Euripide - Ciclope (prima parte)

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Categoria:Greco

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Testo

Ciclope 1a parte
SILENO O Bromio, per causa tua quante traversie sto passando e quante ne ho passate all'epoca in cui ero giovane e forte. La prima volta, quando tu reso pazzo da Era, te ne partisti, abbandonando le tue nutrici, le Ninfe dei boschi. Poi quando nelle lotte contro i Giganti mi collocai al tuo fianco, alla tua destra, come compagno d'armi, e uccisi Encelado, trapassandogli lo scudo con la lancia. Però, non starò mica raccontando un sogno? No, per Zeus, mostrai a Bacco le spoglie del nemico! E ora mi sobbarco a una fatica ancora peggiore. Era ti scatenò contro i pirati tirrenici, una brutta razza, perché ti vendessero in lontane contrade. Appena saputa la cosa, mi misi in mare, con i miei figli, per rintracciarti: dall'alto della poppa governavo la barra del timone e i miei figli, seduti ai banchi, inargentavano il glauco mare con rumorosa voga, cercando te, signore. Eravamo all'altezza del promontorio Malea quando un vento di levante investe la nave e ci butta su questa rupe rocciosa dell'Etna, dove i figli del dio del mare, i Ciclopi, abitano in caverne solitarie: hanno un occhio solo e sono degli assassini. Uno di loro ci cattura e viviamo da schiavi in casa sua: lo chiamano, il nostro padrone, Polifemo. Sono finiti i tripudi dei baccanali: adesso ci occupiamo delle greggi dell'empio Ciclope. I miei figli, che sono più giovani, portano al pascolo le pecore giovani: il mio compito invece è di restare qui, di riempire gli abbeveratoi, di spazzare le stanze, di servire immondi pasti al sacrilego Ciclope.
E ora, questi sono gli ordini, devo scopare la casa con questa ramazza di ferro, per ricevere il mio signore, il Ciclope. Ma ecco, vedo arrivare i ragazzi che riconducono all'ovile le pecore. Ma che roba è questa? Uno strepito di sicìnnidi? Credete davvero di essere ai tempi in cui, di scorta a Bacco nelle baldorie, venivate sotto la casa di Altea, danzando voluttuosamente al suono della lira?
CORO
str.
Figlio di padri gagliardi
e di nobili madri,
perché ti perdi su quelle rupi?
Qui sei al riparo dal vento, l'erba è verde,
le vorticose acque del fiume
negli abbeveratoi riposano,
vicino agli antri.
Non senti i belati degli agnelli?
mes.
Vieni qui, sì o no? Non vuoi pascolare qui,
sul clivo bagnato di rugiada?
Ohéi, bada, ora ti tiro un sasso.
Ma quando rientrerai, cornuto,
nell'ovile del Ciclope,
il selvatico pastore?
ant.
E tu, invece, offri le turgide poppe,
accogli ai capezzoli gli agnelli
che abbandoni nei chiusi.
Invocano te i belati dei piccoli
che non distinguono giorno da notte.
Non vuoi lasciare i verdi prati
e entrare nello stazzo,
nel cuore delle rupi etnee?
ep.
Qui non ci sono Bromio, i suoi cori,
le Baccanti che portano il tirso,
qui non ci sono fragori di timpani
accanto alle fonti ricche d'acqua,
né stilla il vino ambrato.
Né io intono con le Ninfe, come a Nisa,
il canto dell'evoè, dell'evoè
in onore di Afrodite,
quando volavo in caccia delle dee
con le Baccanti dai candidi piedi.
O caro, caro Bacco, dove vaghi solitario,
scuotendo la bionda chioma?
Io, il tuo devoto,
sono oggi servo del Ciclope,
il mostro da un occhio solo,
mi aggiro schiavo,
cinto da un povero mantello di capra,
lontano dalla tua cara amicizia.
SILENO Chetatevi, figli, e ordinate ai servi di ricondurre le pecore nelle pietrose caverne.
CORO Muovetevi: ma perché tanta fretta, padre?
SILENO Scorgo sulla riva la sagoma di una nave greca e dei rematori, con il loro capo, si stanno dirigendo in questa direzione. Portano sulle spalle delle ceste vuote - avranno bisogno di viveri - e recipienti per l'acqua. Poveri disgraziati: chi saranno mai? Ignorano che padrone è Polifemo e quanto inospitale è la dimora in cui mettono piede e che sfortuna li ha indirizzati verso le fauci di un Ciclope antropofago. Ma state zitti: cerchiamo di sapere da dove sono capitati a questa rupe etnea, in Sicilia.
