La ricerca e lo Sviluppo

Materie:Appunti
Categoria:Geografia

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Testo

• 1) Il vantaggio del Nord sul Sud nelle ricerche di sviluppo. (pag.112)
Una delle principali caratteristiche della scienza contemporanea è la sua sempre più stretta relazione con la tecnologia attuale.
Le nuove tecnologie forniscono strumenti sempre più efficaci per il lavoro scientifico.
Le principali economie industrializzate basano la propria forza e competitività nella ricerca e nello sviluppo (R&S).
La R&S è dominante principalmente nei paesi industrializzati che effettuano la maggior parte degli investimenti.
Secondo i dati elaborati dall’Unesco nel 2001 le regioni economicamente più sviluppate, totalizzano l’84.4% della spesa mondiale per la ricerca e sviluppo, ammontando a 546.7 miliardi di dollari annui.
Le regioni economicamente meno sviluppate accumulano il 15.6% della spesa mondiale per la R&S.
Le regioni più sviluppate investono circa il 2.2% del loro prodotto interno lordo quota equivalente a 461 miliardi di dollari.
Le regioni meno sviluppate investono nella R&S lo 0.6% del loro prodotto interno lordo, quota equivalente a 85.5 miliardi di dollari annui.
In conclusione, si può dire che le regioni economicamente più sviluppate pur avendo una popolazione quattro volte inferiore rispetto a quelle meno sviluppate, investono nella R&S oltre cinque volte di più.
• 2) La spesa per la R&S nelle diverse regioni. (pag.114)
Nella ripartizione regionale della spesa mondiale per la R&S il Nord America investe il 38.2% della spesa mondiale, l’Europa il 28.8% e l’Asia il 27.9% .
Questo significa che in queste tre regioni si concentra circa il 95% della spesa mondiale della R&S, mentre l’America latina, i Carabi, l’Oceania e l’Africa occupano circa il 5% del totale.
Per quanto riguarda il prodotto interno lordo investito nella R&S il Nord America è ancora in testa con il 2.6%, seguono Europa con il 1.7%, Oceania con 1.6% Asia con 1.3%. Molto distanziate sono l’America latina, Carabi e Africa, che nella R&S investono solamente lo 0.8% del loro prodotto interno lordo.
Tradotta in moneta la spesa annua del Nord America per la R&S ammonta a 209 miliardi di dollari annui; la spesa europea ammonta a 157.7 miliardi di dollari mentre quella asiatica a 152.3 miliardi di dollari. Nettamente distanziate sono le altre regioni, America latina e Carabi spendono nella R&S 16.8 miliardi di dollari annui, mentre l’Oceania 7.2 miliardi di dollari e l’Africa appena 3.8 miliardi di dollari.
In Nord America la spesa annua pro capite per la R&S è di 708 dollari, per l’Oceania 251 dollari e per l’Europa 221 dollari. Nelle altre regioni la spesa pro capite per la R&S è a livelli inferiori, infatti in Asia si spendono 46 dollari, in America latina e Carabi 34 dollari e in Africa appena 6 dollari.
Questo significa che la spesa pro capite per la R&S è in Nord America 118 volte superiore e quella dell’Africa.
• 3) Il predominio della triade Stati Uniti – Unione europea – Giappone (pag.115)
Ha un netto predominio la triade, nelle spese per la R&S, formata da Stati Uniti – Unione europea – Giappone. Al primo posto ci sono gli Stati Uniti che impegnano il 36.4% della spesa mondiale per la R&S. Segue Unione europea con il 25.2% e il Giappone con il 15.2%.
I paesi della triade, la cui popolazione occupa il 13% di quella mondiale, totalizza il 77% della spesa mondiale per la R&S., mentre gli altri paesi, la cui popolazione occupa l’87% impiega poco più del 23% delle spese per la R&S.
Riguardo alla percentuale del prodotto interno lordo che i paesi della triade investono, al primo posto c’è il Giappone con il 2.9%, poi Nord America con il 2.6% e infine Unione Europea con l’1.8%.
Tradotta in moneta, la spesa annua per gli Stati Uniti ammonta al 199.1 miliardi di dollari; per l’Unione europea a 137.9 miliardi e per il Giappone 83.1 miliardi di dollari.
Le differenze sono ancora più marcate per quanto riguarda la spesa pro capite impegnata per la R&S. Per gli Stati Uniti è di 750 dollari, per il Giappone 661 dollari e infine per l’Unione europea a 370 dollari.
La spesa annua dell’Unione europea è calcolata in base alla media delle spese per la R&S dei 15 paesi membri, le quali si differenziano l’uno dalle altre. Quella italiana si colloca al quarto posto.
