfait, posta, spedizione e cambio valute, si trovano vicino ai grandi alberghi.
Il raffronto con l’esperienza turistica dello Stato italiano e col fascismo
La rivista, nata nella fase politica di costruzione della nazione fascista, sublima la mondanità dell'impegno a costruire una nazione che corrisponde ai canoni del regime, operosa, colta, consapevole del proprio passato, volta verso un futuro radioso, orgogliosa della bellezza dei luoghi. La massa della Cook è elitaria, anche quando si propagandano sconti, viaggi a forfait, e varie soluzioni accattivanti. Scritta in italiano, la rivista si rivolge ad un pubblico internazionale. Altro aspetto è il carattere urbano o comunque già collaudato di questo turismo, focalizzato sulle grandi città italiane di cui fa partire escursioni, di solito in auto, mentre il fascismo accentua la ricerca di siti nuovi per un turismo popolare; il turismo del regime si basa su treni popolari, gite aziendali e adunate nazionali promosse dal partito, sul turismo giovanile organizzato con campeggi, colonie marine, casa della gioventù del Littorio dall'Opera nazionale balilla e sul turismo degli adulti assegnato all'Opera nazionale dopolavoro. Nel 1926, quando sorge la Rivista, il settore non è ancora così inquadrato: gli alberghi in relazione con la Cook in Italia sono in 153 località, concentrati soprattutto a Firenze, Napoli, Roma, Venezia, Genova, Milano, Palermo. Nella rivista non mancano dati su strutture ricettive, operatori e sull'organizzazione a livelli alti o medio alti. Ciò che manca è la popolazione locale, la cui presenza è limitata all'artigianato e ad alcuni servizi. La rivista tiene presente il mutato clima degli anni in cui è pubblicata. Nel dopoguerra si punta molto sul turismo americano, sensibile alla natura incontaminata, oggetto di attenzioni anche da parte di altre nazioni europee, soprattutto della Francia. Il cinema in questo programma si legittima come mezzo pubblicitario per suggerire alle masse nuove mete da visitare. La Cook ritiene di essere stata e di continuare ad essere uno dei principali promotori del turismo inglese del dopoguerra verso l'Italia. In realtà circostanze favorevoli sono il costante flusso che dal 1919 si indirizza verso l'Europa per visitare i luoghi della guerra, il basso costo del soggiorno, legato al deprezzamento della lira rispetto alle altre valute, nonché una stratificata passione del sud fra le classi agiate, i letterati e gli artisti.
La crisi e le percussioni del crollo di Wall Street. Dalla polemica alla collaborazione con l’Enit
Dopo il boom del 1925, dovuto anche alle agevolazioni ferroviarie e doganali per l'Anno Santo, dal 1927 la generale depressione è rilevata in uno dei periodici resoconti della rivista. Il crollo di Wall Street e la politica protezionistica e autarchica negli anni seguenti scoraggiano il turismo estero a favore di quello interno sostenuto dallo Stato già dal 1925-26. La Cook organizza pellegrinaggi dall'America: quello del Sacro Cuore di 130 persone, di Boston di 250 persone, di Philadelphia di 500 persone, e altri ancora. Nel 1929 organizza 55 comitive di turisti di cui 11 di gran lusso e 6 lusso. Non manca dal Giappone la già citata comitiva di "Osaka Nainiki" composta da giornalisti, commercianti, professionisti. Dal turismo internazionale, nell'ultimo trimestre del 1929, l'Italia centrale e meridionale era stata visitata da turistici isolati, piccoli gruppi e qualche comitiva più numerosa per il giubileo. La Cook fa al suo pubblico sconti notevoli praticati dalle ferrovie e dalle società di navigazione per moltissime occasioni di aggregazioni di massa, come per le crociere, per i viaggi di nozze, per i treni domenicali a prezzi speciali. Dal 1931 la direzione Suvich dell'Enit da luogo a un diverso impegno, pubblicitario e di controllo, a tentativi di gestire autonomamente il settore estero, gli spazi per i privati si riducono sempre più. L'Enit era divenuto un concorrente delle agenzie con mezzi di cui essi non disponevano. Ad un certo punto si spera in una ripresa dalla depressione anche grazie all'Enit, che distribuiva materiale pubblicitario in varie lingue. Dal 10 al 26 settembre 1930 l'Enit organizza il settimo viaggio di studio Nord-Sud, per divulgare tra i medici stranieri la conoscenza delle stazioni idrominerali, climatiche e balneari d'Italia del Nord, con 110 partecipanti di varie nazioni. Il viaggio comprende varie località termali e si svolge in parte su un treno di lusso delle Ferrovie dello Stato, in parte con automobili di gran turismo e dei migliori alberghi. Negli Stati Uniti la preparazione dei viaggi è fatta usando molto la radio. I livelli dei pacchetti Cook negli Usa sono accessibili al grande pubblico. La radio svolge all'estero una diversa forma di propaganda.
La conciliazione degli interessi: il turismo coloniale
Data la necessità di adeguarsi alle esigenze del regime per potenziare il turismo estero, la Cook cerca di proiettare il turista italiano su zone che conciliano lo spirito nazionale e la tradizionale esigenza del viaggio per un pubblico diverso da quello popolare del turismo interno. L'azione della Cook, fatta in contemporanea in vari paesi europei che aspiravano a un simile ruolo di presenza e di potenza, sancisce un posto dell'Italia quale paese in grado di gestire un turismo di livello mondiale e quindi ne accredita la fisionomia di potenza. Radio, stampa e cinema sono tra 1834 e 1836 coinvolti a fondo nella diffusione di messaggi imperiali. Gli articoli della rivista sono elemento importante per comprendere il clima di grande entusiasmo che coinvolge gli italiani di fronte all'avventura coloniale, testimoniato d'altra parte da un collezionismo di cartoline, figurine, medaglie, francobolli, e simili. La Cook cerca di comunicare anche al pubblico italiano di grande fascino dell'Africa e soprattutto dell'Egitto. Nel 1926 la prima Fiera campionaria a Tripoli è segnalata come improntata a finalità patriottiche, strumento di integrazione tra madrepatria e colonia, che avrebbe avuto cognizione della grandezza dell'Italia. La fiera è segno della fiducia che la metropoli ha nell'avvenire della Tripolitania; la città di Tripoli è prova delle floride condizioni della colonia per la bella cattedrale, gli edifici pregevoli, pubblici e privati, la migliorata illuminazione, la sistemazione stradale assai progredita. Dal 1930 la fiera ha carattere internazionale e da quest'occasione sorge l'invito a visitare una zona non ancora standardizzata. Nel 1934 il movimento turistico è talmente intenso e da dover apprestare alloggi nelle navi ancorate nel porto trasformandole in alberghi galleggianti; il turismo coloniale acquista una sua caratterizzazione. Altra meta del turismo coloniale sono le isole italiane dell'Egeo, soprattutto Rodi, per i monumenti antichi e medievali e le bellezze naturali. Grande spazio hanno inoltre i viaggi sul Nilo, uno dei punti forti della Cook, con partenza e prezzi per ogni stagione.
Tentativi per uscire dalla crisi e la nuova psicologia del viaggiatore
La persistenza della crisi determina una svolta fondamentale che gli studi sul turismo hanno solo in parte evidenziato. Segno della depressione è il calo di presenze a Napoli per escursioni; benché il trimestre ottobre- dicembre sia tradizionalmente il più sfavorevole dell'anno, gli effetti della crisi economica mondiale inducono la rivista nel 1931 a riflettere sugli sbocchi che potevano derivare dalla politica adottata da alcuni per il ribasso dei prezzi. La Cook esprime fiducia nella ripresa del traffico turistico in Italia per due motivi: la migliorata situazione politica e la migliorata economia del viaggiare in seguito alla riduzione del carovita. Le spese del viaggio ebbero una riduzione dal 30 al 50%; le escursioni fatte con guide poliglotte a prezzi più bassi, la libertà di entrata e di uscita dai diversi siti senza vincoli formali, la soppressione delle tasse di entrata in musei, gallerie, e simili. Albergo e vitto assorbivano gran parte delle spese, di fronte alla crisi di albergatori aggravavano la crisi stessa. La clientela dell'anteguerra era scelta, quella del dopoguerra è ricca, quella del post 1926 è ancora diversa formata da turisti che vogliono spendere meno, accontentandosi di vedere meno. A questa nuova psicologa del viaggiatore occorre adattarsi; la creazione del Commissariato per il turismo è espressione del mutamento, la Cook si dichiarò pronta a dare la sua collaborazione. Nel 1929 si spera nella migliorata situazione ma le speranze non sono gli anni seguenti soddisfatte; la speranza di incrementi è ancora legata all'evento eccezionale, soprattutto se è di natura religiosa, che certamente rimane più coinvolgente e mobilitante e che nel 1933 è l'Anno Santo. Effettivamente un risveglio è registrato, per questo evento e per la Mostra della rivoluzione fascista. A questa crescita avevano contribuito le grandi organizzazioni turistiche con il loro lavoro all'estero e la Cook con i soliti mezzi operativi e pubblicitari. Il 1937 è presentato come hanno positivo con l'ingresso in Italia di quasi 5 milioni di turisti stranieri, ma senza raggiungere i livelli dei primi anni '20.