ODISSEO Stranieri, sapreste indicarmi dove attingere acqua per placare la sete e qualcuno disposto a vendere cibo a marinai affamati? Ma ho le traveggole? Mi sembra di essere giunto a una città di Bromio: vedo una folla di Satiri davanti alle grotte. Rivolgo il mio saluto, innanzitutto, al più anziano.
SILENO Salute a te, straniero. Dicci chi sei e quale è la tua patria.
ODISSEO Sono Odisseo di Itaca, signore dei Cefalleni.
SILENO Conosco il tipo, un chiacchierone penetrante, uno della razza di Sisifo.
ODISSEO Sono io in persona: non offendermi.
SILENO Da dove vieni, con la tua nave, qui in Sicilia?
ODISSEO Torno da Ilio, dall'impresa di Troia.
SILENO Come? Non conoscevi la rotta per casa tua?
ODISSEO Tempeste di vento mi hanno spinto qui, mio malgrado.
SILENO Ah, ah, sei incappato in una disavventura simile alla mia.
ODISSEO Anche tu sei stato vittima della violenza delle onde?
SILENO Sì, mentre inseguivo i pirati che avevano rapito Dioniso.
ODISSEO Ma in che paese siamo, precisamente, e chi ci abita?
SILENO Davanti a te c'è l'Etna, il monte più alto della Sicilia.
ODISSEO Dove sono le mura e le torri cittadine?
SILENO Non ci sono né mura né torri, ma solo montagne senza un'anima viva.
ODISSEO E allora chi occupa questo territorio? Gli animali selvatici?
SILENO I Ciclopi, e non alloggiano sotto un tetto domestico, ma dentro caverne.
ODISSEO Di chi sono sudditi? O c'è un regime democratico?
SILENO Sono pastori: e nessuno obbedisce a nessuno, in niente.
ODISSEO Seminano la spiga di Demetra o di che cosa si nutrono?
SILENO Si nutrono di latte, di formaggi, di carne di pecora.
ODISSEO Possiedono la bevanda di Bacco, il succo dell'uva?
SILENO No assolutamente: perciò abitano una terra senza danze.
ODISSEO Sono ospitali e pii con gli stranieri ?
SILENO Secondo loro, gli stranieri hanno carni delicatissime.
ODISSEO Cosa dici? Gli piace uccidere la gente e poi mangiarsela?
SILENO Chiunque sia arrivato qui è stato scannato.
ODISSEO Ma lui, il Ciclope, dov'è? Dentro la grotta?
SILENO No, è fuori con i cani, sull'Etna, a caccia di bestie feroci.
ODISSEO Senti, come possiamo levar le ancore da questo paese?
SILENO Non saprei, Odisseo: ma per te saremmo disposti a tutto.
ODISSEO Vendici dei viveri, allora: ne abbiamo bisogno.
SILENO Come ti ho detto, non c'è altro che carne...
ODISSEO È pur sempre un piacevole rimedio contro la fame.
SILENO ... e formaggi cagliati con succo di fico, e latte di mucca.
ODISSEO Portate tutto fuori: ci vuole luce per gli acquisti.
SILENO Sentiamo, quanto oro ci dài in cambio?
ODISSEO Oro non ne ho, ma il liquore di Bacco sì.
SILENO Che musica, le tue parole: da tanto siamo senza vino.
ODISSEO A me lo ha dato proprio Marone, il figlio del dio.
SILENO Il dio che io un tempo ho allevato con queste mani?
ODISSEO Il figlio di Bacco, tanto per chiarire.
SILENO Il vino lo hai sulla nave o te lo sei portato dietro?
ODISSEO Ecco qui l'otre che lo racchiude, come puoi ben vedere, vecchio mio.
SILENO Ma questo non serve nemmeno a inumidirmi le labbra!
‹ODISSEO›
‹SILENO›
ODISSEO Ti sbagli, man mano che il vino esce l'otre si riempie del doppio.
SILENO Che fontana stupenda menzioni, e per me piacevolissima.
ODISSEO Vuoi intanto gustare un sorso di vino puro?
SILENO Giusto: l'assaggio comporta l'acquisto.
ODISSEO Per questo con l'otre mi porto dietro anche una coppa.
SILENO Su, lascialo gorgogliare: vorrei bere per rinfrescarmi la memoria.
