Ricerca sul Giappone

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Testo

GIAPPONE
I. INTRODUZIONE
Giappone (Nippon; “Origine del sole”), monarchia costituzionale ereditaria dell'Asia orientale. Il suo territorio è costituito da quattro grandi isole, dalle isole Ryukyu e da un migliaio di isole minori adiacenti, che si estendono in un arco irregolare dall'isola di Sahalin (Russia) all'isola di Formosa, o Taiwan. Il Giappone è bagnato a nord dal mare di Ohotsk, a est dall'oceano Pacifico, a sud dall'oceano Pacifico e dal Mar Cinese orientale, a ovest dallo stretto di Corea e dal mar del Giappone. Tokyo è la capitale e la maggiore città.
Il Giappone propriamente detto, la cui superficie è di circa 362.000 km2, è costituito dalle quattro grandi isole di Hokkaido (la più settentrionale), Honshu (la più estesa e più popolata), Shikoku (la più piccola) e Kyushu (la più meridionale); la superficie totale del paese è di 377.837 km².
Le isole Curili, a nord di Hokkaido e un tempo appartenenti al Giappone col nome di Chishimaretto, sono state occupate dall'URSS, alla fine della seconda guerra mondiale in base a un accordo raggiunto alla conferenza di Jalta nel 1945. Fino al momento della resa incondizionata del Giappone agli Alleati, avvenuta il 2 settembre 1945, l'impero giapponese controllava, oltre all'odierno Giappone e alle isole Curili, una superficie di circa 1.651.100 km2 comprendente la Corea, Formosa, la Manciuria, il territorio concesso in affitto del Guangdong (Kwangtung), le Pescadores (Isole dei pescatori), Karafuto (la porzione meridionale dell'isola di Sakhalin) e i Territori sotto mandato del mare del sud, che comprendevano le isole Marshall, le Marianne (tranne Guam di appartenenza statunitense) e le Caroline, nel 1919 assegnate sotto mandato al Giappone dal trattato di Versailles.
II. TERRITORIO
Le isole che formano il Giappone costituiscono la parte emersa di una grande catena montuosa, in origine appartenente al continente asiatico, dalla quale si staccarono nell'era cenozoica. La lunga e stretta isola principale, Honshu, ha un'ampiezza massima inferiore ai 322 km: in nessun punto del Giappone la distanza dal mare supera i 161 km.
Il litorale del Giappone, molto lungo in proporzione alla superficie totale del paese, si estende, con numerose baie e insenature, per 29.750 km. Le coste sul Pacifico sono in prevalenza frastagliate, in conseguenza dell'azione erosiva delle maree e di violente tempeste. La costa occidentale di Kyushu, sul mar Cinese orientale, rappresenta la parte più irregolare del litorale giapponese. Qualche insenatura navigabile si trova sulla costa orientale sopra Tokyo, ma è a sud dell'omonima baia che sono situati molti dei più importanti porti e baie del Giappone. Tra Honshu, Shikoku e Kyushu si trova il Mare interno, disseminato di isole e collegato all'oceano Pacifico e al mare del Giappone da tre esigui stretti raramente colpiti dalle tempeste oceaniche. La linea costiera occidentale, che s'affaccia sul calmo mare del Giappone, è relativamente poco articolata e ha un'estensione inferiore ai 4.830 km; sole insenature rilevanti sono la baia di Wakasa e la baia di Toyama nell'Honshu.
Il territorio, molto irregolare, è caratterizzato dal succedersi di alte montagne e vallate profonde, con pianure alluvionali di limitata estensione poste sui fondivalle e presso gli sbocchi costieri dei fiumi. A causa di questa frammentazione delle aree pianeggianti, il terreno coltivabile è pari a circa solo l'13% della superficie totale del paese. La caratteristica dominante del territorio giapponese è dunque rappresentata dai rilievi, che fanno parte di un unico allineamento montuoso, diviso in diverse catene. I due versanti del rilievo, che attraversa le isole in direzione nord-sud, digradano verso la costa, dove formano baie e insenature portuose. A nord, l'isola di Hokkaido è attraversata da una fascia vulcanica che, partendo dalle Curili, attraversa l'isola, ricomparendo, al di là dello stretto di Tsugaru, nell'isola di Honshu in due file parallele. La catena minore, che si allunga interamente nel nord-est, separa la valle del fiume Kitakami dall'oceano Pacifico. La catena principale si estende invece verso sud-ovest, dove incontra una massa montagnosa che circonda l'altopiano del fiume Shinano, per formare una cintura di montagne, le più alte del Giappone, che attraversano la parte più selvaggia dell'isola. L'altezza massima, 3.776 m, è rappresentata dal monte Fuji, un vulcano in fase di quiescenza situato nei pressi di Yokohama. Esso costituisce uno dei soggetti preferiti dell'arte giapponese per la sua altezza incomparata, la forma singolare e l'eccezionale bellezza. Per i giapponesi rappresenta uno degli elementi territoriali di maggior carica simbolica, sia perché è il vertice dell'arcipelago, sia perché è un vulcano, sia perché la sua ascensione è una sorta di sacra iniziazione alla conoscenza della natura. Tra le catene che formano la massa montagnosa centrale è quella che per la sua imponenza e per la maestosità del suo paesaggio è conosciuta come Alpi giapponesi; la cima più alta di questa catena è il monte Hida (3190 m). Diverse catene montagnose si elevano anche sulle isole di Hokkaido (dove la cima più alta è il monte Asahi-dake di 2.290 m), Shikoku (il monte Ishizuchi con 1.982 m è il più alto della zona) e Kyushu (dove i rilievi sono di altezza inferiore). A testimonianza dell'intenso vulcanismo che, insieme alla forte instabilità sismica, ha caratterizzato la formazione geologica del paese, sul territorio giapponese sorgono ancora circa 200 vulcani, una cinquantina dei quali tuttora attivi, mentre numerosissime sono le sorgenti termali.
Le zone pianeggianti più estese, situate perlopiù intorno ai corsi inferiori dei principali fiumi e lungo la costa, si trovano nel Hokkaido: lungo il corso del fiume Ishikari nella parte occidentale dell'isola, lungo il fiume Tokachi a sud-est e intorno alle città di Nemuro e Kushiro sulla costa centrorientale. Nel Honshu vi sono diverse zone pianeggianti; le maggiori sono la piana di Osaka, all'interno della zona del Kansai, dove sorgono le città di Kobe, Kyoto e Osaka; quella del Kanto, dove si trovano Tokyo e Yokohama; Nagoya è la principale città della piana di Nobi. In Kyushu la pianura più estesa è quella di Tsukushi.
A. Attività sismica
In Giappone sono frequenti i terremoti: secondo una statistica si verificano quotidianamente più di tre movimenti sismici. La ricerca geologica ha infatti evidenziato un abbassamento della costa giapponese occidentale, e un innalzamento della costa sul Pacifico. La costa orientale è colpita da terremoti che interessano una zona molto estesa, solitamente accompagnati da forti maree e maremoti talvolta con onde anomale di eccezionale altezza, dette tsunami (come quella che nel 1995 ha colpito, spianandole, le coste dell'isola di Okushiri). Questi sismi sono legati agli assestamenti della crosta terrestre in prossimità della massa continentale asiatica, dove si ha un fenomeno di subduzione, di sprofondamento del fondo oceanico (e difatti in vicinanza delle isole giapponesi si trovano alcuni dei più profondi abissi oceanici, come il Vitjaz, 11.032 m), con parallelo sollevamento del bordo continentale, dal quale sarebbe sorto l'arcipelago con le sue montagne e i suoi vulcani. L'instabilità che caratterizza le isole del Giappone del resto si verifica tutt'intorno all'oceano Pacifico, per cui si parla di "anello di fuoco", di cui l'arcipelago sarebbe una delle sezioni più attive.
Il terremoto più disastroso che si ricordi nella storia giapponese si verificò nel 1923: con epicentro nella baia di Sagami, danneggiò gravemente Tokyo e Yokohama, provocando la morte di circa 150.000 persone. Il grande terremoto dell'Hanshin del 1995, la cui intensità ha raggiunto il settimo grado della scala Richter, ha colpito la città portuale di Kobe facendo perire circa 5000 persone.
B. Idrografia
Data la particolare conformazione stretta e allungata delle isole giapponesi non possono esistere grandi bacini idrografici e i fiumi, che disvolgono il loro corso dallo spartiacque alla costa, sono generalmente brevi. Essi, inoltre, rigonfi durante il disgelo primaverile o le piogge estive, diventano esigui corsi d'acqua durante la stagione asciutta; la scarsa profondità e le frequenti rapide ne permettono poi la navigazione unicamente a imbarcazioni molto leggere. Il fiume più lungo è lo Shinano, nel Honshu, un corso di circa 370 km; sull'isola altri fiumi importanti sono il Tone, il Kitakami, il Tenryu e il Mogami. Tra i principali fiumi del Hokkaido vi sono l'Ishikari, secondo fiume giapponese per estensione del bacino, oltre al Teshio e al Tokachi. Il Yoshino è il maggiore fiume dello Shikoku. Numerosi sono i laghi, alcuni formati da sbarramenti delle valli fluviali; in gran parte sono situati in montagna, dove spesso sono diventati luoghi di soggiorno estivi. Il principale è il Biwa, nel Honshu, esteso per circa 685 km2.
