Mondializzazione e nuove aggregazioni regionali

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Testo

Mondializzazione e nuove aggregazioni regionali
Mondializzazione significa che la Terra ormai non è più divisa in aree autonome, ma ciascuna area ha collegamenti con il resto del mondo. La mondializzazione, detta anche globalizzazione, interessa diversi aspetti della vita, da quelli economici a quelli culturali, dai modi in cui si vive e ci si diverte a quelli in cui si studia e si lavora.
Studiando un qualsiasi Paese è necessario studiarne anche altri con cui il primo Paese ha collegamenti di tipo economico, politico, sociale, culturale…
Nonostante il fenomeno della mondializzazione, ci sono alcuni elementi che contraddistinguono ogni popolo da un altro. Tra questi elementi sono presenti in maniera determinante la lingua e la religione.
Cultura, lingue, religioni
La cultura spirituale ha come componenti principali la lingua e la religione.
La cultura materiale consiste in primo luogo nelle abilità acquisite dall’uomo per procurarsi ciò di cui aveva bisogno.
Le aree culturali
Sulla base della cultura delle singole popolazioni, possiamo dividere la Terra in aree culturali. Una cultura che si sviluppa in una precisa area, crea nel tempo un paesaggio culturale che consiste in:
a) Determinata organizzazione del territorio;
b) Determinati modi di usare le risorse (economia chiusa, economia aperta)
c) Determinati modi di comunicare.
Le lingue
La conquista di un linguaggio fu una delle tappe fondamentali dell’evoluzione della specie umana; in un primo tempo esso servì per integrare altri mezzi di comunicazione più rudimentali, in un secondo tempo li sostituì quasi completamente.
Esistono vari tipi di lingue:
a) le monosillabiche come il Cinese;
b) le agglutinanti come il Giapponese, il Turco, il Magiaro…
c) le flessive, parlate dalla maggior parte dell’umanità.
C’è poi una lingua che viene usata per comunicare con persone con nazionalità diversa dalla nostra. In questo periodo, e già da molto tempo, questa lingua è l’inglese.
La classificazione delle popolazioni su basi linguistiche
La lingua è uno dei primi segni di distinzione della cultura di un popolo, per questo si tende a classificare un popolo in base alla lingua che parla e alla scrittura.
Le Religioni
La religione può essere considerata come una delle più alte espressioni culturali dell’umanità. Nell’antichità fu uno dei maggiori motivi di aggregazione tra i popoli e di sviluppo sociale. Attualmente, in seguito ad apparente declino, le credenze religiose e le loro più evidenti espressioni stanno conoscendo una fase di grande vigore che investe gran parte del mondo. Il Cristianesimo è la religione dominante dell’Europa e dell’Asia russa, limitatamente alle fasce di colonizzazione slava.
La religione islamica è praticata in una larga fascia di territorio, che parte dall’Africa settentrionale sahariana e arriva fino all’Asia centrale, passando per il Medio Oriente. L’Induismo viene praticato nella penisola indiana fatta eccezione per l’isola musulmana del Bangladesh.
Le religioni animiste sono ancora praticate da piccoli gruppi etnici collocati ai margini dei continenti e nelle zone interne meno colonizzate.
Le religioni esclusiviste sono costituite dalle tre fedi monoteiste: Cristianesimo, Islamismo e Ebraismo.
Religione e territorio
Nel Medioevo comunità religiose in tutta Europa effettuarono una gigantesca opera di bonifica consentendo l’occupazione di nuovi spazi.
La Religione cominciò ad intrecciarsi sempre più con il potere politico.
Religione e risorse
La Religione influisce anche sul tipo di alimentazione dei propri fedeli.

L’allevamento nomade pag. 100/103
L’allevamento nomade nasce nel Neolitico. Le tribù si spostavano da spazi in genere molto aridi ad altri, alla ricerca di pascoli e acqua.
L’allevamento nomade, grazie all’accresciuta produttività, permise di raggiungere densità di popolazione maggiori.
In molte tribù di allevatori nomadi il bestiame veniva considerato sacro e spesso solamente agli uomini era permesso di toccarlo.
Lo sviluppo dell’allevamento si associò alla capacità dell’uomo di modificare e distruggere l’ambiente.
L’agricoltura itinerante
Per restituire al terreno tutti gli elementi indispensabili alla crescita delle piante, gli agricoltori del Neolitico ricorrono al debbio, ovvero il disboscamento mediante incendio, che però impoverisce rapidamente il terreno, tanto che non è possibile seminare nel medesimo appezzamento per almeno un anno. Da qui nasce la necessità di spostarsi, ripetendo altrove la medesima operazione.
Il debbio, naturalmente, influisce negativamente sull’ambiente perché produce un intenso disboscamento.
L’agricoltura itinerante era un’attività svolta dall’intera tribù. Il lavoro agricolo veniva poi compiuto con la zappa.

2.2 La rivoluzione agricola medievale
La rivoluzione agricola ha colpito, oltre che nel Neolitico, anche in Europa, nell’alto medioevo.
Le innovazioni più importanti registrate in questo periodo furono: la diffusione dell’aratro pesante, la sostituzione del bue con il cavallo, i cambiamenti nelle rotazioni, che divennero triennali.
