Lo stato cubano

Materie:Appunti
Categoria:Geografia
Download:242
Data:26.07.2001
Numero di pagine:15
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
stato-cubano_1.zip (Dimensione: 484.03 Kb)
trucheck.it_lo-stato-cubano.doc     518 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

CUBA
Territorio:
Stato insulare dell’America Centrale, corrispondente alla più occidentale, più fertile e più vasta isola delle Grandi Antille e alla piccola Isola de la Juventud. Posta tra il Golfo del Messico ed il Mar delle Antille, Cuba dista meno di 180 Km dalle coste statunitensi della Florida in direzione Nord, circa 210 Km verso occidente dalla penisola messicana dello Yucatàn ed infine i 77 Km del Canale Sopra Vento la separano dall’isola di Hispaniola. L’isola si estende longitudinalmente per 1200 Km, mantenendo una forma sottile ed allungata e restringendosi sino a 50 Km di larghezza nelle sue estreme propaggini occidentali. Morfologicamente Cuba si differenzia dalle altre Grandi Antille per la sostanziale assenza di rilievi, tanto che le uniche zone moderatamente elevate si hanno ad Est, con la Sierra Maestra, prosecuzione delle aspre catene di Haiti che tocca i 1994 m di quota con il Picco Turquino. Questa quasi totale mancanza di rilievi influenza inevitabilmente anche l’idrografia dell’isola, strutturata su brevi corsi d’acqua di portata modesta e non navigabili. Ciò nonostante l’isola non soffre la mancanza d’acqua grazie all’abbondante presenza di falde acquifere di bassa profondità, facilmente sfruttabili per l’irrigazione.
Clima:
Il clima è tropicale, con temperature medie annue di 27° e ridottissima escursione termica stagionale, dovuta all’azione propizia di venti periodici che diffondono sull’isola l’influenza mitigatrice del mare. Nel periodo estivo si ha un forte tasso d’umidità (intorno al 80%), che si traduce in piogge torrenziali, quantificabili intorno ad una media di 1320 mm nei soli mesi tra maggio e ottobre. Inoltre, a causa della scarsità di catene montuose, Cuba è particolarmente suscettibile al rischio di violenti uragani, assai frequenti a queste latitudini.
Flora e fauna:
A Cuba è presente una vegetazione molto rigogliosa, tipicamente tropicale, che prima dei disboscamenti indiscriminati compiuti dagli Europei ricopriva di un fitto manto verde l’intera estensione dell’isola. Oggi si possono contare 8000 specie confinate sull’8% della superficie. Una delle più diffuse tra esse è la palma reale, che può superare i 20 m d’altezza, divenuta l’albero nazionale cubano ed un elemento costitutivo del paesaggio rurale della regione. Per quanto riguarda la fauna, essa è molto ricca e variegata, anche se in buona parte importata dal continente americano, e conta 7000 specie, in particolare insetti, rettili terrestri (iguana) e marini (tartarughe). Sono inoltre presenti numerose varietà di uccelli, come avvoltoi, fringuelli, gabbiani e pappagalli; tra i mammiferi sono ritenuti autoctoni solo l’Hutia, o topo della canna, ed il solenodonte, un raro insettivoro.
Popolazione:
La popolazione cubana si compone in maggioranza da bianchi discendenti dai coloni spagnoli (70%), mentre i mulatti ed i neri sono delle consistenti minoranze (17,3% e 12,4%). Si nota facilmente che i neri sono meno numerosi qui che nelle altre Grandi Antille; questo fenomeno ha cause storiche, dato che fino alla fine del XIX secolo Cuba non è stata coltivata da parte dei colonialisti spagnoli, che utilizzavano l’isola come base militare e navale. Mancando l’agricoltura di piantagione non c’era chiaramente alcun bisogno di deportare in questo luogo manodopera nera in schiavitù. Nel 1995 la popolazione complessiva di Cuba ammontava a 11068000 abitanti, con una densità abitativa di 99,8 abitanti per kmq. La religione cattolica è praticata solo dal 33%, mentre ben il 50% dei Cubani si professa ateo. Lo spagnolo è la lingua ufficiale, ed è parlato, senza inflessioni dialettali di sorta, da larghissima parte della popolazione, che lo assume dunque come elemento unificante della realtà nazionale. La popolazione urbana è in netta prevalenza (70%) ed è concentrata nella capitale L’Avana, anche se non nel modo esclusivo che caratterizza il resto del Terzo Mondo; a Cuba è stata infatti realizzata una rete di piccole città (tra i 50000 ed i 100000 abitanti) che assorbe buona parte dei flussi migratori provenienti dalle aree rurali. Ciò ha impedito a Cuba di conoscere la profonda miseria delle periferie metropolitane.

