Nepal

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NEPAL

Stato dell'Asia himalayana, tra Tibet (Cina) a Nord, India ad Ovest, a Sud e a Est (Sikkim). Protetto su tre lati da altissime montagne e a Sud dal terai, una fascia pianeggiante paludosa, spesso malsana, o ricoperta da fitte foreste, il Nepal è sempre stato un Paese pressoché inaccessibile, unicamente soggetto alle correnti culturali, artistiche e religiose provenienti dall'India o dalla Cina. Tale chiusura, resa possibile proprio dall'isolamento geografico, è stata favorita in epoca coloniale dalla politica della Gran Bretagna, che aveva assegnato al Nepal il ruolo di Stato cuscinetto a difesa dei propri possessi indiani.

Lo Stato
Il Nepal, che si estende per 147.181 kmq e ha una popolazione di 21.920.000 abitanti (stima 1995), è diviso in 14 zone amministrative; capitale è Katmandu. Lingua ufficiale è il nepalese; religione di Stato, professata da gran parte della popolazione, è l'induismo, seguito dal buddismo.
Il Nepal è una monarchia costituzionale. Nel 1990, è stato introdotto il multipartitismo e promulgata una nuova Costituzione che affida il potere esecutivo al sovrano e al governo e quello legislativo ad un Consiglio nazionale bicamerale, formato dalla Camera dei Rappresentanti e dalla Camera degli Stati, nei cui confronti il governo è responsabile.

Morfologia
Il Paese, dal contorno approssimativamente rettangolare, occupa la sezione centrale dell'ampio versante meridionale dell'Himalaya, tra i fiumi Kali e Tista. Circa i 4/5 del territorio sono costituiti da catene montuose aspre ed elevate, separate da lunghe vallate, e comprendenti, oltre all'Everest (8872 m), alcune delle massime vette del mondo come il Kanchenjunga (8603 m), il Makalu (8481 m), il Dhaulagiri (8172 m) e l'Annapurna (8078 m).
L'unica regione pianeggiante del Nepal – bordo estremo della pianura gangetica, largo una ventina di km – si trova lungo il margine meridionale: è il terai, conca tettonica colmata da sedimentazioni fluviali e scossa frequentemente da movimenti sismici conseguenti ai processi di assestamento lungo la fascia di faglie che ne interessa il basamento. Ricca d’acque sorgive e solcata da numerosi fiumi, è un'area esposta alle inondazioni, in più punti paludosa e ancora per vasti tratti ricoperta da dense foreste di sal: negli ultimi anni è però diventata la zona nepalese più popolata per la progressiva riduzione della malaria grazie alla disinfestazione dell'anofele e per lavori di sistemazione idraulica che hanno notevolmente aumentato la disponibilità di terreni agricoli.

Idrografia
Il territorio è drenato da tre sistemi idrografici principali, tutti tributari del Gange: gran parte dei corsi d'acqua che li costituiscono, compresi i più significativi, ha origine nel Tibet, dato che lo spartiacque principale corre a Nord delle cime più elevate. A Ovest i corsi d'acqua, tra cui il Karnali e il Bheri, fanno capo al Ghaghara (Gogra) che varca i Siwalik per poi defluire nel Gange; al centro le acque sono raccolte dal Gandak, che raggiunge il Gange a Patna, e a Est dal Kosi.