L’impiego del cavallo per trainare l’aratro, al posto del bue, permise, grazie alla sua velocità, arature più frequenti, assicurando migliori condizioni del terreno per la semina e l’eliminazione delle erbe infestanti. Il nuovo tipo di aratro permise di lavorare terreni molto compatti.
2.3 Agricoltura e paesaggio
Il paesaggio deriva dalla modificazione stabile e duratura dello spazio fisico da parte dell’uomo. L’Europa è stata caratterizzata per molto tempo da due tipi di paesaggio agrario: quello a campi aperti e quello a campi chiusi.
I primi non sono recintati e sono di proprietà pubblica; i secondi sono recintati e sono di proprietà privata.

Capitolo 1: Le rivoluzioni industriali
1.1 La prima rivoluzione industriale
La prima rivoluzione industriale nacque in Inghilterra verso la metà del XVIII secolo, per poi diffondersi in quasi tutto il mondo a partire dal XIX secolo. La rivoluzione viene chiamata così perché appunto rivoluzionò tutti i settori della vita economica e sociale. Una rivoluzione nell’industria comportò anche una rivoluzione tecnologica.
Nacquero le specializzazioni “per città” nel campo tessile. La macchina a vapore assicurava produzioni continue sia di filati sia di tessuti, specialmente nel settore del cotone. Lo sviluppo dell’industria tessile contribuì anche a quello della produzione di sbiancanti e coloranti.
Sempre grazie alla Rivoluzione Industriale, a partire dal XVII secolo, si era verificato un aumento della produzione agricola, causato dalle diverse innovazioni.
Un’altra novità importante fu nei trasporti: prima lo sviluppo di strade e canali, poi, nel 1825, la nascita delle ferrovie.
Molto presto lo sviluppo industriale stimolò la ricerca scientifica, a causa del crescente bisogno da parte degli industriali di nuovi studi per migliorare la tecnologia e la produzione.
Una nuova era
L’industrializzazione comportò altre trasformazioni successive (2^ e 3^ rivoluzione) con conseguenze rilevanti riguardanti l’ecosistema terrestre e la vita degli uomini.
Si è diffuso un maggiore benessere. Il modello di sviluppo dell’occidente si è esteso all’intero pianeta.
Lo sviluppo industriale in Asia pag.177-181
Lo sviluppo dell’industria è avvenuto soprattutto in Asia, basta prendere come esempio i Paesi come il Giappone, la Cina, l’India.
Il Giappone, riuscendo a miscelare tradizione e innovazioni, è divenuto uno dei principali riferimenti nell’economia attuale.
La Cina è un Paese che dispone di vastissime risorse minerarie e di un grande potenziale idroelettrico, utilizzati solo in minima parte. Questo Paese è ancora adesso essenzialmente agricolo. I dirigenti cinesi fondarono lo sviluppo sulla pianificazione centralizzata, sul contenimento della crescita urbana e sull’organizzazione delle comuni rurali.
Anche l’India possiede vaste risorse minerarie e di un grande potenziale idroelettrico, anche qui poco sfruttati. La mancanza di capitale ha permesso solo la nascita di industrie con molta manodopera, che producevano beni di basso costo e di largo consumo.
In Corea del Sud le multinazionali sono impegnate nella produzione di macchinari, veicoli a motore e apparecchi elettronici che esportano in tutto il mondo.
L’industrializzazione nell’America Latina
Nell’America Latina, ci sono Paesi che sono stati colpiti in modo particolare dall’industrializzazione: il Messico, L’Argentina e, in particolare, il Brasile.
Il Messico, dopo la seconda guerra mondiale, ha avviato un processo di valorizzazione delle risorse minerarie e di creazione di un tessuto industriale.
Il governo messicano ha poi adottato un programma di industrializzazione basato soprattutto sull’istituzione di una serie di zone dedicate alla produzione e all’assemblaggio di prodotti da esportare, dette zone franche.
L’Argentina invece fa parte di quel gruppo di Paesi industrializzatosi tra la Prima e la Seconda guerra Mondiale per sopravvivere all’interruzione forzata degli scambi commerciali con altri Paesi.
In Brasile il tenore di vita medio è elevato, rispetto a quello cinese, indiano o di quasi tutti i Paesi africani, tuttavia anche in Brasile sono presenti risorse di vario genere non tutte conosciute e, di conseguenza, non tutte sfruttate.
In Amazzonia sembra che ci siano ingenti risorse petrolifere, ancora poco sfruttate, come l’immenso potenziale idroelettrico.
L’industrializzazione dell’Africa a sud del Sahara pag. 181-182
L’Africa a sud del Sahara porta ovunque i segni della dominazione coloniale che ha causato gravi danni alle società locali ma ha anche introdotto, in alcuni Paesi, i germi dello sviluppo moderno, costruendo porti, aeroporti, vie di comunicazione e industrie. L’Africa occidentale e centrale ha affrontato un limitato processo di industrializzazione a partire dagli anni Settanta. Questa industrializzazione è basata soprattutto sullo sfruttamento delle numerose risorse del territorio e sul sostegno economico di vari enti internazionali.
La Nigeria è un Paese esportatore di petrolio, il Gabon lo stesso, la Liberia esporta minerali di ferro e caucciù, lo Zaire esporta rame, argento, manganese, stagno, cadmio, tungsteno, uranio, carbone. Questi Paesi fanno eccezione perché agli altri Stati che contraggono debiti all’estero non è possibile accumulare risorse finanziarie per nuovi investimenti. Alcuni Paesi dell’Africa meridionale, invece, si sono sviluppati in modo notevole. Nella Repubblica del Sud Africa sono abbondanti l’oro, i diamanti, la cromite e il manganese: mentre è scarso il petrolio. Sono abbondanti anche il carbone e l’uranio. La Repubblica del Sud Africa ha il più elevato consumo energetico annuo pro capite in Africa.
