Demostene

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Testo

La fortuna aiuta gli audaci
Se uno di voi, o cittadini Ateniesi, pensa che Filippo sia difficile a vincersi, osservando l'estensione della forza militare che egli possiede e il fatto che dalla città siano state perdute tutte le fortezze, pensa bene, pertanto consideri questo, che un tempo avevamo noi, o cittadini Ateniesi, Pidna e Potidea e Metone e tutta la regione familiare intorno, e che molti dei popoli, che adesso stanno con quello, per primi erano indipendenti e liberi e volevano trattare familiarmente piuttosto con noi che con quello. Se dunque Filippo avesse avuto allora questa opinione, che fosse difficile combattere con gli Ateniesi, giacché avevano tali difese della loro terra mentre egli era privo di alleati, non avrebbe compiuto alcuna delle imprese, che adesso ha fatto, e non avrebbe acquisito tale forza militare. Ma egli vide bene, o cittadini Ateniesi, che tutte queste fortezze erano i premi della guerra posti in mezzo [tra i due eserciti ndt], e che naturalmente quelle degli assenti spettavano ai presenti, e quelle di coloro che le trascuravano a coloro che volevano faticare e rischiare.
Dalle Filippiche

Chi è il responsabile della sconfitta dei greci a Cheronea?
Allora non m'imputare che questo a colpa, se è capitato a Filippo di vincere nella battaglia: infatti, l'esito di questo evento dipendeva dal dio, non da me. Ma che io non abbia preso tutte le misure che erano possibili a un umano intendimento e le abbia attuate giustamente ed accuratamente e laboriosamente oltre le forze, o che non abbia intrapreso imprese belle e degne della città e necessarie, dimostrami questo, e allora accusami. Se la calamità che è capitata è stata più grande non solo di noi, ma anche di tutti gli altri Elleni, cosa occorre fare? Come se qualcuno, sebbene l'armatore avesse fatto tutto per la salvezza e avesse preparato la nave con quegli attrezzi con i quali aveva compreso che si sarebbe salvata, poi quando venne assaltato da una tempesta e l'equipaggiamento si danneggiò o venne sfracellato completamente, lo avesse incolpato del naufragio. Ma non governavo io la nave, potrebbe dire (come io non comandavo l'esercito), e non ero padrone della sorte, ma quella di tutti.

Tutti uniti contro Filippo!
In primo luogo, o cittadini Ateniesi, occorre sapere con certezza questo presso voi stessi, che Filippo combatte contro la città e ha spezzato la pace (e cessate di accusare gli uni gli altri di questo) ed è ostile e nemico alla città intera e al suolo della città e, aggiungerò, anche a tutti gli uomini nella città, anche a quelli che più credono di essergli graditi (altrimenti, si pensi a Euticrate e Lastene di Olinto, che, sebbene credessero di essergli molto amici, dopo che gli ebbero consegnato a tradimento la città, perirono nel modo peggiore di tutti). Certamente non combatte e non trama contro niente più che la costituzione, e non pondera nessuna cosa tra tutte più che come la abbatterà. E verosimilmente in qualche modo lo farà: sa, infatti, con certezza che non potrebbe essere padrone di tutti gli altri, non è possibile che nulla sia sicuro per lui, finché voi abbiate una costituzione democratica.
Da Sui fatti del Chersoneso

Gli Ateniesi non devono intraprendere la guerra da soli
Io penso che il re sia un nemico comune di tutti gli Elleni, per questo certamente non esorterei voi soli tra gli altri a sollevarvi contro di lui; e, infatti, non vedo che gli Elleni stessi siano amici comuni gli uni agli altri, ma che taluni confidano più in quello che in alcuni di loro. [...] Ritengo, infatti, o cittadini Ateniesi, che gli Elleni, se fosse una cosa evidente e chiara che il re li assalta, sarebbero alleati di guerra e sarebbero molto grati a coloro che lo respingono per loro e con loro; se, invece, quando questo è ancora incerto, noi prenderemo le ostilità per primi, temo, o cittadini Ateniesi, che saremo costretti a combattere insieme a quello contro questi, per i quali ci diamo pensiero. Infatti, egli, dopo aver frenato quelli contro i quali si è mosso, se ha deciso insieme di assalire gli Elleni, darà del denaro ad alcuni di loro e proporrà loro un'amicizia, essi, volendo ristorare le guerre particolari e avendo questa intenzione, trascureranno la comune salvezza di tutti. Vi esorto a non gettare la nostra città in questo disordine e nella sconsideratezza.
Da Per le simmorie