C. Clima
In virtù del notevole sviluppo longitudinale del paese, le isole giapponesi presentano condizioni climatiche molto varie. La temperatura media varia tra i 5 °C di Nemuro (Hokkaido) e i 16 °C di Okinawa. Estati brevi e miti e inverni lunghi e rigidi caratterizzano l'isola di Hokkaido e la parte settentrionale del Honshu; gli inverni rigidi si devono in gran parte ai venti di nord-ovest provenienti dalla Siberia e alla corrente marina fredda, detta corrente di Okhotsk (o Oyashio), che investe il mare del Giappone. Nel sud e nell'est del Honshu le temperature invernali sono notevolmente miti grazie all'influenza della corrente calda detta Kuroshio (o Corrente del Giappone). Nello Shikoku, nel Kyushu e nel Honshu meridionale invece le estati sono calde e umide, quasi subtropicali, e gli inverni sono miti, con nevicate molto scarse. In tutto il Giappone i monsoni, provenienti da sud-est, contribuiscono in estate all'aumento del tasso di umidità. Le precipitazioni variano dai circa 1015 mm annui nel Hokkaido ai 3000 mm e oltre sulle montagne del Honshu centrale e del Shikoku. Da giugno a ottobre il paese è interessato da violenti cicloni tropicali, chiamati anche tifoni, che possono causare gravi danni, soprattutto alle imbarcazioni.
D. Flora e fauna
Grazie alla temperatura calda e umida dell'estate, il Giappone ha una flora varia e rigogliosa che conta più di 4500 specie di piante. Fra le piante fiorite va menzionato innanzitutto il ciliegio, che fiorisce a inizio primavera: è il fiore nazionale e costituisce un motivo ricorrente nell'arte e nella cultura giapponese; in aprile, le colline si ricoprono invece dei colori delle camelie e delle azalee e, all'inizio di maggio, delle peonie, uno dei fiori più coltivati. Il loto è in fiore in agosto, mentre in novembre uno dei più famosi festival floreali giapponesi celebra il crisantemo, fiore che rappresenta l'emblema della famiglia imperiale. Tra gli altri fiori si ricordano l'anagallide, la campanula, il gladiolo e diverse varietà di gigli.
Tra gli alberi predominano le conifere; diffuso è il cedro giapponese, detto sugi, che può raggiungere i 46 m d'altezza, il larice e diverse varietà di abete. Nel Kyushu, nel Shikoku e nel Honshu meridionale si trovano alberi come il bambù, l'albero della canfora e il fico d’India; la pianta del tè e della cera vegetale sono coltivate nella zona centrale del Honshu e in tutta l'area meridionale del paese. Nel Honshu centrale e settentrionale crescono alberi tipici della zona temperata, come il faggio, il salice, il castagno, oltre a diverse conifere; vi è diffusa inoltre una coltura estensiva della pianta della lacca e del gelso; molto comuni sono anche il cipresso, il tasso, l'agrifoglio e il mirto. La vegetazione del Hokkaido è di tipo subartico, più o meno simile a quella della Siberia meridionale, con una diffusa presenza di abeti e larici; ma nelle zone più temperate si trovano l'ontano, il pioppo e il faggio.
In Giappone è praticata una forma pressoché unica di giardinaggio decorativo, con la riproduzione stilizzata e in scala ridotta di paesaggi naturali. Vengono inoltre coltivati alberi nani, i bonsai, che grazie a un'abile e continua potatura, non superano i 30 cm d'altezza.
In rapporto a una flora tanto rigogliosa, la fauna giapponese può apparire scarsa; nel paese abitano tuttavia diverse specie di mammiferi, molte specie di uccelli e una nutrita varietà di rettili, anfibi (fra cui è particolare la salamandra gigante del Giappone, che può raggiungere il metro e mezzo di lunghezza) e pesci. Non mancano neppure i primati, tra cui le scimmie, rappresentate dalla famiglia dei cercopitecidi, che popolano le isole di Honshu e Shikoku, e una specie di macaco.
E. Problemi e tutela dell'ambiente
Il Giappone, che dispone di fonti energetiche naturali limitate, sostiene un settore industriale in rapida espansione, oltre che una popolazione numerosa con un tenore di vita fra i più alti del mondo, avvalendosi di centrali nucleari, da cui trae il 31,94% (1998) dell'energia, con piani per raddoppiare tale quota entro i prossimi decenni. Attualmente sono in funzione ben 52 reattori. L'ubicazione delle centrali pone notevoli rischi ambientali e di sicurezza per i pericoli in caso di terremoto. Il paese dispone di enormi scorte di plutonio fin dai primi anni Novanta.
Il Giappone soffre dei problemi ambientali tipici dei paesi industrializzati. Produce forti quantitativi di emissioni di gas nell'atmosfera, che, accumulandosi, contribuiscono all'effetto serra. L'inquinamento atmosferico è aggravato dall'elevata concentrazione delle aree urbane, dove vive il 79% (1999) della popolazione. Le città di Tokyo e Osaka, attorno alle quali si estende una grande conurbazione, sono particolarmente colpite da inquinamento acustico e atmosferico. Le emissioni di anidride solforosa si sono significativamente ridotte in conseguenza delle normative ambientali, ma gli ossidi di azoto, che contribuiscono alle piogge acide e creano danni alla salute, costituiscono ancora un problema. La qualità dell'acqua è migliorata costantemente a partire dal 1970, anche se molte riserve idriche superano ancora i limiti relativi alle sostanze organiche. L'aumento dei rifiuti domestici negli anni Ottanta è stato fra i più alti al mondo e il Giappone si trova a fronteggiare una grave carenza di luoghi da adibire a discariche.
L'etica della conservazione della natura in Giappone risale all'introduzione del buddhismo nel VI secolo a.C. Aree protette e speciali riserve di caccia erano già presenti da lungo tempo, ben prima dell'era moderna. Le foreste coprono oggi il 64% del paese, anche se si tratta spesso di piantagioni commerciali. Malgrado le sue considerevoli riserve, il Giappone è fra i maggiori importatori di legname, proveniente soprattutto dal Borneo.
Esistono attualmente 28 grandi parchi nazionali e più di 350 parchi minori, che coprono oltre il 14% della superficie del paese. Un'ampia serie di riserve faunistiche e di santuari speciali si estendono per oltre l'8% del territorio. Sono inoltre stati istituiti almeno 28 parchi marini. La Legge per la conservazione della natura del 1972 prevede che tutti i sistemi naturali siano inventariati ogni cinque anni, un mandato che il governo ha rispettato con l'ausilio di volontari e di organizzazioni non governative. La frequenza di visite da parte dei cittadini ai parchi nazionali è fra le più alte del mondo e fin dagli anni Ottanta si è imposto un forte movimento ambientalista.
Tra le principali aree protette vi sono il parco nazionale dei Monti Daisetsu, sull'isola di Hokkaido, il Joshin-Etsu-Kogen (1949) e il Bandai-Asahi (1950), entrambi sull'isola di Honshu. Il Giappone possiede undici World Heritage Sites, tra cui i monumenti buddhisti di Horyu-ji e i monumenti per la pace di Hiroshima. Nel 1980 il governo ha dichiarato 4 riserve della biosfera nell'ambito del programma MAB (Man and the Biosphere, l'uomo e la biosfera) dell'UNESCO.
Il Giappone ha ratificato la Convenzione di Ramsar sulla salvaguardia delle zone umide (cui non hanno aderito molti paesi dell'area asiatica), i Trattati per il legname tropicale del 1983 e del 1994 e il Trattato Antartico. Fra gli altri accordi ambientali internazionali vi sono quelli relativi alla biodiversità, al cambiamento del clima, alle specie in via d'estinzione, alle modificazioni dell'ambiente, allo smaltimento dei rifiuti pericolosi, allo scarico dei rifiuti in mare, all'abolizione dei test nucleari, alla protezione dell'ozono sfera e all'inquinamento navale.
III. POPOLAZIONE
I giapponesi sono una popolazione sul cui ceppo etnico d'origine persistono ancora dubbi; la teoria più accreditata li considera come il risultato di immigrazioni dal vicino continente di genti di razza essenzialmente mongolica, simile nelle fattezze ai cinesi e ai coreani, seppure di statura inferiore. Esse si sarebbero sovrapposte alle popolazioni originarie, autoctone, di cui gli ultimi rappresentanti sarebbero gli ainu, una popolazione caucasica oggi residente soprattutto nell'isola di Hokkaido.
Società industriale e urbana, più di tre quarti della popolazione giapponese vive in aree metropolitane. Il paese conta 126.771.660 abitanti (2001), e ha una densità pari a 336 persone per km2.
A. Lingua e religione
La lingua ufficiale del paese è il giapponese; abbastanza diffuso tra la popolazione è l'inglese. Le principali confessioni religiose sono: lo scintoismo, che si fonda sul culto degli antenati e della natura e che si organizza in circa 200 sette con denominazioni diverse, e il buddhismo, organizzato in altrettante sette e denominazioni. Il cristianesimo, rappresentato da protestanti, cattolici e greco-ortodossi, è professato da meno del 4% della popolazione. Si ritiene che pressoché tutti i giapponesi, eccetto i cristiani, siano scintoisti, e che la maggioranza di coloro che professano lo scintoismo siano anche buddhisti.
