Erodoto di Alicarnasso

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Testo

Erodoto di Alicarnasso
La storiografia è un genere in prosa. Fare storia è –con altri strumenti letterari e punti di vista- fare lo stesso tipo di ricerca sulla condizione umana già attuata dai poeti tragici. C’è un’omogeneità di fondo con la produzione letteraria contemporanea. La continuità risiede nell’interrogarsi sulla vita dell’uomo nel mondo, i principi che dominano la realtà, il margine di azione della sorte e delle divinità, e quello, invece, dell’uomo.
Quando l’Ellade diverrà dominio macedone nessun autore rifletterà su questi grandi temi universali, che contraddistinguono, invece, tutta la produzione dell’età classica (il V secolo è grande!), e l’attenzione si sposterà sulla cura formale del mezzo espressivo. Mai in passato, e mai più in futuro, vi è stata o vi sarà una tale profondità di contenuti.
Erodoto dà un contributo nuovo e diverso ad una riflessione che svolgevano i suoi autori contemporanei, vuole fornire risposte alla medesima ansia conoscitiva tramite strumenti storici e non poetici.
“Storia” viene da istorivh (ricerca o investigazione); lo storico indaga dati veritieri della realtà (non vicende del mito), fatti realmente accaduti, che vuole registrare formalmente perché rimangano nella futura memoria, e vuole interpretare, a cui suggerisce un perché. Tuttavia si propone l’imparzialità. E’ inevitabile che il primo storiografo non segua un metodo scientifico (Tucidide lo perfezionerà in questo senso), e non riesca ad eliminare divinità e Fato.
La prosa è il mezzo letterario che più si presta ad una descrizione analitica e veritiera dei fatti, all’aderenza alla realtà, che è caratteristica della ricerca storiografica.
Erodoto visse tutto il secolo delle guerre persiane e dello splendore pericleo (490-430 a.C. ca), e ne risentì molto. Era nato ad Alicarnasso, nella Ionia d’Asia (scrive in dialetto ionico), che risentiva moltissimo degli influssi orientali e persiani. Questa vicinanza, anche fisica, influenzò la sua personalità ed i suoi scritti. Il nucleo di tutta la sua opera è il rapporto tra cultura ellenica ed impero persiano, cui dedicò le sue Storie. Nei primi libri analizza tutta la storia precedente all’incontro-scontro tra Grecia e Persia; nella seconda parte dell’opera tratta le guerre persiane stesse: prima la sconfitta di Dario e poi –con grande pavqoı- la parabola politica e militare di Serse (che è anche argomento de I Persiani di Eschilo).
Un satrapo, Ligdami, subodorando un’ostilità anti-persiana ad Alicarnasso costrinse la Ionia d’Asia ad una vita magra, e per questo motivo in gioventù Erodoto era stato costretto all’esilio. Nel 454 a.C. Ligdami fu scacciato ed Erodoto poté tornare in patria e poi dedicarsi alla sua attività preferita: il viaggio, che è dovuto a questa insaziabile sete di conoscenza, ed è fonte diretta della sua stessa opera. Durante le sue peregrinazioni si stabilì ad Atene, dove divenne un sostenitore della politica periclea (Alicarnasso faceva parte della Lega Delo-attica). Nel narrare le guerre persiane evidenzia il ruolo da protagonista di Atene, lo si legge tra le righe.
Le Storie
Le Storie constano di nove libri, e furono così suddivise in età alessandrina. Erodoto chiama lovgoi i propri libri, che erano stati concepiti per una pubblica lettura.
A partire dalla cultura arcaica la letteratura greca è sempre stata caratterizzata da una dimensione orale.
Ciascun lovgoı era definito da un aggettivo etnico: ogni libro analizza un evqvnoı. Invece, in epoca alessandrina i libri vennero contraddistinti dai nomi delle Muse. Le digressioni etnografiche sono retaggio dell’esperienza di viaggiatore dell’autore.