ODISSEO Pronti!
SILENO Oh, oh! Che odorino, che bellezza!
ODISSEO Perché, lo hai visto?
SILENO No, ma lo fiuto.
ODISSEO Assaggia anche: non lodare solo in astratto.
SILENO Caspita! Bacco mi invita a ballare. Trallalallà.
ODISSEO Ti è gorgogliato bene giù per la gola?
SILENO E come! Mi è arrivato sino alla punta delle unghie.
ODISSEO Naturalmente ti daremo anche quattrini.
SILENO Lascia perdere il denaro e sciogli, invece, il nodo dell'otre.
ODISSEO Portate fuori i formaggi e gli agnelli.
SILENO Volentieri, sai cosa me ne importa dei padroni! Vado così matto per una sola coppa di vino che darei in cambio le greggi di tutti i Ciclopi insieme, per buttarmi poi giù in mare dalla rupe di Leucade, una volta preso dall'ebbrezza e dall'oblio degli affanni. È pazzo chi non prova gioia a bere. Perché allora questo amico si ringagliardisce e si strizzano tette e la mano indugia su praticelli ben curati e si balla, si scordano i mali. E dunque, non devo baciare un simile elisir, mandando alla malora il Ciclope con quel suo occhio in mezzo alla fronte?
CORO Ascolta, Odisseo, vorremmo scambiare quattro chiacchiere con te.
ODISSEO Perché no? Tra amici come noi!
CORO Sono cadute in mano vostra Troia e Elena?
ODISSEO E abbiamo annientato l'intera stirpe dei Priamidi.
CORO Dimmi, presa la giovane, non ve la siete ripassata a turno, visto che a lei piace avere tanti amanti? Che spergiura! Alla vista di un paio di brache colorate su cosce maschili e di un monile d'oro al collo perse la testa e piantò Menelao, un omino così per bene! La razza delle donne non doveva mai nascere, tranne che per me, si capisce.
SILENO Mio signore Odisseo, ecco qui dei teneri agnelli, prole di belanti pecore, ecco qui, in abbondanza, dei formaggi freschi. Prendete tutto e sbrigatevi ad allontanarvi dalla caverna, ma prima datemi in cambio il rallegrante succo dell'uva. Ohi, ohi, sta arrivando il Ciclope: cosa facciamo?
ODISSEO Che disastro, vecchio: dove si può fuggire?
SILENO Dentro la caverna, lì riuscirete a nascondervi.
ODISSEO Un consiglio pericoloso, il tuo, di infilarsi nella trappola.
SILENO Non tanto: la grotta offre molti ripari.
ODISSEO No, si sentirebbe molto umiliata Troia se fuggissimo davanti a un uomo solo, dopo che io molte volte tenni testa in battaglia a miriadi di Frigi. Se bisogna morire, moriamo con dignità, oppure salviamoci, ma conservando l'antica gloria.
CICLOPE Fermi, scansatevi. Cosa sta succedendo? Fannulloni! Cosa sono questi baccanali? Qui non c'è posto per Dioniso, per nacchere di bronzo e strepito di timpani. Come stanno, là dentro, i miei agnellini novelli? Sono già attaccati e se ne vanno da soli alle poppe? I canestri di giunco sono già colmi di formaggi freschi? Cos'è questo silenzio? Cosa avete da dire? Presto qualcuno di voi lo farò piangere con questo bastone. E non guardate per terra, tirate su la testa.
CORO Ecco, la teniamo rivolta proprio verso Zeus e vedo già Orione e le stelle.
CICLOPE Il mio pranzo è stato allestito a puntino?
CORO È bell'e pronto: tocca ora alla tua gola essere pronta.
CICLOPE Le anfore traboccano di latte?
CORO Ce n'è tanto che puoi tracannarne un orcio intero, se ti fa piacere.
CICLOPE Latte di pecora, di mucca o miscelato?
CORO Come vuoi tu, basta che non trangugi me.
CICLOPE Figuriamoci! Ballandomi dentro la pancia mi fareste crepare con i vostri salti e sgambetti. Ehi! Cos'è questa massa di gente che vedo accanto alla caverna? C'è stata un'incursione di ladri e di pirati in questo paese? Guarda, guarda: agnelli delle mie grotte legati insieme con giunchi flessibili, ceste di formaggio alla rinfusa e il vecchio calvo con il viso gonfio per le botte.
SILENO Ahi, ahi! Ho la febbre per le percosse ricevute.