• 4) I ricercatori (pag.116)
Nel mondo ci sono circa 5 milioni di ricercatori impegnati nella ricerca e nello sviluppo. Di questi, circa il 71.6% si trova nelle regioni più sviluppate, il 28.4 nelle regioni economicamente meno sviluppate.
La maggior percentuale di ricercatori, si trova in Asia con il 34.5%, seguita dall’Europa con il 34.1 e nel Nord America il 20.5%. Molto minore invece nelle altre regioni: America latina, Oceania, Africa e Carabi.
Il calcolo più significativo è il numero di ricercatori in rapporto a quello degli abitanti. Al primo posto è il Nord America con 3599 ricercatori per milioni di abitanti, segue l’Oceania con 3071 e l’Europa con 2476. a livelli inferiori ci sono le altre regioni.
All’interno della triade al primo posto c’è il Giappone con 4909 ricercatori della R&S per ogni milione di abitanti, seguono gli Stati Uniti con 3698 ricercatori per milione di abitanti e infine Unione europea con 2211, metà del Giappone.
In Italia i ricercatori lavorano tutti nei settori istituzionali, poco più di 150.000, ma a causa della scarsità di fondi i ricercatori emigrano dall’Italia per andare all’estero.
La cifra pro capite risulta essere di 203000 dollari negli Stati Uniti, 167000 nell’Unione europea e in Giappone di 135000. a livello più basso ci sono l’India, la Cina e la Federazione Russa.
• 5) Le pubblicazioni scientifiche e tecnologiche (pag.117)
Un altro metodo importante per comprendere quale sia il livello per la ricerca e lo sviluppo nelle diverse regioni è quello di calcolare quante pubblicazioni di scienza e tecnologia producono annualmente.
La regione al primo posto è il Nord America con il 39.8%, poi l’Europa con il 34.2% e poi l’Asia industrializzata (Corea del Sud, Filippine, Hong Kong, Indonesia, Malaysia, Singapore e Taiwan)con l’8.5%. A livelli più bassi ci sono: la Comunità di stati indipendenti, l’Oceania, l’India, il Sud Mediterraneo, America latina, Cina, Africa subsahariana e altri paesi asiatici.
Nei campi della chimica, fisica, matematica e scienze mediche l’Europa produce la più alta percentuale mondiale di pubblicazione di scienza e tecnologia.
Nei campi della chimica, fisica e scienze ingegneristiche Europa e Nord America realizzano circa il 60% delle pubblicazione della scienza e tecnologie.
Nei campi delle matematica, scienze della terra e dello spazio oltre il 70%.
Nei campi della biologia, ecologia e scienze mediche oltre 80%.
Al terzo posto vi è l’Asia industrializzata, e la sua quota varia dal 5% fino al 15.7%.
• 6) Le ripartizioni dei brevetti (pag.118)
Le innovazioni tecnologiche svolgono un ruolo di fondamentale importanza nei vari campi di attività umanitaria. È però un numero ristretto di paesi che realizzano le innovazioni tecnologiche, che sono effettuati tramite dei brevetti depositati principalmente nei due più importanti sistemi di registrazione, quello europeo e quello statunitense.
Questi brevetti sono depositati da gruppi transnazionali che diventano proprietari delle varie tecnologie.
All’ufficio europeo i brevetti depositati da soggetti europei sono 46.3% del totale, mentre il 35.2% sono del Nord america. A questi si aggiunge il 15.5% sono brevetti costituiti da quelli dell’Asia industrializzati, arrivando così al 97%, il 3% è costituito da brevetti dell’Oceania, da Comunità degli stati indipendenti, America latina, Cina e Africa sbsahariana.
All’ufficio statunitense i brevetti depositati da soggetti nord americani sono il 51.5%, quelli dall’Asia industrializzata sono il 27.5%. si aggiunge poi il 19.2% di brevetti europei. Il restante 1.8% sono costituiti da brevetti dell’Oceania, Sud mediterraneo, Comunità di stati indipendenti, America Latina, Cina e Africa subsahariana.
• 7) L’esportazione di prodotti ad alta tecnologia (pag.118)
I prodotti derivanti dalle alte tecnologie circolano sui mercati di tutto il mondo. A produrre questi prodotti, i cui brevetti appartengono a un numero ristretto di gruppi transnazionali, sono pochi paesi.
Il 26.2% di questi prodotti sono esportati dagli Stati Uniti, il 19.9% dall’Unione europea, il 17.7% dalle economie asiatiche di nuova industrializzazione, il 16.3% dal Giappone, il 3.1% dalla Cina.
Nell’esportazioni di prodotti aerospaziali prevalgono nettamente gli Stati Uniti con il 47.9%, l’Unione europea con il 31.2%.
Nell’esportazione di prodotti farmaceutici prevale nettamente l’Unione europea, con il 41.1%, segue gli Stati Uniti con il 22.5% e il Giappone con il 5.1%.