Sulle scelte politiche diverse di Tebe e di Atene
Riteneva che i Tebani avrebbero abbandonato il resto in cambio di vantaggi che fossero per loro, cosa che accadde, come vuole fare egli stesso, e li esorterebbe non solo a non opporsi e imperdirlo, ma anche a combattere insieme a lui. E adesso, poiché lo ha ben capito, fa le stesse cose ai Messeni ed agli Argivi. Questa è anche una grandissima lode per voi, o cittadini Ateniesi; infatti, da questi fatti è stato giudicato che voi soli tra tutti non abbandonereste i diritti comuni dei Greci per nessun guadagno, e non scambiereste l'amore per i Greci con nessun favore né beneficio. E naturalmente ha capito questo sia così riguardo voi sia per gli Argivi e i Tebani in qualche altro modo, non solo guardando ai fatti presenti, ma anche considerando quelli prima di questi.
Dalle Filippiche

L'eroismo di ieri, il coraggio di oggi
Infatti, chi non ammirerebbe il valore di quegli uomini, che sopportano di lasciare la terra e la città salendo sulle triremi per non fare ciò che veniva ordinato, dopo aver eletto stratega Temistocle, che aveva consigliato questo, e aver lapidato Cirsilo, che, invece, era sembrato sottomettersi alle cose che venivano ingiunte, e non lui solo, ma anche le vostre mogli sua moglie. Infatti, gli Ateniesi di allora non cercavano né un oratore né uno stratega, per mezzo del quale sarebbero stati schiavi felicemente, ma nemmeno ritenevano giusto vivere, se non sarebbe stato possibile farlo con libertà. Infatti, ciascuno di loro pensava di non essere figlio soltanto del padre e della madre, ma anche della patria. Ma cosa importa? [Che] colui che che pensa di essere figlio solo dei genitori aspetta la morte stabilita dal fato e naturale, invece, colui che pensa di essere figlio anche della patria, per non vederla schiava, vorrà morire, e stimerà gli oltraggi e i disonori, che è inevitabile sopportare nella città schiava, più spaventosi della morte.
Da Sulla corona

Bisogna bloccare il diffondersi delle oligarchie
Mi meraviglio che nessuno di voi pensi, giacché gli abitanti di Chio e di Mitilene sono governati da un'oligarchia, e adesso i Rodi, e poco mi manca dal dire tutti gli uomini, sono sottoposti a questa schiavitù, che anche la nostra costituzione corra in qualche modo pericolo, e non consideri questo, che non possibile che, se tutto sarà istituito per oligarchia, lasceranno il nostro popolo. Infatti, sanno che nessun altro condurrebbe nuovamente il governo alla libertà; da dove abbiano timore che venga loro un male, questo vorranno togliere di mezzo. Dunque gli altri che sono colpevoli, occorre ritenere nemici alcuni di questi che sono stati sciagurati, invece, vi esorto a considerare nemici comuni di tutti coloro che aspirano alla libertà quelli che abbattono i governi e li mutano in oligarchie.
Da Per la libertà dei Rodiesi

Sgomento ad Atene alla notizia della presa di Elatea
Infatti, era sera, e giunse un uomo ad annunciare ai pritani che Elatea era stata presa. E dopo questo gli uni, subito alzatisi mentre cenavano, allontanarono alcuni dal convito nella piazza e bruciarono i graticci di vimini, altri mandarono a chiamare gli strateghi e convocarono il trombettiere; e la città era piena di tumulto. L'indomani, sul fare del giorno, i pritani convocarono la bulé nella sala del consiglio, voi, invece, andando all'assemblea, e prima che quella avesse riferito e deliberato, tutto il popolo era seduto in alto. E dopo questo, quando venne il consiglio e i pritani riferirono ciò che era stato annunciato loro e condussero con sé colui che era giunto e quello parlò, l'araldo chiese: “Chi vuole parlare?”. Ma nessuno si presentava.
Da Sulla corona

Per la libertà dei Rodiesi (parr. 10-11)
E sino al giorno d'oggi non vi è stata per voi guerra per questi motivi. E, infatti, nessuno combatterebbe allo stesso modo per soverchiare e per i propri beni, ma tutti combattono finché è possibile per ciò ci cui hanno bisogno, non così, invece, per soverchiare, ma si scagliano all'attacco qualora uno lo consenta, qualora, invece, siano ostacolati, non ritengono che i loro avversari abbiano alcun torto. Quanto ad Artemisia, adesso non mi sembra che si sarebbe opposta a questa azione, trovandosi la città in tale situazione, dopo avermi ascoltato brevemente considerate se io penso correttamente queste cose o no. Io credo, facendo il re in Egitto tutte le cose come si è accinto a farle, che Artemisia proverebbe a fargli avere Rodi, non per affetto verso il re, ma per il volere, mentre quello indugia vicino a lei, rendergli un grande beneficio, affinché lo accolga nel modo più familiare possibile.