Esiste una questione erodotea: lo storico concepì i libri come ciascuno autonomo o aveva un progetto unitario? Certamente, se non dall’inizio, da un certo punto in poi il suo argomento unitario sono le guerre persiane, il suo obiettivo l’esaltazione della democrazia greca (ed ateniese in particolare) contro l’assolutismo persiano.
La storiografia e gli altri generi letterari: i logografi e l’epica
I precedenti, indiretti, delle Storie sono le opere dei logografi, ma è Erodoto –secondo la definizione ciceroniana- il “pater historiae”. I lovgoi erano approfondimenti geografici ed etnografici destinati alla pubblica declamazione; nel panorama dell’epoca e del genere spicca Ecateo di Mileto per l’atteggiamento razionalistico e disincantato: “scrivo quanto pare vero a me stesso”.
La storiografia condivide alcuni caratteri dell’epos: lo scopo di educare il pubblico (una finalità classica della letteratura greca), di mantenere vivi e celebrare nella memoria collettiva alcuni eventi; tuttavia il mezzo letterario differisce. Dal punto di vista strutturale è comune l’andamento non lineare della narrazione, che non segue direttamente l’ordine cronologico, turbato da flash-back e digressioni.
Il metodo storiografico erodoteo
Non è un metodo scientifico: Erodoto è ancora immerso nelle categorie di pensiero del passato.
L’autore non espone in un proemio programmatico le sue intenzioni e modalità di ricerca. Ciò che sappiamo è stato evinto dall’analisi degli studiosi della sua opera.
Lo guidano il criterio dell’autoyiva (visione diretta) per la scelta delle fonti e dei fatti da narrare; quando non gli è possibile farsi egli stesso testimone segue il criterio del sentito dire da persone particolarmente degne di fiducia (akohn, la testimonianza orale), ossia i dignitari dei luoghi che visitava. Emerge il concetto di vaglio delle informazioni, come primo storico raggiunge una sua certa maturità, pur nell’ingenuità lavora con serietà e scrupolosità. Quanto non può ricorrere a nessuno di questi criteri con certezza, riferisce più versioni dello stesso fatto, delegando al lettore la scelta della testimonianza più attendibile e dichiarando apertamente di non potersi fidare di esse. Come estrema ratio omette la narrazione dei fatti non sicuri.
La concezione della vita di Erodoto
Lo storico nutre una visione ancora arcaica, la sua riflessione è simile a quella dei suoi contemporanei tragici, in particolare Eschilo. E’ a cavallo tra una spinta alla modernità e l’eredità delle credenze passate.
Per Erodoto gli eventi che indirizzano il corso della Storia sono:
-cause trascendenti, di tipo etico-religiose, relative all’intervento del Fato e delle divinità nella storia umana (già Tucidide rifiuterà questa categoria);
-cause immanenti, prodotto delle azioni umane, relative a natura ed indole dell’individuo, ai suoi sentimenti, passioni e modi di essere;
-cause politiche, sociali ed economiche (è la categoria più moderna, tuttavia solo accennata da Erodoto), non approfondite quanto le precedenti, che costituiscono il fulcro della sua riflessione.
La vita, il succedersi dei fatti, deriva da un perenne contrasto e relazionarsi tra cause trascendenti ed immanenti, azione e volontà del dio e dell’uomo. E’ affine alla dinamica delle tragedie eschilee, di violazione (da parte degli uomini) delle norme di giustizia cosmica a livello del singolo e dei popoli –uvbriı- e di reintegrazione (da parte degli dei) dell’ordine precostituito tramite una punizione –pavqei mavqoı. A tutto questo si somma il concetto dello fqovnoı tw~n qew~n: gli dei intervengono con un’azione punitiva per limitare l’eccesso di felicità degli uomini prima che degeneri nell’arroganza; è un concetto terribile dell’etica greca, che impedisce agli uomini di assaporare il benessere.
Erodoto non parla di dei specifici ma generici, perché fa la storia anche dei persiani, è un aspetto di grande modernità questo punto di vista multiculturale e relativistico. Parla di novmoı come consuetudine, che ogni popolo ha diversa dagli altri.
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