Demostene

Materie:Appunti
Categoria:Greco

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Testo

DEMOSTENE
Demostene nacque ad Atene da una facoltosa famiglia nel 384 a. C. e si cimentò presto nell’eloquenza giudiziaria contro i tutori che lo avevano derubato del patrimonio paterno. In seguito si dedicò all’attività di logografo ottenendo un discreto successo ma soprattutto la fama necessaria per cimentarsi nelle orazioni pubbliche. Sulle simmorie è la prima delle demegorie di Demostene a noi giunte e risale al 354. In quest’orazione esprime già le proprie posizioni in merito alla migliore condotta da tenere in ambito di politica estera, riferendosi alla necessità della creazione di una flotta come strumento di dissuasione da azioni di guerra contro la città. La proposta fu bocciata per opera del suo oppositore Eubulo, filomacedone, come ancora accadde poi in occasione della prima delle 4 Filippiche e in occasione delle 3 Olintiache: nella prima Filippica ancora esortava la cittadinanza a costruire una flotta, mentre nelle Olintiache promuoveva un intervento armato per sostenere la città di Olinto assediata dai macedoni. La seconda Filippica consiste in una denuncia delle componenti filospartane e filomacedoni della città. La terza Filippica è un compendio delle idee di Demostene e una denuncia delle mire espansionistiche di Filippo. La quarta Filippica, non attribuibile a lui, è una raccolta di più brani di Demostene. Nel 338 partecipò alla battaglia di Cheronea, da cui fu costretto a fuggire per avere salva la vita. Nel 330 Ctesifonte propose di incoronare Demostene per meriti verso la patria, ma Eschine, del partito di Eubulo, si oppose. Nel processo Demostene pronunciò la sua orazione Per la corona, difendendo la propria condotta e attribuendo la sventura alla sorte. Fu poi coinvolto nella vicenda del tesoro di Arpalo, fu costretto a fuggire. Dopo la morte di Alessandro del 323 ritornò ad Atene per tentare di risollevarla, ma il macedone Antipatro si impadronì della città. Demostene fu inseguito dai soldati del generale macedone e si suicidò nell’isola di Calauria.

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