CICLOPE Chi te le ha date? Chi ti ha riempito la faccia di pugni?
SILENO Sono stati loro, Ciclope, perché non gli permettevo di trafugare la tua roba.
CICLOPE Non sapevano che sono un dio, figlio di dèi?
SILENO Io continuavo a ripeterglielo, ma loro si prendevano la roba, mangiavano il formaggio, nonostante la mia opposizione, e portavano via gli agnelli. E dicevano che ti avrebbero legato con un collare di tre cubiti e cavato le budella dall'occhio in mezzo alla pancia e scorticato la schiena a frustate. Poi ti avrebbero gettato sui banchi della nave, incatenato mani e piedi, e venduto a qualcuno per smuover massi in una cava o girare la macina in un mulino.
CICLOPE Davvero? E allora, sbrìgati a affilare i coltelli, accatasta un bel po' di legna e appiccale fuoco. Così, scannati sull'istante, riempiranno il mio ventre offrendo allo scalco, per caldo pasto, carne alla brace e carne lessata in pentola, tenera tenera. Sono stufo di selvaggina: ho consumato troppi pasti a base di cervi e di leoni. È un pezzo che non mi nutro di uomini.
SILENO Dopo un periodo di monotonia, la novità fa piacere. È proprio tanto che non capitavano stranieri qui, alla tua grotta.
ODISSEO Ciclope, presta ascolto anche all'altra parte, agli stranieri. Noi avevamo bisogno di viveri, e perciò siamo sbarcati e ci siamo diretti verso la tua caverna. Quest'individuo ci vendette gli agnelli in cambio di una coppa di vino, e appena avuto da bere ce li consegnò: tutto si svolse d'amore e d'accordo, senza ombra di violenza. Ora racconta frottole prive di senso perché lo hai sorpreso a vendere di nascosto la tua roba.
SILENO Io? Ma che ti venga un colpo!
ODISSEO Se dico menzogne.
SILENO Per Poseidone, padre tuo, per il grande Tritone, per Nereo, per Calipso e le vergini figlie di Nereo, per le sacre onde e tutte le sottospecie di pesci ti giuro, mio piccolo e bellissimo Ciclope, padroncino mio, ti giuro che non ho venduto agli stranieri la tua roba. Se non è vero, che venga un accidente a questi miei poveri figli, ai quali sono affezionatissimo.
CORO Che venga a te l'accidente. Ti ho visto io in persona vendere gli agnelli agli stranieri. Che possa morire mio padre, se dico bugie. E tu non essere ingiusto con gli stranieri.
CICLOPE Bugiardi. Io mi fido di lui più che di Radamanto e sostengo che è anche più giusto. Ma voglio interrogarli. Da dove provenite, con la vostra nave? Di che paese siete? Quale città vi ha allevato?
ODISSEO Siamo Itacesi di stirpe. Proveniamo da Troia, dopo averla distrutta: venti marini ci sbalzarono qui e così siamo giunti alla tua terra.
CICLOPE Ah, voi siete quelli che per vendicare il ratto di Elena, la perfida, hanno assalito Troia, la città contigua allo Scamandro?
ODISSEO Precisamente. Ci sobbarcammo sino in fondo a un'impresa tremenda.
CICLOPE Che spedizione vergognosa! Far vela contro la terra dei Frigi a causa di una donna!
ODISSEO Fu opera di un dio, non accusare nessun mortale. O nobile figlio di un celeste, noi ti preghiamo e diciamo apertamente: non essere così crudele da uccidere uomini giunti in veste amichevole alla tua terra, non farne empio cibo per le tue mascelle. Per merito nostro, signore, tuo padre possiede ancora i suoi templi che dominano i golfi della terra ellenica. Il sacro porto di Tenaro è rimasto intatto e così le profonde insenature della Malea, sono salvi la roccia argentifera cara ad Atena e i rifugi di Geresto. Non abbiamo messo nelle mani dei Frigi la sorte della Grecia, sarebbe stata una penosa vergogna . A questi benefici partecipi pure tu, perché è terra greca anche la caverna dove abiti, ai piedi dell'Etna, la roccia che gronda fuoco. Se poi disprezzi le mie parole, ascolta: una legge tra i mortali impone di accogliere i supplici semidistrutti da un naufragio, di dar loro doni ospitali e rifornirli di vesti, e non invece di infilzarli su spiedi di bue per riempirsene pancia e ganasce. La terra di Priamo ha spopolato sin troppo la Grecia, bevendo il sangue di molti guerrieri caduti in battaglia, ha reso vedove le spose, ha sventuratamente tolto i figli a madri vecchie, a padri canuti. Se ora vuoi arrostire i superstiti, consumando un pasto orrendo, che cosa ci rimane ancora? Dammi retta, Ciclope, frena la voracità delle tue mascelle, anteponi la pietà all'empietà: ricordalo, i guadagni disonesti hanno per contropartita amari castighi.