E' necessario riportare la democrazia a Rodi
Io penso che sia giusto restaurare la democrazia dei Rodiesi: ma tuttavia anche se non fosse giusto, quando guardo alle cose che costoro fanno, credo che convenga esortarvi a restaurarla. Per quale motivo? Perché, essendosi tutti accinti, o cittadini Ateniesi, a fare le cose giuste, è vergognoso che noi soli non lo vogliamo, ma che, preparandosi tutti gli altri a poter essere in errore, noi soli proponiamo le cose giuste, senza occuparci di nulla, non la ritengo rettitudine ma viltà; vedo, infatti, che tutti sono stimati degni delle azioni giuste per la forza presente. [...] Dunque poiché vi tocca aver deciso di fare le azioni giuste, occorre considerare come vi sarà possibile anche fare queste cose. E' possibile questo, qualora si giudichi che siete comuni difensori della libertà di tutti. Naturalmente mi sembra che sia molto difficile per voi fare le cose necessarie.
Da Per la libertà dei Rodiesi

Democrazia e oligarchia
Osservate anche quello, o cittadini Ateniesi, che voi avete combattuto molte guerre sia contro regimi democratici sia contro regimi oligarchici. E questo lo sapete anche voi (stessi): ma per quali motivi vi sia per voi la guerra contro entrambi, questo forse non lo considera nessuno di voi. Per quali motivi c'é dunque [la guerra]? Contro le democrazie o per accuse private, quando non potete risolverle pubblicamente, o per una porzione di terra o per i confini o per amor di contesa o per l'egemonia, contro le oligarchie, invece, per nessuno di questi motivi, ma per la costituzione e la libertà.
Sicché io certo non esiterei a dire di ritenere che convenga di più che tutti i Greci democratici combattano contro di noi, piuttosto che quelli retti da un'oligarchia ci siamo amici. Infatti, penso che voi non concludereste difficilmente la pace con coloro che sono liberi, quando lo voleste; invece, non reputo stabile l'amicizia con coloro che sono retti da un'oligarchia; non è infatti possibile che pochi, che anche cercano dominare, siano benevoli i più che hanno scelto di vivere secondo eguaglianza di diritti.
Da Per la libertà dei Rodiesi

Bisogna attaccare Filippo al momento giusto
Mi sembra che vi consultereste molto meglio sulla guerra e tutti i preparativi, se consideraste, o cittadini Ateniesi, la parte della regione per la quale combattete, e pensaste che per i venti e le stagioni dell'anno Filippo compie molte imprese con anticipo, e dopo aver sorvegliato i venti periodici e l'inverno assalta, quando noi non possiamo giungere lì. Occorre dunque, considerando questi fatti, non combattere con i soccorsi (infatti saremo privati di tutti i mezzi), ma con preparativi continui e con forza. Vi tocca usare l'esercito invernale a Lemno e Taso e Sciato e nelle isole di questa regione, nelle quali ci sono porti e cibo e tutto ciò che serve ad un esercito; durante la bella stagione, invece, quando è facile giungere a terra e c'è stabilità dei venti, sarà facile giungere in questa regione e nelle imboccature degli scali marittimi.