Clima e flora
Oltre che dall'alimentazione dei ghiacciai il regime fluviale risente delle copiose piogge monsoniche: infatti la piana gangetica è soggetta all’influenza dei monsoni. Le catene del Medio Himalaya costituiscono un formidabile baluardo alla penetrazione dell'aria monsonica, così come i possenti rilievi del Grande Himalaya bloccano le correnti d’aria fredda che giungono da Nord; d'inverno le cime più elevate sono investite dalle correnti a getto occidentali e alle perturbazioni che le accompagnano si devono copiose precipitazioni nevose, mentre le vallate del Grande Himalaya e la zona del Transhimalaya sono caratterizzate da clima arido. Al rilievo si deve la notevole diversificazione del Nepal, altrimenti rientrante, data la latitudine (26-30º Nord) nella fascia dei climi tropicali. É possibile distinguere diversi orizzonti climatici altitudinali: il clima umido tropicale è presente nel terai, nei versanti e nei fondivalle fino ai 1000-1500 m, dove domina la foresta decidua di sal; quello temperato caldo, tra i 1500 e i 2500 m, corrisponde a gran parte del Medio Himalaya, la zona più favorevole all'insediamento umano e pertanto profondamente alterata dalla presenza dell'uomo che ha notevolmente ridotto la foresta sempreverde, formata in prevalenza da querce, da una pianta affine al castagno, la Castanopsis indica, e da pini; il temperato freddo giunge fino a quote di 3300-3500 m con vegetazione costituita da foreste di conifere che man mano sono sostituite a quote maggiori dalle betulle; il subnivale, caratterizzato da vegetazione arborea rada e da associazioni arbustive ed erbacee di tipo alpino, si spinge fino al limite delle nevi permanenti, e infine il nivale, al di sopra dei 5000 m, è il dominio incontrastato dei ghiacci. Le temperature, elevate nel terai con punte che oltrepassano i 50 ºC, diventano moderate nella parte mediana del Paese (a Katmandu, posta a 1301 m s.m., la temperatura media di gennaio è di 10 ºC, quella di luglio di 23 ºC) e toccano valori artici sulle cime più elevate.

Geografia umana
La composizione etnica del Nepal è assai complessa, dato che in epoca storica si sono insediate popolazioni di cultura e origini diverse, giunte in ondate successive praticamente da tutte le regioni confinanti. Solo i discendenti delle più antiche popolazioni nepalesi appartenenti al ceppo mongoloide, tra cui soprattutto i Newar, da tempo immemore diffusi nella valle di Katmandu, possono essere considerati autoctoni. Al di sopra dei 3000 m lungo la frontiera tibetana e nelle alte valli himalayane predominano altri gruppi mongoloidi indicati come Bhotia (o Bhote), che usano linguaggi tibeto-birmani, ai quali si deve l'introduzione della cultura tibetana e del buddhismo lamaista; a essi si possono riallacciare i famosi Sherpa, formidabili camminatori e portatori la cui abilità è stata spesso provata durante le ascensioni ai massicci himalayani. Nella zona mediana del territorio oltre alle antiche tribù autoctone sono stanziate popolazioni di origine indeuropea venute dalla piana del Gange, alcune prima dell'era cristiana come i Khasi, altre in tempi più recenti per l'incalzare delle invasioni musulmane dei sec. XII e XIII. Queste popolazioni non si sono insediate oltre i 2500 m perché incapaci di adattarsi alla dura vita di montagna, e perché prive delle tecniche necessarie per praticare le attività proprie dei montanari. Si deve loro l'introduzione dell'induismo, che contempla la suddivisione della popolazione in caste, e d’idiomi indeuropei come il nepali, la lingua diffusa a livello nazionale dal gruppo etnico dei Gorkhali, famosi guerrieri che sovente furono impiegati come soldati mercenari dagli Inglesi e dagli Indiani e che nella seconda metà del secolo XVIII conquistarono il Nepal. Il risultato dell'incontro di popolazioni indeuropee e mongoloidi è la presenza nel Nepal di due aree culturali, buddhista a Nord e induista a Sud.
La popolazione del Nepal, è distribuita in modo ineguale a seconda delle situazioni ambientali: più addensata nelle aree pianeggianti e nei fondovalle, sparsa nelle zone più elevate, poca e isolata in alta montagna. Tra i molti piccoli centri rivestono maggiore importanza per dimensioni, testimonianze del passato e peso culturale le tre città della valle di Katmandu: la capitale (394.000 abitanti), Katmandu, centro commerciale e nodo di comunicazioni, famosa per monumenti e santuari, che attirano un discreto flusso turistico; Patan, dove pure si concentra un incredibile numero di templi e pagode d’estrema bellezza; infine, Bhadgaon, terza città del Paese, con una varietà d’edifici sacri non minore rispetto alle prime due.