Istruzione ed informazione:
Con la rivolta castrista è stato introdotto a Cuba l’obbligo scolastico elementare di sei anni, cui tutti i cittadini sono tenuti ad adempiere. Le scuole sono organizzate nelle campagne, e vengono frequentate dagli stessi lavoratori durante le pause dell’attività produttiva; inoltre nelle campagne circolano le tipiche biblioteche ambulanti gestite dallo Stato. Questi provvedimenti hanno consentito la quasi definitiva sconfitta dell’analfabetismo, che si trova ora a tassi degni di un paese sviluppato. Il centro culturale più importante del paese è certamente la capitale L’Avana, in cui hanno sede la celebre Università, fondata dagli Spagnoli nel 1728, la Biblioteca Nazionale, detentrice di due milioni di volumi, ed il Museo Nazionale. Fra i mezzi d’informazione il predominante è la radio, molto diffusa ad ogni livello sociale (296 apparecchi per 1000 abitanti); sono inoltre presenti due quotidiani, il “Granma”, organo del Partito Comunista Cubano, e lo “Juventud Rebelde”, organo della federazione giovanile del PCC.
Economia:
Fino al 1960 l’economia cubana si era sviluppata attraverso una strettissima rete di rapporti con gli USA, che assorbivano il 75% delle esportazioni cubane e che fornivano l’80% delle importazioni; questa situazione determinava logicamente una forte dipendenza tra l’isola caraibica e la superpotenza. Dopo la rivoluzione castrista ed il progressivo deteriorarsi dei rapporti commerciali e diplomatici con il grande vicino, lo Stato cubano cercò, avendo collettivizzato le terre e pianificato l’economia, di portare il paese verso un’industrializzazione generalizzata ed una diversificazione produttiva. Questo piano, stilato nel 1960 con l’aiuto dei tecnici ONU, diventò del tutto inapplicabile entro pochi anni, a causa dell’embargo che gli USA avevano imposto all’isola, e così nel 1963 i Cubani dovettero riconsegnare alla coltura della canna da zucchero la priorità assoluta. Da quel momento il modello di progresso economico cubano fu uno sforzo di razionalizzazione e di industrializzazione in quest’unico settore, visto come unità portante dell’intera attività produttiva. Quest’impostazione economica durerà senza particolari variazioni fino agli anni ’90, quando il crollo dell’Unione Sovietica priverà Cuba del suo partner politico ed economico più influente, costringendo il regime comunista ad una politica di apertura verso i capitali esteri che è tuttora in corso.
AGRICOLTURA: pur occupando solo il 21,3% della forza lavoro, grazie all’elevata razionalizzazione raggiunta e al ruolo giocato nel commercio estero l’agricoltura è il settore trainante dell’economia cubana. Circa il 67% della superficie coltivabile è destinata alla canna da zucchero, che in tal modo copre il 7% della produzione planetaria e colloca Cuba al 4° posto fra i maggiori produttori dopo Brasile, Ex Unione Sovietica e USA. La produzione dello zucchero ha inoltre dato origine ad un’industria diffusa sul territorio, tecnicamente efficiente e gestita per un terzo da industrie di Stato e per i restanti due terzi da piccole aziende a conduzione locale, le colonias, che, a fine lavorazione, inviano il prodotto ai centri di raccolta statali. Il tabacco è la seconda grande coltura d’esportazione, benché occupi solo un 3% scarso delle terre coltivabili; si tratta di un tabacco di eccezionale qualità, utilizzato per la confezione dei noti sigari. Seguono la produzione di caffè, con un 5% delle terre a coltura, quella del riso, su cui sono stati investite molte risorse, ma con scarsi risultati, ed infine quella dei frutti tropicali locali.