Lo sviluppo manifatturiero sorse dallo sfruttamento delle risorse minerarie e fu rafforzato dall’isolamento economico dovuto alle due guerre mondiali. L’alto livello di sviluppo del Sud Africa è stato conseguito anche mediante lo sfruttamento della manodopera africana a buon mercato, mantenuta in uno stato di soggezione politica dall’apartheid.
Il Paese si è arricchito e il benessere è andato in prevalenza nelle mani dei bianchi, ma ne hanno beneficato, sia pure in misura minore, anche vari strati della popolazione di colore, nonostante la discriminazione razziale, protrattasi per tutta la storia africana.
Il violento conflitto tra bianchi e neri si è concluso nei primi anni Novanta con l’abolizione della politica di apartheid e la nascita del primo governi guidato da un nero, Nelson Mandela.
Spesso i vantaggi dell’industrializzazione hanno portato benefici solo a una piccola parte della popolazione: per esempio, in Brasile un decimo della popolazione guadagna quasi metà del reddito nazionale.
Ci sono poi differenze di sviluppo tra le varie regioni del Paese, tra il Nord e il Sud.
Rivoluzione industriale e urbanesimo pag. 206-207
L’urbanesimo è uno dei fenomeni di maggiore rilievo della nostra epoca: all’inizio del XIX secolo, nelle aree urbane viveva circa il 5% della popolazione mondiale, oggi il 50%. Prima della rivoluzione industriale, la maggior parte delle persone viveva in campagna, dato che la bassa produttività del suolo richiedeva una numerosa manodopera per produrre cibo sufficiente.
Spesso le città erano fortificate, per distinguersi meglio dalla campagna.
La civiltà moderna ha assunto un carattere sempre più spiccatamente urbano, anche grazie alla crescente produttività dell’agricoltura che ha liberato dal lavoro nei campi una parte della popolazione.
Nei Paesi sviluppati la maggior parte della popolazione è urbanizzata, come altrettanto fortemente urbanizzata è la stessa campagna.
Negli anni Settanta, il progressivo aumento delle possibilità di localizzazione delle industrie e delle attività di servizio connesse ha fatto emergere fenomeni di controurbanizzazione.
A partire dalla rivoluzione industriale la popolazione urbana è aumentata notevolmente in Europa e nel continente americano.
Prima le fabbriche, poi lo sviluppo delle attività di servizio hanno via via richiamato in città moltissima della popolazione che viveva fino ad allora in campagna.
Allora, città come Londra e Parigi, hanno quintuplicato la propria popolazione, mentre in Paesi come l’Italia, intensi fenomeni migratori verso le città sono avvenuti fino agli anni Settanta (di questo secolo).
3.4 Le città del potere assoluto e quelle del Terzo Mondo pag. 224…
Le città industriali, le città regione e le megalopoli sono nate nell’Occidente progredito e democratico.
I regimi autocratici moderni avevano o hanno tuttora le loro radici in una cultura antica, molto spesso di dispotismo.
In questi regimi la città capitale esercitava le funzioni di controllo del territorio nazionale
e di propulsione economica guidata dal governo.
La capitale funziona da polo di sviluppo, dato che da essa si distribuiscono sul territorio il potere e l’iniziativa economica. Queste città sorgono in punti strategici ed è per questo che possono controllare con facilità il territorio.
La posizione naturale “forte” è in genere resa ancora più determinante dall’uomo, che costruendo strade e ferrovie fa della città un punto chiave per il traffico. Anche l’architettura di queste città era importante, per impressionare i cittadini e gli stranieri. In certi casi, la struttura urbanistica della città venne “disegnata” anche per cercare di segregare una parte della popolazione.
Le grandi capitali non sono rimaste estranee allo sviluppo industriale, anche se questo è stato imposto e guidato dai governi, sia per aumentare la potenza militare e sostenere una politica espansionistica, sia per mantenere il primato economico della città stessa. Nel Terzo Mondo gli esempi di questo tipo di città sono numerosi, tuttavia l’urbanesimo dei Paesi sottosviluppati di norma è privo di una base economica.
Nella classifica delle maggiori città mondiali, che fino a pochi decenni fa vedeva ai primi posti città come New York, Londra, Parigi e Tokyo, sono ora invece presenti città di molti Paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, come Rio de Janeiro, Città di Messico, Bombay, Calcutta. Queste città del Terzo Mondo hanno però una debole influenza sullo spazio economico nazionale, generalmente ancora di più sottosviluppato. Le città si riempiono di disoccupati provenienti dalle campagne, nonostante abbiano molto meno posti di lavoro di quanti sono i disoccupati. Queste imponenti migrazioni derivano dalla fuga da condizioni di miseria senza, tuttavia, alcuna prospettiva di reale miglioramento. Dopo essersi resi conto di non avere un lavoro, gli immigrati si costruiscono abitazioni di fortuna, simili a quelle che avevano quando abitavano in campagna, dette bidonville. La maggior parte di loro, si inventa un lavoro, dando vita a quello che viene chiamato settore informale dell’economia.
