Nicaragua

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Nicaragua

Repubblica (República de Nicaragua) dell'America Centrale.
Superficie: 130.682 km2.
Popolazione: 4.265.000 ab.
Capitale: Managua.
Lingua: spagnolo.
Religione: predominante il cattolicesimo.
Unità monetaria: il córdoba.
Confini: confina a nord con l'Honduras, a sud con la Costa Rica, a est col Mar delle Antille, a ovest con l'Oceano Pacifico.
Ordinamento: Repubblica presidenziale; il Presidente della Repubblica, che è anche il capo esecutivo, e l'Assemblea Nazionale sono eletti a suffragio diretto con mandato di 6 anni.

GEOGRAFIA
La costa occidentale presenta una stretta pianura assai fertile, che si prolunga in una depressione interna, ove si trovano i laghi Managua e Nicaragua. Due catene montuose delimitano verso ovest la pianura orientale, malsana e paludosa. La popolazione, composta da meticci con minoranze di Amerindi, negri e creoli, è accentrata fra la depressione interna e la costa occidentale. Agricoltura (caffè, che costituisce il principale prodotto d'esportazione, cotone, canna da zucchero, frutta e ortaggi). Allevamento e sfruttamento forestale. Industrie alimentari, della birra, del cemento e del tabacco.

STORIA
Abitato in età precolombiana da popolazioni indiane, colonizzato dagli Spagnoli nel XVI sec., divenne ufficialmente indipendente nel 1821 e aderì poi alla Federazione centroamericana (1823), raggiungendo la piena indipendenza soltanto dopo lo scioglimento di questa (1839). L'instabilità politica, che caratterizzò il Paese durante tutto il XIX sec., fu tra le cause dello stabilirsi di fatto di un vero e proprio protettorato degli USA, divenuto occupazione militare dal 1912 al 1933; quell'anno la rivoluzione nazionale capeggiata da A. C. Sandino riportò il Paese all'indipendenza. Nel 1937 il Nicaragua cadde sotto la dittatura di Anastasio Somoza, sostenuta dagli USA, cui succedeva (1956) il figlio, L. A. Somoza Debayle. Con alterne vicende il potere restò alla famiglia Somoza, con l'opposizione del Fronte sandinista, d'ispirazione marxista, che, dopo anni di guerriglia, riuscì, nel 1979, a scacciare i Somoza e a formare un governo di ricostruzione nazionale. Dal marzo 1983 il Paese ripiombò nella guerriglia, organizzata dai contras anticomunisti (con l'appoggio dell'amministrazione USA). Nel 1990 la vittoria della candidata delle opposizioni, Violeta Chamorro, che ha battuto il presidente sandinista Daniel Ortega, ha permesso la fine della lunga guerra civile. Tuttavia movimenti di opposizione armati sono proseguiti fino al 1994 sia da parte della destra (recontras), sia da parte di gruppi sandinisti (recompas). Nel 1995 i sandinisti hanno anche dovuto lasciare la direzione delle forze armate.

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