La miopia dei Greci
Dapprima voi vi comportaste così che i Focesi volevano essere salvati, sebbene vedessero che non facevano cose giuste, e così che, invece, nessuno si sarebbe rallegrato delle sofferenze dei Tebani, sebbene fossero adirati con loro non senza ragione né a torto; infatti, non si erano serviti con misura dei risultati che avevano ottenuto a Leuttra; in seguito tutto il Peloponneso era diviso, e né coloro che odiavano i Lacedemoni erano così forti da annientarli, né coloro che prima comandavano grazie a loro erano signori delle città, ma c'era una confusa discordia e tumulto. Vedendo questi fatti Filippo (infatti, non erano sconosciuti), comprando i traditori per ciascuno schieramento, mise tutti in urto e li eccitò contro di loro; e se altri avessero sbagliato in questo e avessero pensato male, egli stesso si sarebbe preparato e sarebbe venuto su contro tutti. Poiché soffrivano per il protrarsi della guerra, era chiaro a tutti che i Tebani, un tempo potenti ma ora sventurati, sarebbero stati costretti a rifugiarsi presso di voi, e Filippo, affinché ciò non accadesse e le città non si riunissero, promise a voi la pace, a quelli un aiuto.
Da Sulla corona

Intervento determinante di Demostene
Ma, come sembra, quell'occasione e quel giorno non richiedevano un uomo soltanto benevolo e ricco, ma anche che avesse seguito i fatti dal principio e avesse considerato correttamente per quale motivo Filippo compisse queste azioni e volendo cosa: infatti, colui che non sapeva questi fatti e non li aveva esaminati da molto tempo, né se fosse stato benevolo né se ricco, avrebbe saputo meglio cosa occorreva fare e avrebbe potuto consigliarvi. Dunque in quel giorno quest'uomo mi mostrai io e facendomi avanti vi dissi le cose che dovevate ascoltare da me per due motivi; per il primo, affinché vedeste che io solo tra gli oratori e i reggenti lo Stato non avevo abbandonato la disposizione di benevolenza in tempi terribili, ma era provato che dicevo e scrivevo ciò che era necessario per voi in quei tempi spaventosi, per l'altro, [affinché vedeste ndt] che perdendo poco tempo sareste stati molto più accorti per il resto di tutto il governo.
Da Sulla corona

Filippo sa approfittare delle occasioni
Infatti, certamente sapete questo, che Filippo è potente per nessuna cosa tra tutte più che per l'essersi occupato in anticipo dei fatti. Egli, infatti, avendo una forza militare che sta sempre al suo seguito e sapendo prima le cose che vuole fare, subito va contro chiunque gli sembri opportuno; noi, invece, quando veniamo a sapere che accade qualcosa, allora ci turbiamo e ci prepariamo. Se, credo, accade a quello di avere queste cose con molto agio, a noi, invece, di ritardare e, quante risorse abbiamo speso, di averle tutte consumate invano, e che l'inimicizia e l'aver mostrato di volerlo ostacolare, poiché indugiamo, riportino ignominia delle azioni. Dunque non ignorate questo, o cittadini Ateniesi, che tutti gli altri discorsi sono dicerie e pretesti, ma si fa e si prepara questo affinché Filippo, restando voi a casa, e non avendo la città alcun esercito all'esterno, amministri con moltissimo agio tutte le cose che vuole.
Da Sui fatti del Chersoneso

[senza titolo]

Penso, o cittadini Ateniesi, che voi preferireste a molte ricchezze che fosse chiaro il fatto che gioverebbero alla città i problemi sui quali adesso riflettete. Dunque, poiché le cose stanno così, conviene voler con buona volontà ascoltare coloro che intendono consigliarvi: infatti, non soltanto se giunge qualcuno dopo aver meditato qualcosa di utile, avendo ascoltato comprendereste questo, ma anche della vostra buona sorte capisco che ad alcuni verrebbe in mente di dire all'istante molte delle cose necessarie, sicché è facile la scelta di ciò che vi conviene tra tutte le possibilità.
Dunque la presente occasione, o cittadini Ateniesi, soltanto non dice, emettendo una voce, che voi stessi dovete occuparvi di quei fatti, se vi curate della salvezza di costoro; noi, invece, non so quale atteggiamento mi sembra che abbiamo verso questa situazione. Allora le azioni che mi sembrano opportune sono decretare il soccorso e prepararci molto velocemente a portare aiuto da qui affinché non subiate la stessa cosa di prima, e mandare un'ambasceria, che riferirà queste deliberazioni e assisterà agli avvenimenti.
Dalla Olintiaca I

[senza titolo]