INDUSTRIA E RISORSE MINERARIE: Cuba è un’isola decisamente ricca di risorse minerarie, di cui però solo le maggiori vengono sfruttate con una qualche efficacia. Innanzi tutto occorre menzionare il nichel, di cui Cuba possiede giacimenti per 19 milioni di tonnellate, qualcosa come il 10% del nichel presente sulla terra. L’estrazione del nichel ha cominciato a conseguire un certo successo a partire dall’inizio degli anni ’80, quando il governo Castro ha deciso di investirvi delle risorse considerevoli; da allora l’esportazione di questo minerale continua a portare preziosi profitti nelle casse del popolo cubano. Nell’isola si trovano inoltre discreti giacimenti di ferro, rame, cobalto, manganese, oro ed argento; tuttavia solo il primo viene estratto sistematicamente e lavorato in industrie locali. Importante infine, la scoperta di alcuni giacimenti di petrolio sottomarini al largo delle coste cubane, il cui utilizzo ha permesso alla popolazione di allentare un poco la perenne carenza energetica in cui vive il paese, soprattutto dopo la caduta del grande alleato sovietico, principale fornitore di petrolio e di energia. Quanto all’apparato industriale propriamente detto, possiamo affermare che è stato abbandonato a se stesso per forza di cose, visto che l’embargo USA rende irrealizzabile uno sviluppo basato su questo settore. Esistono solo le poche industrie che sono state costruite all’indomani della rivoluzione, principalmente industrie di base: siderurgica, petrolchimica e cartaria, rimaste però a standards tecnologici arretratissimi.
TURISMO: dalla metà degli anni ’70 il governo cubano ha iniziato una politica di cauta apertura al turismo internazionale. Il numero di arrivi è ancora limitato, ma in rapida ascesa: questo settore potrebbe dunque costituire una preziosa nuova fonte di valuta pregiata per l’economia cubana, da sempre soggetta a pericolosi attacchi monetari da parte degli USA. I viaggi sono sempre organizzati da agenzie, e si indirizzano soprattutto verso la capitale e le splendide spiagge dell’isola.

SILVICOLTURA E PESCA: negli anni tra il 1945 ed il 1960 l’abbattimento indiscriminato degli alberi aveva considerevolmente ridotto le aree forestali su tutto il territorio nazionale. Intorno alla metà degli anni ’60, il governo castrista avviò un programma di rimboschimento che nei due decenni successivi riportò il manto forestale a coprire quasi il 9% della superficie nazionale. Attualmente si stanno in ogni caso moderatamente sfruttando i boschi di pini marittimi, il cui legname viene esportato. La pesca è invece molto più fiorente: gestita da piccole cooperative, è stata sovvenzionata dal governo a partire dagli anni ’80, ottenendo così un netto aumento del pescato.
Commercio e trasporti:
Il commercio estero, nonostante il severissimo embargo USA, è cresciuto di sette volte tra il 1960 ed il 1982. Vengono esportati, oltre alla canna da zucchero, che occupa l’85% delle vendite, anche nichel, tabacco e pesce. Le importazioni sono invece costituite da materie prime, petrolio ed altre fonti energetiche, macchinari elettrici e meccanici. I principali partners sono l’ex Unione Sovietica, l’Est Europeo ed alcuni paesi dell’Unione Europea, Francia in particolare. Passando ai trasporti, la rete di comunicazioni cubana è buona per un paese caratterizzato da difficili condizioni economiche. La rete stradale misura circa 15000 Km, ed ha come suo punto di forza la superstrada che collega Santiago a Pinar del Rìo. La rete ferroviaria è di 5196 Km, ed è tuttora in fase di ampliamento e di perfezionamento. La marina mercantile dispone di 331 navi per una stazza totale lorda di 779200 tonnellate, distribuite fra i due porti di L’Avana e di Santiago. Presso la capitale è situato l’aeroporto internazionale José Martin.