Lo scintoismo è intrinsecamente legato alla storia del Giappone. Alla fine del XIX secolo venne infatti reso religione di stato e un forte accento venne posto sul culto della figura divina dell'imperatore e sull'origine divina del popolo giapponese; tutti i giapponesi, indipendentemente dal loro credo religioso, furono obbligati a praticare il culto nei templi scintoisti. Lo scintoismo perse tuttavia il suo carattere istituzionale quando il 1° gennaio 1946 l'imperatore Hirohito rinunciò a ogni pretesa di divinità; la Costituzione promulgata nel 1947 riaffermò l'assoluta libertà di religione, abolendo il sostegno dello stato allo scintoismo.
B. Istruzione e cultura
In Giappone il sistema dell'istruzione è molto sviluppato e l'analfabetismo è quasi inesistente. L'inglese, lingua delle relazioni con l'estero, è materia di studio obbligatoria fin dalla scuola elementare accanto al giapponese, lingua ufficiale del paese.
Il sistema dell'istruzione giapponese, che subì la forte influenza della Cina, delle sue arti e della sua scrittura, era però più aristocratico che in Cina, e le famiglie nobili avevano strutture scolastiche private. Successivamente, durante gli anni del Medioevo, la funzione di istruire passò ai templi buddhisti e rimase di loro competenza fino a quando, durante l'impero Tokugawa, che dominò il paese a partire dal 1600, la diffusione delle strutture scolastiche favorì la nascita di una delle più colte società premoderne. Con la cosiddetta restaurazione Meiji, il Giappone conobbe dal 1868 in poi una radicale trasformazione che si espresse anche in campo educativo. Nel 1872 fu infatti istituito un ministero dell'Istruzione e nello stesso anno venne formulato un piano per un sistema scolastico unico, integrato e generalizzato dell'istruzione primaria. Il governo inviò apposite missioni in Europa e negli Stati Uniti per apprendere nuovi metodi didattici; professori stranieri furono invitati a insegnare nelle università giapponesi. Nel 1877 venne fondata l'Università di Tokyo, ancora oggi la più prestigiosa del paese. In seguito a queste riforme, il Giappone divenne una nazione moderna, dotata di un sistema scolastico completo e al passo con le strutture esistenti nei paesi occidentali.
Oggi l'istruzione è gratuita e obbligatoria per nove anni (i sei della scuola elementare e i tre della scuola media inferiore). L'istruzione secondaria superiore, facoltativa, prevede una tassa di iscrizione, anche nelle scuole pubbliche e negli istituti pubblici di istruzione superiore. Alla fine degli anni Ottanta vi erano in Giappone circa 24.850 scuole elementari (primarie), frequentate da circa 9,6 milioni di studenti l'anno, e circa 16.780 scuole medie (secondarie), con quasi 11,3 milioni di studenti. La scuola elementare aveva circa 445.000 insegnanti e quella media circa 570.000. Esistono anche scuole di formazione tecnica, commerciale e professionale, così come istituti per studenti disabili. Il sistema scolastico pubblico, fortemente competitivo, è affiancato da molti istituti privati.
In Giappone esistono circa 60 università statali (di cui 7 ex imperiali), oltre a numerosi atenei privati. Fra le più antiche e prestigiose istituzioni accademiche pubbliche si annoverano: l'Università di Hokkaido, fondata a Sapporo nel 1876; quella di Tokyo (1877) e di Kyoto (1897). I principali atenei privati sono: l'Università Doshisha (1875) a Kyoto; l'Università Hosei (1880), quella di Waseda e quella di Kejo, tutte tre a Tokyo; l'Università Kansai (1886) a Osaka.
Tokyo è la sede delle maggiori biblioteche del paese; fra le raccolte librarie delle altre città si ricordano le biblioteche di Osaka e di Kobe. Anche i più importanti musei giapponesi si trovano nella capitale; la principale raccolta d'arte del paese è il Museo nazionale di Tokyo. In altre città del Giappone si conservano tuttavia importanti collezioni: una delle più notevoli è quella del Museo nazionale di Kyoto. Kyoto e Nara, entrambe antiche capitali, sono poi esse stesse musei all'aria aperta, viste le vestigia del passato che conservano.
IV. DIVISIONI AMMINISTRATIVE E CITTÀ PRINCIPALI
Suddiviso in otto regioni geografiche (Hokkaido, Tohoku, Kanto, Chubu, Kansai-Kinki, Chugoku, Shikoku, Kyushu) e in 47 prefetture o loro equivalenti, includendo Okinawa che fu restituita al Giappone dagli Stati Uniti nel 1972, il Giappone è caratterizzato da una forte contrapposizione fra zone rurali, sempre meno abitate, e zone urbane che, nel corso del Novecento soprattutto, hanno avuto un eccezionale sviluppo. Ogni prefettura è amministrata da un governatore elettivo e da un'assemblea; ogni municipalità all'interno delle prefetture ha una propria assemblea legislativa, composta da rappresentanti eletti a suffragio universale; le municipalità hanno poteri piuttosto vasti: sono competenti in materia di istruzione e possono imporre tributi.
Le aree urbanizzate si concentrano lungo le coste dove le città sono sorte in corrispondenza delle zone pianeggianti e coltivabili, sviluppandosi poi come centri portuali e industriali. Nel Honshu la successione delle città costiere sul lato del Pacifico è ininterrotta, al punto da poter parlare di un'unica grande conurbazione o di megalopoli, estesa da Tokyo-Yokohama sino a Osaka, e comprendente diverse città plurimilionarie, per un totale di oltre 25 milioni di abitanti. La città maggiore è Tokyo, centro finanziario e commerciale del paese; l'agglomerato urbano raggiunge quasi i dodici milioni. Altre grandi città sono: Yokohama, porto e cantiere navale di primaria importanza, nonché centro dell'industria chimica, metallurgica, petrolifera e della produzione di macchinari; Osaka, importante porto e scalo aeroportuale, nonché tra i principali centri finanziari del paese; Nagoya, centro industriale che si distingue per le porcellane, i tessili e la ceramica; Kyoto, la capitale storica, nota soprattutto per le attività nel campo della produzione di oggetti d'arte, tra cui la tessitura e la stampa della seta; e Kobe, importante porto, sede di cantieri navali e nodo della rete dei trasporti. Vi sono poi più di 75 città con una popolazione superiore ai 250.000 abitanti.
V. ECONOMIA
Negli ultimi decenni il Giappone è stato segnato da una rapida crescita economica. La produzione industriale si è andata orientando dall'industria leggera, principalmente quella tessile su cui si era basato a fine Ottocento il primo sviluppo, all'industria pesante e di base (metallurgia, siderurgia, chimica e petrolchimica, cantieristica navale), alla produzione automobilistica, componentistica ed elettrica, che rappresentano complessivamente almeno i due terzi del valore totale annuo delle esportazioni. Grande spinta hanno avuto anche gli investimenti nell'industria ad alta tecnologia (elettronica, microelettrica, informatica, delle telecomunicazioni e aerospaziale). Nel 1999 il prodotto interno lordo del Giappone era di 4.346.922 milioni dollari USA, il secondo al mondo, pari a un PIL pro capite di 34.340 dollari USA.
Il flusso del turismo giapponese è caratterizzato invece da un forte squilibrio: all'inizio del 1990 i visitatori stranieri in Giappone erano oltre 4 milioni ogni anno, mentre erano circa 12 milioni i giapponesi in viaggio all'estero; il turismo ha generato così un reddito annuo di 3,4 miliardi di dollari, mentre la spesa dei viaggiatori giapponesi superava i 22,5 miliardi di dollari. L'inflazione, già da anni costantemente molto bassa, nel 1995 era del -0,5.
La struttura dell'economia giapponese ha visto una dozzina di famiglie di possidenti, chiamate zaibatsu ("la cricca ricca"), occupare una posizione dominante sino al termine della seconda guerra mondiale. Fra le più importanti vi erano quelle Mitsui, Iwasaki (dietro alla quale si è sviluppato il marchio aziendale Mitsubishi), Sumitomo e Yasuda, che controllavano la quasi totalità delle industrie del ferro, del carbone, dell'alluminio e della carta e che, all'indomani della fine della guerra, furono costrette dalle forze alleate d'occupazione a far confluire le loro immense proprietà in società. L'organizzazione di queste società ha di fatto ricreato una posizione di forte dominio dell'economia nazionale, controllata questa volta, invece che dalle antiche famiglie, dai consigli di amministrazione delle società e dai funzionari dell'influentissimo Ministero dell'Industria e del Commercio Estero (MITI).
Da un punto di vista dell'organizzazione del lavoro bisogna dire che la debolezza delle associazioni sindacali ha non poco contribuito ai successi del sistema industriale giapponese, il quale senza il peso di forti rivendicazioni sindacali, ha potuto essere fortemente competitivo sui mercati mondiali. Oggi però la situazione è alquanto cambiata: mentre nel 1946 il numero degli iscritti alle associazioni sindacali era di quasi 3,7 milioni, nel 1994 sono diventati quasi 12,5 milioni, pari a circa il 20% della popolazione attiva. Le principali confederazioni sindacali del paese si sono fuse nel 1987 in un organo unitario, la Federazione nazionale dei sindacati del settore privato, nota col nome di Rengo.