Allora questi due eventi, dei quali parlai prima, testimoniano correttamente e giustamente per i discorsi che vi sono stati, proprio quali erano, quando furono denunciati da me; in terzo luogo, o cittadini Ateniesi (e dopo aver detto ancora questa sola cosa parlerò di ciò per cui sono salito sulla tribuna), proprio quando giungemmo noi ambasciatori dopo aver ricevuto i giuramenti sulla pace, promettendo allora alcuni che Tespia e Platea sarebbero state ricostruite, e Filippo avrebbe salvato i Focesi, qualora fosse stato vincitore, e avrebbe smembrato la città dei Tebani, e Oropo sarebbe stata vostra, e l'Eubea sarebbe stata resa in cambio di Anfipoli, e tali speranze e illusioni, ingannati dalle quali voi né vantaggiosamente né forse con onore abbandonate i Focesi, in nessuno di questi fatti io mostrerò né di ingannarvi né di tacere, ma dopo avervi detto prima, giacché so che ricordate, che non conosco questi fatti né li aspetto, ma penso che colui che li dice vaneggi.
Dunque tutti questi eventi, che io mostro di vedere in anticipo meglio degli altri, non li riferirò in una sola veemenza né arroganza, e non pretenderò di conoscerli e presagirli per nient'altro tranne che per ciò che io vi dica, due motivi: il primo, o cittadini Ateniesi, per la buona sorte che io, essendo tutta la veemenza e la saggezza negli uomini, vedo predominare.
Da Sulla pace (9-11)

Appello all'assemblea ateniese
Vedo, o cittadini Ateniesi, che le circostanze presenti hanno molta difficoltà e confusione non solo perché si abbandonano molte cose e non giova affatto parlare bene di queste, ma anche perché giudicate tutti sulle cose restanti secondo queste stesse e non secondo l'unica utilità, ma sembra ad alcuni proprio così, ad altri diversamente. Sebbene decidere sia per natura difficile e penoso, voi fate questo in modo ancora più penoso, o cittadini Ateniesi; tutti gli altri uomini, infatti, prima delle azioni sono soliti consigliarsi, voi, invece, dopo le azioni. Da questo accade, sempre per quello che so io, che colui che rimprovera voi che sbagliata si fa onore e sembra parlar bene, invece, i fatti, anche quelli riguardo ai quali vi consultate, vi sfuggono. Ma tuttavia, sebbene queste cose stiano così, credo, ed essendomi persuaso mi sono alzato, qualora voleste ascoltare il tumulto e la contesa alzandovi, come conviene a coloro che si consultano per la città e per fatti così importanti, di conoscere e dire e consigliare le cose per le quali anche la situazione presente sarà migliore e ciò che è stato abbandonato verrà salvato.

Le qualità di un onesto cittadino
Occorre che il cittadino per natura giusto abbia due qualità, che al potere difenda la scelta della nobiltà d'animo e del primato per la città, in ogni occasione e azione la benevolenza; di questo, infatti, la natura è signora, dell'esser forti e potenti nel caso. Dunque scoprirete semplicemente che essa è rimasta presso di me. Guardate. Scelsi subito sin dal principio la retta e giusta via del governo, di aver cura dell'onore, della potenza, della gloria della patria, di accrescerli, di parteggiare per questi. Io non vado attorno per la piazza lieto e dopo aver gioito dei successi dei nemici e ascolto gli eventi propizi della città inorridendo e piangendo e chinandomi a terra, come questi scellerati che fanno della città oggetto di riso, come se non schernissero se stessi quando fanno questo, e guardano fuori, e le vicende in cui, avendo fallito gli Elleni, ebbe successo un altro, le lodano e dicono che occorre badare che durino per sempre.

Occorre una strategia contro Filippo
Voi, o cittadini Ateniesi, sebbene abbiate la più grande potenza di tutte, triremi, opliti, cavalieri, guadagni, di nessuno di questi mezzi sino al giorno d'oggi vi siete mai serviti per qualcosa di opportuno, ma non tralasciate, come i barbari combattono a pugni, di combattere così con Filippo. E, infatti, tra quelli chi è stato colpito sempre si stringe la ferita e qualora uno lo percuota dall'altra parte, là vanno le mani: né sa né vuole presentare il lato opposto. E voi, se veniste a sapere che Filippo è nel Chersoneso, decretereste di portare soccorso là, se alle Termopili, là, se in qualche altro luogo, lo seguireste correndo su e giù, e sareste guidati da quello, mentre voi non avete deciso nulla di utile per la guerra, e non prevedete niente prima dei fatti, prima di sapere che qualcosa è accaduto o sta accadendo.