SILENO Ciclope, vorrei darti un consiglio: la carne di quest'uomo mangiala tutta, senza lasciarne neanche un pezzetto. Basta che tu dia un morso alla sua lingua e diventerai tutto sagacia e loquacità.
CICLOPE Caro il mio ometto, per le persone intelligenti il vero dio è la ricchezza, tutto il resto si riduce a chiacchiere e belle frasi. Io porgo un bel saluto ai promontori dove si trovano i templi di mio padre: come mai hai tirato fuori questi discorsi? Io non rabbrividisco, straniero, di fronte ai fulmini di Zeus e non so in cosa Zeus sia un dio più potente di me. Del resto non mi curo, e te ne spiego la ragione. Quando dall'alto Zeus rovescia pioggia sulla terra, io rimango al riparo in questa grotta, mi mangio un vitello arrosto o qualche animale selvatico. Disteso pancia all'aria, me la innaffio per bene scolandomi un'anfora di latte, mi percuoto il peplo e rumoreggiando gareggio con i tuoni di Zeus. Quando il tracio Borea versa neve, io, avvolto in pelli di bestie selvatiche, accendo il fuoco e della neve non me ne importa nulla. La terra, lo voglia o no, deve produrre l'erba che nutre le mie greggi. E io le greggi non le offro in sacrificio a nessuno, se non a me - agli dèi, no di certo -: le offro a questo pancione che è il più grande degli dèi. Perché mangiare e bere ogni giorno che passa, ecco cos'è Zeus per le persone intelligenti - e non affliggersi mai per nulla. Chi ha complicato l'esistenza umana creando leggi, per me vada in malora: io non smetterò di trattare bene la mia anima... e mangerò te. Come doni ospitali - intendo sottrarmi a ogni critica - avrai il fuoco e questo pentolone paterno che bollendo fascerà elegantemente le tue carni dilaniate. Ma accomodatevi dentro: ritti in piedi, accanto all'altare, in onore del dio di questa grotta, offrirete un lauto banchetto a me.
ODISSEO Ahimè, sono scampato alla morte a Troia e in mare, per capitare qui e trovarmi esposto all'arbitrio di un essere sacrilego, di un cuore che ignora la pietà. O Pallade, figlia di Zeus, signora, soccorrimi adesso, subito: sono incappato in pericoli più gravi che a Troia, mi trovo sull'orlo dell'abisso. E tu, Zeus, protettore degli ospiti, tu che abiti le sedi delle stelle luminose, guarda cosa succede: se non volgi qui i tuoi occhi, a torto ti credono un dio: tu non sei nulla.
CORO
str.
Ciclope, apri le labbra e la tua enorme gola.
Per te sono pronte le carni degli stranieri,
lesse, arrosto, alla brace, da rodere, tritare, maciullare,
mentre sdraiato te ne stai
sopra un vello di capra.
mes.
A me non devi dare nulla.
Riempi da solo e per te solo la stiva della nave.
Lungi da me questa dimora,
io dico addio al sacrificio ripugnante
†al sacrificio† del Ciclope etneo,
che gode a divorare gli ospiti.
ant.
†Tu, infelice!† È senza pietà
chi scanna i supplici giunti
al suo focolare, rode, maciulla,
offre ai suoi sudici denti
carni lesse o levate calde dalla brace
‹ ›.
ODISSEO Zeus, che parole posso trovare? Dentro la grotta ho visto atrocità incredibili, più simili a leggende di orrore che a fatti umani.
CORO Cos'è successo, Odisseo? Il sacrilego Ciclope si è divorato i tuoi cari compagni?
ODISSEO Ne adocchiò due, i due meglio nutriti e più in carne, li soppesò con le mani.
CORO Povero infelice! Ma, racconta, come andò tutta la faccenda?