Gli istituti di educazione
Dal primo numero del 1929 la rivista inizia a trattare gli istituti di educazione, ma è dal 1930 che la Cook crea un'apposita sezione nella sede centrale di Londra che si occupa della scelta di scuole conforme alle richieste che fanno per i ragazzi i genitori. La fine di una certa tipologia di turista, col passaggio ad un nuovo tipo di turista, vede la ditta impegnata a preparare l'utente/ cliente del futuro. La sezione scolastica della ditta risponde a domande precise rivolte dai genitori su basi scientifiche e assicura la serietà delle proposte offrendo un servizio non sono agli inglesi residenti all'estero ma anche agli stranieri che volessero completare l'educazione dei loro figli con la conoscenza della lingua inglese. Comincia la pubblicazione di lunghi elenchi di scuole in tutta Europa, con indicazione sommarie delle caratteristiche e delle rette annue. Le indicazioni riguardano tutte le età e tutte le tipologie di scuole, tecnica, scuole navali, ecc. Si distinguono scuole per giovanette e per ragazzi, o scuole miste. Le coordinate per un'educazione creativa prevedono anche attività manuali, disegno, gioco, viaggi, e a questi ultimi si attribuisce un valore pedagogico. Nel paragone fra vecchi e nuovi sistemi di educazione si conferma le necessità di scegliere un'ottima scuola. Nel modello educativo viene ben presto inserita la cultura cinematografica per illustrare vari aspetti del sapere, da documentari scientifici ai procedimenti pratici di certe operazioni quotidiane. L'Italia è in grado di fornire scuole per i giovani stranieri, in un settore, come quello della cultura, ritenuto necessario a conseguire successo nella vita e nella società moderna. Presso l'università si svolgono corsi primaverili, estivi e invernali, in città le istituzioni culturali permettono di conoscerne il patrimonio artistico, scientifico e storico, nonché le ricchissime biblioteche, musei, ... Attenzione merita l'Istituto interuniversitario italiano, che tiene corsi di lingua e cultura italiana per stranieri e connazionali residenti all'estero, con visite artistiche e sopralluoghi in varie città italiane. Interessanti sono anche i circoli per stranieri, la cui iscrizione è facilitata da agevolazioni nei prezzi dei viaggi, l'ingresso ai musei e monumenti vari.
Conclusione
La "Rivista italiana" prospetta al lettore italiano un turismo elitario. Nelle sue proposte vi sono tutte le antiche componenti, compressa quella della riscoperta della natura, legata ai club alpino. Più spiccatamente novecentesca è la pubblicità di viaggi in automobile o in aereo. La rivista nasce da una analisi già collaudata del viaggiatore, le proposte rivelano la psicologia del turista basata sue abitudini quotidiane, percentuale di evasione che la vacanza può rappresentare, ambito di provenienza lavorativo, familiare, culturale, abitudini al consumo, al viaggio singolo o collettivo. La rivista si fa interprete delle nuove percezioni del tempo e dello spazio legate ai processi tecnologici, alla necessità delle interconnessioni e programmazione orarie che il viaggio comporta. Le sue proposte risultano allettanti ma sfasate rispetto alla tipologia di massa del paese. Esse tuttavia contribuiscono alla costruzione dell'identità italiana per quella fascia della sua popolazione, il che significa trattare il turismo considerando il modo in cui i gruppi sociali costruiscono il proprio sguardo turistico. E riviste dedicate al turismo diventano perciò non secondari luoghi della memoria, questi luoghi contribuiscono a loro modo a creare una tipologia di italiano che rappresenta la patria nei rapporti internazionali e all'interno a delineare un certo medio incaricato di veicolare l'ideologia nazionale.
L’evoluzione dell’organizzazione turistica: alberghi, agenzie di viaggio e tour operator
Il settore turistico comprende un insieme complesso di servizi che risultano distribuiti in comparti differenti. Due gruppi di attività hanno una posizione centrale: le imprese che gestiscono le strutture ricettive, gli alberghi, e le società che si occupano della preparazione e della vendita del prodotto vacanze, cioè le agenzie di viaggio e i tour operator.
L’epoca dell’ospitalità gratuita
La storia dell'ospitalità può anche essere sintetizzata come un lungo cammino dell'ospitalità gratuita a quella a pagamento. La prima forma di ospitalità fu quella gratuitamente concessa allo straniero di passaggio; in alcuni casi ospitalità gratuita era prevista da trattati fra gli stati. In epoca romana vennero organizzati i primi alloggi pubblici per ospiti ufficiali dove gli ospiti ricevevano vitto e alloggio gratuiti. In Grecia, tra il VI e il V secolo, fecero la loro comparsa anche le locande che fornivano alloggio ai viaggiatori dietro pagamento. Queste locande erano diffuse nel centro della città o lungo le principali vie di comunicazione; nonostante il basso livello qualitativo mostravano un'insegna sulla facciata esterna e molte ricorrevano a forme di pubblicità, con iscrizioni poste lungo le strade. Nell'antica Roma le persone per bene evitavano le strutture a pagamento; in un contesto sociale di questo tipo, la villeggiatura, veniva trascorsa in case private e in particolare nelle ville la villa si diffuse con la scomparsa della piccola proprietà terriera. Il passaggio della villa da centro della vita economica a luogo di vacanza è segnato dalla trasformazione della sua architettura e del paesaggio circostante. Mentre la villa contadina era circondata da campi coltivati, alberi da frutto e dal bestiame, la villa delle vacanze veniva abbellita da piante improduttive e animali decorativi.
La nascita dell’ospitalità professionale: XII - XIV secolo
Il passaggio all'ospitalità a pagamento avvenne nel medioevo e fu parallelo allo sviluppo dell'economia di scambio. Nel medioevo divenne importante una nuova forma di ospitalità gratuita, quella religiosa, praticata in monasteri, ospedali e ospizi, negli xenodochia. Pur essendo nati per ospitare pellegrini, gli xenodochia si aprirono anche ai poveri, ai vecchi, agli orfani e ai malati; ben presto xenodochia lasciò il posto alle parole hopitale e hospitium. Nell'ambito dell'ospitalità ecclesiastica divenne molto importante quella monastica che fu offerta a tutti, poveri e potenti. L'altro tipo di xenodochia invece, gli ospizi e gli ospedali, conobbero una crescente diffusione concentrandosi sulle vie commerciali e di pellegrinaggio. Il progressivo affermarsi dell'ospitalità a pagamento avvenne tra il XII e il XIV secolo. Alle soglie del XIV secolo l'attività ricettiva era ormai svolta da locandieri di professione e si era definitivamente separata dall'attività di intermediazione commerciale. Il panorama delle locande medievali si presenta molto differenziato: alcune erano in legno o in pietra, con un grande fuoco centrale, altre erano meglio attrezzate, disponendo di stanze separate per la notte e fornendo anche il vitto servite in un'apposita sala da pranzo. Il giubileo, conducendo a Roma migliaia di pellegrini, richiedeva una particolare attenzione al problema ricettivo: i pellegrini venivano ospitati dalla rete degli istituti di beneficenza ed agli ospizi religiosi. Un ruolo di primo piano venne svolto per diversi secoli dalla SS. Trinità che si preoccupava di garantire una sistemazione per la notte ai suoi ospiti presso una rete di case private, prese in affitto o messe a disposizione da ricchi benefattori.
Le locande ai tempi del Grand Tour
Nel Cinquecento cominciò a diffondersi la moda del viaggio di istruzione, la presenza di numerose locande caratterizzava tutte le principali città europee. Le locande inglesi erano ritenute fra le migliori al mondo. La Francia si presentava come il paese dei casi estremi, molti ne lodavano la cucina, altrettanti ne criticavano l'assenza di gusto nell'arredamento, la mancanza di pulizia, lo stile un po' rustico. Per l'Italia non mancavano i giudizi contrastanti: nelle città maggiori era sempre possibile trovare sistemazioni confortevoli, nelle piccole il livello qualitativo si abbassava notevolmente. Verona, Ferrara, Bologna e Venezia erano rinomate per la buona qualità degli alberghi, spesso però piuttosto costosi. Fra le città più famose, sono Firenze faceva eccezione, l'industria alberghiera conobbe nel cinquecento un lungo declino. La corporazione degli albergatori a causa del ridotto numero degli aderenti fu costretta a unirsi con quella dei Vinattieri e dei Linaioli e poi scomparve completamente. Diversa era invece la situazione di Roma, le strutture romane erano anche di buon livello: diverse guide sottolineavano la presenza di alberghi di un certo prestigio, dove pochi potevano sostare a lungo a causa dei prezzi elevati. Dal Cinquecento al Settecento molti viaggiatori preferirono l'alloggio presso case private. Il tenore dell'offerta ricettiva restò molto disomogeneo. Nei centri minori e sulle principali vie di comunicazione il livello qualitativo delle locande restò basso, mentre nelle grandi città comparvero i primi alberghi in grado di soddisfare una clientela esigente abituata al lusso.