Tuttavia molti riescono veramente a migliorare le loro condizioni di vita. Si è assistito, talvolta, al graduale miglioramento delle condizioni di un intero quartiere, fino a che questo cessa di essere solo una sacca di miseria, anche se simili casi sono assai rari.
Esercizi pag. 118
10. Le popolazioni nomadi, specialmente nei periodi di siccità che le costringeva a migrare a grandi distanze, assalivano altre popolazioni o altre tribù nomadi per impadronirsi dei loro pascoli, oppure popolazioni agricole, per impadronirsi delle provviste alimentari.
Grazie alla mobilità e alla potenza del cavallo, le popolazioni nomadi sconfiggevano molto spesso le popolazioni sedentarie, fino a che anche loro iniziarono a fare uso della cavalleria.
14. Le innovazioni che caratterizzano la rivoluzione agricola medievale sono:
• I cambiamenti nelle rotazioni;
• La diffusione dell’aratro pesante;
• La sostituzione del bue con il cavallo.
Esercizio pag. 183
7. Nella prima rivoluzione industriale, collocata nel XVIII secolo in Inghilterra e nel XIX secolo negli altri Paesi, i settori interessati furono quello tessile, quello siderurgico, quello chimico e alcuni settori alimentari.
Nella seconda rivoluzione industriale, avvenuta intorno al 1900 nei Paesi più sviluppati, furono interessati il settore elettromeccanico e l’industria alimentare.
Nella terza rivoluzione industriale, che ebbe luogo negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, il settore interessato fu quello delle innovazioni tecnologiche.
Esercizi pag. 230
4. controurbanizzazione: spostamento a considerevole distanza dalla città di attività economiche e popolazione.
Geografia 29.1.1999
1. Perché i tuoi genitori hanno deciso di fare tot. numero di figli?
2. Perché i tuoi genitori hanno scelto di fare il lavoro che fanno?
1. Mio padre dice che loro non hanno “deciso” di fare 2 figli, li hanno fatti perché li volevano, sentivano il bisogno di un altro figlio (figlia) dopo mio fratello.
2. Mio padre ha scelto di fare l’insegnante perché riteneva fosse un lavoro entusiasmante. Per certi versi lo è stato, dice.
4.4 Il mondo coloniale pag. 143/146
Alla scoperta delle Americhe seguirono le imprese dei conquistadores, che soggiogarono i maggiori imperi del Nuovo Mondo, ossia quelli degli aztechi, dei maya e degli incas.
Nei secoli seguenti tutte le grandi potenze europee si impegnarono nella creazione di un proprio impero coloniale e, così facendo, la colonizzazione europea si estese a tutto il mondo. Essendo le società molto diverse fra loro per cultura, economia e struttura sociale, anche i modelli di colonizzazione da esse introdotti erano molto diversi fra loro.
La colonizzazione nelle Americhe
L’America Settentrionale, che fino al momento della sua scoperta da parte degli europei era popolata pochissimo, ebbe modo di conoscere una grande immigrazione, soprattutto anglosassone, che diede vita a una nuova società che soffocò e sottomise la precedente. I francesi trapiantarono nel Canada una società signorile, gli inglesi portarono invece una società mercantile già con notevoli tradizioni urbane e lavorarono per valorizzare le terre conquistate o acquistate dalle tribù amerindie; stabilirono una società schiavista.
Gli spagnoli, nell’America Centrale e Meridionale, incontrarono anche grandi imperi altamente organizzati che distrussero e saccheggiarono. Nelle loro colonie Americane gli spagnoli introdussero la loro civiltà, culturalmente elevatissima ma poco attiva economicamente, e un sistema di tipo feudale. La colonizzazione spagnola assunse un carattere signorile e di dominio di casta sugli indigeni conquistati, a causa della struttura sociale nella società spagnola che prevedeva modelli come l’hidalgo, il cavaliere dedito alla guerra e al raggiungimento della gloria militare, e per cui il lavoro manuale era una cosa impensabile.
Dalla fusione delle culture amerindia e spagnola, nessuna delle quali molto innovativa e dinamica sul piano economico, nacque una cultura mista non particolarmente portata a intensi sforzi di sviluppo economico.
I portoghesi più degli spagnoli importarono schiavi dalle loro rispettive colonie.
Verso Oriente, britannici, olandesi e francesi contesero il dominio dei mercati asiatici ai portoghesi, le cui colonie assicuravano loro il controllo del mercato delle spezie.
Tutte le potenze europee sfruttarono le colonie organizzando piantagioni di canna da zucchero, di frutta, di gomma e di altre piante utili all’economia della potenza dominante.
Gran Bretagna e Paesi Bassi erano già ai primi posti in Europa per ricchezza quando iniziarono la loro avventura coloniale. Il risultato delle loro imprese coloniali viene investito in nuove attività produttive e diede ulteriori frutti in un ambiente economico dinamico, capace di generare innovazioni e di innalzare sempre più la produttività. Non altrettanto fecero gli spagnoli e i portoghesi, che utilizzarono il guadagno per ricavarne beni come gioielli, carrozze di lusso, pellicce e vestiti di gala, palazzi sontuosi, fino a giungere alla bancarotta finanziaria.