Economia
Il Nepal presenta da sempre un'economia di marcatissimo sottosviluppo. Povertà e arretratezza continuano a gravare sul Paese himalayano: il reddito pro capite, valutato in 170 dollari annui, lo pone agli ultimi posti nella graduatoria mondiale; l'analfabetismo riguarda il 72,5% della popolazione, che deve la propria sussistenza ad una stentata agricoltura, alla pastorizia e, in misura molto minore, alle attività commerciali di transito tra Tibet (Cina) e India.
Agricoltura e allevamento
Nonostante la relativamente limitata estensione delle terre coltivabili (circa il 17% della superficie nazionale) e la necessità di praticare un fitto terrazzamento dei versanti montuosi nonché di ricorrere all'irrigazione nelle zone aride, l'agricoltura rimane la struttura portante dell'economia nepalese, sia perché impiega oltre l'86% della popolazione attiva sia perché partecipa per il 58% alla formazione del reddito nazionale e in misura determinante contribuisce alle esportazioni. Un notevole impulso all'espansione agricola è stato comunque ottenuto con la valorizzazione della fascia pianeggiante meridionale, il terai, grazie soprattutto al grandioso sbarramento del Sun Kosi, realizzato con l'aiuto dell'India che in parte ne beneficia; positivi effetti ha avuto anche la realizzazione della riforma fondiaria che ha parzialmente abolito il latifondismo. L'agricoltura viene però praticata con criteri molto diversi da zona a zona in relazione alle notevoli differenze ambientali del Nepal. Al di sotto dei 1800 m, cioè nel terai e nelle valli intermontane, prevale il riso, la coltivazione estiva si alterna con quelle invernali di leguminose, frumento e miglio; oltre la risicoltura, nel terai si vanno diffondendo talune colture industriali come quelle di canna da zucchero, tabacco, iuta, colza e altre oleaginose. Secondo importante cereale è il mais, coltivato sino ai 2500-2800 m; più oltre, sino ai 3500 m, sono solamente possibili, e unicamente d'estate, le coltivazioni di orzo, grano saraceno e patate. Le foreste, ricche di essenze pregiate tropicali, di latifoglie e di conifere, occupano il 16,4% della superficie territoriale; ne consegue un discreto sfruttamento, che fornisce oltre 17 milioni di mc di legname all’anno ed è facilitato per il trasporto dal frequente ricorso alla fluitazione. In tutto il Paese è diffuso l'allevamento, specie quello bovino, che di norma si pratica mediante transumanza stagionale, ma, mentre nel bassopiano esso è complementare o subordinato all'agricoltura, al di sopra dei 3000 m l'allevamento diventa l'attività economica di base (predomina qui lo yak, che, oltre a fornire lana, pelli, carne e latte, viene usato come animale da soma e da sella). Si allevano inoltre bufali, ovini e caprini e volatili da cortile.

Risorse e Industria
Il Nepal possiede solo modesti giacimenti di mica, ferro, lignite e rame; il Paese può in parte sopperire alla mancanza di minerali energetici grazie al cospicuo potenziale idrico dei suoi fiumi, ma attualmente la produzione d'energia elettrica è modesta (590 milioni di kWh annui). Nella seconda metà degli anni Ottanta sono stati stipulati accordi con compagnie straniere per la prospezione petrolifera nell'estremo Sud Est del Paese. Non è meno carente il settore industriale, che partecipa per appena il 10% alla formazione del reddito nazionale; basate sulla lavorazione dei prodotti locali e prevalentemente concentrate nella valle di Katmandu, le industrie comprendono soprattutto oleifici, zuccherifici, manifatture di tabacchi, birrifici, caseifici, impianti tessili, calzaturifici, cartiere, oltre ad alcuni cementifici, a fabbriche di ceramiche, a piccoli stabilimenti meccanici.

Vie di comunicazione e commercio
La rete delle vie di comunicazione è del tutto insufficiente, così come assolutamente inadeguati alle esigenze moderne rimangono i mezzi di trasporto, che su gran parte del territorio sono tuttora rappresentati dagli animali da soma se non addirittura dagli uomini. La rete stradale, che ha uno sviluppo complessivo di circa 6000 km, s'impernia su Katmandu; la capitale è raccordata abbastanza bene sia a Nord con il Tibet sia a Sud con l'India ed è toccata dall'asse stradale longitudinale, che verso Est giunge sino al Sikkim (India), verso Ovest a Pokhara, donde si diparte una diramazione per il confine indiano; nel Nepal occidentale sono in costruzione vari tronchi stradali per realizzare tra breve il collegamento trasversale dell'intero Paese. Due brevi diramazioni (poco più di 100 km in tutto) della rete ferroviaria indiana penetrano in territorio nepalese. Più efficienti sono i servizi aerei (compagnia di bandiera è la Royal Nepal Airlines Corporation), che collegano Katmandu, sede di un aeroporto internazionale, con vari centri del Nepal nonché con l'India, lo Sri Lanka e la Thailandia. Abbastanza modesto è il commercio, sia interno sia estero; un discreto apporto all'economia nazionale proviene dal turismo che fornisce il 20% circa degli introiti valutari.