Otto e Novecento: un’offerta sempre più diversificata
Con la nascita del turismo moderno l'industria dell'ospitalità si rivolse a nuovi ceti sociali ed diversificò la sua offerta. Pensioni, piccoli alberghi, villette con terrazze in mare rappresentarono le prime strutture per le vacanze del ceto medio. L'offerta di servizi ricettivi di lusso trovò la sua soluzione architettonica nell'invenzione del Grand Hotel o Palace, fece la sua comparsa tra il 1850 e il 1900, caratterizzandosi per la dimensione, per la presenza di numerosi saloni destinati alla vita sociale. Lo stile era inglese e il modello era dato dal Savoy di Londra, dal Ritz di Parigi, e dal Carlton di Cannes, circondato dal giardino. Anche l'offerta ricettiva destinata alle classi sociali più basse si arricchì di nuove soluzioni. Alla fine dell'Ottocento in Gran Bretagna cominciarono a diffondersi le città bungalow; si trattava di raggruppamenti di casupole, carrozze ferroviarie o tranviarie che sorgevano su terreni costieri di basso valore commerciale. Nel 1886 fece la sua comparsa il primo caravan e iniziò a diffondersi l'uso della tenda. Alla diversificazione dell'offerta turistica contribuì anche la diffusione del turismo sociale; le cooperative di consumo organizzarono brevi vacanze per i soci o soggiorni marini per i bambini degli operai, nel novecento ad esse si affiancarono le organizzazioni sindacali. Le prime città di villeggiatura italiana si somigliavano molto: a Sanremo tra il 1880 e il 1900 si trovavano ville e grandi alberghi frequentati da turisti stranieri, a Rimini, nello stesso periodo si diffusero le ville affittate o di proprietà di ricchi borghesi bolognesi. Solamente nel periodo fra le due guerre, con la crescita di un turismo italiano iniziarono a diffondersi le piccole pensioni e le colonie marine. Nelle regioni a maggiore sviluppo turistico come l'Emilia Romagna, il Veneto e il Trentino Alto Adige, da presenza di alberghi a 5 stelle è sempre stata bassa. La struttura dell'offerta alberghiera italiana orientata verso la piccola e media dimensione è spesso di tipo familiare. Le più importanti catene italiane organizzate sotto forma di impresa sono la Jolly Hotels, la Starhotels, la Cogete e la Atahotels.
I precursori dei tour operator
L'offerta ricettiva e ricreativa non è l'unica attività direttamente collegata ai consumi turistici: nel corso del secondo dopoguerra hanno acquisito un importanza crescente anche le attività di intermediazione tra domanda e offerta svolta dalle agenzie di viaggio e dai tour operator. Le attività di intermediazione erano state svolte direttamente dalle imprese di trasporti, che oltre a trasportare i viaggiatori si impegnarono a procurare loro il vitto e a fare da guida. La Repubblica veneta aveva iniziato a regolamentare il traffico dei pellegrini all'inizio del XIII secolo; i rapporti fra pellegrini e armatori erano regolamentati da contratti depositati presso magistrato: il pellegrino pagava una quota che comprendeva vitto e alloggio per tutto il viaggio, di soggiorno in Terra Santa, tasse e pedaggi, le visite guidate ed eventuali escursioni speciali: in sostanza comperava un viaggio tutto compreso. Nonostante la fama di serietà e di professionalità degli armatori veneziani, le controversie aumentarono nel corso del quattrocento tanto da spingere la Repubblica a sospendere le autorizzazioni per tre anni. Non erano solo gli armatori a fornire servizi di vario tipo ai viaggiatori; furono i vettori i primi imprenditori a dedicarsi all'organizzazione di viaggi.
Da Thomas Cook alle grandi società integrate
Nell'epoca del turismo moderno le prime agenzie di viaggio comparve in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, offrendo vari servizi che andavano dalla prenotazione di treni, autobus e alberghi alla semplice vendita di biglietti di viaggio. La prima impresa a fornire servizi fu la Thomas Cook. La T. Cook organizzò il primo viaggio di gruppo in treno nel luglio del 1841 allo scopo di portare 600 persone al meeting antialcolista dell'associazione a un costo contenuto. Qualche anno dopo iniziò con piccoli viaggi sul territorio inglese, portando scolaresche, donne, coppie e gente comune a visitare posti che prima non sarebbero stati raggiungibili a prezzi contenuti. La Cook si occupava di tutte le questioni attinenti al viaggio: i collegamenti, i biglietti e gli orari. Per i viaggi all'estero si preoccupava del cambio della moneta; pubblicò guide turistiche e programmi di viaggio nella sua tipografia. Nel 1867 introdusse il Cook Coupon che veniva utilizzo dai turisti per i pasti e l'alloggio presso gli alberghi aderenti all'iniziativa, e nel 1873 sviluppò l'idea con l'adozione delle banconote circolari: Cook riscuoteva il contante dai suoi clienti ed emetteva dei biglietti con i quali essi potevano pagare pronto cassa in centinaia di alberghi convenzionati. Nel 1872, l'agenzia organizzò il primo viaggio attorno al mondo per 11 turisti; nel 1875 introdusse la prima forma di crociera, un breve viaggio per nave di 7 giorni in Scandinavia. L'attività di Thomas Cook si colloca a metà fra quella del tour operator e quella della agenzia di viaggio. Nella prima metà del Novecento nacquero nuove agenzie per soddisfare la crescente domanda turistica, alcune di esse svolsero un'attività da tour operator. I viaggi a lunga distanza erano all'epoca vacanze molto esclusive. La svolta destinata a cambiare il volto del settore dell'organizzazione dei viaggi si verificò nel secondo dopoguerra e fu generata da due fattori: un radicale cambiamento nell'organizzazione dei trasporti e la rapida diffusione dei voli charter e l'esplosione del turismo di massa. Il successo dei voli charter fu facilitato dal fatto che le compagnie di linea consociate nella Iata avevano regole rigidissime ed un prezzo molto elevato. I pacchetti turistici comprensivi di trasferimento in aereo divennero il nuovo fattore di espansione della domanda turistica. La principale linea direttrice dei voli charter divenne quella nord-sud, cioè dalla Gran Bretagna e dall'Europa continentale verso i paesi del Mediterraneo, questa formula venne organizzata da un operatore inglese nel 1950 per portare un gruppo di turisti a Calvi. Negli anni Sessanta il settore dell'organizzazione dei viaggi assunse una propria fisionomia e avviò lungo processo di concentrazione aziendale che portò alla nascita di grandi colossi. In Gran Bretagna con lo sviluppo dei voli charter si delinea con maggiore chiarezza la differenza fra agenzie di viaggio e tour operator. Il pioniere moderno nel comparto dell'organizzazione turistica sul continente fu Hubert Tigges che si specializzò nell'organizzazione di viaggi educativi. L'iniziativa di Tigges del 1955 sul mercato tedesco era isolata per un duplice motivo: da un lato l'organizzazione di viaggi all'estero era nelle mani di agenzie controllate dalle ferrovie tedesche, dall'altro la posizione geografica della Germania rendeva possibile fare turismo senza ricorrere all'aereo. Si formarono così tre società: la Touropa, la Scharnow e la Hummel che assieme alla Tigges divennero le quattro grandi. Il mercato francese dei tour operator è più piccolo che negli altri paesi europei, per molto tempo la società più importante è stata il Club Mediterranée nato e 1950. Il Club si differenza dagli altri tour operator europei per la forte presenza sui mercati esteri di origine della domanda turistica che lo ha portato alla costituzione di una consociata americana che segue la clientela asiatica e americana. Negli ultimi anni la leadership del Club Mediterranée è stata minacciata dall'altra grande impresa francese di organizzazioni di viaggi, Nouvelles Frontières, nata nel 1968.
I tour operator italiani
Nel nostro paese i tour operator si sono sviluppati con un certo ritardo, le crescita del mercato italiano delle vacanze organizzate è stata molto contenuta sino agli anni Settanta. Nel nostro paese gli ultimi dieci anni dell'ottocento si erano diffuse le agenzie di viaggi: una parte di queste viveva di biglietti ferroviari, ma alcune si dedicavano anche all'organizzazione di viaggi. Fra queste l'attuale Chiariva che fu la prima in Italia a occuparsi di intermediazione turistica, la sua nascita risale al 1878. Tuttavia il fenomeno dei viaggi organizzati, sino alla prima guerra mondiale non raggiunse mai dimensioni quantitative cospicue. Dai consumi turistici rimasero escluse non sono le classi popolari ma anche buona parte della piccola e media borghesia; non a caso l'unico boom nel settore si ebbe nel 1900 in occasione di un evento che generò un'esplosione della domanda dei viaggi d'affari. L'Agenzia Chiari cercò di consolidare la propria attività offrendo tutti quei servizi che avevano reso famose le agenzie straniere; nel 1901 introdusse i coupon d'albergo, propose viaggi in comitiva e itinerari modificabili sulla base delle esigenze dei clienti. Nel 1924 vennero costituite a Milano due importanti agenzie: la Teorema e l'Istituto italiano di turismo e propaganda. Quest'ultima nel 1925 realizzò la prima crociera sino a Costantinopoli. A guerra appena terminata si segnalava la nascita di due società destinate a diventare fra i maggiori tour operator: la Hotelplan Italia a Milano e la Alpitour a Cuneo, entrambe nel 1947. La prima era la consociata italiana di una grande impresa svizzera, la seconda era una piccola società creata per organizzare viaggi in treno e in pullman per non più di 2-3 giorni, in occasione di eventi particolari. All'inizio degli anni 50 vi fu un altro importante ingresso, quello della Francorosso, specializzata nella vendita di biglietti ferroviari. Negli anni Sessanta l'industria del viaggio organizzato conobbe il suo sviluppo nel nostro paese. Alpitour entrò ufficialmente nel ramo delle vacanze tutto compreso; Francorosso nel 1963 produsse il suo primo catalogo e nel 1966 proposte per la prima volta una meta internazionale, il Kenya. Nello stesso periodo si costituì la Gastaldi Tours specializzata nella programmazione di viaggi a lungo raggio. Negli anni Ottanta iniziarono a delinearsi le società leader e i principali competitori, nonostante la dimensione del mercato restava comunque molto contenuta.