Ordinamento dello Stato e partizioni amministrative:
Cuba è governata in base alla Costituzione adottata nel 1976 in occasione del I Congresso del Partito Comunista Cubano e successivamente emendata; in essa si definisce il paese come uno Stato socialista in cui tutti i poteri appartengono alla classe lavoratrice, e si stabilisce che il PCC è l’unico partito politico legale. La Costituzione cubana si va quindi ad inscrivere a pieno titolo tra le Costituzioni dei paesi socialisti, basate sui principi enunciati dall’opera economica e filosofica di K. Marx e F. Engels.
GOVERNO CENTRALE: l’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, composta da 589 membri eletti a suffragio universale diretto ogni cinque anni, esercita il potere legislativo e si riunisce obbligatoriamente almeno due volte l’anno; essa elegge inoltre un Consiglio di Stato ed un Consiglio dei Ministri. Al primo, formato da 31 membri, competono le medesime funzioni dell’Assemblea quando questa non è in sessione, mentre il secondo è il principale organo amministrativo del paese. Il Consiglio di Stato è presieduto dal Capo dello Stato. Il potere giudiziario è esercitato dalla Suprema Corte del Popolo e dalle corti di giustizia locali. Infine i Tribunali Rivoluzionari sono preposti al giudizio in materia di crimini contro lo Stato.
GOVERNI LOCALI: Cuba è divisa in 169 municipalità raggruppate in 14 province; a questo sistema fa eccezione la municipalità dell’Isola de la Juventud, che non fa parte di alcuna provincia e che risponde direttamente all’amministrazione centrale di L’Avana. Ogni municipalità ha un’assemblea composta da rappresentanti eletti dal popolo ogni due anni e mezzo; questi stessi deputati municipali dovranno poi eleggere chi, tra loro, andrà a fare parte degli organi amministrativi provinciali.

Storia:
LE ORIGINI: scoperta il 27-10-1492 durante il primo viaggio transoceanico di Colombo, che la credette parte del continente asiatico, Cuba fu riconosciuta come isola nel 1508 da Sebastiano de Ocampo. Nel 1511 Diego de Velásquez fondò il primo centro spagnolo a Baracoa, sull’estremità orientale dell’isola, dopo aver vinto la debole resistenza delle popolazioni locali, sterminandole completamente. Cuba portava allora il nome di Juana, in onore della figlia dei reali spagnoli. Lo sviluppo della colonia fu lento, ma la città de L’Avana, fondata nel 1515, grazie alla sua posizione ed alla sicurezza del proprio porto, divenne nel 1550 capitale dell’isola, sede del governatore spagnolo e scalo di rifornimento obbligato per le flotte dei galeoni che trasportavano i metalli preziosi d’America nella madrepatria. Nel XVII secolo, dopo l’occupazione della Giamaica da parte degli Inglesi, avvenuta nel 1644, e l’insediamento dei Francesi ad Haiti, i coloni spagnoli di quelle due isole si riversarono a Cuba. Nel 1762, durante la guerra anglo-spagnola, gli Inglesi presero l’Avana e conquistarono Cuba, che fu poi resa alla corona di Spagna al momento dell’armistizio, in cambio della Florida.
