"La peste di Atene" di Tucidide

Materie:Traduzione
Categoria:Greco

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Testo

15
Nicia disse cose di tal genere,ma la maggior parte degli Ateniesi che si presentarono (a parlare) esortava a far la spedizione e a non abrogare le decisioni prese,ma alcuni si opponevano. Consigliava con il massimo ardore la spedizione, Alcibiade, figlio di Clinia, desiderando opporsi a Nicia, poiché anche sulle altre questioni aveva una posizione politica diversa (dalla sua) e per il fatto che (Nicia) aveva alluso a lui in modo calunnioso e perché desiderava soprattutto comandare l’esercito e sperava di conquistare in questo modo la Sicilia e Cartagine e di recare un vantaggio ai propri interessi privati con il denaro e la gloria, che avrebbe riportato alla vittoria. Infatti essendo (tenuto) in grande onore dai cittadini,coltivava ambizioni maggiori di quanto gli consentisse il patrimonio di cui disponeva, sia per quanto riguardava l’allevamento di cavalli sia per le altre spese,proprio questo in seguito fu ciò che più di tutto, portò alla rovina della città di Atene. Infatti i più temendo gli eccessi della trasgressività che a livello personale caratterizzava il suo stile di vita e le grandi ambizioni sottese a tutte le sue azioni, gli si fecero ostili come ad un uomo che aspirasse alla tirannide, e sebbene a livello pubblico egli avesse trattato nel modo migliore le questioni relative alla guerra,nel privato tutti provando insofferenza per i suoi comportamenti ed essendosi affidati ad altri in un breve arco di tempo portarono alla rovina la città. Allora dunque essendosi presentato agli Ateniesi consigliava queste cose.

24.3 – 24.4
E a tutti allo stesso modo venne un forte desiderio di salpare, infatti i più anziani credendo che o avrebbero sottomesso i territori verso i quali navigavano o che almeno una grande potenza (come la loro) sarebbe stata sconfitta, invece quelli in età (da soldato) sia per il desiderio di vedere e visitare una terra lontana,sia essendo pieni di speranza che si sarebbero salvati,e la mossa del popolo e i soldati al momento presente (pensando che) avrebbero guadagnato denaro e avrebbero acquistato (una potenza) grazie alla quale ci sarebbe stato (per loro) un solario eterno. E così a causa dell’eccessivo desiderio di cose più grandi, anche se qualcuno non era d’accordo, temendo di apparire ostile alla città se avesse votato contro stendendo la mano, restava tranquillo.