A. Agricoltura e allevamento
Anche se negli ultimi anni si è assistito a un declino nel numero di addetti nell'agricoltura, il settore non ha perso la propria importanza. La produzione di riso, che occupa oltre il 40% del terreno coltivato, intorno alla metà degli anni Novanta generava da sola circa un terzo dell'intero reddito agricolo; il riso costituisce infatti ancor oggi il principale alimento dei giapponesi, anche se una significativa sovrapproduzione, dovuta in parte allo sviluppo di alcune varietà di riso a maggior rendimento, ha tuttavia cominciato a verificarsi con la graduale trasformazione nei consumi alimentari della popolazione. Frumento e orzo rappresentano altre importanti colture cerealicole, cui vanno aggiunte le coltivazioni di patate e patate dolci, barbabietole da zucchero, canna da zucchero, agrumi, ortaggi, tra cui cavoli, cipolle e pomodori, e frutti diversi, come mele, pesche, pere, e poi soia, tè, tabacco e molti altri prodotti ortofrutticoli. Data l'esiguità del terreno coltivabile e il suo conseguente elevato valore, all'allevamento viene invece riservata una superficie modesta del paese; ciononostante, all'inizio degli anni Novanta, i maiali allevati erano 11 milioni, i bovini 5 milioni e i volatili 336 milioni.
Il terreno coltivabile è diviso in piccoli appezzamenti, di cui il 70% inferiori o pari a 1 ettaro coltivati da contadini che per la gran parte lavorano anche a mezza giornata nell'industria. Prevale la coltura intensiva e nella sezione meridionale dell'arcipelago sono spesso effettuati due o più raccolti l'anno, il che ha causato un diffuso impoverimento del terreno; grazie al massiccio impiego di fertilizzanti chimici, di migliori varietà di colture e di tecniche produttive avanzate, la produzione realizzata nelle aziende agricole giapponesi è tuttavia tra le più elevate al mondo.
B. Risorse forestali e pesca
Per i due terzi circa la superficie territoriale del Giappone è ricoperta da foreste, in cui, per i due quinti, crescono alberi di legno dolce. Il paese, nonostante sia tra i principali produttori mondiali di legname (la produzione annua nei primi anni Novanta ammontava a circa 37,6 milioni di m3), deve ricorrere largamente all'importazione per soddisfare la crescente domanda interna. I due terzi circa del patrimonio forestale sono di proprietà privata.
Poiché il pesce rappresenta per i giapponesi uno tra gli alimenti principali, secondo soltanto al riso, la pesca costituisce un'industria di grandissima importanza, destinata sia al mercato interno sia all'esportazione. Il Giappone dispone di una delle maggiori flotte da pesca del mondo, le cui attività possono essere così distinte: pesca costiera, al largo e in profondità. La pesca al largo, effettuata con imbarcazioni di media stazza è responsabile di un quarto del valore del pescato totale. La pesca in profondità, praticata in acque internazionali da potenti battelli, fornisce una pari quota di pescato. La pesca esercitata lungo le coste, con modeste imbarcazioni, reti da pesca o tecniche di allevamento, rappresenta invece quasi il 50% del totale del pescato, che nei primi anni Novanta ammontava a circa 10 milioni di tonnellate metriche ed era composto da sardine, bonito, granchi, lucci, gamberi, salmoni, gadi, sgombri, seppie, calamari, costardelle, pagelli e tonni; il Giappone è inoltre tra i pochi paesi che praticano ancora la caccia alla balena. Rilevante è anche la raccolta delle alghe marine.
C. Risorse minerarie ed energetiche
Il Giappone dispone di diverse risorse minerarie, ma generalmente in quantità limitata, per cui è costretto a forti importazioni di materie prime, necessarie alla sua poderosa attività industriale, di trasformazione e manifatturiera. Vi sono generalmente giacimenti di carbone, rame, piombo, zinco e quarzite, ma tutti in quantità insufficienti a soddisfare la domanda interna. Il paese è tra i principali produttori mondiali di energia elettrica, di cui circa il 56,7% proviene da centrali termiche, operanti con carbone o petrolio; gli impianti idroelettrici forniscono l'8,99% e le centrali nucleari il 31,9%. Alla metà degli anni Novanta la potenza installata era di oltre 220 milioni di kW e la produzione annua di elettricità ammontava a circa 964 miliardi di kWh.
In mancanza di sufficienti risorse energetiche interne, il Giappone dipende dalle importazioni di combustibili. Grazie ai progressi raggiunti nella resa e nel risparmio energetici, il tasso di consumo annuo di energia in Giappone è calato dal 6,1% del periodo tra il 1965 e il 1980 all'1,9% nel periodo dal 1980 al 1988, mentre la quota annua rappresentata dai prodotti combustibili sul totale delle importazioni è scesa dal 19% al 14%.
D. Industria
L'industria giapponese, sviluppatasi a partire dalla fine dell'Ottocento, fu gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale. La ricostruzione intrapresa portò tuttavia il paese alla completa modernizzazione degli impianti industriali, dando rilievo soprattutto alle industrie chimica e petrolchimica e alla produzione di macchinari pesanti. Intorno alla metà degli anni Cinquanta la produzione industriale aveva superato i livelli prebellici: il tasso di crescita medio annuo è stato del 9,4% nel periodo tra il 1965 e il 1980, del 6,7% fra il 1980 e il 1985 e del 3,1% fra il 1985 e il 1994. Intorno alla metà degli anni Novanta il Giappone era il primo paese al mondo nel settore cantieristico navale, nonché uno dei principali produttori mondiali di materiali elettrici ed elettronici, di acciaio e di autoveicoli. La produzione di acciaio grezzo nel 1995 è stata di circa 102 milioni di tonnellate; quella di ghisa di circa 75 milioni. L'industria meccanica giapponese produce anche tra 8 e 9 milioni di automobili e 3 milioni di veicoli commerciali; in altri settori in cui è particolarmente attiva produce 340 milioni di orologi, 8 milioni di videoregistratori, 11 milioni di televisori a colori, 12 milioni di apparecchi fotografici, 6,1 milioni di forni a micro onde, 5,2 milioni di frigoriferi, 4,3 milioni di apparecchi per teleriproduzione, 2,6 milioni di computer, 2,3 milioni di fotocopiatrici e numerosi altri prodotti elettrici ed elettronici per uso domestico e professionale. Significativa è anche la produzione di materie prime chimiche, di tessuti e di fibre sintetiche (in questo periodo la produzione di cotone e di seta è tuttavia diminuita d'importanza). Sostenuti dal valore dello yen, gli investimenti delle società giapponesi in impianti esteri sono stati consistenti per molti anni.
E. Commercio e finanza
La Banca del Giappone, fondata nel 1882, è la banca centrale, con funzioni di agente fiscale generale per conto del governo ed è la sola autorizzata a emettere moneta. Il cuore del sistema finanziario è costituito da oltre 85 istituti di credito. La Borsa di Tokyo è uno dei più importanti mercati mondiali per lo scambio di titoli e valori. L'unità monetaria del Giappone è lo yen, diviso in 100 sen.
Prima della seconda guerra mondiale il Giappone era al quinto posto nel mondo per volume di commercio. Nel 1939 le esportazioni giapponesi ammontavano a circa 928 milioni di dollari e le importazioni a circa 757 milioni. La maggior parte delle esportazioni erano dirette verso territori controllati dall'impero giapponese, come la Manciuria e la Cina occupata; la bilancia commerciale annua con gli altri paesi, come Stati Uniti d'America e Gran Bretagna, era passiva: le importazioni annue dagli Stati Uniti, ad esempio, superavano le esportazioni per oltre 70 milioni di dollari. Le autorità di occupazione alleate permisero una ripresa del commercio estero delle imprese private nel 1946. All'inizio degli anni Novanta le importazioni annue ammontavano a circa 233 miliardi di dollari, e le esportazioni a circa 339 miliardi, facendo del Giappone il terzo paese esportatore del mondo; oltre il 90% del totale delle esportazioni era costituito da prodotti industriali, mentre il petrolio grezzo e raffinato rappresentava circa il 13% delle importazioni totali. Nel 1995 le esportazioni superavano i 400 miliardi di dollari, mentre le importazioni raggiungevano i 300 miliardi. Fino al 1993 le importazioni di riso erano proibite, ma gli scarsi raccolti del 1993 e del 1994 hanno costretto a importarne circa 1 milione di tonnellate dalla Thailandia, dall'Australia e dagli Stati Uniti, e come risultato delle negoziazioni dell'Accordo generale sulle tariffe e il commercio, condotte nel corso dell'"Uruguay round", si è giunti a un graduale allentamento delle restrizioni.
Il commercio estero rappresenta un settore essenziale dell'economia giapponese. Il mercato interno è infatti insufficiente ad assorbire l'intero volume della produzione industriale del paese. Inoltre, poiché il Giappone deve importare gran parte delle materie prime da cui dipendono le sue industrie, l'esportazione di una porzione cospicua della produzione annua è necessaria per raggiungere l'attivo nella bilancia commerciale. Il Giappone ha impiegato gli enormi profitti commerciali accumulati nel corso degli anni Settanta e Ottanta per compiere massicci investimenti all'estero, diventando il primo paese creditore del mondo.