Occorre organizzarsi per tempo
Quando, o cittadini Ateniesi, vi sono dissensi sulle azioni che Filippo fa e compie a forza contro la pace, vedo che i discorsi in nostra difesa appaiono sempre giusti e benevoli, e che sempre sembra che tutti quelli che accusano Filippo dicano le cose opportune, ma che non accada nessuno, per così dire, dei fatti opportuni, per i quali non vale nemmeno la pena di ascoltare queste parole: ma verso questo ormai tutti i fatti per caso sono stati spinti dalla città, sicché, quanto meglio e più chiaramente uno mostri che Filippo sia viola la pace con voi, sia trama contro tutti gli Elleni, tanto più è arduo decidere cosa occorre fare. Il motivo di queste cose è che tutti, o cittadini Ateniesi, e in primis noi oratori, dall'ostacolare con i fatti e le azioni coloro che cercano di soverchiare, pur non essendoci bisogno di parole, ci asteniamo da queste cose, sia scrivere sia deliberare, temendo l'avversione nei vostri confronti, quali azioni compie, invece, per quanto terribili, anche queste esaminiamo.

[senza titolo]

Dunque io certamente dico in primo luogo che bisogna cominciare una sola azione affinché, sia se qualcuno vuole procurare alla città degli alleati sia dei tributi sia altro, faccia questo senza distruggere la pace presente, non perché sia mirabile né degna di voi; ma qualunque mai sia questa, non era più l'occasione di essere nei fatti piuttosto che, dopo esserci stata, venire adesso spezzata per opera nostra; infatti, abbiamo lasciato andare molte cose, se ci fossero state le quali, allora piuttosto che adesso la guerra sarebbe stata per noi più sicura e facile.
In secondo luogo, [io dico che bisogna ndt] badare che non spingiamo, o cittadini Ateniesi, questi, che si sono riuniti e che dicono di essere ora gli Anfitrioni, alla necessità e a un pretesto di guerra comune contro di noi. Io, infatti, se vi fosse per noi di nuovo una guerra contro Filippo per Anfipoli o una simile contesa privata, della quale non parteciparono i Tessali né gli Argivi né i Tebani, non credo che nessuno di questi combattere contro di noi, e meno tra tutti i Tebani (e nessuno dia segni di disapprovazione contro di me prima di aver ascoltato), non poiché ci sono cari, né perché siano graditi a Filippo, ma sanno con esattezza, se anche uno dice certamente che questi sono insensibili, che, se vi sarà una guerra fra voi e loro, questi patiranno tutti i mali, mentre, insidiando i vantaggi, un altro si affermerà.
Da Sulla pace (60 13-15)

Ateniesi antichi e moderni
Non senza una ragione e una giusta causa i Greci erano così pronti allora alla libertà e adesso all'essere schiavi. Vi era allora qualcosa, vi era, o cittadini Ateniesi, nelle menti di molti, che adesso non v'è, che vinse anche la ricchezza dei Persiani e mantenne la Grecia libera e non fu sconfitto né da una battaglia navale né da alcun combattimento di terra, adesso, invece, poiché è svanito, ha corrotto ogni cosa, e ha sconvolto tutti i fatti. Cos'era dunque questo? Tutti odiavano quelli che ricevevano denaro da coloro che volevano dominare o distruggere la Grecia, ed era assai arduo essere convinti a lasciarsi corrompere con doni, e si puniva questo con un estremo castigo. Non era possibile, dunque, comprare il momento favorevole di ciascuna delle vicende, che spesso la sorte procura a coloro che non se ne danno pensiero per quelli che se ne occupano, dagli oratori né dagli strateghi, né la reciproca concordia, né il sospetto verso i tiranni e i barbari, né assolutamente alcuna cosa simile. Adesso, invece, tutte le qualità, come se queste fossero state tolte di mezzo dall'agorà, sono state sostituite per queste, a causa delle quali la Grecia è andata in rovina ed è rimasta inferma.

Esempio



  


  1. chiara

    traduzione di versione greca Il vero coraggio di un oratore politico demostene liceo classico

  2. mariuccia

    La scelta politica di demostene era l unica degna di atene

  3. francesco Greco

    versione latina la buona volontà dell'oratore Demostene

  4. GISELLA

    sto cercando una versione di greco dal titolo "FORZA D'ANIMO DI DIONE E DI DEMOSTENE" che sta a pag. 263 del NUOVO TAXIS

  5. FEDERICA

    jghjkhsdknba eljerg nqwejfòoqefjwdcaè

  6. FEDERICA

    lalal iefja afj òoagj <òdfjk aòdsvj