LA LOTTA PER L’INDIPENDENZA: con i primi decenni del XIX secolo iniziarono i tentativi di insurrezione contro il dominio spagnolo. Dopo una serie di azioni repressive da parte delle autorità , nel 1812 sorsero le società segrete, che diffusero il sentimento separatista in tutta l’isola, sull’onda dell’entusiasmo per le recenti vittorie insurrezionali nell’America Centrale e Meridionale. Nel 1826 cominciò come risposta ai primi fermenti di rivolta il sanguinoso dispotismo dei capitani militari spagnoli, che oppressero e vessarono il paese per lunghi anni. Nel frattempo veniva a meglio delinearsi la posizione statunitense nei confronti di Cuba, consistente in un puro e semplice desiderio di annessione. Dopo una serie di estenuanti e sanguinose lotte interne, l’organizzazione della ribellione assunse lentamente concretezza, finché, nel 1868, un esercito rivoluzionario proclamò l’indipendenza cubana, liberò gli schiavi ed ingaggiò con il governo spagnolo una vera e propria guerra. Dopo dieci anni i due schieramenti contrapposti giunsero ad un accordo sulla base dell’amnistia ai ribelli, dell’abolizione della schiavitù e dell’autonomia dal giogo colonialista. I patti furono rispettati solo in parte: la schiavitù fu abolita nel 1886, ma l’autonomia dell’isola rimase solo sulla carta. Così nel 1895 scoppiò una nuova guerra, in uno scenario in cui la Spagna era ormai una potenza del tutto decaduta di fronte al nuovo ruolo internazionale statunitense. Resisi conto di non poter vincere, gli Spagnoli offrirono l’autonomia nel 1897, ma i ribelli la respinsero. Si venne allora a creare una situazione di stallo di cui approfittarono gli USA, che, dichiarando improvvisamente guerra alla Spagna, occuparono l’isola e spazzarono via le vecchie navi da guerra spagnole. Con il trattato di Parigi del 10-12-1898 la Spagna rinunciò ufficialmente a Cuba, mentre gli Stati Uniti dichiararono di volerne l’indipendenza.
LA REPUBBLICA CUBANA: un’Assemblea Costituente elaborò una Costituzione modellata su quella degli Stati Uniti, che si assicurarono un ampio margine di controllo sull’isola riservandosi il diritto di mantenere sul territorio nazionale alcune basi navali, come quella ancora esistente di Guantánamo, e di intervenire nella politica interna cubana. Dopo una fase iniziale abbastanza calma, la situazione cominciò a degenerare nel 1924, quando il generale Geraldo Machado, eletto presidente, instaurò un regime dittatoriale contro cui si manifestò, nel 1930, una violenta opposizione; dopo numerose sommosse, Machado fu costretto a lasciare il paese nell’agosto 1933. Fu allora posto a capo dello Stato Carlos Manuel de Céspedes, come presidente provvisorio. Disgraziatamente, pochi giorni dopo, il 5-9-1933, l’esercito si rivoltò nuovamente ai comandi del sergente Batista, che impose una giunta militare. Nel 1937 i militari concessero l’elezione di un’Assemblea Costituente, che promulgò nel 1940 una nuova Costituzione in base alla quale Batista fu eletto presidente. Le elezioni del 1944 videro però il crollo della fiducia popolare nei confronti di Batista, a causa della profondissima crisi economica in cui versava il paese. Così quell’anno fu eletto inaspettatamente presidente il generale Grau San Martín, appartenente ad una fazione dell’esercito avversa a Batista, e questi fu costretto ad abbandonare il paese, avendo ormai perso ogni credibilità anche agli occhi dei suoi iniziali sostenitori. Nel 1948 a Grau San Martín subentrò alla presidenza Prío Socarrás, il quale però non riuscì a sanare il dissesto finanziario che affliggeva il paese, scatenando ondate di disordini e di scioperi. Sfruttando questa grave instabilità ed il crollo del prezzo dello zucchero, Batista si impose nuovamente sulla scena, riscuotendo il consenso dell’intera classe militare nel guidare l’ultimo e decisivo colpo di Stato nel marzo 1952. Da questo momento, sotto la guida di Batista, i militari rivelarono la loro vera anima, fatta di tirannide e di repressione, di tortura e di esecuzioni sommarie, un’anima che il popolo di Cuba non avrebbe sopportato a lungo.