Storia
Il nome dello Stato himalayano appare per la prima volta in questa forma (in precedenza la denominazione era "Valle di Katmandu") nell'876 a significare l'inizio di una nuova era. Varie le leggende sull'origine del Nepal, ma il primo fatto storico pare sia da considerare il regno dei Kiranti (700 a. C.-100 d. C.), sotto cui nacque il Buddha a Lumbini.
Il Nepal si rese indipendente sotto la dinastia dei Thakuri (secolo VII), popolo di origine indiana, che governò fino al 1200 quando fu detronizzata dai Malla. Successivamente si impose al governo del Paese il popolo dei Gorkhali che tentarono di estendere i loro territori ma cozzarono contro la Cina, cui furono costretti a pagare tributo per lungo tempo. Il loro espansionismo urtò anche contro gli Inglesi in India, con i quali entrarono in guerra nel 1814. Il Trattato di Segauli (1816), che concluse il conflitto, ridusse il Nepal ai confini attuali, ne riconobbe l'indipendenza e stabilì un residente inglese a Katmandu.
Successivamente salì al potere la dinastia dei Rana, i quali dominarono incontrastati fin verso la metà del secolo XX, quando l'irrequietudine che si ripercuoteva da tempo in Nepal dall'India nazionalista sfociò in un tentativo del re Tribhuvana Vir Vikram (1911-55) di riprendere il potere. Nonostante il fallimento di questo moto, il maharaja (primo ministro) fu costretto a convocare un'assemblea costituente, a formare un ministero con il Partito del Congresso Nepalese e a richiamare il re dall'esilio indiano. Il passaggio da strutture feudali a ordinamenti democratici è però difficile. La Costituzione di tipo parlamentare del 1959 fu sostituita nel 1962, da una che confermò la soppressione dei partiti decretata nel 1961 dal re Mahendra Vir Vikram (1955-72). Nel 1980 un emendamento alla Costituzione introdusse l'elezione diretta del Rashtriya Panchayat (Parlamento), tuttavia il re Bhirendra, succeduto al padre nel 1972, rimase il detentore dell'effettivo potere politico. Neutrale in politica estera, il Nepal, anche in seguito all'annessione indiana del Sikkim (1975), allentò i propri rapporti con l'India rafforzando quelli con la Cina; la repressione della rivolta tibetana (1987) e l'involuzione autoritaria della politica cinese invertirono però i rapporti con i due Paesi. Nella seconda metà degli anni Ottanta con la rivendicazione di maggiori garanzie democratiche e sindacali è cresciuta l'opposizione al sistema di potere vigente, espressasi in particolare nelle elezioni del 1986. Sotto tale pressione il sovrano nel 1990 ha decretato l'abolizione dei Panchayat (Consigli di notabili), promulgando nel settembre dello stesso anno una nuova Costituzione che ha ripristinato un regime parlamentare democratico. Le consultazioni del 1991 per la formazione della Camera dei Rappresentanti (le prime dal 1959) sono state vinte dal Partito del Congresso Nepalese, il cui leader, Girija Prasad Koirala, è stato nominato primo ministro. Le elezioni del 1994 hanno invece registrato una forte affermazione del Partito Comunista Nepalese, che ha consentito al suo leader, Mohamman Adhikary, di dar vita a un governo di minoranza. L'esperienza del governo minoritario a guida comunista si è rapidamente chiusa nel settembre 1995 con le dimissioni del premier Adhikary e il 12 settembre re Bikram, dopo aver tentato invano di sciogliere le Camere e di indire le elezioni, ha incaricato Sher Bahadur Deupa, leader del Congresso Nepalese, di formare un nuovo esecutivo. Deupa ha così dato vita a una nuova coalizione di governo nella quale sono confluiti anche l'ala destra del Rashtriya Prajatantra e lo schieramento filo-monarchico Sadhbhavana Parishad.

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