Il viaggio in Grecia di un economista siciliano (1795)
Saverio Scrofani costituisce una particolare tipologia di viaggiatore poiché in molte occasioni indotto delle circostanze a spostamenti anche avventurosi. Si potrebbe considerare, viaggiatore, un po' storico un po' economista che nasce a Modica nel 1755 da una modesta famiglia di farmacisti; dopo essere stato avviato agli studi ecclesiastici, divenuto abate viene mandato a Palermo per curare gli interessi dello zio Giovan Battista Alagona. Durante il suo soggiorno a Palermo egli è attratto dalla vita mondana della capitale, da dover ricorrere a vere e proprie truffe per poter mantenere un tenore di vita al di sopra delle sue possibilità. In un primo tempo sottrae piccole somme alterando i conti dello zio vescovo, ben presto i debiti di gioco e le avventure galanti lo inducono a compiere reati più gravi, come quando falsifica le firme del presidente del Tribunale su un mandato di pagamento in suo favore. Scoperto, riesce a fuggire, nel 1787 lascia Palermo nascosto a bordo di un battello. Malgrado le disavventure corse, Scrofani è un uomo di un certo rilievo, in tante biografie francesi, viene annoverato tra gli uomini illustri del suo tempo. La lunga vita di Scrofani, che muore a 80 anni, è trascorsa per lunga parte in esilio, dopo la rocambolesca fuga da Palermo e un breve soggiorno a Grenoble nel 1788, si reca a Parigi e vi rimane fino al 1791. Testimone dei primi moti della Rivoluzione, se ne dissocia nella sua opera Tutti han torto, scritta allo scopo di avvicinarsi alla corte napoletana per ottenere la grazia e fare ritorno in Sicilia. In questo lavoro egli criticava la Francia degli ultimi tre Luigi e gli eccessi della Rivoluzione, mentre elogiava la condotta della corte borbonica di Maria Carolina. Il lavoro ebbe tanto successo e gli valse la protezione di Acton, ma non il permesso di tornare in Sicilia. Rientrato dalla Francia, si reca a Firenze dove viene nominato membro della Crusca e anche qui entra in contatto con l'ambiente illuministico e riformatore del granduca Leopoldo. Successivamente si reca Venezia dove ebbe l'incarico di professore d'agricoltura, nonché quello di Sovrintendente generale dell'agricoltura e del commercio con il Levante. Durante il soggiorno veneziano collabora alle Notizie Letterarie, giornale stampato a Cesena e frequenta il salotto di Annetta Valori, che diventa la sua compagna e lo protegge dai molti siciliani presenti nella città, i quali conoscono bene i retroscena della sua vita e riescono a procurarsi una documentazione che testimonia le sue malefatte e i suoi furti palermitani; per tale ragione è costretto ad allontanarsi da Venezia. Nel 1798 è di nuovo a Firenze dove vorrebbe stampare il Viaggio, ma viene nuovamente espulso. Nel corso della sua avventurosa esistenza Saverio Scrofani, si è destreggiato tra avvenimenti privati e grandi occasioni storiche: egli ha soggiornato presso molte corti europee, offrendo i suoi servizi, accettando incarichi e missioni diplomatiche, ha viaggiato tra Italia e Francia, è stato in Toscana, a Napoli e nella Repubblica di Venezia ed ha conosciuto personaggi più o meno illustri. Alle volte è un moderato, altre sembra abbracciare le posizioni più avanzate, laico e riformista, tuttavia non critica i principi tradizionali. Tra i numerosi lavori, uno a carattere letterario lo mostra in veste di viaggiatore. Il Viaggio in Grecia è un'opera scritta in forma di epistolario e costituisce un vero e proprio diario. L'opera, pubblicata a Londra nel 1799, riscuote un discreto successo, tanto che ristampata più volte viene tradotta in tedesco e in francese e viene persino adottata come testo scolastico. Quando Scrofani intraprende il viaggio, sia esso fuga o viaggio vero e proprio, la Grecia si trova negli ultimi anni del dominio ottomano, sotto Solimano. Ottenuta la pace, Solimano da il via a un'intensa attività di riforma che investe il settore militare nonostante le resistenze, riorganizza l'esercito e crea un nuovo corpo d'armata, Ordine Nuovo. Il corpo, dotato di armi e munizioni moderne di produzione austriaca e inglese, viene finanziato con la Cassa della Nuova Entrata. Le pagine del Giornale di viaggio di Scrofani mostrano una realtà non ancora toccata da alcuna riforma, né di carattere amministrativo né militare. Scrofani riporta un episodio accaduto qualche giorno prima del suo arrivo, quando nelle campagne vicino a Micene un contadino gli aveva narrato, piangendo, il rapimento del figlio e della moglie da parte di due sphais. L'ipotesi avanzata dal nostro viaggiatore è che si fosse trattato di un rapimento finalizzato a fornire nuove acquisizioni per l'harem del sultano. Negli anni in cui Scrofani visita la Grecia, il paese è economicamente arretrato, la popolazione è composta in prevalenza da contadini poveri e solo nelle isole dell'Egeo è presente un ceto mercantile. Nelle pagine del suo diario non concede spazio per un ricordo né per un'analisi di fronte alle aspirazioni di indipendenza del popolo greco, al contrario egli coglie ogni occasione per criticare quei fermenti di libertà che scuotono il suo tempo. Alla descrizione dei luoghi si aggiunge la narrazione dei grandi eventi storici del mondo classico, la ricerca delle rovine, dei tempi e degli edifici, segni della grandezza di quelle antiche popolazioni. Attraverso il racconto emergono anche elementi che derivano dal contatto diretto con luoghi e persone: Scrofani annota le impressioni riportate quando viene accolto dai notabili locali e l'ospitano alla loro dimora. Il viaggiatore parte da Venezia insieme al console Baldassarre Palese, dopo otto giorni di navigazione la nave fa scalo nel porto di Corfù. La povertà dell'isola viene vista come risultato dello sfruttamento economico attuato dalla Repubblica di Venezia; la bellezza di Corfù è adombrata da quella che si definirebbe degradazione ambientale, la città è sporchissima, Scrofani si meraviglia che il quartiere ebraico sia quello meglio tenuto nella città. La seconda meta fu Zante dove è presente una cerchia ristretta di benestanti. Nelle pagine del diario, più volte si affacciano le donne greche dalle quali il viaggiatore si sente attratto: e infatti ne descrive con minuzia i caratteri e in particolare di quelle di Atene ricorda i tratti somatici. Egli considera le donne come oggetti di desiderio, come ornamenti che migliorano la qualità della vita, influendo positivamente sul carattere degli uomini. Lasciate le isole, la nave fa scalo a Patrasso dove Scrofani sosta prima di visitare il Peloponneso; ne percorre la costa occidentale fino a Sparta e ritorna poi lungo la costa orientale fino a Epidauro. Da qui si reca via mare prima a Corinto poi a Tebe e infine, dopo aver visitato Atene, fa ritorno Patrasso. Come in pellegrinaggio, vaga tra rovine di templi, campagne deserte, paesaggi desolati. Lungo la strada per raggiungere la cima che domina il Peloponneso una rigogliosa vegetazione di arbusti è ricoperta da grandi quantità di cocciniglie, dalle quali si ricava il chermes sostanza rossa usata come colorante. Dopo aver visitato Sparta, Scrofani ritorno verso Patrasso, percorrendo la strada opposta, raggiunge prima Argo, poi Micene e infine Epidauro dove s'imbarca per Corinto. Corinto è un paese di quattromila persone, l'aria non è salubre a causa della presenza di acque stagnanti, diffusa in grande quantità l'euforbia, erba velenosa. Per questa area è stata avanzata un'ipotesi di intervento sul territorio che prevede il taglio dell'istmo e nel corso della sua visita l'economista siciliano constata di persona la validità di quel progetto al quale si oppongono quanti temono che con quel taglio le isole vicine possano essere sommerse. Nei dintorni di Atene il paesaggio è segnato da distese di ulivi, sulle montagne vicine nascono numerose erbe aromatiche tra le quali timo e menta. Il porto del Pireo non è molto frequentato e il traffico di merci è scarso e l'unica casa di un certo rilievo appartiene a un commerciante francese. Scrofani riparte e dopo una breve sosta a Salamina raggiunge Eleusi, un piccolo paese di pescatori impoveritosi per le frequenti incursioni degli albanesi dalle campagne vicine. Egli giudica il carattere dei Turchi originale e pieno di contraddizione tanto da non poter essere paragonato a quello degli altri popoli europei. Ritiene intrinseco nella natura dei Turchi l'odio che essi nutrono nei confronti degli altri popoli dei quali disprezzano ogni manifestazione in campo politico economico e culturale. Alla vista delle rovine dell'antica Grecia e soprattutto durante la visita ad Atene, egli si rammarica di continuo della presenza dei Turchi che hanno costruito una moschea deturpando il Partenone. Solo in qualche occasione il suo giudizio è migliore. Quanto alla religione, Scrofani, è incuriosito dai temi di fondo della religione musulmana, il concetto di paradiso e di inferno, la complessità dei suoi rituali, le cerimonie funebri nel corso delle quali l'officiante, dietro generose offerte, rassicura i parenti sulla destinazione dell'anima del defunto, riporta i precetti del Corano e le preghiere. Dei Turchi lo colpisce il profondo rispetto nutrito per i malati di mente, i quali sono ritenuti persone ispirate, godono della massima considerazione, vengono accolti e trattati con ogni riguardo in tutte le dimore, girano liberamente nelle città e non vengono mai contraddetti. Giunto il giorno della partenza si rattrista al pensiero di dover lasciare quei luoghi e il generoso console d'Inghilterra, Nicolò Strani, che lo ha ospitato a lungo a Patrasso e verso il quale nutre eterna riconoscenza. Il viaggio di ritorno è avventuroso, la partenza avviene da Patrasso e prevede una sosta ad Arta. Dopo due mesi di navigazione e dopo essere scampato a un naufragio vicino a Durazzo arriva a Trieste, egli si trattiene per un breve periodo a casa del governatore locale. Venezia è vicina e il diario si chiude. Scrofani ha mostrato che anche i siciliani sentono l'esigenza del viaggio, egli afferma di non voler impartire istruzioni alle "nazioni colte", ma di aver scritto il diario per comunicare le sue emozioni agli amici più cari. In realtà si propone come guida ai suoi eventuali lettori che incoraggia a intraprendere il viaggio e a ripercorrere le sue stesse tappe. Il diario del Viaggio in Grecia gli ha consentito di raccontare percorsi geografici, panorami e scorci suggestivi con i quali egli sostanzialmente non interagisce; ciò che più conta è l'occasione di vedere luoghi non conosciuti che tra le delusioni e gli entusiasmi lo portano ad esprimere punti di vista, opinioni, idee che si muovono in sintonia con l'ideologia del suo tempo.