Le scoperte geografiche
Verso la fine del XII secolo i mongoli si erano messi in movimento, partendo dall’Asia Orientale, sotto la guida di Gengis Khan. Giunsero ai confini dell’Europa centrale nella prima metà del XIII secolo, dopo aver conquistato la Cina e la Russia. Il pontefice Innocenzo IV inviò loro ambascerie per avere maggiori informazioni su questo popolo, esaminare le possibilità di convertirlo al Cristianesimo e farne quindi un alleato contro il mondo islamico. Verso la fine del XIV secolo in Cina si disgregò l’impero mongolo e si affermò la dinastia dei Ming, ostile ai rapporti con gli stranieri. Nell’Asia occidentale avevano prevalso i Turchi ottomani. L’Asia era perciò diventata più inaccessibile agli occidentali di quanto non lo fosse tre secoli prima. Dove potevano trovare allora gli Europei le merci pregiate, l’oro, le pietre preziose, le stoffe ricercate e le spezie che avevano tradizionalmente importato dall’Asia orientale?
Il problema più grave riguardava le spezie, necessarie per la carne riservata alle mense dei ricchi. Le spezie infatti, occorrevano solo a coprire il cattivo sapore della carne, che, a causa dell’agricoltura europea che non produceva molto foraggio, doveva essere presa dagli animali all’inizio dell’inverno. Si cercarono varie vie per arrivare all’Asia.
Verso la fine del XV secolo il portoghese Vasco De Gama riuscì ad arrivare in India. Ulteriori spedizioni raggiunsero gli altri maggiori centri produttori di spezie.
Il genovese Cristoforo Colombo pensò, per arrivare all’Asia orientale, di percorrere la via dell’Occidente. Colombo effettuò quattro spedizioni che lo portarono a scoprire il continente Americano.
Le grandi scoperte geografiche ebbero enormi conseguenze, in parte positive e in parte negative. Dal punto di vista geografico determinarono il percorso che portò all’unificazione del mondo. Permisero scambi fra i vecchi e i nuovi territori di minerali, piante e animali, che contribuirono a migliorare la dieta e a sconfiggere le carestie ricorrenti nel Medioevo. Dal lato negativo, contribuirono alla diffusione di malattie.
Le popolazioni conquistatrici distrussero le popolazioni del posto, distrussero le loro abitudini, le loro culture, riducendole in schiavitù. Imposero loro la propria cultura, si permisero di giudicare la loro religione e le loro usanze. Portarono nel loro mondo malattie, come un semplice raffreddore o un’influenza, che erano mortali per le popolazioni del posto. Questo, unito alla crudeltà dei conquistadores, in particolare spagnoli e portoghesi, causò una perdita massiccia di vite umane.
5.1. Realtà molto diverse
Il termine “Terzo Mondo”, molto impreciso dal punto di vista geografico, viene usato per indicare l’insieme dei Paesi più poveri della Terra, disorganizzati, con poche risorse (o con molte, ma non utilizzate), deboli dal punto di vista economico e politico.
In prevalenza questi Paesi sono localizzati in Africa, America Latina e Asia, nella fascia compresa fra i due tropici. Spesso questi Paesi corrispondono ai territori che erano stati colonizzati dagli europei fino alla prima metà del nostro secolo, eccetto l’America Latina, che ha conquistato l’indipendenza già nel corso dell’Ottocento.
Il termine “Terzo Mondo” indica tutte quelle situazioni in cui per la maggioranza della popolazione la qualità della vita è ancora molto lontana dalla nostra.
5.2 I territori pag. 330/331
I Paesi del Terzo Mondo hanno territori con diverse caratteristiche fisiche tra loro.
In America Latina il paesaggio naturale è dominato da grandi bassopiani (l’Amazzonia e la Pampa argentina ne sono un esempio) , da ampi altopiani (che occupano quasi integralmente il Messico) e da aspre catene montuose (le Ande).
L’Africa, invece, è un continente circondato dalle montagne, che si trovano infatti solo alla periferia. Questo continente è in via di frammentazione: un insieme di fratture geologiche in movimento (faglie) che sta staccando l’Africa orientale da tutto il resto del continente. Nel resto del continente dominano i bassipiani e gli altopiani. Le pianure prevalgono nella parte occidentale del continente, nei bacini dei fiumi Niger e Congo, gli altopiani nella parte orientale e centromeridionale.
L’Asia meridionale è composta da un massiccio orlo montuoso.
La penisola araba è simile, come ambiente, al Sahara. La penisola indiana è costituita da una zolla compatta di crosta terrestre continentale che, premendo contro la penisola asiatica, ha causato l’innalzamento della catena dell’Himalaia.
La penisola indocinese e l’Arcipelago indonesiano sono formati da catene montuose recenti, con intenso vulcanesimo e strette pianure fluviali.
Generalmente il clima è tropicale, con temperature mediamente elevate e tipi di precipitazioni differenziati:
a) nei bassopiani della zona equatoriale (bacini del Congo in Africa e del Rio delle Amazzoni in America Meridionale) piove molto, fino a 4000/5000 mm all’anno.
b) Sugli altopiani, nella fascia tropicale e subtropicale, si alternano nel corso dell’anno una stagione arida e una umida.
c) Nelle zone interne dei continenti, o sulle coste bagnate da correnti marine fredde, le precipitazioni sono scarsissime.