Alla metà degli anni Novanta, quasi il 42% delle importazioni del Giappone provenivano da paesi asiatici, i quali in compenso assorbivano circa il 33% delle esportazioni. I principali scambi asiatici avvengono con Corea del Sud, Cina, Taiwan, Hong Kong, Indonesia, Arabia Saudita, Singapore e Australia. Nello stesso periodo, i paesi dell'Unione Europea (UE) – in particolare Germania, Francia e Gran Bretagna – contribuivano al 13% delle importazioni giapponesi e al 17% delle sue esportazioni. Gli Stati Uniti assorbono da soli circa il 28% delle esportazioni giapponesi, e da essi proviene circa il 22% delle importazioni. Altri importanti scambi commerciali avvengono con Canada, Russia e le nuove repubbliche dell'Asia Centrale.
F. Trasporti e vie di comunicazione
La rete dei trasporti, ferroviari, automobilistici, marittimi e aerei, è molto estesa e capillare. Le ferrovie principali, nazionalizzate nel 1907 e poi tornate ai privati nel 1987, si estendevano nel 1997 per 20.175 km, di cui circa il 55% su linee elettrificate. Risale poi ai primi anni Settanta la costruzione, prima al mondo, di una linea dedicata ai treni ad alta velocità (lo Shinkansen, "treno proiettile") per collegare in tempi pressoché dimezzati la maggior parte delle principali città di Honshu, soprattutto quelle della megalopoli Osaka-Tokyo.
Le strade, di cui circa il 76% asfaltate, si sviluppano per quasi 1.156.371 km. All'inizio del 1994 vi erano circa 42 milioni di automobili e 23 milioni di veicoli commerciali.
La flotta mercantile giapponese, con 8.012 navi e una stazza totale lorda di circa 15.256.624 milioni di tonnellate, è una delle maggiori al mondo. Importante è numericamente anche la flotta aerea che, distribuita fra più compagnie, assicura i collegamenti interni e quelli fra il Giappone e il resto del mondo.
VI. ORDINAMENTO DELLO STATO
Uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale, il Giappone fu sottoposto alla tutela degli Stati Uniti attraverso il Comando supremo delle forze alleate fino al 1952. In base alla Costituzione del 1947 il Giappone è una monarchia costituzionale ereditaria; la successione avviene secondo la linea maschile della famiglia imperiale. L'imperatore – al quale in precedenza era attribuita “natura divina” – è oggi privo di poteri politici; egli rappresenta l'unità nazionale e svolge funzioni puramente cerimoniali.
A. Potere esecutivo
Il potere esecutivo è affidato a un gabinetto presieduto da un primo ministro formalmente designato dall'imperatore, ma espressione del partito di maggioranza; il governo è responsabile del proprio operato di fronte alla Dieta.
B. Potere legislativo
Il potere legislativo compete alla Dieta (Kokkai), organo bicamerale composto dalla Camera dei rappresentanti (Shugi-in o Camera bassa), che conta 480 membri eletti a suffragio universale in carica per quattro anni, e dalla Camera dei consiglieri (Sangi-in o Camera alta), con 252 membri eletti a suffragio universale per un termine di sei anni, rieleggibili per metà ogni tre. All'interno della Dieta il maggior potere spetta alla Camera bassa, che può porre il veto sulle decisioni prese dalla Camera alta. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 20 anni di età.
C. Potere giudiziario
Il sistema giudiziario giapponese è ispirato al diritto europeo continentale, con influenze anglosassoni; prevede una Corte suprema presieduta da un giudice nominato dall'imperatore su indicazione del governo. È in vigore la pena di morte.
D. Istituzioni periferiche
Il Giappone comprende 47 prefetture, di cui due urbane (Kyoto e Osaka) e una metropolitana (Tokyo).
E. Difesa
Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 18 anni di età. In virtù della scelta pacifista attuata alla fine della seconda guerra mondiale e proclamata nella Costituzione, il corpo di polizia nazionale ha solo funzioni di autodifesa e conta circa 235.000 effettivi.
F. Forze politiche
Dal secondo dopoguerra, la scena politica giapponese è stata ininterrottamente dominata dal Partito liberal-democratico (Jiyu minshu-to, Jiminto; conservatori). Negli ultimi anni si è tuttavia affermato, soprattutto nelle aree urbane, un altro partito moderato, il Partito democratico (Minshu-to; liberali). Tra i partiti minori figurano il Partito comunista (Nihon kyosan-to); il Partito socialdemocratico (Shakai Minshu-to); il Partito della giustizia (Komei-to), legato all'organizzazione buddhista Soka Gakkai.
VII. STORIA
Le più antiche testimonianze storiche riguardo il Giappone provengono da scarni resoconti cinesi e da due fonti giapponesi, Kojiki (Testimonianza delle cose antiche) e Nihon shoki o Nihongi (Cronache del Giappone), compilati rispettivamente nel 712 e nel 720 d.C. Raccontano eventi accaduti tra il VII secolo a.C. e il VII secolo d.C., e costituiscono le basi della storiografia giapponese, anche se contengono in buona parte narrazioni mitiche. L'origine dell'impero viene fissata nel 660 a.C., anno dell'incoronazione di Jimmu Tenno, discendente di Amaterasu, dea scintoista del Sole.
A. I primi insediamenti
La preistoria del Giappone è illustrata dalla cultura neolitica di Jomon, le cui prime tracce risalgono al 5000 a.C., che nel corso del tempo sviluppò un'economia di caccia e di pesca e forse rudimentali tecniche agricole. Tra il III secolo a.C. e il IV secolo d.C. si diffuse la cultura Yayoi che importò in Giappone elementi della civiltà cinese e coreana.
B. L'epoca Kofun (300 ca. - 710)
I primi risultati della formazione di un potere statale risalgono al IV secolo d.C., al periodo che prende il nome dal grande Kofun (o tumulo) che segnava le tombe di sovrani e nobili; è un monumento che simboleggia l'unificazione del Giappone sotto la casa imperiale. Secondo le cronache, l'imperatore Jimmu estese i suoi domini su Yamato, una provincia nell'Honshu centrale che diede il proprio nome alla casa imperiale e a tutto l'antico Giappone.
Il sovrano Yamato rafforzò il proprio potere facendo di una forma primitiva di scintoismo la religione di stato e dunque uno strumento politico. I sovrani successivi adottarono modelli culturali e politici di provenienza cinese e, alla metà del VI secolo, favorirono la diffusione del buddhismo, che all'inizio del VII secolo divenne la religione ufficiale del Giappone.
C. L'epoca Asuka (593-710)
Nel 593 salì al trono l'imperatrice Suiko, che stabilì la residenza imperiale nella Valle di Asuka, nella provincia di Yamato. Suo nipote, il principe Shotoku, avviò un programma di riforme, e nel 604 redasse la cosiddetta Costituzione dei diciassette articoli, la prima in Giappone, ispirata al modello dell'ordinamento centralizzato cinese.
Alle riforme intraprese da Shotoku diedero seguito il principe Nakano Oe, futuro imperatore Tenji, e Nakatomi Kamatari, fondatore della dinastia Fujiwara, che nel 645 inaugurò le cosiddette "riforme Taika", intese a rafforzare la casa imperiale e a indebolire i gruppi tribali, gli uji.
D. L'epoca Nara (710-794)
Nel 710 la capitale fu trasferita da Asuka a Heijo-kyo (l'attuale Nara); durante l'impero di Shomu (715-756) il Giappone conobbe un grande sviluppo culturale. Furono stabiliti importanti contatti con la Cina della dinastia Tang e il Giappone divenne il punto d'arrivo della Via della Seta.
All'epoca Nara risalgono le cronache Kojiki e Nihon shoki, la prima grande silloge poetica Man'yoshu (Antologia di mille foglie) e la diffusione dell'arte buddhista. L'influenza del clero buddhista divenne sempre più insidiosa per la casa imperiale, finché l'imperatore Kammu riuscì ad affrancarsene trasferendo la capitale imperiale prima a Nagaoka-kyo e in seguito a Heian-kyo (la futura Kyoto), destinata a rimanere capitale ufficiale fino al 1868.
E. L'epoca Heian (794-1185)
Durante l'epoca Heian, il Giappone godette di 350 anni di relativa pace e prosperità. Nel corso del IX secolo gli imperatori cominciarono a ritirarsi dal governo attivo, delegandolo ai loro subordinati. Crebbe così il potere dei Fujiwara, la grande famiglia di nobili cortigiani che monopolizzò le cariche amministrative attraverso un'accorta politica matrimoniale. Nell'884 Fujiwara Mototsune divenne il primo reggente ufficiale (kampaku). La personalità più importante di questa famiglia fu Fujiwara Michinaga, che dominò la corte tra il 995 e il 1028.
La dittatura di Michinaga è considerata l'epoca classica della letteratura giapponese: tra i grandi scrittori si ricordano le dame di corte Murasaki Shikibu e Sei Shonagon. Anche il carattere dello stato cambiò sotto il dominio Fujiwara, con l'adozione di una divisione del paese in vaste proprietà ereditarie, concesse ai nobili e ai sacerdoti dei templi buddhisti.