Un viaggiatore sulla costa lappone fra libri, pastori protestanti e mercanti (1799)
Il mantovano Giuseppe Acerbi fu un uomo dalle molte attività e dagli svariati interessi, egli per tutta la vita si compiacque di definire se stesso soprattutto come viaggiatore. Nella Biblioteca Comunale di Mantova, dove le Carte Acerbi sono conservate esiste un profluvio di scritture di viaggio in vario grado di elaborazione, annotazioni sparse, redazioni diverse della stessa relazione, oltre a partiture musicali, schizzi, programmi di spettacolo, ecc... tutte testimonianze della sua sete di conoscenza. Di questo Grand Tour europeo il segmento più rilevante fu quello del viaggio compiuto nel 1798-99 attraverso la Svezia, la Finlandia e la Lapponia sino al Capo Nord, viaggio del quale l'Acerbi ha lasciato una relazione costituita da testi manoscritti e a stampa. La prima edizione della relazione del viaggio di Acerbi fu pubblicata a Londra nel 1802; tale opera, che ebbe una buona fortuna editoriale contribuì a divulgare in Europa un'idea negativa dei finlandesi, idea che aveva origini remote e derivava dall'immagine che di essi avevano elaborato i popoli vicini. L'ultimo capitolo dell'opera dedica una decina di pagine alla sintesi del viaggio di ritorno a Oulu. Giuseppe Acerbi presentò la parte del proprio viaggio attraverso la Lapponia come una spedizione scientifica come appare fin dai preparativi per l'organizzazione materiale e per la formazione del gruppo che avrebbe affrontato l'ultimo e più impegnativo tratto dell'itinerario. Nella Conclusion dei Travels egli distingue l'atteggiamento del letterato da quello del "philosopher", Acerbi mira a collocare il proprio viaggio entro una tradizione di viaggi con finalità filosofiche e scientifiche. Un'idea in parte ancora implicita che sarà resa esplicita e sviluppata nell'Avant-propos dell'edizione francese uscita nel 1804. Fin dalla redazione in inglese, accanto agli argomenti scientifici compaiono interessi di natura diversa, di questi argomenti una parte di rilievo è costituita dalla poesia runica, dalla musica popolare finnica e da alcuni aspetti del costume dei lapponi. La redazione del resoconto di viaggio attestata nei Travels è divisa in due blocchi: il primo costituisce la parte narrativa e diaristica della relazione di viaggio, è sviluppato seguendo la sequenzialità spaziale e temporale del transito attraverso i luoghi. Questa parte narrativa è suddivisa in tre sezioni che corrispondono ai tre grandi segmenti: Travels through Sweden, Travels through Finland, Travels through Lapland; il secondo blocco dell'opera non è steso in forma narrativa, ma saggistica e monografica e con fortissime ambizioni scientifiche. La sua sezione principale è costituita dai General and miscellaneous Remarks concerning Lapland, relativi solo alla parte meno nota del territorio visitato e perciò ritenuta scientificamente più interessante. Questa divisione in due sezioni diverse, una diaristica e una saggistica riproduce una struttura della relazione di viaggio che nel Settecento era diventata consueta. Acerbi e il colonnello Skjoldebrand raggiungono il Capo Nord nella notte tra mercoledì 17 luglio e giovedì 18 1799; il 19 luglio i due viaggiatori giungono nel porto di Hammerfest, uno dei più considerevoli della Lapponia norvegese, anche qui una nuova dimostrazione di ospitalità e di amicizia. In casa del negoziante Buck dove vengono serviti con abbondanza e generosità, sono presenti altri due mercanti e un pastore dall'aspetto imponente, parla latino e tedesco con facilità e si mostra un uomo di una certa cultura. Il riferimento all'ospitalità è parte integrante nelle tematiche relative al viaggio. Il 22 luglio 1799 arrivano a Talviig, piccolo borgo con una trentina di case, in parte simili a quelle lapponi, seminascoste sottoterra e coperte dal "cotico" pure di terra. La posizione favorisce la pesca; il nostro viaggiatore invitato a pranzo come altre volte dal mercante del luogo non tralascia di riportare indicazioni sulle esportazioni. Altra tappa è quella di Alten anche qui Acerbi viene accolto da un mercante che diviene la fonte di informazione sui dati relativi al commercio locale. Alle notizie raccolte, Acerbi accompagna delle considerazioni personali ed esprimere giudizi fortemente negativi contro i mercanti: i loro metodi non offendono solo la morale ma sono anche un impedimento sociale. L'atteggiamento dei commercianti costituisce un freno allo sviluppo della Lapponia norvegese; essi approfittano del fatto di non avere concorrenza e abusano di questa popolazione ingenua per arricchirsi.