I Paesi del Terzo Mondo dispongono, generalmente, di vaste risorse minerarie, in particolare i giacimenti petroliferi mediorientali. Esistono in Africa settentrionale e occidentale e in America Latina e Indonesia altri grandi depositi di greggio e di metano.
In India vi sono anche grossi depositi di carbone, inoltre questi Paesi sono ricchi di minerali metalliferi. È dal Terzo Mondo, inoltre, che proviene la gran parte del rame, stagno, piombo, tungsteno e altri minerali semirari indispensabili per le lavorazioni metallurgiche di alta tecnologia.
A questi minerali si aggiungono anche l’oro sudafricano, l’argento messicano e peruviano, le pietre preziose di Sud Africa, India, Birmania, Colombia.
5.6 L’Italia e il Terzo Mondo pag. 343
L’Italia, non avendo un passato da grande potenza coloniale è quasi sempre in buoni rapporti con gli Stati sottosviluppati o in via di sviluppo, anche se molto spesso sono rapporti superficiali, che potrebbero essere approfonditi. D’altro canto, essendoci differenze di lingua è difficile instaurare contatti economici o culturali.
I contatti più vivaci sono con i Paesi dell’America Latina. In alcuni di questi Paesi risiedono molti emigrati Italiani. Gli Italiani meridionali, perlopiù in cerca di lavoro preferiscono emigrare in U.S.A., invece nell’America Latina troviamo spesso Italiani settentrionali.
Oltre ai rapporti sociali con questi Paesi ve ne sono altri di tipo economico. L’Italia è infatti presente in Sud America con industrie in particolare nel settore metalmeccanico e alimentare.
Forniamo aiuti economici ai Paesi poverissimi, in particolare all’Africa Nera, anche se in misura minore che in passato.
Ogni anno migliaia di suore, monaci e volontari partono dall’Italia per l’Africa Nera, il Centro e il Sud America e vi restano per periodi più o meno lunghi a lavorare all’interno di strutture create proprio con il denaro fornito dalle comunità Italiane e con l’opera dei volontari.
Con i Paesi petroliferi del Medio Oriente e del Nord Africa i rapporti sono soprattutto commerciali.
Come nei rapporti con l’Est europeo e con i Paesi dell’Oceano Pacifico l’iniziativa provata italiana è spesso poco aiutata dalle strutture pubbliche della diplomazia e della politica estera.
Nel caso italiano l’attività economica estera è effettuata da piccole o medie imprese, in settori diversificati, in continuo cambiamento per adeguarsi alle esigenze di mercato, a differenza delle altre nazioni sviluppate che intervengono economicamente nel Terzo Mondo con grandi imprese, dotate di propri apparati organizzativi, più “visibili” e quindi facili da agevolare da parte del potere politico.

1.3 Le società pag. 257/260
Nella sua lunga storia il continente europeo ha avuto momenti di unione, come per esempio nei secoli dell’Impero romano e nel Medioevo (in quest’ultimo periodo in particolare, l’unione fu soprattutto di tipo culturale; momenti divisione, causati dalle invasioni barbariche, da quelle arabe e dalla nascita dei grandi Stati nazionali. Le ultime e più letali conseguenze di questi conflitti sono state le due guerre mondiali, durante la prima metà del nostro secolo.
L’integrazione delle leggi
Attualmente la costruzione di una comune società europea è perseguita attraverso molte vie diverse, come le direttive e i progetti dell’Unione Europea. Le direttive dell’U.E. stanno facendo nascere norme comuni a tutti gli Stati che ne fanno parte (es.: legislazione adottata in tutta Europa sulla Valutazione dell’Impatto Ambientale). I progetti comunitari, invece, vengono ideati in vari campi per attuare forme di collaborazione e di scambio (economico, scolastico, scientifico, culturale). Anche gli accordi sovranazionali pongono obbiettivi comuni e vincolano alle stesse regole tutti i Paesi appartenenti all’Unione Europea. Per esempio l’accordo di Maastricht del 1992 sulla sostituzione delle valute nazionali, come il franco, la sterlina, la lira, con un’unica moneta europea, entro la fine del secolo è un accordo sovranazionale.
L’integrazione dei popoli
In Europa esistevano già delle aree linguistiche e religiose, oltre a quelle economiche, che andavano oltre i confini statali. La creazione dell’Europa unita per quanto riguarda i popoli deve ora procedere all’integrazione di queste aree. Per raggiungere questo obbiettivo uno dei mezzi fondamentali è quello dei contatti di base, che aumentano la conoscenza e l’integrazione fra le varie popolazioni. Il turismo, per esempio è un mezzo importantissimo di reciproco avvicinamento e conoscenza. Visitando città d’arte del continente si favorisce la conoscenza di un patrimonio culturale, architettonico e urbanistico in larga misura comune. Il turismo consente inoltre l’incontro fra persone di età, reddito e culture diverse. Per quanto riguarda il lavoro sono ormai milioni i cittadini europei che vivono per motivi di lavoro in un Paese che non è quello di nascita. Per quanto riguarda i trasporti e le comunicazioni, sono sempre più rapidi entrambi. (es.: le ferrovie, ne è un esempio la realizzazione della rete a alta velocità. Le comunicazioni sono più veloci grazie alle reti telematiche. Inoltre i collegamenti televisivi via satellite sono un ottimo modo per conoscere altri Paesi.