FIDEL CASTRO E LA RIVOLUZIONE DEL ’59: i Cubani, forti ormai di un’esperienza plurisecolare nelle rivolte e nell’opposizione clandestina, non ci misero molto ad architettare dei piani per rendere la vita difficile alla giunta militare. La protesta si propagò in special modo tra le classi borghesi. Il 26-7-1953 un giovane avvocato, Fidel Castro, tentò un’insurrezione, che malauguratamente fallì e fu repressa nel sangue; tuttavia Castro riuscì a mettersi in salvo. Quattro anni dopo, nel 1957, Castro costituì con pochi compagni una formazione di guerriglia sulla Sierra Maestra, che divenne rapidamente il centro dell’opposizione al dittatore. Il “Movimento del 26 Luglio” seppe realizzare l’unione dei ceti borghesi democratici e delle masse dei contadini senza terra, oppressi dalla duplice piaga del latifondo e della monocoltura, promettendo a questi ultimi la collettivizzazione delle terre su modello comunista. Le folle cominciavano ad agitarsi; Batista, in risposta, proclamò lo stato d’assedio ed aumentò gli stipendi di militari ed operai, ormai molto preoccupato dall’atmosfera di guerra civile in cui il paese andava precipitando. Dopo aver tentato più volte di stroncare l’opposizione dei guerriglieri asserragliati nelle gole boscose della Sierra Maestra, nel maggio 1958 Batista riunì un vero e proprio esercito, che viene impegnato fino ad agosto in operazioni contro i barbudos, i guerriglieri castristi. Risultato finale: le forze governative sono sgominate, e subiscono perdite per quasi mille unità, nonostante l’impiego di carri armati e di cacciabombardieri. Nel novembre del 1958 Castro lancia l’offensiva finale, lasciando di sorpresa le sue posizioni ed avanzando sempre più in profondità nel territorio cubano, raccogliendo nuovi proseliti grazie alla promessa della grande riforma agraria. Il 28-12-1958 Ernesto Guevara de la Serna, compagno d’arme di Fidel, attacca Santa Clara, la principale roccaforte di Batista, con poco più di 400 soldati, conquistandola il 30 e segnando così la vittoria della Rivoluzione. L’1-1-1959 L’Avana cade nelle mani dei guerriglieri e Batista è costretto a una fuga precipitosa; nel frattempo Fidel occupa Santiago, ultima grande città da conquistare. Il 17-5 dello stesso anno Castro fa fede alle promesse fatte durante la lotta di liberazione promulgando la legge di riforma agraria; si pone così fine ad una situazione in cui un 1% di latifondisti possedeva il 52% della terra, contro un 71% di piccoli proprietari che ne possedeva l’1%. La decisa svolta verso il comunismo effettuata da Castro nei primi mesi del suo governo gli alienò i favori della borghesia e soprattutto del potentissimo vicino statunitense, che controllava assai strettamente l’economia del paese. Questa politica, che evidentemente avvicinava Cuba al blocco sovietico, causò dunque gravissimi attriti con gli USA, culminati con lo sbarco alla Baia dei Porci, il 17-4-1961, di Cubani anticastristi esuli in Florida, intenzionati a rovesciare il nuovo regime. L’azione si risolse in una catastrofe: dei 1500 soldati della forza d'incursione, più di mille cadono prigionieri della milizia popolare di Guevara. In seguito a questo smacco, gli USA ruppero i rapporti diplomatici con Cuba e decretarono sull’isola un pesantissimo embargo commerciale tuttora in vigore. L’1-5 dello stesso anno Castro proclamò solennemente il carattere socialista del nuovo Stato, la rottura con le gerarchie cattoliche, fortemente colluse con il corrotto Batista, e l’inserimento di Cuba nel blocco geopolitico sovietico. Così Cuba trovò rapidamente un altro grande partner economico e commerciale al quale appoggiarsi, l’Unione Sovietica, che purtroppo costrinse l’isola ad una situazione di dipendenza economica analoga a quella precedente alla Rivoluzione. Il peso sovietico nella politica interna cubana si fece sentire da lì a pochi mesi, quando, nell’autunno del 1962, la celeberrima CIA segnalò al governo statunitense ed al mondo intero la presenza di missili balistici sovietici armati con testate nucleari sul territorio cubano; si