Il viaggio, le donne
La realtà femminile per millenni è stata legata all'ambito domestico e alla cura della prole. Il viaggio è stato per secoli una dimensione lontana dalla realtà femminile; l'azione, il mondo esterno, pubblico erano prerogative del maschio. Le chiuse mura della casa erano riservate alla donna. Il movimento è del maschio come emerge nella sua esemplarità nei poemi omerici, dove la coppia Odisseo-Penelope rappresenta il paradigma ideale della popolarità maschile (spazio esterno, pubblico, mobile) e di quella femminile ( spazio domestico, privato, fisso). Su tale separazione di funzioni si è fondato il pensiero cristiano che ha codificato natura e ruoli, separando il maschile e il femminile in sfere complementari, ma divise. Le donne del nascente cristianesimo avevano rotto il tradizionale cerchio di protezione domestica per intraprendere un cammino che ha consentito loro di affermare il proprio desiderio di ricerca, di cambiamento, di libertà; a iniziare da quelle che seguono Gesù di Nazareth per le strade della Galilea. Sono le donne che la mattina di Pasqua andranno al sepolcro e diventeranno prime testimoni della risurrezione di Cristo. Saranno ancora le donne a essere tra le più attive missionarie della nascente chiesa. Il pellegrinaggio è stato uno spazio significativo di libertà femminile. Per le donne i rischi erano numerosi: rapine, stupri, rapimenti, avvio alla prostituzione; eppure erano comunque spinte ad affrontare i pericoli, per devozione, per desiderio di conoscere, per confrontare il proprio mondo interiore con quello esteriore. Donna dell'alta aristocrazia svedese, sposa, madre di otto figli, vedova, pellegrina, fondatrice, mistica e profetessa, Brigida è l'emblema della donna pellegrina. Il viaggio caratterizza la sua vita: figlia e nipote di appassionati pellegrini, lei stessa nata durante un avventuroso viaggio della madre. Il viaggio è connaturato a questa santa svedese e si imprime nella sua anima consentendole un diverso sguardo sul mondo. Brigida, come Caterina da Siena, non è mistica sedentaria, chiusa nelle mura conventuali, nello spazio stretto della cella. Entrambe sono laiche percorrono gli spazi aperti delle città, accompagnate dalle famiglie, dai discepoli, per le strade. L'esperienza delle donne mistiche avrebbe offerto l'occasione per un trasferimento semantico del viaggio dallo spazio fisico a quello mentale, simbolico e spirituale. Per viaggio, non si intende solo lo spostamento spaziale ma anche il cammino interiore. Domenica Narducci da Paradiso è figura emblematica e complessa, di passaggio tra le due epoche. Laica e bizzoca, sospetta, per la sua libertà di movimento e per le sue simpatie nei confronti di Girolamo Savonarola. La Narducci, per sottrarsi a denuncie e opposizioni, decide di indirizzare verso la vita claustrale la propria esperienza religiosa che ormai si era andata consolidando insieme a un gruppo di discepole. La visione del viaggio stabilisce un rapporto tra Domenica e il mondo trascendente della verità, ma instaura anche un legame tra lei e il destino dell'umanità, alla quale indicare il cammino da intraprendere per evitare la condanna eterna. Il viaggio che Domenica intraprendere diviene la grandezza allegorica della vita: una peregrinazione dell'anima dov'appaiono tutte le componenti simboliche tratte dalla Bibbia, dalla liturgia, dall'arte, dai testi letterari. Nell'età moderna il viaggio delle donne comincia ad assumere un ruolo diverso; le donne non partono più per unirsi a Dio ma per far valere la propria autonomia. Nasce la letteratura femminile del Grand Tour che ha conosciuto una lenta e significativa evoluzione dall'originaria forma epistolare. Anne Marie d'Orleans racconta in prima persona i suoi numerosissimi viaggi, bagaglio di esperienze preziose, che la formano verso quei viaggi politici che rappresentano la vera novità della sua vita. A partire dal secolo scorso lentamente cambiano gli scenari e il femminile non appare più legato esclusivamente alla stanzialità. Viaggiano tutte, persino le suore che si allontanano dai loro conventi, ma non per raggiungere i luoghi sacri, bensì per andare nei mondi nuovi come missionarie. Nell'ultimo secolo il viaggio delle donne ha riassunto, soprattutto nel pensiero filosofico, i connotati di un viaggio introspettivo, di un percorso interiore alla ricerca della propria identità. Nelle avventure di Odisseo, le presenze femminili aiutano, accompagnano, mediano, rendono possibile il suo arrivo ad Itaca, lo sospira a patria, dove lo attende la moglie, Penelope, custode della continuità. Oggi, con una diversa memoria della nostra storia e con una diversa consapevolezza dei nostri spazi di libertà, riflettendo sul tema del viaggio e sui suoi significati non ci possiamo riferire ai soli modelli maschili, ma anche ai tanti volti delle donne che hanno rotto il cerchio di protezione domestica, che hanno accettato il cambiamento, il divenire, il lasciarsi trasformare, segnando il passaggio dalla necessità delle leggi di natura alla libertà delle scelte etiche.
Pasta, zucchero, pesce salato. Bisogni alimentari e circolazione del cibo in Europa
Nell'ambito degli scambi commerciali, un settore di grande rilievo è rappresentato dal traffico dei beni alimentari. La storiografia specifica sul commercio degli alimenti è assai scarsa, si dovranno aspettare gli anni Cinquanta e Sessanta per vedere un fiorire di studi di storia economica di buon livello. In tale ambito un posto particolare hanno il grano e il sale, di grano destinato alla panificazione o di pana necessario per quei paesi che ne erano privi. L'aumento della popolazione in età moderna fece aumentare la domanda di grano, da allora il grano polacco fece il suo ingresso nel Mediterraneo. A creare ricchezza, investimenti e ricerca tecnica fu un altro tipo di grano, il grano duro, con il quale si confezionava la pasta secca; prodotta con semola di grano duro, secondo fonti attendibili fu introdotta in Sicilia dagli arabi. La pasta era un prodotto costoso, che richiedeva attrezzi per fare rimpasto. Oltre alla commercializzazione della pasta siciliana, Genova acquistò grano duro anche su altre piazze e lo fece lavorare nei suoi pastifici. La pasta piaceva a tutti ma se la potevano permettere solo i nobili e pertanto venne considerata un prodotto "voluttuario"; anche quando la pasta divenne un cibo popolare i produttori riuscirono a trarne utili consistenti. L'economia europea dal medioevo in poi è un'economia straordinaria che ha fondato le sue fortune sulla "propensione al lusso" di chiunque potesse spendere fino all'ultima lira. Il segno più chiaro di desiderio di superfluo ci viene dall'uso medievale delle spezie, anch'essi creatrici di ricchezza; Genova, Pisa, Venezia e altre città hanno tratto dal commercio delle spezie le loro straordinarie fortune. Fin dai tempi di Dante Alighieri, le spezie divennero un "bisogno". Tra i beni alimentari merita una particolare attenzione lo zucchero di origine orientale ma presente fin dal medioevo anche nel Mediterraneo; prodotto in Cina e noto ai romani, venne introdotto nel Mediterraneo dagli arabi. Dopo le crociate i genovesi ebbero la concessione di alcune terre per coltivarvi lo zucchero. Le isole Canarie, appena scoperte, si coprirono di canne zucchero fatte piantare da finanziatori genovesi cui si devono anche gli acquedotti per l'irrigazione delle piantagioni. La prima industria zuccheriera italiana nasce e cresce a Genova, si tratta della Ligure Lombarda che diventerà Eridania zuccherifici nazionali cui si aggiungeranno la Società Italiana per l'industria degli zuccheri. Lo zucchero, con la pasta, è l'esempio di un alimento la cui produzione e il conseguente commercio creando grandi ricchezze, soprattutto dal cinquecento in poi, mantenendo per molto tempo prestigio e prezzo, indipendentemente dalla qualità: la domanda di zucchero e di pasta superò l'offerta. La pasta e lo zucchero rimasero gli alimenti più importanti, perciò il loro prezzo, resistette fino all'avvento delle moderne tecniche produttive. Tra i dolci anche la frutta secca, carica di zucchero, ebbe un successo lunghissimo nel tempo. Ingrediente di molti dolciumi da forno, l'uva passa fu ed è oggetto di un fiorente commercio; essa una golosità costosa ed esotica quanto basta per farne oggetto di un lucroso commercio, alimentato oggi dall'industria dolciaria che ne fa uso sia nella confezione di panettoni e pandolci, siano le maniere. I cedri preziosi per gli ebrei della diaspora cui ricordavano l'epoca in cui il popolo d'Israele era nomade e viveva nelle tende, divennero obbligatori nel giorno dedicato alla festa dei tabernacula, quando gli ebrei uscivano dalle mura urbane e andavano a consumare cedri all'ombra delle palme. La città di Sanremo produceva cedri, palme e limoni fin dal XII secolo per spedirli prima agli ebrei poi anche ai ricchi del nord Europa. I limoni ebbero una funzione importante e crearono una grande ricchezza, il commercio di agrumi e frutti mediterranei si mantenne vivace ancora nel XVIII secolo e furono le famiglie italiane a raggiungere alti profitti. Un carico di limoni, di olio o di vino dolce può essere scambiato con tanto grano polacco, con aringhe, merluzzo o stockfish. Per tutto il Cinquecento e sino alla fine del Settecento, la ricchezza di genovesi, dei fiorentini, dei veneziani è ancora fondata su concreti e importanti scambi mercantili: il commercio internazionale tende al baratto. La moneta serviva soprattutto ai re che dovevano pagare truppe, flotte e forniture militari, piuttosto che ai mercanti dove la moneta veniva scambiata alla pari di ogni altra merce. Il commercio dei pesci salati è un commercio di grande respiro. Il pesce sostituiva la carne nei giorni di magro ed era quasi obbligatorio. Il pesce, poco gradito nel Mediterraneo era un alimento di primaria importanza nel Nord Europa il commercio delle aringhe raggiunse presto il Mediterraneo ed esse ebbero mercato in Toscana. Dalle tonnare medievali del duca di Medina Sidonia alle tonnare di Sicilia, di Sardegna e di Liguria, l'organizzazione mercantile genovese ebbe sempre interesse all'impresa. Il tonno veniva salato, confezionato in barili esperito verso il Nord dell'Italia; presso i luoghi dove si pescava, il pesce si veda anche fresco. Il tonno venne apprezzato più di ogni altro e quando alcuni imprenditori provarono a conservarlo sotto olio ebbe un successo straordinario. La trasformazione del prodotto-tonno da salato a sotto olio ebbe lunghi tempi di perfezionamento, ma quando fu trovato il modo era inscatolarlo, conobbe la sua massima espansione, divenne facilmente trasportabile. L'Europa del Nord non era priva di grassi, sia di maiale, sia di montone, sia di burro; l'olio commestibile d'oliva, per i nordici era un prodotto di lusso, e con esso le olive in salamoia. Dalla seconda metà del cinquecento vacche, pecore, capre, bufale e cavalle davano latte destinato a alla produzione di formaggi; quelli capaci di migliorare con la stagionatura divennero buon cespite di guadagno per alcune regioni, come la Sardegna, la Sicilia e la Maiorca, che spedivano grandi quantità dei loro formaggi, ben conservabili e gradevoli. Il vino fu oggetto di intenso commercio sia all'interno del Mediterraneo sia verso il Nord Europa, esso era presente sulla tavola di nobili e di re nella versione "dolce". I genovesi trattavano un vino importante nel medioevo: la vernaccia che era di origine spagnola. In Toscana, in Emilia, in Sardegna e in Corsica si piantarono vitigni di vernaccia. Il commercio del vino appare meno trattato rispetto la sua produzione. Il vino della tavola del nobile era vino dolce, era il vino da bocca e tale rimase per gli inglesi fino all'ottocento; la produzione di grandi vini si volse verso i prodotti secchi, capaci di sostenere lunghi invecchiamenti, non aspri ma non più dolci.