L'egemonia Fujiwara declinò dopo la morte di Michinaga, nel 1028. Nelle province, la classe dei guerrieri aveva formato gruppi di signori e vassalli, i primi samurai, che amministravano e difendevano i latifondi dell'aristocrazia. I capi di questi gruppi erano spesso membri dei clan militari Taira e Minamoto, che nel XII secolo cominciarono a estendere il proprio potere alla stessa corte, dando origine a una lotta interna per il controllo del Giappone.
In seguito a due guerre civili (1156 e 1159-60), i Taira sconfissero i Minamoto e sottrassero il controllo del Giappone ai Fujiwara. Il loro dominio fu però di breve durata; Minamoto Yoritomo, sterminati i Taira, conquistò il potere, mettendo fine all'amministrazione imperiale e inaugurando una dittatura militare che avrebbe retto il Giappone per i successivi sette secoli. La tragica sconfitta dei Taira sarebbe stata immortalata in un'opera epica, Heike monogatari (Racconti del clan Taira) del 1220 circa.
F. L'epoca Kamakura (1185-1333)
In epoca Kamakura il centro della nuova amministrazione governativa fu fissato a Kamakura, il quartier generale di Yoritomo, dove fu stabilito il bakufu ("governo della tenda"). Il feudalesimo giapponese cominciò a svilupparsi fino a divenire più forte di quanto fosse mai stata l'amministrazione imperiale: Yoritomo nominò dei conestabili e degli intendenti per amministrare province e latifondi, parallelamente ai governatori ufficiali e ai proprietari. Nel 1192 egli fu nominato Seiitaishogun, o semplicemente shogun, "comandante militare in capo", con il potere di dichiarare guerra ai nemici dell'imperatore. Ma di fronte allo shogun, lo stesso imperatore non aveva alcun potere che non fosse formale.
Nel 1219 gli Hojo acquisirono l'amministrazione militare del Giappone e conservarono il potere per oltre cent'anni. Nelle province i loro emissari si unirono ai signori locali per formare nuovi clan militari, i daimyo, che divennero ben presto la principale minaccia al potere dello shogun. L'incapacità degli Hojo di ricompensare i daimyo per il loro sostegno contro i mongoli, durante gli scontri avvenuti nel 1274 e nel 1281, alimentò lo scontento dei clan militari. L'imperatore Go-Daigo guidò quindi una rivolta contro gli Hojo con l'appoggio dei daimyo, e soprattutto di Ashikaga Takauji, capo del clan Ashikaga. Questa rivolta, nota come "restaurazione Kemmu", provocò nel 1333 la caduta degli Hojo.
G. L'epoca Muromachi (1333-1568)
Fra il 1333 e il 1336 Go-Daigo tentò di restaurare l'amministrazione imperiale, ma le sue idee reazionarie provocarono la rivolta di Ashikaga Takauji, che nel 1338 divenne shogun. Il distretto di Muromachi, che divenne la sede dello shogunato Ashikaga, diede nome all'epoca del suo governo, nel corso del quale il Giappone fu lacerato da ricorrenti guerre civili. Quindi, verso la fine dell'epoca, giunsero in Giappone i portoghesi (1543) e il gesuita san Francesco Saverio vi introdusse il cristianesimo (1549). Imponente e importante fu la cultura espressa dall'epoca.
H. L'epoca Azuchi-Momoyama (1568-1600)
La riunificazione del Giappone avvenne nel XVI secolo, durante l'epoca Azuchi-Momoyama, un breve periodo di intensi cambiamenti che prese il nome dai magnifici castelli appartenenti a due importanti personaggi del tempo, Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi. Il generale Nobunaga, dopo essere entrato vittorioso a Kyoto nel 1568 cacciò lo shogun della famiglia Ashikaga nel 1573; inoltre fra il 1570 e il 1580 vinse il potere dei monasteri, distruggendo la forza politica del buddhismo. Alla fine del XVI secolo i vassalli iniziarono tuttavia una guerra per la successione al trono, conclusasi nel 1600 con l'affermazione di Tokugawa Ieyasu.
I. L'epoca Edo (1600-1868)
Ieyasu si fece nominare shogun nel 1603 e stabilì la sede del bakufu a Edo (la futura Tokyo), che in breve tempo divenne la più importante città del Giappone. Nel 1615 Ieyasu emanò nuovi codici di diritto per stabilire il cosiddetto sistema bakuhan, in base al quale i feudi (han) con i loro amministratori, nonché l'imperatore e la sua corte, furono posti sotto lo stretto controllo del bakufu. La famiglia Tokugawa e i suoi vassalli possedettero quasi un quarto delle terre dell'intero paese, e il potere dello shogun fu rafforzato dal suo diritto di confermare o togliere il possesso ereditario dei feudi ai daimyo. Una rigida stratificazione sociale prevedeva poi la suddivisione della società in quattro classi principali: i guerrieri, gli agricoltori, gli artigiani e i mercanti. I samurai, a cui furono tolte le terre, vennero confinati in città fortificate, mentre i contadini vennero obbligati a offrire ai signori parte dei loro raccolti. Questa forma di feudalesimo durò fino alla metà del XIX secolo.
Un'altra conseguenza del dominio Tokugawa fu l'isolamento del Giappone, che interruppe i rapporti con il mondo occidentale. Il commercio con la Cina continuò, sebbene soggetto a una stretta regolamentazione. Gli shogun Tokugawa consideravano il cristianesimo potenzialmente sovversivo e, a partire dal 1612, i cristiani furono soggetti alla persecuzione ufficiale.
Il bushido, il codice dei guerrieri feudali, divenne la norma di condotta per i grandi signori e per i samurai. La cultura di Edo, nonostante la chiusura alle influenze esterne, diede importanti frutti, come il teatro kabuki; il governo seguì la dottrina del confucianesimo.
Già nel corso del XVIII secolo, tuttavia, la crisi del sistema feudale fu annunciata da importanti mutamenti nelle condizioni sociali ed economiche del paese: una facoltosa classe mercantile conquistò un immenso potere politico indiretto. Edo, con circa un milione di abitanti, era allora una delle maggiori città del mondo, al centro di una delle economie più avanzate e prospere dell'era preindustriale.
Intenzionati a stipulare un trattato commerciale con il Giappone, nel 1853 gli Stati Uniti inviarono presso l'imperatore giapponese una spedizione navale guidata da Matthew Calbraith Perry, il quale indusse il Giappone a firmare un patto che fissava le relazioni tra i due paesi. Un secondo trattato fu stipulato da Townsend Harris nel 1858, e nel 1860 fu inviata negli Stati Uniti una delegazione di ambasciatori.
J. L'epoca Meiji (1868-1912)
Una breve guerra civile scatenata nel 1867 contro i fautori della modernizzazione ebbe come conseguenza la fine dello shogunato e la cosiddetta Restaurazione Meiji. Il giovane imperatore, Mutsuhito, riconquistò il dominio formale dello stato, designando il suo regno Meiji ("governo illuminato").
Il governo Meiji intraprese una politica mirata a trasformare il Giappone in una potenza mondiale, con lo slogan fukoku kyohei ("arricchire il paese, rafforzare l'esercito"), e avviò una rapida industrializzazione. In breve tempo, sia il settore produttivo, e in particolar modo l'agricoltura, sia le istituzioni del paese vennero riformate con una serie di provvedimenti dall'alto.
Una nuova Costituzione, che si ispirava all'Europa e agli Stati Uniti, fu promulgata nel 1889; essa prevedeva una Dieta, composta da una Camera dei pari di 363 membri e da una Camera bassa di 463 membri. I poteri dell'imperatore vennero accuratamente preservati; egli aveva la facoltà di emanare decreti legge e il potere esclusivo di dichiarare la guerra e proclamare la pace. Rispetto al sistema Tokugawa, la Costituzione concedeva una ben maggiore libertà e tutela della proprietà, oltre che una certa possibilità di dissenso politico, ma lasciava incerti i limiti del potere esecutivo. Ordinanze successive concedettero ai militari un grande potere politico.
L'impero intraprese inoltre un'aggressiva politica estera. Nel 1879 il Giappone aveva rilevato le isole Ryukyu, un suo protettorato fin dal 1609, istituendovi la prefettura di Okinawa. Il conflitto con la Cina per il controllo della Corea diede luogo alla guerra cino- giapponese (1894-95), che vide la pesante sconfitta della Cina. In base al trattato di Shimonoseki dell'aprile 1895, la Cina cedette quindi al Giappone Taiwan e le isole Pescadores, e pagò una forte indennità in denaro. L'intervento straniero forzò il Giappone ad accettare un compenso in denaro in cambio della penisola del Liaodong (la Manciuria meridionale).
Nel 1890 il Giappone aveva completamente riformato, secondo il modello occidentale, il codice penale e civile, oltre al suo sistema commerciale.