tratta della famosa “Crisi dei missili”. Il presidente USA, John F. Kennedy, strinse intorno all’isola un blocco navale ed intimò ai Sovietici di ritirare i missili, pena lo scoppio della Terza Guerra Mondiale. Posto davanti a quest’alternativa, il leader sovietico Nikita Krušcev acconsentì alla richiesta americana. In tutta questa faccenda Castro non fu neppure consultato, trattato alla stregua di un piccolo amministratore di provincia obbligato a cedere il passo di fronte alle esigenze dell’impero di cui fa parte. Inoltre i Sovietici consigliarono con metodi abbastanza rudi a Castro di concentrare i suoi sforzi sulla produzione dello zucchero e di sospendere ogni sforzo per l’industrializzazione, ritenuta utopistica dovendo sopportare il gravame di un embargo commerciale. Con l’entrata nell’orbita sovietica, Castro si vedeva tagliato fuori dallo scenario americano, visto che l’Organizzazione degli stati americani (OEA) espulse Cuba nel luglio 1964. Castro fu dunque costretto a rinunciare ad “esportare la rivoluzione” nel continente americano. Si diresse così verso un orizzonte più vasto, quello del terzomondismo, dove trovò ampi spazi di manovra politica. Nel 1972 Cuba diventò membro del COMECON, rendendosi così ufficialmente dipendente dall’Unione Sovietica. Nel dicembre del 1975, in occasione del I Congresso del Partito Comunista Cubano, fu elaborata la nuova costituzione, modellata su quelle dell’Est Europeo. In contemporanea si assistette ad un forte potenziamento delle Forze Armate Cubane, che diventarono molto efficienti e che vennero a costituire uno dei pilastri della struttura statale, influenti quanto il Partito Comunista medesimo. Pur agendo negli interessi sovietici, gli interventi militari cubani a favore dei movimenti rivoluzionari africani in Angola, Guinea ed Eritrea diedero a Cuba una nuova considerazione internazionale. Nel 1979 si tenne all’Avana la conferenza dei Paesi Non Allineati e Castro ne divenne il presidente di turno. Verso la fine degli anni ’70 la popolazione cubana diede evidenti segni di malcontento, a causa del progressivo aggravarsi della crisi economica; inoltre ogni speranza di riavvicinamento con gli USA si era dissolta con le operazioni militari in Africa. Negli anni successivi si accentuarono le preoccupazioni all’interno del regime per il mancato decollo economico e per i flussi migratori verso i ricchi USA, ormai poderosi nei primi anni ’80.
LA POLITICA DI APERTURA: dal 1985/86, ed ancor più con il crollo dell’Unione Sovietica, la politica di Cuba si fece più prudente ed aperta alle influenze esterne, sia culturali, con un relativo ammorbidimento del regime, sia economiche, con l’apertura al turismo internazionale. Al III Congresso del PCC, nel febbraio del 1986, il Leader Maximo di Cuba mise apertamente in rilievo le disfunzioni del sistema e la mancanza di produttività, ma ripropose la necessità di mantenere stretti legami con Mosca, il maggior sostegno del regime. Ora, nei primi giorni del 1999, la situazione è molto mutata. La caduta del Muro di Berlino ha reso imperativo per Cuba uscire dal suo quarantennale isolamento internazionale, diventando più mobile e ricettiva alle istanze del mondo reduce dalla Guerra Fredda. Ormai Cuba ha riallacciato rapporti di cooperazione con buona parte dei paesi latino-americani, ha trattati commerciali con la Cina ed il Sudafrica di N. Mandela ed ha chiaramente ancora grandi interessi con la Russia postcomunista.; inoltre la recente visita del Pontefice Giovanni Paolo II ha riavvicinato Cuba all’intero mondo cattolico. Nonostante la situazione economica migliori con il passare del tempo grazie alla grande crescita del turismo, il popolo cubano patisce ancora del severissimo embargo statunitense, che forse comincia proprio in questi giorni a subire le prime revisioni da parte dei padroni incontrastati del pianeta. Nella probabilmente vana speranza che gli USA decidano di porre definitivamente termine ad una misura inutile e dannosa, auguriamo al popolo di Cuba il più prospero futuro possibile.
6

1

Esempio