Schede d’impresa
Eurotravel
L'Eurotravel è nata nel 1983 per opera di due imprenditori, Cleto e Angelo Benin, con lo scopo di commercializzare le camere degli alberghi di cui erano proprietari. Cleto Benin quegli anni '80 fu tra i promotori di un'associazione di albergatori, che attraverso la diffusione di un catalogo, cercava di migliorare la commercializzazione di tali strutture ricettive. Per poter offrire congiuntamente alle camere di un albergo anche altri servizi occorreva la licenza di una agenzia di viaggio, decise di costituire Eurotravel. Nel 1990 venne proposto il primo catalogo mare, destinato a diventare la componente più importante del fatturato. Oggi Eurotravel è un tour operator che si presenta sul mercato con 15 cataloghi, proprietari di 21 strutture alberghiere in 6 regioni italiane, ed esercita il controllo diretto su altri 60 complessi.
Valtour
Valtour è una delle creazioni dell'intervento straordinario per il mezzogiorno, venne costituita nel 1963 dalla Cassa per il mezzogiorno e dalla finanziaria Ernesto Breda. Lo scopo della nuova società era promuovere iniziative industriali e turistiche nel mezzogiorno e quindi finalizzato allo sviluppo economico. Essa, oltre a offrire una quota considerevole di capitale di avviamento, aiutava le nascenti imprese nei rapporti con il mondo bancario, nelle pratiche per le facilitazioni fiscali e creditizie, dell'organizzazione amministrativa. Per quanto riguarda l'attività turistica, l'Insud si è impegnata nella creazione di veri e propri centri turistici, con la promozione non solo di strutture ricettive ma anche ricreative, quali impianti sportivi, servizi commerciali, divertimenti. Nel 1968 venne creato Valtour servizi, con il compito di gestire i villaggi turistici di proprietà, ma anche di terzi. I primi due villaggi furono aperti l'anno successivo ad Ostuni e a Capo Rizzuto, a cui seguirono due villaggi in Sicilia nel 1972; nel 1973 inizia la penetrazione all'estero. Gli anni '80 segnarono l'internazionalizzazione della Valtour che varcò i confini del Mediterraneo e dell'Italia con l'apertura di villaggi in Costa d'Avorio e alle Maldive. Recentissimo è poi l'ingresso della Valtour nell'offerta crocieristica, che è iniziata nel 1995 con l'inaugurazione della crociera sul Nilo.
La Cit holding
Nel 1924 l'Enit costituì il Consorzio italiano per gli uffici di viaggio e turismo con il compito di associare e coordinare le iniziative di enti, società e ditte coinvolte nell'attività turistica, attraverso la gestione di uffici viaggi sia in Italia sia all'estero. In un primo tempo di agenzia create svolsero sia le normali funzioni di un'agenzia di viaggi sia l'attività di propaganda e promozione. Nel 1926 vantava 49 uffici di viaggio e turismo e 6 uffici auto; quelli all'estero funzionavano anche come sedi Enit. Nel 1927 si decise di affittare le attività di agenzia a una società autonoma, la Cit, le cui azioni vennero sottoscritte dalle Ferrovie dello Stato, dal Banco di Sicilia e dal Banco di Napoli. Nasceva così la prima rete di agenzie di viaggio italiane con sede in diverse parti del paese. Sino agli anni settanta essa si limitò di fatto a emettere biglietti ferroviari e a svolgere attività di incoming. Oggi la Cit holding contro una rete di circa 50 agenzie e si è integrata sia nel settore del tour operating sia nella gestione di villaggi turistici.
Costa Crociere
Questa società ha un'antichissima storia che risale al 1854. Durante la seconda guerra mondiale le attività della società si allargarono a diversi rami industriali, da tessile alla distillazione di liquori. Ma la svolta più importante risale alla fine della guerra quando il nuovo presidente Angelo Costa decise di puntare sul settore della navigazione e in particolare sul trasporto passeggeri. La nuova attività iniziò nel 1947; tale strategia diede subito buoni risultati. La Anna C. che copriva le linee verso il sud America, venne ristrutturata cercando di mantenere massimo il comfort per la prima classe, compresa l'introduzione della aria condizionata, ed inoltre trasportava 164 passeggeri di prima classe contro i 64 della seconda. Nel 1952 organizzò una crociera nel mar Tirreno fra Genova, Cannes, Capri e isola d'Elba, e un tour fra le isole Baleari e Algeri. Al 1957 risale l'acquisizione di una nuova ed elegante nave, la Federico C., espressamente progettata per scopi turistici, realizzata all'insegna della consapevolezza che la nave doveva presentarsi come un hotel galleggiante in grado di fornire tutti i comfort e le strutture ricreative necessarie per un piacevole soggiorno. Nel luglio 1959 fu impiegata per la prima volta in crociere attorno al Mediterraneo e al Mar Nero la Franca C.. Negli anni settanta la società poté contare sulla crescente popolarità di questo tipo di vacanza che registrò tassi di crescita elevatissimi. Nel 1986 la compagnia, riorganizzata sotto il nuovo nome di Costa Crociere, comprerò 4 navi da crociera, nel 1990 partecipò alla creazione della Prestige Cruises. Oggi la Costa Crociere detiene il 79% del mercato e ha conquistato la leadership nel Mediterraneo.
Hotelplan Italia
L'Hotelplan nasce nel 1947 a Milano per opera della Hotelplan un tour operator svizzero. Il fondatore è Duttweiler che nel 1935 decise di entrare nel settore dei viaggi tutto compreso costituendo la Hotelplan, che vendeva la Svizzera agli svizzeri. Il primo viaggio organizzato fu una settimana a Lugano con treno speciale Hotelplan, in pensione completa. La crescita dei primi anni fu bloccata dallo scoppio della seconda guerra mondiale durante la quale cercò di trovare soluzioni alternative e organizzò tour in bicicletta sulle strade svizzere, con buoni utilizzabili in oltre 500 alberghi e ristoranti convenzionati, corsi di alpinismo e di sci. Terminato il conflitto, iniziò immediatamente la riorganizzazione che portò alla progressiva costituzione di società in 12 paesi europei e negli Stati Uniti e all'apertura di 174 punti di vendita. L'Italia divenne rapidamente una delle principali mete del tour operator svizzero. Negli anni settanta la filiale italiana iniziò a organizzare viaggi anche fuori dall'Italia, predisponendo voli charter per Londra, Mosca, Malaga, Maiorca.
Orizzonti
Questo tour operator nasce da un'associazione no profit, La Baita questo era il nome, nacque nel 1964 con circa 40-50 soci. Nel 1968 Liliana Baldi, attuale presidente di Orizzonti, entra a far parte dell'associazione su richiesta di alcuni suoi studenti. La Baita cerca di proporsi come centro di socializzazione organizzando feste e gare sportive. Nel frattempo aumenta l'impegno organizzativo e delle gite giornaliere si passa alla settimana bianca e si sperimenta anche la gestione di un villaggio a Porto Pollo, nella costa nord della Sardegna, durante la stagione estiva. Tra il 1973 e il 1974 nasce la Orizzonti srl. In un primo tempo l'attività è curata da solo due persone, Alfredo Parisi e Liliana Baldi. Orizzonti in un primo tempo si era specializzata in soggiorni montani, ampliò presto la sua attività a quelli marini, scegliendo la Sardegna, la Calabria e le piccole isole. A metà degli anni Ottanta si ha una prima riorganizzazione delle attività; le dimensioni raggiunte portano nel 1985 ad avviare il servizio booking che due anni dopo si allarga anche sull'estero, nel 1987 si formano il servizio marketing e programmazione e quello amministrazione. Nel 1989 si costituiscono la Orizzonti gestioni Spa per la gestione diretta di complessi residenziali, alberghi e villaggi vacanza e la Orizzonti servizi Spa per la fornitura di servizi di consulenza, di marketing, di gestione.