ODISSEO Una volta entrati nella rocciosa †terra†, il Ciclope accese il fuoco, alimentandolo con tronchi di alta quercia, presso a poco il carico di tre carri. Poi, vicino alla fiamma, stese un giaciglio di aghi di pino, riempì di latte appena munto un cratere della capacità di dieci anfore. Si pose accanto una tazza larga all'incirca tre cubiti, profonda quattro, spiedi - rami di marruca, per la precisione - arroventati in punta e levigati, nel resto, con il falcetto, †vasi sacrificali dell'Etna ben rifiniti da scuri affilate†. Mise a bollire un lebete di bronzo. Quando tutto fu pronto, quel cuoco dell'Ade, odiato dal cielo, afferrò due miei compagni e li scannò con un certo criterio. Ne gettò uno nella pancia del bronzeo lebete, ‹... ... ...› l'altro, ghermito per il tendine del calcagno, lo sbatté contro un'aguzza sporgenza della roccia, facendone schizzare fuori il cervello. Poi, con il suo insaziabile coltello, ne affettò la carne, si arrostì vari pezzi, e il resto lo buttò a cuocere nel lebete. Io, sventurato, con gli occhi gonfi di lacrime, stavo vicino al Ciclope e gli facevo da servo: gli altri si erano appiattati, come uccelli, negli angoli più riposti della grotta, non avevano più neanche una goccia di sangue nelle vene.
Ingozzatosi con la carne dei miei compagni, si distese pancia all'aria, un pesante respiro gli usciva dalla gola: a me venne un'ispirazione stupenda. Gli porsi da bere una coppa colma di vino, dicendo: "O Ciclope, figlio del dio del mare, guarda quale celeste nettare, delizia di Bacco, produce l'Ellade con le sue viti". E lui, satollo per l'ignobile banchetto, lo accettò, afferrò la coppa, svuotandola di un fiato. Alzata la mano, si mise a elogiarmi: "Carissimo ospite, tu mi offri una vivanda squisita dopo un pasto squisito!". Vedendo che ci pigliava gusto gli passai di nuovo la coppa, sapevo che il vino gli avrebbe nuociuto e che presto avrebbe pagato per le sue colpe. Lui cominciò a cantare, e io riempivo una coppa dietro l'altra, e gli scaldavo le viscere con il bere. Adesso strilla canzoni stonate accanto ai miei compagni in lacrime, e ne rintrona la caverna. Io sono sgattaiolato fuori quatto quatto, e intendo salvare me stesso, e te, se sei disposto. Ma ditemi se volete o no fuggire da questo essere selvaggio e abitare nelle dimore di Bacco, insieme con le Ninfe. Tuo padre, là dentro, è d'accordo, ma è vecchio, troppo affezionato al bere; attaccato alla coppa come un uccello al vischio, starnazza a vuoto le ali. Ma tu, che sei giovane, sàlvati con me, ritorna dal tuo vecchio amico Dioniso, così dissimile dal Ciclope.
CORO O mio caro, come vorrei vedere il giorno in cui fuggirò via dall'empia faccia del Ciclope. Da tanto tempo ormai le nostre spade non vengono sguainate e restano a digiuno .
ODISSEO Ascolta come ho preparato la vendetta contro quella malvagia bestia e insieme la tua liberazione dalla schiavitù.
CORO Parla. Sentire che il Ciclope è morto sarebbe per me più bello che ascoltare il suono della cetra asiatica.
ODISSEO Vuole recarsi a far baldoria dai Ciclopi suoi fratelli, allegro com'è per questa bacchica bevanda.
CORO Ho capito: lo sorprendi solo nel folto dei boschi e pensi di scannarlo o di scaraventarlo giù da una rupe.
ODISSEO Nient'affatto: voglio giocare d'astuzia.
CORO E come? Da molto so che sei un individuo accorto.
ODISSEO Lo distolgo dall'idea della baldoria in comune, dicendogli che non deve elargire questo nettare ai Ciclopi, ma tenerlo stretto e festeggiare da solo. Quando, vinto da Bacco, sarà piombato nel sonno, nella caverna c'è un grosso ramo d'ulivo, io lo aguzzo in cima con la spada, lo poso sulle fiamme. Poi, quando vedo che è arroventato, lo sollevo ancora caldo e lo caccio nell'occhio al Ciclope e col fuoco glielo distruggo. Come il carpentiere fa ruotare il trapano con le due cinghie, esattamente così io girerò il tizzone nell'occhio lucente del Ciclope e gli disseccherò la pupilla.
CORO Evviva, evviva! La tua trovata mi fa impazzire di gioia.

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