Gli interessi giapponesi in Corea entrarono in conflitto con quelli della Russia, che si stava espandendo a est attraverso l'Asia nordorientale. Nel 1898 i due paesi firmarono un trattato che garantiva l'indipendenza della Corea. Nel 1900, in seguito alla rivolta dei Boxer in Cina, la Russia occupò la Manciuria e cominciò a penetrare in Corea. Nel 1904 il Giappone interruppe le relazioni diplomatiche con la Russia e attaccò Port Arthur, nella Manciuria meridionale, dando inizio alla guerra russo-giapponese. Il trattato di pace, con la mediazione del presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt, venne firmato a Portsmouth il 5 settembre del 1905. Al Giappone fu concessa la penisola del Liaodong, compreso il territorio del Guangdong (Kwangtung), e la parte meridionale dell'isola di Sakhalin, che prese il nome di Karafuto. La Corea fu in breve tempo assoggettata all'egemonia giapponese, fino alla sua annessione formale al Giappone nel 1910.
K. L'epoca Taisho (1912-1926) e la prima guerra mondiale
All'imperatore Mutsuhito succedette nel 1912 Taisho, malato di mente. Nell'agosto del 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, il Giappone inviò un ultimatum alla Germania, con cui si richiedeva l'evacuazione del territorio di Jiaozhou (Kiaochow), nella Cina nordorientale. Al rifiuto da parte dei tedeschi, il Giappone entrò in guerra a fianco degli Alleati, occupando le isole tedesche nel Pacifico. Nel 1915 il Giappone presentò alla Cina le "ventuno richieste", in merito alla concessione di privilegi industriali, ferroviari e minerari, che rappresentarono la prima affermazione della politica giapponese di dominio in Cina e in Estremo Oriente. Nel 1916 la Cina cedette al Giappone i diritti commerciali nella Mongolia interna e nella Manciuria meridionale.
Il trattato di pace che concluse la prima guerra mondiale assegnò al Giappone le isole che aveva occupato nel Pacifico, a titolo di mandato della Società delle Nazioni, della quale il paese divenne membro statutario. Il Giappone ottenne anche la concessione di Jiaozhou, che tuttavia dovette restituire alla Cina nel 1922 in base al trattato di Shandong, stipulato durante la conferenza di Washington dello stesso anno.
L. La prima epoca Showa (1926-1945) e la seconda guerra mondiale
Nel 1926 Hirohito, figlio di Taisho, salì al trono imperiale, scegliendo per il suo regno la denominazione Showa ("pace illuminata"); quando Tanaka Giichi divenne primo ministro nel 1927, egli dichiarò tuttavia la ripresa della politica aggressiva verso la Cina. La ragione fondamentale di questo mutamento politico era nella necessità di nuovi mercati, conseguenza dell'aumento della produzione industriale giapponese. L'espansione veniva inoltre giustificata con la necessità di nuovi spazi per la popolazione giapponese, raddoppiata dal 1868 e impoverita dalla crisi del 1929 che aveva portato, fra l'altro, al crollo del mercato della seta.
Nei tardi anni Venti il Giappone finì per dominare l'amministrazione e l'economia della Manciuria, provocando la reazione della Cina. Il 18 settembre 1931, nel Guangdong, l'esercito giapponese, adducendo come pretesto un sabotaggio da parte della Cina alla ferrovia nipponica della Manciuria meridionale, occupò gli arsenali di Shenyang (Mukden), obbligando le truppe cinesi a ritirarsi dalla zona, ed estese il controllo su tutta la Manciuria, dove fu istituito lo stato fantoccio del Manciukuo.
L'episodio diede luogo a un'inchiesta condotta da una commissione della Società delle Nazioni, autorizzata in base al patto Briand- Kellogg. Nel 1933, alla richiesta di cessare le ostilità in Cina, il Giappone rispose annunciando l'abbandono della Società delle Nazioni (1935). Nel nord della Manciuria l'esercito riuscì ad annettere la provincia di Chengde (Jehol) e minacciò di occupare le città di Pechino e Tianjin. Nel maggio del 1933, la Cina fu costretta a riconoscere la conquista giapponese e a firmare una tregua.
L'azione marcatamente autonoma dell'esercito era indicativa del potere politico dei militari. Nel 1936 l'impero sottoscrisse un accordo anticomunista con la Germania, seguito un anno dopo da un patto analogo con l'Italia.
Il 7 luglio del 1937 un incidente militare nei pressi di Pechino portò a una nuova guerra sino-giapponese, mai formalmente dichiarata. Entro la fine del 1937, la marina nipponica pose un blocco lungo quasi tutta la linea costiera cinese. Dopo che per tutto il 1937 e il 1938 l'esercito giapponese era avanzato nella Cina orientale e meridionale, alla fine del 1938 la guerra raggiunse una fase di stallo.
L'inizio della seconda guerra mondiale in Europa, nel settembre del 1939, offrì al Giappone nuove opportunità di espansione nel Sud-Est asiatico. L'invasione dell'Indocina francese suscitò l'ostilità degli Stati Uniti, che posero l'embargo sul Giappone. Nel settembre del 1940 l'impero stipulò un'alleanza tripartita con la Germania e l'Italia (l'asse Roma-Berlino). Esattamente un anno dopo firmò un patto di neutralità con l'URSS, proteggendo in tal modo il confine settentrionale della Manciuria.
Il 7 dicembre del 1941, mentre erano ancora in corso negoziati diplomatici tra Stati Uniti e Giappone, quest'ultimo sferrò senza preavviso un attacco aereo contro Pearl Harbor (Hawaii), la principale base navale americana nel Pacifico. Gli Stati Uniti, insieme alle altre potenze alleate eccetto l'Unione Sovietica, dichiararono allora guerra al Giappone.
Mentre l'esercito nipponico sferrava attacchi e occupava un numero sempre maggiore di territori nel Sud-Est asiatico, il conflitto fra statunitensi e giapponesi diventò una guerra navale per il controllo del Pacifico. Nel 1942 la flotta giapponese subì due sconfitte da parte degli Alleati nella battaglia del mare dei Coralli e nella battaglia delle Midway. I territori conquistati dal Giappone furono ripresi uno a uno dagli statunitensi, che nel 1944 diedero inizio a una serie di bombardamenti sul territorio nipponico, conquistando all'inizio del 1945 la base aerea di Iwo Jima. Gli attacchi aerei culminarono, il 6 agosto del 1945, nel lancio della prima bomba atomica sulla città di Hiroshima. Due giorni dopo, anche l'Unione Sovietica dichiarò guerra al Giappone, e il 9 agosto una seconda bomba atomica venne lanciata su Nagasaki. Alla conferenza di Potsdam le potenze alleate avevano convenuto di accettare dal governo giapponese unicamente una resa incondizionata. Il 14 agosto il Giappone accettò le condizioni degli Alleati e il 2 settembre firmò la resa formale.
La Mongolia interna, la Manciuria, Taiwan e Hainan furono restituite alla Cina. L'Unione Sovietica, a titolo di occupazione, mantenne le isole Curili e Karafuto (che tornò a chiamarsi Sakhalin), oltre ad alcuni territori della Mongolia. Port Arthur e la ferrovia della Manciuria Meridionale furono posti sotto il controllo congiunto dell'URSS e della Cina. Tutte le isole che il Giappone deteneva a titolo di mandati nel Pacifico meridionale vennero occupate dagli Stati Uniti in amministrazione fiduciaria per conto dell'ONU.
Alcuni comandanti giapponesi vennero processati per crimini di guerra da un tribunale di undici nazioni, che si riunì a Tokyo fra il 3 maggio 1946 e il 12 novembre 1948.
M. La tarda epoca Showa (1945-1989)
Gli obiettivi dichiarati dell'occupazione statunitense del Giappone erano la democratizzazione dell'ordinamento dello stato giapponese e il ristabilimento di un'economia industriale di pace. Un programma di riforma agraria, inteso a promuovere la proprietà contadina della terra, fu avviato nel 1947. Alle donne fu concesso il diritto di voto nelle prime elezioni generali del dopoguerra, nell'aprile 1946, che portarono 38 donne alla Dieta giapponese. Una nuova Costituzione, voluta dagli Stati Uniti, entrò in vigore nel maggio del 1947.
Durante il 1950, i negoziati concernenti il trattato di pace giapponese furono segnati da importanti divergenze tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. In maggio a John Foster Dulles, consigliere del segretario di stato statunitense, venne conferito l'incarico di redigere il trattato, che fu pronto il 12 luglio del 1951. Ai primi di settembre si aprì a San Francisco la conferenza di pace, a cui gli Stati Uniti invitarono 55 paesi, escluse la Cina nazionalista (Taiwan) e la Repubblica popolare cinese. Il trattato fu sottoscritto da 49 paesi, tra cui il Giappone, mentre non venne approvato dall'URSS, dalla Cecoslovacchia e dalla Polonia. In base al trattato di pace, il Giappone rinunciava a ogni pretesa sulla Corea, Taiwan, le isole Curili, Sakhalin e le isole in amministrazione mandataria. Nel contempo, Stati Uniti e Giappone firmarono un accordo bilaterale, in base al quale gli Stati Uniti mantenevano basi militari e forze armate in Giappone e nei territori circostanti a titolo di difesa del paese.