Nell’esportazione mondiale di prodotti elettrici e per le telecomunicazioni sono al primo posto l’economie asiatiche con il 23.4%, segue con il 21.7% gli stati Uniti, il Giappone con il 19.5% e l’Unione europea con il 16.8%, la Cina con il 2.7%.
Nella bilancia commerciale dei prodotti hight-tech sono in attivo la triade, la Cina e l’economia asiatiche, sono invece in disavanzo l’India, la Federazione Russia e il resto del mondo.
• 8) L’uso della scienza e della tecnologia (pag.120)
La mappa mondiale dello sviluppo mostra che è un numero ristretto di paesi che investono nella ricerca scientifica. Tramite i brevetti depositati, nei due importanti sistemi, da parte dei gruppi transnazionali sono i paesi del centro dell’economia, come Stati Uniti, Canada, paesi dell’Europa occidentale, Giappone, Corea del sud e Taiwan.
Altri paesi acquistano le relative licenze, e sono quei paesi della semiperiferia dell’economia mondiale come India, Indonesia, Argentina e Polonia. I restanti paesi sono quelli della periferia e altri della semiperiferia.
Alcuni paesi che adottano le tecnologie brevettate potrebbero crearne delle nuove, come hanno fatto Corea del sud e Taiwan.
Allo stato attuale molti ricercatori e tecnici, a causa della mancanza di fondi, sono costretti a trasferirsi per esercitare la propria professione all’estero, dando un forte contributo allo sviluppo della scienza e della tecnologia. A Silicon Valley ci sono tanti ricercatori di origine cinese e indiana. Grazie al lavoro di ingegneri indiani, pagati in media sei volte di meno rispetto agli ingegneri statunitensi, alcuni dei maggiori gruppi statunitensi hanno depositato all’ufficio statunitense dei brevetti, oltre 1.000 brevetti sulle alte tecnologie.
Mentre la ricerca scientifica viene condotta in gran parte da università, le applicazione tecnologiche sono controllate da gruppi privati. La proprietà privata delle più importanti applicazioni tecnologiche fa si che la ricerca venga indirizzata in misura crescente nei campi redditizi. Ad esempio, nonostante la malaria in Africa e in altre regioni stia raggiungendo un risultato devastante, con oltre un milione di persone l’anno, il finanziamento mondiale per la ricerca si è drasticamente ridotto, quindi non è possibile creare nuovi farmaci anti-malaria. Questo è dovuto al fatto che le case farmaceutiche hanno diminuito il loro interesse per produrre farmaci anti-malaria che colpisce la regioni meno sviluppate.
Nei paesi in via di sviluppo in casi di realizzazione delle innovazione tecnologiche, sono esclusi i diritti di proprietà intellettuale, in quanto ottenere un brevetto ha un alto costo.
I gruppi transnazionali detengono la quasi totalità dei brevetti dei due più importanti sistemi, hanno in possesso anche la maggior parte dei brevetti rilasciati dalle regioni economicamente meno sviluppate.
• 9) Gli organismi geneticamente modificati (pag.122)
Ogm, organismi geneticamente modificabili sono organismi viventi creati artificialmente dall’uomo manipolandone l’identità genetica. Il patrimonio genetico stabilisce le caratteristiche d’ogni specie e di ogni individuo. Le recenti tecniche d’ingegneria consistono nel prelevare geni da un organismo e inserirli in un altro.
Nell’agricoltura le piante coltivate geneticamente modificate, Gm, sono passate da 1 milione a 59 milioni. Tra queste coltivazioni quelle più diffuse sono la soia e il mais che occupano il 62% e il 12.4% della superficie totale. Il 6.8% il cotone, la colza il 3% e infine il 15.8% è dedicato altre piante. Queste piante non sono nocive né per l’ambiente né per l’uomo. Diverse istituzioni scientifiche e organizzazioni ambientaliste, prima fra tutta la Greenpeace, affermano che queste piante sono nocive per l’ambiente per l’uomo. Inoltre esiste la possibilità che i geni conferiscano resistenza ai pesticidi trasmettendosi a piante infette, le quali possono danneggiare interi sistemi. Esiste il pericolo di contaminazione: l’inquinamento genetico. Vi è anche il pericolo che le piante geneticamente modificate rendano gli insetti resistenti agli insetticidi.
Inoltre, c’è anche la possibilità, secondo gli scienziati, che i geni che rendono alcune piante Gm resistenti agli antibiotici, si trasmettono attraverso la catena alimentare degli essere umani, riducendo l’efficacia degli antibiotici.
Allo stato attuale, i consumatori non possono sapere quali prodotti contengono alimentari geneticamente modificati.

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