1.4 L’economia
Il processo di integrazione europea è iniziato proprio nelle strutture economiche. I risultati più significativi ottenuti sono, per esempio, la realizzazione di un mercato molto vasto, privo di barriere doganali. Un altro aspetto significativo è stata la politica di riequilibrio tra le varie regioni, caratterizzate da livelli di sviluppo molto diversi. Nonostante questo esistono ancora molte differenze di ricchezza e capacità produttiva nelle varie aree. Nell’U.E., infatti possiamo distinguere tre grandi insiemi: il centro propulsore, la periferia ricca e la periferia povera.
Il centro propulsore
Il centro delle attività economiche più importanti è situato nella città tedesca di Francoforte ed è delimitato da una circonferenza che passa per le regioni industriali di Londra, nell’Inghilterra sud-orientale, e per la Pianura Padana.
In questo territorio sono comprese:
1) le regioni agricole a coltura intensiva e specializzata (polder olandesi o risaie padane);
2) le regioni industriali più avanzate (grandi distretti manifatturieri tedeschi);
3) i più importanti assi di comunicazione (il tunnel sotto la Manica…);
4) i servizi più sofisticati, come le più importanti università, i centri di ricerca scientifica più prestigiosi, ecc..
La periferia ricca
Questa fascia è caratterizzata da un’agricoltura sviluppata e, in certi casi, molto ricca, come nel caso delle campagne atlantiche francesi e della Danimarca, della Penisola Scandinava e dell’area mediterranea. In questa fascia si sono sviluppati anche distretti industriali di una certa importanza (es. Barcellona e Roma a sud..)
La periferia povera
Fanno parte di questa fascia il sud del Portogallo, della Spagna, dell’Italia e la Grecia. Ne fanno parte anche la Lapponia scandinava, la Scozia e l’Irlanda. Rientrano nella periferia povera anche zone di antica industrializzazione, come Liverpool e Birmingham, nell’Inghilterra settentrionale. Queste regioni costituiscono un grave rallentamento per lo sviluppo complessivo dell’Europa. In alcuni ambienti del centro ricco comincia a farsi strada l’opinione di creare un nucleo forte, completamente integrato, e di far entrare a far parte dell’Unione Europea i Paesi in difficoltà solo dopo che essi abbiano risolto i loro problemi economici e finanziari. Questo è però un punto di vista pericoloso, che potrebbe accentuare ancora di più le disuguaglianze fra Paesi in difficoltà e Paesi economicamente e finanziariamente sviluppati, rompendo un già fragile equilibrio.

3.2 Il territorio
I lineamenti fisici degli Stati Uniti sono piuttosto semplici. Il territorio si estende per 4500 km da est a ovest, dall’Oceano Atlantico al Pacifico e per quasi 3000 dal confine settentrionale con il Canada a quello meridionale con in Messico. Tutta l’America Settentrionale è segnata da tre imponenti sistemi montuosi sviluppati da nord a sud, e divisi fra loro da altopiani e bassipiani.
La pianura costiera e pedemontana del versante Atlantico
Questo territorio è bagnato da grandi fiumi navigabili che facilitano le comunicazioni, già agevolate dalla natura pianeggiante del terreno. È la regione di più antica colonizzazione europea; è densamente popolata e industrializzata ed è sede di grandi città in forte espansione, come Atlanta e delle megalopoli del Nord-Est.
La catena degli Appalachi
Le montagne antiche che costituiscono questa catena sono ricche di giacimenti minerari e in particolare di carbone. Questi rilievi in genere non sono molto elevati perché sottoposti all’erosione da milioni di anni. Le foreste e le acque correnti presenti su questi rilievi sono spesso imbrigliate per la produzione di energia elettrica. Formano una delle aree più povere del Paese perché scarsamente popolati e poco sviluppati dal punto di vista economico anche a causa della difficile percorribilità.
Le pianure centrali
Queste pianure sono aperte a nord verso i bassopiani canadesi e il Mar Glaciale Artico, a sud verso il Golfo del Messico. Sono caratterizzate dal sistema fluviale del Mississippi Missouri. Nella parte nord-orientale sono delimitate dai grandi laghi di origine glaciale.
Le pianure centrali sono il cuore della potenza economica americana: sono sede di una moderna agricoltura e di città industriali come Chicago, ecc… Alla foce del Mississippi il sottosuolo è ricco di petrolio.
Le montagne rocciose
Queste sono di origine geologica relativamente recente, perciò sono ricche di cime elevate, superiori ai 4000 m, di ghiacciai, di acque correnti, di foreste e di giacimenti minerari. Le montagne rocciose sono poco popolate, ma sono attraversate da grandi linee di comunicazione ferroviarie e stradali che collegano L’Est del Paese con l’Ovest del versante pacifico.
Gli altopiani del Sud-Ovest
Gli Altopiani, generalmente elevati sul livello del mare, sono aridi o desertici. Il maggiore è il Gran Bacino, occupato nella sua parte più depressa dal Gran Lago Salato, residuo di un bacino lacustre assai più vasto, privo di emissario, con acque ad alto tasso salino a causa della forte evaporazione.
Le Sierre e le Catene Costiere del Pacifico
Questi rilievi separano gli altopiani dalla costa del Pacifico. Sono montagne geologicamente giovani, quindi molto elevate. Sono ricche di vulcani e sismicamente instabili. Sono ricche di foreste e di materie prime e di fiumi che le percorrono in vallate profonde.