Il 28 aprile 1952 il trattato di pace entrò in vigore e il Giappone riacquistò piena sovranità. Nel corso dell'anno il governo giapponese concluse trattati di pace o riaprì le relazioni diplomatiche con Taiwan, la Birmania, l'India e la Yugoslavia. Nel corso del 1953 gli Stati Uniti spinsero quindi attivamente il Giappone al riarmo, come misura di tutela contro un eventuale attacco sovietico. In agosto i due paesi firmarono un trattato di aiuto inerente alla produzione giapponese di armamenti e nel marzo del 1954 fu sottoscritto un patto di reciproca difesa. La risoluzione delle controversie internazionali fu definita nel 1956 con l'ingresso del Giappone nell'ONU.
Gli anni Sessanta, che furono suggellati da due manifestazioni di grande richiamo internazionale (Olimpiadi di Tokyo, 1960, ed Esposizione universale di Osaka, 1970), videro il Giappone salire ai vertici della produzione mondiale. Sul piano politico fu cruciale la riapertura di relazioni diplomatiche con la Cina (1972). In politica interna, in seguito a un grave scandalo (in cui sembra fossero coinvolti diversi uomini politici e industriali e una società aerospaziale statunitense, la Lockheed), per la prima volta il Partito liberal-democratico (Jiyu Minshu-to o Jiminto) perse, in occasione delle elezioni del dicembre 1976, la maggioranza alla Camera bassa: da allora vari rappresentanti del partito si avvicendarono alla carica di primo ministro fino al novembre del 1982, quando venne nominato Nakasone Yasuhiro. Dopo un calo di consensi nel 1983, i liberaldemocratici riportarono una schiacciante vittoria elettorale nel 1986, e Noboru Takeshita sostituì Nakasone nel novembre del 1987. Intorno alla metà degli anni Ottanta la crescita dell'economia giapponese cominciò a rallentare, anche a causa della debolezza del dollaro rispetto allo yen, che provocò un calo delle esportazioni.
N. L'era Heisei
Alla morte dell'imperatore Hirohito, nel gennaio del 1989, il figlio Akihito inaugurò il regno "Heisei" ("ritorno della pace"). In seguito all'emergere di una serie di scandali, al primo ministro Takeshita e al suo successore Uno Sosuke succedette alla guida del governo Kaifu Toshiki. Nelle elezioni del 1990, nonostante gli scandali e la crisi finanziaria che affliggeva il paese, i liberaldemocratici ottennero una decisiva affermazione. Incapace di far fronte alla critica situazione economica, Kaifu venne sostituito alla fine del 1991 da Miyazawa Kiichi; il Partito socialista assunse il nome di Partito socialdemocratico (Shakai Minshuto).
O. L'inizio della crisi
Il rallentamento dello sviluppo economico, i problemi finanziari e gli echi degli scandali politici comportarono la rottura degli equilibri di governo e l'uscita dal Jiminto di un gruppo guidato da Ozawa Ichiro. Nelle elezioni anticipate del 1993, dopo 38 anni di ininterrotto potere, i liberaldemocratici persero la maggioranza e l'anno seguente costituirono un governo di coalizione guidato dal leader del Partito socialdemocratico Murayama Tomiichi. I liberaldemocratici secessionisti guidati da Ozawa Ichiro, insieme con altri partiti di opposizione, costituirono il Partito della nuova frontiera (Shinshinto).
Nel 1995 il Giappone venne sconvolto dal terremoto avvenuto a Kobe in gennaio e dall'attacco terroristico di marzo alla metropolitana di Tokyo condotto con il rilascio di sostanze tossiche, fra cui il letale gas nervino, che provocò dodici morti e l'intossicazione di un migliaio di persone (i responsabili furono in seguito individuati in membri della setta religiosa Aum Shinri Kyo). Verso la fine dell'anno uno scandalo finanziario di vaste proporzioni coinvolse una delle maggiori banche giapponesi, la Daiwa, che per undici anni aveva condotto operazioni finanziarie in perdita favorendo gruppi politici e ambienti legati alla yakuza, la potente mafia giapponese.
Nel gennaio del 1996 il liberaldemocratico Hashimoto Ryutaro sostituì Murayama alla guida della coalizione di centrosinistra. Nelle elezioni dell'ottobre dello stesso anno, il Jiminto ottenne la maggioranza relativa dei seggi (239), riuscendo a vincere sul Shinshinto (156 seggi) di Ozawa, sul nuovo Partito democratico di tendenza conservatrice Minshuto (52 seggi) e sul Partito socialdemocratico (15 seggi).
P. Sviluppi recenti
Negli ultimi tre anni la crisi del Giappone è continuata a colpi di scandali che hanno colpito il mondo politico e finanziario e fallimenti di banche e imprese (con corollario di dimissioni e suicidi). Nel 1997, il Partito della nuova frontiera, costituitosi solo pochi anni prima, si è dissolto, dividendosi in otto partiti diversi. Nel 1998 il premier Hashimoto, per ovviare ai gravi problemi economici del paese, ha deciso una massiccia deregulation del sistema finanziario, ma si è dimesso dopo la sconfitta del suo partito alle elezioni per il Senato, lasciando la guida del governo a Obuchi Keizo. Agli inizi del 1999 il Giappone è entrato in un fase recessiva; il governo ha approvato un finanziamento per salvare 15 banche a rischio di fallimento e un piano per rilanciare consumi e opere pubbliche.
Rieletto alla guida del Partito liberaldemocratico, Obuchi Keizo ha formato nell'ottobre 1999 un nuovo governo di coalizione. Agli inizi del 2000, la vita politica giapponese è tuttavia ripiombata nell'instabilità, prima per il manifestarsi di acute divisioni all'interno della maggioranza e poi per le polemiche seguite alla successione alla guida del governo, dopo l'improvvisa scomparsa di Obuchi, del presidente del Partito liberaldemocratico Mori Yoshiro.
Nelle elezioni legislative di giugno, il Partito liberaldemocratico ha conservato insieme con gli altri due partiti della coalizione di governo (il Partito conservatore e il Partito della giustizia, legato all'organizzazione buddhista della Soka Gakkai) la maggioranza dei seggi della Camera bassa (271 su 480), perdendone tuttavia 38 (24 ne hanno persi invece complessivamente gli altri due partiti della coalizione). Il vincitore delle elezioni è stato il Partito democratico, passato da 95 a 127 seggi e diventato il primo partito in quasi tutte le grandi città giapponesi.
All'indomani della formazione di un altro governo di coalizione guidato da Mori Yoshiro, la vita politica giapponese è stata ancora segnata da una grande instabilità ed è continuata l'agonia del Partito liberaldemocratico. Travolto da gravi scandali, il governo ha dovuto cambiare diversi ministri; alla fine di novembre una mozione di sfiducia presentata dall'opposizione è stata respinta solo per pochi voti. Ricostituito a dicembre un nuovo governo, il terzo in pochi mesi, Mori Yoshiro si è tuttavia dimesso alla fine di marzo del 2001.
Il Giappone sta vivendo la fase più delicata dalla fine della seconda guerra mondiale. Negli anni Novanta è entrato definitivamente in crisi il modello sociale e politico costruito a partire dagli anni Cinquanta, che aveva il suo fulcro nel Partito liberaldemocratico. Il sistema economico, di cui i keiretsu erano la colonna portante, solidissimo fino agli anni Ottanta, è andato a sua volta via via indebolendosi; oggi sono migliaia le imprese in crisi, tenute in vita solo dai finanziamenti provenienti dal governo centrale e da un sistema bancario a sua volta sull'orlo del collasso. La crisi del sistema politico sta inoltre favorendo l'emergere di forze dallo spiccato carattere nazionalistico, che sta allarmando la Corea del Sud e la Cina, attualmente tra i più importanti partner commerciali del paese.
Apparentemente condannato a un rapido declino, il Partito liberaldemocratico si è sorprendentemente ripreso grazie al suo nuovo presidente Koizumi Junichiro. Sospinto da Tanaka Makiko, figlia del defunto premier Tanaka Kakuei, e da una vera e propria ribellione della base contro l'asfittico establishment liberaldemocratico, Koizumi è riuscito a imporsi ad aprile su Hashimoto, uno dei più potenti esponenti del partito, già primo ministro dal 1996 al 1998. Il 24 di aprile Koizumi ha formato così il nuovo governo di coalizione con il Partito conservatore e il Partito della giustizia.
Uomo politico popolarissimo, Koizumi si è affermato sia nelle elezioni amministrative di Tokyo svoltesi a giugno, sia in quelle di luglio per il Senato, quando i liberaldemocratici hanno conquistato 78 dei 121 seggi in palio.
I problemi che Koizumi dovrà affrontare sono tuttavia gravi, sia sul fronte economico, che vede il paese in pieno rischio di recessione (durante l'estate, grandi multinazionali come Hitachi, Toshiba, Fujitsu hanno annunciato decine di migliaia di licenziamenti), sia sul fronte delle relazioni estere, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con la Corea del Sud e la Cina, che da tempo richiedono a Tokyo il riconoscimento dei crimini compiuti dall'esercito imperiale durante l'occupazione giapponese dei due paesi. I due paesi hanno infatti vivamente protestato per la visita compiuta da Koizumi al tempio Yasukuni di Tokyo, dove sono conservati, accanto alle ceneri dei caduti di guerra, anche i resti di alcuni alti ufficiali dell'esercito imperiale condannati per crimini di guerra all'indomani del secondo conflitto mondiale.

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