Architettura e turismo a Napoli nel secondo dopoguerra
Il ruolo del turismo nei piani per la ricostruzione napoletana
Durante il ventennio fascista la città di Napoli conosce una prima flessione del flusso turistico. Dopo il secondo conflitto mondiale la città subisce un lento e progressivo declino di quella capacità di attrazione turistica che culminerà nella crisi degli anni '70 e '80. Complementare a quello architettonico, il problema urbanistico risalta le sue contraddizioni in relazione alle politiche per il turismo. Nel 1943, come in tutte le maggiori città italiane, anche a Napoli emerge con drammatica urgenza il problema della ricostruzione: il capoluogo campano ha subito notevoli partite. La questione dell'urgenza si unisce a una cronica carenza di vani e a un disordine urbanistico che il risanamento ha solamente limitato di punto le diverse fasi della ricostruzione hanno visto prevalere fenomeni di abusivismo macroscopico, ai quali la classe politica non si è opposta. Il piano approvato nel 1939 individua il " problema regionale turistico, non privo di difficoltà ma forse il più grandioso che sia mai esistito". Le strategie nel piano riflettono le parole pronunciate da Mussolini nel discorso del 24 ottobre 1931 in cui, oltre all'agricoltura, all'industria, alla navigazione e all'artigianato, riconosce come settore trainante per l'economia il turismo. Tali dichiarazioni si traducono in atti concreti: tra questi, la costruzione del vasto complesso espositivo per la Mostra Triennale delle Terre Italiane d'Oltremare. Nel 1945 il sindaco del Partito d'azione, Gennaro Fermariello, insedia una commissione per lo sviluppo di nuovo piano regolatore. Il piano del 1946, come quello del 1939 e quello successivo del 1958, indica l'obiettivo primario nello sviluppo industriale della città. A causa delle caratteristiche orografiche del territorio napoletano, tale sviluppo dovrebbe avvenire lungo la linea costiera, con insediamenti industriali satelliti a est e a ovest. Il piano del 1946 fornisce un attento studio della rete dei trasporti su gomma e su ferro: per quanto riguarda l'aria occidentale, da spiaggia di Licola deve diventare il "vero Lido di Napoli". Nel settembre 1946, prima ancora della legge nazionale sulla ricostruzione viene approvato il piano di ricostruzione dei quartieri Porto, Pendino e Mercato: la zona portuale ancora una volta assume una funzione strategica. I piani del 1939 e del 1946 vennero rifiutati. Il piano del 1958 indica in quello turistico uno dei settori di maggiore potenzialità per la città: gli obiettivi dovrebbero essere raggiunti mediante il miglioramento delle infrastrutture e delle attrezzature ricettive, e attraverso la valorizzazione delle risorse culturali, artistiche e naturali.
Il dibattito architettonico
Il blando razionalismo cui è improntata l'architettura napoletana del dopoguerra deriva dalle esperienze compiute nel ventennio fascista, di cui l'episodio più incisivo era presentato dalla Mostra d'Oltremare: un laboratorio del "moderno" dove lavorano giovani architetti. L'architetto Gabriele Mucchi tra i più dotati esponenti della nuova generazione, è autore di opere innovative quali villa Ferri e il Circolo della Stampa. L'adesione a un moderno vicino ai modelli internazionali, in cui i nuovi siano non solo i materiali e le tecniche utilizzate ma anche l'immagine complessiva, sembra poter venire soprattutto nelle zone periferiche della città. I quartieri del centro cittadino, dov'avvengono rilevanti trasformazioni, vedono invece prevalere logiche speculative: ne fornisce un esempio il rione San Giuseppe- Carità, la cui ricostruzione termina al principio gli anni 60 nel clima di anarchia umanistica. Nello stesso rione sorgono alcuni alberghi tra cui, oltre all' Hotel Jolly, quelli di Ferdinando Chiaromonte. Questi progetta l'Hotel Oriente, l'Hotel Mediterraneo e l'Hotel Royal.
L’albergo nel contesto naturale di pregio: esempi a Capri e a Ischia
Oltre che sulle grandi opere pubbliche, la storiografia architettonica ha concentrato la propria attenzione sull'edilizia residenziale. L'architettura delle strutture alberghiere non gioca un ruolo centrale quanto quelle residenziale e popolare, ma neanche una parte secondaria. A Capri tra il 1938 e il 1940 Curzio Malaparte aveva costruito con Adalberto Libera la propria villa, un originale applicazione dei principi del razionalismo. Al 1951 risale il progetto di Giulio De Luca per l'albergo di punta Ventroso, mai realizzato: esso viene elogiato per non avere rinunciato "all'estetica dell'architettura moderna" e per aver abbandonato la falsa architettura caprese, fatta di voltine, artificiose asimmetrie e richiami archeologici. Nel caso di Ischia, un intervento significativo è quello di Ignazio Gardella per l'albergo e le terme Regina Isabella. Gardella rappresenta una delle figure di maggiore rilievo del panorama nazionale. L'intento iniziale è di promuovere l'immagine dell'isola realizzando un ampio sistema di insediamenti turistici; dell'intero programma sono realizzate sono le terme. Luogo in cui i romani avevano già costruito una struttura termale, poi sostituita negli ultimi anni del XIX secolo da un nuovo edificio neoclassico, di cui viene conservato il colonnato del portico. L'incontro tra moderno e la tradizione locale costituisce un tema decisivo anche nell'opera di Luigi Cosenza. A Napoli, alle spalle della stazione di Mergellina, nel 1956 Cosenza progetterà un albergo dall'impostazione affatto diversa.
Modernità versus tradizione: il caso del lungomare di Napoli
Per la posizione e per il panorama straordinario, la zona aveva da tempo acquisito una caratterizzazione turistica, come dimostrato dai numerosi alberghi presenti su via Chiatamone anche prima della realizzazione di via Partenope, spesso costretti a chiudere in seguito alla nascita dei nuovi Grand Hotel. Per tale ragione le trasformazioni avvenute in quest’area nel secondo dopoguerra assumono un valore particolare e simbolico, in rapporto al problema dell’adeguamento delle strutture ricettive napoletane a esigenze di carattere nuovo. Costruito nel 1882 da Oscar du Mesnil, il Grand Hotel du Vesuve si inserisce subito nel circuito degli alberghi di lusso,preferiti del viaggiatore aristocratico e alto-borghese come dall’elite intellettuale: sono due anni dopo l’inaugurazione esso ospita la regina Victoria di Svezia, accompagnata da Axel Munte,medico e scrittore che legherà il proprio nome all’isola di Capri. La veste architettonica dell’edificio e l’atmosfera degli interni riflettono il gusto dominante dell’epoca. L’albergo è dotato di tutti moderni comfort, quali luce elettrica, ascensore e riscaldamento, oltre a bagno in camera e acqua corrente. Il Grand Hotel è articolato su una pianta ad “L”, con il lato maggiore sul lungomare. Intorno al 1905 viene effettuata una prima ristrutturazione per aggiungere all’ingresso una porta girevole, la pensilina in ferro e vetro di gusto floreale, inoltre sono rinnovate le decorazioni dei saloni e viene allestito in giardino d’inverno con piante esotiche. La decorazione della vecchia sala da pranzo rimanda al fascino esercitato dei materiali “moderni” con cui viene eretta la copertura della galleria Umberto. Dopo il 1909 oltre il cornicione di coronamento viene aggiunto il sesto piano caratterizzato da una successione di sporgenza e rientranze. Ben diverso il caso dell’Excelsior,dove le sale del piano terreno sono in gran parte libere da pilastri grazie all’uso di travi metalliche e alla tecnologia all’avanguardia, costituito da travi a doppio “T” cui si agganciano travetti in calcestruzzo. Tale sistema permette una rapidità d’esecuzione notevole tanto che l’edificio viene portato a termine in soli due anni. L’Excelsior in periodo di guerra è adibito a ospedale della Croce Rossa, mentre nel Vesuve si insedia la sede del Commissariato delle forze armate. I casi dell’Excelsior e del Vesuve rappresentano due esempi di approccio differente nella ricostruzione delle strutture turistiche danneggiate dagli eventi bellici. Nel primo prevale la volontà di mantenere l’immagine storicamente consolidata dell’albergo, capace di evocare il periodo d’oro della Belle Epoque. Nel secondo caso il nuovo Hotel Vesuve è invece il risultato di aspirazioni meno univoche, e può anche essere confrontato con edifici realizzati ex novo. Di alberghi del lungomare comportano sicuramente una maggiore visibilità rispetto a quelli situati in altre zone. La scelta di uno stile “moderno” per il nuovo albergo Vesuvio risulta quanto mai significativa. Il settore turistico non è realmente incoraggiato dai vari strumenti urbanistici elaborati: la bellezza del paesaggio e dei monumenti viene considerata una risorsa di per sé sufficiente ad assicurare il flusso dei visitatori. Tale risorsa rischia seriamente di andata perduta, a causa di una devastazione del territorio, cui si accompagnano infrastrutture che non supportano questo settore. D’altro canto, le strutture alberghiere realizzate nel periodo considerato partecipano all’affermazione e alla definizione “dell’estetica dell’architettura moderna” napoletana: dal Grand Hotel Grilli ai modelli di Cosenza, De Luca e Gardella, da quelli di Chiaromonte fino agli episodi del lungomare.

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Esempio



  


  1. ciao

    un breve riassunto sulla storia del turismo (in inglese)