27 – 31.1
Nel frattempo la maggior parte delle Erme di marmo che si trovavano nella città degli Ateniesi(sono numerose secondo l’usanza del luogo e di forma quadrata, sia nei vestiboli privati sia nei templi) in una sola notte furono mutilate nel volto. E nessuno conosceva gli autori ma con la promessa di grosse ricompense offerte dallo stato in cambio di una delazione venivano ricercati e inoltre stabilirono che,anche se qualcuno era a conoscenza di qualche altro sacrilegio che fosse stato commesso, chiunque volesse, sia tra i cittadini, sia fra gli stranieri, sia fra gli schiavi, poteva denunciarlo con la garanzia d’immunità. E prendevano il fatto troppo seriamente;e infatti sembrava che fosse un cattivo auspicio per la spedizione e che fosse stato compiuto in funzione di una congiura (che provocasse) una rivoluzione e contemporaneamente l’abbattimento della democrazia. E da parte di alcuni meteci e servi non viene dunque rivelato nulla riguardo alle Erme, ma riguardo alcune mutilazioni di altre statue compiute in precedenza da giovani tra scherzi e bevute di vino e anche che in alcune case venivano celebrati i misteri in segno di oltraggio,di queste cose accusavano anche Alcibiade. E accoglievano queste accuse, coloro che erano massimamente sdegnati con Alcibiade perché impediva loro di essere essi stessi alla guida stabile del popolo e pensando che sarebbero stati primi,se lo avessero scacciato, ingrandivano (le accuse) e gridavano che la profanazione dei misteri e la mutilazione delle Erme erano state compiute per il rovesciamento della democrazia, e che fra queste cose non ce n’era nessuna che non fosse stata compiuta con la sua collaborazione, adducendo come prova l’altra sua (forma di) trasgressività (quella) relativa ai suoi comportamenti, certamente non conforme ai costumi del popolo. Egli sul momento, si difendeva contro le denunce ed era pronto a essere giudicato prima di salpare, (affinché si accertasse) se avesse commesso qualcuno di quei (misfatti) - e infatti ormai erano stati fatti i preparativi - e se avesse effettivamente commesso qualcuno di quei (misfatti), (era pronto) a scontare la pena,ma se al contrario fosse stato assolto,avrebbe ripreso il comando. E li scongiurava di non accogliere calunnie sul suo conto mentre lui era lontano, ma di ucciderlo subito se era colpevole e (diceva che) sarebbe stato più saggio non mandarlo al comando di un’armata tanto grande con una simile accusa, prima di aver emesso la sentenza. Ma i nemici temendo che egli avrebbe avuto l’esercito dalla sua parte, qualora fosse stato processato subito, e che il popolo fosse mite proteggendolo per il fatto che grazie a lui gli Argivi e alcuni Mantineesi prendevano parte della spedizione, tentavano di distoglierlo e trattenerlo, incitando altri oratori, i quali dicessero che egli avrebbe navigato subito e non avrebbe ritardato la partenza, ma che al suo ritorno sarebbe stato giudicato entro un numero stabilito di giorni, i nemici volevano che lui fosse giudicato quando fosse ritornato in seguito ad un richiamo, sulla base di un’accusa più grave,che essi avrebbero potuto costruire più facilmente mentre egli era lontano. E sembrò opportuno che Alcibiade salpasse. Dopo questi fatti,quando ormai si era nel mezzo dell’estate avveniva la partenza verso la Sicilia. Dunque era stato detto in precedenza alla maggior parte degli alleati e alle navi che trasportavano i viveri e alle navi di trasporto e a tutto il resto dell’equipaggiamento al seguito, di radunarsi a Corciva per attraversare tutti insieme lo Ionio (partendo) da lì fino al Capo Iapigio; gli Ateniesi invece da parte loro e quegli alleati che erano presenti,essendo scesi al Pireo all’alba del giorno stabilito equipaggiavano le navi per salpare. Scese anche tutto il resto della popolazione che era nella città per così dire sia i cittadini sia gli stranieri, quelli del luogo accompagnando ciascuno i propri cari gli uni i compagni, altri i parenti, altri i figli, e andando con speranza e allo stesso tempo lamenti,da una parte (sperando) di conquistare quelle terre ma dall’altra (lamentandosi per il fatto di non sapere) se mai avrebbero rivisto i propri parenti, considerando a quale distanza dalla loro patria venivano mandati. E nella circostanza presente quando ormai stavano per lasciarsi gli uni gli altri con i pericoli, il pensiero degli spaventosi rischi in agguato, si insinuava nelle loro menti più vivido di quanto non fosse, allorché avevano decretato la spedizione; tuttavia per la forza che si parava loro innanzi, ossi per la grande quantità delle cose che vedevano con i loro occhi, riprendevano coraggio. Gli stranieri e il resto della folla andavano per assistere a quello che sembrava un progetto grandioso e incredibile. Infatti questa spedizione che per prima salpò da una sola città con forze (esclusivamente) greche fu la più dispendiosa e la più splendida di quelle (allestite) fino a quel momento. E la spedizione non fu meno famosa per lo stupore che suscitava la sua audacia e per lo splendore dello spettacolo che offriva per la superiorità delle sue forze rispetto (a quelle) che andavano ad attaccare, e per il fatto che intraprese una lunghissima attraversata dalla patria e con le più grandi aspettative per il futuro, in relazione alle loro disponibilità presenti.
Tucidide

Esempio



  


  1. arianna zuccato

    sono una studentessa del laceo classico agli angeli. cerco il testo della peste di tucudide in traduzione.


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