La fascia costiera del Pacifico
Quest’area, molto più stretta di quella atlantica, è un’area intensamente sismica, poiché è percorsa da grandi faglie attive. Nel settore centrale ospita la megalopoli dell’Ovest, estesa da San Francisco a Los Angeles. Questa regione è in fortissimo sviluppo: è un punto d’approdo del traffico che viene dall’Estremo Oriente ed è ricca di centri di ricerca avanzata, particolarmente nel settore dell’elettronica. L’agricoltura è di tipo mediterraneo, particolarmente prospera.

3.3 Le società
Alcuni aspetti caratteristici della società statunitense sono la multietnicità, la mobilità e la democraticità.
La multietnicità
Le varie etnie con il passare dei decenni tendono gradualmente a fondersi. Questo processo di integrazione appare completato per ceppi più antichi come i tedeschi, gli anglosassoni e i francesi, è in via di completamento per italiani e irlandesi, è invece lontano per gli afro-americani derivanti dalla tratta degli schiavi e per altri immigrati recenti.
Le popolazioni amerinde sono un caso particolare: stanno infatti organizzandosi per rendere la loro presenza più forte e influente sull’affollato scenario nazionale.
3.4 L’economia pag. 303
La potenza economica statunitense deriva dalla capacità delle società americane di utilizzare opportunamente le risorse naturali che la terra e il sottosuolo offrono, come ad esempio minerali, acque dolci e suoli fertili. Il clima generalmente favorisce l’insediamento umano e l’agricoltura: è temperato o continentale nella maggior parte del territorio, mediterraneo sulla costa del Pacifico, subtropicale nel Sud-Est, più aspro soltanto negli altopiani interni, aridi, o nell’Alaska e in alta montagna.
Oltre a questo, a favorire lo sviluppo dell’economia americana, hanno contribuito la presenza di una forza lavoro a basso costo, alimentata dall’emigrazione esterna e interna e la dimensione del mercato, formato da milioni di consumatori.
La creazione di uno spazio economico enorme, maggiore di quello delle potenze asiatiche o europee concorrenti, partita fin dal 1800, è stata possibile grazie all’assenza di barriere doganali e alla rapida costruzione di un’efficiente rete di vie di comunicazione.
Attualmente l’economia americana si basa sull’agricoltura moderna ed efficiente, l’industria avanzata e i servizi molto evoluti.
L’agricoltura
Il settore agricolo è molto vario, anche in relazione alle possibilità offerte dal clima. Infatti, nelle praterie interne vengono coltivati i cereali, allevati suini e bovini, prodotti latte e derivati e soia. Sulle terre del Sud-Est cresce il cotone. Il clima subtropicale della Florida e quello mediterraneo della California sono invece adatti alla crescita di frutta, agrumi, vite e alle colture specializzate. Gli Appalachi e le Montagne Rocciose dispongono ancora di vaste foreste, anche se molto impoverite fin dagli ultimi decenni del 1800 e nella prima metà del nostro secolo.
L’industria
L’industria americana è ben sviluppata sia nei settori di base, sia in quelli manifatturieri, sia in quelli avanzati. Nei settori periferici del territorio sono situati i più importanti poli di sviluppo del settore industriale.
I servizi
Il settore terziario è evoluto e sofisticato. Nei settori più tradizionali del terziario, come il commercio, l’amministrazione pubblica, le reti di comunicazione e di distribuzione, presentano buoni livelli di efficienza, tali da agevolare la circolazione e la vendita delle merci.
3.5 Le città
Le città manifatturiere
Queste città sono concentrate nel Nord-Est e nel Nord-Ovest del Paese. Alcuni esempi sono forniti dalle città di Detroit, città dell’automobile fondata dai francesi nel 1701, Pittsburgh, anch’essa fondata dai francesi alla confluenza di due corsi d’acqua navigabili. Quest’ultima è il principale centro siderurgico nazionale. A Seattle vengono costruiti aerei, a Baltimora, Newport e Charleston si trovano i cantieri navali. Filadelfia è uno dei poli dell’industria tessile.
Commercio e altre funzioni terziarie
Le città commerciali sono concentrate lungo tre fasce dirette da sud a nord. Le prime due corrispondono alla costa del Pacifico e dell’Atlantico-Golfo del Messico.
Vi sono localizzati i grandi porti, come New York e Norfolk sull’Atlantico, Tampa sul Golfo del Messico, Vancouver sul Pacifico.
La terza fascia si estende al centro del continente, sulle tradizionali strade di collegamento fra i due oceani. Negli U.S.A., in particolare, esistono città dedicate solo al gioco d’azzardo, come Las Vegas e Atlantic City, altre alla funzione di governo, come Washington, altre sono dedite all’insegnamento superiore e alla ricerca.
Una continua evoluzione
Lungo la costa atlantica, dove l’urbanizzazione è più densa, le città ampliandosi vengono a contatto fra loro con le periferie, si uniscono insieme a formare la megalopoli del Nord-Est. Un fenomeno analogo interessa la costa californiana fra San Francisco e Los Angeles. In Florida, dove la città in più rapida espansione è Miami, l’espansione urbana è legata sia all’afflusso di milioni di pensionati che ricercano climi miti e cieli azzurri, sia all’immigrazione dei latino-americani. Nella bassa California lo sviluppo è legato soprattutto alle industrie ad alta tecnologia, come l’elettronica, che attirano personale altamente qualificato.
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