Erodoto, le Storie

Materie:Riassunto
Categoria:Greco

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Testo

Erodoto

LE STORIE

Vita di Erodoto
Nato ad Alicarnasso (città dell’Asia Minore di fondazione caria, ma colonizzata da Dori e aperta ai benefici influssi della civiltà ionica) nel 484 a.C. da una famiglia molto in vista, Erodoto fu coinvolto nelle lotte contro il tiranno Lygdami II e, per questo, dovette fuggire a Samo. Si spostò dunque ad Atene, allora governata da Pericle, dove, nel 445 a.C., diede pubblica lettura della sua opera, “Le storie”, scritta dopo aver raccolto materiale nei suoi numerosissimi viaggi nei tre continenti allora conosciuti: Europa, Asia e Africa. Trattenutosi per due anni ad Atene, Erodoto fece ritorno ad Alicarnasso, solo in tempo per constatare che non era più ben accetto dai suoi concittadini; quando Pericle decise di fondare sulle rovine dell’antica Sibari, in Calabria, la colonia di Turii, Erodoto partì spontaneamente per l’Italia. Probabilmente morì proprio a Turii poco prima del 421 a.C..

Il metodo storiografico di Erodoto
Erodoto è l’anello di congiunzione fra i “logografi” e Tucidide. Preceduto solo da Ecateo di Mileto, Erodoto si propone di divenire un “testimone oculare” della Storia, preoccupandosi di controllare le fonti e occupandosi di un argomento, le guerre persiane, a lui molto vicino e di cui quindi può trasmette una visione diretta e precisa. Erodoto si fa garante della veridicità di ciò che scrive distinguendo con sollecitudine ciò che è frutto di sua diretta osservazione da ciò che informatori attendibili (sacerdoti o dotti) gli riferiscono e da quello che è soltanto congettura ed ipotesi. Risulta però evasivo sulle sue fonti: esse furono sicuramente documenti ufficiali persiani, attici e delfini, epigrafi, monumenti ma sembra aver trascurato gli archivi della poleis e dei templi.

Le Storie
“Le Storie”, scritte in dialetto ionico, narrano le due guerre persiane che si combatterono tra il 499 a.C. e il 480 a.C.; l’opera fu suddivisa in 9 libri dai grammatici alessandrini, che assegnarono anche ad ogni volume il nome di una Musa.
“Le Storie” sono divise in due parti, una accurata, molto vicina ai fatti reali, l’altra composta da miti, superstizioni e aneddoti; anche quest’ultima parte, benché poco attendibile storicamente, ci aiuta a ricostruire la vita quotidiana dei popoli che troviamo protagonisti. Peculiarità di Erodoto è infatti quella di abbandonarsi ad ampi excursus etnografici che delineano costumi e tradizioni dei popoli greci ma anche, e soprattutto, di quelli dell’Asia Minore. Oltre a queste ampie digressioni, Erodoto inserisce (come nel I e III secolo d.C. faranno anche Petronio e Apuleio nei loro romanzi) nella sua opera anche le novelle, di tradizione orientale e orale sia col fine di interessare l’ascoltatore, alleggerendo la lettura, sia per comunicare valori universali e immutabili.

➢ Argomenti trattati nei 9 libri
1 libro: Creso, Ciro, Persiani, Medi, Messageti.
2 libro: Egiziani.
3 libro: Cambise.
4 libro: Sciti.
5 e 6 libro: rivolta ionica e prima guerra persiana.
7 libro: spedizione di Serse in Grecia; dialogo fra il Gran Re e lo spartano Adamarato.
8 libro: distruzione dell’acropolis di Atene e vittoria del capoluogo attico a Salamina.
9 libro: vittorie dell’esercito greco, guidato da Pausania, a Platea e Micale.

Differenze tra il dialetto attico e quello ionico
➢ Psilosi (mancanza di aspirazione nel dialetto ionico;
➢ Variazione delle vocali;
➢ Prevalenza delle labiali sulle gutturali;
➢ Allungamento di compenso in seguito alla caduta del digamma;
➢ Assenza del duale;
➢ Spostamento dell’aspirazione.

Temi della novella “Arione e il delfino”
Temi della novella sono l’inviolabilità del cantore, tratto in salvo dalla Provvidenza divina, la potenza del canto e la distinzione tra buoni e cattivi. La novella serve anche per spiegare, nella conclusione, la presenza nel Tenaro di una statua raffigurante un uomo e un delfino.

Temi della novella “Creso e Solone”
Tema principale della novella è la differenza ricchezza e felicità: si è, infatti, felici solo alla fine della vita, quando cessano i mutamenti della sorte e la divinità, invidiosa della fortuna dell’uomo, non può più nuocergli.

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